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Silvia Pingitore, "Il disordine delle cose"

14 Dicembre 2014 , Scritto da Sergio Vivaldi Con tag #sergio vivaldi, #recensioni

Silvia Pingitore, "Il disordine delle cose"

Ultimo anno di liceo, per tanti studenti vuol dire anche orientamento universitario, ovvero la possibilità di perdere qualche ora di lezione ascoltando emissari dalle varie facoltà in visita promozionale. Come sempre, i colleghi liceali di Lucia individuano la cosa più importante: la spilletta-gadget, distribuita fino a esaurimento scorte e dimenticata in pochi minuti. Come sempre, Lucia è in ritardo e non riesce a ottenerne una. In realtà lei vorrebbe solo restituire le carte abbandonate dai ragazzi in visita, ma questi lasciano il liceo in tutta fretta, e a lei rimane la brochure di un corso di laurea che sembra fatto su misura per lei: Scienze Comunicative & Mediazione Intercontinentale (S.C.E.M.I.). Proprio qualche giorno prima l'insegnante di religione le aveva detto, in toni piuttosto decisi, che doveva cominciare a comunicare: questo avrebbe certo risolto i suoi problemi, e forse le avrebbe procurato anche degli amici, lei che veniva sempre derisa per i suoi vestiti fuori moda e il suo aspetto poco curato.

Proprio dal corso di laurea in S.C.E.M.I. inizia la nuova vita di Lucia Fellini, cognome ingombrante e fonte di sospetti tra i suoi Tanti-Nuovi-Amici: e se fosse lei la nipote del pezzo grosso di cui tanto si parla in facoltà? Nel dubbio, le fanno immancabilmente notare quanto siano belli i suoi capi e i colori che indossa, tanto da spingerla a osare con le combinazioni. Fra i suoi tanti colleghi vale la pena citare: Nicolò, un bel ragazzo con forti legami con la camorra, vive in subaffitto con altri sette studenti e se arriva troppo tardi finisce per dormire sull'amaca perché le brandine sono già prese; Demetria, una famiglia rovinata dalle slot-machine, ha una cotta per Nicolò e il suo sogno è diventare una giornalista scomoda; e infine Ludovica, conosciuta al corso scelto tra le Discipline Affini e Integrative. Di famiglia benestante, ha un pessimo rapporto con i genitori ed esprime la propria ribellione ascoltando musica rock anni '60 e fumando canne. Ogni sua frase contiene in media almeno un paio di citazioni di Jim Morrison.

Altro personaggio di particolare rilevanza è Kelevala. Lucia non sa se si tratta di un uomo o una donna, ma lascia scritte curiose sulla porta del bagno femminile. E se fosse un uomo? Un brivido di paura la scuote all'idea che un ragazzo possa intrufolarsi nel suo bagno.

Era solo questione di tempo, anche se non sapevi esattamente con quali mezzi ti saresti trovato miliardario senza passare per uffici, fitti e mutui: era come se l'età adulta fosse il tuo regalo di Natale ancora da scartare, la magia che dai banchi di scuola ti avrebbe portato dritto fino alle stelle, gratis.

E i “grandi”, a quelle cene natalizie, te lo hanno fatto credere: i loro occhi brillavano parlando dei tuoi tiri in porta o del saggio di pianoforte di tua sorella, delle pagelle e dei disegni.

Sareste diventati calciatori, artisti, inventori; nessuno di voi sarebbe finito impiegato al Catasto.

La chiave di lettura del romanzo è tutta qui, in queste poche righe del primo capitolo. Un racconto surreale con protagonista una ragazza svampita e allucinata proveniente da una famiglia povera ma con un cognome importante. I malintesi crescono a ogni pagina, in un rovesciamento di ruoli e situazioni e i personaggi di contorno, dai colleghi al resto della sua scalcinata famiglia, sono tanto assurdi da sembrare veri.

La generazione di cui parla Silvia Pingitore è anche la mia, ho trovato migliaia di rimandi a situazioni vissute di persona, e mi trovo di parte nel commentare questo lavoro. Un esempio su tutti, l'Università la Speranza frequentata da Lucia, il corso di laurea in S.C.E.M.I. e il mio personalissimo ricordo di un insegnante al liceo intento a spiegare quali fossero le prospettive della laurea in “Ingegneria della Pozzanghera e Affini” che il malcapitato studente aveva appena nominato. Storia vera. Quell'etichetta è rimasta nel mio immaginario per anni, e ancora oggi quando vedo il nome di un corso sconclusionato e insensato, lo definisco proprio così: Ingegneria della Pozzanghera.

Altro rimando, più nazional-popolare, è quello all'assessore Palmiro Cangini, personaggio comico creato da Paolo Cevoli, il cui cavallo di battaglia era la costruzione di una grande funivia per unire il nord e il sud Italia, ma senza motore perché il percorso è in discesa. Ricordo una sua intervista in cui gli chiesero dove trovava le idee così sconclusionate che portava in scena, rispose che leggendo la cronaca locale sui giornali la realtà superava di gran lunga la fantasia.

Ecco, anche in questo caso la realtà supera la fantasia, come tanti universitari potrebbero testimoniare. Mi permetto una riflessione: la generazione di Lucia è una generazione disorientata, illusa e disillusa in passato, lanciata nel mondo armata di sogni e andata a sbattere contro i problemi che le generazioni passate avevano dichiarato risolti. Improvvisamente non sono più studenti o lavoratori, ma cervelli in fuga, bamboccioni, giovani da aiutare attraverso politiche di protezione, neanche si parlasse di una specie in via di estinzione. La scelta di Lucia, il momento quasi catartico in cui comprende la realtà e decide di rimanere in Finlandia è surreale, ma è una realtà che esiste da secoli. I cervelli sono sempre fuggiti dall'Italia, ma un tempo venivano chiamati persone.

Il disordine delle cose merita di essere letto non solo per la bontà della scrittura o per gli argomenti trattati, ma anche perché su questo tema la retorica abbonda, e l'argomento viene spesso strumentalizzato. Sono convinto che in ogni contesto sia necessario un momento per sdrammatizzare, e il momento sociale, economico e politico attuale mi sembra quello adatto per farlo. E poi, a tutti serve qualche santo in paradiso, e pare che nel libro si trovino informazioni su qualcuno in grado di procurarveli.

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