gordiano lupi
Maurizio Stefanini, Marco Zoppas "Da Omero al rock"

Maurizio Stefanini – Marco Zoppas
Da Omero al rock
Quando la letteratura incontra la canzone
Euro 18 – pag. 300 – Edizioni Il Palindromo, 2018
www.ilpalindromo.it – info@ilpalindomo.it
Conosco Maurizio Stefanini come esperto di problemi legati all’America Latina, abbiamo una Cuba in comune dei cui problemi politici mi vado sempre più disinteressando, ma lui fa bene a insistere perché è un lucido analista. So molto meno della sua passione per la storia della musica che in questo libro si palesa in modo concreto, anche per la presenza di Marco Zoppas, già autore di Ballando con Mr. D, testo che analizza la poesia in musica di Bob Dylan. Da Omero al rock è un saggio interessante e insolito, scritto con piglio giornalistico, perfetto per uno studio accademico ma per un uso conoscitivo di un fenomeno culturale di massa. Otto agili capitoli che vanno dall’inizio comune di letteratura e musica, passando per la Bibbia, i poeti da ballo, il melodramma, i trovatori, il rock e i fenomeni musicali contemporanei. Tutto parte dalla considerazione che l’assegnazione del premio Nobel a Bob Dylan significa che il rock è entrato nel salotto buono della letteratura e non resta che prenderne atto, invece di abbandonarci a sterili polemiche su cosa sia davvero poesia. Zoppas aveva previsto in anticipo nei suoi articoli tale consacrazione, così come entrambi gli autori si sforzano di far capire la portata storica di questo evento, dimostrando come anche in passato le parole venivano accompagnate da musica, pur restando poesia. Il fenomeno Leonard Cohen conferma la tesi, il nuovo James Joyce canadese prima di mettere in musica le sue parole ha scritto fior di raccolte poetiche, racconti e romanzi di sicuro pregio. Per restare all’Italia è difficile non definire poesia le canzoni di Vecchioni, Guccini, De André, De Gregori, Battiato, Gaber (Luporini), Rossi, che non si limitano a sterili rime amore - cuore ma affrontano con decisione tematiche esistenziali. Pensiamo anche a certi cantautori francesi, tradotti dai nostri migliori autori, come Georges Brassens o Léo Ferré (morto in Italia, nel Chianti), e ci diciamo che leggendo i loro testi è impossibile non pensare alla poesia. Importante per un critico letterario solo stabilire se un testo letterario può conservare vita automa senza la musica, ed è certo che spesso accade, pure se la musica resta un ideale completamento. Il saggio parte da lontano, con il conforto di Borges e Haley, avvicina la figura del cantastorie omerico e dello scrittore di ballate a quella del poeta puro, compiendo uno studio esegetico dei salmi biblici, pura lirica sacra, suggestiva e coinvolgente, un mix suadente di musica e parole. A tal proposito è fondamentale citare il De André de La buona novella, che crea canzoni intense composte dai versi di lunghe poesie - racconto (stile Pavese di Lavorare stanca) dai Vangeli Apocrifi. Molta musica rock contemporanea deborda suggestioni bibliche, così come ci sono stati poeti seriosi e impegnati una tantum scrittori di canzoni, basti pensare a un insolito Pasolini autore del romanesco Valzer della toppa, che in Mamma Roma viene interpretato da Anna Magnani. Gli esempi sono interminabili, ma molte ne potete leggere in questo eccellente testo, pieno di citazioni e rimandi, indice di una cura d’indagine encomiabile. Credo sia merito della cultura cubana di Stefanini l’aver inserito José Martí, il Mazzini cubano (bella definizione, anche se è stato un Mazzini combattente, ai limiti dell’incoscienza) nella trattazione, perché i suoi Versos Sencillos (che ho tradotto per intero) sono alla base di molto son cubano e soprattutto della famosa Guantanamera. Parlando di Cuba potremmo dire che molte sono le commistioni tra musica e parole, persino maggiori che in Europa e in America, che sono interessanti le opere poetiche di Nicolas Guillén (da me tradotte integralmente), da Songoro cosongo a La Canzone per il Che (portata al successo dal cantautore Pablo Milanés, tradotto in Italia da Sergio Endrigo, che ha messo in musica anche Martí). Ma non divaghiamo. Da Omero al rock è un libro che non può mancare a ogni appassionato di musica e di poesia, ai collezionisti di dischi dei cantautori italiani e delle rockstar americane, ai semplici curiosi di storia della musica e della letteratura. Leggetelo. Non ve ne pentirete.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Stefano Iachetti, "Laura Morante, in punta di piedi"

Stefano Iachetti
Laura Morante, in punta di piedi
Edizioni Sabinae - CSC Cineteca Nazionale, 2018
Pag. 170 - Euro 22
Grande formato - Illustrato - carta patinata
Stefano Iachetti è autore che conosco bene per aver apprezzato un suo pregevole testo su Asia Argento e soprattutto un libro di interviste alle protagoniste del cinema thriller italiano degli anni Settanta (La paura cammina con i tacchi alti, Il Foglio). Non delude neppure in questa agile ricostruzione della carriera cinematografica di Laura Morante, attrice in punta di piedi perché i suoi primi passi - è proprio il caso di dirlo! - li ha mossi come ballerina. Il libro analizza la vita artistica di un’attrice raffinata, a me cara sia per aver avuto i natali a Bagnore di Santa Fiora (luogo proustiano della mia infanzia), sia per averla apprezzata per la prima volta - in tutta la sua selvaggia bellezza - in Bianca di Nanni Moretti. Iachetti parla dei primi anni sulle tavole del palcoscenico teatrale con Carmelo Bene, delle frequentazioni cinematografiche con Giuseppe Bertolucci (Oggetti smarriti, La tragedia di un uomo ridicolo) e Nanni Moretti (Sogni d’oro, Bianca, La stanza del figlio...) - che la trasforma in attrice simbolo - ma anche dei film con Pupi Avati (Il nascondiglio, Il figlio più piccolo...), Carlo Virzì, Gabriele Salvatores... Non mancano note critiche e ricordi sulle due prove da regista di Ciliegine e Assolo, film risolti e convincenti, che hanno avuto poco pubblico ma molta critica entusiasta. Laura è attrice che piace a Nanni Moretti perché non ruba i primi piani e sa gestire il suo ruolo senza essere invadente, mentre Pupi Avati le contesta un eccesso di partecipazione alla scrittura, che non ritiene compito di un attore. Attrice sui generis, vocazione da scrittrice per il momento repressa, ma allevata come nipote prediletta di Elsa Morante (La storia, Il mondo salvato dai ragazzini...), quindi dobbiamo attenderci opere da autrice, come già fa notare la sua ambizione a diventare regista. Laura Morante ama affrontare nuove sfide, perché ogni volta che ricomincia da capo le sembra di ritornare adolescente e di dedicarsi a un mondo nuovo e inesplorato, lo dimostra la sua carriera: danza, teatro, cinema, regia, senza soluzione di continuità. Il libro di Iachetti è corredato di molte foto a colori e in bianco e nero tratte dai film di Laura Morante e dal suo album privato, stampato benissimo su carta fotografica, di grande ed elegante formato, come i classici libri di cinema curati dal Centro Sperimentale. Molte interviste, tra le quali spicca per la sua assenza (inspiegabile) Nanni Moretti, il regista che ha lanciato Laura, forse - come fa notare Iachetti con spirito citazionista - avrà pensato che non partecipando si sarebbe notato di più. Ma ci sono Pupi Avati, Carlo Verdone, Michele Pacido, Gianni Amelio e molti altri che hanno guidato Laura Morante, così come la protagonista commenta la sua carriera con arguzia e intelligenza, ricordando la famiglia e gli anni giovanili. Un libro imperdibile per i fan della Morante e per gli amanti del cinema italiano. Costa solo 22 euro (edizione di pregio) e li vale tutti.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Fabio Lastrucci, Vincenzo Barone Lumaga, "Com'era weird la mia valle"

Fabio Lastrucci – Vincenzo Barone Lumaga
Com’era weird la mia valle
Milena Edizioni, 2018
Pag. 350 – Euro 19,90
Fabio Lastrucci e Vincenzo Barone Lumaga sono due autori di narrativa fantastica piuttosto conosciuti nel mondo underground, provetti confezionatori di storie ispirate a Lovecraft e Poe, ma anche ai più recenti King e Lansdale, capaci di creare atmosfere nelle quali si nota il loro tratto distintivo. Com’era weird la mia valle è il breviario delle loro passioni, un’opera di saggistica divulgativa - introdotta da una precisa prefazione di Matteo Mancini - che punta a mettere in chiaro le basi del fantastico, partendo dalla definizione di orrore, affrontando miti immortali come Dracula, Frankenstein e zombi, passando per case infestate, uomini lupo e orrori al femminile. Il titolo è una citazione esplicita di una serie televisiva tanto amata dai ragazzi nati negli anni Sessanta, ma al tempo stesso fa capire l’ambito in cui si muovono gli autori: la valle del fantastico. Il libro ripercorre la storia delle prime riviste di narrativa (Weird tales), affronta i temi del pulp, approfondisce Lovecraft e i suoi incubi, ma anche molti indagatori dell’occulto che hanno preceduto Dylan Dog. Si parla di Jack lo squartatore, dei mad doctors, di Fantomas e di tutta la narrativa weird italiana dell’Ottocento e del Novecento, dagli scapigliati ai racconti di Dracula, fino a Franco Forte. Molta attenzione ai nomi contemporanei che hanno pubblicato fantastico: Massimo Citi, Silvia Treves, Giuseppe Cozzolino, Luigi Boccia, Elvezio Sciallis, Vittorio Catani, Danilo Arona, persino il sottoscritto, che si è occupato di misteri caraibici. Concludono un’opera interessante, dedicata ai cultori del fantastico, dieci interviste ad autori più o meno famosi, tra i quali spiccano Eraldo Baldini (Gotico rurale), Paolo D’Orazio (Splatter), Gianfranco Manfredi e Cristina Astori. I curatori hanno intervistato persino un certo Gordiano Lupi, autore di alcuni horror ambientati a Cuba e piccolo editore di provincia. Un libro indispensabile per chi ama il fantastico, per i collezionisti di narrativa pulp e per chi vuole cimentarsi nella scrittura di questa branca della narrativa.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Fiera del libro di Imperia

Un mese di maggio importante che ci ha visti presenti - per la nona volta dal 1999 - al Premio Strega con Anne - Riitta Ciccone, autrice di I’m, Infinita come lo spazio. Per una piccola realtà come la nostra, che si muove fra sacrifici, fiere campestri e zero contributo richiesto per pubblicare (rimarchiamo che siamo No EaP da sempre), è già una vittoria, in termini di riconoscimento e di visibilità. Va da sé che non siamo rimasti in gara dopo la scrematura a 12 titoli. Altra cosa importante il libro Le case del malcontento di Sacha Naspini, edito da E/ O, sta facendo molta strada, viene letto, presentato e recensito ovunque. Sacha, oltre a lavorare come grafico per i nostri libri, ha esordito con Il Foglio Letterario: L’ingrato e I sassi rimangono due evergreen del nostro catalogo. Se non li avete letti, non lasciatevi sfuggire l’occasione. Abbiamo anche presentato nella sala consiliare del comune di Piombino la rivista on line www.ilfoglioletterario.it, diretta da Vincenzo Trama, e siamo andati in Sicilia, dal 2 al al 6 maggio, per la prima edizione del Gioiosa Book Festival, organizzato dal nostro Antonino Genovese, storico autore del Foglio Letterario. Leggete la rivista su www.ilfoglioletterario.it e date un occhio alla sezione Amarcord del sito: troverete video che saranno presenti nella sola versione Issuu e che raccontano la nostra storia recente e meno recente. Free book omaggio anche per questo numero: Félix Luis Viera, Y me han dolido los cuchillos, tradotto da Gordiano Lupi, con testo originale a fronte. Chiudiamo il mese di maggio a Imperia, dal 25 al 28, dove presentiamo Raccontare Imperia - volume due, curato da Francesco Basso, un'antologia che comprende 20 autori e molti personaggi imperiesi. Presentiamo anche Pasta e cinema e La grande abbuffata, due libri che uniscono il piacere della tavola e della cucina mediterranea al gusto per il buon cinema italiano. Infine Dario Arkel ci parla di poesia con il suo pregevole Di vento di verso. Maura Fioroni è presente in fiera con il suo Yuma 2, dedicato a Bolivia e Argentina, ma anche con i suoi libri di viaggio a tema Cuba (I colori di Cuba e Yuma). Molte novità in catalogo, dal cinema alla saggistica, passando per interessanti titoli di narrativa. Veniteci a trovare a Imperia! (Gordiano Lupi)
Il Maradagàl, una rivista oltre le mode

Mi piacciono le operazioni culturali vere, quelle che non seguono le mode, dove si respira passione e competenza, persino un pizzico d’incoscienza - dati i tempi - ma consapevole, perché mixata da un sano realismo. Il Maradagàl è una rivista letteraria cartacea, già questo è un miracolo in tempi di Internet e stupidissimi social che ci sottraggono la poca intelligenza rimasta, il poco spirito critico, la residua concentrazione sopravvissuta ad anni di edonismo berluscorenziano. L’idea geniale viene a Sara Calderoni, che si avvale di un direttore artistico ispirato come Cristina Mesturini e di un comitato di redazione ricco di penne raffinate del calibro di Franz Krauspenhaar, Fabrizio Elefante, Nanni Delbecchi, Antonino Bondì e Flavio Santi. Editore coraggioso il milanese Marco Saya, che conosciamo da tempi immemorabili, uno che resiste, che ama la poesia e la cultura, soprattutto che non cede alle mode. “Siamo consapevoli che stiamo facendo un’operazione difficile, ma vogliamo fare del Maradagàl un oggetto da collezione”, mi ha confidato. Si presta, mi dico, ché il valore artistico c’è tutto, basti pensare al primo numero (Settembre 2017) con le riproduzioni a colori di pregiate opere di Guido Scarabottolo e Antonello Silverini, ma anche al secondo (Febbraio 2018) che contiene dipinti del russo Alexey Terenin.
I contenuti sono di alto livello, suddivisi in Critica, Scritture e Territori. Il primo numero è dedicato a un problema piuttosto sentito, quello della critica letteraria ridotta a inutile propaggine degli uffici stampa delle grandi case editrici. Il critico del ventunesimo secolo diffonde veline, scopre giallisti straordinari, scrittori di noir che compongono capolavori, cantanti e cabarettisti che si dimostrano letterati sopraffini e veline da Striscia la notizia che incantano lettori con libri scritti da editor unificatori di un linguaggio che tende al basso. Discettano su tale spinoso tema critici illustri come Elefante, La Porta, Marcheschi, Baudino, Zaccuri e Manica. Tutto condivisibile quel che viene fuori, soprattutto il fatto che una recensione positiva non fa vendere copie come un tempo, salvo sia accompagnata da un’operazione editoriale imponente tipo quella che alcuni anni fa lanciò Giorgio Faletti (pace all’anima sua) nell’Olimpo delle patrie lettere. Tutte cose che scrivo da anni, dal mio piccolo underground, che verifico ogni giorno da modesto editore e microscopico autore, spesso molto recensito ma in definitiva poco venduto. Il libro è merce, in un paese di non lettori la differenza la fa tutta il marketing, la campagna stampa promozionale, la potenza editoriale. Ottime la parte dedicata alle Scritture che ci permettono di apprezzare Luca Ricci e i suoi aforismi sull’arte del racconto, ma anche Addio Lenin di Sandra Petrignani e Storia di una coincidenza dell’ottimo Delbecchi. Completano il primo numero contributi di alto livello culturale curati da Sara Calderoni, Flavio Santi (presenta un buon poeta come Paolo Febbraro), Antonino Bondì e Tullio Pericoli (riproduzioni pittoriche e testi). Franz Krauspenhaar vale da solo il prezzo della rivista - un po’ cara, a dire il vero: 15 euro, ma tiratura e vendite non saranno da best-seller - con il suo stile da teatro dell’assurdo, a metà strada tra poesia e citazioni letterarie disseminate con arguzia in un testo narrativo che ricorda Borges e Gadda.
Il secondo numero del Maradagàl non è meno interessante. Tema dettato da Sara Calderoni: il crocevia dei linguaggi. Parte critica che tocca argomenti legati a scrittura, cinema, letteratura, serie televisive, persino Dante e Amleto. Contributi di Elefante, Ricordi, Bellardi, Fumagalli e Ceteroni. Scritture importanti, come sempre, da Roberto Barbolini che cita Montale e Thomas Mann, passando per Arbasino e Kaminsky, a Claudio Morandini, Piero Lotito (come si scrive una buona storia?) e Roberto Ferrucci (le storie accadono, mica si scrivono!). Contributi letterari sul teatro di Bontempelli, poesie di Anna Maria Carpi e il solito, straordinario, Krauspenhaar che continua un viaggio surreale incontrando Sepulveda in una terra che ricorda l’America Latina. Il Maradagàl vi aspetta. Erano anni che non leggevo una rivista letteraria dalla prima all’ultima pagina, senza saltare una riga. Per informazioni e abbonamenti scrivete a Marco Saya (info@marcosayaedizioni.com) o alla redazione ilmaradagal.redazione@gmail.com. Un numero 15 euro. Abbonamento a tre numeri euro 40. Quadrimestrale. Ne vale la pena!
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Primavera di mare
a Dargys con amore
Una gelida mattina di primavera, tra lecci bagnati e sentori di mimose, cipressi odorosi e palme - mediterranee, ché mica siamo ai tropici -, pini marittimi come tende d'un sipario spalancato sul colle dei Diaccioni, dove cinque torri color mattone squarciano un panorama di vigneti. Assorto nei pensieri, tra case e centri commerciali, mentre bambini corrono a scuola sognando fughe lungo i viali alberati d'un'estate di mare, mentre un volo di gabbiano feconda l'aria del mattino, evitando tamerici salmastre, sfidando la brezza di scirocco che cederà il passo a un caldo sole. Primavera sul lungomare e tra gli sterpi, primavera tra i rovi e nel vallone - dove putride acque stagnanti son riparo di rospi e raganelle -, primavera tra strade in attesa di carezze estive, primavera nei cuori di chi sogna un futuro d'acciaio come il passato. Primavera tra malanni di stagione e piccole follie di fanciulle in fiore. Primavera di mare, tra una barca che prende il largo e il primo sole, timido e tiepido, come il mio cuore che attende una brezza di grecale per lasciarsi andare. Primavera di ricordi, come sempre, primavera di piccole cose, primavera che se non ci fossero i tuoi occhi non sarebbe tale, primavere di sogni e ritorni e vecchi film e sensazioni perdute in un gelato, in un dolce, in un sorriso. Primavera di baci dispersi nel pulviscolo solare, primavera di emozioni antiche, mentre stringo la tua mano e penso di poter volare. Primavera di noi due ancora insieme, come un tempo, nonostante tutto, nonostante la vita, gli anni, il tempo che cambia persone e sentimenti. I tuoi occhi sorridenti son la mia primavera, sapere che non li ho perduti, che non cambiano, quando mi guardi, quando ti guardo, quando ci abbracciamo.
Piombino: stadio Magona

Per quanto ci sarai noi ci saremo, ricordando tempi perduti e folle in festa. Sono stati i nostri tempi il tuo splendore, siamo cresciuti al suon d’una leggenda, barbaglio trepido che riscalda i cuori, tra un rigore calciato in mezzo ai pali e una rincorsa sulla fascia laterale.
Lo stadio più non sei che apriva cancelli verdeggianti a chi usciva in fretta da siviere, sei solo l’ombra di quando le tue gare cominciavano un quarto d’ora dopo perché arrivassero in tempo gli operai; sei solo la parvenza d’un passato, di altiforni e cadenti cokerie che non abbiamo mai dimenticato.
Tribuna scomparsa, sedili arrugginiti, speranze di corse da bambini, per quella curva resina e ricordi, sole d’un tempo, occhiali verde scuro, un flebile rimpianto di sorriso. E la tua cadente impalcatura, tra gradoni stretti e bassi a tramontana, confonde l’eco di troppe grida andate, sogni che stemperano flebili sconfitte nel balenare piovoso del presente.
Una sirena che adesso più non suona, non riprende il suo incedere possente tra quei palazzi color rosso mattone, siepi di pitosforo e cipressi. Il passato è solo tempo andato, non lo ritrovi nel gusto delle cose, il suo sapore è sempre un poco amaro, son solo sogni, son solo i tuoi rimpianti.
Una palla gonfia quella rete, un urlo immenso dentro mille cuori, accade che d’un tratto lo ricordi quel vento caldo sollevarsi in cielo. Ma tanto lo sai che non ritorna, è un vento andato, è un vento ormai perduto.
Su concessione di Gordiano Lupi
Prima pubblicazione Valdicornia news
PIOMBINO - Per quanto ci sarai noi ci saremo, ricordando tempi perduti e folle in festa. Sono stati i nostri tempi il tuo splendore, siamo cresciuti al suon d'una leggenda, barbaglio trepido che ...
Marcial Gala, "Verde limone"

Marcial Gala
Verde Limone
Nuova Editrice Berti, 2018
- Pag. 170 – Euro 17
www.nuovaeditriceberti.it
La Nuova Casa Editrice Berti, dopo Gli amanti del secondo piano, torna a occuparsi di Cuba con un testo interessante di uno scrittore come Marcial Gala, membro UNEAC e vincitore di premi in patria, noto per la Trilogia di Cienfuegos. Inedito in Italia, sino a oggi, esce sul territorio nazionale, tradotto (tutto sommato bene) da Pier Luigi “Pedro” Mori, con il suo testo più semplice: Verde Limone (Sentada en su Verde Limón, 2004). Niente di sconvolgente, badate bene, la letteratura cubana contemporanea pare voler affogare in un’orgia di sesso, droga e rum tutti i problemi derivanti dalla caduta delle ideologie, dalla fine del comunismo e dal periodo speciale. Marcial Gala si pone sulla falsariga di Pedro Juan Gutiérrez, solo che ambienta le sue storie a Cienfuegos, in una città di provincia, la Perla del Sur, come la chiamano i cubani. Protagonisti di Verde Limone sono Harris Sanzo, saxofonista geniale e ubriacone, la giovanissima Kirena e il pittore Ricardo. Tema di fondo una storia d’amore e morte, come spesso capita, un rapporto per noi quasi impossibile ma che a Cuba può accadere, tra un musicista di 55 anni e una diciottenne, che si consuma per le strade di una terra povera e disperata. Marcial Gala vive tra L’Avana e Buenos Aires, ma siccome a Cuba di tanto in tanto vuol tornare, si guarda bene dal dare giudizi politici, anche perché non è compito di un letterato; in ogni caso non compone un quadro tranquillizzante, in sintonia con quel che vorrebbe il regime, ma sottolinea cose che non sarebbe opportuno dire a voce alta, come l’abuso di droga e alcol per dimenticare i problemi quotidiani. La vita di Harris procede sempre uguale tra musica e sesso, avventure con turiste e fughe, tradimenti e droga, senza badare al solo amore della sua vita che poco a poco lascia morire, trascinando nella sua vita decadente tutte le ingenue speranze di una ragazzina. Verde Limone è un romanzo che non lascia speranze al lettore, non vuol essere una storia consolatoria, pervasa com’è da fantasmi e ricordi, da sogni e illusioni che cadono in fretta. Scritto con stile piano e diretto, senza tanti fronzoli letterari, di tanto in tanto affiora l’animo poetico di Marcial Gala che si abbandona a dialoghi evocativi con i fantasmi della sua mente. L’autore alterna la prima persona alla terza, coinvolge e affascina, cattura il lettore in vicende sensuali e in panorami degradati, lo obbliga a leggere in rapida successione le pagine che lo separano dalla parola fine. Attendiamo l’autore al varco delle prossime opere, nella speranza che questa nostra Italia di non lettori trovi il tempo per accorgersi che è uscito un nuovo narratore cubano. Da traduttore fallito - un tempo pieno di speranze - di Guillermo Cabrera Infante (La ninfa incostante per Sur - Minimum Fax) resto scettico, ma non è mai detta l’ultima parola …
Una storia milanese (1962) di Eriprando Visconti

Regia: Eriprando Visconti. Soggetto e Sceneggiatura: Renzo Rosso, Vittorio Sermonti, Eriprando Visconti. Fotografia: Lamberto Caimi. Montaggio: Mario Serandrei. Musiche: John Lewis. Paesi di Produzione: Italia / Francia. Casa di Produzione: 22 Dicembre di Ermanno Olmi. Durata: 80’. Genere: Sentimentale. Formato: 1.33 – Bianco e Nero – 35 mm. Interpreti: Daniéle Gaubert (Valeria), Enrico Thibault (Giampiero), Romolo Valli (padre di Giampiero), Lucilla Morlacchi (Francesca, sorella di Giampiero), Regina Bianchi (madre di Valeria), Rosanna Armani (Vicky), Anna Gael (amica di Valeria), Giancarlo Dettori (Dario), Ermanno Olmi (sig. Turchi).
Un libro interessante e utile come Prandino – L’altro Visconti, scritto da Corrado Colombo (aiuto regista del Visconti meno noto) e da Mario Gerosa (esperto di cinema a tutto tondo), edito in questi giorni da Edizioni Il Foglio, mi ha convinto a riscoprire la scarna filmografia del talentuoso regista milanese. Nove lungometraggi, in fondo, quasi tutti accomunati da un unico tema: dimostrare l’incomunicabilità tra uomo e donna (sulla scia di Antonioni) e la fragilità del rapporto sentimentale (seguendo Bergman). Eriprando Visconti (1932 - 1995) viene avvicinato dalla critica più attenta a registi come Alberto Cavallone e Cesare Canevari, per tematiche affrontate e modo di sperimentarle da un punto di vista cinematografico, esibendo anche il non mostrabile, per scelta professionale e onestà intellettuale. Eriprando Visconti, detto Prandino, sin dal primo film, pur rispettando le convenzioni cinematografiche dei primi anni Sessanta, cerca di andare oltre, mettendo in primo piano il personaggio di una donna libera, indipendente, insoddisfatta, che non si accontenta del matrimonio e di un figlio, ma che vuole essere interprete della sua vita. Valeria - che ha il volto della giovanissima quanto brava Gaubert - è una donna che lascia gli uomini, che decide la fine di un rapporto, che perde la verginità, aspetta un figlio e va ad abortire in Svizzera per non essere costretta a sposarsi, è una donna che non cerca il matrimonio come scopo di vita ma vuole essere libera da condizionamenti. Bravo anche Enrico Thibault nel ruolo maschile da borghese innamorato, uomo del suo tempo che non comprende una donna così diversa da come dovrebbe essere secondo un ruolo assegnato dalla tradizione. I due attori principali sono giovani e alle prime esperienze ma vengono guidati con mano ferma da un regista che pretende molto da loro, soprattutto una recitazione teatrale ricca di dialoghi e di primi piani, molto impostata ma naturale, secondo regole che provengono dalla lezione neorealista. Una storia milanese è un film originale, girato in maniera perfetta, fotografato in un nebbioso e languido bianco e nero dal bravo Caimi, impaginato da Serandrei tra piani sequenze e primissimi piani, intensi campi e controcampi, ricco di dialoghi verbosi e complessi, sempre ben impostati. Visconti espone la sua idea di cinema e dimostra di avere le idee chiare sin dalla prima opera, anche se la gigantesca ombra dello zio peserà non poco sulla produzione futura, relegandolo ai margini del sogno. Ermanno Olmi produce e interpreta un piccolo ruolo che prevede tre lunghe sequenze insieme all’attrice principale, quasi un viatico di un grande regista a un giovane autore che descrive con sapienza la Milano del boom, le contraddizioni di una famiglia borghese, il rapporto tra padre e figlio, l’affetto complice per la sorella e la frequentazione di amici della stessa classe sociale con i quali trascorre serate sempre uguali e va a caccia in palude. Colonna sonora straordinaria di John Lewis, che comprende brani di Enzo Jannacci e di musica popolare, per una pellicola che passa dal mito americano all’esaltazione della tecnica, polemizza con la cultura classica imperante, mostra il traffico di una Milano attiva e moderna, i navigli, la campagna fredda e nebbiosa. Alcune sequenze d’amore si spingono oltre il lecito per la rigida censura del periodo storico, cosa che costa un divieto ai minori per una pellicola in ogni caso adatta a un pubblico adulto e preparato. Una storia milanese è un film coraggioso, per niente convenzionale, una piccola storia d’amore descritta con rapide pennellate, iniziata e finita per volontà di una donna che vuole essere libera e indipendente. Un film risolto, teatrale, intenso, a tratti persino poetico, sceneggiato con cura e senza sbavature, che analizza in maniera approfondita la psicologia dei personaggi. Visconti mette sul piatto della bilancia i temi futuri della contestazione giovanile e dell’emancipazione femminile, anticipando la lotta femminista che condurrà l’Italia ad accettare la modernità, divorzio e aborto compresi. Da rivedere, consapevoli che per essere apprezzati certi film devono essere storicizzati e lo spettatore deve calarsi nella temperie culturale che li ha prodotti.
AA.VV., "I signori della notte"

AA. VV.
I signori della notte
Storie di vampiri italiani
a cura di Luca Raimondi
-******************
Euro 16,90 – Pag. 310
www.morellinieditore.it, 2018
Un plauso a Morellini Editore - che non conoscevo - e che si getta in un’impresa che mi ricorda i primi libri del Foglio Letterario (Fame, La stagione della follia, Malefica, pensati con gli amici Luigi Boccia e Nicola Lombardi). Fare horror in Italia - come dice il grande Danilo Arona - presente nella raccolta - è come vendere gelati al polo. Ma noi l’abbiamo fatto e continueremo a farlo, anche con Il Foglio. E stiamo con chi ci prova, soprattutto quando lo fa con prodotti di buon livello letterario. Luca Raimondi ha riunito alcuni autori interessanti, introdotti da Andrea G. Pinketts, e a me pare una rimpatriata del Foglio Letterario. Ne cito alcuni: Maurizio Cometto (Il costruttore di biciclette, un piccolo capolavoro che vi consiglio di riscoprire), Sacha Naspini (Le case del Malcontento è il suo ultimo gioiello targato E/O, ma non dimenticate L’ingrato e I sassi), Gianluca Morozzi (ha fatto un piccolo libro di racconti con noi: Storie da una terra scorticata), Nicola Lombardi, Fabio Lastrucci... Manca all’appello solo Vincenzo Spasaro, che da troppo tempo non leggo, dopo la sua pubblicazione nella collana Urania, e che meritava di essere inserito. Ma troviamo altri autori bravi: Fabio Mundadori, Giuseppe Maresca, Stefano Pastor (un libro di racconti con Il Foglio pure lui!), Lea Valti, Silvana La Spina, Stefano Amato, Angelo Orlando Meloni, Fabio Celoni (disegnatore di Topolino). La raccolta è un progetto originale a tema vampiri, che ognuno ha affrontato con il suo stile. Orrore vero e fantastico puro (Lombardi, Arona, Lastrucci, Mundadori, Pastor, Cometto...), ironia e umorismo con un pizzico di ricordi storico - letterari (Morozzi), Maremma amara con molti riferimenti al suo ultimo romanzo (Naspini). Un plauso particolare a Luca Raimondi, che con il suo racconto cita un autore a me caro, da poco scomparso, un amico come Corrado Farina, che avrebbe apprezzato la sua storia. Corrado ha pubblicato con Il Foglio - su mia insistenza - la sua autobiografia, poco prima di lasciarci (Attraverso lo specchio - Film visti e film fatti), un ritratto di se stesso e del suo cinema, le memorie di un vero intellettuale del nostro tempo. Raimondi scrive Mostri e mostriciattoli, un Hanno cambiato faccia contemporaneo, che parla di vampiri capitalisti. Una raccolta che vi consiglio di leggere, il livello delle storie è molto alto e adempie alla funzione della narrativa di genere, aggiungendo un pizzico di letteratura che non guasta mai, come disse un critico una volta (parlava di un mio horror cubano, genere che ho abbandonato) siamo in presenza di un intrattenimento colto.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
/image%2F0394939%2F20190531%2Fob_6113d1_61425960-10216728261030327-19684367693.jpg)
/image%2F0394939%2F20180518%2Fob_81f2ce_img-20180518-084026.jpg)
/image%2F0394939%2F20180518%2Fob_c3b399_img-20180518-084255.jpg)
/image%2F0394939%2F20180518%2Fob_f0387f_img-20180518-084400.jpg)
/image%2F0394939%2F20180518%2Fob_76c9bd_img-20180518-084522.jpg)
/image%2F0394939%2F20180518%2Fob_9cb68e_img-20180518-084652.jpg)
