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Jason d'Argot, "La bugia dell'alchimista"

12 Maggio 2014 , Scritto da Eleonora Tiliacos Con tag #eleonora tiliacos, #recensioni

Jason d'Argot, "La bugia dell'alchimista"

La bugia dell’alchimista

(La Lepre Edizioni, novembre 2013)

Autore: Jason d’Argot

Curatrice: Fiammetta Iovine

Può una bugia illuminare la verità? Domanda non da poco, se si parla della seicentesca Porta Magica di piazza Vittorio e del suo artefice Massimiliano Palombara, il marchese alchimista che fu amico di Cristina di Svezia e in sinergia con alcuni fra i maggiori intellettuali del XVII secolo. Emblema della Roma segreta, la porta è ciò che resta della villa suburbana dei Palombara, demolita come gran parte delle antiquitates del rione Esquilino intorno al 1870, per far posto alle case e agli uffici della burocrazia sabauda.

Il romanzo La bugia dell’alchimista ruota intorno a questo oggetto misterioso, da quattro secoli magnifica ossessione degli ermetisti, perché nella sequenza di simboli e iscrizioni che vi è incisa sarebbe criptato il segreto della pietra filosofale, o se si vuole la rivelazione dell’Arcanum Arcanissimum avuta da Palombara “per grazia divina” – come lui stesso lasciò scritto - in una domenica di ottobre del 1652.

Questa è anche la tesi dell’autore Jason d’Argot, che finora non ha svelato la sua vera identità, e di Fiammetta Iovine, che del romanzo è curatrice: la Porta Magica sarebbe la sintesi della rivelazione, la “bugia di pietra” protesa a illuminare le tenebre, secondo un tema caro a Palombara, che intitolò La bugia due differenti raccolte di rime, scritte a quattro anni di distanza l’una dall’altra.

Il gioco di specchi già insito nel titolo, nell’ambiguità di un termine che può voler dire tanto “lume” quanto “non-verità”, si moltiplica via via nel romanzo, composto da due diversi manoscritti - l’uno seicentesco, l’altro contemporaneo – e da due trame che si riveleranno simmetrici riflessi dello stesso caleidoscopio. Tutto inizia quando la ricercatrice napoletana Cristina Spirito, studiando le Carte Palombara nella biblioteca di Palazzo Massimo, trova celato nella cucitura di un faldone il diario seicentesco di Lisbetta Vincioli, fuggita dalla brutalità familiare e costretta a una vita raminga di teatrante sotto spoglie maschili, finché l’incontro con il marchese alchimista non cambierà la sua vita. Man mano che Cristina Spirito legge il memoriale di Lisbetta, accumulando al contempo elementi utili alla decifrazione dei simboli della Porta Magica, vede dissolversi o concretizzarsi dubbi, segreti, scelte esistenziali possibili. La sua quotidianità si costella di incontri importanti e inspiegabili, di episodi che Jung definirebbe “coincidenze orientate”, mentre l’aura del soprannaturale intorno a lei si fa sempre più immanente.

Sull’altro versante, quello seicentesco del diario di Lisbetta, reso con una prosa rétro ad hoc, prendono forma le vicende storicamente documentate di Palombara, di Cristina di Svezia, o di grandi eruditi come Kircher, Borri e Santinelli, in contrappunto con uno stuolo di personaggi d’invenzione che ricordano nelle tinte decise quelli di Dumas. Il tutto raccontato con una sorprendente mutevolezza di punti di vista e di scenari, dal cenacolo della regina Cristina ai lazzaretti della peste, dai laboratori alchemici ai teatri della Commedia dell’Arte, senza far mancare al lettore suspence, colpi di scena, inseguimenti, agguati e un buon campionario di nuance di amore e d’odio.

Jason d’Argot è evidentemente uno che la sa lunga e ha di certo ruspato negli archivi storici di mezza Europa per mettere insieme i tasselli del suo ampio mosaico; l’erudizione non gli impedisce però di imbastire una narrazione mossa, briosa, che a tratti cita sornionamente il feuilleton, con lo stesso spirito con cui Massimiliano Palombara lascia aleggiare ironia e “sorriso alchemico” nelle sue rime o nelle sue sciarade di pietra. Il libro è consigliato in particolare a chi già sa che l’alchimia è ricerca spirituale più che miscuglio di metalli, ma anche a chi è affezionato a un’idea di romanzo “classico” e con ampio respiro storico. I più edotti di alchimia ed esoterismo avranno anche il piacere di trovare, incastonate nella trama, recenti scoperte sui simboli della Porta Magica e un corredo di affascinanti illustrazioni, tra le quali le incisioni di Cancellieri e Piranesi.

Jason d'Argot

nasce a Smirne nel 440 d.C. e realizza la Pietra Filosofale verso l’anno 507. Dedica la prima parte della sua lunghissima vita agli studi sulla palingenesi. Per oltre seicento anni fa perdere le sue tracce e non si sa nulla di lui. Nel 1210 conosce Francesco d’Assisi ed entra a far parte della comunità francescana della Verna. Nel 1423 si trasferisce a Firenze, dove dipinge alcuni notevoli capolavori, assumendo l’identità di un noto pittore rinascimentale. Si perdono le sue tracce per alcuni anni, poi riappare a Londra nel XVI secolo e pubblica alcuni trattati scientifici che ispirarono sia Robert Boyle che Isaac Newton. Nel 1652, durante un viaggio a Roma, conosce Massimiliano Palombara. Tra il XVII e il XIX secolo è tra gli autori del manifesto rosicruciano “Fama Fraternitatis” e fonda numerose obbedienze di ispirazione framassonica. Alla fine del XX secolo scompare misteriosamente dopo aver fatto parte, sotto falso nome, di vari governi europei. Innumerevoli e universalmente apprezzate sono le sue opere letterarie, poi attribuite ad altri, che l’autore ci ha vietato di rivelare.

Jason d'Argot, "La bugia dell'alchimista"

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