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Donne eterni dei

12 Febbraio 2016 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #il mondo intorno a noi

Donne eterni dei

È scabroso le donne sfidar, se vogliamo sappiamo come far noi sapremo trionfar. Donne donne eterni dei li sapremo umiliar, li vedremo arrivar, sulle ginocchia strisciar, il perdono pregar e la colpa scontar e ciascuno di loro ammetter dovrà che ciascuna di noi è una divinità.”

Da sempre sono sensibile ai problemi che riguardano il nostro mondo e la condizione femminile in generale. Al termine parità dei sessi, preferisco la parola rispetto della donna, la parità intesa come diritti è stata raggiunta in tutti i paesi moderni, almeno sulla carta, anche se permangono evidenti discriminazioni in campo lavorativo e nell’ambito familiare. La donna non è ancora libera e men che meno è rispettata per la sua femminilità, oggi come ieri rimane schiava dell’uomo e dei miti che lo condizionano e, spesso, ne è vittima proprio per la sua specificità di genere. Solo in apparenza dunque il secolo appena concluso ha portato un maggiore riguardo alla figura femminile: alla donna sono state riconosciute l’anima e il diritto di voto, almeno nel mondo occidentale, ma a ben guardare, nel corso dei secoli la storia dell’appartenenza al mondo femminile ha avuto la tendenza inversa allo sviluppo di tutti gli altri argomenti.

Anticamente, si evince dai ritrovamenti archeologici del periodo paleolitico, e dagli affreschi delle civiltà cretese ed egiziana, vi era maggiore considerazione per le forme e le funzioni della donna di quanta ve ne sia stata successivamente. In seguito si passò a un rifiuto o disconoscimento del corpo femminile che l’Islam, ancora oggi, vuole occultato dal burqa, essendo solo un oggetto da vendere, comprare o ereditare, e che la civiltà occidentale, al contrario, tende a sfruttare e mercificare a fini commerciali o pornografici. Nelle società più antiche la donna godeva di una grande considerazione proprio per la sua facoltà di procreare, si pensi al mito della Grande Madre, divinità femminile primordiale, rappresentativa della fecondità. E non vi era una significativa differenza tra maschio e femmina. Nelle prime grandi civiltà urbane dei sumeri e dei babilonesi la donna poteva disporre dei propri beni, stipulare contratti, fare testamento e anche la prostituzione era considerata sacra. Nella civiltà romana, in età imperiale, le donne di condizione elevata usufruivano di una certa indipendenza, ma fu con l’avvento del Cristianesimo, nel tardo impero, che le matrone romane persero definitivamente i diritti di cui ancora godevano. Il cristianesimo, con il Vecchio Testamento inserito nella Bibbia, conservò e applicò le sue radici ebraiche che prevedevano per le donne un ruolo esclusivamente subalterno e sottomesso all’uomo, conseguentemente anche alle cristiane non venne mai riconosciuta una dignità tale da conferire loro autorità e autonomia.

L’ossessione su valori morali come la castità, il candore, la pudicizia e la condanna di comportamenti giudicati corrotti e degeneri, relegarono la donna nel chiuso della casa, all’esclusivo ruolo di figlia, moglie e madre, sotto l’oppressivo controllo del padre prima e del marito poi. In generale, dunque, nella storia le donne hanno subito in crescendo la condizione di inferiorità rispetto agli uomini e per questo sono state oggetto di violenza, umiliazioni e soprusi. Il corpo della donna visto come una tentazione continua del demonio portò a una vera persecuzione, “la caccia alle streghe”, nel medio Evo e i padri della Chiesa da Sant’Agostino a Tommaso d’Aquino bollarono definitivamente l’atto di concedersi fuori dal sacro vincolo del matrimonio come il più immondo dei peccati. Nel corso di tutta la storia della Chiesa, le donne sono state considerate esseri inferiori per natura e per legge.

La femminilità, cioè quell’insieme di caratteristiche fisiche e psichiche che distinguono la donna dall’uomo, è stata condizionata dalla storia e, di conseguenza, i comportamenti sono stati giudicati secondo il metro prestabilito da una specifica civiltà. Ogni cultura ha determinato ruoli, stereotipi e pregiudizi. Le donne dunque collocate sempre ai margini hanno spesso dovuto o voluto usare la loro femminilità per emergere, per ottenere favori. Per sopravvivere, per avere ciò che volevano, o semplicemente per esprimere la propria femminilità, le donne hanno imparato a “pro statuere”, a “mettere in mostra” ciò che l’uomo da sempre desidera, cioè a prostituirsi nel senso pieno del significato che oggi noi diamo al termine.

In una considerazione finale si può affermare che, nonostante le battaglie e le vittorie del cosiddetto femminismo, la sessualità, l’erotismo, continuino a essere quelli degli uomini. Il desiderio maschile è scoperto, naturale, spontaneo, quasi ingenuo, mentre il desiderio femminile, quello, è valutato in ogni sua espressione, continua a essere sottoposto a controllo e a giudizio e non si esibisce. Siamo ancora molto lontani dal rispetto vero nei confronti del corpo femminile, che dovrebbe essere vissuto e considerato con tutta la naturalezza che esso richiede e per cui è predisposto.

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