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J E. Douglas, Mark Olshaker, "Mindhunter"

12 Ottobre 2017 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #il mondo intorno a noi

 

 

 

 

 

Mindhunter

John E. Douglas Mark Olshaker

Longanesi, 2017

 

Saggio autobiografico che racconta vita ma soprattutto professione di John E. Douglas, uno dei primi “profiler” del FBI insieme a Robert Ressler. Alle loro figure si sono ispirati per serial quali “Mindhunter” o “Criminal minds” in quanto hanno letteralmente rivoluzionato il BAU (Behavioral Analysis Unit) da loro diretto per anni. Il libro si divide nettamente in due parti: la prima di 50-60 pagine, evitabilissima, che descrive la vita di Douglas prima di giungere al Bureau e che è però interessante per capire i meccanismi del mondo di lavoro americani, in quanto il più famoso Agente Speciale dei suoi tempi non si è mai laureato in psicologia o materie affini, è stato assunto solo perché aveva buone doti d'introspezione nelle menti altrui, e la seconda con la descrizione del suo lavoro e relativi casi di cronaca. Questo è il primo punto nevralgico che viene toccato da Douglas: egli infatti ammette che le sue doti, che gli consentono d'immedesimarsi in menti patologiche, sono le stesse che gli consentirebbero di fare del male se lo volesse. Il bene e il male sono spesso separati da una linea sottilissima ma soprattutto chi esercita il male a qualunque livello lo fa consapevolmente perché non può ignorare che le sue azioni procurano danno al prossimo. Da qui una visione molto “radicale” della punizione dei criminali favorevole alla pena di morte. Douglas ispirò anche la figura del capo di Clarice Starling ne Il silenzio degli innocenti e lui stesso narra che l’attore che doveva interpretarlo, Scott Glenn, democratico e contrario alla pena capitale, cambiò idea quando Douglas gli fece ascoltare il nastro di un’adolescente registrata dai suoi torturatori mentre la seviziavano con pinze e martello. L’audio pare sia la prova del nove per capire quanto una giovane recluta sia adatta a sopportare il lavoro. Il libro, pur non crogiolandosi nella crudezza e nella pornografia della violenza, dà una sconcertante e agghiacciante panoramica di ciò che certi individui sono stati in grado di fare ad altri esseri umani nel corso dei decenni e questo è un altro suo punto forte: se il lettore non lo aveva fatto prima, con certe descrizioni perde definitivamente l’innocenza. Esistono là fuori un mucchio di persone che traggono piacere dal controllare altri esseri umani, psicologicamente o fisicamente, fino a ridurli a veri o propri schiavi o ad ucciderli o mutilarli nel copro o nell’animo. E la maggior parte di loro sono ovviamente insospettabili, sennò non farebbero tante vittime. Se leggere il libro e cercare sui motori di ricerca i casi descritti è straziante, è assai disturbante fare la conta del numero di casi mai risolto e degli assassini attualmente a piede libero in mezzo mondo. Poco per cui stare allegri. Altro punto a favore del libro è che Douglas accumulò così tanta conoscenza sui serial killer grazie alla brillante idea di andare ad intervistare coloro che ancora marcivano nelle prigioni di Stato in attesa della morte, naturale o procurata dal Governo. Insomma, costui è andato a sciropparsi ore e ore di crudeltà, efferatezze, ragionamenti da sociopatico, in alcuni casi vanterie da parte di questi individui che egli definisce sempre e solo in un modo: NULLITA’. Individui che nel nostro immaginario collettivo sono assurti al rango di mostri che turbano le nostre notti per gli scempi che hanno fatto delle vite umane che hanno troncato, uno su tutti Charles Manson le cui “gesta” ancora si ricordano, vengono definiti come nullità, in quanto se fossero qualcosa, se avessero una vita degna di essere vissuta, una dote, un talento, un briciolo di qualsiasi cosa li avvicini ad essere umani, non ricorrerebbero alla distruzione di vite altrui. Chi è crea, chi non è, distrugge, insomma. E’ consolatorio? Per me molto. Fa rivalutare anche il dolore che ci hanno inflitto piccoli esseri meschini che abbiamo incontrato nella nostra circoscritta realtà: paradossalmente loro cercano di annientare chi “è”, per cui occorre un ribaltamento di prospettiva sull’importanza che si dà a questi individui. In conclusione è un saggio che mi sento di consigliare solo a chi è davvero appassionato al tema delle scienze comportamentali, alla criminologia e ha abbastanza pelo sullo stomaco per tollerare le storie descritte, purtroppo tutte vere, anche quando paiono al limite dell’incredibile, non dimentichiamolo mai.

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