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luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Caraibi, Barbados e Monserrat

7 Dicembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Caraibi, Barbados e Monserrat

Altre due isole, soprattutto la seconda, semi-sconosciute al mercato italiano. Peccato veramente!

Vorrei proseguire con dei piccoli reportage sulle isole che non hanno un grosso mercato presso gli italiani. Sulla prima, tanti anni fa, un operatore aveva tentato una operazione charter che, purtroppo, non ha dato i risultati sperati. Così, Barbados, come tante altre isole caraibiche, possono essere raggiunte solo con i voli di linea. Ma anche se non esistono voli no-stop, vale sempre la pena di conoscere anche queste altre isole che sanno offrire molto ai turisti. Soprattutto a quelli che cercano il mare dai colori cristallini e la sabbia bianca, unita alla possibilità di visitare i piccoli centri più importanti e, non ultimo, l’allegria e la vivacità delle popolazioni che le abitano.

BARBADOS

E’ indubbiamente l’isola più orientale del Mar dei Caraibi, ed anche una delle pochissime a non essere stata scoperta da Cristoforo Colombo.

La paternità di Barbados, infatti, è da attribuirsi al portoghese Pedro a Campos che, diretto con la sua nave in Brasile, andò improvvisamente alla deriva sulla costa, appunto, di Barbados.

Nel 1625, l’isola fu occupata dagli inglesi, che l’hanno lasciata alla propria indipendenza soltanto tre secoli e mezzo più tardi, nel 1966. Lo stile di vita dell’isola, perciò, è tipicamente inglese e lo si nota in tutti i suoi aspetti.

L’architettura, sia della capitale Bridgetown, che degli altri centri abitati, ha molto a che vedere con il neoclassicismo e gli eleganti edifici sono in netto contrasto con le baracche di legno che le affiancano. Questo vale anche per i raffinati negozi che si alternano con i minuscoli chioschi in cui si può vendere e comprare un po’ di tutto.

Persino nello sport lo stile inglese regna sovrano. A chi verrebbe in mente di volare fino ai Caribi per giocare a Polo o a Cricket? Eppure di campi ce ne sono e molto belli anche.

L’attrezzatura alberghiera è di alto livello: il Sam Lord’s Castle, per esempio, è una splendida residenza fatta costruire nel 1820 da tale Sam Lord, famoso e ovviamente ricchissimo pirata.

Si può dedurre che Barbados è un’isola decisamente ricca: il reddito pro- capite, infatti, è il più alto di tutti i Caraibi e la popolazione che la abita è un particolarissimo miscuglio di razze molto diverse fra loro: americani, indù, europei di vari stati e perfino ebrei e arabi (per lo più siriani e libanesi).

Non bisogna però pensare di arrivare a Barbados e ritrovarsi in una copia della vecchia Inghilterra. Nonostante tutto ciò che di inglese esiste, l’isola conserva un suo volto tipicamente tropicale.

Per chi vuole godersi il relax assoluto, all’ombra di una palma o di un tamarindo, vi sono lunghe spiagge coralline oppure deliziose baiette lungo la costa, rinfrescate da un perenne venticello, mentre i più temerari potrebbero dare un’occhiata – e sarebbe meglio limitarsi a quello – alla scogliera su cui si infrangono le onde di un oceano molto furioso…

Tutto ciò in uno scenario dai colori incredibilmente vivaci e con un sottofondo di musica incessante, che va dal calipso ai ritmi africani.

Gli amanti della buona cucina, a Barbados, avranno di che deliziarsi. Molti sono infatti i ristoranti italiani, francesi, cinesi, così come le steack houses inglesi, ma la cucina barbadiana è senz’altro la più particolare.

Gli appassionati di pesce – un tantino diverso da quello nostrano!!! – potranno gustare il “flying fish” (pesce volante che è anche il simbolo di Barbados), oppure ricci di mare, gamberi e aragoste a volontà.

E ancora, patate dolci, melanzane, papaia, mango, frutti dell’albero del pane, banane e noci di cocco. E per finire, il cocktail “Olive Blossom”, fatto con succo di arancia, rhum bianco prodotto localmente e bianco d’uovo, che prende il nome dalla nave con cui arrivarono gli inglesi nel fatidico 1625.

MONSERRAT

L’Isola di smeraldo; così venne soprannominata dagli irlandesi che, per primi, approdarono sull’isola per sfuggire alla persecuzione degli inglesi. In effetti, Monserrat, geograficamente somiglia davvero all’Irlanda, terra verde per eccellenza.

La sola differenza con il verde di quest’isola caraibica è il tipo di vegetazione. Puramente irlandese, invece, è la festa nazionale di San Patrizio, il 17 marzo. Monserrat fu scoperta (indovinate da chi?) nel 1493 da Cristoforo Colombo, durante il suo secondo viaggio, che la battezzò così in omaggio alle montagne che circondano il monastero di Monserrat, nei dintorni di Barcellona.

Gli abitanti dell’isola sono famosi per la loro ospitalità, nonché per essere nemici acerrimi dello stress.

A questo proposito, chiunque avesse voglia di farsi contagiare piacevolmente dalla filosofia anti-stress, che regna sovrana nell’isola, potrà dedicarsi esclusivamente alla vita di mare e, la sera, fare una passeggiata (magari romantica) lungo la minuscola via principale di Plymouth, la capitale, o assistere ad una sfrenata gara di corsa fra i granchi.

Le spiagge di Monserrat sono per la maggior parte nere, data la sua origine vulcanica. Gli amanti di spiaggia tradizionale non devono far altro che noleggiare una barca e, godendosi uno splendido panorama, approdare nel nord dell’isola, alla “Rendez-Vous Bay”.

Gli appassionati dell’avventura, invece, troveranno pane per i per i loro denti di fronte ad un vulcano da scalare (Galway Soufriere), o ad una cascata da risalire (Great Alps Waterfall).

Spunti di viaggio: Caraibi, Barbados e Monserrat
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Spunti di viaggio: Caraibi, la semisconosciuta isola di Santa Lucia

5 Dicembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Caraibi, la semisconosciuta isola di Santa Lucia

Isola caraibica fra le più belle ma ancora poco conosciuta dagli italiani.

Se pensiamo ai Caraibi ci vengono subito in mente Cuba, Santo Domingo e Jamaica, tre isole da sempre pubblicizzate e vendute dai Tour operator italiani che la collegano al nostro paese anche con i voli charter. Isole molto belle e con molta storia alle spalle, ancora visibile nelle capitali, ma che non compongono quel grande “arcipelago” formato da tantissime isole che vale sempre la pena di visitare, anche se si devono raggiungere con voli di linea e con qualche scalo.

Fra le tante, Santa Lucia è, senza dubbio, una delle isole più belle dei Caraibi e la sua forma ha un che di nostalgico; ricorda, infatti, una grossa lacrima. L’isola è una delle poche a non essere stata scoperta dal nostro eroe scopritore di nuove terre (Cristoforo Colombo, naturalmente!) e, a dire il vero, sono ormai svariati secoli che i francesi e gli spagnoli si contendono la paternità della scoperta dell’isola, tanto da modificarne il nome nelle rispettive cartine (Sainte Alouise per la Francia. S. Luzia per la Spagna).

A contendersi invece il dominio dell’isola, sono stati per quasi quattrocento anni gli inglesi e i francesi, continuamente in guerra fra di loro fino al 1967, anno in cui, finalmente, l’isola divenne uno Stato indipendente associato alla Gran Bretagna e, nel 1979, le venne concessa la piena sovranità, diventando, così, un membro del Commonwealth britannico a tutti gli effetti.

La bellezza di quest’isola ha spinto molte persone ad affrontare grossi sacrifici pur di vivere in luoghi come Marigot Bay o l’Anse Chastanet, fra foreste di bamboo e felci giganti, in totale semplicità e a contatto con la natura, e che natura!

La vegetazione è particolarmente rigogliosa, i pappagalli splendidamente colorati, le alture e le pianure singolarmente suggestive. Sembra quasi un’isola tutta da scoprire.

Anche Castries, capitale e porto principale dell’isola, è un posto speciale; sorge, infatti, su un’insenatura all’interno di un cratere sommerso di un vulcano ormai estinto.

Purtroppo, però, gli antichi edifici inglesi e francesi, i più belli, sono andati distrutti nei due gravi incendi che colpirono St. Lucia ne’48 e nel ’51.

L’attuale architettura, infatti, è moderna, ma nulla toglie al fascino della città e ai suoi tipici mercatini, frequentati da chiunque abbia qualcosa da vendere.

Una delle spiagge più belle di tutti i Caraibi è Marigot Bay, disseminata di piccolissimi villaggi di pescatori.

Verso l’entroterra, invece, vi sono due delle maggiori piantagioni di banane, aperte al pubblico.

I pressi della città di Sufriere, il cui aspetto ricorda un paesaggio lunare, sono ricchi di pozzi e crateri aperti da cui è possibile veder ribollire del fango giallastro.

Uno spettacolo unico nel suo genere! La maggior parte della vita notturna di St. Lucia si svolge all’interno degli alberghi, specializzati in spettacoli e intrattenimenti.

Gli eventi più “colorati”, sono senza dubbio il “Capodanno” e il 2 gennaio, quando gli abitanti dell’isola fanno rivivere, mediante canti, balli e pic nic “Le Jour de l’An", antichissima festa francese.

La più grande occasione di festa, però, è il “Carnevale”, celebrato generalmente a febbraio, durante il quale si balla, si sfila in parata e si incorona “la Regina del carnevale”

A fare da sfondo al tutto, gli incredibili colori del mare, della vegetazione e l’allegria tipicamente caraibiche!

Spunti di viaggio: Caraibi, la semisconosciuta isola di Santa Lucia
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ALDO MANUZIO UOMO ILLUSTRE DI BASSIANO

2 Dicembre 2014 , Scritto da Marcello de Santis Con tag #saggi, #personaggi da conoscere, #luoghi da conoscere, #marcello de santis

ALDO MANUZIO UOMO ILLUSTRE DI BASSIANO

Ecco a voi un altro pezzo di Marcello De Santis, sulla figura dell'illustre umanista Aldo Manuzio


Anche quest'anno io e mia moglie ci siamo fatti una lunghissima vacanza al mare, grazie al cielo; tre giorni, giovedì pomeriggio, tutto venerdì, e sabato mattina fino alla dieci e mezzo.
Un ottobre stupendo: il mare di Sabaudia era tutto nostro, noi... solo noi... bellissimo...
... giovedì sulla tarda mattinata le dune verdi come non le avevamo mai viste, il mare azzurro con cavalloni spumeggianti di bianco; e laggiù il promontorio del Circeo che ci salutava e ci faceva compagnia...
... bene o male alcune ore di sole ce le siamo godute; e io ho perfino fatto il bagno, e nuotato tre volte.
Tra una nuvoletta e l'altra (sabato mattina essa nuvoletta dell'impiegato - o di Fantozzi, se volete - alle dieci e mezzo in punto ha coperto il sole; e si è fermata a lungo; -tutt'intorno sereno serenissimo e celeste-; ci ha detto: basta così, potete andare.. e noi abbiamo ubbidito.. ... del resto ci aspettavano amici a Frosinone con un invito a pranzo...)
Poi venerdì mattina (11 ottobre) corsa in macchina alla spiaggia; cielo coperto e non, mezzo e mezzo; be', andiamo a farci un giro, e così siamo andati a visitare l'abbazia di Valvisciolo, situata in collina tra Sermoneta e Norma (Latina); il nome dell'abbazia si deve alla valle dove un tempo crescevano le visciole, specie di ciliegie selvatiche; stupenda meravigliosa fantastica: stile romanico-cistercense, secolo XII, facciata integra, un capolavoro dell'arte antica, fondata pare dai greci e restaurata dai templari il secolo appresso.
Il rosone della facciata è la meraviglia delle meraviglie. L'interno a tre navate divise da colonne e pilastri è senza affreschi, nudo, così com'era agli inizi; a rispecchiare il modo di vivere dei cistercensi, che hanno curato sempre la spiritualità senza fronzoli e ammennicoli, e non l'estetica. Una cosa di indescrivibile bellezza e leggerezza è il chiostro retrostante.
Dopo la visita all'abbazia, siamo saliti - per una serie di curve e tornanti - al piccolo paese di Bassiano; e girando per le anguste vie del borgo antico ho notato sulle mura delle case attaccate delle piccole maioliche che riportano ognuna una poesia; ho chiesto, e mi è stato riferito che sono poesie di un concorso letterario tenutosi lassù qualche tempo addietro; una cosa bellissima. Il paesino è abbarbicato su una collina, tutto racchiuso nelle mura di cinta del castello, conservate meravigliosamente così come erano nel milleduecento; fatte innalzare dai Caetani quando la popolazione era costituita in prevalenza da contadini e pastori.
La storia narra che il castrum, all'inizio di proprietà della famiglia Annibaldi, successivamente passasse ai Caetani appunto, che lo tennero fino al millecinquecento.
Passeggiare per l'antico centro è stata una splendida avventura; nel piccolo corso principale con ai lati, a sinistra vicoli scuri che scendono sotto archi angusti che sfociano in splendide viste sul verde della valle sottostante, e a destra scalette ripide che uniscono un piano all'altro del paesino, o scalinate ampie e ariose che portano lassù, alle case alte, e alle chiese, attraverso acciottolati puliti e ben conservati; bellissimo.
Ci sono andato con uno scopo ben preciso: visitare la casa natale di Aldo Manuzio, che io credevo fosse adibita a piccolo museo dell'illustre umanista - ma che ho scoperto solo sul posto non essere visitabile. Addossata alla facciata dove nacque, una lapide ne ricorda la nascita con la data; tutta qui la grandezza dell'uomo di paese che ha dato lustro alla popolazione; che oggi - a distanza di quasi cinquecento anni - ne va fiera. Però ho potuto appagare ugualmente il mio desiderio visitando il piccolo museo a lui dedicato - museo detto delle scritture - sito proprio sotto la sede del comune. Qui in quattro o cinque stanze ognuna collegata all'altra da una porta, nello stile delle ville e dei castelli del cinquecento - una volta l'ambiente, ci narra la signora Rosaria, colta e gentile, (e simpatica, il che non guasta), era adibito a carcere - si può fare un breve e al contempo lungo interessantissimo viaggio: partendo dalle prime forme di scrittura (o tentativi di scrittura - orientali) giù giù fino al medioevo, e in particolare al tempo dell'invenzione della stampa e, attraverso la storia, fino ai giorni nostri, ai quaderni dei ragazzini, e ai libri moderni, per intenderci; qua e là delle presse antiche, dei torchi, e calamai vetusti con penne e stili e pagine manoscritte, e poi alcuni esemplari di macchine da scrivere, stupenda e affascinante una macchina orientale, mi pare cinese, senza i tasti caratteristici delle nostre ma con una tavola fornita di caratteri particolari, e quindi una macchina da scrivere anni sessanta, uguale, perfino dello stesso colore che a me studente regalò mio padre, una Olivetti portatile, con tanto di custodia con manico, lettera 22.
Tutte cose che mi hanno fatto "vedere" la figura di questo stampatore italiano nativo di Bassiano (1449-1515).
La storia ci parla di Aldo Manuzio come stampatore ed editore; lo dice veneziano - perché nella città della laguna stazionò a lungo, e là lavorò e fece la sua molta esperienza in fatto di stampa (dopo il Gutenberg, inventore dei caratteri mobili, è stato il primo a portarla in Italia); ma pochi sanno che il grande Manuzio è di Bassiano.
Qui nacque nell'anno 1449, per morire a Venezia, la sua seconda patria, nel 1515, alla età di 66 anni. In gioventù andò a studiare fuori del suo paese che non offriva molto in fatto di istruzione; fu dunque a Roma per apprendere la lingua ancora in vigore, il latino; poi andò al nord a completare i suoi studi classici (studiò il greco a Ferrara).
Ebbe, tra gli altri compagni di studio, il grande Pico; e fu con lui a Mirandola (si era nel 1482, Pico aveva 19 anni e Aldo ne aveva già 33 anni, quindi non era più giovanissimo); Pico, in riconoscenza di tutta la stima che aveva per lui, lo nominò istitutore dei suoi due nipoti, principi di Carpi, quando egli si trasferì a Firenze, (dove studiò lettere; a Bologna giovanissimo aveva affrontato il diritto canonico, ma non si era trovato bene in questa materia e allora aveva optato per gli studi umanistici.)
E ancora: gli mostrò tutta la sua grande amicizia finanziando gran parte delle spese che Aldo dovette sostenere per le sue prime stampe ufficiali (pare fossero dei volumi delle opere di Aristotele.)
Molte cose ce le ha illustrate la nostra guida, quella mattina al museo: la signora Rosaria, che ci ha intrattenuti piacevolmente, me e mia moglie, ad ascoltare la storia in breve del suo illustre concittadino; e ci ha illustrato tra le altre cose, i segni, le parole, i simboli e le brevi frasi incisi sulle pareti di una delle stanze, e i disegni sbiaditi ma ancora visibili, tracciati con arnesi magari di fortuna che i carcerati rinchiusi in quella cella intesero lasciare ai posteri come testimonianza del loro passaggio e soggiorno colà; e testimonianza oltretutto di forme di scrittura.
Ma poi, tornato a casa, mi sono andato a rileggere a fondo la storia di Manuzio, che conoscevo fin dai tempi del liceo, lontano ormai più di cinquant'anni, che il tempo aveva offuscato ma che avevo ancora dentro come residuo di informazione diventata col tempo cultura.
Ed eccomi qua a narrare anche a voi, sperando di farvi cosa gradita.
Scopo principale della grande passione dell'illustre bassianese, la letteratura classica: latina e greca. Che lo portò a decidere una cosa impensabile per i più a quel tempo: stampare le opere che fino ad allora si tramandavano solo con scrittura manuale; che, come si può ben comprendere, venivano divulgate in pochissime copie (costavano molto, se non troppo); ed erano riservate solo ai signori più facoltosi e al clero (e non poteva essere altrimenti se è vero che gli amanuensi potevano lavorare quasi esclusivamente all'interno delle abbazie e dei monasteri).
Decise così di mettere su una tipografia, per attuare questo suo proposito che dette frutti inimmaginabili; e che frutti!
Scelse lo stato della Serenissima; era l'anno 1490.
Manuzio ci visse a lungo; è a Venezia infatti che si portavano gli studiosi per accedere ai molti preziosi volumi delle varie biblioteche, ed era a Venezia che sbarcavano gli studiosi greci che fuggivano dalla loro patria e in particolare da Costantinopoli a seguito della caduta dell'Impero Romano d'Oriente avvenuta del 1453.
Qui allacciò rapporti di amicizia (per interessi comuni) con letterati e scienziati di ogni nazione, ma anche con gli italiani, tra cui Pietro Bembo.
E così appena quattro anni dopo la sua venuta a Venezia, nel 1494 aprì la prima tipografia.
Le opere che uscivano dalle sue mani ebbero immediatamente un insperato? meglio un inaspettato successo, tanto che le edizioni della sua stamperia erano già riconoscibilissime tra le altre, e vennero indicate come "le dizioni aldine".
Nel 1505 sposò la signora Maria Torresano, la figlia di Andrea che era diventato suo socio nel lavoro. Maria gli dette figli, tra cui Paolo che seguì le orme dell'illustre padre.
Se in un primo tempo Aldo Manuzio tentò esclusivamente di stampare volumi di qualità altissima, e quindi destinati solo a casate nobili e signori facoltosi, non passò molto tempo che capì che la cultura doveva arrivare anche al popolo, fino ad allora escluso da qualsiasi possibilità di accedere ai libri.
E così nel 1500 si inventò una collana cui si poteva più facilmente accedere con volumetti che poteva acquistare anche la gente comune; avevano le dimensioni molto più piccole di quelle di quelli stampati fino allora (quelli che i bibliofili consideravano autentici tesori artistici); e il prezzo era di molto inferiore; bene o male alla portata se non di tutti, di molti; e per la prima volta usò - perché fosse facilmente leggibile - il carattere cui egli dette il nome di corsivo (o italico, perché introdotto per la prima volta in Italia da Aldo, appunto; o aldino, dal suo nome); carattere che aveva una leggera inclinazione a destra; ed era in ottavo, molto utile per le sue ridotte dimensioni; insomma col senno di oggi possiamo affermare che Aldo Manuzio inventò il libro tascabile.
Molte furono le opere che dette alle stampe, ben 130 edizioni in latino e in greco nei suoi lunghi venti anni di attività. Aristotele fu la prima, cui seguirono le opere di Tucidite, Sofocle, Euripide, e altri. Ma con l'inizio del nuovo secolo, il 1500, prese a stampare anche autori italiani.
E non poteva mancare l'opera per eccellenza: la Divina Commedia di Dante Alighieri, per la prima volta edita senza alcun commento, e in corsivo; siamo nel 1502; per la stampa il Manuzio si servì della collaborazione del grande umanista Pietro Bembo (che da allora fece usare il carattere che da lui prese il nome: il carattere Bembo).
Ma la meraviglia delle meraviglie uscì dalle sue mani tredici anni dopo; ancora la Commedia, ma stavolta - prima nel mondo - con illustrazioni.
Molto ci sarebbe ancora da dire intorno alla figura di questo umile/immenso uomo di Bassiano; ma lo scopo di questo mio modesto saggio è quello di far conoscere - a chi non lo avesse studiato a scuola - o far tornare alla mente - a chi nei lontani anni 50 ha fatto il liceo come me, un pezzo di storia che sui libri, ricordo, era considerata storia minore; e aveva poco spazio, quasi solo brevi righe per notizia; grande risalto si dava allora al Gutenberg e poco al Manuzio. Con questo mio scritto spero di avere invertito - anche se a distanza di più di cinquant'anni, la tendenza di allora, un po' superficiale.
Voglio chiudere ringraziando la signora Rosaria che, con le sue spiegazioni e illustrazioni quel fortunato per me venerdì 11 ottobre di quest'anno, mi ha riportato sui banchi di scuola guidandomi per mano dentro la vita di questo suo concittadino presente accanto a noi dentro quelle quattro o cinque stanze del piccolo museo delle scrittura..

marcello de santis

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Spunti di viaggio: Cuba, un'isola caraibica diversa dalle altre.

19 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Cuba, un'isola caraibica diversa dalle altre.

Non solo mare e spiagge ma quell’atmosfera retrò che affascina ed entra per sempre nel cuore.

Cuba assomiglia un po’ a quelle “streghe” che sanno ammaliare per la loro bellezza.

Quella delle sue spiagge bianchissime - e del suo mare cristallino - incontaminate come Cayo Largo o dorate come Varadero.
Ti affascina per quell’atmosfera languida e retrò, coloniale e decadente, ti appassiona per i colori forti di un tramonto sul Malecon, ti stordisce con un cocktail che sa di storia recente e di eroi e scrittori, ancora oggi vivi nella mente delle persone. Il Che, Hemingway, il daiquiri al Floridita – il mitico bar dello scrittore – o al mojito della Bodequita del Medio.
Cuba è un’isola proiettata verso il futuro ma ancorata ad una incrollabile fierezza, dignità e tradizioni. Più di undici milioni di persone in una mescolanza di diverse culture, specie africana e spagnola, con un’anima esuberante e ospitale.
Si può andare in giro per il Velado, la Plaza della Cattedral – ormai con bar e negozi vari – Plaza de l’Armas e si comprende il perché dal 1982 l’Unesco ha dichiarato l’Avana Patrimonio dell’Umanità. Anche i palazzi scrostati, dalle tinte pastello, conservano una tale antica bellezza da aprirti il cuore e da rimanerti impressa per sempre.
E poi la musica, costante e, a volte, invadente sottofondo di suoni africani e melodie spagnole che permea la vita dell’isola in un crescendo di salsa, merengue, rumba, chichia e mambo!

Il clima è subtropicale, una media di 25 gradi tutto l’anno, a volte appiccicoso e umido come in agosto. Sarà per questo che il Malecon, il lungomare dell’Avana, è sempre affollatissimo. Non somiglia alla Croisette di Cannes e non è piena di bar, ristoranti e di gente elegante.
Sui muretti del Malecon prende il fresco e passeggia la gente comune, i ragazzi giocano a farsi bagnare dalle onde che ogni tanto si infrangono sulla strada, si chiacchiera, si mangia, si flirta, si ascolta la musica, si balla.

Qui a volte la vita può diventare scommessa, come quella dei balzeros che, anni fa, affrontavano il mare su improbabili zattere o barche per raggiungere le coste americane, salutati da una moltitudine di parenti e amici. Era quasi un happening festoso, nonostante tutto, non aveva i contorni del dramma, che pur ci si sarebbe aspettato.

Forse perché qui tutto ha il sapore di una telenovela, non c’è spazio per la malinconia e si vive intensamente giorno per giorno.

Ecco perché, anche al di fuori dei circuiti turistici, tutti i locali sono pieni di cubani, ragazzi e ragazze della nuova generazione allegri di un’allegria contagiosa, comunicativi, aperti, concreti.
Le lunghissime notti dell’Avana hanno un percorso quasi obbligato: cena in uno dei locali più noti e poi a sentire musica o a ballare fino all’alba.

Qui le notti non finiscono mai e quando ti sembra ti essere sfinito, c’è sempre un ottimo bicchiere di rum (o ron) per posticipare il ritorno in albergo.

E poi la notte è magica, fa risaltare ancora di più la bellezza degli edifici sapientemente illuminati.

Il traffico è ridicolo rispetto al nostro, e fa impressione vedere automobili americane degli anni ’50 dai colori accesi e tenuti assieme chissà per quale miracolo o maestria di chi quello ha e lo deve mantenere bene.

Le strade ti riportano indietro a quell’America latina, coloniale, calda e sensuale dei romanzi di Hemingway.

Cuba te espera…non solo, Cuba ti entra nel cuore e non la dimentichi più.

Spunti di viaggio: Cuba, un'isola caraibica diversa dalle altre.
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Spunti di viaggio: Cipro non è solo l'isola di Afrodite

9 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Cipro non è solo l'isola di Afrodite

Spiagge, mare, siti archeologici, storia, cultura, buon cibo e divertimento fanno di Cipro una meta ideale per le vacanze.

Omero nei suoi racconti fa spesso riferimento ad Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, nata dalla schiuma del mare in una località chiamata Paphos (dal greco: luogo della luce), che si trova sulla costa Sud-Ovest di Cipro. L’isola, che è la terza per grandezza del Mediterraneo, sin dall’antichità era meta di turismo da parte delle popolazioni che si affacciavano sul bacino del grande mare. Il suo clima mite e le sue bellezze naturali venivano spesso associate alla beltà della dea stessa. Cipro si estende per 240 km da ovest ad est e per 90 km da nord a sud con due imponenti catene montuose che racchiudono la vasta pianura della Mesaoria. Il paesaggio è ricco di contrasti che spaziano dalle verdi colline alla maestosa valle dei cedri, dalle numerose spiagge sabbiose alle montagne che nascondono piccoli e caratteristici paesi, ognuno dei quali ha il proprio particolare fascino e le proprie tradizioni.

La vegetazione, ricca di agrumi, cedri, banani, olivi e vigneti dà l’idea di una terra fertile e ben coltivata. L’isola, la cui archeologia risale all’era neolitica, custodisce ancora testimonianze dell’antica Grecia e del periodo romano ma in tutto il territorio sono ben conservati monumenti, chiese bizantine, castelli, palazzi risalenti ai tempi dei crociati e monasteri. Inoltre, le splendide mura di cinta della capitale Nicosia, vecchie più di quattro secoli, sono la testimonianza del dominio veneziano.

Nella città è interessante visitare il Museo Bizantino, contenente una importante collezione di icone molto antiche; l’Arcivescovado, centro della chiesa ortodossa cipriota; la Cattedrale di san Giovanni, completamente affrescata e il Museo Municipale. All’interno delle mura si trovano le vie Ledra e Onassagorov, che costituiscono la linea di demarcazione che divide in due la città, la cui parte settentrionale è stata occupata di turchi dal 1974.

Da Nicosia, in circa trenta minuti, è possibile raggiungere i Monti Todros, ricoperti di magnifici boschi che difendono l’intimità di chiese e monasteri bizantini.

Larnaka, una delle città più importanti di Cipro, è “adagiata” in una baia che prende il suo nome e il suo lungomare – fiancheggiato da numerose palme – è “brulicante” di caffè, taverne e negozi. Dotata di un porto molto attrezzato, può dare ormeggio a numerose barche e yachts che vengono usati per le escursioni alle varie spiagge dell’isola.

Nella città sono ancora visibili le mura ciclopiche del XII secolo a.C. e la chiesa di San Lazzaro, che contiene le vestigia del santo patrono di Larnaka, che arrivò lì dopo la sua resurrezione eleggendola a sua seconda patria. La città è famosa anche per le celebrazioni della Pentecoste greco-ortodossa, che richiama i ciprioti da ogni parte dell’isola.

Ad un’ora di macchina dalla città si trova il grazioso paese di Lefkara, centro rinomato per la lavorazione dei merletti fatti a mano che vengono esportati in tutto il mondo. Si racconta che Leonardo da Vinci, visitando questo villaggio abbia acquistato una tovaglia d’altare e l’abbia donata al Duomo di Milano.

Dirigendosi verso la parte ovest di Cipro si incontra la città di Choirokotia, che conserva i resti di uno dei più importanti insediamenti neolitici del Mediterraneo orientale risalenti al 6800 a.C., ed alcuni dei reperti ritrovati nel sito possono essere ammirati nel Museo di Nicosia.

Proseguendo verso sud-ovest, percorrendo una buona autostrada, si arriva a Limassol, la più grande città balneare dell’isola che sin dal medioevo era conosciuta dai mercanti per i suoi vini e la canna da zucchero che veniva coltivata qui. Oggi è un centro turistico con la più vivace vita notturna e dove si svolgono eventi di rilievo. Naturalmente ci sono numerosi hotel oltre a pub, discoteche e night club.

Le spiagge sono tutte attrezzate ma è possibile trovarne alcune deserte. Nelle vicinanze del nuovo porto si trova il Castello di Limassol dove nel 1191 Riccardo Cuor di leone sposò Berengaria di Navarra incoronandola regina.

Ad un’ora di auto si trova l’antica città-stato di Kourion, che gode di uno splendido panorama sull’estesa spiaggia di sabbia fine della baia di Episkopi, e che conserva un teatro greco-romano utilizzato ancora oggi per le rappresentazioni di antichi drammi greci e di Shakespeare oltre a concerti di musica classica.

Un’altra bella località di Cipro è Pissouri, ricca di agrumeti, vigneti e luogo di riproduzione di fenicotteri e uccelli acquatici perché qui hanno trovato il loro habitat ideale. Ad ovest dell’isola si trova invece la bella città di Paphos, la cui vita ruota attorno al piccolo porto dove è possibile mangiare dell’ottimo pesce in uno dei tanti caratteristici ristoranti. Non mancano però importanti siti archeologici, ed essendo Paphos il luogo nel quale è nata Afrodite, si può ancora ammirare il tempio a lei dedicato e che era adibito a santuario di feste pagane.

La città fu per ben sette secoli la capitale di Cipro e di quel periodo, storicamente molto importante per la città, conserva molti reperti archeologici tra i quali gli splendidi mosaici raffiguranti scene mitologiche, oltre a tombe e catacombe dei re. Paphos è stata dichiarata dall’Unesco “patrimonio culturale mondiale” e non si può non essere d’accordo. Storia, mitologia, religiosità, tradizioni, monumenti, chiese, monasteri e bellezze naturali sono l’essenza di Paphos.

Ma se dobbiamo giudicare l’isola le daremmo sicuramente un voto molto alto. L’ospitalità della sua gente, il clima dolce 8 mesi l’anno, la buona cucina accompagnata da qualche bicchiere di ottimo vino locale, il sole, le belle spiagge, un mare cristallino, gli alberghi di alto livello, storia e cultura ne fanno una destinazione sicuramente adatta alle esigenze del turista italiano e raggiungerla non è affatto un problema.

Spunti di viaggio: Cipro non è solo l'isola di Afrodite
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Le meraviglie dei faraoni sulle sponde del Nilo

7 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Le meraviglie dei faraoni sulle sponde del Nilo

Una crociera sul Nilo regala emozioni che mai verranno dimenticate.

I misteriosi geroglifici e gli affreschi parietali degli antichi templi conservano intatto tutto il loro fascino, a dispetto del tempo che scorre inesorabile, ammantando di una suggestiva magia ogni pietra, incisione e granello di sabbia di questo paese di sogno. I reperti antichi sembrano ancora pieni di vita in modo molto tangibile e, passeggiando tra le rovine dove i i racconti delle antiche gesta faraoniche sono così superbamente illustrati dalle incisioni, ci si emoziona pensando alle divinità e alla loro eternità che, a volte, così stupidamente desiderata da noi esseri umani, sembra qui esistere davvero.

Osservando le innumerevoli raffigurazioni su ogni centimetro di colonna istoriata, su ogni millimetro di parete, tanto da risultare quasi ossessive, si ha l’impressione di leggere un’autobiografia o un’enciclopedia e ogni incisione è colma di significati, è simbolica.

L’insieme dei grandi massi che costituiscono le splendide architetture dei templi è come un enorme testo scritto sui papiri.

Dando splendida forma alle credenze religiose, così come sono, quelle immagini continuano a celebrare coloro che hanno voluto erigere quei templi.

Da Luxor a Karnak – bellissima la sala ipostila con le colonne come fusti di papiro fascicolati -, dal tempio di Filae – contornato dall’acqua è fra i più magici e suggestivi – a quelli di Komombo e di Edfu – dedicato al mitico dio Horus – dalle tombe della Valle dei Re al Tempio della Regina Hatshepsut.

E a quello di Medinet Habu è un susseguirsi di stupefacenti, monumentali testimonianze della straordinaria maestria degli antichi egizi nelle arti figurative. Nei dintorni di quella megalopoli che è Il Cairo – la capitale egiziana con oltre 20 milioni di abitanti – , riuscendo ad estraniarsi dalla confusione tipica dei siti turistici più famosi, l’imponenza delle celeberrime Piramidi di Giza e il fascino enigmatico della Sfinge, divenuti ormai da secoli simboli stessi dell’Egitto, lasciano stupefatto l’osservatore di fronte alla potenza celebrativa e all’enorme energia che emanano.

A Menphis, l’antica capitale, si rimane affascinati dalla statua del faraone Ramses II, un bellissimo colosso che giace disteso sul pavimento posto più in basso dei visitatori, e che sembra volersi far ammirare dai posteri e rammentare loro lo splendore dei tempi in cui visse.

A Saqqara si può ammirare l’insolita piramide a gradoni di Zoser, che rappresenta l’archetipo delle grandi piramidi meglio conosciute.

Il sud dell’Egitto non è meno spettacolare del resto del paese e, per meglio cogliere le bellezze del fantastico paesaggio di Assuan e dei monumenti situati lungo il corso del Nilo, la crociera è la scelta migliore. Solcando le acque del mitico fiume a bordo di una nave si osserva lo scenario che scorre lentamente davanti ai nostri occhi.

E’ un paesaggio vario quello che si presenta agli occhi dei turisti, che alterna il deserto a zone di verde, i villaggi ai palmeti.

Tuttavia, accarezzati dalla brezza e affascinati dalla bellezza del panorama, si perde facilmente il concetto del tempo e si ha l’impressione che questo si protragga in eterno.

Mentre la nave scivola lenta sull’acqua, il silenzio irreale e altamente emozionante che permea di sé l’intero paesaggio è interrotto solo dal rumore delle palme per il dolce e caldo vento, dal richiamo del muezzin, dal vociare dei bambini che giocano lungo la riva del fiume.

Il tutto è così calmo, dolce, rilassante, ammantato di una luce dorata.

Le feluche, le piccole barche a vela egiziane, sono ormeggiate a riva una di fianco all’altra, come uccellini fermi sui rami, oppure spinte al largo da una brezza mite e delicata che spira sulla superficie dell’acqua. A bordo delle piccole barche, sulle acque placide, quasi lacustri del Nilo, si è cullati dalle canzoni nubiani e colpiti dall’intensa luminosità sprigionata dalla luna.

Da ogni cosa si irradiano le tinte della tranquillità e del piacere. Il blu e il verde sono i colori vividi e intensi che, misti allo splendore dorato del deserto, regalano policromia a quel mondo ed emanano un fascino particolare che contribuisce a rendere estremamente suggestiva l’atmosfera di quel paesaggio unico al mondo.

Le meraviglie dei faraoni sulle sponde del Nilo
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Spunti di viaggio: Berlino, una città camaleontica

5 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Berlino, una città camaleontica

Viene definita la “città dei giovani”, ma è una città interessante per persone di ogni età.

Berlino, prima fra le città tedesche e una tra le più importanti città d’Europa, si presenta oggi come una città che si è lasciata alle spalle la divisione passata e la parentesi buia del muro, e che guarda soltanto al suo futuro.

La città tedesca è febbricitante, viva, operosa e dà di sé l’immagine di una metropoli gioiosa e multiforme. Berlino, città della cultura, delle opere d’arte, delle tante testimonianze di un passato glorioso e di una storia dolorosa. Una grande metropoli ormai non più in bilico tra presente e passato, in cui convivono con estrema naturalezza le impronte di antichi fasti e gli embrioni di quella che ormai è diventata la città del futuro.

Così, in tutto il loro splendore, sfilano davanti ai nostri occhi il Duomo neo barocco, l’edificio più vecchio di Berlino; il Municipio Rosso, la Colonna Trionfale, il Forum Fridericianum con il complesso dei suoi edifici ottocenteschi; la Gendarmenmarket, una tra le piazze più belle d’Europa; l’Unter den Linden, il famoso viale che origina dalla Porta di Brandeburgo, simbolo della città e la Postdamer Plaz, area di 70mila metri quadrati dove ci sono imponenti edifici costruiti sotto la guida del nostro architetto Renzo Piano.

Città della cultura

Da quando è stata fondata (XXII° secolo) fino alla caduta del muro, Berlino si è caratterizzata come città destinata a continui cambiamenti, depositaria di cultura, arte e tradizioni ma anche aperta a nuove idee che convivono costruttivamente sotto un unico tetto. Nel 1988 fu eletta “città europea della cultura” e a ragione in quanto è una città in continuo fermento culturale.

Berlino ha oltre 150 teatri e palcoscenici, tra cui il Friedrichstadtpalast, il teatro di rivista più grande d’Europa. Inoltre, teatri per musical, teatri dell’Opera, Filarmoniche e molte orchestre sinfoniche. Berlino offre tutti i giorni ogni genere possibile di intrattenimento. Un altro panorama altrettanto sorprendente è quello offerto dai 170 musei berlinesi. Dalla Regina egiziana Nefertiti, all’altare greco di Pergamo, ai pittori del museo “Die Brucke” agli artisti del Bauhaus e il museo di arte contemporanea.

Città del divertimento

Oltre ad essere un grosso centro culturale, Berlino è conosciuta anche per la sua vitalità, per la capacità di fare festa e divertire, per i suoi negozi e la vasta gamma di specialità culinarie. Una città che ha riservato un grosso spazio alla vita che si svolge all’aria aperta, per le strade, tra la gente. Testimonianza ne sono le numerose manifestazioni all’aperto come la “Love Parade”, la maggiore d’Europa, le settimane festive di Berlino, Il grande party di S. Silvestro e ancora il Festival Internazionale del Cinema.

Una grossa attrattiva è rappresentata anche dalle eleganti strade sul Kurfuerstendamm, dove si susseguono raffinate boutique e sfiziosi negozietti. Senza dimenticare i fornitissimi centri commerciali – come il Ka De We, il più grande d’Europa con i suoi 65mila metri quadrati – e i tanti colorati mercatini delle pulci.

Per ricordare infine l’aspetto più godereccio, quello culinario, in grado di accontentare anche i palati più esigenti, basta saper scegliere perché si può passare dalla cucina tradizionale, molto diffusa nei caffè storici di Berlino, a quella multietnica sul Prenzlauer Berg, a quella più elegante e raffinata presente in tutti i ristoranti del centro.

Città dei Congressi ma anche del verde

Berlino è anche un centro economico di prim’ordine con un settore terziario che genera, di conseguenza, un progressivo aumento di meeting, seminari, incentives. La necessità di individuare delle strutture capaci di far fronte a tali esigenze ha reso Berlino una delle città più idonee agli incontri di lavoro e alle varie manifestazioni.

Berlino è la meta ideale anche per chi ha deciso di trascorrere un periodo rilassante, immerso nel verde, senza rinunciare ai comfort della grande metropoli. Infatti, è la città più verde della Germania: oltre un terzo del territorio è coperto da parchi, prati, boschi e distese acquatiche.

Da non perdere una visita al castello di Charlottenburg, il cui parco, che ha più di 300 anni, rappresenta il giardino più antico di Berlino. Inoltre, il giardino zoologico, il più vasto del mondo tra i parchi situati all’interno di una città. Come Berlino, anche i suoi dintorni rispondono pienamente a tali aspettative: castelli, parchi, boschi e laghi sembra che facciano da contorno a quei paesaggi fiabeschi descritti da grandi poeti.

La Berlino turistica

Berlino, ormai, figura tra le città più ospitali e organizzate. Dai servizi ai trasporti pubblici, dalla gastronomia alla sistemazione alberghiera si può sicuramente affermare che è una città superorganizzata.

Del resto, la continua affluenza di visitatori ha fatto sì che il turismo diventasse una voce importante nell’economia della città. Un tipo di turismo sicuramente diverso da tutti quelli finora conosciuti. Un tuffo in un recente-passato che è già futuro. Un viaggio irreale in una città che dal 1961 al 1989 è stata divisa in due, squarciata da un muro, mutilata della sua metà.

Una frattura profonda, drammatica di cui oggi ci accorgiamo soltanto per quella parte di muro che è stata lasciata in piedi ed è tutta ricoperta da murales e il famigerato Checkpoint Charlie, un piccolo posto di controllo simile a quello dove sostano i nostri vigili urbani.

Berlino, una città che entra nell’anima e travolge ogni parametro di giudizio: caotica e silenziosa, allegra e romantica, antica e moderna, affascinante e contraddittoria.

Berlino è una città che non si può raccontare, si deve soltanto visitare.

Spunti di viaggio: Berlino, una città camaleontica
Spunti di viaggio: Berlino, una città camaleontica
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Spunti di viaggio: Namibia, natura selvaggia e scampoli d’Europa

2 Novembre 2014 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Spunti di viaggio: Namibia, natura selvaggia e scampoli d’Europa

Un paese enorme dove l’uomo è quasi un intruso e la natura la fa da padrona.

Se pensate che la terra sia sovrappopolata, allora andate in Namibia e vi troverete in un altro pianeta. Questo grande paese, situato nella parte occidentale dell’Africa Meridionale, è infatti esteso per 824 mila Kmq, cioè quasi come Italia e Francia messe assieme ed una popolazione che non arriva neppure a due milioni di abitanti. Potrete viaggiare per ore ed ore lungo la buona rete stradale senza incontrare nessuno e se incrociate un’altra macchina è doveroso un saluto.

E’ più facile imbattersi in branchi di struzzi o di antilopi, che di essere umani. Potete vedere il deserto più antico del mondo, il Namib, nella sua versione di sabbia o pietre, addentrarvi nei canyon del Fish River, ammirare la “welwiitschia mirabilis”, uno strano cespuglio appiattito che punteggia sparso il deserto e che è in grado di sopravvivere per mille o duemila anni.

Potete vedere la costa più incredibile del mondo, la Skeleton Coast, deserto di sabbia che sprofonda nel mare dove la nebbia ristagna di notte e fino al tardo mattino, mentre il vento muove le dune in un concerto di scricchiolii e sussurri misteriosi. Nebbia provocata dall’impatto tra la corrente fredda del Benguela che risale lungo i quattromila chilometri di costa e le circostanti acque sempre più calde verso il tropico.

La riva è punteggiata da scheletri di navi arenatesi qui nei secoli scorsi e dalle ossa dei grandi cetacei finiti prigionieri sulle spiagge. Un mare freddo in un paese caldo, dove il bagno è pressoché impossibile e dove non potranno mai sorgere villaggi di vacanze, così da poter mantenere intatto il suo fascino all’infinito.

In compenso, un mare ricco di vita, di pesci, che richiama enormi masse di mammiferi marini: a Capo Cross, infatti, potrete vedere in uno spazio ristretto, 80 o forse 100 mila foche agitarsi, riposarsi, tuffarsi compatte in battaglioni nelle acque per loro accoglienti.

Potete visitare il Parco Etosha, 22 mila Kmq, esteso come una regione italiana, con enormi distese di laghi salati più o meno disseccati, a seconda della stagione, ma anche con vegetazione che ospita grandi branchi di erbivori quali zebre, antilopi, gnu, elefanti e così via, nonché leoni, leopardi e ghepardi.

Potete alloggiare in lodges sperduti nell’immensità, circondati ciascuno da vastissime proprietà, ma tutti confortevoli e gestiti da europei (la Namibia era una colonia tedesca), boeri sudafricani, belgi provenienti da quello che era lo Zaire, ex Congo belga.

La Namibia è un tranquillo paese multietnico, dove le varie popolazioni convivono pacificamente. Il popolo più numeroso è quello degli owambo, originario della parte settentrionale; vi sono poi gli himba – forse il popolo più noto per la bellezza delle sue donne – e che vivono sulle montagne, poi i boscimani, gli herero, le cui donne indossano vistosi ed ampi vestiti, esempio di sincretismo tra la moda ottocentesca europea e la vivacità coloristica africana.

E ancora mulatti originati da incroci tra boeri, immigranti olandesi, e le belle donne degli ottentotti e, infine, gli europei.

La Namibia non è solo natura selvaggia, vi sono anche sorprendenti città, come la capitale Windhoek, con case tradizionali dai tetti spioventi che sembrano qui catapultati dal Nord Europa, modernissimi alberghi e centri commerciali.

O come Swakopmund, accogliente località marina con ottimi alberghi e anche un casinò. Insomma, la Namibia è un paese dalle molte incredibili facce, adatto per i veri viaggiatori più che per le masse anonime di turisti.

Spunti di viaggio: Namibia, natura selvaggia e scampoli d’Europa
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Grobalizzazzione e lo’alismo

16 Ottobre 2014 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #poesia, #luoghi da conoscere

Grobalizzazzione e lo’alismo

’Scorta me ber topino...

che te sie’ lì ‘n della tu’ ‘ulla

e, prati’amente e senza offenditi,

ti posso di’ ch’ un capisci ancora ‘n ber segone...

Sa ‘osa ti diranno?! Vesti grossi talentoni, vesti porigrotti della televisione,

vesti lanzi’hennecchi ‘alati e risaliti?! Vesti gèni della stiatta!

Ti diranno ‘om’ e quarmente: “Boia déh! Ocché ‘n si sentirà cche siei toscano?

‘e si ‘apisce bene ‘gni ‘osa ‘he dici...

si ‘apisce vando ridi,

béli,

smoccoli.

Vando letii, vando sie’ ‘untento

vando godi, vando t’ha caato la Befana!

Fra po’o ‘apiranno ver che pènzi!

‘apiranno ‘osa sogni, ver che speri...

‘Ltassentì ber topino...

‘un ti fa buggerà, zia tegame!

‘Un ti fa ‘nfinocchià co’ be’ discolzi!

‘un ti fa mette’ ‘r “Cioè” ‘n bocca

coll’ “Attimino”, ‘r “Pirla” e po’ la “Minchia”!

‘redici ‘nder dimane di Brussellesse

vai a ggiro e dignene che siei ‘taliano e te ne vanti... a vòrte,

siei toscano ‘m po’ poino

e livolnese di mortone!

Anco se sie’ ito‘n mezz’ a’ monti

se ti garba la foresta

se annusi più ‘r muschio mezzo

che ‘r sarmastro...

affacciati a vorte ar tu’ barcone

e bada ver tramonto ‘he un c’ène d’antre parte

cor sole ch’è ‘na rifiolona, rossa ‘ome ‘r nostro ‘ore,

‘r mare ‘he pare ‘na spèra di ‘atrame,

lo sciabordio dell’onde,

bafori e beolini di vecchi risi’atori un po’ rimpi’oniti...

...che digià penzan d’esse’ ‘uropei,

di pote’ pesca’ pratesse ‘nvece de’ ‘rognoli.

Bevano ‘r ponce annacquato ‘he ci rivogano

per facci scorda’ che un ber dì

c’hanno caato cèi ‘n su questo scollio...

E cèo ci vollio schiappà, ber mi’ topino...

E lì la mi’ ‘roce ce la poi piantà,

sta’ siuro...pusitivo...

Grobalizzato forse. Ma lo’armente sotterrato!

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Il ranocchio e la zanzara

7 Ottobre 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #luoghi da conoscere

La rana
La rana

Qualche tempo fa nel centro dove abito successe un fatto curioso e a mio avviso molto simpatico, uno di quegli episodi tipici da film di Fellini. In paese da qualche tempo avevano eretto il “monumento” alla rana, divenuta un po' un simbolo in quanto ogni anno si tiene in città una sagra in suo onore, famosa in tutta la Romagna. La rana di notevoli dimensioni era stata prima posta in mezzo al parco pubblico comunale, poi, siccome i bambini l'avevano scambiata per un cavallo a dondolo, è stata spostata al centro di una rotonda situata all'ingresso del paese.

L'anno scorso, il fatto. Durante la notte un buontempone posò davanti alla rana un altrettanto “bella e importante” scultura raffigurante una zanzara. In paese si formarono subito due correnti: chi riteneva che fosse stato un gentile pensiero, “la rana doveva pur nutrirsi”, e chi invece non la prese di buon grado, come il sindaco, e la fece rimuovere. Per nulla scoraggiato l'anonimo artista, dopo poco, ne pose un'altra nella stessa posizione, giusto davanti la bocca della rana, ma stavolta di dimensioni molto più grandi. La rana avrebbe avuto così di che cibarsi per un bel po'. Il caso oramai aveva assunto una risonanza tale che l'allora primo cittadino, stanco degli sghignazzamenti che accompagnavano il suo passaggio e delle chiacchiere da bar, si vide costretto a prendere un provvedimento sottolineando : “Fa piacere che ci sia ancora chi ha uno spirito umoristico, in un momento così difficile, ma ciò non toglie nulla a quanto già affermato con la posa della precedente "zanzara": per quanto ben fatta – e qui ringrazio l'anonimo artista – ci sono regole che vanno semplicemente rispettate. Questo semplice condizione mi ha obbligato a fare una denuncia verso ignoti, a difesa del patrimonio pubblico a cui è iscritto anche il monumento al ranocchio. Non c'è nessun pregiudizio, nessuna paura, come qualcuno ha insinuato in qualche blog, ma solo rispetto delle regole, dove non può accadere che un cittadino si senta legittimato a posizionare in un monumento o in qualsiasi luogo pubblico quello che più gli pare.”

E così anche la seconda zanzara venne rimossa, tutto sembrava di nuovo essere stato messo a tacere , come sempre accade dopo le accalorate discussioni dei residenti al bar, o in piazza, o sul posto, davanti alla povera rana rimasta a digiuno, su ranocchio e zanzara calò il velo dell'oblio. Senonchè il sindaco in un tardivo impeto di umorismo, decise un bel giorno di porre entrambe le zanzare, ristrutturate, dipinte e lucidate, in un'aiuola di nuova costruzione di fronte allo stadio comunale: una, la piccola, posata sul ramo di un albero, e la grande in bella mostra al centro di un tappeto di bianchi ciottoli. Si era scusato in anticipo ”siamo in ritardo nel posizionare la prima zanzara in quanto non sono ancora risolti problemi di sicurezza. Ma questo lo si farà – come già detto – tutelando l'incolumità dei bambini e dei loro giochi, a fronte di materiali ferrosi che possono creare problemi. Ed anche questa sarà un occasione per superare polemiche noiose e dare smalto e “onore” all'anonimo artista locale, permettendo così a tutti i cittadini ed ospiti di ammirarle.”

Prima lo aveva denunciato e poi si era incredibilmente ravveduto, scoprendo nel buontempone un “artista” di futura fama. Tutto risolto dunque con buona pace delle chiacchiere di paese, anche se un senso può avere una zanzara di fronte a una rana e un altro non ne ha assolutamente una zanzara, da sola, al centro di un crocevia. Non è raro infatti che chi la vede per la prima volta, spontaneamente, chieda “ma chi ha speso dei soldi pubblici per erigere un monumento alla zanzara?” Insomma per farla breve non c'è pace per questi animaletti, insetti o anfibi, così poco simpatici e per nulla amati. Tutta la storia non finisce in un apologo, come una favola di Esopo, qui siamo in un piccolo centro della bassa Romagna dove il tempo scorre lento e le “cose” paesane acquistano importanza, animano e dividono l'opinione pubblica, si discute, si formano schieramenti, si prendono posizioni che non mutano come nei film di Peppone e Don Camillo, dunque credo di non sbagliare dicendo di tale episodio se ne parlerà ancora.

Già perchè da noi ci sono gli “incontentabili” quelli che trovano sempre da ridire su ogni iniziativa. Pensate che tempo addietro quando fu eretto il monumento alla mondina e allo scariolante con il quale si volevano ricordare i primi moti bracciantili e le rivendicazioni che sfociarono nell’eccidio avvenuto in paese nel 1890, una voce in mezzo alla folla, il giorno dell'inaugurazione alla vista della scultura, trattenendo una risata, ebbe a dire “Sembran due che aspettano la corriera.....”

La rana e la zanzara

La rana e la zanzara

La zanzara

La zanzara

La mondina e lo scariolante

La mondina e lo scariolante

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