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Luciano Funetta, "Dalle rovine"

29 Novembre 2015 , Scritto da Sergio Vivaldi Con tag #sergio vivaldi, #recensioni, #erotismo

Luciano Funetta, "Dalle rovine"

Dalle rovine

Luciano Funetta

Tunué

Quando Rivera se ne andò, nessuno lo vide a parte noi. Lo guardammo mentre si allontanava e scompariva tra gli alberi, lo osservammo inoltrarsi nella prigione di rami, dentro la vegetazione dove ad aspettarlo erano in due, in tre o in venti, anche se in realtà lo aspettava una persona sola. Quando Rivera uscì dal suo nascondiglio, noi eravamo pietrificati dalla paura e dalla stanchezza. Rivera invece non tremava. Sapevamo che sarebbe entrato nella foresta che divorava la casa e che qualcuno lo stava aspettando nel buio. Nessuno sa cosa successe dopo a Rivera, tranne noi.

Esistono due modi per affrontare la solitudine. Il primo è combatterla, cercare relazioni, provare a soddisfare la fame di compagnia a costo di trovarsi in situazioni insipide. L'altro è abbracciarla, uscire dal grande mondo per rinchiudersi nel piccolo universo delle proprie passioni e ossessioni. E Rivera appartiene alla seconda categoria, un uomo i cui serpenti sono l'unica ragione di vita, tanto da sceglierli come compagni di vita.

Eppure, nonostante tutto, ogni volta che li guardava, si prendeva cura di loro, ne osservava comportamenti e abitudini, Rivera provava una sensazione di compiutezza, qualcosa di molto simile alla pace. Non li aveva mai temuti e questo, pensava, doveva averli disorientati, come se la sua tranquillità fosse in grado di annullare la loro reputazione e di renderli inoffensivi.

La sua ossessione lo porta a girare un filmato amatoriale di un amplesso e presentarlo al direttore di un cinema a luci rosse. È un filmato sconvolgente, il pubblico del piccolo cinema ne rimane affascinato e terrorizzato allo stesso tempo. Perché girare il filmato? Una decisione improvvisa forse, non vanità né desiderio di fama. Ma il video diventa l'inizio del viaggio di Rivera nel mondo della pornografia d'arte, un mondo dotato di una vitalità propria ma anche una sua solitudine capace di risuonare con Rivera. Come sottolinea uno dei personaggi, “l'erotismo è ciò che non conosciamo e che tentiamo di raggiungere con la fantasia, e a costo di una profonda tristezza. Sa, quello del sesso è un mondo fatto di tristezza, anche se ci teniamo a non darlo a vedere”. Il mondo di Rivera si trasforma, passando da solitudine personale a collettiva, condivisa con le persone che incontra durante il viaggio.

Sarà l'incontro con Alexandre Tapia a spingere la sua nuova vita verso l'abisso della violenza, a smontare gli equilibri appena creati. Tapia è una figura carismatica, misteriosa, un pozzo di segreti e oscurità che si abbatte sul gruppo appena formatosi e lo guiderà verso un sentiero nuovo, un sentiero fino a quel momento inimmaginabile. Non è un burattinaio, non muove i fili di una sceneggiatura già scritta, sembra invece spingere il corso del destino verso uno scopo con la volontà e la sua ossessione per Rivera.

Due domande risuonano all'interno del racconto. In ordine di apparizione, la prima è l'identità del narratore. Chi è il “noi” narrante, che tutto vede e tutto racconta? Chi sono queste figure, questi esseri che seguono, osservano, commentano la vita di Rivera, senza abbandonarlo mai, neanche quando decide di entrare nella foresta e di unirsi al buio? Non è mai rivelato, la loro natura è lasciata all'immaginazione del lettore, ma Rivera può vederli e questo porta a considerarli come personaggi interni al racconto, figure senza nome e volto, ombre che diventano guardoni e spiano il dramma dell'esistenza di un uomo. Sono parte della storia molto più di quanto non lo sia un semplice narratore ma non intervengono mai, sono figure invisibili sullo sfondo, eppure sempre presenti.

La seconda domanda è l'identità di Tapia. Un uomo, un vecchio, residente a Barcellona, una vita di violenze subite alle spalle e ossessionato da un copione per un film pornografico che non è mai stato prodotto. Un uomo solo, senza mai amici, pochissimi sanno della sua esistenza. Nessuno poteva mai recitare quel copione, estremo persino per la pornografia snuff alla quale si ispira, espressione di una vendetta contro la vita e le sue ingiustizie. Nessuno tranne Rivera, con la sua solitudine, la volontà di sperimentare e l'ossessione per i serpenti. Ma il ruolo di Alexandre Tapia in questa storia non sarà mai chiaro fino alla fine. La sua apparizione però accelera gli eventi, la bolla in cui i personaggi si sono ritirati esplode e il mondo intorno a loro inizia a sgretolarsi rapidamente. Chi è davvero Alexandre Tapia?

Dalle rovine è un incubo, un viaggio negli anfratti più profondi del desiderio e delle ossessioni umane, un percorso fatto a testa alta, guardando negli occhi i mostri, abbracciandoli e trasformandoli in una forma di umanità terribile. Ma sarebbe ingiusto nei confronti dell'autore ridurre il romanzo a una semplice esplorazione del lato oscuro dell'uomo, per quanto eseguito in modo magistrale. I suoi personaggi sono fragili, le loro disgrazie fanno provare tenerezza e affetto. Si abbandonano consapevolmente alla discesa nell'oscurità seguendo sentimenti umani, reali; la solitudine e la violenza che li circonda e li pervade è la nostra debolezza, ed è con questo spirito che il lettore affronta il racconto, assorbendo situazioni e sensazioni dolorose come pugni messi a segno da un pugile esperto, o forse da un aguzzino il cui scopo è esaltare l'esperienza del dolore, della perdita, della mancanza, mescolati a sogni, speranze ed episodi di tenerezza e affetto, perché senza questi ultimi non possono esistere i primi.

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