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Il fascino per eccellenza, Marilyn Monroe

29 Ottobre 2015 , Scritto da Marcello de Santis Con tag #marcello de santis, #cinema, #personaggi da conoscere

Il fascino per eccellenza, Marilyn Monroe



Marilyn Monroe l'abbiamo ammirata in molti, l'abbiamo amata in moltissimi, l'abbiamo rimpianta e la rimpiangiamo ancora tutti. Quelli di una certa età, intendo, quelli non più giovanissimi né giovani sono sicuro l'avranno sempre nel cuore.
Se ne andò nel mezzo dell'età (quei trentacinque del grande poeta della Commedia) e, ad oggi, ancora nessuno ha saputo spiegare il mistero della sua morte: suicidio, omicidio, disgrazia, o che. O forse sì, si è scoperto e, come altri tantissimi misteri insoluti, non si vuole che il mondo sappia. Il suo decesso, alla fine, venne ufficialmente classificato come "probabile suicidio".
Si parlò di rapporti affettuosi (?) (ma anche carnali), in quell'ultimo anno di sua vita, col presidente degli stati uniti John F. Kennedy, poi (o prima) col fratello di lui Robert, e si vociferò che in quella morte ci fosse implicato l'uno e/o l'altro. Voci. Per cui si ricorse al segreto di stato, uno dei tanti, dei troppi, che costellano la storia della più grande nazione del mondo.
Io non sono qui per cercare di sciogliere l'arcano; sono qui per ricordare, con un breve saggio, una figura tanto cara alla gente; per la sue genuina bellezza, forse anche troppa, tanto che la ragazza veniva dipinta dai critici che contano come una ochetta che si era fatta largo sgomitando, pur di arrivare: ché di classe ne aveva pochina, si è detto e ripetuto. E forse era vero. Ma ciò non toglie che la sua dolcissima figura, è vero che fu costruita, (il biondo dei capelli, le particine da ochetta, la maniera di muovere le sue grazie) ma è vero anche che, senza i requisiti essenziali propri di una sensualità innata, propria solo di lei, non sarebbe mai ascesa alla fama che raggiunse, e che tanto mestamente fu costretta a lasciare.
Tanto i media dell'epoca hanno fatto per buttarla giù da quel modesto e pur brillante piedistallo, dove era a fatica arrivata a godersi il briciolo di fama, tra le star più famose di Hollywood, che le bastava per sentirsi appagata e vivere felice, tanto la gente del cinema l'ha amata e osannata per la sua spontaneità, per la sua pura vaporosità.
Già la sua doppiatrice italiana Rosetta Calavetta fece un miracolo vocale portandola nelle nostre sale cinematografiche, su quegli schermi bianchi dai quali essa scendeva ogni sera tra di noi, per entrare nei nostri cuori (e così penso anche le doppiatrici di tutti gli stati del mondo abbiano fatto, e al meglio anche, perché è indubbio che Marylin infondeva in loro stesse, femmine come lei, un particolare calore). Rosetta, pensate, cominciò con Walt Disney dando la voce alla dolcissima Biancaneve (nel 1938, quando aveva solo 20 anni, ed aveva iniziato appena a doppiare l'attrice Deanna Durbin, bionda anche lei, dolce anche lei; ma quanto a fascino, non era davvero Marilyn!) Curiosità: Deanna era stata scartata tra le aspiranti doppiatrici per Biancaneve. Poi, nel tempo, oltre agli altri cartoons di Disney (Lilly e il vagabondo, Mary Poppins, e, ne La carica dei 101, la perfida Crudelia Demon), doppiò le più grandi attrici di Hollywood. Solo nel '50 passò ad essere la doppiatrice ufficiale italiana di Marilyn Monroe. E la sensualità sprigiona tutta nella sua inconfondibile sensualissima voce in originale, nelle sue poche canzoni che ha portato inusitatamente al successo; un successo da fare invidia ai dominatori della musica leggera americana. Su tutte, due canzoni: quella bye bye baby che cantò nel film Gli uomini preferiscono le bionde, nel quale aveva accanto l'altra bomba sexy Jane Russell, con cui costituì un duo che raggiunse una fama che dura ancora oggi, e l'altra, altrettanto celebre, dal titolo I Wanna Be Loved By You, interpretata nel film A qualcuno piace caldo
Ci basta questo - dicevamo - per innamorarci di lei, ché era per tutti la più sensuale donna del mondo; un fenomeno sexy verificatosi quando ancora in giro non c'erano - o almeno non c'erano ancora - i mezzi d'informazione di oggi, internet compreso, che ci portano costantemente davanti agli occhi attrici nude e pornostar, languide, sì, belle e bellissime, sì, ma che "fascino" non sanno neppure cosa voglia dire.
E' vero, Marilyn, quando ancora non era Marilyn, ma solo una comunissima ragazza di nome Norma, posò nuda per dei servizi fotografici, ma la sua celebrità e il suo fascino da calamita non si devono affatto a quelle fotografie; si può dire che nessuno o quasi, al di fuori dei pochi addetti ai lavori, le conosca o le abbia mai viste. C'è da dire che la sua infinita bellezza e la sua grazia risaltavano in maniera eccezionale molto di più da dentro i vestiti, che per lavoro indossava, che quando non li aveva affatto.

Cominciò a fare film quasi subito, ma voglio riportare davanti ai vostri occhi la scena che l'ha immortalata, e che è tra le più belle della storia della cinematografia mondiale: quella tratta dal film Quando la moglie è in vacanza di quel grande regista che era Billy Wilder. Lei, in piedi su una delle grate a terra, scena girata all'incrocio di Lexington Avenue e la 52° strada, a New York, davanti a centinaia di fans entusiasti. Sembra che l'allora marito della Monroe, il giocatore di baseball (si dice il più grande di sempre, di origini italiane) Joe Di Maggio, mentre veniva girata, rimanesse molto turbato e contrariato dal fascino sprigionato dalla ragazza, e che tra i due scoppiasse una lite furiosa; di lì a poco si separarono dopo solo otto mesi di matrimonio; ma forse le cose non andavano già tanto bene tra i due.
Marylin era una ragazza semplice e ancora oggi la ricordiamo così, in tutta la sua dolcezza e fragilità. Ma aveva curve mozzafiato che, pur esposte quasi sempre in maniera molto parziale, ce la mostravano nella sua micidiale esplosività. Portava ancora il suo nome Norma, quando nella sua città approdò al cinema che contava, in cerca di una pur modesta affermazione, almeno nei suoi primi intenti; oggi molti ancora non sanno che Norma era il suo vero nome, Norma Jeane Baker; ma non importa poi molto.
Quando fu rinvenuta riversa a terra senza vita, Norma-Marilyn aveva poco più di trentacinque anni; troppo giovane e troppo bella per morire. Che peccato! Le trovarono in corpo tracce di idrato di cloralio, miste a nembutal, per usare le parole dei tecnici, una mistura di barbiturici che lei era solita assumere per tentare di sconfiggere l'insonnia (normale per chi è stressato, e Marilyn lo era.)
Era il 5 agosto 1962: ricordiamola questa data, ché segna la dipartita di una delle più affascinanti attrici mai conosciute, una bionda deliziosa, ma non era il suo colore naturale; l'oro nei capelli ce lo mise la sua parrucchiera, dopo molti tentativi per renderla "visivamente" perfetta, e sistemati subito a mo' di permanente che non abbandonò mai nel corso della sua breve carriera. Era un colore che ispirò qualcuno a portarlo sullo schermo in un film in cui aveva accanto un'altra maggiorata hollywodiana, "mora di capelli" quella Jane Russell, in Gli uomini preferiscono le bionde, film che sconvolse i sensi di molti di noi, allora giovani, giovanissimi e uomini fatti.
Se proviamo a pensare alle molte grandi attrici del cinema mondiale, dal prototipo francese Brigitte Bardot fino alla nostra Sofia Loren, passando per Elizabeth Taylor fino all'altra bomba-sexy, la rossa per eccellenza, l'indimenticabile e indimenticata Rita Hayworth, (quando oggi si dice Gilda, si pensa solo a Rita), bene: la donna che più di tutte resta nella nostra memoria più viva che mai, è Marilyn.
Io avevo diciotto, diciannove poi vent'anni, e, quando a sera passavo davanti agli allora famosi "cartelloni" del cinema del paese insieme agli amici, ricordo che non potevamo non fermarci ad ammirare quelle fotografie fantastiche, leggere, sensuali, bellissime in bianco e nero, di questa attrice che ci avrebbe cullato di lì a poco nei nostri sogni.
Norma Jane Baker vide la luce a Los Angeles, e, ironia della sorte, a Los Angeles finì la sua vita. Non ebbe una infanzia facile, passò da una famiglia a un'altra in affidamento, (la madre non poteva pensare a lei, andò presto in tilt con la mente, rasentò la pazzia, venne internata), qualcuno e più d'uno scrisse di questa fragile ragazza che fosse una donna nevrotica, dall'umore balzano, e che aveva ripreso qualcosa del suo carattere da quello della madre. Forse era vero; ma non voglio parlare di "quella" sua vita. Nevrosi e sex appeal, è il miscuglio che ha caratterizzato Marilyn. Che cercava - per non pensare ai suoi mille problemi di vita - l'affermazione nel cinema, passando - per poco, va detto - per il mondo delle modelle (qui la fecero posare nuda, e lo faceva col sorriso sulle labbra ma con una gioia triste nel cuore).
Venne il successo, poi la gloria, poi la fama, che dura ancora oggi: dopo alcuni filmetti senza importanza, ella prese a rifiutare copioni su copioni, dove la si voleva far passare per oca.
Allora vennero Niagara, Fermata d'autobus, A qualcuno piace caldo, oltre ai due cui abbiamo accennato più sopra.
Sui set di Hollywod dominavano ormai una bionda Mariyn e il suo corpo mozzafiato! Ma la sua inquietudine mentale la faceva da padrona; amò e sposò Arthur Miller, ma non durò, ché non poteva durare. E lei ben lo sapeva (se lo ripeteva spesso: mi lascerà, mi lascerà, e così fu); forse fu lei stessa che lo costrinse a lasciarla, del resto non seppe mai accettarlo completamente, lei che sapeva di non saper accettare neanche se stessa.
Abbiamo detto della sua immensa fragilità, ma era anche una ragazza forte, e, soprattutto, sensibile come nessun'altra. Si mostra sempre con un viso pulito nella sua, ogni volta fresca, innocenza, ma il suo fascino prevale su tutto, insieme alla incontenibile "sensualità". Sensualità che attrae gli uomini come una calamita; uomini che vorrebbero averla, magari per una notte, ma che si rodono di rabbia per la consapevolezza di non poter realizzare la loro brama.
Anche noi allora ragazzi covavamo dentro questo desiderio; ma - confesso - non per farci in qualche modo all'amore; no! Per noi era pura e troppo bella, volevamo averla vicino solo per ammirarla, per potercene vantare con gli amici, e, se possibile, farle carezze sulle guance di bambina.
Qualcuno, in una delle tante manifestazioni post mortem, ebbe a definirla in diversi modi, da angelo biondo a venere contemporanea, da bomba sexy (ma così veniva definita anche in vita) a icona popolare.
Il cantante inglese Elton John, all'apice del suo successo, anni dopo la sua scomparsa, in ricordo di questa creatura divina, (così la definiva) comporrà per lei, e per lei canterà, la sua migliore canzone di sempre, Googbye Norma Jean!
Marilyn, una delle ultime cose che fece, e fece scalpore, fu esibirsi davanti al presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy, in occasione del compleanno di questi, e, con la sua voce bassa e maliziosa, indefinibile in altra maniera, sussurrò con una carica sensuale impressionante "Happy Birthday to you, mr. President".
Era definitivamente nato - anche per i posteri - il più grande sex symbol d'America. Di allora. E di tutti i tempi!


marcello de santis

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