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arte

ALCYONE 2000 QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI

27 Ottobre 2024 , Scritto da Redazione Con tag #poesia, #pittura, #arte, #riviste letterarie

 

 

 

 

 

 

È uscito il volume 18 di: ALCYONE 2000

QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI

Guido Miano Editore, Milano 2024.

In questo volume articoli su Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Padre David Maria Turoldo, Maria Angela Eugenia Storti, Don Angelo Carparelli, ecc…. Opere d’arte di Maria Teresa Vittone, Fabio Recchia, Geremia Renzi, Anna Actis Caporale, Cecilia Natale.

 

 

«Carducci nell’ultimo ottocento simboleggia il passato redivivo nell’atto di espandere nel cuore di tutti il seme della grandezza; e della giustizia, del lavoro e della pace. Egli è il “Santo Maestro” che educava i giovani ad anteporre nella vita, spogliando i vecchi abiti di una società guasta, l’essere al parere, il dovere al piacere, conservare, alimentare, dissotterrare la grande tradizione nazionale, “il poeta-vate della terza Italia”, la cui poesia sarà come “un assillo che la pungerà a procedere sempre, un fuoco inestinguibile che la costringerà a sempre più purificarsi: l’anima che la rapirà sempre più verso l’ideale che solo è vero”. La fede, l’ansia, la trepidazione, l’ebbrezza del martirio dei protagonisti del Risorgimento, nulla perdettero del primitivo slancio nell’animo del poeta maremmano, il quale le trasfuse, ‘bagnate’ dei problemi sociali nuovi, nei suoi discepoli. E Pascoli fece suo il messaggio del venerato maestro, il quale, nel discorso pronunciato in occasione dello Scoprimento del busto di G. Leopardi così si esprime: “Signori, io non sono di quelli che stoltamente o scelleratamente sognano che la miseria e il dolore abbiano da finire, ma sono di quelli che fermamente credono e vogliono che la miseria debba essere alleviata e il dolore sollevato”…».

Giorgio Battaglia

 

* * *

 

«Ho due motivi per scrivere di padre David Maria Turoldo su “Alcyone 2000”, che nel volume 16 (2022) ospitò la ristampa di un suo scritto, Mia madre, pubblicato per la prima volta sul n°1-2 (gennaio-aprile 1957) di “Davide, rivista sociale di lettere e arti”, fondata nel 1951 da Alessandro Miano, fratello maggiore di Guido. Padre Turoldo era in rapporti amichevoli con i fratelli Miano; oltre a partecipare a vari eventi culturali, ha tenuto varie lezioni straordinarie al “Corso Biennale di Orientamento Professionale di Giornalismo” di Milano, presso il “Centro Sperimentale italiano di giornalismo”, di Guido Miano. E siccome si suol dire “gli amici degli amici sono amici”, ho aderito volentieri all’invito di scrivere su di lui. Non ho conosciuto personalmente padre Turoldo, ma l’ho incrociato due volte. La prima da ragazzino, dopo la morte di papa Giovanni XXIII, quando mio papà, che lo conosceva personalmente e lo apprezzava molto, portò la famiglia a Sotto il Monte (BG) per partecipare a una Messa celebrata da padre Turoldo. Una seconda volta lo incrociai da studente universitario nei primi anni ‘70 ad un’iniziativa del “Tribunale Russel” contro la repressione in Brasile. Devo dire che non mi entusiasmò. Ma quando mio papà morì, nel 2006, trovai nel suo computer un file intitolato “Pregare” coi nomi dei vivi e dei defunti a lui cari – e per i defunti c’era scritto (c’è scritto, lo conservo ancora): “per P. Davide Turoldo, Requiem”. Ciò me lo ha reso più vicino di quanto abbia potuto fare la sua multiforme attività pubblica, ricchissima…»

Marco Zelioli

 

* * *

 

«Il salotto culturale di “Palazzo del Poeta” a Palermo, riapre le porte, con un nuovo cartellone ed un itinerario dedicato al mondo femminile. Dodici donne si raccontano attraverso la letteratura, il cinema l’arte, insieme al punto di vista di due autori, il cui sguardo completerà la rassegna letteraria “Un tè con l’autore”, ideata dalla giornalista Rosa Di Stefano. Ad inaugurare il quarto cartellone della stagione, venerdì 29 settembre, è stata la scrittrice Maria Angela Eugenia Storti con il saggio Itinerari di letteratura del Novecento tra tradizione ed innovazione introdotto dall’accurata prefazione di Lea Di Salvo. Un sentiero di riflessione sulla letteratura del Novecento, attraverso il confronto di alcuni degli autori ritenuti dall’autrice più significativi nell’ambito della cultura tedesca, anglosassone ed italiana. Percorsi di memoria per ragionare sul romanzo, la poesia ed il teatro e riflettere anche sul contemporaneo…».

Marisa Di Simone

 

* * *

 

«Figlia d’arte, in quanto anche il padre e il fratello pittori, Anna Actis Caporale ha avuto una vita avventurosa. Innumerevoli viaggi in paesi orientali, attratta da civiltà misteriose e cariche di simbologie e misteri, ha maturato un linguaggio unico e personalissimo che non dissolve la struttura e lo spessore della realtà naturale, ma ne coglie tutti gli elementi essenziali attraverso pennellate leggere e rapide che trasfigurano i paesaggi assorti e incantati. Temi ricorrenti dei suoi dipinti: il viaggio, i deserti, la mongolfiera che racchiude tutto l’anelito umano a quel senso di libertà cui tutti tendiamo. La sua è una pittura che nasce da una sofferta meditazione interiore, da una ricerca introspettiva, ma soprattutto dall’attimo, da quell’ “attimo che è il centro di ogni cosa” (dall’intervista rilasciata ad Andrea Domenico Taricco in Periodico d’arte) ….».

Michele Miano

 

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°18; Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 1116, isbn 979-12-81351-47-9, mianoposta@gmail.com.

 

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Daurija Campana, "Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di blu, qualcosa di prestato"

10 Ottobre 2024 , Scritto da Michele Miano Con tag #michele miano, #recensioni, #poesia, #arte, #pittura

 

 

 

 

Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di blu, qualcosa di prestato

Daurija Campana

 Guido Miano Editore, Milano 2024.

 

Daurija Campana non è nuova alle patrie lettere. Ha già al suo attivo varie pubblicazioni monografiche di poesia: La casa di paglia (2013), L’ultima campana (2021) e la più recente Sola tra memoria e dolore (2023), con accurato saggio introduttivo di Enzo Concardi.

La presente raccolta rientra in un progetto più articolato di questa Casa Editrice, la collana dedicata al Parallelismo delle Arti: la pittura può risultare poesia muta e la poesia pittura parlante. Per secoli sono prevalsi i principi dell’arte poetica di Orazio e l’assioma di Simonide di Ceo, riferito da Plutarco. Dalla stagione del simbolismo, che non ha ancora cessato oggi di influenzare e sollecitare tanta parte della letteratura e dell’arte contemporanea, il sodalizio tra artisti e poeti si è ripetuto in vari momenti delle “avanguardie” storiche, in cui l’incidenza del messaggio scritto del poeta risultava in parallelo con l’immagine visiva e ne rivelava, nel linguaggio formale, le più profonde significazioni.

Fino a che punto la presenza di un testo poetico può incidere sull’atteggiamento di un artista e viceversa su parallele e concomitanti fonti di ispirazione? Se da una parte ogni artista e poeta rimane fedele a se stesso, dall’altra non si può ignorare quanto la letteratura del passato e contemporanea abbiano sollecitato e illuminato le motivazioni di tanta ispirazione artistica e letteraria. La collana Parallelismo delle Arti nasce con l’intento di accostare per somiglianza un gruppo di poeti – con la scelta dei testi più significativi – attraverso fonti di ispirazioni parallele con un altrettanto gruppo di artisti contemporanei. L’obiettivo è quello di chiarire la condivisione di comuni intenti tra autore e artista, dove le tematiche del poeta sono messe in parallelo alla fonte di ispirazione del pittore: il tema dell’amore, della natura, della memoria, del dolore, della maternità, degli affetti familiari. Già Mario Praz nel suo studio Mnemosine aveva teorizzato il significato del Parallelismo delle Arti e questa collana intende suggerire una chiave di lettura simultanea, affidata alla sensibilità del lettore: «scopo dell’artista è di fare risplendere una forma sulla materia» (Jacques Maritain).

Se poi il poeta e l’artista figurativo coincidono nella stessa persona come nel caso di Daurija Campana, il percorso assume un significato più intrinseco dove i segmenti poetici offrono una dose di suggestione per cui i vari sentimenti si alternano e si mescolano con sapienti pennellate: la nostalgia per il passato, per l’amore finito che non può ripetersi, la presenza impalpabile del padre ormai scomparso ma sempre presente nella sua vita quotidiana, la liricità della natura sentita fortemente nei suoi palpiti atmosferici, quel senso di angoscia ormai stratificata negli abissi della propria coscienza interiorizzata e che trascende il senso della caducità delle cose e dell’umana esistenza. Come osserva Enzo Concardi: «Una poesia che in generale gioca sul contrasto assenza-presenza di chi non c’è più: assenza fisica, corporale ma presenza spirituale e memoriale. È sempre una condizione esistenziale di dolore che non trova vie d’uscita»: «…E venivo con l’angoscia nel cuore:/ piangendo ti parlavo di mio padre,/ e pregavamo insieme che guarisse...» (Il lago).

La tormentata ricerca interiore di Daurija Campana trova la giusta misura attraverso un intimo richiamo alla poesia ma anche alla pittura, che si anima come fonte di vita. Diventa espressione di un’anima che lotta tra sentimento e ribellione, sofferenza e recuperi di pensiero e spiritualità ai margini del rifiuto, ma anche amore per la vita, nonostante le difficoltà che essa propone come elemento purificativo. C’è il desiderio di trascendere gli elementi stessi dell’esistenza per giungere a dare di questi elementi la parte più intima del loro senso. Si legga la lirica Cade la pioggia: «Il cielo è sereno, cade la pioggia,/ oggi il sorriso è turbato dal pianto,/ il viso riga scendendo la goccia,/ l’animo giace perduto ed affranto…».

Se in alcune liriche le immagini autobiografiche denotano particolari stati d’animo, in altre assumono valori che rivelano una lucidità intellettuale di chi non si scoraggia. Daurija Campana costruisce la sua arte utilizzando tematiche di estrazione classica: l’amore, la morte, l’eterno, la natura, la memoria che però ella arricchisce con la sua sensibilità squisitamente femminile. Così anche i dipinti presi in rassegna in questa monografia assurgono a una maggiore incisività del suo dettato artistico. A titolo di esempio si notino i vari dipinti dove l’autrice sembra prediligere la figura umana femminile: La verità (che poi è anche la copertina del volume Sola tra memoria e dolore) ma anche Sentieri, Autoritratto, Timidezza, La lettura, Primavera, Il broncio. Figure umane nella loro plasticità, colori caldi e pastosi, tratti ben delineati dove la morbidezza e la sensualità di alcune forme rimandano a una realtà liricamente sentita, che trascende la determinazione fisica.

Arte come vita per Daurija Campana, in simbiosi con un atteggiamento e attitudine riflessiva, la quale si traduce spesso in una visione pessimistica ma seppure non frequentemente, lascia aperto lo spiraglio alla via della speranza. Il disegno sicuro e robusto, coagulato nell’impasto cromatico, nella sua stessa intrinseca lucidità intellettuale, che dell’opera sostiene gli equilibri e i rapporti spaziali, riappare nella tensione psicologica dell’immagine, nella sua sintetica espressività. Così la Campana si fa testimone dell’anima delle cose, in una pittura che segue in parallelo l’ispirazione letteraria in un’arte che si rinnova non in maniera esternamente clamorosa, bensì nell’interno: nell’accostarsi cioè con amore all’oggetto, al paesaggio, alla natura, alla persona. E lo fa in modo silenzioso e delicato. Si guardino ad esempio le pitture: Odette, Il lago, Alba sul viale dove la morbidezza delle forme, il caldo luminismo che unisce e fonde le tenui immagini della natura e delle cose rapiscono il lettore.

Emblematica e significativa è la suddivisione in quattro parti della presente monografia come a indicare quattro fasi ben distinte del proprio percorso interiore ma anche artistico: Qualcosa di nuovo, Qualcosa di vecchio, Qualcosa di blu, Qualcosa di prestato, una raccolta di liriche inedite ma anche una miscellanea di testi già pubblicati in precedenza. Dove ad esempio il colore Blu rappresenta lo stato d’animo dell’autrice: «Ti ho scelto tra tutti i colori/ per dipinger la mia anima/ e le ferite del mio cuore/ ancora non cicatrizzate. // Ti ho preferito perché prezioso, / da usar con sobria parsimonia/ pregiato e non sostituibile./…/ Rendi profondo il mare calmo,/ infinito un pezzo di cielo,/ angosciato il mio piccolo mondo» (Blu), come anche tutto in Blu è il quadro Timidezza.

Numerose sono le composizioni dedicate al padre, in generale nella produzione letteraria della nostra autrice e nel dipinto Mio padre, lo raffigura alla guida del suo trattore mentre coltiva la sua terra.

E per lo scrivente prefatore accomunato dallo stesso destino dell’autrice, non può rimanere immune da tanta “elegiaca sofferenza”. Daurija Campana crede nella vita perché crede nella poesia. Per dirla alla Umberto Saba, un autore che credeva nella poesia e nella vita, e credeva nella poesia perché credeva nella vita: «… d’ogni male/ mi guarisce un bel verso…» (U. Saba, Finale).

Michele Miano

 

 

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L’AUTRICE

Daurija Campana, nata a Meldola (Forlì), si è laureata con lode in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Bologna. Poetessa e pittrice, vive ed insegna a Cesena. Ha pubblicato le raccolte di poesie La casa di paglia (2013), L’ultima campana (2021), Sola tra memoria e dolore (2023) e il saggio Gli ebrei a Forlì tra il XIV e il XVI secolo (2013).

 

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Daurija Campana, Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di blu, qualcosa di prestato, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 80, isbn 979-12-81351-41-7, mianoposta@gmail.com.

 

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Cesare Verlucca e Michela Mirici Cappa, "Quando la poesia incontra l'arte"

12 Settembre 2024 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia, #arte, #pittura

 

 

 

 

Quando la poesia incontra l'arte... di Cesare Verlucca e Michela Mirici Cappa (Hever Edizioni, 2024 pp. 88 € 18.00) accorda, con meravigliosa corrispondenza artistica, la vivace e brillante complicità degli autori, nella relazione fortunata di rappresentare e interpretare l'evocazione poetica, nell'intensità delle parole e nell'incantevole scenario dei dipinti. Il libro racchiude poesie molto significative, dettate dalla fervida e appassionata personalità di Cesare Verlucca, animate da un sentire autentico, assiduo, consolidate dalla qualità della gratitudine e della pienezza presente della vita, ancorate all'eco sentimentale dei ricordi e alla libertà irrinunciabile dei desideri. L'incontro felice e propizio tra Cesare e Michela è la solida e luminosa dimostrazione di un percorso favorevole, tratteggiato dalla speciale e accogliente espressione di un'unica mano e un unico pensiero, nella combinazione positiva dell'attività creativa, nel nobile ed esclusivo panorama idilliaco. Cesare Verlucca elogia la preziosa e coinvolgente affinità esistente tra poesia e pittura, abbracciando la natura intimamente connessa delle immagini che rinnovano la scrittura, propone il disegno di una poesia commemorativa, capace di spiegare la raffigurazione dinamica e inquieta dell'anima, di trasmettere l'equilibrio commovente degli affetti, la percezione smarrita e apprensiva della realtà. La poesia di Cesare Verlucca evolve sempre la sua finalità letteraria nello sviluppo stilistico di una colloquiale e familiare confidenza, in cui il verso è sintesi originaria del movimento interiore, intonazione introspettiva, tensione esatta delle corde romantiche. Descrive lo svolgimento della persuasione emotiva, il passaggio esistenziale della conoscenza, adotta la sensazione esplicita della comprensione, suggerisce il dettaglio delle suggestioni, completando l'identità inscindibile tra l'estetica della fantasticheria e la verità delle riflessioni. I dipinti di Michela Mirici Cappa rivestono la poesia silenziosa delle emozioni, traducono l'indelebile capacità celebrativa degli elementi spirituali, arredano, con i colori ricchi di riflesso inconscio e di contenuti delicati e toccanti, la rivelazione della nostalgia, effige dell'impronta malinconica di ogni indugio del cuore. Trasferiscono, con ogni superba pennellata, l'osservazione e fanno emergere la complessità della condizione umana, immedesimando il lettore nello spirito segreto e crepuscolare delle cose, nella dimensione lirica che tinge la sfumatura degli stati d'animo. Cesare Verlucca utilizza ogni metafora elegiaca per comunicare la vocazione di una identità saggia e lungimirante, caratterizzata dal valore dell'esperienza e dei sentimenti, testimonia l'alleanza personale e riservata con l'avventura eccitante della vita, nell'intreccio intimo, privato, autobiografico del proprio attento e meditato pensiero. La poesia di Cesare Verlucca offre un'indagine umanistica del vissuto, contempla la struggente espressione dell'istinto e della passione, si fa portavoce di un sensibile miracolo, nella volontà di andare oltre e superare il confine della speranza. Cesare Verlucca e Michela Mirici Cappa condividono il valore oraziano nella locuzione latina “Ut pictura poesis” (Come nella pittura così nella poesia) nell'essenza divinatrice della sovrapposizione delle arti sorelle, nella loro energia eloquente.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

Cesare Verlucca e Michela Mirici Cappa, "Quando la poesia incontra l'arte"
Cesare Verlucca e Michela Mirici Cappa, "Quando la poesia incontra l'arte"
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Francesco Terrone, "Quando finisce la luce"

14 Dicembre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia, #arte

 

 

 

 

Francesco Terrone

QUANDO FINISCE LA LUCE

 

Francesco Terrone è nato a Mercato San Severino (SA); è autore di numerose raccolte di poesia. La sua produzione poetica è trattata in varie opere pubblicate da Guido Miano Editore tra cui Storia della Letteratura Italiana. Il Secondo Novecento, vol. IV (2015), Itinerario Organico delle Critiche Letterarie alle Poesie di Francesco Terrone (2016). Dizionario Autori Italiani Contemporanei (2017), Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Francesco Terrone.

Quando finisce la luce (Guido Miano Editore, Milano 2019) il libro di poesia di Francesco Terrone che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Nazario Pardini esauriente e ricca di acribia. L’opera è illustrata con fotografie di dipinti eseguiti con varie tecniche e di sculture in legno di molteplici autori. Si crea così una interessante osmosi tra poesia e arti figurative anche se non necessariamente le poesie hanno un’attinenza con le sculture e i dipinti. Del resto è indicativo a tale proposito l’inserimento nel testo prima della prefazione dello scritto Parallelismo delle arti di Michele Miano.

Il titolo della raccolta è tratto dall’ultimo verso del primo componimento intitolato La rondine e la zanzara: «Un sogno non muore / quando è guidato / da ali d’amore. / Le rondini volano in aria / alla ricerca / di piccoli insetti / che volano anch’essi nell’aria, / ma il loro volo, / pur essendo utile, / è fastidioso e senza speranza: / finisce / quando finisce la luce». Lo stesso titolo evoca un senso di perdita e di pessimismo un sentore di spleen che è tipico nelle opere anche di poeti contemporanei. Del resto i poeti sono spesso ultrasensibili e la loro produzione poetica stessa diviene il viatico per superare le difficoltà della vita che non è arte e spesso dà scacco all’individuo.

La raccolta non scandita potrebbe essere letta come un poemetto o canzoniere amoroso e se è vero che l’amore stesso fa soffrire può riservare gioie ineffabili connesse alla capacità di controllare le emozioni e tutto questo discorso è connesso alla capacità d’amare che è espressione nelle persone di intelligenza e sensibilità nel manifestare i propri sentimenti.

Le poesie di Terrone neo liriche tout-court sono sempre in bilico tra gioia e dolore nel relazionarsi dell’io-poetante alla figura dell’amata nel creare situazioni nelle quali tutti potrebbero identificarsi. È struggente il pathos espresso da Francesco in molte poesie per il manifestato timore di non essere ricambiato dalla sua donna.

Come contraltare incontriamo anche componimenti nei quali l’autore manifesta intima e profonda gioia vincendo la malinconia nel vivere lasciandosi andare nella sua passione.

Nella lirica Ti amo il poeta ci presenta la rima cuore-amore che è tipica di molti poeti del passato. L’amore stesso trova sfondo in contesti naturalistici anche idilliaci e le emozioni provate dal lettore si amplificano attraverso la contemporanea fruizione delle opere figurative che sono di grande pregio.

Il poeta esprime una notevole linearità dell’incanto attraverso composizioni che sfiorano anche l’elegiaco e si esprime con un versificare luminoso e narrativo nella sua forte chiarezza e immediatezza che ha una forte presa sul lettore.

Raffaele Piazza

  

 

Francesco Terrone, Quando finisce la luce, prefazione di Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2019, pp. 80, mianoposta@gmail.com.

 

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Wanda Lombardi, "Volo nell'arte"

20 Ottobre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia, #arte, #pittura

 

 

 

 

Wanda Lombardi

VOLO NELL’ARTE

 

«La pittura può risultare poesia muta, e la poesia pittura parlante. Per secoli sono prevalsi i principi dell’arte poetica di Orazio e l’assioma di Simonide di Ceo, riferito da Plutarco. E sono numerosi nella storia dell’arte i rapporti di amicizia tra pittori e poeti…»; così scrive Michele Miano nell’introduzione al volume che prendiamo in considerazione in questa sede: Wanda Lombardi, Volo nell’arte, Guido Miano Editore 2021.

La coesione e forza sinergica di pittura e poesia, il loro fondersi, sovrapporsi e intersecarsi è un capitolo affascinante nelle espressioni estetiche contemporanee che diventano ipertesti secondo le due linee di codice creando connubi affascinanti e non si tratta solo di pittura ma anche di scultura in immagini che suscitano effetti felici esaltando la sana immaturità del pensiero divergente.

L’Editore Guido Miano con questa pubblicazione e con altre della collana “Parallelismo delle Arti” ha capito la funzione catartica della poesia e dell’arte in generale come strumenti per esaltare giustamente la leggerezza della vita e che l’arte stessa è portatrice di serenità nel nostro liquido, consumistico e alienato postmoderno occidentale.

Entrando nel merito di Volo nell’arte di Wanda Lombardi è doveroso sottolineare che presenta una prefazione di Rossella Cerniglia esauriente e ricca di acribia. Il volume si dipana come una sintesi di parole e segni giocati sulla tastiera delle immagini pittoriche e scultoree e delle poesie nel realizzarsi di un felicissimo effetto globale per la qual cosa può essere letto come un ipertesto. Scorrendo il sommario del testo si nota che le poesie sono talora accostate ad immagini con le quali si creano rapporti osmotici di ispirazioni reciproche, magiche armonie esteriori e interiori e di rimandi che producono malia e sospensione.

Nella lirica Dipinto di poesia, titolo che racchiude l’essenza suddetta del testo, leggiamo: «Specchio della parola / una stupenda tela / ove il sorriso e la malinconia / soave s’intrecciano / al fascino di un paesaggio, / alla grazia di un interno. / Coinvolgenti storie / descritte con colori / ad ammaliar lo sguardo…»; questa poesia ben si accosta al dipinto Il poeta di Filippo Pirro che raffigura uno scrittore sognatore mentre dipinge parole sul mare.

Tra le tavole inserite, molto suggestiva è anche quella del pittore Franco Ruggero, Ragazza che si pettina, quadro suadente dalle tinte tenui e sfumate che riproduce una giovane donna dai bei lineamenti e dalle belle mani, dalle vesti policrome campita su uno sfondo che tende al carminio; affiancata alla riproduzione d’arte possiamo leggere la poesia di Wanda Lombardi Vanità: «Sentimento mai sopito vanità. / Esso serve a rinnovarsi, / ad apparir sempre migliori e in forma. / Come quello interiore, / ognor l’aspetto fisico è importante, / più giovane fa apparire, aitante / e nella cura del corpo più attraente. / Vanità talvolta estendesi ai pensieri / scelti con cura, molto raffinati / tesi a stupire e di sicuro effetto. / Ben venga allora sobria vanità / se essa almeno, breve tratto, / al mondo darà / parvenza di nitore».

I rapporti tra immagini e icone sono sottesi a qualcosa di indefinibile e di incerta identificazione che parrebbe trovare l’etimo nel concetto di tensione e di ricerca della bellezza come punto di coagulo di tensioni che tendono ad esaltare i valori dell’essere e non quelli dell’avere.

Nella lirica Note nell’aria leggiamo: «Manciate di fiori / soavi note si diffondono nell’aria, / e al vento ondeggiando affidano, / qual poesia, ritmi, accenti, dolci silenzi. / Profumo imprecisato di magia / quasi a rincorrere chimere / a lontananze arcane giunge / come speranza mai stanca di viaggiare…». I «dolci silenzi» e il «profumo di magia» si possono scorgere anche nel quadro Anna Maria del pittore pavese Attilio De Paoli da Carbonara che raffigura la moglie seduta vicino ad un albero, immersa in un’atmosfera incantata e sognante, mentre contempla un fiore tenuto in mano.

La poetica di Wanda Lombardi può essere considerata come neolirica tout-court e il suo poiein è sempre elegante e ben controllato e si articola come un esercizio di conoscenza implicitamente ispirato dalle immagini di autori eterogenei.

Raffaele Piazza   

 

Wanda Lombardi, Volo nell’arte, prefazione di Rossella Cerniglia; Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 80, isbn 978-88-31497-38-1; mianoposta@gmail.com.

 

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Fabio Recchia "Il libro della vita"

25 Settembre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #L'angolo della poesia, #arte, #pittura

 

 

 

 

Fabio Recchia

IL LIBRO DELLA VITA

poesie e dipinti

 

 

Il volume di Fabio Recchia Il libro della vita (Guido Miano Editore, 2021) che si ipostatizza sul duplice versante parallelo della poesia e della pittura presenta una premessa iniziale di Michele Miano intitolata Parallelismo delle Arti e una prefazione di Nazario Pardini esauriente e ricca di acribia.

Il libro non è scandito e l’alternanza di alcune poesie ispirate ad icone policrome produce un senso di magia affascinante che crea un ammaliante ipertesto e dà al lettore un senso di rêverie.

Le poesie in massima parte brevi nel loro insieme possono essere considerate un poemetto perché la parte letteraria non è scandita in sezioni e hanno spesso un carattere vagamente epigrammatico.

Il titolo della raccolta è forte e intenso e sottende un forte amore per la vita stessa, amore innanzitutto per l’amata che è il tu al quale l’io poetante si rivolge e poi per la natura.

C’è la presenza di una forte componente neolirica nel tessuto dei versi imbevuti di bellezza e solarità,

Il poiein è rarefatto e raffinato e ben cesellato e le composizioni nel loro librarsi sulla pagina nell’incipit planano dolcemente nelle chiuse e i tessuti linguistici sono raffinati e ben cesellati,

Programmatica la prima poesia che è una poesia sulla poesia, poesia intitolata Le parole: «Le parole / rischiarano il mattino / come raggi di sole. / Perforano le nubi buie / s’infrangono silenziose / sul foglio del cuore / colorando le pagine del libro della vita».

Nel suddetto componimento è detta magistralmente la forza delle parole stesse che salvifiche perforano le nubi e colorano le pagine del diario di bordo della vita e non si deve dimenticare quanto scritto nella Bibbia non solo nell’antico testamento e cioè che non ci sarà parola detta che sarà senza effetto e questo vale anche per le parole scritte come in questo caso.

In Il gabbiano leggiamo: «Il gabbiano / dispiega le ali / come vele sul mare, / si libra sul respiro del vento, / immobile e attento, / poi sale / per cadere come fulmine sul mare, / più veloce dei pensieri / che volano in me».

Per quanto riguarda le immagini pittoriche bisogna innanzitutto sottolineare che sono o tecniche miste o appartenenti al genere della spray art e che traggono ispirazione dalle poesie e viceversa.

Si possono considerare queste icone come vagamente figurative e sono connotate da un acceso cromatismo che entra negli occhi di chi le contempla provocando un piacevole effetto.

Affascinante la tecnica mista del dipinto Barche al tramonto (del 2020) che raffigura delle vele stilizzate e affascina in questo quadro la linea mare-cielo ed è singolare che il cielo stesso sia di colore arancio compatto e non azzurro cosa che crea un effetto surreale di grande bellezza.

Il dipinto Galattica (del 2020) rappresenta tre sfere di cui una simile ad un’arancia, una colore azzurro con delle sfumature e una verde e marrone, pianeti campiti su uno sfondo scuro e con una striscia verde, arancio e bianco,

Un’opera in toto affascinante che meriterebbe uno studio approfondito di dimensioni saggistiche.

Raffaele Piazza

           

 

Fabio Recchia, Il libro della vita, pref. di Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 80, isbn 978-88-31497-65-7, mianoposta@gmail.com.

 

Fabio Recchia "Il libro della vita"
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#immaginieparole : Turkimera

13 Giugno 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #poesia, #walter fest, #arte, #pittura, #vignette e illustrazioni

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

 

Turkimera                                                       

 

"Un occhio di Allah per te, uno per lei".

Una tartaruga di pietra, una con gli occhi blu.

Un punto sul foglio con tante frecce che s’irraggiano,

che vorrebbero espandersi, che pulsano un ritorno

d’amore su di sé.

Il bisogno è così grande che non si può colmare,

come un grande lago salato, amaro, refrattario,

che si asciuga da solo per farsi del male.

Una paura infantile, dilagante, dilatata.

Vorrei baciare ad uno ad uno tutti i fiori blu

della tua camicia

e la tua mano che mi rialza (allegra)

dal tappeto della moschea.

I baci al telefono mi stridono nelle orecchie.

Vorrei perdermi nel muezzin delle cinque a Santa Sofia

Nell’attesa delle navi che passano il Bosforo.

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

Chiunque desideri un'immagine gratuita per la propria poesia può scrivere a:

w.festuccia@libero.it

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#immaginieparole : Sotto la cenere

12 Giugno 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #poesia, #walter fest, #arte, #pittura, #vignette e illustrazioni

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

 

Sotto la cenere

 

Ti ho lavato

dove tu lavavi me

ti ho lavato

dove ora io lavo i bambini

che non ti piacciono

che non capisci.

Ti ho imboccato

con la bava

e la lingua

di traverso.

Farfugliare esasperato

Rabbioso

occhi come lampi d’impotenza

anche tu diventi figlia

anche tu ritorni figlia

il mio niente si fa paura

il primo fremito di un dolore ritrovato

che c’era

che c’è

 

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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#immaginieparole : Cuore di uomo

11 Giugno 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #poesia, #walter fest, #arte, #vignette e illustrazioni

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

 

Cuore di uomo

 

Mano lieve sulla porta
sorriso imbarazzato.
Come tutti i piccoli uomini
cammini sulle punte
in un’angosciata simpatia
che sprizza triste dagli occhi umidi
di cane malizioso.
Un fremito di nervi incontrollato
contro l’allegria degli occhi
e il sommo della bocca
a contrastare il moto di anni
che scendono giù
dove non ci sarà più fremito
né occhi, né bocca
dove il mio amore ti cercherà
sfondando le barriere fra i mondi.
Succhia col palato
i sapori della terra
pane, vino e odori di donna.
Pedina della dama, carta, tg2,
figura degli scacchi, mago Zurlì
così io ti vedo.
Brucio di gelosia fuori di te.
Ma se pungessi
con le mie maledette antenne
il tuo concreto cuore di uomo
forse non troverei quello che cerco.

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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#immaginieparole : Non sei morto e io sto così

10 Giugno 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #poesia, #walter fest, #arte, #vignette e illustrazioni

#immaginieparole : Non sei morto e io sto così

 

 

 

Non sei morto e io sto così

 

Non sei morto e io sto così

respiro nella mia paura

sopporto quello che non si può sopportare. 

Nella tua stanza c’è chi è convinto di essere a casa,

e ogni giorno crede di passeggiare sul lungomare

e descrive le onde, piccole e chiare.

Pensavo dov’è la nostra vita

 dove siamo noi

 dov’è tutto quello che avevamo

 che ci spettava,

da qualche parte ci devi essere ancora

 forse in cielo, su una stella.

Mi manchi in casa, fuori, in ogni gesto.

Eri come un  padre, ora sei mio figlio

Sei un pezzo di me anche se non lo ricordi più.

C’è una mano dietro tutto questo, c’è una regia,

ci deve essere un senso, una malignità, un destino cattivo.

Però oggi ti ho visto ridere, era la tua espressione, erano i  tuoi occhi.

 

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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