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walter fest

#immaginieparole : Raccogliendo pioggia

30 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #fotografia, #arte, #poesia, #poli patrizia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

Raccogliendo pioggia

 

La fontana zampilla

il beagle tira il guinzaglio

sotto la panca ghiaccia

di piazzale Michelangelo

dove i coreani fotografano

 la cupola di Brunelleschi

e l’urne de forti a Santa Croce

Non c’è altro

solo questo

Ma non vuoi andare

non vuoi lasciare

il pullman che arriva e riparte

l’aria umida

le ginestre

neppure la carta, la lattina, lo sterpo

nero e secco

 il sole che continuerà a sgelare, a ripulire.

Quando anche un tremito freddo

ti scalderebbe

e persino il dolore

sarebbe meglio di niente

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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w.festuccia@libero.it 

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#immaginieparole : Amore tardivo

29 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #arte, #vignette e illustrazioni, #poesia, #poli patrizia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

Amore tardivo

 

 Questo amore tardivo

  morirà solo insieme a me

  come tutte le cose che non si realizzano,

  che rimangono sognate,

  incompiute.

  In ogni volto cercherò sempre il suo volto,

  in ogni poesia una sua poesia.

  Passeranno gli anni e mi chiederò se è vivo,

  se è felice,

  se ha trovato la donna giusta.

  E soffrirò di nascosto,

  perché anche soffrire è un tradimento.

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

 

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#immaginieparole : Monito

24 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #arte, #fotografia, #poesia, #vignette e illustrazioni, #poli patrizia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

                              

 

 

Monito

 

Sul frontespizio

una dedica

proprio il giorno che ho conosciuto l’amore

le lucciole e il buio

il profumo della notte

i corpi nudi nel bosco

il vapore del vetro

che appannava

 

 

Ora solo uno sfogo

un rifugio

un brivido gentile

una stella di ghiaccio

perché siamo quello che siamo

e si sogna

 

Cerco in me la forza

per non essere chi

alla fine rinuncia

e si porta dietro

il peso

di colpe non sue

 

Ascolto

leggo

il cuore naviga

vola su un altro pianeta

 

Tornerò a casa

ferita

umiliata.

soffrendo

crescerò

in silenzio.

 

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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#immaginieparole : Mancheranno

23 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #arte, #poesia, #poli patrizia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

Mancheranno

 

Mancheranno

le istruzioni di volo

all’alba

sui tetti.

Mancheranno

le prime ricognizioni d’aprile,

il fischio

nell’ora indefinita

della sera

quando il pipistrello

vola radente.

Mancheranno

le stoviglie

le voci

gli asciugamani stesi

la quiete della domenica

giù nel cortile.

Fra qui e là

c’è solo

tempo da riempire.

 

 

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#immaginieparole : Mani belle sul volante

22 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #arte, #poesia, #poli patrizia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

Mani belle sul volante

 

Mani belle sul volante

e la strada che mi scorre via

insegne spezzate

sassi, mucche e case senza intonaco

di pietra grigia

di mattoni grigi.

Cespugli bassi di ginepro

cespugli verdi e rossicci

e monti bruciati

alberi arrossati dagli incendi

e mare azzurro

a volte più verde

smeraldo che mette sete.

Nubi di vapore s’addensano

minacciano

si spostano

il vento è un’illusione del finestrino.

Mucche color sassi

E sassi color mucca,

mucca che ti guarda

e aspetta che piova.

Un uccello piccolo su ogni sasso

fermo perché non c’è niente da fare

e la mucca è silenziosa

e tutti i sassi sono uguali.

Mani belle sul volante io t’aspettavo

nell’aria ferma sono viva

parte del sasso e del ginepro.

Gli sterpi assorbono la paura

io piango e inumidisco la terra.

mani belle sul volante

io non ti perderò

come si perdono le scorie.

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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#immaginieparole : Giorni che non finiscono

21 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #arte, #poesia, #poli patrizia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

Giorni che non finiscono

 

Giorni che non finiscono

e non iniziano

la fila dei carri al crematorio

che pare ieri

la foto del viaggio

l’abbraccio di bimbi annoiati

ma forse la noia fa bene

il tempo che hai per te

ma non è tuo

e non sai più che fartene

e diventano vita gli uccelli in formazione

che vanno dove vogliono

 

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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#immaginieparole : Grumo

16 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #arte, #vignette e illustrazioni, #pittura, #poesia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

 

Coagulo di dolore
condensa di passione
che non si scioglie
non si dilava
ma grava
piange negli occhi
annoda la gola
stringe le mani
ferite.
Gesto aspro
ingiusto
mille volte rivissuto
sofferto e inferto.
Oscenamente violenta
di paura mi scaglio
mi scheggio
mi frango.

 

Disegno di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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#immaginieparole : Il faro

14 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #walter fest, #poesia, #pittura, #arte, #immaginieparole

Disegno di Walter Fest

Nell’aria un sottile odore di osso succoso

seguo la scia sbavando e leccandomi

ma il mio padrone ha solo alzato la mano

 e fatto un gesto indefinito

l’osso ce l’ho messo io.

Adesso non c’è nemmeno più quel “vedrai”.

Un muro, col cuore di calcina,

di pietra refrattaria, insensibile.

Sento il mio amore contrarsi

come la materia di un buco nero.

Finché la luce di questa estate mi vorrà viva

vedrò la vita dal crepuscolo,

ma, se posso scegliere, voglio un faro,

una torre in mezzo al mare,

con una piccola spiaggia.

Sentirò il rumore delle onde

dalla mia finestra

la risacca laverà via il dolore

mi purificherà.

Ogni granello di sabbia

 ogni guscio di granchio seccato al sole

saranno intrisi del mio amore.

Dimenticherò il magro raccolto della mia vita

Dio scenderà a toccarmi

 e non avrò più bisogno di nessuno.

Disegno di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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#insideart : Il BACIO di Costantin Brâncuși

3 Maggio 2023 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #insideart, #arte

 

 

 

Comincia con un bacio questa rubrica dedicata all’arte. Amici lettori, ormai mi conoscete e sapete che non voglio annoiarvi ma entusiasmarvi nei confonti dell'arte, degli artisti, del colore. In questa rubrica vi proporrò solo un'opera, solo un artista, la descrizione sarà tecnica, ironica, breve, sintetica, informale, audace, originale. E quindi con questo bacio mettetevi comodi. Mentre guardate e leggete, ascoltate della buona musica, magari accettate i miei suggerimenti musicali che cercherò di intonare al resto del racconto. Ma ora bando alle chiacchiere, lasciate che vi baci e sono sicuro che qualcuno di voi mi dirà “baciami stupido”.

 

 

IL BACIO DI Constantin Brâncuși

 

Questo bacio è una scultura in pietra, misura circa 60 di altezza, 35 di larghezza e 25 di profondità. La prima versione è del 1907, successivamente l’artista ne ha realizzate altre. 

Bypasso la bio di Constantin, se volete, cercatevi la storia della scultura posta su una tomba a Parigi e poi, in tempi attuali, ricoperta agli sguardi dei visitatori in attesa di decisioni. Giro intorno alla storia e vado avanti evitando l’accostamento con Rodin. Ora, insieme a voi, andiamo a toccare la materia.

Forza, interessiamoci alla scultura, vediamola, tocchiamola, sogniamo a occhi aperti di essere nei panni senza panni dei due amanti che sembrano nudi. Quello che voglio dirvi è che l’opera si intitola "Il bacio" ma io l’avrei chiamata “L’abbraccio”, perché è l’abbraccio quello che più mi ha colpito. Nell’abbraccio vedo azione, vedo fusione, vedo armonia, vedo amore che vale una vita, vale un'eternità, vedo tutto quello che ognuno di noi cerca parlando di amore.

Oh! Il bacio, sì, che possiamo vederlo, ma io preferisco provare il calore dell'abbraccio, quel sentirsi un tutt’uno fra due corpi liberi di amarsi. Un bacio è il tocco finale, l'effusione focalizzata dall’artista solo per attirare l’attenzione e far sciogliere l’osservatore in un abbraccio universale.

Baciamoci, sì, ma il vero amore è scaldato da un abbraccio che non deve essere necessariamente forte, basta che sia onesto, spontaneo, dolce, tenero, sentito, avvolgente, coinvolgente, profondo da entrare nell’anima degli innamorati come un sigillo a testimoniare un sentimento unico.

In quest'opera quasi non si distingue chi sia l’uomo e chi la donna, perché in fondo non è importante il sesso, il bacio è una piccola azione d’amore e dove c’è amore c’è vita.

“Baciami stupido”, sì, ma prima abbracciami.

Questa scultura è di pietra monocromatica, apparentemente fredda. Se potessimo realmente toccarla ne assaggeremmo la temperatura tiepida. Eppure è più calda di un'opera pittorica piena di colore. E' quello che voleva l’autore: anche se di pietra, la materia dell'opera è bollente.

Se nelle foto vediamo Constantin Brâncuși spettinato, di certo è stato un tipo mica di ghiaccio, la scultura è stata solo il suo linguaggio naturale, un ritorno all’essere primitivo preferito al modernismo senz'anima.

Amici lettori, la musica consigliata per accompagnare la lettura è Stephen Stills Live At Berkeley 1971.

Ci rivediamo alla prossima opera, non perdiamoci di vista, l’arte osservataa da me insieme a voi è divertente, che ne dite?

 

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Intervista con l'artista Mario Schifano

12 Febbraio 2023 , Scritto da Walter Fest Con tag #le interviste pazze di Walter Fest, #interviste, #walter fest, #arte, #pittura

 
Omaggio di Walter Fest a Mario Schifano

 

 
 
 
Amici lettori,  questa è la prima di una serie di interviste dedicate a grandi artisti che hanno lavorato ed esposto le loro opere a Roma. Cosa dovete aspettarvi da questi incontri? E’ facile, insieme faremo un tour fra le bellezze di questa meravigliosa città, parlando di arte attraverso dialoghi impossibili, in un mix d'ironia e immaginazione. Allora, che fate, ci seguite? 
 
Eccomi, sono pronto, esco dal garage, Vespasidecar tour di piazza Margana e, per sicurezza, telefono a  Mario
 
Drinn, drinn
 
- Marioo, sei sveglio? Forza, che ti sto venendo a prendere, sbrigati e fatti trovare sotto al portone che sto arrivando!
 
Vi state chiedendo chi è Mario? Oggi intervisteremo e porteremo a spasso per Roma il famoso artista Mario Schifano.
 
Per Mario Schifano (Homs, 20 settembre 1934 – Roma, 26 gennaio 1998), grazie al  padre archeologo e restauratore, l’arte diventa il pane quotidiano. A venticinque anni la prima mostra a Roma, il suo carattere esuberante lo porta a rompere gli schemi dell’arte classica, tutta tavolozza e cavalletto, per sperimentare l’informale, l’astrazione e tutto ciò che è nuovo. La tecnologia e la modernità esaltano la sua immaginazione, l’artista è una forza della natura e così, poco più che trentenne, sbarca negli States.
E' troppo facile non venirne ispirato e condizionato ma la sua genialità sarà personale, originale, senza limiti. Ed infatti, insieme all’uso della materia e degli strumenti tradizionali, inizia a utilizzare la pellicola della macchina da presa come nuovo linguaggio espressivo. La fantasia lo spinge ad andare oltre, inizierà con il 16 mm per poi alzare l’asticella del suo talento a tutto tondo. La musica sarà la colonna sonora di ogni sua espressività.
Ha il potere di utilizzare nuove tecniche e nuovi linguaggi.  Nella sua azione artistica unica e originale non è mai solo, ma collabora in squadra con tutti coloro che insieme a lui sanno battere il tempo per un nuovo sound creativo.
Purtroppo l’iperattività richiede un costo pagare e il maestro subirà nel tempo alcuni periodi di ripensamenti e spunti di riflessione che lo porteranno a sfilarsi dalla scena e a lavorare in solitaria come un uccello in gabbia, per poi ritornare in pubblico più forte che mai.
La sua arte gira per il mondo attirando consensi, il formato delle sue opere è extralarge, la sua opera di grandi dimensioni è fatta per attrarre l’osservatore e farlo godere del colore così pieno di energia. 
Inoltre, Mario Schifano è attento e impegnato su alcune tematiche sociali, nella condivisione e nella consapevolezza che l’arte è uno degli strumenti migliori per fare luce sugli errori della nostra società.
Purtroppo morirà troppo presto nel cuore di Trastevere, lasciando a tutta l’umanità un patrimonio artistico di enorme valore.
 
 
- Walterino, devi aspettare un momentino!
 
- D’accordo, ho capito, sbrighiamoci che prima andiamo a far colazione a Piazza Esedra.
 
Mario esce dal portone  e indossa un maglione rosso Ferrari e un pantalone nero.
 
- Oh! Ma questa cos'è? Mica sarai matto?
 
- E’ una Vespa sidecar, non ti piace?
 
- Ma io preferisco le biciclette, non avevi una bella bici da corsa?
 
- Mario, non fare il difficile, Christo, che verrà dopo di te, non s’è lamentato, sappi che è veramente comoda, e poi non vedi quant’è bella?
 
- Forza, partiamo e facciamo velocemente quest’intervista  che devo lavorare, ce l’hai una sigaretta?
 
- No, lo vuoi un cioccolatino?
 
 
I due partono, direzione piazza Esedra, faranno colazione al bar. Splende il sole, è una bella mattinata romana, bella da vivere lentamente, quasi pigramente, e, a spasso per Roma, dopo parleranno di arte. Eccoli a bordo della Vespa sidecar, l’aria che ti accarezza è dolce e piacevole da farti ritornare indietro nel tempo.
 
- Senti, ma adesso dove andiamo?
 
- Sei pronto a dire la verità?
 
- Ci posso provare. Sì, vabbè, ma dove andiamo?
 
- Ecco, adesso, da piazza Esedra scendiamo per Via Nazionale, breve curva per via Cavour, poi via dei Fori, a sinistra lasciamo il Colosseo, giriamo a destra direzione piazza Venezia, un saluto doveroso al milite ignoto, gli giriamo dietro, poi in discesa verso via del teatro Marcello, e, infine, eccoci arrivati sulla sinistra alla bocca della verità.
 
- Oh! Ma c'è di fuori una bella fila!
 
- Non preoccuparti, mentre aspettiamo, parcheggiamo, e insieme conversiamo di arte, i lettori  sono curiosi di sentirti parlare.
 
- Lo riconosco, è stata una bella passeggiata; insomma, io sono molto legato alla città di Roma, e sai perché?
 
- Lo immagino, ma vorrei sentirlo da te.
 
- Roma è rimasta indietro nel tempo. Lo ammetto, a me piace tutto quello che è moderno, ma poi ritorniamo sempre al punto di partenza. L’umanità non può e non deve esse schiava della tecnologia, noi siamo geniali nella nostra naturalezza, nella nostra spontaneità, ed è allora che diamo il meglio di noi. Tutto quello che sembra vecchio e antico è così pieno di fantasia! E poi il cuore, il cuore, questa energia che muove tutto, senza il cuore la modernità che significato avrebbe? L'intelligenza artificiale mica tiene il cuore! Ma eccoci qua, Roma è antica ma troppo bella per esse considerata vecchia.
 
- La tua arte è sempre uscita dagli schemi.
 
- Naturalmente la sperimentazione serve proprio a questo, l'artista prova, studia, analizza, tenta nuove strade, mica tutti possiamo parlare la stessa lingua, sai che noia!
 
- Mario, come vedi l’attuale società?
 
- Un gran casino, la gente va di corsa, non rallenta, non s’accorge della bellezza, e poi tutti sono incazzati e, si sa, quando stai su di giri perdi la lucidità, non t’accorgi che le cose più belle stanno sotto al naso.
 
- E’ a questo che serve l’arte?
 
- Direi di sì, ma tutto deve iniziare dai ragazzini, quando sei piccolo sei libero nella testa e devi imparare subito le cose belle della vita, dopo sarebbe troppo tardi. Ma adesso non dobbiamo  essere catastrofisti, possiamo avere fiducia nel genere umano, finché c'è  l’arte c’è speranza.
 
- Mario, questa intervista sarà molto fantasiosa, puoi parlarci della tua “chimera” in piazza Santissima Annunziata a Firenze?
 
- Che grande esperienza!
 
- Grande come le dimensioni dell’opera?
 
- Sì, grande in tutto, dieci metri di lunghezza e quattro di altezza. Era il 1985 e me l’avevano chiesta per l’inaugurazione dell’anno dedicato agli Etruschi, la tela l’avevamo messa a terra. Per facilitare il trasporto, l’avevamo divisa in dieci parti di due metri per due e ho cominciato a lavorare con dentro una passione infinita, volevo fare tutto in una notte, ogni cosa ben organizzata, e mi sentivo gasato perché era tutto dal vivo, pure la gente intorno era viva, un bel pubblico numeroso, perbacco se era vivo, era rumoroso e  fastidioso, mi stavano addosso quasi a toccarmi.
 
- Non ti sentivi a disagio?
 
- Macché, mica li sentivo, e poi, a dirti la verità, nelle orecchie tutto era assordante ma più sentivo sconquasso e più mi divertivo, non avvertivo fatica né paura, ero tutto me stesso in sintonia con i colori e con la mia fantasia. Intanto, questa grande massa di colori prendeva forma come per magia.
 
- Una grande massa di colore nella quale la gente  poteva tuffarsi?
 
- No, al contrario: era l’arte, la mia arte, che abbracciava e veniva incontro alla gente. E' la bellezza dell’arte che ti avvolge come un sogno. La rappresentazione che stavo realizzando occupava lo spazio e, con amore, entrava in armonia con tutti quelli che erano presenti, un amore fatto di materia potente. Il bianco era pieno di luce e, come un sipario naturale, ne facevo uscire le chimere in una danza vorticosa verso la parte blu miscelata con il verde, una materia scura come la notte, dolce come la poesia, e poi in basso tutto rosso, rosso e giallo, rosso che diventa arancio, e poi pennellate forti di un verdone, era la terra che abbiamo sotto ai piedi, non la senti  come brucia di passione e come da sotto terra la storia del mondo ci ricorda dove siamo, chi siamo, cosa vogliamo?
 
-E poi? 
 
- E poi, quando abbiamo alzato in piedi l’opera, la gente non aveva più parole, tutti in silenzio, tutti zitti, perché l’arte aveva messo tutti d’accordo. E così ho fatto montare un trabattello, ci sono salito sopra e ho dato gli ultimi ritocchi, ho visto il colore fresco colare verso il basso, e con le mani lo amalgamavo, lo impastavo e danzavo insieme alle chimere nel mondo della fantasia. Gli spettatori pensavano che fossi un fenomeno, un semi-dio, macché, io ero solo uno di loro con il privilegio di essere nato artista.
 
- Mario, sei stato più genio o più sregolatezza?
 
- Sinceramente, mi sento più genio, sregolato è solo un'impressione, io la pittura la faccio mia, gli do dentro, l’energia ci fa bene, ci fa sentire vitali e in fusione con la natura che lascia andare la vita e le cose del mondo, camminare lentamente e poi d'un tratto di corsa, cancellando il tempo. Io ho viaggiato lungo il mio tempo e non mi sono mai annoiato, genio sì, sregolato no.
 
- Mario, sei pronto?
 
- A fare cosa?
 
- A mettere la mano nella bocca della verità, dai che tocca a noi.
 
- Prima mettila te, per esempio, dì la verità: ma davvero questa Vespa sidecar è reale, oppure una tua invenzione? 
 
- Mario, la mano lì dentro posso metterla senza problema, ti assicuro che è tutta verità, e poi chiedi a Picasso che una volta l'ha guidata e ha pure sgommato.
 
- Picasso? Bel tipetto, ha cambiato il mondo dell’arte.
 
- E la prossima volta chi ci porti?
 
-Te l’ho detto: prossimo appuntamento con Christo, e andremo a vedere via Veneto e le mura. Forza, adesso tocca a te mettere la mano nella bocca della verità.
 
- Giuro che, con la fantasia, null'altro che tanta fantasia, ho detto tutta la verità.
 
E dopo che, sfilando la mano, la bocca della verità ci ha risparmiato, è giunta l’ora del ritorno alla base.
 
- Mario, ti ringrazio, questa intervista è stata bella.
 
- Non perdiamo tempo, metti in moto che ho fretta, l’arte e il futuro non possono aspettare.
 
Amici lettori di signoradeifiltri, speriamo di avervi fatto passare qualche buon minuto in nostra compagnia, porto Mario Schifano a casa e dopo tornerò in garage. Pronti per un nuovo tour? Non mancate, sarà sempre un piacere farlo insieme a voi.
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