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Ria Rosa: parte prima

5 Ottobre 2015 , Scritto da Marcello de Santis Con tag #marcello de santis, #musica, #personaggi da conoscere

Ria Rosa: parte prima

Cari amici, vengo a proporvi una breve storia di una cantante di Napoli di un centinaio di anni fa, Ria Rosa, che conobbi musicalmente nel mio soggiorno a Pozzuoli per lavoro, nei lontani anni '70 del 1900.
Avvenne per caso; scendevo dalla stazione della Cumana per via Pignasecca - e mi fermai a spulciare - come sempre facevo - nei contenitori dei dischi esposti sulla stradina in lieve discesa, rumorosa di traffico di motociclette, di bancarelle, di guaglioni che gridavano, e femmine che si chiamavano da un vascio all'altro - era il negozio del cantante Nunzio Gallo, che qualcuno di voi ricorderà - mi fermai a spulciare, dicevo, tra i tanti dischi a trentatrè giri.
Trovai un disco con sulla copertina la faccia di una giovanissima cantante che non conoscevo.
Io ero e sono un appassionatissimo della canzone napoletana, e allora andavo alla ricerca, nel tempo libero dal lavoro, passeggiando per le vie di Napoli con mia moglie, di tutto ciò che attteneva alla canzone napoletana,
Lessi il nome: Ria Rosa, lo girai e lo rigirai tra le mani, ma non mi diceva niente.
Lo comprai, e non sbagliai a farlo; a casa lo ascoltai e mi innamorai all'istante di quella voce. Inutile dire che il disco era una riproduzione, e frusciava in maniera impressionante, ciò che dava alla cosa una fascino tutto particolare.
Ecco, vi presento questa breve storia in tre parti, essendo un po' lunga, spero incontrerà i vostri favori. Grazie.



Ria Rosa. Nome sconosciuto ai più, ma artista napoletana di fama internazionale, in quegli anni del primo novecento, dove poco conosciuti erano i cantanti ma notissime cominciavano ad essere le canzoni.
Ria Rosa invertì questo canone, cominciò ad essere conosciuta prima lei che le canzoni che presentava. Ebbe una vita lunghissima, pensate, visse quasi cento anni, quando morì ne mancava uno a questo traguardo: ne aveva ben 99. Cominciò a cantare e recitare giovanissima, ad appena 15 anni. Ma stette poco nella sua città, la Napoli che le diede la luce alla fine del secolo, nell'anno 1899; perché nel 1922, sposatasi col suo produttore, si trasferì in America per seguire il capocomico della compagnia nella quale si esibiva, l'attore cantante Nicola Maldacea, che fu anche il suo maestro di scena. E là morì, a New York, nel 1998.
Il suo nome all'anagrafe era Maria Rosaria (di cognome faceva Liberti, ma questo per la nostra breve storia ha poca importanza; del resto nessuno lo sa, perché tutti la conoscevano così come amava farsi chiamare: Ria Rosa, appunto, prendendo la seconda parte del suo primo nome (ma) Ria, e la prima del secondo Rosa (ria).
Cominciò così, seriamente, non per gioco ma per volontà di affermarsi, a cantare; ché sapeva essere la sua voce calda e bene impostata - ma ditemi voi quale napoletano che si rispetti non aveva allora, e non ha ancora oggi, una voce adatta a recitare e cantare ingentilendoli ognuno a suo modo, i versi delle belle melodie del golfo…
Il suo maestro di canto la presenta al pubblico, perché ormai la ritiene pronta per il debutto artistico, grazie alla sua passione per la canzone, passione che emana da tutta la sua personalità, sul palcoscenico della sala Umberto; che già aveva visto esibirsi artiste di grande nome e caratura internazionale, come la Belle Otéro e la grande grandissima Anna Fougez.

Come detto, Ria Rosa era appena una signorinella, e per l'epoca, a ben guardare le sue poche foto che la ritraggono e che sono giunte fino a noi, era davvero una ragazza bella ed esuberante. Incontrò immediatamente il successo con la S maiuscola, ma è da dire "non inaspettato", non tanto dalla giovane artista, ma dal suo impresario, che ella sposò come abbiamo detto più sopra, di lì a poco; e questi non ci pensò due volte: la condusse in America, dove i napoletani erano davvero tanti, quegli emigrati che laggiù vivevano lavorando sodo, e masticando nel contempo pane e nostalgia. E chiunque portava loro l'aria di Napoli, le canzoni di Napoli, 'o còre 'e Napule, non poteva che essere il benvenuto; una bella ragazza poi, giovane, appassionata, con una voce da incantare, l'accolsero a braccia spalancate, e ne fecero in breve la loro beniamina. Maria Rosaria, ormai Ria Rosa, non lasciò più New York.
La sua voce viene immortalata sui dischi, quei primi dischi di vinile, fruscianti sotto la puntina di diamante che percorreva i settantotto giri con pignoleria; e i napoletani d'America ne consumavano a iosa, di quei dischi di Ria Rosa, fino quasi a non riconoscerne più la voce.
Allora chi era fortunato, o meglio chi aveva raggiunto un livello di modesta agiatezza si poteva permettere il grammofono, quello a tromba, per intenderci, e chi non lo aveva, si avvicinava a chi ne possedeva uno e si fermava da ascoltare, estasiato davanti alla grazia della voce di Maria Rosaria.
Ma la ragazzina non cantava ancora le canzoni d'amore che di lì a poco sarebbero entrate nel cuore di tutti; cantava invece canzoni allegre, dispettose, canzoni che strappavano un sorriso a aprivano il cuore a una vita più accettabile di quella di tutti i giorni, tra duro lavoro per tutti, e rimpianti per alcuni, e malinconia per altri.
Divenne in breve la regina del cafè chantant.

A Napoli, prima di partire, nello sguardo degli emigranti, perso nella cartolina del golfo che s'allontanava, sembrava di leggere, e di ascoltare, me ne vogl'ìi' a ll'A-merica… ca sta luntana assaje,

Me ne vogl'í a ll'America,
ca sta luntana assaje:
Mme ne vogl'í addó' maje
te pòzzo 'ncuntr
á cchiù.

Libero Bovio e Ernesto De Curtis li scrissero, questi versi, nel 1912, e ogni volta che un bastimento partiva dal porto di Napoli, per gli emigranti imbarcati erano cuori che si spezzavano.
La intitolarono, e a ragione, 'A canzone 'e Napule.
E pareva di sentire per l'aria sopra le loro teste, le note di questa canzone - e nel cuore le parole - che li accompagnavano fino a che il golfo scompariva; e non restava per loro intorno, se non mare e speranza.

marcello de saAscolta RIA ROSA

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