Ivo De Palma recita 5 poesie da Sazia di luce di Adriana Pedicini ed. Il Foglio, musiche di Carlo De Filippo
Poesie di Adriana Pedicini
recitate da Ivo de Palma
musicate da Carlo De Filippo
5 poesie recitate da Ivo De Palma. Attendere tra una poesia e l'altra un breve tempo
Tempus fugit
Prima di Voi
ho visto un mondo intero crescere,
fino a posarsi dolcemente sulla luna
aggraziato da sorrisi sconosciuti,
per incupirsi
tra i mezzi sguardi e le tante voci
per poi annebbiarsi
nei troppi facili e tristi volti.
Ho camminato a lungo coi miei occhi,
tra il fitto rincorrersi degli alberi
per ritrovar sotto i loro rami,
la verde freschezza
da donare a una pelle
ormai troppo sudata dai tormenti.
E poi fuggire,
fino a scoprire un nuovo rifugio di Dio,
dalle roventi quotidianità di uomo
e dalle banalità da sopportare.
Ho sciolto i versi
delle passioni immortali,
per ritrovarmi ad essere
spettatore di me stesso,
nel teatro dell'imperfetto che ci anima
e da vita alla gioia che fa sentirVi mie
per la serenità profusa
ad ogni vostro abbraccio.
Contagiato com'ero da paure
e dalla voglia di non sembrare,
mi ritrovo libero e semplice,
sereno nell'andar di oggi
nell'attesa della sera,
di quei momenti per volersi raccontare
e ascoltare,
per farVi scoprire,
giorno dopo giorno,
il nuovo sapere.
Non ho più bisogno
dei mostri antichi
che per avidità degli altri
turbavano il mio riposo.
Insonni violenze alla mente
che perseguitavano
fino a confondermi il cuore.
Parole e tumulti del corpo
che non udrò più.
Finalmente libero,
felice dell'abbandono mio in VOI
Lo so che prima o poi
ritroverò le gesta,
magari le risate senza gioia,
così come un giorno le ho lasciate
su un sorriso non mio.
Lo riconoscerò,
non importa se invecchiato dagli anni,
spento in fretta dalla consapevole rinuncia
ad accettare di veder lievitar la vita
senza di me.
Anche quel giorno
penserò a Voi
e Voi sarete al mio fianco.
Bambine mie,
ho visto il mondo crescere
fino ad accendere le stelle,
per noi sempre così lontane,
in un futuro che si è vestito presto
degli abiti del passato.
Oggi sono qui,
a vivere il presente da inseguire
dove i sorrisi, gli sguardi e le voci
sono solo le vostre.
Io, prima di Voi,
in un tempo senza vita,
al vostro fianco,
nel mio “persempre”
in una vita senza tempo…
Buona Vita a Voi,
solo per Amore,
… babbo.
2003 - dedicata a Martina e Sara
Abbattiamo l'armadio a muro. Stava lì da prima...
Abbattiamo l'armadio a muro. Stava lì da prima che io nascessi. Come zeppa ci sono un paio di fogli ingialliti: pagine della rivista Oggi, datate 12 agosto 1954.
Lettere indirizzate al direttore, “egregio signor Rusconi”, qualcuno chiede se la moda giovanile d’indossare il nero non sia offensiva per chi è a lutto, un altro si lamenta “dell’assordante e molesto scoppiettio delle motorette”, poi c’è una foto della sorella del re Faruk, accanto a un articolo sulla possibilità remota che il tabacco provochi il cancro, e, ancora, la reclame delle Gillette, un pezzo che titola: “Un’italiana su tre lavora fuori casa”, dove è spiegato che il lavoro femminile è considerato di scarso rendimento, quindi Rhonda Fleming che si lava con la saponetta Lux, e, infine, la pubblicità di un romanzo B.U.R , Moll Flanders di Defoe, per lire 240.
Livorno Magazine - Periodico di Informazione
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Livorno Magazine - Periodico di Informazione
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Patrizia Poli presenta Livorno nella Storia: il piroscafo Andrea Sgarallino
Grazie a Fabio Marcaccini
ringrazio Fabio Marcaccini per il suo articolo
da Livorno Magazine
di Fabio Marcaccini
Patrizia Poli nasce a Livorno nel 1961 e qui risiede. Laureata in lingua e letteratura inglese con una tesi su Il Signore degli anelli di Tolkien, ha vinto il premio Guerrazzi con il suo racconto “Quand’ero
"La Supplente" prima puntata di Chiara Zanin
di Chiara Zanin
Tema: La Supplente.
Svolgimento:
La Supplente è una maestra. Siamo sicuri? A dire il vero, essa è socialmente riconosciuta come la sostituta della maestra, quella vera. Allora, la Supplente è una specie di avatar. Un surrogato, una brutta copia. Deve prendere quello che trova e restituirlo, tale e quale, se possibile perfezionato. Per la legge è un'insegnante a pieno titolo, ma non può ammalarsi (è una supplente! Deve sostitutire chi si ammala!) non ha ferie retribuite.
Ma la Supplente ha pur sempre un lavoro; un bel lavoro, lavora con i bambini. Insegna; anzi, a dire il vero non è che insegna, no, a lei spetta la parte bella: "tenere" spensieratamente i bambini finché non arriva la Babbana, cioè la maestra quella vera, magari li fa disegnare mentre legge il giornale. Ma lo sapete che ci sono supplenze di 9 mesi? Lo sapete che esiste la responsabilità penale per dolo e colpa grave? O ricordate solo l'ora buca al liceo quando la prof si ammalava, saltava l'interrogazione e veniva uno lì a dirvi "state buoni-non fate casino-studiate per l'ora dopo"?
Alla domanda:"che lavoro fai?" risponde "la maestra", e la successiva è sempre "ah si,che bello! Di che materia?" Scusatemi signori: la maestra che avevate voi da piccoli, insegnava UNA materia? Sì vabbè, ma adesso non c'è più il maestro unico... ogni insegnante ha il suo ambito. Ah sì? Forse è così per le maestre Babbane, non certo per la Supplente. La Supplente oggi fa matematica in quinta, domani sostegno e dopodomani geografia in prima... non sa se la supplenza continua e per quanto, non lo sa mai e intanto si compra libri e guide sperando di rimanere lì, a fare geografia in prima. In genere, il giorno dopo aver speso 40 euro di materiale didattico ("ma non ve li danno a scuola?" Sì,in Svezia forse) perde il posto. Perché il lavoro della Supplente consiste più che altro nel perdere il posto, in favore di un'altra che a sua volta ha perso il posto. Però è bello perchè sei insegnante. Sì. Però è bello perchè adesso le supplenti hanno tanti diritti e privilegi, ti dice la baronessa in ruolo con la quarta magistrale da quando aveva 18 anni; che è tanto stanca, ma proprio tanto. Ha 60 anni ma in pensione non ci va perché la penalizzano del 2 per cento; e allora si mette in mutua e va alle terme, tanto mandano la Supplente. Che puntualmente non ha esperienza, poco importa se è laureata e gira per le scuole da un decennio. Ma dove l'hanno trovata?
Poi, un altro classico: "Sei supplente di chi? Della Pinca Pallina? Oh,è ammalata! Cos'ha? Come sta? Quando torna?"... A me,lo chiedi? A me? È una TUA collega. Ci lavori da 20 anni. Io arrivo oggi e non vi ho mai viste, né tu né lei. Alza il telefono e chiamala, se vuoi sapere come sta. Io sono solo la Suppente.
"Preghiera di giugno" di Roberto Oddo
Io c'ero e l'ho visto
alitare nel vuoto
quel po' di calore
sbavato degli ingordi.
Ero là, l'ho sentito
deglutire
le sue parole allegre,
richiudere in un pugno
tutto suo
quel ronzante saluto
che sbuffa.
Lui non m'ha visto.
Chi guarda più in là
di cenni contati
e poi contati?
Ora tu, che stai in cielo
sull'alto dei tuoni,
tu che splendi se anche
non sento,
siediti qua e dimmi
se non è questo
il verbo da usare
con te
e dimmi se nell'alibi
di quell'ammiccamento
annoiato di felicità
passeggera
soffocherai la mia preghiera,
se non tenderò le mani
giunte, sempre basse
a salutare gente,
ben aperte a sprecare
vento che passa,
vediamo
se non m'alzo
davanti a tutta quella vita.
(da das-kabarett.blogspot.com)
"L'ora della sera" di Adriana Pedicini
Si ferma il tempo
nell’ala che si stende
a sfogliare piumate ombre
sui tetti mentre in cielo
sola e lontana
posa la luna
a cui pur s’àncora il mio cuore.
Soffuso
l’eco della vita
mi ritorna e gioioso
stupore bambino
sul limitare
di giorni sconosciuti
nelle vene tremito
sul ciglio dell’ignoto
attese e desideri
sulla corda sottile
dii sogni giovanili
infranti o pronti a germogliare
da cuore saggio che oblia
con gli anni e accorto
impara a raccattare
splendidi tesori
nel ritmo di legge sovrumana
che sveste dei respiri
ma poi di folate di luce
all’improvviso investe. .
Ammassati
nel granaio della memoria
-sedula formica-
i frustoli di un lungo faticare
della vita sicura dote
e cibo per l’anima
al tempo dei marosi.
E pur son giunti e non pochi
e ogni volta la tenue speranza
si è slabbrata in incubo.
Ogni volta non so se io viva
o sono un’altra
che ricorda il suo passato
o interpreta una parte non sua
in pirandelliano teatro. .
Non so se il sipario cali ora
ma vorrei che quest’ora
fosse segno e sintomo d’amore,
ultima battuta in forma di sorriso
aura perenne sul cammino
di chi resta.
Adriana Pedicini
signoradeifiltri.overblog.com
Ciascuno di noi può aprire un blog, ma non sempre si ha tempo e voglia per aggiornarlo costantemente, né si ottiene la necessaria visibilità.
Il nostro blog è collettivo, a più voci, ogni redattore collabora quando e quanto lo desidera, mantenendo una propria pagina personale.
http://signoradeifiltri.overblog.com/
"Fratellini e sorelline" di Fabio Marcaccini
Domani compio il mio primo mese di vita. Anzi, sarebbe meglio dire, finisco un mese dal giorno della mia venuta al mondo, perché io, viva, lo ero già da ben nove lune. Che pacchia dentro pancia di mammina: sempre a gustarmi in automatico i ventitre chili di leccornie che lei trangugiava per me, o almeno così diceva. Un vero sballo stare in quell’ovatta, senza tutte quelle luci troppo forti e quel baccano intorno a disturbare.
Che brava è stata la mia mamma. Appena ha saputo di me, ha smesso di bere caffè, di fumare e di mangiare prosciutto crudo e pomodori dei quali, poverina, va matta. Subito dopo ha anche allontanato babbo in un angolino del letto. Diceva di aver paura che lui potesse farmi male. Secondo me si sbagliava. Perché avrebbe dovuto farmi male… Il mio babbo mi vuol bene.
Ogni tanto andavamo in ospedale dove veniva a farmi visita un signore, che poi ho scoperto essere anche un mio parente. Tutti lo chiamavano il “dottore”. Lui si divertiva ad infilare quella sua manona dentro, fino a salire su, verso di me. Sembra dovesse farlo per controllare il buon stato di salute mio e della mia mamma. A dire il vero, io stavo proprio bene dentro la mia mamma, protetta com’ero già allora, da tutto il suo amore. E le poche volte che non era così, era proprio quando il dottore veniva a farmi... “visita”.
Ricordo uno di quei giorni in cui lui, curiosando dentro com’era sempre suo solito fare, premendomi da tutte le parti con quel suo “cosino” che già allora avrei voluto tanto togliergli dalle mani, disse: “guardate... Questo è il cuoricino, queste sono le gambine, le manine... E’ completamente formata e procede tutto bene”.
All’epoca io avevo solo dieci-dodici settimane; misuravo due centimetri e mezzo. Di me avrebbero potuto fare ciò che volevano.
Il giorno che sono nata ero un po’ frastornata. Non avevo ancora fatto a tempo ad uscire che subito un sacco di gente era già li ad attendermi. - E’ qui la festa? Invece… pronti… via! Tutti a mettermi le loro manone addosso.
Prima ti spingono, poi ti tirano, ti prendono per la testa e per i piedi, ti aspirano, ti posano un po’ di qui e un po’ di là. E ci credo che la prima cosa che si fa, venendo al mondo, è quella di mettersi a piangere. Senza pensare che, uscendo tutti ignudi, che già fa un freddo boia, come se non bastasse, ti piazzano addosso, davanti e di dietro, a destra e a sinistra, sopra e sotto, un affarino circolare ghiaccio ghiaccio che con un tubicino arriva fino alle orecchie di queste persone che manco conosci. Per l’amor di Dio. Tutte gentili… tutte ordinate e ben vestite in quei loro strani abitini verdi… e con quelle mascherine a coprir la bocca e il naso.
Eppoi… Il bagnetto, l’asciugatura, la pesatura! "E basta!!! E fatela un po' finita" - avrei tanto voluto urlare.
E’ stata davvero una gran liberazione quando mi hanno vestita e posata dolcemente sul seno di mammina. L’ho riconosciuta subito la mia mamma, dal battito del suo cuore che per mesi mi aveva fatto tanta compagnia specie quando spesso lei dormiva ed io non sentivo più la sua voce. In tutto quel casino temevo davvero d’averla già persa.
Mi rassicurai nell’averla ritrovata e così smisi di piangere, mentre lei... cominciò. Un po’ imbarazzata, allora, voltai lo sguardo da una parte dove in piedi, vicino al lettino, vidi un signore che mi guardava, anche lui con gli occhi lucidi. Che allegria!
Lui si avvicinò tutto emozionato e con un bacino sulla fronte mi disse: “ciao Amore mio”.
“Cavolo” - pensai. “Ma io questa voce la conosco. Lui è quello che tutte le notti, a notte fonda, mi parlava e mi teneva sveglia. Avrei voluto gridargli "Babbo... Ciao! Ma tu la notte non dormi mai?”, ma ero troppo stanca e mi lasciai addormentare.
I giorni poi hanno cominciato a trascorrere. Bene direi. Dopo che ne erano trascorsi appena due in ospedale, mi sono ritrovata tra casa e giratine. Bello questo mondo tutto pieno di colori; prima era tutto buio.
Da subito ho cominciato a ricevere doni e coccole. Mi piacciono tanto le coccole, tra una dormita, una poppata, un’altra poppata e l’altra ancora. Dei regali invece... sento che fanno piacere a mamma e a babbo, quindi vorrà dire che sono belli e che ci volevano. Tutti sempre a dire che “è solo un pensierino” e babbo e mamma a replicare “ma scherzi. E’ anche troppo”. Ma... A chi dovrò dare retta, io? Per adesso sono contenta del fatto che non me ne frega proprio niente. Per ora ho ben altro di cui dovermi occupare.
Ho conosciuto i miei nonni: mi sono sembrate quattro brave persone... Sento che mi vogliono già tanto bene. Poi sono arrivati a trovarmi anche i miei cugini... La cosa strana invece e che non riesco ancora a capire, è che di uno zio e di una zia che mi aspettavo di avere, me ne hanno presentati un esercito.
Comunque la cosa più bella è stato l’incontro con le mie due tate. Loro sono gli altri due grandi Amori del mio babbone. Sembra ci sia stata una signora che andava dicendo che io sarei stata solo la loro “sorellastra”. Io non so ancora cosa voglia dire essere sorellastra ma so che le mie sorelline, anzi, sorellone, per questa frase ci sono rimaste male davvero e che il nostro babbo, per questo, si è davvero tanto, tanto incazzato. Dopo un mare di parole nere che non posso ripetere, non capisco perché l’unica ad essere denunciata sono stata io, subito dopo essere nata. E che colpa ne ho!? Se poi penso che se son qua oggi, forse lo devo anche a questa persona… “Signoraaa… Io ti sono grata!”
Ho sentito il mio babbo un po’ preoccupato anche per un’altra cosa. Si sta chiedendo se troverà problemi con la Chiesa, per farmi battezzare... "Ehi, ragazzi... che ce l'avete tutti con me? E perché, poi? Io sono il frutto dell’Amore, non di un peccato". Non sarebbe affatto divertente facessero problemi a me quando nel mondo c’è tanta gente che fa del male e alla quale poi con un falso pentimento e una mezza confessione per rimediare agli errori dell’ultima settimana gli è concesso di poter ricominciare tutto daccapo.
Be’... Che dire. Sono convinta che il mio babbo sistemerà anche questa. Eppoi ho già capito che a volte, è lui ad esagerare con i suoi timori.
Io, che fino a poco tempo fa ero un Angelo, so che Dio c’è e che non dimentica nulla. Almeno spero!
Domani compio il mio primo mese. Buona Vita a me. E buona Vita anche a tutto il mio mondo che poi è anche il Vostro.
7 ottobre 2007
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