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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Federica Cabras, "I segreti di una culla vuota"

29 Maggio 2020 , Scritto da Patrizia Poli

 

 

I segreti di una culla vuota

Federica Cabras

 

Officina Milena, 2020

pp 240

15,00

 

Un thriller, I segreti di una culla vuota, ma non solo, come sempre quando si parla delle opere di Federica Cabras. Beatrice Angelica Farris e Lorenzo Serra hanno una vita invidiabile e sono felici. Sono giovani, belli, benestanti e rampanti. Più di ogni altra cosa, l’uno ha l’altro. Sposati, si amano di un amore immenso, tutto sembra filare per il meglio. Ma Lorenzo muore in un incidente. Quelle cose che succedono, così, all’improvviso, e ti ritrovi a tornare in una casa dove l’altro non rientrerà più, dove ci sono ancora gli oggetti come li ha lasciati prima di uscire.  La normalità sparisce in un istante, la vita di Beatrice e di Lorenzo non esiste più.

La vedova affranta e inconsolabile scoprirà che la realtà non era come sembrava, che nell’esistenza del suo impeccabile e meraviglioso marito c’erano delle falle, e un segreto inconfessabile emergerà pian piano dal buio. Suo marito ha qualcosa a che fare con la morte di un bambino di tre anni, avvenuta tempo prima, Giorgio Marcialis, rapito in un centro commerciale e barbaramente ucciso.  

Beatrice dovrà lottare per tornare a galla dalla depressione in cui è precipitata, per capire cosa sia effettivamente successo a suo marito, e chi altro sia implicato in quest’orribile vicenda. Attorno a lei si muovono vari personaggi. Il giornalista Samuele, che la aiuterà e le farà ritrovare un po’ di voglia di vivere, la madre con cui non ha mai avuto un buon rapporto, il collega e amico fraterno di suo marito, la madre del piccolo Giorgio, distrutta e abbrutita dal dolore.

Thriller, dicevamo, con colpi di scena, inseguimenti, sparatorie e un intreccio da dipanare e svelare. Ma anche qualcos’altro, qualcosa che deriva dall’anima profonda e dolente dell’autrice: uno studio sulla perdita, sull’elaborazione del lutto.

La parte preponderante del romanzo – che qualcuno appassionato solo di storie di genere può addirittura ritenere eccessiva ma io, invece, prediligo – è dedicata alla vedovanza, ai ricordi struggenti che ti colgono all’improvviso e ti sbilanciano, che ti trafiggono lasciandoti senza fiato. Beatrice perde in un istante il centro del suo mondo, vede spalancarsi l’abisso attorno a sé. Ci vorrà molto tempo per uscire dal baratro, per ricostruirsi un’identità. Questo lungo e difficile percorso è descritto molto bene, senza fretta, con i dovuti approfondimenti, che forse, sì, rallentano lo sviluppo rapido della trama, ma danno prova di sottigliezza psicologica, di analisi approfondita, di scavo interiore. Sentiamo tutto il dolore di una moglie che ha perso l’uomo che adorava, sentiamo la mancanza come fosse nostra, avvertiamo quel senso di vuoto incommensurabile, infinito.

Scrittrice brava e con molte anime Federica Cabras. Ha una vena allegra, frizzante, giovanile, quella di Un sogno un amore un equivoco. Ne ha un’altra macabra, primordiale, quasi deleddiana nel suo legame con l’isola natale. Ha anche una fascinazione morbosa per la morte. Ma, soprattutto, ha una grande sensibilità e conoscenza dell’animo umano, descritto attraverso gesti, dialoghi e oggetti di uso comune.

Uno stile tutto suo, personalissimo, fatto di echi, di motivi ripresi, di flash back, di sofferenza e di ironia. Uno stile che è come l’onda, come la risacca che lambisce la battigia per tornare indietro lasciando sul bagnasciuga sempre qualcosa: un granello di sabbia spostato o una conchiglia che prima non c’era.

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