walter fest
#immaginieparole : Raccogliendo pioggia
Raccogliendo pioggia
La fontana zampilla
il beagle tira il guinzaglio
sotto la panca ghiaccia
di piazzale Michelangelo
dove i coreani fotografano
la cupola di Brunelleschi
e l’urne de forti a Santa Croce
Non c’è altro
solo questo
Ma non vuoi andare
non vuoi lasciare
il pullman che arriva e riparte
l’aria umida
le ginestre
neppure la carta, la lattina, lo sterpo
nero e secco
il sole che continuerà a sgelare, a ripulire.
Quando anche un tremito freddo
ti scalderebbe
e persino il dolore
sarebbe meglio di niente
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Amore tardivo
Amore tardivo
Questo amore tardivo
morirà solo insieme a me
come tutte le cose che non si realizzano,
che rimangono sognate,
incompiute.
In ogni volto cercherò sempre il suo volto,
in ogni poesia una sua poesia.
Passeranno gli anni e mi chiederò se è vivo,
se è felice,
se ha trovato la donna giusta.
E soffrirò di nascosto,
perché anche soffrire è un tradimento.
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Monito
Monito
una dedica
proprio il giorno che ho conosciuto l’amore
le lucciole e il buio
il profumo della notte
i corpi nudi nel bosco
il vapore del vetro
che appannava
Ora solo uno sfogo
un rifugio
un brivido gentile
una stella di ghiaccio
perché siamo quello che siamo
e si sogna
Cerco in me la forza
per non essere chi
alla fine rinuncia
e si porta dietro
il peso
di colpe non sue
Ascolto
leggo
il cuore naviga
vola su un altro pianeta
Tornerò a casa
ferita
umiliata.
soffrendo
crescerò
in silenzio.
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Mancheranno
Mancheranno
Mancheranno
le istruzioni di volo
all’alba
sui tetti.
Mancheranno
le prime ricognizioni d’aprile,
il fischio
nell’ora indefinita
della sera
quando il pipistrello
vola radente.
Mancheranno
le stoviglie
le voci
gli asciugamani stesi
la quiete della domenica
giù nel cortile.
Fra qui e là
c’è solo
tempo da riempire.
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#immaginieparole : Mani belle sul volante
Mani belle sul volante
Mani belle sul volante
e la strada che mi scorre via
insegne spezzate
sassi, mucche e case senza intonaco
di pietra grigia
di mattoni grigi.
Cespugli bassi di ginepro
cespugli verdi e rossicci
e monti bruciati
alberi arrossati dagli incendi
e mare azzurro
a volte più verde
smeraldo che mette sete.
Nubi di vapore s’addensano
minacciano
si spostano
il vento è un’illusione del finestrino.
Mucche color sassi
E sassi color mucca,
mucca che ti guarda
e aspetta che piova.
Un uccello piccolo su ogni sasso
fermo perché non c’è niente da fare
e la mucca è silenziosa
e tutti i sassi sono uguali.
Mani belle sul volante io t’aspettavo
nell’aria ferma sono viva
parte del sasso e del ginepro.
Gli sterpi assorbono la paura
io piango e inumidisco la terra.
mani belle sul volante
io non ti perderò
come si perdono le scorie.
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Giorni che non finiscono
Giorni che non finiscono
Giorni che non finiscono
e non iniziano
la fila dei carri al crematorio
che pare ieri
la foto del viaggio
l’abbraccio di bimbi annoiati
ma forse la noia fa bene
il tempo che hai per te
ma non è tuo
e non sai più che fartene
e diventano vita gli uccelli in formazione
che vanno dove vogliono
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Grumo
Coagulo di dolore
condensa di passione
che non si scioglie
non si dilava
ma grava
piange negli occhi
annoda la gola
stringe le mani
ferite.
Gesto aspro
ingiusto
mille volte rivissuto
sofferto e inferto.
Oscenamente violenta
di paura mi scaglio
mi scheggio
mi frango.
Disegno di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Il faro
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Disegno di Walter Fest
Nell’aria un sottile odore di osso succoso
seguo la scia sbavando e leccandomi
ma il mio padrone ha solo alzato la mano
e fatto un gesto indefinito
l’osso ce l’ho messo io.
Adesso non c’è nemmeno più quel “vedrai”.
Un muro, col cuore di calcina,
di pietra refrattaria, insensibile.
Sento il mio amore contrarsi
come la materia di un buco nero.
Finché la luce di questa estate mi vorrà viva
vedrò la vita dal crepuscolo,
ma, se posso scegliere, voglio un faro,
una torre in mezzo al mare,
con una piccola spiaggia.
Sentirò il rumore delle onde
dalla mia finestra
la risacca laverà via il dolore
mi purificherà.
Ogni granello di sabbia
ogni guscio di granchio seccato al sole
saranno intrisi del mio amore.
Dimenticherò il magro raccolto della mia vita
Dio scenderà a toccarmi
e non avrò più bisogno di nessuno.
Disegno di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#insideart : Il BACIO di Costantin Brâncuși
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Comincia con un bacio questa rubrica dedicata all’arte. Amici lettori, ormai mi conoscete e sapete che non voglio annoiarvi ma entusiasmarvi nei confonti dell'arte, degli artisti, del colore. In questa rubrica vi proporrò solo un'opera, solo un artista, la descrizione sarà tecnica, ironica, breve, sintetica, informale, audace, originale. E quindi con questo bacio mettetevi comodi. Mentre guardate e leggete, ascoltate della buona musica, magari accettate i miei suggerimenti musicali che cercherò di intonare al resto del racconto. Ma ora bando alle chiacchiere, lasciate che vi baci e sono sicuro che qualcuno di voi mi dirà “baciami stupido”.
IL BACIO DI Constantin Brâncuși
Questo bacio è una scultura in pietra, misura circa 60 di altezza, 35 di larghezza e 25 di profondità. La prima versione è del 1907, successivamente l’artista ne ha realizzate altre.
Bypasso la bio di Constantin, se volete, cercatevi la storia della scultura posta su una tomba a Parigi e poi, in tempi attuali, ricoperta agli sguardi dei visitatori in attesa di decisioni. Giro intorno alla storia e vado avanti evitando l’accostamento con Rodin. Ora, insieme a voi, andiamo a toccare la materia.
Forza, interessiamoci alla scultura, vediamola, tocchiamola, sogniamo a occhi aperti di essere nei panni senza panni dei due amanti che sembrano nudi. Quello che voglio dirvi è che l’opera si intitola "Il bacio" ma io l’avrei chiamata “L’abbraccio”, perché è l’abbraccio quello che più mi ha colpito. Nell’abbraccio vedo azione, vedo fusione, vedo armonia, vedo amore che vale una vita, vale un'eternità, vedo tutto quello che ognuno di noi cerca parlando di amore.
Oh! Il bacio, sì, che possiamo vederlo, ma io preferisco provare il calore dell'abbraccio, quel sentirsi un tutt’uno fra due corpi liberi di amarsi. Un bacio è il tocco finale, l'effusione focalizzata dall’artista solo per attirare l’attenzione e far sciogliere l’osservatore in un abbraccio universale.
Baciamoci, sì, ma il vero amore è scaldato da un abbraccio che non deve essere necessariamente forte, basta che sia onesto, spontaneo, dolce, tenero, sentito, avvolgente, coinvolgente, profondo da entrare nell’anima degli innamorati come un sigillo a testimoniare un sentimento unico.
In quest'opera quasi non si distingue chi sia l’uomo e chi la donna, perché in fondo non è importante il sesso, il bacio è una piccola azione d’amore e dove c’è amore c’è vita.
“Baciami stupido”, sì, ma prima abbracciami.
Questa scultura è di pietra monocromatica, apparentemente fredda. Se potessimo realmente toccarla ne assaggeremmo la temperatura tiepida. Eppure è più calda di un'opera pittorica piena di colore. E' quello che voleva l’autore: anche se di pietra, la materia dell'opera è bollente.
Se nelle foto vediamo Constantin Brâncuși spettinato, di certo è stato un tipo mica di ghiaccio, la scultura è stata solo il suo linguaggio naturale, un ritorno all’essere primitivo preferito al modernismo senz'anima.
Amici lettori, la musica consigliata per accompagnare la lettura è Stephen Stills Live At Berkeley 1971.
Ci rivediamo alla prossima opera, non perdiamoci di vista, l’arte osservataa da me insieme a voi è divertente, che ne dite?
Intervista con l'artista Mario Schifano
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