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Spunti di viaggio: Caraibi, Barbados e Monserrat

7 Dicembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Caraibi, Barbados e Monserrat

Altre due isole, soprattutto la seconda, semi-sconosciute al mercato italiano. Peccato veramente!

Vorrei proseguire con dei piccoli reportage sulle isole che non hanno un grosso mercato presso gli italiani. Sulla prima, tanti anni fa, un operatore aveva tentato una operazione charter che, purtroppo, non ha dato i risultati sperati. Così, Barbados, come tante altre isole caraibiche, possono essere raggiunte solo con i voli di linea. Ma anche se non esistono voli no-stop, vale sempre la pena di conoscere anche queste altre isole che sanno offrire molto ai turisti. Soprattutto a quelli che cercano il mare dai colori cristallini e la sabbia bianca, unita alla possibilità di visitare i piccoli centri più importanti e, non ultimo, l’allegria e la vivacità delle popolazioni che le abitano.

BARBADOS

E’ indubbiamente l’isola più orientale del Mar dei Caraibi, ed anche una delle pochissime a non essere stata scoperta da Cristoforo Colombo.

La paternità di Barbados, infatti, è da attribuirsi al portoghese Pedro a Campos che, diretto con la sua nave in Brasile, andò improvvisamente alla deriva sulla costa, appunto, di Barbados.

Nel 1625, l’isola fu occupata dagli inglesi, che l’hanno lasciata alla propria indipendenza soltanto tre secoli e mezzo più tardi, nel 1966. Lo stile di vita dell’isola, perciò, è tipicamente inglese e lo si nota in tutti i suoi aspetti.

L’architettura, sia della capitale Bridgetown, che degli altri centri abitati, ha molto a che vedere con il neoclassicismo e gli eleganti edifici sono in netto contrasto con le baracche di legno che le affiancano. Questo vale anche per i raffinati negozi che si alternano con i minuscoli chioschi in cui si può vendere e comprare un po’ di tutto.

Persino nello sport lo stile inglese regna sovrano. A chi verrebbe in mente di volare fino ai Caribi per giocare a Polo o a Cricket? Eppure di campi ce ne sono e molto belli anche.

L’attrezzatura alberghiera è di alto livello: il Sam Lord’s Castle, per esempio, è una splendida residenza fatta costruire nel 1820 da tale Sam Lord, famoso e ovviamente ricchissimo pirata.

Si può dedurre che Barbados è un’isola decisamente ricca: il reddito pro- capite, infatti, è il più alto di tutti i Caraibi e la popolazione che la abita è un particolarissimo miscuglio di razze molto diverse fra loro: americani, indù, europei di vari stati e perfino ebrei e arabi (per lo più siriani e libanesi).

Non bisogna però pensare di arrivare a Barbados e ritrovarsi in una copia della vecchia Inghilterra. Nonostante tutto ciò che di inglese esiste, l’isola conserva un suo volto tipicamente tropicale.

Per chi vuole godersi il relax assoluto, all’ombra di una palma o di un tamarindo, vi sono lunghe spiagge coralline oppure deliziose baiette lungo la costa, rinfrescate da un perenne venticello, mentre i più temerari potrebbero dare un’occhiata – e sarebbe meglio limitarsi a quello – alla scogliera su cui si infrangono le onde di un oceano molto furioso…

Tutto ciò in uno scenario dai colori incredibilmente vivaci e con un sottofondo di musica incessante, che va dal calipso ai ritmi africani.

Gli amanti della buona cucina, a Barbados, avranno di che deliziarsi. Molti sono infatti i ristoranti italiani, francesi, cinesi, così come le steack houses inglesi, ma la cucina barbadiana è senz’altro la più particolare.

Gli appassionati di pesce – un tantino diverso da quello nostrano!!! – potranno gustare il “flying fish” (pesce volante che è anche il simbolo di Barbados), oppure ricci di mare, gamberi e aragoste a volontà.

E ancora, patate dolci, melanzane, papaia, mango, frutti dell’albero del pane, banane e noci di cocco. E per finire, il cocktail “Olive Blossom”, fatto con succo di arancia, rhum bianco prodotto localmente e bianco d’uovo, che prende il nome dalla nave con cui arrivarono gli inglesi nel fatidico 1625.

MONSERRAT

L’Isola di smeraldo; così venne soprannominata dagli irlandesi che, per primi, approdarono sull’isola per sfuggire alla persecuzione degli inglesi. In effetti, Monserrat, geograficamente somiglia davvero all’Irlanda, terra verde per eccellenza.

La sola differenza con il verde di quest’isola caraibica è il tipo di vegetazione. Puramente irlandese, invece, è la festa nazionale di San Patrizio, il 17 marzo. Monserrat fu scoperta (indovinate da chi?) nel 1493 da Cristoforo Colombo, durante il suo secondo viaggio, che la battezzò così in omaggio alle montagne che circondano il monastero di Monserrat, nei dintorni di Barcellona.

Gli abitanti dell’isola sono famosi per la loro ospitalità, nonché per essere nemici acerrimi dello stress.

A questo proposito, chiunque avesse voglia di farsi contagiare piacevolmente dalla filosofia anti-stress, che regna sovrana nell’isola, potrà dedicarsi esclusivamente alla vita di mare e, la sera, fare una passeggiata (magari romantica) lungo la minuscola via principale di Plymouth, la capitale, o assistere ad una sfrenata gara di corsa fra i granchi.

Le spiagge di Monserrat sono per la maggior parte nere, data la sua origine vulcanica. Gli amanti di spiaggia tradizionale non devono far altro che noleggiare una barca e, godendosi uno splendido panorama, approdare nel nord dell’isola, alla “Rendez-Vous Bay”.

Gli appassionati dell’avventura, invece, troveranno pane per i per i loro denti di fronte ad un vulcano da scalare (Galway Soufriere), o ad una cascata da risalire (Great Alps Waterfall).

Spunti di viaggio: Caraibi, Barbados e Monserrat
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