arte
Cinzia Diddi e Serena Baldaccini insieme a Nicola Giotti: parola chiave arte e Solidarietà
Uova aerografate con dipinti di Picasso e di Josè Van Roy Dalì. Omaggio anche a Fabrice Quagliotti.
I pezzi unici saranno messi all’asta, in un ideale gemellaggio, da “Insieme si può” fondo di raccolta istituito dalla Stilista Cinzia Diddi in Toscana e dalla “Associazione Gabriel" a Bari per raccogliere fondi da donare agli ospedali di Firenze, Prato, Pistoia e Bari
Queste le parole di Nicola Giotti.
Se qualcuno mi chiedesse se ci sia o meno un aspetto positivo in questo Covid 19, che sta flagellando il mondo, saprei cosa rispondere senza esitazione. Direi senz’altro di si. Quello che fa la differenza è, infatti, la corsa alla solidarietà, quella vera, quella che non ha confini. Quella che ci rende tutti cittadini di un unico cielo.
L’aerografo di Giotti, da Giovinazzo, si sposta a Nord con due donazioni: la prima è un uovo speciale che riporta il ritratto di Josè Van Roy Dalì insieme alla sua musa, Serena Baldaccini, holder del blog magazine Stay Star music blog and more. L’immagine è stata prestata dalla stilista fiorentina Cinzia Diddi e da una collezione di prossima uscita di T-shirt Limited Edition, dedicata al maestro.
L’uovo di Nicola Giotti verrà messo all’asta e devoluto a “Insieme si può”, la raccolta fondi attivata dalla stessa Cinzia Diddi, coadiuvata da Serena Baldaccini, con l’obiettivo di raccogliere fondi per acquistare macchinari e dispositivi di protezione a pazienti e operatori sanitari di strutture ospedaliere di Firenze, Prato, Pistoia.
Ma per questi tre ospedali e per “Insieme si può”, il contributo di Nicola Giotti non finisce qui, perché ha realizzato anche un secondo uovo, aerografando l’immagine di Fabrice Quagliotti, leader dei Rockets. E’ inutile sottolineare che l’uovo sta già spopolando soprattutto tra i fans della band.
Per saperne di più e per offrire il proprio contributo basterà cliccare sul link: www.gofundme.com/f/b5gb4-insieme-si-puo
E se si tratta di donare Nicola Giotti, pasticcere in Giovinazzo (Bari) - e autore di un magnifico libro dal titolo “Metamorfosi”, a ricordare una famosa mostra di Picasso – è in prima linea. La pubblicazione, racconta la sua arte: l’aerografia, una tecnica particolare, attraverso la quale riporta su uova di cioccolata dipinti dei maggiori artisti del Novecento. Vere e proprie opere d’arte alcune delle quali Giotti ha voluto offrire alla solidarietà. Serviranno, attraverso due aste eccezionali, messe in campo in Toscana da “Insieme si può” e a Bari dalla Associazione Gabriel, per acquistare, da Nord a Sud, presidi ospedalieri, che in questo periodo non bastano mai. In una sorta di ideale gemellaggio, il cui fil rouge è rappresentato da questi “pezzi unici”, realizzati da Nicola Giotti.
Scendiamo a Sud con la collezione dedicata a Picasso, che consta di cinque uova a rappresentare altrettante opere dell’artista riprodotte con la tecnica indiretta speculare lucida, concepita da Giotti e donate dall’artista-pasticcere alla Associazione Gabriel di Bari, odv per l’umanizzazione delle cure in oncologia. Si tratta di opere di particolare pregio e di grande livello artistico.
La Gabriel, attraverso una asta, patrocinata dal Comune di Giovinazzo - alla quale si può partecipare collegandosi anche alla pagina Facebook “Progetto Gabriel di umanizzazione delle Cure in Oncologia”- raccoglierà fondi (iban:IT51R06909606100000077956) per l’acquisto di mascherine e presidi ospedalieri da donare all’IRCCS e al Policlinico di Bari.
Antonella Daloiso
Intervista con l'artista: Andy Warhol... e pure con uno scrittore

Arte al bar: "Il cenacolo" di Leonardo da Vinci
«Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira [...] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d'acque, et altri ghiribizzi, né mai co l'animo suo si quietava, ma sempre con l'ingegno fabricava cose nuove.» (Anonimo Gaddiano, 1542)
Allora, carissime Bice e Alice, a Leonardo, nel 1494, venne offerto di lavorare al convento di Santa Maria delle grazie, c’era da decorare il refettorio per i pasti dei frati domenicani e al nostro artista venne lasciata la parte di fondo per realizzare l’ultima cena. Per Leonardo salire sull'impalcatura e lavorare su una parete di circa 5 x 9 mt, con una luce modesta, era l’ultimo dei problemi. Io lo vedo, Leonardo, con lo sguardo pensieroso, lo vedo studiare l’impresa, lo vedo ragionare sulla tecnica ed essere dubbioso sul lavorare con un intonaco fresco. Non a tutti piace sentire l’umidità che ti gela il pennello e le budella, e poi bisogna sbrigarsi, avere sempre la tinta a portata rapida di mano, sperando di sbagliare il meno possibile perché si rischia l’impasto della materia colorata come una pappa, lui no, lui studia il colore, studia la forma, riflette con calma, si intercala nella storia che ha davanti, si sente parte di essa e, come la mano d’opera di un vecchio artigiano è lenta e saggia, la parete umida potrebbe freddargli il cuore e la mente, e poi quest’ultima cena è divina e lui vuole renderla tale, quindi sceglie di sperimentare e di lavorare come su tavola, ma provando una materia che lui pensa potrà resistere su quelle mura che, confinando con la cucina, faranno traspirare vapore e calore. Scelta fatale perché con i secoli, anzi quasi da subito, si rivelerà sbagliata, ma questo capolavoro immortale, grazie a squadre di miracolosi restauratori, definitivamente tornerà a splendere e, dall'aldilà, Leonardo di gioia riderà.
- Walter, comunque questa cena non sembra drammatica.
- Bice, hai ragione.
- E non sembra neanche l’ultima.
- Brava Alice, ora vi spiego il mio punto di vista. La parete è di fondo, quindi Leonardo sceglie di realizzare una prospettiva che allunghi fino ad un orizzonte lontano, per dare ampiezza e profondità all'opera, di fatto le pareti dipinte ai lati del tavolo dell’ultima cena sembrano essere il prolungamento della mensa, come a sfondare il muro oltre la cucina nel retro, e tutto parte dal centro dell’opera, con la testa di Gesù Cristo ma alle sue spalle c’è un particolare importante, per me determinante.
- Quale?
- Gianni, metti un sottofondo musicale.
- Vi va bene Caravanserai dei Santana?
- Ottimo. Allora, secondo me in tutta questa opera quello che accende la luce e illumina la fede sono le tre finestre di fondo.
- E perché?
- Alice, attraverso quelle tre finestre, la luce che nasce all'orizzonte è la luce divina che apre le porte della speranza, o meglio, dichiara la certezza che c’è qualcuno superiore a Gesù Cristo e, lasciando che si compia il destino del proprio figlio, illumina l’umanità con il suo amore, per dimostrarci che non ci lascerà soli. Questa luce che entra dalle tre finestre colpisce la parete di destra e, scendendo sulla tavola ricoperta di una candida tovaglia bianca, compiendo quasi una curva, idealmente ci abbraccia, perché, se da un punto di vista tecnico il chiarore di queste tonalità - riferendomi all'alternare da parte dell’artista di toni chiari e scuri - è uno stratagemma della tecnica pittorica per permettere la profondità dell’opera, dal punto di vista ideologico le tre finestre e la tovaglia bianca sono la luce divina che viene diffusa su tutta l’umanità. Avete notato il pane disposto troppo ordinatamente, i bicchieri tutti riempiti rigorosamente a metà, piatti e vettovaglie disposte con aritmetica disposizione?
- Eh già, non avevano fame?
- Potrebbe anche essere che Gesù Cristo abbia iniziato a parlare prima di cenare.
- Carissime Bice e Alice, secondo me per Leonardo la cena era solo un dettaglio, gli accessori non avevano importanza, non c’è ricchezza negli abiti e neanche nell'ambientazione dell’interno, egli non doveva esibire la propria bravura attraverso la cura dei particolari. Leonardo da Vinci non doveva dimostrare nulla a nessuno ma, guidato da chissà quale forza interiore, descrivere semplicemente la verità che colpisse il più possibile nel profondo dei cuori tutti coloro che avrebbero ammirato il suo capolavoro, un capolavoro espresso in una maniera nitida, senza fronzoli.
- Come Giotto nella sua opera Approvazione della regola?
- Bravissima Alice, Giotto era a suo modo modernissimo e, girando per l’Italia, ha ispirato molti pittori, ma adesso torniamo alla nostra ultima cena.
- Eh no, perché ultima cena?
- Bice, tranquilla, non in quel senso, dai, non mi interrompere.
- Vabbè, se lo dici tu.
- Allora, voglio dirvi che in questa opera tutto sembra essere super ordinato, tutto fermo, e la concentrazione è maggiormente rivolta alla figura del Gesù Cristo al centro. In realtà la scena è molto dinamica, un movimento frenetico che, da ambo i lati, si diffonde come un vortice di passione e di emozioni verso il protagonista del momento. Gli apostoli, come nei fotogrammi di un film, recitano la propria parte, perfino un coltello nella mano di un irascibile è pronto e proteso all'azione, la gestualità emotiva è evidente, mentre il Cristo salvatore è serenamente rassegnato a una storia che ha da venire a breve. Quest’ultima cena è solo l’inizio di una nuova vita per chi deve credere e avere fiducia nell'unico amore universale e, come una ciliegina sulla torta, mentre si compie il destino alle spalle di tutti, entra dalle tre finestre la luce, raggi di luce dolce e piena di calore vitale.
- Questa luce sembra illuminare di più il volto e il mantello di una figura posta alla destra del Gesù.
- Brava Alice, occhio di lince!
- E ci credo, a forza di stare con i gatti!
- Allora, volete sapere chi è quel personaggio?
- Sentiamo un po’, chi è?
- Siete curiosi, eh? Allora, io immediatamente in esso ho visto un volto di donna: la corporatura è minuta, gli occhi chiusi rivolti in basso. Tra l’altro è l’unica figura che sembra estraniarsi dall'azione, mantenendosi con il viso proteso in senso opposto a Gesù, quasi ad allontanarsi dal dolore della situazione in corso. Il Cristo guarda alla sua sinistra? La donna guarda alla sua destra rassegnata, intorno a lei tutte le mani, le braccia i volti degli apostoli sono muscoli d’acciaio? Lei no, solo un immagine di tristezza e rassegnazione, che sia la Maria Maddalena? Eppure questa donna secondo me…
- Secondo te, cosa?
- Eppure, secondo me la luce irradiata dal suo volto significa qualcosa.
- Scendiamo a volo di gabbiano sulla tua teoria, sentiamola.
- Significa un messaggio di fede, significa la luce che illumina l’importanza della donna, la vita nasce dalla donna, nasce dall'amore, ogni nuova vita che nasce è il miracolo di questa nostra esistenza, la rivincita della vita sulla morte e la donna è la parte essenziale. In questa ultima cena la presenza di una donna illuminata da una luce divina non poteva mancare, simboleggia la chiusura del cerchio, la nostra ragione di esistere e di godere di questo paradiso in terra. E' l’ultima cena ma all'indomani conquisteremo l’eternità. Allora, che ne dite?
- E con il virus come la mettiamo?
- Oggi c’è un bel sole e il cielo è pulito, con la fantasia possiamo abbracciarci e stringerci le mani, sorriderci l’un l’altro e ben sperare che questa storia a breve finisca.
- E il sereno in tutto il mondo tornerà… Stasera a mangiare la pizza si va?
- Buona idea, anche se per ora solo con la fantasia, che è meglio rimanere in casa. Amici lettori della signoradeifiltri, anche la fantasia può diventare realtà e questo ce lo ha insegnato nei secoli la storia. Ora non ci resta che aspettare con pazienza il nuovo giorno che verrà. Per me le tre finestre alle spalle del cenacolo di Leonardo esprimono fiducia, e per voi? Ora, nel ringraziarvi e nel salutarvi, vi do appuntamento al prossimo incontro artistico che avverrà nella bottega dell’arte. Avremo nostro ospite un giovane artista, arrivederci a presto e, insieme a voi, sarà sempre un piacere.
Intervista all'artista: GUSTAV KLIMT

Un sussurro interiore …

In occasione delle festività natalizie e nell’ambito delle iniziative della III edizione del “Natale Insieme”, l’Associazione culturale Event Art, in collaborazione con il Comune di Cori (LT) e il patrocinio di Regione Lazio, Consiglio regionale del Lazio, Provincia di Latina e ‘Cori e Giulianello in Rete’, organizza il 3° Concorso di Estemporanea di Pittura, “Un sussurro interiore …”, avente come soggetto la Città d’Arte di Cori. L’iniziativa avrà luogo il 14 e il 15 Dicembre in Via Madonna del Soccorso e per le iscrizioni c’è tempo fino al 30 novembre.
Al concorso possono partecipare i pittori maggiorenni, professionisti e dilettanti, muniti dei mezzi necessari. Collocati in qualsiasi area libera del paese, i concorrenti potranno realizzare una sola opera, con qualunque tecnica pittorica, entro le dimensioni 40×40 cm – 100×100 cm, da consegnare entro le 17 del sabato presso l’Art Cafè. I dipinti saranno esposti al pubblico e verranno valutati entro le 16:30 della domenica. Una giuria di esperti decreterà i primi 5 classificati che riceveranno, rispettivamente, 500 €, 300 €, 200 €, 150 € e 100 €. I giudici popolari consegneranno un sesto premio, cumulabile, consistente in un cesto di prodotti tipici locali.
Contestualmente si svolgerà una esposizione artistica aperta agli artisti di qualsiasi disciplina, compresi i concorsisti. Ciascuno disporrà di uno spazio espositivo di 2 metri su suolo pubblico gratuito con assegnazione in base all’ordine di arrivo. L’iscrizione è obbligatoria, subordinata al versamento di una quota di partecipazione, alla compilazione della scheda di adesione, come previsto dal regolamento, disponibile insieme al modulo di domanda sul sitohttps://www.event-art.it/due-colonne/ e sulla pagina Facebook Event Art – Associazione culturale. Contatti: event.art@libero.it – 3400661677, 3801224703.
L’iniziativa è dedicata al Maestro Francesco Porcari, venuto a mancare il 18 Novembre 2017. Uomo di spessore, rara umiltà, gentilezza e sensibilità. Artista di rilievo, capace di uno sguardo penetrante e disincantato sulla realtà odierna fatta di apparenza, inutile consumismo, “inganni tecnologici”, una chimera per i giovani, costretti in un mondo virtuale, in un’indifferenza portatrice di profonda solitudine. Riconosciuto ai livelli più alti nel mondo dell’arte contemporanea, di lui hanno parlato i più importanti critici d’arte italiani come Claudio Strinati, Maurizio Calvesi e Maurizio Marini, che fu anche suo caro amico.
INTERVISTA CON L’ARTISTA PIET MONDRIAN

METTI UNA SERA ALL'ARCILIUTO FRA PAROLE, COLORI E VINI

Amici lettori del blog più swing del web, eccomi di nuovo con voi per presentarvi un evento romano rivolto a tutti gli appassionati di arte, un appuntamento artistico accompagnato da "parole, colori e vini". E' questo il titolo dell'evento che si svolgerà in Roma, giovedì 17 Ottobre 2019, presso l'Arciliuto di P.zza Di Montecchio, 5.
Nel centro di Roma, all'interno di un prestigioso e storico palazzo, l'arte pittorica di Alessia Fedeli, il live music di Paolo Rainaldi, la poesia dialettale di Diego Mascoma si fonderanno con l'aroma di vini selezionati dalla cantina Gaffino, a cura del sommelier Daniele Graziano, leader di Dgexperience, grazie ad un sospiro di Malvasia, un Tubbo da sogno Merlot, un buon bastardo di Cabernet Sauvignon, tutti insieme accenderanno una bella serata da ottobrata romana.
Sono a bordo della mia 500 stracarica delle opere di Alessia Fedeli e ci stiamo recando all'Arciliuto per l'installazione delle opere. Non potete vedere l'artista perché è completamente ricoperta dalle sue opere, siamo in ritardo per l'inaugurazione, accendo il motore taroccato da Harley electra glide 1200, metto nel lettore cd Eric Clapton e partiamo a razzo.
- Alessia, com'è la sensazione di essere immersa nel colore?
- E' quello che ho sempre sognato!.. Ma attento alle buche, non vorrei bucare i miei dripping!
- Hai il dripping nel cuore, come ti sei avvicinata a questa tecnica?
- Dire grazie a Pollock è scontato, diciamo che dipingere sgocciolando il colore a quel modo mi fa sentire me stessa.
- Tutta colorata e frizzante?
- Sì, in fondo questa rappresentazione simbolica è come tutto quello che ci circonda, la vita è in bianco e nero, è bella solo in foto e al cinema, senza colore che vita sarebbe?
- La tua materia è densa e di spessore, vedendo le tue opere viene voglia di toccarle.
- Vabbè, toccarle magari no, ma con la fantasia i visitatori possono pure farlo, perché no? Proprio come noi adesso.
- Non male come idea, tutti i giorni vestirsi di colori, io mi prendo un Van Gogh e tu?
- Io Matisse.
- Alessia, ottima scelta, volevo chiederti, ma a questa mostra che andiamo a montare che succederà?
- Per rimanere in tema, una baraonda di colore i miei, poi una simpatica caciarata di poesie e storie in dialetto romanesco di Diego Mascoma, una figata di musica di Paolo Rainaldi, fra degustazioni sfiziose di stuzzichini e vini di qualità proposti da Daniele Graziano, insomma, il moderno che si fonderà con l'antico e la tradizione.
- Sono preoccupato.
- Walter, perché?
- Sono tutte cose che ai robot non piaceranno.
- E i robot che c'entrano? Mica sono invitati.
- Saranno il futuro.
- Ma noi rimaniamo umani.
- Hai ragione, ai robot un sospiro di Malavasia farà girare i circuiti stampati, a noi farà parlare d'amore per la vita, così come tutti i dialetti d'Italia e le bellezze artistiche del nostro paese.
- Walter, ma quando arriviamo?
- Alessia, apri gli occhi, siamo già dentro l'Arciliuto, l'atmosfera è piacevole, tutto è pronto, le tue opere, la poesia dialettale, la musica, il buon vino, tutto profuma di arte ci dispiace per i robot ma loro non lo possono capire, noi sì.
Amici lettori della signoradeifiltri, l'arte in ogni sua espressività è un qualcosa che fa bene al nostro animo, tutti noi vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro, vi porterò in Liguria e saremo in compagnia di un famoso artista olandese, per ora i robot possono attendere.
Intervista con l'artista WILLIAM TURNER

Gentilissimi amici lettori della signoradeifiltri, oggi vi andrebbe di spassarvela girando in lungo e in largo per il più bel paese del mondo? In nostra compagnia, con la fantasia vi scarrozzerò a bordo di una vecchia Fiat 500 per vivere un'avventura artistico/comica, e vi anticipo che non saremo soli, per ogni viaggio avremo un ospite, un artista importante che intervisterò per voi, allacciatevi le cinture, oggi sarà con noi William Turner.
Ho fatto rifornimento, dato una pulitina ai pannelli solari, sarà un viaggio lungo ma, grazie al nuovo motore, un fantastico Kawasaky 900 raffreddato ad aria, arriveremo in buon orario, la macchinetta del caffè è sempre pronta, il cassettino straripa di cioccolatini e il frigo bar è ben fornito.
- Ciao William, benvenuto a bordo.
- Ciao Walter, grazie per avermi invitato, ho saputo che hai già scarrozzato altri miei colleghi, dove andiamo di bello?
- William, hai qualche preferenza?
- Mi piacerebbe vedere la torre di Pisa.
- Che ci sia qualcosa di inconscio?
- Walter, non lo so, forse.
- William, io credo di conoscere il motivo della tua richiesta, ma te lo dirò dopo, ora partiamo... Ti piacciono i cioccolatini?
- Perché no?
- Serviti, sono nel cassettino.
A bordo della nostra 500, amici lettori di tutto quello che c'è non manca nulla, William Turner, con la proverbiale flemma inglese, guarda il panorama che ci scorre di fianco, gustando di buon gusto cioccolato e sorseggiando caffè. Non me lo ha detto, forse avrebbe preferito il tè, ma a bordo di questa 500, ci dispiace per lui, ma si beve solo il nostro oro nero che profuma.
William Turner nasce da una famiglia umile a Londra (1775 - 1851) e, come accade per gran parte degli artisti, scopre sin da piccolo la sua attitudine al disegno e alla pittura, una dote che servirà ad alleviargli i dispiaceri derivanti dalla propria condizione famigliare. Il disegno e l'acquarello, due tecniche facili ed economiche, saranno il suo linguaggio personale e gli indicheranno la strada futura. A 14 anni entra alla Royal Academy of Arts di Londra e da subito mette in mostra un talento straordinario. La permanenza in accademia gli dà la sicurezza nei propri mezzi e inizia a vedere il proprio orizzonte con maggiore coraggio. Esce dalle mura, immergendosi nelle verdi campagne londinesi per andare a disegnare dal vero.
Per disegnare dal vero serve occhio, mano ferma, tratto preciso e netto, pazienza e concentrazione, basta un raggio di sole, una nuvola che si sposta o il fischiettio degli uccelli per deviare lo sguardo dal cavalletto, ma il talento di Turner è inossidabile e la sua tenacia forte come una roccia, ogni anno che passa si allontanerà, chilometro dopo chilometro, per aumentare l'esercizio e l'esperienza: Bristol, Galles, Scozia e poi il gran salto, poco più che ventenne, in Francia e Svizzera.
Il percorso formativo presso la Royal Academy, nonostante qualche critica ricevuta per il suo stile pittorico, naturalmente e normalmente fuori dagli schemi, è stato importante al punto da considerarsi una tappa fondamentale della sua carriera.
L'accademia era la sua casa e lo sarebbe stata fino alla fine, con le sue opere eccezionali avrà successo, fama, prestigio e numerosi estimatori. Un'altra pedina nello scacchiere della grandezza di Turner sarà, nel 1818, l'incarico di illustrare "The Picturesque Tour of Italy " e pertanto si documenterà viaggiando in Italia da Torino verso Liguria, Lombardia, Veneto, Roma, Napoli. Un'esperienza che gli accese la luce, in modo fisico e metafisico. La luce e il sole italiano gli illuminarono la vista, l'arte e gli artisti italiani gli coltivarono la fantasia, purtroppo l'eccitazione creativa, che lo portò a sperimentare, gli procurò qualche critica. Invidia? Impossibilità a capire una pittura innovativa? Soliti e immancabili bastian contrari? Quando si è al top, anche questo può succedere, ma Turner, consapevole delle proprie convinzioni, continuò a viaggiare, Belgio, Francia, Olanda, ancora Italia, ormai aveva la luce nel cuore e nessuno lo poteva fermare, la luce è il contrario del buio e, fra la fusione di questi elementi, c'è un dinamismo di sfumature di colore che rendono le sue opere emozionanti, lampi di luce che squarciano le tenebre, la natura che mette in risalto incredibili colori, tutto si muove intorno a noi in un tourbillion di toni che fanno della pittura di Turner vera poesia.
La sua ricerca lo aveva portato a viaggiare e, se da un lato era stata benzina per il corpo, da un altro lui si era sfiancato fisicamente. Ormai in là con gli anni, capì che era giunta l'ora di staccare la spina e, per uno come lui che aveva vissuto una vita vera, il declino lo demoralizzò, nel 1846 si trasferì a Chelsea, latte e rum nel bicchiere gli smorzavano i ricordi, cercò di cancellarsi, rivelando ai suoi vicini di casa di chiamarsi Puggy Booth e, dopo essersi ammalato, morì settantaseienne il 19 dicembre 1851. Gli furono tributati solenni funerali e onori alla memoria, l'arte aveva perso un grande artista ma le sue opere contribuirono a dare una nuova lettura alla pittura.
- William, ti va di parlare?
- Certo, di che parliamo?
- Sono molti anni che volevo chiedertelo.
- Che cosa?
- Ma quella volta che ti sei fatto legare all'albero di una nave per vedere dall'alto gli effetti della tempesta in mare, non ti chiedo il perché lo hai fatto, ma il coraggio per farlo dove lo hai trovato?
- Walter, hai presente quando qualcuno crede fermamente nelle proprie convinzioni?
- Penso di sì.
- Appunto, ero così deciso, mi sentivo talmente in armonia con gli effetti della natura che sapevo di avere la complicità di qualsiasi evento atmosferico senza rischiare nulla, ero in pratica un cronista della natura più ribelle, superiore a qualsiasi forza umana, pertanto un testimone necessario per far sapere a tutta l'umanità che di fronte alla natura siamo impotenti e, di conseguenza, non avevo paura.
- E vabbè, però stare lassù era un po' da matti.
- Ero in missione per conto di Dio.
- Questa battuta la conosco, per caso hai visto i blues brothers?
- No, ma prima di salire su quella nave ho bevuto una doppia caraffa di latte e rum.
- Capisco... Senti, vorresti spiegare ai nostri lettori perché tutti gli artisti vanno controcorrente, tu eri perfino un accademico.
- Walter, i lettori di questo blog sono più scaltri di te, lo sanno pure i bambini che tutte le cose vecchie prima o poi vengono superate, e poi io non potevo farci nulla, il mio modo di dipingere era quello, un po' romantico, un po' fuori dagli schemi, in ogni caso, quando poi la ruota della vecchiaia si è fermata dalle mie parti, ho capito l'antifona e mi sono messo da parte, largo ai giovani.
- Fra vecchi e giovani non potrebbe esserci una via di mezzo?
- Certo che c'è e, quando verrà scoperta, tutta l'umanità sarà migliore.
- William! Hai finito tutti i cioccolatini!
- Per dirla tutta, anche la tazzina del caffè è vuota.
- Dobbiamo fermarci all'autogrill a fare rifornimento.
- Bene, me lo sono meritato un panino con il salame?
- Per la tua temerarietà su quella nave senz'altro, vuoi dell'altro?
- Come ti ho detto prima, vorrei fare un giro intorno alla torre di Pisa.
- Va bene, si può fare, sempre meglio che rischiare le botte come con Picasso...William, perché la torre pendente?
- Perché in tutto il mondo ce l'avete solo voi, perché è anche un fenomeno naturale unito all'estro dell'uomo che l'ha creata, perché è una grande opera d'arte, perché sempre da lassù c'è una luce universale, e poi perché, dopo questa scarrozzata con questo tuo macinino, salendo le scale a chiocciola mi sgranchirò le gambe, ti basta?
- Modestia a parte, in Italia abbiamo anche un sacco di altra bella roba.
- Walter, sono quasi invidioso se penso che porterai in giro nelle tue visite artistiche altri miei colleghi, mi fai un favore?
- Se posso.
- Se per caso sarà tuo ospite Piet Mondrian, invece del caffè, offrigli del Pernod e poi, per farlo arrabbiare, digli che ero più moderno di lui... Forza, adesso andiamo a Pisa, my ass is broken!
Amici lettori della signoradeifiltri, noi andiamo a Pisa, voi, se volete, come sempre seguiteci con la fantasia, in ogni caso ci rivedremo al prossimo tour artistico, avremo un ospite a sorpresa. Goodby.
Immaginare Leonardo

“IMMAGINARE LEONARDO”
21 settembre ore 17,00 si inaugura la mostra dedicata a Leonardo presso la splendida location del Castello di Sonnino di Livorno
Un grande appuntamento attende la città di Livorno, il prossimo 21 settembre. Promossa da Progetto Editoriale, con il patrocinio dei Comuni di Livorno e Cecina, dell’Associazione Internazionale di via Margutta e della Camera di Commercio Maremma e Tirreno, verrà presentata la mostra Immaginare Leonardo, presso il Castello di Sonnino, nella ricorrenza del Cinquecentenario della scomparsa del Maestro Vinciano. L’esposizione prevista fino al 30 settembre, ad ingresso gratuito, sarà itinerante, di cui una tappa particolarmente significativa sarà a Roma ad ottobre presso la Galleria Vittoria di via Margutta. La mostra si caratterizza attraverso oltre trenta opere di noti artisti italiani insieme ad esponenti significativi della Nuova Scuola Romana, i quali si sono ispirati alla figura e all’opera di Leonardo e alla sua straordinaria attualità, non solo per coloro che lo amano ma anche per le nuove generazioni, in considerazione del fascino indiscusso di “genio del passato e del presente”. Pittore, architetto, scultore, scrittore, teorico dell’arte, scienziato e ingegnere, ideatore di una nuova maniera, ricercatore in ogni campo, prosatore originalissimo e spirito di creatività senza tempo.
Collegare Leonardo a Livorno è frutto di un viaggio immaginario. Non sappiamo infatti se vi sia mai stato, ma la famiglia Medici, il suo legame con il Maestro e il rapporto della stessa con la città, trasformatasi poi nel più ricco porto franco della Toscana, costituiscono un formidabile collante di originale valenza nazionale.
E’ importante evidenziare due aspetti difficilmente riscontrabili insieme per contemporaneità e rilievo:
Il primo è senz’altro Leonardo stesso con la riproposizione e la contemporanea attualizzazione della sua figura nella ricorrenza del 500° della scomparsa. Una dimensione quella del Maestro che si apre a nuove analisi, indagini, interrogativi e valutazioni nella rappresentazione a noi più prossima di uno dei massimi precursori del pensiero moderno, nel ruolo del tutto inedito di primigenio intellettuale europeo. Un’attualità quindi, reale e non retorica, del pensiero e dell’opera di Leonardo da Vinci.
Il secondo aspetto caratterizzante è nondimeno il luogo che ospita l’evento e la sua storia. E’ molto interessante evidenziarlo poiché Leonardo non è mai stato presumibilmente a Livorno, ma qualora vi fosse stato si sarebbe certamente interessato alle opere di ingegneristica, ai canali in costruzione, all’idraulica necessaria, all’organizzazione del sistema portuale, nonché alla regolamentazione delle acque ed al loro impatto ambientale. Probabilmente Leonardo sarebbe stato attirato dal Forte Mediceo sulla scogliera di Quercianella, che viene edificato più o meno negli stessi anni, per poi trasformarsi nel tempo nel Castello dei nostri giorni. Il Castello di Sonnino a picco sul mare racchiude in sé una storia ai più sconosciuta ed antica, oltre a custodire in una grotta naturale il sarcofago in marmo delle Apuane con le spoglie del Barone Sidney Sonnino, protagonista della politica italiana fra la fine del XIX secolo e gli inizi del ‘900. Un sito mozzafiato, una prua che penetra nel Mar Tirreno, diventando esso stesso elemento primario di caratterizzazione del paesaggio.
La mostra, curata da Tiziana Todi, con Leonardo protagonista assoluto, si avvale a corredo di un elegante catalogo edito da Progetto Editoriale Editions, nel quale sono riportate tutte le opere in esposizione nonché le schede descrittive degli artisti per così dire “leonardiani”:
Chiara Abbaticchio, Xante Battaglia, Tiziana Befani, Sonia Bellezza, Stefania Catenacci, Amalia Cavallaro, Francesca Cervelli, Claudio Cignatta, Alessandro Cignetti, Daniele D’Amico, Sonia De Rossi, Roberta Di Sarra, Daria Faggi, Daniela Foschi, Giuseppe Frascaroli, Paolo Gallinaro, Nicoletta Gatti, Micaela Giuseppone, Maria Rita Gravina, Angela Palese, Tommaso Pensa, Eleonora Pepe, Daniela Poduti Riganelli, Gualtiero Redivo, Marco Rossati, Fabio Santoro, Rosamaria Salkin Sbiroli, Renata Solimini, Claudio Spada e Rodolfo Villaplana.
Oltre ai tanti autorevoli ospiti, va segnalata la partecipazione di Philippe Daverio quale protagonista d’eccezione al dibattito organizzato per la circostanza. Uno degli aspetti che lega Daverio a Leonardo è certamente una milanesità differita, tra le arti e il pensiero, ma in particolar modo nell’ambito di un’architettura concettuale e di intenti di cui Milano rappresenta da sempre un emblema geniale.
All’inaugurazione della mostra prevista alle ore 17:00 seguirà poi alle 18:30 il convegno Leonardo a Livorno. Tra i relatori Tiziana Todi, Direttrice della Galleria Vittoria in Via Margutta a Roma, parlerà del rapporto fra arte rinascimentale, arte moderna e contemporanea, Giosué Allegrini, Capo Ufficio Storico della Marina Militare Italiana e noto critico d’arte, racconterà invece di Leonardo, nelle suggestioni dovute alla costruzione della città di Livorno sulle acque, rappresentando contemporaneamente il tramite ideale tra antico e moderno. Philippe Daverio, storico dell’arte, docente, saggista e narratore televisivo ci porterà alla scoperta di un Leonardo sconosciuto e misterioso, fin dalle profondità del suo pensiero oltre ogni più ragionevole confine. Concluderà Francesco Malvasi, Direttore Artistico di Progetto Editoriale, che illustrerà invece le ragioni stesse del lungo impegno della Casa Editrice relativamente al pensiero e all’opera del Maestro che ha dato vita nel tempo ad una significativa politica editoriale di riferimento. Illustrerà altresì le ragioni della scelta di Livorno, spaziando fra la Toscana e Milano, in una proiezione europea e nello scorrere di un percorso culturale che di fatto ci accompagna da Leonardo, dal Rinascimento tra le varie epoche fino ai nostri giorni.
E mail: direzionegenerale@progettoeditoriale.com – www.progettoeditoriale.it
UN ARTISTA PER NATURA: "KI"
Amici lettori, per voi che già conoscete le mie scommesse artistiche, oggi voglio parlarvi di questa mia nuova, vi presenterò un artista speciale, un giovane emergente, al quale la natura, se da un lato con lui è
stata "bizzarra", per un altro verso ha regalato una dote innata. Di Ki vi parlerò? Il nome di questo artista è Camillo Iannacone, in arte "Ki".
Il linguaggio espressivo di Ki, si manifesta con naturalezza attraverso il disegno, le sue opere sono spontanee e piene di colori.
Esente da condizionamenti, il nostro giovane artista è libero di spaziare con la fantasia, quello che vede e sente intorno a sé lo rappresenta con una grafia dinamicamente espressiva, i tratti sono astratti ma rapidi e decisi, inoltre Ki sa ben equilibrare i colori, badate, è una caratteristica che appare facile, ma in realtà anche molti artisti consolidati, a volte non riescono ad abbinare le tonalità. Si arriva all'optimum cromatico grazie al lavoro, al mestiere, ma sopratutto per doti naturali delle quali Kì è ben dotato. La brillantezza nell'insieme è impregnata di fantasia, giochi di colore per un dialogo spontaneo. Come vi dicevo, con lui la natura, o il destino, poteva essere più giusto, ma ora io voglio solo vederlo e farvelo conoscere come un artista che ha davanti a sé, per la sua felicità e per quella dell'osservatore, tanti anni di lavoro creativo.
L'abito non fa il monaco e l'interiorità di Ki è grande, da lui non viene espressa attraverso il verbo. Come per magia, mediante semplici strumenti, produce un linguaggio, il suo personale linguaggio, e sicuramente, continuando a lavorare, imparerà altre tecniche e relativi nuovi supporti. Ha già sperimentato in passato l'utilizzo di tessuti e della fotocamera, la sua fantasia è enorme e inesauribile, Ki è molto giovane e per me diventerà un bravo artista, lo aspettiamo alla sua prima mostra, siete tutti invitati, si astenga chi vede solo in bianco e nero, la vita di Ki è tutta a colori.
Quattro chiacchiere con Giobbe Iannacone. Giobbe Iannacone, papà di Camillo, in arte Ki, è un bravo architetto e appassionato di jazz, gli ho proposto alcune domande per presentarci in una maniera più personale suo figlio.
Giò, puoi raccontarci la prima volta che hai capito e compreso che tuo figlio era dotato, scusa il gioco di parole, di doti artistiche?
- Da sempre, Camillo, in quanto autistico, ed avendo difficoltà nella comunicazione verbale, ha sopperito a questo deficit con la comunicazione grafica... lui parla per immagini.
Camillo che studi ha praticato?
- Ha ultimato quest'anno il liceo artistico.
Come è stata la tua esperienza di fare arte, fianco a fianco con tuo figlio?
- Io non sono un artista, Camillo lo è, probabilmente è lui che ha insegnato qualcosa a me, io da genitore ho avuto solo il piacere di vederlo lavorare serenamente e di saperlo felice con le sue forme e i suoi colori.
Puoi descriverci le sue emozioni quando disegna?
- Si rilassa.
Lo hai visto migliorato da quando ha iniziato a disegnare?
- Quando disegna o dipinge è sereno, può passare una intera giornata davanti ai fogli di carta e ai suoi pennini senza mai perdere la concentrazione.
Perché il nome d'arte "Ki"?
- Sono le iniziali di Camillo Iannacone, la "C" è diventata "K" per pronunciare l'acronimo in maniera grave, come dire "Chi?...""Chi è?"..."Cosa fa?" Come a lasciare intendere un sapore enigmatico all'acronimo.
Quale artista del passato lo ha maggiormente interessato?
- Non ha un interesse particolare per un artista specifico e non si ispira a questo o a quell'altro, Camillo è originale.
La mostra che avete visitato insieme e che lo ha maggiormente colpito?
- Siamo stati a Città di Castello a visitare il museo di Alberto Burri, presso gli ex seccatoi del tabacco. Frequentiamo spesso spazi espositivi come il Maxi, Gnam, musei Vaticani, musei Capitolini, Palazzo Massimo. Inoltre, anche presso altri siti culturali, nella città di Roma, ci rechiamo sovente a visitare varie mostre temporanee. Camillo ama farsi fotografare con, alle spalle, un'opera famosa.
Camillo ha cercato da solo l'arte oppure è l'arte che ha cercato lui?
- La nonna materna è una pittrice ritrattista e neo impressionista, fa parte del gruppo storico dei 100 artisti di via Margutta, Camillo è stato da sempre immerso e circondato da pareti ricoperte di pitture e opere artistiche. In un certo senso è stata un'attrazione e un amore reciproco.
Per la realizzazione delle sue opere che tecnica predilige?
- Pennini a colori su cartoncino ma in futuro sicuramente proverà anche altre tecniche artistiche.
Puoi dirci le sue qualità umane e artistiche?
-E' un bravo ragazzo che ama disegnare e dipingere.
Giobbe, ci avvertirai quando Ki parteciperà con le sue opere a qualche mostra? Ci piacerebbe essere il suo portafortuna.
- Vi ringrazio, sarà un grande piacere informarvi.
Molto bene, amici lettori della signoradeifiltri, tutti noi auguriamo a Ki di continuare a divertirsi e a percorrere la strada dell'arte con successo. Vi aspettiamo al nostro prossimo appuntamento, di sicuro sarà ancora a colori.
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