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La tragedia di Marcinelle

22 Agosto 2015 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #storia

La tragedia di Marcinelle

L'8 agosto 1956, in Belgio, a Marcinelle, in miniera, avvenne una vera catastrofe che fece 262 vittime di cui 136 italiani.

Il grave incidente si verificò a causa di un incendio divampato nel pozzo uno, che serviva anche per l'impianto di aerazione dell'intera miniera. Non esisteva un pozzo di salvataggio, così, in pochi minuti, tutte le gallerie divennero un’immensa camera a gas. Il calore dell’incendio aveva fatto fondere tutte le funi d'acciaio dei montacarichi e nessuno poteva risalire, la miniera era divenuta una trappola mortale per i lavoratori.

De Gasperi, nel 1946, aveva firmato un accordo con il Ministro belga Van Hacker che prevedeva l'acquisto di carbone a un prezzo di mercato, in cambio dell'impegno italiano di mandare 50 mila uomini per il duro e pericoloso lavoro in miniera. Tra il '46 e il '57, in Belgio arrivarono 140 mila italiani.

Il contratto prevedeva 5 anni di miniera, con l’obbligo tassativo di lavorarne almeno uno. Chi si rifiutava di scendere in miniera, durante il primo anno, veniva arrestato e, in prigione, oltre ai maltrattamenti, gli facevano soffrire anche la fame per indurlo a scegliere di tornare a lavorare. Chi si ammalava a causa del lavoro, non era retribuito e perdeva il diritto all'alloggio. La vita degli uomini nella miniera non valeva granché, solo nel 1948, finalmente, furono superate le maggiori differenze tra gli operai italiani e quelli belgi.

Alla fine della seconda guerra mondiale, le condizioni economiche in Italia erano precarie, il paese, pesantemente bombardato dagli alleati, era semidistrutto, l'industria aveva subito una forte perdita di macchinari, impianti e scorte di materie prime, la fortissima inflazione faceva lievitare a dismisura i prezzi, la disoccupazione e la delinquenza comune erano in crescita. Il manifesto della Federazione delle miniere belghe, che era stato affisso nei comuni italiani, a moltissimi disoccupati apparve come una manna dal cielo. La fame, la necessità, fecero sì che molti disperati accettassero l'invito di De Gasperi a emigrare in Belgio. Erano uomini che avevano ancora dei valori in cui credere: l’amore per l’Italia, per la patria, la fiducia nella vita, e la speranza di potersene costruire una al di fuori della miseria e della distruzione . Erano giovani in cerca di futuro, padri di famiglia con responsabilità verso mogli e figli e furono scambiati a peso con il carbone: in base agli accordi l'Italia riceveva la possibilità di acquistare 200 kg di carbone al giorno per ogni minatore inviato.

Il Belgio aveva promesso trattamento dignitoso e alloggi per il ricovero degli operai:

l’impresa belga si impegna a fare tutto quanto è nelle sue possibilità per procurare all’operaio un alloggio conveniente, provvisto di mobili necessari, al prezzo di fitto praticato nella regione e rispondente almeno alle condizioni previste dal codice di lavoro belga”.

In realtà, le autorità decisero di acquistare vecchi campi di prigionia, costruiti durante e dopo la guerra per alloggiare i prigionieri russi e tedeschi che lavoravano nelle miniere. Campi costituiti da fatiscenti baracche edificate in luoghi insalubri.

Dagli abitanti del luogo e dai minatori belgi gli Italiani venivano trattati come appestati, come prigionieri. Non potevano entrare nei bar, né provare ad affacciarsi nei pochi cinema o luoghi di spettacolo pubblico. Dovevano restare nei campi a loro riservati e venivano chiamati “Machaques”, nomignolo preso in prestito da una razza di scimmie. Nella regione carbonifera del Belgio, dal 1946 al 1963, durante l’accoro “uomo-carbone”, nel bacino di Charleroi morirono in totale 867 minatori italiani per incidenti, abruzzesi e pugliesi pagarono il maggiore tributo di sangue. Altre migliaia persero la vita, negli anni successivi, a causa degli effetti devastanti sulla salute provocati della polvere di carbone. Polvere che avevano respirato sotto le gallerie anche per dieci ore al giorno. La memoria di questi italiani va onorata e non dimenticata, furono usati come merce di scambio dal nuovo governo democratico del nostro paese e sacrificati in cambio del carbone necessario a far ripartire industrie ed economia.

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