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poli patrizia

Tempo d'estate

31 Luglio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

Tempo d'estate

Fine luglio, tempo di mare, di piscina, di cene in terrazza, di notti di festa nei quartieri, di ristoranti a picco sugli scogli. La voglia di viaggiare comincia a farsi sentire, sottilmente. Sono logorata dentro da troppi pensieri che vorrei lasciarmi alle spalle per un po’ ma so già che non ci riuscirò. E si compra, sperando (e un po’ anche temendo) di avere occasione di sfoggiare.

La camicetta plissettata, in quel tessuto al quale ormai mi sono affezionata perché non si stira. Queste nuove bluse rivestono molto più delle magliette di cotone, sono pratiche ed eleganti, me le sento bene addosso, non si ritirano né sformano quando le lavi.

Un’altra con le maniche più lunghe, a fiorellini bu, colore che odiavo e, invece, quest’anno prediligo, forse perché è di moda, forse per via di un cambiamento interiore che darà i suoi frutti prima o poi.

I pantaloni ocra, un classico che non si sbaglia mai a indossare.

Due costumi che qui, fra morchia a denti di cane, si consumano facilmente e bisogna comprarne almeno un paio ogni anno. Anche se sono inflazionati, mi piacciono quelli con gli smerli tanto romantici. Ne ho scelto uno a fiori e farfalle e un altro a coda di pavone.

Un paio di shorts comodi. Non mi piace mostrare il ginocchio da elefante vizzo ma mi occorrono dei calzoni corti, specialmente in vista del prossimo viaggio al caldo.

Per finire, gli accessori: un braccialettino azzurro e una collana a grandi fiori rossi, capace da sola di trasformare il più semplice dei top in un abbigliamento glamour.

Buona estate a tutte.

Tempo d'estate
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Pee Gee Daniel, "Lo scommettitore"

26 Luglio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #pee gee daniel

Lo scommettitore

Pee Gee Daniel

Edizioni Leucotea, 2014

pp 183

13,90

Fantozzi dei giorni nostri ma con un linguaggio forbito al limite del virtuosismo, ecco cosa pensiamo leggendo l’esilarante Lo scommettitore di Pier Luigi Straneo, in arte Pee Gee Daniel.

L’autore è un giovane del 76 che ha fatto un po’ tutti i mestieri per sopravvivere e qui racconta la sua avventura di precario d’inizio millennio alle prese con un impiego in un’agenzia di scommesse. Di primo acchito surreale, in verità la storia è – vista la situazione in cui versano gli aspiranti lavoratori di oggi, ché, come gli scrittori, ormai ambiscono ed esordiscono in eterno – la storia è, dicevamo, una deformazione grottesca di quanto avviene nel mondo reale.

Dopo aver fatto ogni genere di mestiere umiliante, il protagonista Giulio Sterna (forse nel nome un eco dell’umorismo di Sterne?) trova impiego presso l’agenzia di scommesse in franchising Hermes Play, in quel di Zinza Munfrà, popolata da personaggi squallidi e bizzarri, immigrati rincoglioniti, capo area crudeli, colleghi sfruttati e sottopagati. Il senso della storia è la progressiva disumanizzazione dei protagonisti: il bisogno di portare il pane a casa, e l’insensato attaccamento a un posto che è transitorio per definizione, li trasforma in creature sempre meno capaci di compassione, altruismo ed empatia, fino alla follia conclusiva.

Lo scommettitore è ovvia metafora della condizione lavorativa - e non solo – di oggi, dove i posti non sono mai stabili e i lavoratori diventano numeri da depennare senza rimorsi. Non esiste più la figura del titolare che conosce i subalterni uno per uno e li considera la sua famiglia, non c’è più il capo del personale che si reca alle esequie del dipendente che ha speso tutta la vita per l’azienda. Ormai i rapporti sono improntati alla sfiducia, all’indifferenza, al farsi le scarpe l’un l’altro.

Quello che caratterizza il testo, a parte il fatto di essere molto divertente e strappare qualche sincera risata qua e là, è la padronanza di stile, lo sfoggio di erudizione, l’uso aulico della lingua che contrasta a bella posta con la bassezza e il degrado di certe situazioni.

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L'Aventino

23 Luglio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia

L'Aventino

Roma era diventata una res publica, una cosa di tutti. Si sceglievano due consoli, cioè due capi che per un anno governavano la città e guidavano l’esercito. Ma dopo cento anni di guerre contro gli Etruschi, i plebei erano impoveriti e scontenti. Avevano dovuto abbandonare i campi e le botteghe per combattere, le famiglie si erano indebitate con i patrizi. Alla fine delle guerre i patrizi si dividevano il bottino e ai plebei non toccava nulla, così i patrizi diventavano sempre più ricchi e i plebei sempre più poveri. Allora i plebei decisero di andarsene e si trasferirono su una collina vicino a Roma, L’Aventino (secessio plebis), con l’idea di fondarvi una nuova città. Fu una specie di sciopero di massa. La prima secessione avvenne nel 494 a.C. e l'ultima nel 287 a.C. Roma rimase senza contadini, artigiani e soldati.

I patrizi furono costretti a concedere ai plebei di non pagare i debiti contratti durante la guerra e di essere remunerati se combattevano. Ottennero anche dei rappresentanti legali: i tribuni della plebe. Se una legge non conquistava l’approvazione dei tribuni, non poteva essere accettata. Così i plebei tornarono a Roma e, per sancire la pace fra patrizi e plebei, fu eretto un tempio alla dea Concordia.

Ma come poteva l’aristocrazia serbare il suo ascendente a dispetto dell’impedimento costituito dall’autorità tribunizia? Intanto, limitandola alla città di Roma e al tempo di pace: in guerra i tribuni dovevano obbedire ai consoli. Poi, convincendo i Comitia Tributa a elegger solo plebei ricchi. Infine, aumentando il numero di tribuni in modo che fosse più facile convincerne anche uno solo a dare o negare il suo veto.

In casi di emergenza uno dei consoli poteva nominare un dittatore (come fu per Cincinnato). Costui aveva potere sulle persone e sui beni ma non poteva disporre dei fondi dell’erario senza il consenso del Senato. La durata dei suoi poteri era di sei mesi, al massimo di un anno. Solo Silla e Cesare abusarono di questi poteri e la repubblica tornò monarchia.

Ecco alcuni esempi delle prime leggi romane:

  1. Se uno rompe un braccio a un altro e non fa pace con lui, riceverà lo stesso danno.
  2. Se uno con la mano o con un bastone rompe un osso a un uomo libero, deve pagare 300 assi di multa, se fa lo stesso a uno schiavo, deve pagare 150.
  3. Chi ingiuria a qualcuno deve pagare 25 assi.
  4. Se qualcuno ruba o compie qualche delitto di notte, può essere ucciso
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Un tocco vintage

12 Luglio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

Un tocco vintage

Finalmente fa caldo come piace a me, però l'umore non è dei migliori, i rapporti con la gente sempre più difficili, così ho deciso di pensare a me stessa senza tanti sensi di colpa.

Nonostante i saldi, con questa temperatura in città si va meno spesso, gli acquisti non sono molti e il portafoglio ringrazia.

Anyway, ecco due foulard, in tinta unita, da abbinare ai top fantasia.

Ecco la camicetta fiorita, con la manica tre quarti, in un tessuto che non si stira e si asciuga subito. Non è il massimo per la traspirazione, ma, se la metti a palla dentro uno zaino, non prende una grinza.

Ecco i pantaloni blu classici che in un guardaroba pratico non possono mancare.

Ecco la vestina della nonna rivisitata in chiave moderna, più corta davanti e con un incrocio che lascia scoperto un piccolo triangolo di schiena.

Ecco, infine, la borsa vintage, non comprata da nessuna parte ma tirata fuori dall'armadio della mamma. Pura lucertola, ancora lucida e splendente dopo cinquanta anni, molto adatta per la sera.

Bei tempi quando mamma la portava infilata sul braccio e uscivamo a passeggio insieme, lei col tailleur ed io col vestitino di pizzo bianco.

Un tocco vintage
Un tocco vintage
Un tocco vintage
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Gordiano Lupi, "L'Avana, amore mio"

8 Luglio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #gordiano lupi, #luoghi da conoscere, #il mondo intorno a noi, #recensioni

Gordiano Lupi, "L'Avana, amore mio"

L’Avana amore mio

Gordiano Lupi

Edizioni il Foglio, 2016

pp 161

12,00

Che sia Piombino, che sia L’Avana, la nostalgia di ciò che è perduto strazia Gordiano Lupi allo stesso modo. Nel primo caso si tratta di qualcosa di lontano nel tempo, che non può tornare perché non esiste più, cioè la città natale di quando l’autore era ragazzo. Nel secondo è un luogo che non si può riavere, perché distante nello spazio e proibito, l’Avana che Lupi non deve visitare in quanto “persona non gradita”, L’Avana che sua moglie Dargys si è portata dietro nell’abbandonarla, consapevole che salire sull’aereo significava dare un taglio al passato, rompere i ponti con la famiglia e con tutto il mondo conosciuto fino a quel momento. È la stessa Avana di tanti poeti e scrittori esuli, invisi al regime e desiderosi di libertà, una libertà che ha un sapore non dolce bensì dolciastro, quasi stucchevole, mentre le memorie si tingono del rosso acceso degli alberi flamboyant, del sangue dei tramonti, del muro sgretolato del Maleςon.

Sia che parli di Piombino, sia che rimembri i giorni perduti dell’Avana, Gordiano Lupi ha la stessa marcia struggente, la stessa malinconia che ti afferra, lo stesso stile fatto di ripetizioni estenuanti, di parole reiterate, che mi fa venire in mente come Anne Rice descrive la sua New Orleans.

L’Avana è un luogo amato perché vi si è amato, un luogo di cui, per apprezzarlo a pieno, bisogna sentire la mancanza, magari morendo esule fra le nebbie di Londra. Lupi si riconosce nel dolore degli scrittori, specie di quelli proscritti, Carpentier e Cabrera Infante, ci racconta la città attraverso le loro parole, parafrasandole, riprendendole qua e là come in un contrappunto, una melodia triste e sensuale.

L’Avana affacciata sul mare, sgretolata, fatiscente, fetida di odori scaldati dal sole, eppure bellissima per chi sa vedere, per chi ama le cose come sono e non come dovrebbero essere. Sole spietato, belle donne dai fianchi sensuali, jineteras maliziose, vicoli e colonne, facciate di vecchie case coloniali mai restaurate, rovine del tempo di Battista e penosi cartelloni pubblicitari di un regime che ha “nazionalizzato la miseria”. A Cuba io sono stata di recente e posso confermare che c’è giustizia sociale, nel senso che stanno male tutti allo stesso modo.

Fanno sorridere le idee dei propagandisti della fame, della serie a Cuba non c’è niente ma sono tutti felici. Felici un cazzo. Vorrei vedere voi, razza di cretini, vivere con dieci dollari al mese in tasca in un posto dove per campare decentemente ne servono almeno cento. I cubani hanno un buon carattere, questo è vero, ma non ci dimentichiamo che soffre anche chi prende la vita per il verso giusto.” (pag 84)

È proprio così, i cubani sono sereni e gentili, uno mi ha detto, con uno sguardo malinconico dove si leggeva il contrario: “Non mi manca ciò che non conosco”. Ma la vita sull’isola è dura se non hai soldi in tasca, se i negozi sono vuoti e sprovvisti di tutto, se solo ai visitatori è riservato il meglio, se essere laureato significa fare la fame e bisogna inventarsi guida turistica per campare.

Andarsene, però, comporta il rischio del dolore perenne, della rinuncia, della delusione di un consumismo che riempie la pancia ma non il cuore, di perdere per sempre “la felicità di una notte di luna piena con una bottiglia di rum e un registratore che suona un bolero spagnolo.”

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Nasce Dea Classici

7 Luglio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #segnalazioni

Nasce Dea Classici

Sono usciti in libreria i primi quattro titoli con il marchio DeA Classici, la nuova collana De Agostini Libri che propone le grandi storie d’amore della letteratura classica agli adolescenti.

Il progetto è pensato per raccontare le più belle storie romantiche di tutti i tempi ai teenager e avvicinare così i giovani lettori ai capolavori immortali della letteratura. Questa è la linea guida che ha orientato la scelta dei titoli: Romeo e Giulietta di William Shakespeare, Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, La signora delle camelie di Alexandre Dumas e Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald.

«Abbiamo puntato sia sul testo, traduzione integrale e con un linguaggio moderno, che sulla confezione, scegliendo una veste grafica accattivante, preziosa, che dialoghi direttamente con il target di riferimento» spiega Annachiara Tassan, direttore editoriale De Agostini Libri.

Per conferire ulteriore autorevolezza ai titoli sono stati scelti quattro grandi autori contemporanei in qualità di prefatori dei romanzi sopracitati: Romeo e Giulietta ha la firma di Emanuele Trevi, Orgoglio e pregiudizio quella di Paola Zannoner, La signora delle camelie e Il grande Gatsby sono contrassegnati rispettivamente dalla penna di Simona Sparaco e Pierdomenico Baccalario, il quale ha curato anche la traduzione del romanzo.

La collana si arricchirà di nuove uscite nel 2017.

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Cincinnato

6 Luglio 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia, #personaggi da conoscere, #miti e leggende

Cincinnato

Gli Equi, un popolo di montanari che abitava le regioni dell'attuale Abruzzo nei pressi del lago Fucino, stava per occupare Roma e il senato affidò il comando a Lucio Quinzio Cincinnato.

Due senatori lo contattarono mentre era nel suo campo, ai Prata Quinctia, intento ad arare. «Cincinnato, Roma ha bisogno di te. Il console romano Minucio è rimasto accerchiato dagli Equi nella valle sotto il monte Algido».

Nominato dittatore, Cincinnato lasciò l’aratro ancora nel solco, chiese alla moglie di portargli la toga, si deterse il sudore e indossò le armi.

“Is cum in opere et arans esset inventus, sudore deterso togam praetextam accepit et caesis hostibus liberavit exercitum. »

“Egli trovandosi al lavoro impegnato nell'aratura, si deterse il sudore, indossò la toga praetexta, accettò la carica, sconfisse i nemici e liberò l'esercito.”

(Eutropio, Breviarium ab Urbe condita lib. I,17)

Quando gli Equi furono sconfitti, il popolo romano voleva portare in trionfo il valoroso generale ma Cincinnato rifiutò gli onori. Solo sedici giorni dopo, tornò al suo campo, riprese l’aratro e finì il solco che aveva interrotto.

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Saldi saldi saldi!!

30 Giugno 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

Saldi saldi saldi!!

Qui i saldi cominciano ufficialmente il due luglio. Ci sono, però, grandi catene che li praticano l’intero anno, non faccio nomi ma sappiamo tutte quali sono e ne approfittiamo. Anche perché, diciamolo, che senso hanno i saldi? Perché si scontano vestiti estivi quando, in pratica, l’estate non è ancora cominciata? Perché, lo dico da ex commerciante, un negoziante non è libero di deprezzare quando vuole merce che non ha esitato e liberarsi subito di un acquisto sbagliato? Se è permesso dare il prezzo che si desidera a un oggetto, perché non è permesso ribassarlo quando se ne ha necessità? E, comunque, se le cose costassero meno da subito, non ci sarebbe bisogno della manifestazione saldi, che potrebbe essere riservata davvero solo agli ultimissimi scampoli di fine stagione.

Ma veniamo a noi. Un consiglio è quello di acquistare sempre i capi di una taglia in più, starete comode ed eviterete l’effetto salame insaccato. Ed ora la nuova tornata di acquisti, freschi freschi.

Il vestito fantasia marrone passepartout.

La gonnellina effetto denim impalpabile e freschissima, molto comoda per viaggiare.

La canotta blu da abbinarci.

La collana, sempre sull’azzurro. Gli accessori fanno la differenza fra l’essere vestite con la prima cosa che capita e l’essere abbigliate con cura e cognizione ma, mi raccomando, non più di uno per volta. A impreziosire una canottiera o una tshirt, basta un semplice foulard attorno al collo, da tenere sempre in borsa quando si viaggia per proteggersi dall’aria condizionata ed entrare nei luoghi di culto.

I sandali neri, semplici e rasoterra ma con la suola illuminata da un filo d’argento, che si calzano giorno e sera. Di solito mi piace portare le scarpe nel medesimo colore di quello che indosso nella parte inferiore, quindi delle gonne o dei pantaloni, e abbinarci la borsa.

Sì, forse sono rimasta indietro, sono rimasta ancorata alla borsetta in tinta con le scarpe, ma, come sapete, seguo ancora i consigli di mia nonna, che è morta quarantadue anni fa, e anche di sua sorella, la mia prozia. Lei era una sarta così bella, alta e dal portamento talmente regale che le facevano indossare gli abiti per mostrarli alle signore dell’atelier per cui lavorava. (E proprio alla figura della mia prozia si ispira, molto liberamente, l’ultimo romanzo che ho scritto, ancora inedito e attualmente nelle mani del mio editore.)

Saldi saldi saldi!!
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Clelia

28 Giugno 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia, #personaggi da conoscere, #miti e leggende

Clelia

Nel 507 a.c., come pegno di pace, il re Porsenna si è fatto consegnare dai romani alcune giovinette.

Una notte, una di queste, chiamata Clelia, alla testa di alcune sue compagne, riesce a fuggire. Le ragazze attraversano a nuoto il Tevere e tornano a Roma. Ma i cittadini romani, invece di accoglierle con gioia, le riaccompagnano al campo etrusco dicendo: “La parola data è sacra.”

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Orazio Coclite

24 Giugno 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia, #personaggi da conoscere, #miti e leggende

Orazio Coclite

L’esercito etrusco si dirige verso il ponte Sublicio, se il re etrusco Lars Porsenna, supremo lucumone di Chiusi, accampato sul Gianicolo, riuscirà a passare il fiume, Roma sarà sua.

All’imbocco del ponte sta un solo soldato romano: Orazio, detto Coclite perché cieco da un occhio. Ha la spada sguainata e imbraccia lo scudo, sbaraglia da solo molti nemici.

Sull’altra riva del fiume alcuni soldati romani abbattono con le scuri i sostegni del ponte. “Tagliate”, grida Orazio, poi si getta nel fiume e raggiunge a nuoto i compagni. (Polibio, però, sostiene che affogò).

Roma è salva ma solo per poco, alla fine si arrende e deve consegnare parte del territorio a Veio.

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