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Le nuove armi.

19 Marzo 2015 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #storia

Le nuove armi.

Fra le nuove tecnologie che vennero usate nella Grande Guerra ci furono i primi modelli di carri armati. I primi esemplari furono costruiti intorno agli inizi del 1900 in Germania, con il perfezionamento del motore a scoppio per le auto.

Durante gli anni del conflitto, furono però gli Inglesi a metterne in uso, sul fronte occidentale, un primo modello sperimentale. Lo denominarono tank (cisterna) proprio per ingannare il nemico che, qualora ne avesse intercettato il nome nei messaggi, altro non avrebbe pensato che a un sistema di rifornimento idrico per le truppe. Si trattava di una grande macchina blindata munita di cingoli in grado di avanzare su ogni tipo di terreno superando difficili ostacoli come le buche scavate per le trincee. All’esterno erano montate delle mitragliatrici che venivano usate da una parte dell’equipaggio, dieci persone in tutto, situate all’interno da dove lo manovravano con grande difficoltà.

Come ricordato nella vignetta di Beltrame, alla comparsa del “mostro meccanico” si creò il panico fra le fila nemiche, ma la riuscita della nuova arma, necessitava di perfezionamenti. Difficili da condurre, perchè poco maneggevoli, quasi tutti i primi carri armati si impantanarono, caddero dentro alle trincee o, in generale, ruppero il motore, dimostratosi poco affidabili. Inoltre, il calore prodotto all’interno dell’abitacolo risultò insopportabile per l’equipaggio dei carri, così come i gas di scarico che non venivano correttamente emessi all’esterno, risultarono letali per i soldati.

Dopo alcuni miglioramenti strutturali si ebbero i primi successi sul campo in occasione della Battaglia di Cambrai, il 20 novembre del 1917. Era nato il British Tank Corps, che con nuovi e più sicuri mezzi contribuì in maniera concreta all’ottima riuscita dell’offensiva.

Sul fronte italiano praticamente non comparvero mai. L’Italia nel 1918 fece scendere in campo sei carri sperimentali, i Fiat 3000, fabbricati dall’industria torinese, ma perfezionati solo negli anni ’20. In alternativa non era raro vedere delle autoblindo, simili a carri armati dotati però di ruote al posto dei cingoli.

L’avvento di tante nuove macchine, di nuove armi: aerei, carri armati, torpedini, armi speciali, cambiarono il volto della guerra e del modo di combattere.

Scrisse Ernst Jünger in merito alle nuove tecnologie: “Là dove la macchina fa la sua apparizione, la lotta dell’uomo contro di essa appare senza speranza.” (da Politische Publizistik).

Anche il grande filosofo e scrittore tedesco fu un combattente della prima guerra mondiale, nell’agosto del 1914 si arruolò volontario in fanteria: combatté sul fronte occidentale e, ferito per ben quattordici volte, talune anche in modo grave, venne decorato con la Croce di Ferro di prima classe.

Ernst Jünger spirito ribelle, anti-borghese, appena diciottenne, era scappato in Francia e si era arruolato nella Legione Straniera, ma fu l’esperienza della guerra alla base della sua formazione. Egli vide nella guerra, proprio perché così vicina alla morte, l’apice della vita stessa, il momento in cui più di ogni altro se ne ha percezione.

Le nuove armi.

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