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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

#unasettimanamagica Buon Natale signor lupo!

27 Dicembre 2013 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #racconto, #fantasy

<<Ciao Signor Lupo!>>

Il bambino che tenevo sulle ginocchia mi guardava con uno sguardo che non riuscivo ad interpretare...divertito?...incuriosito?...basito?...insomma aveva una bella faccia di culo! Maledetto bambino!

Maledetto bambino...maledette luci troppo forti per i miei occhi attuali...maledetto centro commerciale del cazzo...maledette feste! Maledetto spirito natalizio! Ma soprattutto: "Stramalidetto me!"...stra-"malidetto"...non "maledetto".

"Stramalidettooooo!"

Accedenti a me, alla disoccupazione, alla crisi, al lavoro che non avevo...a parte questo ridicolo surrogato: fare il "Babbo Natale" al centro commerciale alle porte della città.

Il che voleva dire fare il coglione (e non sarebbe stato un dramma...è una vita che lo faccio!) vestito di rosso ed imbottito di gomma piuma e pellicce varie, per 12 ore al giorno dal 10 dicembre alla sera del 24.

Sotto riflettori nucleari a 40 gradi fahrenheit, peggio che a Fukushima durante l'esplosione del reattore.

A prendere in braccio una moltitudine di bambini sognanti, in realtà odorosi di bagnoschiuma-cacca-dolciallozenzero-torrone-libriscolastici-latte-mamma-nylon, che volevano a tutti i costi vedere Babbo Natale e chiedergli personalmente cosa avrebbero desiderato sotto l'albero...

Ovvero cosa "volevano" sotto l'albero, il condizionale nel mondo capitalistico dove vige la regola del consumismo a tutti i costi non esiste...Loro "volevano", "esigevano" quello che mi chiedevano. Nessun rispetto per la mia figura (benché decisamente ridicola), nessuna concessione alla tradizione, nessuna remora morale nel vedere Babbo Natale dal vivo...

Io non l'avevo mai visto Babbo Natale da piccolo, e neanche l'avrei voluto vedere! Era troppo bello sentire cosa asseriva di vedere dalla finestra la nonna, quando la mattina del 25 entrava nella mia cameretta sostenendo che "là fuori" c'era Babbo Natale...che stava partendo verso chissà dove dopo avermi lasciato i regali che mi meritavo...Che bellezza! Che tempi! Ero un bambino vero, non una piccola jena golosa di tutto, come questi qui.

...ero un bambino...

<<No bimbo...non sono il Signor Lupo! Sono Babbo Natale! Non vedi?>>

<<Ciao Signor Lupo!>> continuava l'infante...stupido cazzone! Sul fondo del mio cuore nero speravo che non arrivasse all'età della riproduzione.

<<Va bene bimbo...Allora se mi hai chiesto tutto quello che vuoi per stanotte, lascia venire qualche tuo compagnuccio che si è fatto tardi! Oh-oh-ooooooooh!>>

Non mi era venuto molto bene l' "Oh-oh-ooooooooh!"...Merda. Era uscito come un ruggito strozzato! Infatti l'infante non aveva più quella faccetta di culo, ora era un po' perplesso...Perplesso ma anche spaventato. Il bordo dei suoi occhietti stava già cadendo verso il basso, spinto da lacrime che volevano uscire ma erano ancora un po' ritrose...Tornando dai suoi genitori teneva la faccia rivolta verso di me, come se temesse che lo seguissi...o gli balzassi addosso mentre era girato...

"Bene! Così impara a rompermi le palle mentre lavoro! Con queste luci stroboscopiche che mi entrano nel cervello...Bene! Buon Natale di terrore moccolone! E vaffanculo!"

Ero contento mentre pensavo tutto ciò. Un po' di sollievo per le mie membra scosse e fluide di dolore sordo e incontrollabile e la mia mente sempre più annebbiata via via che la notte si avvicinava...

Ero contento, ma già il rompimento di coglioni stava per prendere di nuovo il sopravvento. Rompimento di coglioni di nome Flavio...o Fulvio...o Livio...non l'avevo ancora capito...

Lui, il responsabile del settore giocattoli, tittirillò legati col filo e cazzi a molla natalizi mi stava guardando tra lo sfavato e il disperato oltre la cerchia dei genitori e dei bambini in attesa del loro turno col "Babbo".

Ed ecco che ora si stava avvicinando...<<Scusate signori e signore. Scusate bambini. Il centro commerciale sta per chiudere e, oltretutto, Babbo Natale si dovrà mettere in viaggio per soddisfare tutte le vostre richieste e quelle di tutti gli altri bambini del mondo...Quindi vi pregherei di avviarvi verso l'uscita. Magari i piccoli che non hanno parlato col "Babbo" imbuchino le letterine con i regali che vogliono nella cassetta rossa lì...sì proprio quella signora...>>, qualche mugugno si stava sollevando tra i genitori...qualche bambino aveva cominciato a piangere...Anche quello che avevo avuto sulle ginocchia per ultimo! Che bello!

<<...e te levati di culo. Adesso!...ma tu guarda che rintronato...>>, la gentilezza di Flavio-Fulvio-Livio era proprio in linea con la notte Santa che stava per giungere...

<<...ma...capo ho ancora mezzora da fare...>>

<<Togliti dalla mia vista ho detto!...ma non ti sei accorto dell'espressione e della voce che avevi con l'ultimo marmocchio??!! Sembrava che te lo volessi mangiare! Trana via che mi hai rotto!>>

<<Mi scusi capo, è che magari sono un po' stanco...accaldato...con 'sto costume...>>

<<Sei Babbo Natale, ritardato! Volevi venire in bermuda e camicia hawaiana??!!...guarda...levati da qui...tra un mese ti arriveranno i soldi...Forse prima, ma togliti-dalle-palle-subito! Mi mandi via i clienti sennò!...coglione...ma tu guarda chi mi dovevo ritrovare sul groppone...VAI VIAAA!!!>>

<<Va bene capo...si calmi...e...Buon Natale...>>

<<VAFFANCULO ALTRO CHE BUON NATALE!!>>

L'ignoranza della gente è veramente senza fondo, stavo pensando mentre mi ritiravo nei magazzini per sfilarmi lo stupido costume...lo stavo pensando ma ero anche contento. Perché, e Flavio-Fulvio-Livio aveva ragione, stavo veramente arrivando al limite. Non ce la facevo più.

D'altronde, come pensavo prima..."Stramalidetto me!"...Tra tutti i lavori che potevo trovarmi nel periodo natalizio (non molti in realtà...sapete...la crisi...) proprio Babbo Natale il 24 dicembre, luna piena, mi ero ritrovato a fare...

Sì, perché...io mi chiamo Juri...e sono un lupo mannaro...un lupo mannaro ma anche un disoccupato! E dovevo lavorare almeno sotto queste feste! Ché pagano bene!...è che mi ero completamente scordato della luna piena il 24 notte. Puttanaeva! Non casca mai di Natale! Proprio quest'anno!...lupo mannaro, disoccupato e con la merda addosso se posso aggiungere...

Era da due giorni che la "bestia" aveva cominciato a scorrermi sotto la pelle. Sempre di più. Sia chiaro, non è mai una sensazione piacevole...ma vestito da Babbo Natale per 12 ore vi posso assicurare che i preliminari della "muta" sono proprio insopportabili!...le vampate...la tachicardia...l'insensibilità agli arti, alle mani soprattutto...l'impressione dei peli che sembrano urlare sotto pelle...gli artigli e le fauci "fantasma" (cioè mi sembra di averli ma non li ho...ancora...)...la voce che, come prima col fottuto bimbetto, esce roca o un po' troppo animale...ed il fatto che, a volte, qualcuno se ne accorge...bambini piccoli, cani (che mi stimano tantissimo!), gatti (che mi odiano a distanza...), qualche adulto matto (o considerato tale)...E allora sono contorcimenti mentali e sforzi fisici per apparire solo un po' eccitato o affaticato...non sull'orlo di un cambio morfologico così estremo!

Insomma...era Natale, quasi. Luna piena alle 23.20. Stanotte sarei "mutato" e avrei mangiato. Avrei mangiato a sazietà. D'altronde la notte Santa si fa il cenone...o no?!

Solo che una leggera inquietudine mi stava prendendo: troppa gente in giro, troppe luci, troppo movimento. Io di solito ci stavo attento a queste cose. Mi preparavo bene. Sceglievo posti isolati. Zone buie. Prede ben fruibili senza far tanta confusione...stanotte sarebbe stato impossibile, ma "o così o pomì!"...

La Fame, in aggiunta alla smania da "cambiamento", mi stava letteralmente dilaniando. Era un bisogno di una fisicità incomprensibile nella forma umana, di una "realtà" e "presenza" terrificante da quanto era concreta. Niente di paragonabile alle nostre sensazioni, alla nostra sensibilità di scimmie evolute...che tutto basavano sulla vista, sulla luce, sui colori. L'uomo mangia con gli occhi! Io mangiavo con tutto il mio corpo...

Divoravo persone.

E con esse divoravo menti...pensieri...presenti e futuri. Divoravo mondi che poi rivivevano dentro di me. La mia pancia piena come una galassia in continua trasformazione, che si ingigantiva mese dopo mese...ad ogni luna, dopo ogni caccia. Si ingigantiva per poi implodere su se stessa...come se un buco nero si formasse dopo una supernova...Tutte le volte. Tutti i santi mesi lunari...

Il centro commerciale dove avevo lavorato fino a pochi minuti fa era alla periferia est della città, distava circa cinque chilometri dal centro. Non avevo un mezzo di locomozione (sapete...la crisi...), quindi mi avviai a piedi. Camminare per me non era davvero un problema, potevo farlo per giorni. Soprattutto ora che il Lupo dentro stava diventando dominante.

Il problema sarebbe stato invece trovare un posto al riparo da occhi indiscreti per mutare. E teoricamente non sarebbe stato semplice, in una città di duecentomila abitanti!...ma in realtà un'idea ce l'avevo...nel centro storico ancora qualche palazzo in rovina e diroccato dai tempi dei bombardamenti c'era....In particolare avevo pensato ad un fazzoletto di terreno incolto, una specie di "giungla urbana" con erbe alte un metro e cespugli di rovi, situato dietro l'abside di una vecchia chiesa sconsacrata. Tra la chiesa e un antico magazzino usato fino al secolo scorso per stoccare grosse giare di terracotta contenenti olio, scaricate dalle navi del porto. Un palazzotto di un piano che, secondo le buone intenzioni di molte amministrazioni comunali, doveva diventare sede di mostre permanenti...museo navale...pinacoteca...polo di arti figurative...ambasciata del Burgighistan...e che invece era rimasto umile palazzotto fatiscente. Sede di popolate riunioni di condominio per numerose generazioni di ratti...

In genere non ero così sprovveduto da mutare e cenare in città. Era rischioso. E poi oltre la statale, alla periferia orientale, c'erano campi che continuavano per chilometri, fino a basse colline coperte dalla macchia, che si estendevano per migliaia di ettari. E lì c'erano poderi isolati e roulotte di barboni, campi nomadi e campi scout, il carcere, la discarica, varie bettole frequentate da cacciatori e bracconieri, appostamenti fissi dispersi nel bosco, un'azienda faunistico-venatoria (con ottimi cervi e daini...in mancanza di meglio...) ed alcuni paesotti di poche centinaia di abitanti...fare sparire una o due persone, ai margini di questa "società sparsa", ogni tre-quattro mesi, era un rischio controllato. Nessuno mai si era allarmato o accorto di niente. E poi alternavo le cacce in loco con quelle che organizzavo anche in posti molto distanti, fuori regione e addirittura oltre confine. Un lupo mannaro nel nuovo millennio deve stare attento! Si fa presto a finire sul web o in qualche ridicola trasmissione televisiva per via di un piccolo errore...una ripresa fatta da un cellulare o da una foto trappola non era più un evento così improbabile! Siamo tutti sotto controllo per la miseria! E ci piace controllarci a vicenda e farci i cazzi degli altri! Che razza di mondo...

Con la Fame che mi ottenebrava la mente e la bestia che mi schizzava fuori da tutti i pori della pelle, per fortuna il freddo umido e pungente portato da una brezza marina mi stava tenendo nel "me stesso" umano ancora abbastanza saldamente.

Erano le 23.00 ed ero ormai arrivato nel luogo che avevo prescelto per "cambiarmi". Sarebbe stata la seconda volta stasera: prima avevo dismesso i panni del "Babbo ciccione ridicolo Natale Oh-oh-oh vaffanculo", panni che tenevo ancora in un sacchetto di cartone e che avrei volentieri bruciato (forse...domani...)...e adesso avrei indossato i molto onorevoli e poco ortodossi panni del lupus hominarius, rappresentante solitario di un'antica razza ormai ridotta al lumicino...troppo schiettamente sincera per una società che stava perdendo ogni umanità, per quanto bestiale essa fosse...

Ore 23.15: la "trasformazione" è un processo insospettabilmente veloce e indolore, rispetto alla fastidiosa "smania" che la precede ed a dispetto della profonda riorganizzazione scheletrica e muscolare dell'organismo che la subisce...alle 23.20 ero già Lupo. Un bel Lupo alto e slanciato, con un vello setoloso grigio e folto, muscoli guizzanti sotto di esso, uno stomaco vuoto e urlante e un paio di fauci desiderose di nutrirlo! Perfetto! Bellissimo!

Da Lupo, anche se si perdono molte caratteristiche mentali dell'uomo e si diviene un po' più istintuali e governati dalla "pancia"; anche se non si riesce a parlare correttamente e se i pensieri sono a volte un po' faticosi, di solito non si abbandonano certe caratteristiche personali. Ad esempio io sono, a ragione o a torto, ritenuto dagli altri un tipo molto brillante e simpatico, pronto alla risata ed alla battuta sarcastica...quindi, in ottemperanza, ma anche come parodia rispetto allo spirito natalizio che pervadeva quella notte...mi cambiai per la terza volta rimettendomi il costume del Babbo! L'operazione risultò un po' complessa per l'assenza di "mani" ben funzionanti, sostituite da zampe artigliate poco adatte a manovre così fini, ma alla fine riuscii a re-infilarmi l'abito rosso ed il cappello d'ordinanza...e il completo non mi stava neanche tanto stretto, perché pensato per un vecchio panzone petomane, semmai un po' corto...Babbo Natale doveva essere una gran mezza sega, ma io facevo la mia porca figura!

Così fantasiosamente agghindato salii velocemente (e quanto velocemente potevo muovermi non potete capirlo!) sul tetto del palazzotto-magazzino e da lì, con pochi precisi balzi, su quello della casa più vicina.

Il panorama della mia città, da tale inconsueto punto di vista, aveva una sua decadente bellezza: ad ovest il fanale pulsante del porto, le gru, le navi "container", i silos ed i transatlantici che parevano alberi addobbati galleggianti, il tutto a precedere l'immensità scura in continuo movimento del mare.

A nord le fiamme malate delle torri di combustione a indicare la landa desolata dalla raffineria di petrolio.

A sud e ad est lei...una piccola grande città...con le tante chiese che si andavano colmando di gente in attesa della messa.

Le fortezze, macchie buie come tumori della notte.

Le case, gli stabili, i caseggiati, i grattacieli, dimore moderne o antiche, punteggiate da lumi...fiochi fari...fuochi fatui a segnalare famiglie, donne o uomini, piccoli universi isolati, pur così vicini tra loro...

Stanotte una di quelle famiglie avrebbe ricevuto una visita inconsueta. Una visita sicuramente da raccontare negli anni a venire...ma di anni a venire sfortunatamente non ce ne sarebbero stati più.

La Fame mi dette l'ultimo avvertimento come con una coltellata al centro degli occhi...mi riscossi dal poetico intorpidimento, che mal si addiceva al mio stato, e mi avviai verso uno dei palazzi più antichi del quartiere, una casa nobiliare del '600 caratterizzata da una bella facciata, con un terrazzo sorretto da due colonne doriche d'arenaria. Lì viveva un unico nucleo famigliare, il resto erano tutti appartamenti in attesa da anni di essere affittati...e che non lo sarebbero mai stati viste le folli pigioni richieste...Mi calai lungo la grondaia d'angolo fino allo "scalo", ovvero fino ad una delle strade che fiancheggiavano i canali d'acqua marina che rendevano particolare quel quartiere, e costituivano una rete di comunicazione usata fino al secolo scorso per il trasporto delle merci dal porto.

Volevo entrare dalla porta principale dell'appartamento suonando il campanello, non intrufolandomi di nascosto come un qualsiasi ladruncolo! Entrai nell'ampio atrio a terreno (il portone era aperto, come avevo previsto) e rasentando il muro mi mossi verso il pianerottolo del secondo piano, dove risiedeva la famiglia Paglieri: padre e madre di mezza età e due figli piccoli, forse troppo per loro.

Come vedete, in quanto carnivoro "puntuale" benché generalista, anch'io facevo le mie indagini per individuare le prede che fossero più accessibili, fruibili e "convenienti". Era già da un po' che pensavo ai Paglieri, ma non avevo mai voluto affrontare il rischio di una "cacciarella" in piena città...gli eventi dell'ultimo mese mi avevano però messo alle strette! Se volevo arrivare sano di mente alla prossima luna dovevo metabolizzare mooolte proteine in breve tempo.

Una famiglia di quattro persone era perfetta...

Arrivai silenziosamente all'appartamento e, senza fare calcoli (...non ne ero molto in grado in realtà...), suonai il campanello con il mio pseudo dito della mia mano-zampa...mi accostai all'uscio, munito di spioncino, per impedire la mostruosa visuale che, mio malgrado, rappresentavo.

<<Chi è?>>, la voce era femminile.

<<Buon Natale...un pacco per il signor Paglieri...>>, recitai questa semplice formuletta con una voce cavernosa e quasi incomprensibile per le mie sensibilissime orecchie...ma evidentemente il timbro non destò nessun sospetto, forse aspettavano un pacco veramente...forse avevano amici con voci arrochite dall'alcol...Che culo una volta tanto! Tant'è che la porta venne aperta quasi subito...Mi voltai...

Davanti a me si presentò la famiglia al completo: il padre, un signore sulla cinquantina pelato e grassottello, con un cappello come il mio sulle ventitré; la madre, bella donna con capelli lunghi legati a crocchia e falsamente biondi...magrolina purtroppo; i due bambini, sotto i dieci anni, un maschio ed una femmina entrambi piuttosto in carne...

Tutti e quattro evidentemente rimasero piuttosto stupiti nel vedere un Lupo di due metri e mezzo vestito da Babbo Natale.

Il maschietto aveva anche un mezzo sorriso sulle labbra...che faceva? Pigliava per il culo?

La femmina, di poco più grande, aveva gli occhi più che sgranati, forse erano già sporgenti in condizioni normali, ma adesso parevano volerle schizzare dalle orbite.

La madre, con un grembiule a scacchi rossi e bianchi e un mestolo di legno in mano, aveva la bocca abbondantemente impiastricciata con un fastidioso rossetto carminio e la teneva aperta tanto, da sembrare una bambola gonfiabile in carne ed ossa.

Il padre era l'unico che sembrava non aver colto la stranezza della situazione e la bizzarria dell'avventore di quella sera: i suoi occhi erano spenti e velati, non so se da ignoranza, stupidità, vino frizzante o overdose di televisione. Le spalle erano cadenti e l'aspetto generale flaccido. In una situazione fisiologica migliore forse l'avrei scartato, ma quella sera non era il caso di fare i difficili.

Eravamo lì, alle 23.55 della notte di Natale. Tra cinque minuti tutte le campane della città avrebbero annunciato la nascita del redentore: "...pace in terra ed agli uomini di buona volontà...". Eravamo lì: io, e la famiglia Paglieri. I loro occhi umani, dove percepivo sentimenti disparati e molta incredulità, nei miei occhi bestiali, ardenti di Fame e con ormai un limitato raziocinio. Non so se pensassero ad uno scherzo, magari era un reality show o una trasmissione speciale di Teleregione...o se cominciassero a rendersi conto di essere veramente in un film dell'orrore, come comparse...in quanto il protagonista era un altro e loro sarebbero usciti di scena da lì a poco...

Era la notte Santa...forse volete che vi dica che li lasciai stare. Dopotutto a Natale siamo tutti più buoni! Forse volete che vi dica che alzai il muso al soffitto e cacciai fuori un bell'ululato spettacolare e scenico, poi mi lanciai dalla finestra del pianerottolo e dopo mi eclissai nella notte...

Forse volete che vi dica che quella notte cenai con cefali pescati a mano nei canali, con un pollo e mezzo quarto di bue alienati da una macelleria, con dieci panettoni artigianali trafugati dalla migliore pasticceria del centro. So che volete sentirvelo dire...

Invece non andò così.

Perché li mangiai. Li divorai tutti.

Durante la notte di Natale, prima che le campane smettessero di suonare per richiamare le ultime pecorelle, sbranai tutta la famiglia Paglieri. Ma non temete, dopo pochi secondi erano tutti morti. Forse non ebbero neanche il tempo di capire fino in fondo cosa stava succedendo...almeno, il padre non lo capì. Ne sono sicuro!

Alla fine del pasto mi trovai da solo (ovviamente) in una casa semi distrutta (le uccisioni di massa sono forse eventi un po' traumatici e caotici...ma così è...)...ed ancora con una Fame terribile! Ma come?! Avevo ingurgitato carne di quattro persone di cui tre sovrappeso...Doveva bastarmi per venti giorni a regola! Avevo ingoiato tutte le interiora disponibili! Avevo anche triturato alcune ossa, quelle più ricche di midollo...ma, porca puttana, avevo ancora un drago nello stomaco...Un drago che sputava fuoco!

Smanioso e insoddisfatto cominciai a girare per casa...dopo poco individuai la cucina: in ogni armadio, a cui strappavo le ante dalla foga, trovai roba da mangiare...merendine, scatolette di tonno carne fagioli, cracker, grissini, dolci natalizi di tutti i tipi, cioccolata, brick di zuppe precotte, buste di preparati liofilizzati e indefiniti....ma chi se ne importava dopo tutto? Mi ficcai ogni cosa in gola senza stare ad aprire o scartare...ingollai tutto...

Nonostante la mente ottenebrata trovai anche il frigo. Dilaniai a zampate anche quello e mi gettai su forme congelate imprecisate: carni, pesci, capponi, tacchini, insalate di mare, di terra, crostini, crostoni, bruschette, panini, tramezzini...

Ansante mi buttai sul divano...la grossa testa gettata all'indietro, lo sguardo ferale puntato sul soffitto...e lo stomaco dolorante...ma non per i troiai che mi ero ficcato dentro negli ultimi dieci minuti, non per i 200 chili di carne fresca dell'abbuffata precedente...ma ancora per un insopportabile languore!

Ancora Fame! E' Natale! Dovevo mangiare ancora! Tirai su il muso e me lo leccai per inumidirlo, annusando l'aria percepii un odore dolciastro...In fondo alla sala dove mi trovavo, nel casino impressionante della scena del (mio) crimine l'albero adornato e illuminato pulsava di colori gialli-rossi...gialli-rossi...gialli-rossi...l'odore veniva da lì...Gli addobbi erano di cioccolata!

Come se l'albero avesse provato a fuggire mi ci buttai sopra e...lo sbranai! Anche lui! Lo ingollai quasi intero: dal puntale al vaso pieno di terriccio (la famiglia Paglieri amava le tradizioni: l'albero era un vero abete rosso dell'Appennino settentrionale).

Alla fine mi cadde lo sguardo anche sui regali che erano stati amorevolmente collocati dai Paglieri sotto l'albero: delle belle scatole di tutte le dimensioni impacchettate con una deliziosa carta rossa e bianca, con fiocchi argentati...Mi si smosse ancora un qualcosa dentro...allora mangiai anche quelli, uno a uno, tirandomeli tra le fauci come noccioline...

E poi la Fame, così come era diventata un pena insopportabile, sparì del tutto. Come se non ci fosse mai stata. "Ci riaggiorniamo tra venti giorni bello..." mi sembrò di sentirla dire...

Ma ora ero veramente spossato dalla mia stessa foga bulimica e potevo percepire tutto ciò che avevo ingurgitato tintinnare nello stomaco...perché molto di quello che avevo mangiato faceva esattamente quel suono: tintinnava!

La scarsa lucidità che contraddistingue noi lupi mannari durante l'attività predatoria, diventa ancora più evidente quando siamo nella fase della digestione. Ed io ero nel pieno di essa, ma dovevo lo stesso muovermi. Non potevo rimanere lì fino all'alba, quando ci sarebbe stata la "contro-muta" ed avrei riassunto i miei consueti "panni" umani...

Cercai di riscuotermi e velocemente uscii dal palazzo. Una certa luce nel cielo indicava la seconda parte della notte, quella precedente il sorgere del sole. Scivolando da un angolo in ombra all'altro, sfiorando muri, sfruttando il buio degli scarsi giardini pubblici, mi spostai verso la periferia nuovamente. Mi liberai del costume di "Babbo serial killer Natale" in un cassonetto e, nudo, mi sentii meglio e più a mio agio.

La digestione procedeva imperterrita e dovevo già evacuare parte del cenone...sarebbe stata una cosa dolorosa probabilmente, ma era necessaria prima che tornassi uomo.

Non avrei potuto farlo in piena città: la prevedibile stranezza di una deposizione fecale come quella che mi aspettavo (ossa e peli umani, frammenti di palline di vetro e plastica, aghi di abete rosso, brandelli di cappone, scatolette di alluminio accartocciate, domopack con tracce di zuppe pre-cotte...) avrebbe allarmato le autorità e interessato oltremodo quei maledetti ficcanaso dei ricercatori! Ce ne erano alcuni anche qui: gente che si faceva chiamare "scienziato" e che si divertiva e tramestare nella merda delle bestie per vedere cosa avevano mangiato! Pensate che roba! Alcuni addirittura facevano delle analisi genetiche per accertare "nome e cognome" della povera bestia in questione! Vi immaginate che stupore nel ricercatore che avesse analizzato il mio DNA? E che casino sarebbe successo dopo?! Purtroppo il mondo per noi lupi mannari è diventato un posto pericoloso...non si può più neanche cacare in pace!

Con questi pensieri, sempre più chiari nella mia mente a causa dell'uomo che si faceva strada dentro ogni pelo del mio mantello, uscii dalla zona urbana che stava albeggiando. Oltre la statale, attraversata passando dentro una tubazione di scolo delle acque piovane, si estendevano alcuni campi a riposo. Su una lieve altura sorgeva un vecchio cascinale diroccato e disabitato; altre volte avevo atteso la "contro-muta" là dentro, era un posto sicuro.

Ormai al limite della condizione umana entrai fra quelle mura di un'epoca imprecisata e, prima di riacquistare le sembianze dell'altro "me stesso", liberai le mie budella...

Fu bello e selvaggio e sincero.

<<Buon Natale Signor Lupo!>>

M.

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