gordiano lupi
Paquito Catanzaro, "8 e un quarto"

Paquito Catanzaro
8 e un quarto
La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere
Homo Scrivens, 2019
- Euro 15 – Pag. 145
www.homoscrivens.it
Homo Scrivens sembra un editore che fa le cose sul serio nel campo della narrativa, non fosse altro perché pubblica solo dieci romanzi all’anno, numerati, frutto di un’accurata selezione. Mi è capitato di leggere 8 e un quarto di Paquito Catanzaro, spiritoso fin dal titolo, con una garbata citazione felliniana, anche se non mi pare che l’autore abbia scritto altri romanzi. Fellini intitolò 8 e mezzo il suo capolavoro perché prima aveva girato altri 7 film e mezzo (il primo - Luci del varietà - in collaborazione con Lattuada), Catanzaro lo fa solo per ironia, caratteristica che lo accompagna per l’intera narrazione dove si fa beffe degli autori televisivi che accettano di girare squallide fiction solo per denaro, mettendo da parte ogni velleità intellettuale. Ridendo e scherzando quante verità si possono dire, avrebbe chiosato Pier Paolo Pasolini parafrasando Menandro. E in questo caso ci starebbe bene anche un bel ridendo castigat mores, ché i costumi vengono fustigati a dovere da uno scrittore che mette in campo tutto il suo umorismo inventandosi un regista di nome Miraglia - forse ignorando che nel cinema italiano è esistito un vero Emilio Pompilio Miraglia, autore di un pugno di pellicole di genere - che si fa aiutare da un esperto sceneggiatore per uscire dalle secche di una fiction scritta (male) da un gruppo di esordienti, che deve andare in onda a tutti i costi per aggiudicarsi un finanziamento ministeriale. Storia di ordinaria (e italica) follia cinematografica, perché eventi simili accadono tutti i giorni, basta vedere registi del calibro di Ruggero Deodato (Cannibal Holocaust, signori!) costretti a girare una stagione di Incantesimo a scopo alimentare, mentre Michele Soavi dirige fiction televisiva se vuole continuare a lavorare dietro la macchina da presa, dopo aver illuso il pubblico di essere il migliore allievo di Dario Argento. 8 e un quarto non pretende di essere alta letteratura, ma è narrativa ben scritta, fatta di dialoghi realistici e ben strutturati, di ritmo e battute ficcanti; l’autore scrive un romanzo comico onesto che segue la lezione della commedia all’italiana: far ridere e pensare, puntare il dito sul sistema e divertire. Una lettura che farebbe la gioia anche del produttore cinematografico (Tognazzi) che Ettore Scola s’inventa ne La terrazza e che tartassa il povero sceneggiatore (Trintignant) con il suo: Fa ridere?. Sì, 8 e un quarto fa ridere. Leggetelo. Non ve ne pentirete.
Gordiano lupi
www.infol.it/lupi
Lombriconi in forma di rosa

Si apre come un’aurora Piombino, dietro le spirali del Cornia, gonfio di alberi splendidi come fiori, biancheggiante città che attende il futuro, forma incerta come una nebulosa, nella nebbia d’un indistinto presente. Come in un film di Pasolini, solo che le Borgate più non ci sono, restano i Lombriconi, antichi palazzi color giallo mattone, con le persiane verdi scolorite da tempo, salmastro e incuria, da neocapitalismo incolto che non è più tale. Resta il ricordo del Rio Salivoli, il canale del Vallone, dove ragazzini tiravano calci a un pallone, futuri giocatori con maglie gialloverdi o nerazzurre. Come in un film di Pasolini, Mamma Roma o La Ricotta, non saprei, passano silenti da questa campagna cittadina, le antiche strade che corrono verso il mare. Pini marittimi svettanti, pitosfori, invecchiati lecci, insolite acacie, oleandri, palme ammalate dalle chiome incappucciate, che circondano questo litorale, una disperata vitalità da non poter comunicare, che non è la morte peggiore, quel che nega la speranza in fondo è solo non essere compreso.
I sogni del mattino a primavera, cantano monotone le tortore, s’odono grilli e passeracci, mentre quel sole antico splende su panni tesi ad asciugare, tra palazzoni sul mare, edificati a misura d’operaio; un autobus corre verso il niente, incontro a una giornata sempre uguale, fresca, assolata, tiepida a tratti, il mare leviga la costa rocciosa, immutabile, sgretolando una terra che profuma di sudore e pianto. Una disperata vitalità è quel che resta, nel niente che circonda il mio presente, un telefono che suona, sempre, irriverente, momento eternamente uguale, che consente l’attesa informe d’un istante, irripetibile, che non ti raggiunge. E i panni tesi da un terrazzo all’altro, orrore borghese di triste povertà, sono forse l’unico motivo per comporre poesia dal niente, tentativo di affacciarsi al mare, dalle case popolari di quel golfo, che vissero tempi di perduto acciaio, verso stagioni nuove, turismo senza fumo, dimenticando le troppe ciminiere, i palazzi anneriti, ormai distanti.
Popolo dei Lombriconi, che fai vivere un canyon naturale del Rio Salivoli, in odore di mare. Popolo vituperato da scrittori di successo con i tuoi panni tesi alle finestre, dovrai accontentarti del mio canto che profuma di ricordi, merende anni settanta, giovani calciatori tra primule e glicini in fiore, mentre un televisore in bianco e nero, alle cinque d’ogni pomeriggio, diffonde una musica perduta. Popolo che sottende una curva di dolore tra palazzi uguali alle storie passate, sogni e pini, lecci e acacie, rumore d’acqua sorgiva, mentre le tortore intonano un lugubre canto. Questo non è luogo da noir, cari scrittori, qui scorre poesia in forma di rosa, diventa tempo perduto, sui ciottoli smussati del Rio Salivoli, si perde e si confonde, rapida e silente, in una storia antica che diventa mare.
Il titolo è una voluta citazione di Poesia in forma di rosa di Pier Paolo Pasolini
Intervista a Marco Giorgini

Il Mistero della Statuetta Egizia
KULT Virtual Press
- distribuito da Amazon
ISBN: 978-1797955780 - 289 pagine
Modena, anni ’80. In una sera di giugno tre amici quattordicenni (Matteo, Giulio e Alex) scorgono, in un’area buia chiusa al pubblico dell’Orto Botanico, due stranieri intenti a estrarre oggetti da grossi vasi, osservati, tra le ombre, da Anubi. Quando l’operazione termina, Matteo nota un oggetto caduto e lo raccoglie: è una statuetta egizia.
Nei giorni successivi i tre ragazzi provano a capire cosa hanno davvero visto e che cos’è quella statuetta, cercando informazioni prima in biblioteca e poi ai Musei Civici, e scoprendo man mano i posti in cui gli stranieri e Anubi si nascondono, ma rischiando sempre più spesso di essere catturati.
Marco Giorgini, nato a Modena nel 1971, lavora nel campo della linguistica computazionale. Per hobby sviluppa videogiochi e gestisce una delle più antiche e-zine italiane, KULT Underground. Da sempre appassionato lettore, si è dilettato negli anni a scrivere racconti. Nel 2006 ha curato l’antologia L’Ombra del Duomo (Larcher Editore).
Il Mistero della Statuetta Egizia è il suo primo romanzo per ragazzi.
Abbiamo incontrato l’autore per avere la sua interpretazione autentica del romanzo e gli abbiamo rivolto alcune domande.
Perché un giallo per ragazzi?
Faccio solo una piccola ma doverosa premessa: in questo caso la definizione giallo per ragazzi è veicolata da quella Mondadori anni Ottanta, dove per giallo si intende un’avventura con un qualche risvolto investigativo e non necessariamente una storia gialla classica. Ho scelto di scriverne uno perché questo tipo di romanzi erano le mie letture preferite quando ho iniziato a leggere (sono convinto che abbiano contribuito seriamente alla mia passione per i libri) e volevo, da un lato, scrivere qualcosa che potesse mostrare questo tipo di storie a mio nipote, e dall’altro volevo provare a scrivere qualcosa per il me di allora - per quanto contorto questo possa sembrare. Un mix di sfide, questa seconda cosa, che partono da ma sarò in grado di ideare, come trama e struttura, una storia del genere? per arrivare a ma riuscirò a ricreare la sensazione di lettura che amavo a quel tempo?. Non so se ci sono riuscito qualitativamente (non spetta certo a me dirlo) ma sono contento di essere almeno riuscito ad avere quel libro che avevo in mente finito e leggibile e, almeno per me, davvero molto simile a come volevo che fosse.
Ci sono antecedenti importanti a questa tua impresa letteraria?
Impresa letteraria suona più grande di quello che sicuramente è, ma se con questa domanda intendi se c’è una ispirazione chiara per questo libro, la risposta è sì. Ho cercato di scrivere (pur adattandolo al contesto italiano e agli anni Ottanta) qualcosa che richiamasse i libri per ragazzi di Robert Arthur, autore de I Tre Investigatori (che da noi venivano pubblicati indicando Alfred Hitchcock come scrittore - mentre il suo ruolo era solo quello di presentatore, e tra l’altro solo come finzione). Se invece mi chiedi se autori che (di norma) scrivono opere di genere o mainstream hanno proposto anche opere per ragazzi, sì, questo, per quel che mi sembra, sta diventando sempre più comune. La letteratura per ragazzi sembra interessare tanti scrittori (sia internazionali, come Patterson o Grisham, sia locali, come Lucarelli - ma credo di poter anche citare Antonino Genovese, che dici? - e sto volutamente non citando figure più classiche) e non è più strano che qualcuno esca dalla sua comfort zone per raccontare qualcosa (probabilmente) per i figli dei lettori abituali.
Ci parli della tua attività editoriale digitale?
Per dare una idea più chiara di cosa faccio, mi permetto di continuare a parlare ancora un attimo de Il Mistero della Statuetta Egizia. Questo libro esce infatti sotto il marchio KULT Virtual Press - casa editrice digitale che negli anni ha pubblicato tutti gli e-book realizzati con e per KULT Underground, fanzine digitale nata nel lontanissimo 1994 e ancora attiva anche se con una quantità e una tipologia di articoli diversa da quella degli albori. Queste due realtà digitali sono quelle che mi vedono come fondatore e attore (con modalità e compagni differenti) ed è grazie a queste che ho avuto modo di farmi le ossa negli anni, lavorando e sperimentando nel passaggio da meccanismi di scrittura/lettura digitale dedicata a figure più tecniche (di quel periodo storico in cui web voleva dire computer e i cellulari servivano solo per telefonare) a quelli attuali (comunque in trasformazione) dove il libro digitale ha strumenti straordinari e perfetti di fruizione adatti a tutti (dal lettore con e-paper, allo smartphone o al tablet) e la lettura sul web non ha più un luogo fisico di fruizione preferenziale. Per questo motivo KULT Underground continua a esistere e pubblicare (nato come programma distribuito su floppy disk prima DOS e poi Windows, si è trasformato negli anni in un sito/portale web - forse non agile come altre realtà ma in grado ugualmente di essere fruito e letto) mentre KULT Virtual Press ha formalmente smesso di proporre cose nuove (Il Mistero è una eccezione e un cortocircuito insieme) perché Amazon (e i suoi equivalenti) hanno finalmente reso gli e-book dei libri digitali - e creare libri digitali fuori dalle librerie digitali è una scelta artistica che non siamo più sicuri di riuscire a fare nel modo corretto - noi che negli anni abbiamo comunque aggiornato più volte formati e meccanismi ma che non possiamo in questo caso competere con la realtà d’uso di questa evoluzione. Quindi Il Mistero della Statuetta Egizia è sì un e-book KULT Virtual Press, ma è distribuito da Amazon - da dove è possibile farlo arrivare, senza tecnicismi, sui supporti dove sarà possibile e facile leggerlo. Non può né vuole essere una scelta necessariamente plausibile per il futuro di KULT Virtual Press, perché va contro alcuni degli aspetti che sono alla base della sua nascita, ma è chiaramente un ulteriore esperimento per una realtà che ha visto la storia delle pubblicazioni digitali dagli albori e che può quindi permettersi qualche altro percorso in un periodo diversamente di stasi.
Come si inserisce questo libro nel quadro della tua produzione.
Una domanda a cui faccio fatica a dare una risposta. Negli anni la mia è stata principalmente un’attività letteraria nell’ambito della dimensione del racconto (con tante cose proposte solo per il web e alcune invece pubblicate su carta - dalla fanzine all’antologia - o in e-book, dove è possibile creare volumi anche solo con storie brevi). Ma mentre scrivevo racconti ho man mano anche buttato giù un po’ di materiale pensato per un respiro più ampio (romanzo breve / romanzo) su cui ho poi lavorato in tempi diversi trasformando alcune di queste idee in scalette complete. La prima di queste che poi è diventata un romanzo era di genere brillante (credo che il termine ufficiale sia humour ma secondo me è fuorviante) e anche la seconda, ideata e scritta però a quattro mani, è in qualche modo tra quell’ambito e il mainstream. Tra le cose successive pronte per la scrittura una era Il Mistero della Statuetta Egizia e le altre due sono un altro romanzo per ragazzi (ambientato alla fine degli anni novanta) e un romanzo di fantascienza (contemporaneo). Tra queste tre la scelta di procedere prima con Il Mistero rispetto alle altre due è più collegata ad alcune idee su progetti correlati (cross-mediali potremmo dire) che a un vero percorso legato a una continuità di scrittura. Intendo, non sto solo cercando di trasformare idee in libri, ma di creare occasioni per costruirci intorno anche altro. Come ti è capitato con quanto ha realizzato Simone su alcune delle tue opere – ma nel mio caso l’ambito che mi interessa di più è (forse) quello dei giochi d’avventura digitali. Non è detto che questo tipo di passaggio o di contaminazione accada, ma direi che quello che mi sta mettendo in fila le cose da scrivere è cosa altro posso potenzialmente realizzare sopra a una mia singola idea.
Enrico Terrinoni, "Oltre abita il silenzio"

Enrico Terrinoni
Oltre abita il silenzio – Tradurre la letteratura
Il saggiatore, 2019
– Euro 24 – pag. 220
Fare l’editore riserva tante sorprese, molti rodimenti interiori, parecchie delusioni, ma – di tanto in tanto – ti accorgi anche di aver seminato bene durante questi vent’anni di onesta attività, ché incontri sulla tua strada vecchi compagni di viaggio realizzati professionalmente partendo da un sogno cominciato proprio con Il Foglio Letterario. Enrico Terrinoni è uno di questi. Il suo primo libro (aveva 28 anni) è Del parlare oscuro. Temi e tecniche occulte nell’Ulisse di James Joyce, uscito nel 2004 per le nostre piccole edizioni, al tempo davvero underground. Tu pensa che adesso il buon Terrinoni è ordinario di letteratura inglese all’Università per stranieri di Perugia, dopo una laurea con lode a Roma e un dottorato in Irlanda, a Dublino (dove altrimenti?), patria di Joyce. Adesso Terrinoni è un nome importante della traduzione italiana, tra i più validi e preparati studiosi dell’opera di Joyce, di cui ha tradotto niente meno che l’Ulisse (2012), oltre a Lettere e Saggi (2016), curando anche le prime versioni dei Dubliners. Terrinoni sta lavorando a Finnegans Wake, opera complessa che lo vede impegnato (con Fabio Pedone) a realizzare la traduzione definitiva in italiano, primo nella storia una volta ultimato il progetto. Terrinoni è un esperto di traduzione anglofona, sulle orme di Pavese e Pivano, ha tradotto anche Edgar Lee Masters e l’immortale Antologia di Spoon River (2018), capace di ispirare un gran disco di Fabrizio De André, senza dimenticare Alasdair Gray e Oscar Wilde con il suo Principe felice. Fatte queste considerazioni, diciamo che nessuno meglio di lui poteva dare alle stampe un saggio interessante e documentato - che si legge come un romanzo - su come tradurre la letteratura. Uno studio fatto sul campo, un atto d’amore nei confronti della letteratura di lingua inglese (sul solco così ben tracciato da Cesare Pavese) e soprattutto una venerazione per James Joyce, autore conosciuto e tradotto, spingendosi verso uno studio della parola che non ha confini, affrontando con successo la complessità che diventa testo narrativo. “Ogni testo è un’ombra, un riflesso. Come il sangue, scorre, e quando se ne ferma la circolazione, il testo come il corpo morto cade. Allora, nel tradurre bisogna mettere in campo strategia creative, non di emulazione, consapevoli che l’immateriale non sopporta le prigioni della forma”, dice Terrinoni. E noi, modesti traduttori di ispanici, dopo aver reso in italiano la complessità di Guillermo Cabrera Infante, non possiamo che condividere.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Nostalgia calcistica
Perché vado ancora al Magona a vedere il Piombino giocare? Domanda che mi faccio spesso e che non trova mai una risposta logica. Sentimentale, forse. Nostalgica, pure. Forse è lo stesso motivo per cui, quando posso, compro una bocca di leone e ne gusto il sapore burroso. Forse perché gli alberi del Magona, siano pini o cipressi, sono gli alberi della mia vita. Forse perché avrei dovuto essere ungherese per quel gusto della nostalgia che fa parte della mia vita.
Lo Stadio Magona è come una vecchia balera di periferia dove si suona una vecchia canzone sentita all’infinito nella tua adolescenza. Tu siedi e ascolti le note composte da un vecchio pianista. E non importa se i suonatori son cambiati, se la musica è diversa, se tutto intorno è decadente degrado. Tu non lo vedi, perché in quel posto ci sei cresciuto, in quelle gradinate basse e strette ci venivi con tuo padre, tra quelle siepi di pitosforo e oleandro hai visto milioni di partite, hai sofferto, hai sognato...
Ecco perché vado ancora al Magona a vedere giocare il Piombino. Ecco perché mi piace sentirmi pervadere da una gioia immotivata in attesa che l’arbitro fischi il calcio d’inizio.
Non ho più niente a che fare con il mondo del calcio. Non gioco più, non alleno, non guardo neppure le partite in televisione. Ma lo Stadio Magona è un’altra cosa e a quello non rinuncio. Ah, la mia nostalgia ungherese, la mia madeleine più sofferta...
Gordiano Lupi
Carla Magnani, "L'ombra del vero"

Carla Magnani
L’ombra del vero
Le Mezzelane Editrice, 2019
Euro 13
L’ombra del vero racconta la storia di Anastasia, una donna di 42 anni, in piena maturità fisica e intellettuale, che vuol decidere il suo destino con il suicidio, perché non crede di essere in grado di affrontare il dolore che in futuro le si presenterà davanti. Per questo fissa la data esatta in cui finalmente la farà finita, anche se è una donna realizzata, ha un marito e due figlie, un padre che vive alla sua ombra, una sorella quasi alle sue dipendenze e un fratello che si è fatto prete. La protagonista decide il giorno perfetto per mettere in scena un finto incidente automobilistico, costruito così bene da non far capire a nessuno che invece si tratta di un suicidio. L’auto esce di strada in curva, ma il destino ci mette una toppa, o meglio, si mette di mezzo e non permette di compiere il gesto estremo. La macchina esce di strada ma la donna non muore, si ritrova paralizzata in terapia intensiva, non vede ma sente tutto, è in coma ma è perfettamente cosciente. Il romanzo si sviluppa nella stanza della clinica, dove si avvicenda varia umanità: infermieri, familiari, una caposala … c’è chi parla con la degente sperando di farla rianimare, altri dicono cose di diverso tenore, si lasciano andare a considerazioni anche fuori luogo. La donna sente molte cose che sarebbe meglio non sapere, tutto questo aumenta la sua sofferenza, fino a quando non decide di organizzare una sorta di dizionario, ogni parola sentita finisce per evocare un momento della sua vita. L’ombra del vero narra il male di vivere di montaliana memoria, è una lettura a tratti sofferente, da thriller sentimentale, terapeutico, affronta un tema complesso come la paura della morte e il timore della perdita degli affetti. Scritto in prima persona, risulta rapido e avvincente, consente l’immedesimazione totale tra lettore e protagonista, anche se non può contare sul dialogo ma solo sulle considerazioni che la degente ascolta. Il romanzo basa molta della sua forza narrativa sulle efficaci descrizioni della natura che costituiscono una parte importante dell’intera opera, impostata sul tentativo di recuperare ciò che eravamo, in una specie di strano gioco che tenta di risalire ai giorni perduti della nostra infanzia.
Fabio Izzo, "Consigli dalla punk caverna"

Quel fenomeno di Fabio Izzo
Consigli dalla punk caverna
Terra d'Ulivi, 2019
Fabio Izzo è uno dei tanti autori che posso vantarmi di aver scoperto in vent’anni di attività editoriale. Non ha avuto ancora la possibilità di uscire con un grande (grosso?) editore distribuito su vasta scala, è tra gli scrittori che mi rende più orgoglioso e che ben rappresenta il poco che ho cercato di fare in questi anni. Fabio Izzo è nato nel 1977, vive ad Acqui Terme, scrive da tempo immemore, ché il suo primo libro - Eco a perdere - lo pubblicammo quando ancora Il Foglio Letterario stampava i libri artigianalmente, in fotocopia. Ricordo di aver fatto il lavoro di editing personalmente, con carta e penna, ai giardini vicino casa mia, vista mare, mentre facevo giocare mio figlio al parco. Poi ne sono venuti altri: Balla Juary, Il nucleo (straziante e stupendo), Doppio umano, soprattutto To Jest, presentato al Premio Strega (2014), niente meno che da Pedrag Matvejevic, ovviamente ignorato dal Comitato Direttivo, a caccia dello Scurati o del D’Amicis di turno. Non dimentico Ieri, Eilen, storia d’amore non convenzionale degna di selezione presso il Club di Giulietta per il concorso Scrivere per amore 2017. In mezzo a tutto questo Fabio ha pubblicato libri con altri editori, ha affinato lo stile, ha tradotto poesia polacca, ha vinto premi più o meni importanti, infine è uscito con l’ultimo romanzo: Consigli dalla punk caverna: A noi punk non ci resta che Al Bano (Terra d’Ulivi Edizioni, pag. 140, euro 14). Il tema di fondo dello scrittore piemontese - con sangue meridionale - non cambia, a parte l’ambientazione salentina, ché alla base c’è sempre il male di vivere, l’insoddisfazione di far parte di una terra di sconfitti, popolata da giovani in fuga o che si adattano con due lauree a fare le notti per dieci euro al distributore. Il romanzo è una storia d’amore alla Izzo, tipica del suo stile, una storia di disamore, di uomini lasciati soli da una stronza a caccia di successo e in cerca di un’occasione migliore. Incipit straordinario: “L’amore è una bufala, nemmeno buono per la mozzarella della pizza. L’amore eterno è una bufala cosmica. Si tratta solamente di scegliere, come in pizzeria”. E quel che ne consegue è un’ode al disamore, dissacrante e ironica, sarcastica, vibrante, contro la donna perduta, contro quel tipo di donna che non si dovrebbe mai incontrare. Il personaggio principale è un punk coltissimo (chi ha detto che i punk sono ignoranti? afferma Izzo), persino raffinato, sincero, come ogni vero punk dovrebbe essere, che sogna il perduto amore mentre vive di eccessi alcolici e musicali contemporanei. Stile molto diretto ed essenziale, per niente letterario, nel senso stretto del termine, classico romanzo in prima persona che consente un’immedesimazione totale tra lettore e autore. Io ve lo consiglio, poi fate un po’ voi, per me potete anche andarvi a leggere l’ultimo inutile saggio travestito da romanzo di Antonio Scurati.
XXV Trofeo RiLL, il miglior racconto fantastico

Le iscrizioni al XXV Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico resteranno aperte sino al prossimo 15 aprile: visto l’alto numero di richieste ricevute, la scadenza originaria del concorso è stata prorogata.
C’è ancora tempo, quindi, per partecipare al concorso letterario organizzato dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare e che quest’anno giunge al prestigioso traguardo della venticinquesima edizione.
Il Trofeo RiLL è patrocinato dal festival internazionale Lucca Comics & Games.
Possono partecipare al concorso storie fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni racconto sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”.
Ogni autore/autrice può inviare una o più opere, purché inedite, originali ed in lingua Italiana.
Da oltre un decennio i racconti partecipanti al Trofeo RiLL sono oltre 250 a edizione, scritti da autori residenti in Italia e all’estero (Australia, Brasile, Cina, Giappone, Svizzera, USA, oltre che paesi membri dell’Unione Europea). Nel 2018 i racconti ricevuti sono stati 348.
I migliori racconti del XXV Trofeo RiLL saranno pubblicati (senza alcun costo per i rispettivi autori) nella prossima antologia del concorso (collana Mondi Incantati).
Inoltre, il racconto primo classificato sarà tradotto e pubblicato, sempre gratuitamente:
- in Irlanda, sulla rivista di letteratura fantastica Albedo One;
- in Spagna, su Visiones, l’antologia dell’AEFCFT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror);
- in Sud Africa, su PROBE, il magazine dell’associazione SFFSA (Science Fiction and Fantasy South Africa).
All’autore del racconto vincitore andrà, infine, un premio di 250 euro.
La selezione dei racconti finalisti sarà curata da RiLL. Ciascun racconto partecipante sarà valutato in forma anonima (cioè senza che i lettori-selezionatori conoscano il nome dell’autore), considerando in particolare l’originalità della storia e la qualità della scrittura.
La giuria del Trofeo RiLL sceglierà poi, fra i racconti finalisti, quelli da premiare e pubblicare nell’antologia “Mondi Incantati” del 2019.
Sono giurati del Trofeo RiLL, fra gli altri, gli scrittori Donato Altomare, Pierdomenico Baccalario, Mariangela Cerrino, Giulio Leoni, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Vanni Santoni, Sergio Valzania; il sociologo Luca Giuliano (Università “La Sapienza”, Roma); la poetessa Alessandra Racca; i giornalisti ed autori di giochi Andrea Angiolino, Renato Genovese e Beniamino Sidoti.
Ogni partecipante al XXV Trofeo RiLL riceverà in omaggio una copia dell’antologia “ANA NEL CAMPO DEI MORTI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” (ed. Wild Boar, 2018; collana Mondi Incantati), che prende il nome dal racconto vincitore del XXIV Trofeo RiLL, scritto dal vercellese Maurizio Ferrero.
Il volume contiene tredici storie: i migliori racconti del XXIV Trofeo RiLL e di SFIDA (altro concorso bandito da RiLL nel 2018) e i racconti vincitori di quattro premi letterari per storie fantastiche organizzati all’estero (in Inghilterra, Irlanda, Spagna e Sud Africa) e con cui il Trofeo RiLL è gemellato.
Tutte le antologie “Mondi Incantati” sono disponibili su Amazon e Delos Store, oltre che presso RiLL.
Nel Kindle Store di Amazon sono inoltre disponibili gli e-book della collana “Aspettando Mondi Incantati”, sempre curata da RiLL e dedicata ai racconti finalisti del Trofeo RiLL.
La cerimonia di premiazione del XXV Trofeo RiLL si svolgerà nel novembre 2019, nell’ambito del festival internazionale Lucca Comics & Games.
Per maggiori informazioni sul XXV Trofeo RiLL si rimanda al bando di concorso (in attach) e al sito di RiLL, che ospita ampie sezioni sul Trofeo RiLL e la collana Mondi Incantati.
Per contattare lo staff di RiLL:
www.rill.it
trofeo@rill.it
Alessandro Del Gaudio, "Tenebra Lux"

Alessandro Del Gaudio
Tenebra Lux
Pag.170 – Euro14,90
Leucotea, 2018 – www.edizionileucotea.it
Conosco Alessandro Del Gaudio sin dai tempi de Il candore dei ciliegi. Credo di aver letto quasi tutto di lui, anzi, in alcuni casi - come direttore editoriale de Il Foglio Letterario - gli ho persino pubblicato ottimi lavori di saggistica legata al mondo del fumetto (L’identità segreta, Kyoko mon amour) e romanzi (Lungomare, Italoamericana, Metallo d’ombra, Lacrima d’ombra). Tenebra Lux ha preso altre strade, ma non è meno valido di altre cose scritte in precedenza, dal taglio fantastico e surreale.
Protagonista della storia un fumettista che si è inventato un mondo parallelo, traducendo in tavole disegnate i romanzi di un certo Del Gaudio, operazione metaletteraria convincente perché almeno due lavori del nostro autore sarebbero perfetti per un adattamento in graphic-novel (Metallo d’ombra e Lacrima d’ombra). La trama non si può raccontare senza togliere al lettore il gusto della scoperta, perché ricca di colpi di scena e risolta soltanto nel finale con un escamotage che lascia le cose a metà strada tra realtà e fantasia. Diciamo solo che il nostro fumettista si trova imprigionato nel mondo che ha creato con le sue storie disegnate, un non luogo governato da un perfido clown che ricorda il personaggio terrificante di IT di Stephen King, per fortuna pervaso anche da entità positive che lo aiuteranno nel compito di tornare al punto di partenza.
Un romanzo lineare, per niente sperimentale (per fortuna!), scritto come logica e sintassi comandano, senza la pretesa di fare alta letteratura ma solo di intrattenere - in maniera colta e intelligente - raccontando una storia fantastica che a tratti si abbandona a momenti sentimentali. Non a caso, leggendo le prime pagine mi è venuto a mente La ragazza di Trieste di Pasquale Festa Campanile (romanzo e film), dove un maturo disegnatore di fumetti vive una storia d’amore con una strana ragazza che improvvisamente compare nella sua vita. E sono andato avanti nella lettura avendo bene impressa nella mente l’immagine di Ornella Muti per il personaggio femminile e di Ben Gazzara per il fumettista. Sono sicuro che Del Gaudio non ci ha nemmeno pensato ma ogni lettore trova in un romanzo ben scritto un po’ della sua vita e si immedesima nei personaggi alla sua maniera.
Il romanzo presenta come elemento positivo la capacità di far affezionare il lettore ai protagonisti della vicenda e possiede un ritmo incalzante che ti obbliga ad andare avanti per scoprire come andrà a finire. Alessandro Del Gaudio è scrittore versatile, dai molteplici interessi, la sua anima più sentimentale nel 2015 ha prodotto il romanzo breve Il tuo nome (Sereture Edizioni), che contiene in appendice il suggestivo racconto lungo Welcome, Walter. Una buona lettura, piacevolmente fuori dalle mode, scritta con una prosa lirica, a tratti intervallata da brevi poesie. Due libri molto diversi ma entrambi letture consigliate.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Radio Blog: Gordiano Lupi - Cristina de Vita, "Sogni e altiforni"

"Sfogliando questo libro sembra quasi di sentirlo il profumo del tempo passato, l’odore della nostalgia, di quella sana, dolce nostalgia che fa bene al cuore".
A Radio Blog vi presentiamo oggi il nuovo libro di Gordiano Lupi e Cristina de Vita - Sogni e altiforni - A.Car Edizioni
Lettura della prefazione di Stefano Tamburini.
Buon ascolto!
A cura di Chiara Pugliese
Musica: Bensound.
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com
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