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Reportage: Nicaragua (seconda parte)

13 Maggio 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage: Nicaragua (seconda parte)
QUINTO GIORNO:
GRANADA- LAS ISLETAS-SAN JUAN DEL SUR

Questa mattina sarà dedicata alla visita di Granada a bordo di un calesse. Ne apprezziamo l’armoniosità delle costruzioni, molto belle e ben conservate, il grande Parco centrale, la bella Cattedrale e il Municipio.

Poco distante dalla Piazza centrale c’è il classico mercato affollato di venditori di ogni genere di merce alimentare, compresa la frutta tropicale che non abbiamo mai visto. Infine, ci troviamo in un piccolo ma interessante museo che conserva reperti molto belli di vasellame risalenti al periodo precolombiano, ma anche al 500 a.c. All’interno del Museo c’è un patio ed un bel parco pieno di piante e alte palme.

In mezzo ad un albero, mimetizzato nei colori, osserviamo un grosso gufo imperturbabile ai nostri commenti di stupore!

Oggi il Museo è affollato di studenti, tutti ben ordinati in fila e con il grembiule – come si usa in ogni parte del mondo, tranne che nel nostro Paese! Sempre in calesse attraversiamo strade piene di colore. Le case coloniali sono un piacere per i nostri occhi – e gli obiettivi – e i bambini sono pronti a salutarci.

Ci dirigiamo verso il porto Cesar, a sud di Granada, e ci imbarchiamo su una moderna lancia per scoprire un altro posto di grande fascino, il lago Cocibolca, detto anche “La Mar Dulce”, perché è vastissimo – secondo al mondo solo dopo il Titicaca –. Il nostro programma prevede la visita alle numerose ‘Isletas’ che “sbucano” dalle acque di questo lago. Questa mattina c’è anche il sole, il cielo ha un bel colore azzurro e la temperatura è molto piacevole: finalmente ci gusteremo il panorama con più allegria e felicità. Partiamo e…restiamo letteralmente sedotti dallo spettacolo che ci presenta davanti agli occhi.

Come al solito, non c’è niente che non si vorrebbe fotografare, ma i circa 365 isolotti disseminati nell’arcipelago sono troppo belli per non essere fissati per sempre negli obiettivi.

Las Isletas sono di varia grandezza e tutte ricoperti da una fitta vegetazione tanto che gli uccelli le hanno elette propria dimora : aironi, cormorani, caracara (una specie di aquila, ma più piccola e con più bianco nel corpo, praticamente è un’aquila pescatrice), Ibis e tanti altri tipi di uccelli volano sulle nostre teste e poi si posano sull’acqua o sulle piante. Ci sono anche tante iguane che prendono il sole su alcune rocce e tartarughe che nuotano pigramente!

Qui c’è il loro Paradiso, come lo è per i pescatori che incontriamo mentre ritirano velocemente a bordo delle loro strette e colorate barche le proprie piccole, e strane per noi, reti sempre piene di pesci.

E’ magnifico trovarsi lì ed osservare questo stupendo miracolo della natura. Gli isolotti sono per lo più disabitati, alcune sono di proprietà di privati, ma in alcuni vi dimorano gli stessi pescatori in semplici case, dove fa bella mostra di sé il solito bucato messo ad asciugare, ma sempre in perfetto ordine.

In questo arcipelago, c’è un’isola, Zapatera, dichiarata Parco Naturale e sulla quale c’è uno dei siti archeologici più importanti per ciò che riguarda statue e caverne risalenti all’età precolombiana, più l’isola di San Pablo, sulla quale si erge una fortificazione del XIX° secolo, ed un’altra che è di proprietà di una …colonia di scimmie curiose, tanto abituate alla presenza umana che vengono a curiosare appena ci fermiamo davanti ad alcuni alberi.

Visitiamo anche un isolotto molto speciale: è quello dove è situato un piccolo Resort molto particolare, il Jicaro Hotel, tutto rigorosamente ecocompatibile con una Spa ecologica. Gli chalet sono tutti costruiti con legno certificato e gli arredamenti sono costruiti con prodotti naturali, così come la biancheria da letto e da bagno. Niente televisione ma solo relax totale, è questo il concetto del Jicaro Hotel. In sostanza, è un paradiso nel paradiso! Terminata con molto dispiacere la piacevole gita, ritorniamo a Granada per pranzare. Come sempre, il cibo non ci delude mai, soprattutto il pesce e la carne hanno un sapore eccellente, ben diverso da quello al quale siamo abituati noi.

La loro cucina è sana, gustosa e mai grassa e l’unico problema è che è talmente buona che mangiamo sempre troppo! Ma è ora di riprendere il cammino e, ci rimettiamo in macchina in direzione di San Juan Del Sur, un posto di mare molto noto in Nicaragua, non molto distante dalla Costa Rica. Durante il tragitto incomincia a piovere. I miei compagni di viaggio ne approfittano per dormire, mentre io continuo ad osservare il paesaggio che scorre interno a noi.

La campagna qui è un po’ diversa dalle altre che abbiamo visto nel Paese. Ci sono molti allevamenti di bovini e le solite estese piantagioni di banani. Si capisce che in queste zone c’è più benessere rispetto a quelle dove siamo passati ieri. Ogni tanto si incontrano agglomerati di case, bar-caffè, piccole industrie, motociclette, automobili, camion, autobus colorati, moto-taxi tradizionali – che poi non sono altro che una specie di baracchino coperto con una moto avanti, ma ci sono anche i taxi moderni. Si ha sempre l’impressione di un Paese in bilico fra l’antico e il moderno e, forse, questo mix costituisce uno dei suoi fascini. In lontananza si intravedono i vulcani più belli e noti del Nicaragua e che si trovano sull’isola di Ometepe.

Finalmente arriviamo a destinazione e pur essendo un posto di mare, all’improvviso l’umidità sembra sparita, anzi, tira un’arietta gradevole e inaspettata. Prima di entrare nell’hotel, ci fermiamo ad ammirare il tramonto.

In mezzo alle nuvole, che sembrano cariche di pioggia, si fa largo una “macchia” rossastra e questo ci fa sperare in un’apertura del cielo. Sotto di noi, una larga e lunga spiaggia sulla quale alcuni ragazzi improvvisano una partita di pallone.

Nel mare, non troppo distante dalla riva, tante piccole barche sono ancorate pronte per prendere il largo per una battuta di pesca della popolazionelocale. San Juan è una bella cittadina, nota per i suoi numerosi ristoranti dove è possibile gustare crostacei e pesce vario, per le sue discoteche e per le onde, a volte piuttosto alte, ideali per chi pratica il surf.

Ci sono anche tanti negozi e tanto fermento di gioventù. La nostra interprete Emmanuelle, ha qui un’amica triestina, che si è trasferita da oltre 11 anni in questa parte del mondo così lontana dal suo Paese, perché si è innamorata della gente e della particolarissima casa, che ha comprato e nella quale vive ormai da sola. Sia la storia della signora, sia la casa mi mettono curiosità e vengo invitata per un aperitivo.

La casa è in quella che viene definita la “zona bene” di Isla del Sur, ma descriverne la bellezza e la unicità è molto difficile. E’ una delle ultime case del luogo costruite interamente in legno e al suo interno, nell’immenso salone, ha addirittura dei tronchi di alberi dalla forma irregolare che sostengono le amache e decorano l’ambiente.

La signora affitta da qualche tempo le 3 camere da letto disponibili, e così, oltre a guadagnare qualcosa, può parlare ancora italiano. Il personaggio e la sua storia di vita mi affascinano, ma il ristorante ci aspetta per una cena a base di aragoste e pesci dal sapore molto speciale, così ci avviamo in Hotel per cambiarci. Anche questo hotel, il Vittoriano, è molto bello e caratteristico e dotato di ogni comfort, compresa la piscina con Jacuzzi. Il letto è comodo e confortevole. Meno male, domani avremo una giornata piuttosto impegnativa.

SESTO GIORNO: SAN JUAN DEL SUR

Ci alziamo con un bel sole e la giornata promette molto bene. L’hotel è di fronte al mare, calmo, e mentre faccio colazione già noto un gran movimento sulla spiaggia. Ma noi dobbiamo andare in un’altra parte del paese dove si può fare surf.

Saliamo a bordo di alcuni fuoristrada e arriviamo quasi al confine con il Costa Rica attraversando alcuni centri abitati e tanta campagna. Il verde è sempre preponderante e rigoglioso. In alcuni tratti il percorso è nuovamente da trasmissioni come “Overland”, ma è divertente ed eccitante.

Arriviamo ad una spiaggia, ma le onde non sono quelle giuste per lo sport e così ci rispostiamo nuovamente fino a quando arriviamo in un luogo che ci trasporta sul set del film “Un mercoledì da leoni”. La spiaggia, anche questa larga e lunghissima, è piena di giovani, soprattutto americani, che cavalcano le onde. Arrivano con i Pick up, scaricano il loro surf e si avviano sicuri fra le onde del mare. Sulla spiaggia ci sono alcune “collinette” ricoperte completamente da alberi di alto fusto, fiori e piante tropicali. Fra questa vegetazione, quasi nascoste dagli alberi e dagli occhi indiscreti delle persone, un paio di invidiabili case dominano tutta la spiaggia. Penso che non sarebbe male possedere una casa qui!

Finisce il divertimento sulle tavole dei surf e ci rechiamo a pranzare nel Resort Morgans Rock, una splendida struttura i cui chalet sono nascosti dalla vegetazione e, anche questi sono costruiti nel pieno rispetto della salvaguardia ambientale. Mi piace molto questo posto! Dal tavolo del ristorante la vista è meravigliosa. Sono le 14 e 20, sotto di noi una bellissima piscina mentre, un po’ più in basso, il mare “luccica” sotto il sole, è calmo, sembra color argento. Sull’acqua c’è solo un peschereccio, mentre il piccolo lato di una verde collina si staglia sulla nostra destra. Il silenzio del luogo è piacevole e il solo rumore che arriva alle nostre orecchie è solo quello delle onde che si infrangono sulla battigia. E’ molto bello e naturale questo luogo con l’hotel totalmente ecologico dotato di soli 15 bungalow. La proprietà, vanta 1800 ettari, di cui solo l’hotel ne occupa 600, ha una spiaggia privata. Gli chalet si raggiungono attraversando un ponte sulla jungla e, all’improvviso, mentre ci stiamo passando sopra, fra gli alberi notiamo un certo movimento.

Capiamo che anche qui ci sono delle scimmie e incominciamo ad osservarne i movimenti e a fotografarle. La direttrice del Resort ci spiega che qui è possibile praticare escursioni a cavallo, in kayak, pescare, osservare i vari animali che ci sono nella zona come le scimmie – tra le quali il bradipo – e poi cerbiatti, volpi, scoiattoli.

Anche qui è tutto rigorosamente naturale e costruito per il relax delle persone: niente televisione, niente telefono, ma si può collegare il PC.

Incomincia ad imbrunire ed è ora di ritornare a San Juan del Sur giusto in tempo per goderci il bel tramonto e i fuochi d’artificio che stanno illuminando una parte di cielo.

Questa è l’ultima notte che trascorreremo qui perché domani saremo in un posto stupendo e irreale: Ometepe.

SETTIMO GIORNO: OMETEPE

Anche oggi il sole è dalla nostra parte e, prima di lasciare l’hotel, faccio una passeggiata sul lungomare per scattare nuove fotografie. Sono le 7, è presto, ma spero sempre di trovare qualche volto interessante o scene di vita quotidiana locale. San Juan del Sur, oltre ad essere un luogo di villeggiatura è un piccolo porticciolo e a quest’ora trovo i pescatori intenti a restaurare le proprie barche.

Alcuni bambini giocano con la sabbia e alcune donne sono già pronte per vendere la propria merce esposta in piccoli banchi.

Ma una cosa attrae la mia attenzione: vicino alla riva c’è un gruppo di persone, che si tiene per mano e, cantando, entra completamente vestita nell’acqua. Alcune persone si immergono totalmente, altre restano in piedi, bagnate fino a metà del corpo. Sono troppo lontana perché capisca cosa stiano facendo, così le fotografo sperando di capire più tardi il significato di quella che sembra una cerimonia religiosa. E così è, infatti. Scendo in spiaggia e chiedo cosa stia accadendo. Mi viene detto che sono state appena battezzate 2 giovani ragazze – completamente bagnate e infreddolite – che appartengono alla Chiesa Evangelista e che il gruppo partecipa all’evento con canti e preghiere.

Mi allontano contenta per aver appreso qualcosa di nuovo e ancora una volta siamo in auto per arrivare al porto dove prenderemo il traghetto che ci porterà all’isola lacustre più grande del mondo: Ometepe. Anche quest’isola è all’interno del vasto lago Cocibolca (La Mar Dulce, grande quanto l’Umbria), nel quale si trovava l’unica specie di squalo di acqua dolce, ed è formata da 2 grandi vulcani: il Conception – ancora attivo – e il Madera – ormai spento. Il lago, oggi, è molto agitato e l’acqua è color marrone.

Non sarà una traversata tranquilla, ma lo spettacolo dei 2 vulcani, che sono sullo sfondo, è veramente appagante. Soprattutto il più alto, Conception, ha una forma conica perfetta e una bianca nuvoletta le ricopre proprio la cima e le pendici totalmente prive di vegetazione, mentre Madera è ricoperto da una verde foresta, in quanto non più attivo. Questi 2 vulcani sono stati inseriti fra le nuove 7 meraviglie del mondo e sono poche le persone straniere che hanno avuto il privilegio di ammirarli. Mi ritengo fortunata per essere stata prescelta per questo viaggio stampa e felice di aver visto un paese che riserva splendide sorprese in continuazione e apprezzarlo ogni giorno di più. Per non sentire troppo il movimento delle onde vado a sedermi proprio in basso dove ci sono gli oblò a pelo d’acqua e dove l’acqua si infrange contro il vetro con una bella violenza.

Ma arriviamo a Ometepe (che vista dall’alto sembra un grande numero 8 e il cui nome deriva dall’atzeco Ome=due + Tepelth= colline), e ci avviamo verso il Museo del Ceibo che, però, è chiuso. Lungo la strada noto che, di nuovo, la vegetazione è differente dal resto del Paese. Ci sono meno palme e sono anche più basse.

Ci sono molte piantagioni di Palmitos e di banani, tante piccole case – sempre con il bucato messo ad asciugare al sole, ma anche tanti fiori molto colorati e bouganvillee. Notiamo campi dove si sta giocando a baseball e la guida ci spiega che in Nicaragua è lo sport nazionale. In alcuni posti notiamo secchi per la raccolta differenziata.

La nostra prima tappa è presso una vasta piscina termale, ricca di minerali curativi, dove troviamo un centro ben attrezzato e pieno di stranieri e locali. La piscina è divisa in due da un passaggio dal quale i bambini si tuffano e giocano.

Non è piastrellata, ma sul fondo ci sono sassi e pietre vulcaniche. Una leggenda narra che chiunque s’immerge nell’acqua alle ore 12 del Venerdì Santo, cambierà sesso! Peccato non aver portato il costume, l’acqua è veramente invitante e anche tiepida!

La piscina è circondata da piante e alberi e ci sono tante grandi farfalle colorate che svolazzano in mezzo alla gente. Usciamo e ci rechiamo in un sito archeologico nel quale sono state ritrovate pietre incise che risalgono al periodo precolombiano e chi lo ha scoperto è stato non un archeologo, ma un biologo. Nel sito c’è anche “La Finca Magdalena”, un piccolo Resort per giovani. Una specie di ostello della gioventù.

In queste terre c’erano i Seminole che offrivano agli dei offerte che consistevano anche in sacrifici umani. Nell’antichità gli uomini volevano essere più vicini al cielo, e per i Seminole quest’isola era l’ideale per la presenza dei vulcani così alti.

E’ di nuovo buio e dobbiamo andare ancora nel nostro hotel. Molte strade non sono asfaltate e ci mettiamo più tempo per arrivare a destinazione. Siamo un po’ stanchi e il “Camel Trophy” questa sera ci rende impazienti. Dopo un lungo tragitto (o tale c’è sembrato per il tipo di strada che abbiamo percorso e per gli animali che tranquillamente passeggiavano per le strade), attraverso un guado, formatosi per le insistenti piogge dei giorni precedenti – arriviamo finalmente nel Resort Sal Juan de la Isla.

Prima di vedere il Resort, però. Notiamo un’estesa piantagione di Platanos e nessuna luce artificiale, ma sentiamo il rumore dell’acqua che va a sbattere su una battigia o rocce. Appena scendiamo dalle auto, veniamo quasi assaliti da nugoli di “Chalules”, specie di moscerini che fortunatamente non pizzicano. Il Resort ha pochissimi chalet quasi tutti dislocati vicino al ristorante. Le stanze sono semplici ma essenziali con aria condizionata e ventola. E’ situato proprio vicino al lago ed è in mezzo ad un ambiente naturale di rara bellezza. Ceniamo con la famiglia del Direttore del Museo locale, che c’invita per il giorno dopo a visitarlo, accompagnati dal canto degli uccelli.

Il cielo è pieno di stelle e promette bene per il giorno dopo.

La curiosità di veder bene in quale altro paradiso ci siamo fermati è molto grande!

OTTAVO GIORNO: OMETEPE

Come sempre sono in piedi abbastanza presto da poter scattare foto con la giusta luce o per avere l’opportunità di vedere particolari, strane, inusuali. Mi guardo attorno e tutto ciò che ieri sera era quasi inquietante per il buio, oggi è idilliaco.

Fiori e piante sono ovunque e avanti ad ogni bungalow ci sono le amache colorate. Scatto foto a destra e a manca, ma sono attratta dal rumore dell’acqua e percorro i 50 metri che mi separano dal lago.

La scena che ho davanti mi riporta indietro nel tempo, a quando in Italia non c’era il benessere e non si avevano gli elettrodomestici in casa.

Due donne, madre e figlia, stanno lavando il bucato nel lago, una su una piccola base di cemento, l’altra su una grossa pietra lavica. Sono incuranti delle onde che si abbattono con violenza su di loro. Sono completamente fradice, ma hanno per me un dolce sorriso e l’augurio di un “buen dia”. Rimango ad osservarle per un bel po’ pensando che qui siamo proprio in un’altra dimensione, sia umana sia di preservazione dell’ambiente.

Le due donne mi guardano spesso con il sorriso sulle labbra ed io quasi mi vergogno di essere lì a fotografarle come se fossero delle “marziane”.

Ma a me, abituata alla maleducazione della gente delle nostre città, sentirmi chiedere “permiso” ogni volta che ingombro il marciapiede per scattare qualche foto oppure essere ringraziata per averli scelti come soggetto stesso delle foto, questa cosa commuove e mi fa rimpiangere il tempo in cui anche in Italia c’era il rispetto per gli altri e non si sgomitava o ti dava spinte per sedersi prima di te in un autobus o in metro! Qui, invece, è ancora così. Non conta il solo io, ma anche gli altri.

Non ho più il tempo di fare considerazioni perché è l’ora di recarci ad Altagracia per visitare il paese e il Museo. Iniziamo con la visita della Chiesa principale, già in pieno fermento. La chiesa risale al 1700 circa ed è divisa in 2 parti: quella vecchia e l’altra nuova. In quest’ultima è stata spostato l’antico altare tutto in legno lavorato.

All’esterno della chiesa ci sono alcune statue in pietra risalenti all’800 d.c. Intorno a noi una musica di soli tamburi e un coro si stanno preparando per la festa del Santo locale: “San Diego”, che cade il 16 novembre.

Anche qui i ragazzi che vanno a scuola hanno i turni e, così, è facile incontrarne tanti che vanno o tornano a casa. La gioventù costituisce il 60% della popolazione e, quindi, si può affermare che il futuro nel Nicaragua sarà in mano a questi ragazzi e ragazze.

Al mattino ci eravamo fermati in una piccola hacienda nella quale molte persone erano in attesa di far pulire dalla pellicola esterna il proprio riso, portato con sacchi piuttosto grandi e pesanti. Mi aveva colpito la serenità e la pazienza con la quale ognuno attendeva il proprio turno! In giro, notiamo che davanti ad alcune case, ingenti quantità di riso sono poste ad asciugare su un grande telo di plastica. E poi, lungo il percorso, ancora verde, tanta selva tropicale, tanta gente intenta a lavorare i campi e le donne impegnate ad accudire la casa e… tanta aria pulita priva di ogni inquinamento.

Ricordo che ieri sera, mentre ero seduta sull’amaca posta davanti al mio chalet, osservavo il cielo e le stelle che sembravano molto più grandi e lucenti del solito. Avevo alzato le braccia e mi era sembrato di poter quasi arrivare a toccarle con le mani! Che cosa meravigliosa sentirsi così vicini al cielo e alle sue costellazioni, non capita spesso da noi! Ma la guida ci chiama per andare a visitare il piccolo ma interessante museo che conserva reperti antichissimi come vasellame – ancora ottimamente conservato – oggetti in oro e statue di pietra, che assomigliano tanto a quelli che per noi sono dei Totem.

Non solo quest’isola possiede una varietà di specie di animali di interesse internazionale e di vegetazione lussureggiante, ma anche 2 piccoli Musei dove si può comprendere meglio la storia del luogo e del suo popolo. Torniamo al Resort ed abbiamo una sorpresa: oltre al cibo locale avremo anche quello italiano.

Un giornalista del gruppo, infatti, molto bravo ai fornelli, ha preparato per la gioia di tutti 2 tipi di pasta cucinata in maniera differente. Dopo il lauto pasto, siamo i protagonisti di una caccia al tesoro organizzata all’interno del Resort e, così, ognuno di noi è contento di aver ricevuto un premio. E’ ancora presto, ma domani dobbiamo tornare a Managua e ne approfittiamo per goderci un po’ di relax. Cena e poi…tutti a dormire!

NONO GIORNO: MASAYA-MANAGUA

Dopo la prima colazione del bel patio del ristorante, ritorniamo nelle jeep per recarci al porto. Le acque del lago sono più calme, ma il nostro traghetto è in ritardo.

Però non c’è tempo per annoiarsi! Intorno a noi uccelli colorati e farfalle sembrano darci l’arrivederci, mentre un airone bianco, incurante del chiasso che c’è intorno a lui – siamo pur sempre in un porticciolo – passeggia tranquillamente su una base di cemento posta nell’acqua. Nel porto fervono le attività di ogni giorno: imbarco e sbarco di passeggeri, piccoli negozi aperti, bambini che giocano nel cortile delle loro case, uomini seduti al bar a chiacchierare e sorseggiare succhi di frutta.

Finalmente arriva il Ferry e in 45 minuti siamo nuovamente nella penisola in direzione di Masaya, dove visiteremo un mercato artigianale famoso in tutto il Nicaragua.

Il mercato è circondato da bellissime mura e, all’interno di esso, si trovano oggetti come amache, tessuti, cuoio, sigari e ceramiche, oltre a piccoli ristoranti. Ma io, più che agli oggetti, sono interessata dalla gente normale ed esco alla ricerca di qualche scena di vita reale.

Una signora è davanti ad un grande pentolone, e un buon profumo di minestra si sparge nell’aria. Mi avvicino e le chiedo cosa stia cucinando. Mi risponde che quello è il piatto tipico del Nicaragua ed è preparato con yucca, carne e patate e mi chiede se mi piacerebbe assaggiarlo. Come rispondere negativamente davanti ad un sorriso e a quel buon cibo?

Ne mangio un piatto e mi allontano per fotografare un bambino che sta preparando dei grilli con le foglie morbide della pianta del cocco. Ha un’aria molto vispa e sveglia e mi chiede per quale squadra di calcio io tifo.

Rimango sorpresa (come lui per il fatto che io non segua il calcio), ma rispondo che non ho una squadra del cuore, mentre lui, invece, tifa per il Milan perché “son fortes”. E’ simpatico ed ha una bella faccia. Mi chiede se voglio provare a fare qualcosa con le foglie di cocco. Accetto ed inizio a lavorare senza sapere cosa mi stia facendo eseguire: Nel frattempo, sono arrivati altri ragazzini e, sotto i loro occhi divertiti, incomincio ad eseguire quello che il ragazzo vispo mi dice di fare. Ad un certo punto mi dice di tirare un piccolo bastoncino che era nel centro del lavoro e… mi ritrovo nelle mani un fiore che mi regala dandomi un bacio sulla guancia.

Come sempre mi commuovo di fronte a queste espressioni di gentilezza e generosità e, nel lasciarlo, gli chiedo cosa gli piacerebbe fare nella vita. Mi risponde di voler studiare turismo e mi rallegro per lui. Questo paese ha molto da offrire ai turisti e serviranno persone sveglie come lui. Ma oggi siamo in ritardo sulla tabella di marcia e dobbiamo arrivare in tempo in Hotel per renderci un po’ più presentabili di come siamo ora.

Fra non molto dovremo recarci al Ministero del Turismo per la conferenza stampa finale.

Il Ministro è puntualissimo, molto informale e non la “tira per le lunghe”, come normalmente fanno i nostri politici, anche quando non hanno nulla di interessante da dire. E’ simpatico, semplice, conciso e concreto e ci ringrazia per aver accettato il suo invito di visitare il Nicaragua – mentre dovremmo essere noi a farlo – e ci dà appuntamento per una cena di arrivederci.

Il locale prescelto è caratteristico. Ci tiene compagnia un gruppo di musicisti e una cantante molto noti nel paese, che ci allietano con i loro brani e canzoni. Noi donne, come al solito, siamo sempre “in tiro”, mentre gli uomini, come al solito anche loro, sono vestiti in modo casual, Ministro compreso.

Trascorriamo una bella serata, fra canti e balli e senza alcun imbarazzo per la presenza del Ministro che, anzi, balla e canta con noi.

E’ strano, ma ad un tratto mi viene un po’ di tristezza perché domani lasceremo questa terra, ora non più sconosciuta o solo un nome su una carta geografica.

Mi piace questo Paese che ha saputo regalarmi tante intense emozioni e ringrazio il Ministro Mario Salinas per l’opportunità che mi ha concesso di visitarlo e di innamorarmene immediatamente.

Il viaggio è stato un crescendo di stupore e di meraviglie e penso che il Nicaragua andrebbe visitato nella maniera più corretta e da turisti “giusti”, quelli che hanno rispetto e amore per l’ambiente, lo stesso che ha il popolo nicaraguense per la sua terra ricca di bellezze, certo, ma, soprattutto, di tanto calore umano.

Arrivederci Nicaragua, paradiso naturalistico che affascina per le emozioni che sa offrire e per i paesaggi incontaminati, selvaggi e pieni di suggestione.

Nicaragua, terra di contrasti e quasi sconosciuta turisticamente, ma unica nel suo genere!

Liliana Comandè

Reportage: Nicaragua (seconda parte)
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