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gordiano lupi

Gaglione - Izzo, "Uccidendo il secondo cane"

4 Gennaio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Gaglione – Izzo
Uccidendo il secondo cane

Oblomov – Euro 18 – Pag. 175

 

Varsavia, 1956. Fra le rovine di una Polonia sgretolata, piena zeppa di ubriaconi e reietti, il giovane scrittore Marek Hlasko (1934-1969) osserva e descrive l’individualismo e la disperazione dei sobborghi. Intanto una giovane coppia, Piotr e Agnieszka, vive la propria storia d’amore all’ombra dell'oppressivo regime socialista. Attraverso l’occhio attento del James Dean polacco - la somiglianza con l’attore era impressionante - prende vita un decadente affresco costellato di bettole fumose, alcol e violenza. Voce scomoda in patria (le sue opere furono vietate per 20 anni), Hlasko conduce un’esistenza randagia di cui saprà anche costruire astutamente il mito: ex camionista, scrittore in fuga dalla Francia all’Italia poi pappone a Tel Aviv e sceneggiatore al fianco di Roman Polanski a Hollywood, fino al tragico epilogo nella Germania dell’Ovest.

 

Non è stato inutile aver fondato Il Foglio Letterario nel 1999, visto i talenti che abbiamo scoperto, pure se pochi ce ne riconoscono il merito, quasi nessuno ci cita, finisce che ci tocca dirci bravi da soli. Non abbiamo un buon ufficio stampa, come tanti fanfaroni che poco fanno e molti raccolgono, questo è certo. Fabio Izzo è una mia scoperta di cui vado fiero, più volte presentato al Premio Strega, ha debuttato con Eco a perdere, proseguendo con Balla Juary, Doppio umano, To jest, Il nucleo, Ieri Eilen, tutti romanzi usciti sotto la mia direzione editoriale. Valerio Gaglione, invece, ha esordito con il romanzo grafico Se sapessi come fai - Le cinque prove del’omicidio di Luigi Tenco, scritto da Giusepe Bità, sempre con Il Foglio. Autori di cui vado fiero e che - da lettore onnivoro appassionato pure di fumetto - ritrovo con piacere alla corte di Oblomov, sotto la guida di un maestro come Igort, nel catalogo di un marchio editoriale importante, non solo per dimensioni ma anche per spessore culturale. Uccidendo il secondo cane è un concentrato narrativo dello stile di Izzo, perché con poche e incisive pennellate tratteggia il carattere di uno scrittore maledetto (alla Modigliani), ne descrive le notti a base di alcol e trasgressione, approfondisce la sua lotta politica, il suo essere contro un regime che osteggia il suo lavoro. Lo stile grafico di Gaglione è maturo e superbo, tutto chiaro scuri, in un evocativo bianco e nero che rimanda ai grigi tempi di una Polonia comunista, con un tratto che sembra vergato da un poetico carboncino. Uccidendo il secondo cane è il titolo di un libro di Hlasko, pubblicato nel 1965, inedito in Italia, ed è perfetto per ricollegare due delusioni, due momenti esistenziali in cui lo scrittore tocca il fondo e non riesce a riemergere. Izzo conosce molto bene la Polonia, per apprezzare a fondo la sua scrittura e i suoi personaggi forse sarebbe importante saperne quanto lui, ma basta qualche nozione sui danni prodotti dal regime comunista per capire il senso dell’epigrafe: Giulietta e Romeo non si sarebbero mai incontrati a Varsavia nel 1956. Non era terra per l’amore quella dittatura, era terra per il dolore, per la disillusione, per l’alcol e per notti disperate, per avere soltanto voglia di fuga e di ribellione. I protagonisti del romanzo grafico sono scrittori dissidenti che hanno scelto di non tacere e hanno sacrificato la loro vita per un profondo desiderio di libertà. Un graphic novel da non perdere, se amate il fumetto colto e la letteratura.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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La casa del padre (2019) di Vincenzo Totaro

29 Dicembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

La casa del padre debutta in prima assoluta il 29 ottobre, a Vico del Gargano, prosegue a Foggia (4 novembre), Manfredonia, Milano, Roma, Valle Leventina e altre date, per poi affidarsi alla distribuzione televisiva della Running Tv International. In breve la trama. Antonio torna nella casa della sua infanzia, per venderla secondo indicazioni del fratello Corrado, ma finisce per compiere un tuffo nel passato, immergendosi nei ricordi. La potenziale cliente arriva, ma non è la vera Angela che dovrebbe vedere la casa, bensì una ragazza smarrita, in crisi, in fuga dalla sua esistenza, in attesa di operarsi per una grave malattia. Pure Antonio è un uomo tormentato, malato, ex fumettista e disegnatore, ha un figlio che vive lontano e che sta scrivendo una tesi sui suoi vecchi lavori. Antonio percorre le stanze della casa abbandonandosi a una cascata di ricordi, mentre una notte di tempesta scuote i vetri, scosse di terremoto fanno muovere gli oggetti, pioggia e vento colpiscono le imposte. Angela e Antonio s’incontrano per caso, sboccia una sorta di amore impossibile, un sentimento soffuso di poesia e languore, intrecciato ai troppi pensieri del passato. Totaro gira un film teatrale, intenso e introspettivo, ricco di suspense narrativa, forse troppo dilatato nei tempi, anche se resta il sospetto che per affrontare simile tematica ci fosse bisogno della lunga distanza. Spettacolari gli effetti speciali che mostrano il cosmo come cornice iniziale e finale della storia; da sottolineare alcune poetiche dissolvenze, soprattutto quella che dagli occhi della protagonista conduce lo spettatore verso le stelle. Attori bravissimi e credibili, soprattutto i due protagonisti (Boccanera e Del Nobile), che danno vita a un lungo dialogo letterario mai artefatto e stucchevole, ma realistico e dal sapore bergmaniano. Molti riferimenti cinematografici portano a Beckett (il fratello è una sorta di Godot che telefona ma non arriva mai), Bergman (rapporto uomo - donna), Scola (la pistola nella borsa, l’incontro in una giornata particolare), Tarr (il paesaggio apocalittico, i piani sequenza, l’incontro). Storia narrata proustianamente, con andamento circolare, che si apre e si chiude con la visione dell’universo, il ciclo della vita eternamente uguale, la consapevolezza che la nostra esistenza è una piccola cosa nel cosmo infinito. Straordinaria la fotografia in bianco e nero, curate le scenografie, sceneggiatura senza punti morti, dialoghi ben confezionati, musiche di Chopin adeguate a una storia montata con ritmi compassati. La casa del padre è una storia d’amore improbabile, un incontro tra un uomo e una donna che sono giunti a un bivio della loro esistenza, un’esperienza di amore e morte che si celebra nella casa dove l’uomo ha vissuto la sua infanzia, in un contenitore di ricordi che ognuno di noi possiede nella memoria. Se riuscite a vederlo - problema del buon cinema indipendente -, non ve ne pentirete.

 

Regia: Vincenzo Totaro. Fotografia: Antonio Universi. Operatore di Riprese ed Effetti Speciali: Luisa Totaro. Fonico Presa Diretta: Vincenzo Moccia. Microfonista: Tonino Bitondi. Costumi: Federico Del Nobile. Scenografia: Leonarda Fabiano, Matteo Del Nobile. Musiche (non originali): Giuseppe De Salvia. Case di Produzione: Silentium Film, Aelita Film. Produttori: Antonio Del Nobile, Vincenzo Totaro. Genere: Drammatico. Durata: 118’. Colore: B/N. Interpreti: Manuela Boccanera (Angela/Cristina), Antonio Del Nobile (Antonio), Rosanna Trotta (Signora Angela), Adriano Santoro (voce di Corrado).

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Roberto Saporito, "Come una barca sul cemento"

28 Dicembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Roberto Saporito
Come una barca sul cemento

 

Arkadia - Collana Sidekar - Pag. 110 - Euro 13
www.arkadiaeditore.it

 

Conosco e apprezzo Roberto Saporito dal 1999, anno di fondazione del Foglio Letterario, pure se con la mia casa editrice non ho mai pubblicato un suo romanzo ma solo racconti all’interno della rivista e di antologie tematiche. Siamo stati insieme nel gruppo di autori che un grande talent-scout come Luigi Bernardi ha portato nella squadra di Perdisa Pop, un tentativo di fare qualcosa di nuovo nell’asfittico mondo editoriale italiano. Il caso editoriale dell’anno, un romanzo contro il mondo editoriale, lo feci pubblicare da Anordest, realtà nella quale credevo ma che si è rivelata modesta e fallimentare. Adesso ritrovo Saporito alle prese con un racconto noir veloce e graffiante, edito dalla cagliaritana Arkadia, strutturato in capitoli brevi e incisivi, impaginato tra dialoghi e concise descrizioni, ambientato tra Roma, Torino, Pisa e la zona dove vivo (San Vincenzo, Baratti e Piombino). La narrativa dello scrittore di Alba non è cambiata dai tempi di Harley Davidson (piccolo successo di Stampa Alternativa, altro mitico editore che abbiamo frequentato insieme): usare il noir per raccontare la società che cambia, la psicologia umana, il rapporto tra un uomo e una donna. Protagonista del racconto - di questo si tratta più che di un romanzo - è un professore cacciato dalla scuola pubblica per oscuri motivi (si capirà alla fine ma non spoileriamo) che si ritrova a fare il guardiano di barche a San Vincenzo e si mette a caccia di vecchie fiamme giovanili che a suo tempo non è riuscito a portarsi a letto. Verranno fuori tutti i lati oscuri del protagonista ma anche delle donne con cui viene a contatto, soprattutto la prima, depressa e maltrattata da un marito che non farà una bella fine. Non aggiungo altro. Il libro ha il ritmo di un giallo e la profondità di un noir, si legge in meno di un’ora, ché lo stile di Saporito - avvolgente e intrigante - cattura il lettore e non gli consente di abbandonare la lettura fino alla parola fine. Consigliato anche per chi cerca in un libro qualcosa di più di una storia ben scritta, perché tra le righe di un racconto strutturato per immagini, come se fosse una sceneggiatura, viene fuori tutto il lato inquietante della natura umana.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Libri sotto l'albero: David Marsili, "Sunset Ramadan"

12 Dicembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #racconto, #recensioni

 

 

 

 

David Marsili
Sunset Ramadan

GM.libri – www.gmlibri.it – libri@gmlibri.it
Pag. 130 – Euro 14

 

David Marsili è una vecchia conoscenza, perché con il mio Foglio Letterario ha pubblicato Viscere (2008), Uomo di tungsteno (2011) e Stagioni chimiche (2015). Trovate ancora tutto, su www.edizioniilfoglio.com, Amazon e IBS, ché i buoni libri non vanno mai fuori catalogo. David Marsili è uno che sa scrivere, un affabulatore nato, imbastisce una storia partendo da Lo straniero di Albert Camus, ti porta per mano nei peggiori bar, non di Caracas ma di Livorno, dove incontriamo i ladri gli assassini e i tipi strani …  tanto cari a De André, tra mercato del pesce, locali equivoci e serate alternative. Tu guarda come ti descrive Livorno (sono sensibile a queste cose, passo il tempo a raccontare Piombino): “Livorno è un buco, un pentagono schiacciato circondato da fossi verdi e salati, e una manciata di strade dove alla fine passano sempre le solite comparse”. Il mercato del pesce: “Dal mercato chiuso il pesce sovrastava tutto, ma le liliacee emanavano le loro molecole aggressive, lasciando ai pomodori solo un senso leggero di orti annaffiati”. Il mercato centrale, visto dagli occhi di un profugo africano: “Adesso è quasi arrivato. E il mercato centrale è un ambiente ancora più familiare. Lo sente dai rumori e dagli odori. Sembra di essere in Sicilia, o addirittura in Tunisia. Gli si illuminano gli occhi, quasi si sente a casa. Adesso l’immagine è la Kasbah, giù, a Mazara del Vallo”.

La vicenda si sviluppa attorno al Sunset cafè dove orbitano strani personaggi: una donna che legge Camus, ragazzi che bevono aperitivi (un rito dei vuoti anni 2000), giocatori di carte, un professore (sembra l’alter ego dell’autore), alcuni arabi che fanno il ramadan. E poi c’è un inquietante poliziotto che si fa chiamare Roi Falco, indagatore di incubi diurni e notturni, vagabondo con licenza di uccidere per le strade della città che fu di Modigliani. Marsili scrive un noir che strizza l’occhio al pulp, al tempo stesso racconta la provincia e le sue consuetudini, affronta con leggerezza problemi attuali, riflette su razzismo, terrorismo, naufragi di profughi e attentati dell’ISIS. L’autore usa molto bene gli strumenti della narrativa di genere, anche se rileviamo un eccesso di modernismo letterario. I capitoli si alternano tra numerosi salti temporali, la narrazione non è consequenziale, se il lettore non fa attenzione rischia di perdere il filo della storia. Forse è solo un mio problema, la critica importante e i lettori forti di noir diranno che l’opera è strutturata secondo le regole insegnate nelle migliori scuole di scrittura creativa. Purtroppo il vostro povero recensore non le ha mai frequentate. E non ha intenzione di rimediare proprio adesso.

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"Una rosa blu" di Stefano Simone

10 Dicembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #recensioni

 

 

 

 

Una rosa blu (2018)
di Stefano Simone


Regia: Stefano Simone. Origine: Italia. Durata: 20'. Musica: Luca Auriemma. Soggetto e Sceneggiatura: Sabrina Gonzatto. Distribuzione: X-Movie Internazional (Amazon Prime Video). Interpreti: Veronica Cataraga, Davide Frea, Giulio Fraglia.

Stefano Simone è un regista pugliese che conosco da tempo, ho potuto apprezzare l’intera produzione sia di video clip che di lungometraggi, collaborando con lui per alcuni progetti legati al cinema noir (Gli scacchi della vita, Cattive storie di provincia …) e due documentari letterari (Il cielo sopra Piombino, Litania su Piombino). In questa sede analizziamo un breve video girato a Torino che potrete trovare in distribuzione su Amazon Prime Video, in Italia e Stati Uniti, grazie a X-Movie Internazional. Stefano Simone ama occuparsi di problemi sociali, dalla piaga del bullismo (Fuoco e fumo, 2017) al degrado provinciale, passando per il disagio giovanile, il divorzio e la bigenitorialità (L’accordo, 2018). Una rosa blu parla di pedofilia e di rapporti amorosi estorti ma anche del ruolo che scuola e società possono giocare nella normalizzazione di situazioni pericolose. La storia vede protagonista una ragazzina che frequenta un istituto tecnico, figlia unica di una madre che da un po’ di tempo ha un nuovo compagno, purtroppo interessato anche a lei in modo malsano. Un preside che sa ascoltare e un vero amore da parte di un coetaneo faranno il miracolo di far venire alla luce il problema e di affrontare alla radice quel che non va nel cuore della ragazzina. 

Stefano Simone gira un corto molto teatrale, quasi tutto ambientato in interni, gestendo bene campi e controcampi, alternando brevi quanto riuscite sequenze di esterni che immortalano Torino, tra angoli periferici, parchi cittadini e montagne innevate che fanno da cornice. Gli attori sono tutti non professionisti, quindi si perdonano alcune incertezze e una recitazione troppo impostata, ma il regista è bravo a gestire i lunghi dialoghi e un argomento complesso. Notevole il simbolo della rosa blu tatuata, importante per la ragazzina, ma che finisce per ricordare soltanto un’esperienza negativa. La forza del breve filmato sta nelle scene girate in esterno, rapide e concitate, in una fotografia livida e spettrale, nei brevi flash che immortalano gesti dei protagonisti e in una macchina da presa che non si lascia mai andare a movimenti banali e riprese scontate. Il film ha scopi didattici, ma è un lavoro educativo - morale, capace di raccontare una storia d’amore toccante e un riscatto consapevole da una situazione di vita disperata. Ottimo il sottofinale con i personaggi che si alternano sulla scena mentre una visione di Torino dall’alto simboleggia speranza e fiducia nel futuro. L’amore trionfa, la ragazzina prende coscienza di sé, abbandona il nero per colori sgargianti, non ha paura di osare e di vivere una vera storia d’amore. Scritto da Sabrina Gonzatto. Consigliata la visione ai giovani.

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Libri sotto l'albero: Francesca Montomoli, "La fata nel vento"

5 Dicembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Francesca Montomoli
La fata nel vento
e altri racconti in rosso

Edizioni della Goccia - pag. 140 - Euro 11

www.edizionidellagoccia.it

 

Francesca Montomoli è una mia vicina di casa, maremmana di Massa Marittima, verace e sincera, dalla penna elegante sia in prosa che in poesia, preferisce esprimersi sulla breve distanza, dando il meglio di sé nelle narrazioni classiche, di poche pagine, che raccontano frammenti di esistenza. Francesca la conosco bene anche da editore, approfitto per pubblicizzare due titoli interessanti usciti nel catalogo di www.edizioniilfoglio.com: Singolare femminile (racconti, 2017) e Notturno (poesie, 2019). Questa nuova raccolta narrativa esce in formato tascabile (prezzo economico, soltanto 11 euro per 14 pagine) per un piccolo (ma serio) editore e racchiude in dieci piccole storie tutto l’amore che l’autrice prova per la Formula Uno in generale e per la Ferrari in particolare. Non sono racconti sportivi, si badi bene, Francesca non racconta storie di corse, vittorie e sconfitte, ma si dedica a narrare il mondo parallelo che ruota attorno alle gare automobilistiche. Leggiamo un esempio di stile, un brano rapido, essenziale, poetico ma non pesante, tutto giocato su un’esemplare leggerezza. È tutta colpa tua, babbo, ma ti ringrazio di questa assurda eredità. È troppo bella. È troppo nostra. Guarda. Sembra una poesia. Aria fredda. Radi fiocchi di neve che danzano e si appoggiano con grazia sui capelli e sui cappelli. Fiato che fuma nel grigio rigido di una giornata padana. È tutto così… Pare una citazione autobiografica, come se la passione per le corse automobilistiche venisse da lontano, eredità di un padre onnipresente tra le righe di Passion day, una storia d’amore e ricordi vissuta tra sogni di colore rosso, cavallini rampanti e scuderie Ferrari. Alcuni racconti uscirono nel 2013 su Autosprint, location perfetta viste le suggestioni presenti nelle storie, perché ogni sequenza narrativa profuma di Ferrari e di grande passione automobilistica. Introduzione di Alberto Sabbatini, giornalista di Autosprint, scelta felice, visto il tema, così come la quarta di Vincenzo Borgomeo (Repubblica motori) riconduce al mondo delle quattro ruote. Una lettura piacevole, pure per chi non è interessato alla Formula Uno, perché quel che non manca nella scrittura di Francesca Montomoli è la letteratura. Merce rara, di questi tempi. Consigliato.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

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NOVEMBRE PIOVONO LIBRI   IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI IN FESTA PER IL VENTENNALE

21 Novembre 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #luoghi da conoscere, #case editrici

 

 

 

SABATO 23 NOVEMBRE ORE 16
 
SEDE UNITRE - Via Fucini (ex Pretura) - PIOMBINO
 
Dopo il successo della Festa estiva che ha riunito in Cittadella molti autori della scuderia, IL FOGLIO LETTERARIO torna a far festa con la sua piccola letteratura che parte dalla provincia ma frequenta i quartieri alti (saranno poi così alti?) delle kermesse librarie. Festeggeremo la resistenza di una vera editoria di progetto in un mondo di squali. Festeggeremo la longevità onesta e il lavoro di scouting svolto nell'indifferenza generale. Festeggeremo la nostra passione nonostante l'ignoranza dilagante. Festeggeremo lo spirito avventuroso e underground contro la noia del lavoro in banca (o peggio ... in un'assicurazione).
Per l'occasione ogni autore sarà invitato a leggere un suo contributo letterario, ci saranno video legati alla passata attività e un piccolo rinfresco finale. Lucilla Lazzarini presenterà le antologie legate alla scuola di Scrittura Creativa Unitre: Unitre in giallo, Fiabe, Donne nei vortici del tempo ... ma ci saranno anche i libri Nello il pipistrello (Lazzarini) e Filastrocche da Piombino (Miria Signori). Gordiano Lupi presenterà il breve video Litania su Piombino montato da Stefano Simone, foto di Riccardo Marchionni e recitazione di Federico Guerri, oltre ad accennare alla produzione legata a Piombino, Val di Cornia e Isola d'Elba che da anni Il Foglio Letterario porta avanti (Leggende, Storia, Ricette, Romanzi, Racconti ...). Sfileranno gli autori: Roberto Mosi ( Navicello Etrusco, Elisa Baciocchi e ... udite udite! I gigli di mare per Zelli), Andrea Fanetti (La piazza in mezzo al mare, Dalla neve al fango), Alessandro Fulcheris (Bar Nazionale), Giulia Campinoti (René Dubois), Stefano Giannotti ( Piombino memoria di ferro, E' un giorno a Piombino), Melisanda Massei Autunnali (Decameron felino e tutta la sua produzione con protagonisti gatti antropomorfi), Laura Lupi (L'omino volante e il cane spaziale), Emilio Guardavilla (Piombino in giallo, Piombinoir, Raccontare Piombino), Umberto Bartoli (Raccontare Campiglia 1, 2, 3), Annamaria Scaramuzzino (Macchie d'anima), Patrizio Avella (Piombino con gusto, Piazza Fontana, La grande abbuffata, Pasta e cinema ... in attesa de La cucina degli Appiani), Federico Guerri (L'inverno di Bucinella, 24: 00 - Una commedia romantica, Teatri di guerra, Questa sono io),  Antonella Giannarelli ( La sera per il fresco), Enzo Biagioni (Scusi, dov'era Piazza Bovio?). Ospite d'onore Sacha Naspini, autore E/O con Le case del malcontento e Ossigeno (presto I cariolanti), ma lanciato dal Foglio Letterario con L'ingrato e I sassi. Tutti gli autori (attuali e aspiranti, ma anche semplici lettori) che vorranno partecipare saranno benvenuti. Astenersi assessori e politici locali.
Grazie per l'attenzione. Vi aspettiamo!
 
Un filmato tra musica (Federico Botti), poesia (Gordiano Lupi che la scrive e Federico Guerri che la recita), fotografia (Riccardo Marchionni) e immagini (Stefano Simone). Dedicata a #Piombino e a #GiorgioCaproni, la mia Litania su Piombino.
Per apprezzare il filmato: https://www.youtube.com/watch?v=TKX777M9Wf4.
Sabato 23 presso UniTre - Università delle Tre Età - Piombino ore 16 proietteremo il filmato.
Intervenite!

 
 
 
 

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Giuseppe Benassi, "I veggenti"

26 Agosto 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #pittura

 

 

 

 

 

Giuseppe Benassi
I veggenti

Pendragon – Euro 15 – Pag. 185

Giuseppe Benassi e il suo avvocato livornese Leopoldo Borrani sono stati una bella scoperta estiva, compiuta tra Salivoli e Baratti, tra un bagno di mare e una passeggiata in pineta. Ho rivalutato il giallo - genere che non amo particolarmente - anche perché il romanzo che ho letto non è un giallo classico fatto di indagine, indizi e scoperta finale di delitto e movente. I veggenti (già recensito su questo blog) è un romanzo on the road che porta il lettore alla scoperta di Livorno, Parigi e Volterra, con la scusa di una trama che parte con un matrimonio violento tra un giovane marocchino e una matura livornese, prosegue con Borrani e la sua amante in viaggio a Parigi sulle tracce di perduti disegni di Modigliani, si conclude a Volterra dove vengono tirate le fila della narrazione. La cosa più suggestiva del breve romanzo è che contiene moltissimi spunti di lettura e di approfondimenti, pagina dopo pagina il lettore scopre notizie sulla vita di Modigliani, la sua tragica fine, il suicidio della giovane amante e il rapporto con la poetessa russa Achmatova. La vita di Parigi scorre lungo la Senna, compaiono viali e monumenti, musei e piccoli ristoranti, tra accenni di esoterismo e spunti letterari; non mancano brevi versi della Achmatova, ricordi di dipinti di Modigliani privi di occhi e donne raffigurate con espressione spenta. Altri spunti letterari pervadono l’opera di Benassi, da Gabriele D’Annunzio che inserisce Volterra come città del silenzio nell’Elettra, passando per il Forse che sì forse che no - opera volterrana del sommo vate -, per finire con Visconti e il suo Vaghe stelle dell’orsa girato nella città etrusca. Ottima anche l’ambientazione livornese, tra lungomare e aule di tribunale, Bagni Pancaldi e strade del centro storico, angoli suggestivi dell’antica Venezia. In definitiva I veggenti è un buon romanzo, così come Leopoldo Borrani è un personaggio riuscito, dipinto come un avvocato gaudente che la domenica sera si fa cogliere dalla nevrosi del lunedì ed è incapace di continuare divertirsi, ma riesce comunque a staccare dal suo lavoro per occuparsi di misteri, arte e letteratura. Lo stile di scrittura è piano, scorrevole, senza ridondanze, gestito con ottimi dialoghi e infarcito di interessanti citazioni letterarie, che non stonano con il contesto ma ne rappresentano il valore aggiunto. Altri romanzi di Benassi da cercare e da leggere sono L’omicidio Serpenti, Omicidio a Calafuria e Invidia.

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Iago, "Multiverso"

14 Giugno 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Iago
Multiverso
Etabeta Poesia – pag. 110 – euro 12

 

Multiverso è una raccolta composita che si pone come obiettivo la dimostrazione dell’utilità di scrivere ancora poesia come forma letteraria contemporanea e soprattutto che si possa partire dal quotidiano, da ogni piccolo particolare, usando la giusta sensibilità. Si comincia alla grande con la citazione di Beppe Costa (Che sia l’alba l’unica assassina/ della mia notte insonne) e si comincia con la serie dei multiversiprogettuali, raccolti in tre sezioni: Percorsi Contrari, Parole Scorticate ed Esplorando. 

Percorsi Contrari contiene al suo interno un’ampia sezione dedicata al poeta per eccellenza del cinema italiano, quel Pupi Avati pascoliano cantore delle piccole cose e proustiano ricercatore delle radici e del tempo perduto. Suggestioni poetiche che provengono da visioni filmiche (La casa dalle finestre che ridono, L’arcano incantatore, L’amico d’infanzia, Festival…), un esperimento insolito e originale, soprattutto riuscito. Il successo non chiede/ cosa pensa un cuore./ Arriva rapido e mischia le priorità/ l’onore presta emozioni alla vergogna/ e pretende un interesse elevato./ Si elemosina con dignità/ anche se il ruolo richiede impegni d’artista/ e l’amicizia muore strangolata./ Una notte cinematografica/ porta alla deriva speranze di creta/ altrove si festeggia/ gli applausi parlano/ a luci che non riflettono./ Il successo non chiede/ come muore il cuore. (Festival, pagina 10).

La sezione Regia d’Autore lascia il posto a Versi Derivati, ispirata dalla musica e dall’ascolto di Beethoven e Mozart, ma anche dalla visione di dipinti di Chagall, Van Gogh e Kahlo, come una sorta di imput romantico per innescare il detonatore poetico. 

Parole Scorticate (il titolo ricorda un libro minore di Morozzi: Storie da una terra scorticata, Edizioni Il Foglio) si compone di Ambiguazione, Resilenza, Contra Academicos, Dio e(d) io. Brandelli di pura poesia anche in queste sezioni - quasi sillogi autonome  - come Sono vecchio/ ho voglia di parlare./ Sono stanco/ ho voglia di dormire. Ma anche: Siamo alle solite/ continuo a salvare i ricordi/ per evitare l’esilio/ su quest’isola chiamata terra,/ scasso il cranio/ scelgo lacrime da togliere/ così prevengo l’alluvione d’amore/ che non potrei contenere.

Chiude l’opera Esplorando che contiene Versi selvaggi, resoconto di viaggi in ambienti naturali, compreso tra due liriche scritte in corsivo. Pure qui intuizioni felici: L’amore ha l’aspetto di un bruco/ si insinua fra le consuetudini/ e le stravolge. Poesia vera e matura quella di Iago, che afferma: “Pratico la scrittura poetica dal vivo, in presa diretta, in ogni dove e ovunque ci sia posto per il mio strano progetto”. Portare la poesia tra la gente, è il suo progetto, che condividiamo, in giorni cupi come i nostri vale per ogni proposta culturale, purtroppo. Ma non disperiamo, forse è la nostra fortuna, perché noi piccoli cantori della realtà quotidiana non viviamo nelle torri eburnee dei grandi letterati, ma – come Iago – lottiamo, giorno dopo giorno, lungo le strade della nostra esistenza.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

 

 

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Shannon Hale e LeUyen Pham, "Amiche vere".

12 Giugno 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensione, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Shannon Hale e LeUyen Pham
Amiche vere
Il Castoro – pag. 230 – euro 15,50

Il Castoro ha una collana di libri per ragazzi che definire eccellente non rende bene l’idea, soprattutto i romanzi a fumetti che provengono dagli States sono un vero fiore all’occhiello. Il mio ultimo libro in ordine di lettura è Amiche vere, scritto dall’autrice di best-seller Shannon Hale, ispirandosi alla propria adolescenza. I disegni - semplici ma efficaci - sono dell’altrettanto valida LeUyen Pham, che vanno a completare una storia scritta per emozionare ragazzine di terza media, ma che può piacere a tutti, anche a uno come me che (quasi sessantenne) l’adolescenza l’ho passata da un pezzo. I ricordi sono le storie che raccontiamo a noi stessi, mai come in questo caso l’affermazione è vera, ché il libro narra la visione dell’autrice attorno ai suoi anni di scuola elementare e media ed è una storia molto personale, parziale ma genuina e fresca, proprio perché vissuta. Certo, l’autrice romanza la storia di un’amicizia, le difficoltà di inserimento, i rapporti familiari, la vocazione da scrittrice, inventa pure (non di sana pianta), come è lecito fare quando si affronta la materia narrativa. In ogni caso niente suona falso, perché anche quando un fatto non è vero resta verosimile e sarebbe potuto accadere. L’autrice si guarda bene dal raccontare fatti personali limitati al suo immaginario di ragazzina, ma scrive una storia che coinvolge e interessa chiunque sia stato adolescente. E ottiene un risultato mica da poco. Chi non ha un’amica del cuore? Chi non ha avuto problemi di inserimento in un gruppo scolastico? Chi non si è mai sentito escluso, confinato, emarginato, persino evitato dagli altri? Shannon Hale strizza l’occhio a tutti gli adolescenti problematici (ma geniali), scrive una storia tutta per loro, che poi è il ricordo delle sue sofferenze scolastiche, dei suoi rapporti complessi con gli amici che con il tempo sono andati migliorando. I disegni rendono giustizia alla bellezza delle parole, alla semplicità dei dialoghi, ai flashback intensi e ispirati, alle parti oniriche evocative e metaforiche. Scoprite il catalogo de Il Castoro. Ne vale la pena. I fumetti sono ancora un media vitale ed espressivo, utile per raccontare storie importanti e per emozionare.

                                                                        (Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi)

 

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