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Aldo Dalla Vecchia, "Irresistibili"
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Irresistibili
Aldo Dalla Vecchia
Isenzatregua edizioni
pp 145
12,00
Aldo Dalla Vecchia ci ha abituato a questi agili manuali ricolmi di piccole chicche, sorta di cofanetti Sperlari gonfi di caramelle deliziose.
Irresistibili è l’ultimo della serie. Ha come sottotitolo 70 donne che hanno reso grande il piccolo schermo, è prefato da Silvana Giacobini e illustrato dall’Intelligenza Artificiale. Settanta donne, in ordine alfabetico, come settanta sono gli anni della tv, fra quella di stato e quella commerciale. Dalla Vecchia, che è giovane e non li ha vissuti proprio tutti, ne è, però, come sappiamo, innamorato e profondo conoscitore, in quanto autore di programmi oltre che scrittore.
Le donne di cui parla non sono certo tutte quelle presenti in televisione dagli inizi a oggi, ma sono frutto di una sua scelta personale. Ogni pillola ritratto è un breve cenno biografico – niente gossip, solo professione – unito a personali dolcissimi ricordi dell’autore.
Settanta figure imprescindibili, mostri sacri come Raffaella Carrà, Loretta Goggi, Mina o Sandra Mondaini, personaggi di spicco come Milly Carlucci e Alba Parietti, show girls come Lorella Cuccarini, giornaliste come Lilli Gruber. Donne che hanno fatto e che stanno ancora facendo la televisione. Donne non più giovani, donne che ci hanno purtroppo lasciato, donne che sono sulla cresta dell’onda e ci resteranno per chissà quanto ancora. Grandi personalità alle quali sono collegate memorie di programmi cult irripetibili, successi nazionali, capaci d’inventare tormentoni, battute, persino look e stili di vita. Quindi, ogni individualità qui rappresentata, non è solo se stessa ma anche lo spirito del programma che ha condotto o al quale ha partecipato.
Caratteristico il “tu” con cui l’autore si rivolge alle signore di cui traccia l’immagine, quasi il suo mestiere d’intervistatore tornasse a galla, continuando un dialogo mai interrotto, intimo e affettuoso, persino con coloro che non ci sono più.
Come al solito i libri di Dalla Vecchia, di qualunque cosa parlino, sono leggeri, ameni eppure mai superficiali, e, allo stesso tempo, trascinanti, nel senso che una pagina tira l’altra, un ritratto tira l’altro, come fossero piccole gustose ciliegie.
Gordiano Lupi e Francesco Viegi, "La grande bellezza"
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La Grande Bellezza
Gordiano Lupi e Francesco Viegi
Edizioni Il Foglio, 2024
15,00
Un libro di contrasti, questo ultimo testo a firma Gordiano Lupi e Francesco Viegi, fatto dei bei – e romantico-decadenti – testi di Lupi e delle ottime fotografie di Viegi.
Gordiano Lupi lo conosciamo: al di là di qualche incursione nel giallo, nell’invettiva o nel romanzo, è il cantore di Piombino. Parla della sua città com’è adesso e com’era nel ricordo. Memorie personali, forse distorte dall’acuta nostalgia che, col passare degli anni, si fa più amara, venata di sconfitta e di rassegnazione. Piombino non è sfondo ma è sostanza: archeologia industriale, polvere d’acciaio che arrossa il cielo in finti tramonti, agavi spinose e tamerici piegate dal vento, voli di gabbiani che hanno la traiettoria di ciò che non sarà mai più. Come si sa, la memoria rende incantevole anche quello che era quotidiano e finanche doloroso, stemperando e addolcendo. La “sostanza” è in fin dei conti la ricerca di se stessi, di ciò che non abbiamo trovato perché è andato perso, perché c’era già e non lo sapevamo, oppure perché è solo uno scherzo della memoria.
Le foto di Viegi collegano la Piombino che è a quella che sarà, ritraendo fiorenti ragazze in abiti succinti, le quali dovrebbero simboleggiare il futuro, ma anche la “grande bellezza” nascosta nel paesaggio marino e vetero-industriale della città toscana. Le ragazze contrastano con questo vecchio mondo, logoro ma pieno di significato, di persone morte, di voci, gesti e pregnante passato, loro che sono fresche e audaci, proiettate verso il futuro, avvolte da una naturale malizia e da una forse non troppo innocente sensualità.
Questo contrasto fra i ritratti di Viegi e la Piombino di Lupi ha senz’altro una sua ragione di essere ma io, da affezionata lettrice dei libri di Lupi, li preferisco fatti solo delle sue parole, della sua prosa così vicina alla poesia di cui è cultore, preferisco il fico degli ottentotti e i campetti sterrati dove i bimbi calciavano un pallone, i canneti, lo stadio Magona e la spiaggia di Salivoli, ai tacchi a spillo e alle cascate di riccioli mori. Preferisco, insomma, la voce che canta all’occhio che vede, anche quando, oggettivamente, vede la bellezza.
Incipit e immagini: "Galeotto fu l'inferno"
"Prima della nostra rottura, tanti anni fa, mi confidava i suoi progetti. E lo chiamavo ancora padre. Ora lo chiamo il mio Creatore e non so più cosa pensi. Mi sorge persino il dubbio che abbia smarrito il senno come tutti vecchi e le cose gli stiano sfuggendo di mano."
Da "Galeotto fu l'inferno" di Patrizia Poli
Incipit e immagini: Post Partum
"Nomen omen, eh, mamma? Ma tu non sei Pietro, il pescatore, su quella pietra non hai edificato proprio un bel nulla, sei un grumo di acido e di livore!"
Da "Post Partum" di Federica Cabras e Patrizia Poli
Incipit e immagini: "La pietra in tasca"
Se mi fossi voltata non le avrei viste, per questo continuavo a salire controvento, ostinata, con gli stivali che schizzavano terra, che affondavano e si bagnavano di torba umida. Potevo così immaginarne i passi, i corpi che fendevano l'aria, che occupavano uno spazio adesso vuoto, che non sarebbero mai cresciuti. Maria ed Elisabeth: le mie sorelle morte.
Da "La pietra in tasca" di Patrizia Poli
Incipit e immagini: "Axis mundi"
L'ombra si mosse lungo la tenda divisoria e la parte inferiore del mostro cadde a terra. La testa mastodontica irta di punte ansimòl. Nella camera c'era rumore di ferraglia mescolato al vento di gennaio che mugghiava dalla finestra.
Da "Axis Mundi" di Patrizia Poli
Incipit e immagini: "Una casa di vento"
Sale la scala a piedi, senza accendere la luce. Gli par di sentire Michela: "Hai tanto insisitito per l'ascensore e ora non lo prendi?". Gira la chiave ed entra, lo accoglie la vampa dei termosifoni, s'infila in camera di suo figlio, subito sulla destra, con la porta spalancata.
Da "Una casa di vento" di Patrizia Poli
Incipit e immagini: L'ultima luna
Vivere sull'orlo del Masai Mara, nei primi anni Ottanta, comportava una certa quantità di problemi, vista la presenza di leoni, serpenti, scorpioni, ragni giganteschi.Tali ostacoli non spaventavano Jeff Connelly, che di proposito aveva scelto quella vitae in cuor suo non l'avrebbe cambiata con nessun'altra.
Da "L'ultima luna" di Patrizia Poli
Incipit e immagini: "L'isola delle lepri"
Nel 1242 le orde di Batu, nipote di Gengis Khan, dopo aver saccheggiato i territori della Russia, dell'Ucraina e della Polonia, dilagano in Ungheria. Sono cinquecentomila, a cavallo e feroci.
DA "L'isola delle lepri" di Patrizia Poli
Incipit e immagini: "Signora dei filtri"
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Un tempo facevo dei segni sulla corteccia degli alberi. Ho smesso quando ancora le mie gambe non erano storte, i seni non somigliavano a due frutti vizzi e i capelli non avevano il colore della sabbia. Adesso conosco tutte le voci del mare.
Da "Signora dei fitri" di Patrizia Poli
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