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Aldo Dalla Vecchia, "La tivù è tutta scritta?"
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La tivù è tutta scritta?
Aldo Dalla Vecchia
Isenzatregua edizioni, 2023
pp 194
12,00
Aldo Dalla Vecchia, l’Alberto Angela degli scrittori, colui che spiega in modo pacato, elegante e semplice concetti complicati. In questo agile manuale per aspiranti autori televisivi, ci illustra il mestiere di chi scrive testi per la tivù, cioè, appunto, l’autore di programmi.
La prima parte è tratta dalle lezioni che Dalla Vecchia tiene al Master Fare TV dell’Università Cattolica di Milano, e si basa sulle sue sperienze dirette, sulla sua biografia professionale. La seconda parte ospita testimonianze di grandi firme della televisione, come Duccio Forzano o Luca Tiraboschi, per citarne solamente due. La terza parte è un glossario di termini tecnici televisivi, utile per gli addetti ai lavori ma anche per il telespettatore comune.
Ciò che si evince dalla lettura di questo libretto è che dietro ogni programma, anche il più essenziale – anche quello fatto di due sedie, un intervistatore e un intervistato – c’è un enorme lavoro certosino di squadra, ci sono persone e strutture gerarchiche aziendali che si affannano dal primo mattino fino a tarda sera. Un mestiere senza orari, senza festività, senza tregua.
La tivù è tutta scritta? Parrebbe di sì, almeno per la maggior parte dei programmi. Persino gli imprevisti sono in realtà previsti, con soluzioni ad hoc da adottare sul momento e nell’eventualità. Più tutto sembra scorrere con leggerezza e senza sforzo, e più dietro al programma c’è un buon lavoro. Questo – per inciso– vale anche con la narrativa.
Dalle varie interviste trapela una certa nostalgia per la televisione del passato, soprattutto quella sperimentale degli anni 90. “Eravamo liberi” dicono in molti. C’è rimpianto per quella creativa indipendenza, perduta a favore dell’acquisto di collaudati format stranieri. Nessuno più osa inventare un programma di sana pianta, perché le novità potrebbero spaventare gli sponsor. Contrariamente a quanto avveniva in passato, la tivù di stato è oggi più innovativa di quella commerciale, poiché non dipende esclusivamente dalla pubblicità per sostenersi. E l’auditel non è solo quella del giorno successivo ma la performance del programma durante tutta la settimana seguente, su tutti i mezzi e le piattaforme su cui è stato reso disponibile.
Come sempre tanto amore per la televisione, passata e presente, un mezzo adesso in totale evoluzione, non più relegato alla scatola magica ma declinato su più device, dal tablet al telefonino. Una passione lunga trent’anni per Dalla Vecchia, e radicata nell’animo di tutte le voci che compongono il coro di questo amabile testo.
#immaginieparole : Memorie
Memorie
Un salacchino per pranzo
mentre fai gramigna
ISOLA
a casa ti aspetta
il bastone di tuo padre
la promessa di lasciarti
senza un soldo
e dar tutto ai tuoi fratelli.
Meglio seguire
le signorine
a servizio giù in città
col vento di libeccio
e i gabbiani.
Bello
le ghette e i baffi
t’innamora e ti sposa
tuo marito
ti porta con sé
al numero uno
portiera di ebrei
ricchi corallai.
Alle dame sorride
non ha voglia di lavorare
ma è una pasta d’uomo
e i tuoi tre figli devi crescerli da sola.
Ti afferra la caviglia
quando la passione
esplode
ma tu dici no
e i gatti miagolano in soffitta.
IDA
bella e altera
il passo lungo e fiero
le mani di fata alacre
cuci i tuoi merletti
ragazza di Rosachiara
quando arrivano le signore
posa il lavoro
e corri a spogliarti
le spalle nude negli stanzoni ghiacci
la povera biancheria dimessa
le dita bucate dall’ago
sei più bella di loro
più bella di tutte
in quegli abiti che
non saranno mai tuoi
ma indossi come una regina.
Ti vogliono i figli dei notai
degli avvocati
al gran ballo per l’inizio del novecento
e nasce l’amore segreto
proibito
di cui non ci parlavi
e che ancora ti faceva
luccicare di pianto gli occhi
nascosto
negato
diviso dalle convenzioni
perché ognuno deve stare al suo posto
e i gatti miagolano sulle scale.
ADA
morettina svelta
figlia minore
madre di mia madre
onda di capelli sulle ventitré
occhi di carbone
caratterino aspro
così simile al mio
moglie di camerata
madre di piccola italiana.
Sotto le bombe
sul carro
col gatto in collo
risoluta e forte
tu scricciolo
dalla pelle bianca
e dal profilo delicato
energica e battagliera
a tener testa a quel tuo marito
con gli occhi di mio fratello.
Mi hai insegnato
la misura
molto più di LEI
mi hai cresciuto
amandomi
forse più di quanto
tu abbia amato LEI
e i gatti dormono
sul mio divano.
“Un’epopea di gesti quotidiani, di volti familiari che ci riconsegna il tempo, quella evocata da Patrizia Poli: il registro chiaro e colloquiale di un lavoro onesto che si impegna in una costruzione minimale del verso, una versificazione dai toni domestici ma mai dimessi, un dettato lirico fatto di eleganza sussurrata e di corrusca tenerezza, quasi a suggerirci che la poesia più intima e felice è quella che si coglie nel miagolìo dei gatti su in soffitta o nel sorriso ingenuo e strafottente di un marito che non ha voglia di lavorare ma è una pasta d'uomo.
L’esigenza di rappresentare tessere apparentemente insignificanti di un divenire ordinario e mai privo di grazia, sembra essere la cifra prevalente della sua poesia, sebbene non ci sfugga che, nell’ordito placido e sereno di questo componimento così sincero e narrativo, fa capolino, in maniera seppur solo accennata, con ritrosia dissimulata ad arte, qualche tratto malinconico e nostalgico che, d’altronde, si coglie già nell’immagine iniziale, poetica e frugale ad un tempo, dell’aringa affumicata e messa sotto sale, la memoria, che mentre si disfa e si consuma, si fa più appetitosa e saporita.
Proprio il contrasto tra la delicatezza del ritratto o del ricordo e il rassegnato recupero di affilate schegge di rimpianto, rappresenta la nota più evidente di questa prova interessante, soprattutto in quanto il suddetto contrasto si consuma lungi da qualsivoglia idealizzazione dell’altrieri, in una dimensione in cui, piuttosto che il malessere, scorgiamo un afflato tenero e sincero verso la personale matrice identitaria, verso una terreno gravido di voci e sentimenti.” (Vera Vasques)
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Terra smossa
Terra smossa
La terra si è mossa
Un buco nero di luce
Costi quel che costi
Anni di compromessi
Di aggiustamenti
Di doveri autoimposti
Ossessivi
Camminando verso la luce
Mi sfinisco
Le contraddizioni sono la mia ricchezza
Vivere qui, ora, adesso
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Tempo inutile
Tempo inutile
Bambole
immobili
sguardo fisso
occhi incollati
fila di mummie
in cripte di cartone rosa
conigli neri di Pinocchio.
Ora su tutto
le luci dell’ikea
alogene
livide
ferme come cuori fermi
come anime serrate
e bocche cucite.
Non è più la foto
non sono gli oggetti
ma uguale il muso di topo sperso
la montatura delle lenti
anche in mezzo a tutta questa carta bianca
in mezzo ai rotoli
ai pacchi
sei tu
come allora
senza speranza
e senza più gioventù.
Ogni fiocco, ogni stella, ogni candela
ti dice quanto tempo è passato
inutile.
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Raccogliendo pioggia
Raccogliendo pioggia
La fontana zampilla
il beagle tira il guinzaglio
sotto la panca ghiaccia
di piazzale Michelangelo
dove i coreani fotografano
la cupola di Brunelleschi
e l’urne de forti a Santa Croce
Non c’è altro
solo questo
Ma non vuoi andare
non vuoi lasciare
il pullman che arriva e riparte
l’aria umida
le ginestre
neppure la carta, la lattina, lo sterpo
nero e secco
il sole che continuerà a sgelare, a ripulire.
Quando anche un tremito freddo
ti scalderebbe
e persino il dolore
sarebbe meglio di niente
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#immaginieparole : Amore tardivo
Amore tardivo
Questo amore tardivo
morirà solo insieme a me
come tutte le cose che non si realizzano,
che rimangono sognate,
incompiute.
In ogni volto cercherò sempre il suo volto,
in ogni poesia una sua poesia.
Passeranno gli anni e mi chiederò se è vivo,
se è felice,
se ha trovato la donna giusta.
E soffrirò di nascosto,
perché anche soffrire è un tradimento.
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Monito
Monito
una dedica
proprio il giorno che ho conosciuto l’amore
le lucciole e il buio
il profumo della notte
i corpi nudi nel bosco
il vapore del vetro
che appannava
Ora solo uno sfogo
un rifugio
un brivido gentile
una stella di ghiaccio
perché siamo quello che siamo
e si sogna
Cerco in me la forza
per non essere chi
alla fine rinuncia
e si porta dietro
il peso
di colpe non sue
Ascolto
leggo
il cuore naviga
vola su un altro pianeta
Tornerò a casa
ferita
umiliata.
soffrendo
crescerò
in silenzio.
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Mancheranno
Mancheranno
Mancheranno
le istruzioni di volo
all’alba
sui tetti.
Mancheranno
le prime ricognizioni d’aprile,
il fischio
nell’ora indefinita
della sera
quando il pipistrello
vola radente.
Mancheranno
le stoviglie
le voci
gli asciugamani stesi
la quiete della domenica
giù nel cortile.
Fra qui e là
c’è solo
tempo da riempire.
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#immaginieparole : Mani belle sul volante
Mani belle sul volante
Mani belle sul volante
e la strada che mi scorre via
insegne spezzate
sassi, mucche e case senza intonaco
di pietra grigia
di mattoni grigi.
Cespugli bassi di ginepro
cespugli verdi e rossicci
e monti bruciati
alberi arrossati dagli incendi
e mare azzurro
a volte più verde
smeraldo che mette sete.
Nubi di vapore s’addensano
minacciano
si spostano
il vento è un’illusione del finestrino.
Mucche color sassi
E sassi color mucca,
mucca che ti guarda
e aspetta che piova.
Un uccello piccolo su ogni sasso
fermo perché non c’è niente da fare
e la mucca è silenziosa
e tutti i sassi sono uguali.
Mani belle sul volante io t’aspettavo
nell’aria ferma sono viva
parte del sasso e del ginepro.
Gli sterpi assorbono la paura
io piango e inumidisco la terra.
mani belle sul volante
io non ti perderò
come si perdono le scorie.
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#immaginieparole : Giorni che non finiscono
Giorni che non finiscono
Giorni che non finiscono
e non iniziano
la fila dei carri al crematorio
che pare ieri
la foto del viaggio
l’abbraccio di bimbi annoiati
ma forse la noia fa bene
il tempo che hai per te
ma non è tuo
e non sai più che fartene
e diventano vita gli uccelli in formazione
che vanno dove vogliono
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