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La versione di latino

23 Novembre 2015 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #racconto

La versione di latino

I mitici anni 60” e ancora un'avventura raccontata da Giovanni D'Ippolito. La noia della vita di provincia, l'irrequietezza dell'età e un'irresistibile voglia di divertirsi, di giocare anche quando il bersaglio dello scherzo è il professore di latino, il risultato è deleterio per il profitto scolastico ma tutto da ridere.

LA VERSIONE DI LATINO

Frequentavamo non ricordo bene quale classe dello Scientifico, ma in quell’anno avevamo conosciuto Antonio Ranaudo, il nuovo professore di italiano e latino. Un giovane insegnante, molto simpatico e alla mano, di cui tutte le ragazze del liceo si erano subito innamorate e che usava con noi metodi interessanti e moderni rispetto al resto del corpo docente.

Una sera di inizio primavera, una delle prime in cui il clima permettesse un’uscita dopo cena, mi trovavo in compagnia di Gianni Mainelli e Gianfilippo De Camillis e ci stavamo annoiando a passeggiare per la piazza semi deserta. L’aria di primavera ci ispirava un senso di inquietudine e aumentava i nostri giovanili entusiasmi. Le ragazze non uscivano la sera e, se anche fossero uscite, non avrebbero certo soddisfatto i n nessun modo i nostri “pruriti” adolescenziali. Non ci restava allora che chiacchierare pensando alle donne, anche se in fondo l’argomento preferito finiva sempre per essere la squadra di calcio della scuola che ci vedeva partecipi certamente più delle lezioni. In quel momento di noia mortale vedemmo passare in lontananza il professore Ranaudo che, in compagnia della fidanzata, si avviava per i vicoli deserti in cerca di un po’ di intimità. Bastò uno sguardo d’intesa e non servirono parole per capire che avevamo trovato il modo per concludere quell’insulsa serata divertendoci.

Conoscevamo a memoria il dedalo delle vecchie stradine del centro storico e così, tagliando per una traversa, fingemmo di incontrare per caso il nostro insegnante. “Buonasera professore” e lui, togliendo il braccio dalle spalle della fidanzata: “Buonasera ragazzi”. Appena girato l’angolo, via di corsa per un altro vicolo e all’improvviso, sempre per caso, di nuovo l’incontro: “Buonasera professore” e di nuovo “Buonasera ragazzi”. Fra risate complici e corse trafelate, il gioco continuò per altri tre, quattro incontri fortuiti, fino a che il professore infastidito e, visibilmente indispettito, non rispose più al nostro saluto.

Orgogliosi della nostra bambinesca bravata, ci ritirammo ridendo nelle nostre case. La mattina dopo, alle prime ore di lezione, avevamo italiano. Tutti seduti ai banchi in perfetto silenzio aspettavamo il professore Ranaudo che, quando entrò, poggiò il registro sulla cattedra, lo aprì con calma flemmatica e poi guardandoci uno ad uno disse, chiamamdoci in rigoroso ordine alfabetico: ”De Camillis, D’Ippolito e Mainelli …FUORI! E nelle mie ore non entrerete mai più!”

Dopo due giorni di corridoio, però, il professore volle darci una possibilità di redenzione e ci fece rientrare in classe per eseguire la versione di latino. Alla vista del compito, il cui grado di difficoltà era inaffrontabile, Gianni Mainelli, che aveva immediatamente compreso la vendetta del professore, prese a ridere nervosamente e in modo isterico, tenendo la mano davanti la bocca (ihihihih). Il risultato generale fu che per i migliori della classe piovvero dei 4 e ci odiarono per tutto il resto dell’anno scolastico e io rimediai un 1meno meno.

Giovanni D'Ippolito

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