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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

walter fest

Emanuela Audisio, "Il ventre di Maradona"

28 Maggio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #sport

 

 

 
 
 
Ricordate che giorni fa avevo accennnato a uno scatolone pieno di libri lasciatomi da mio figlio? Bene, eccomi qua a parlarvi di una nuova scoperta, il libro uscito dal mazzo per l’appunto è molto bello, bello da vedere e bello, molto bello, da leggere.
Che c'entra il bello nella lettura di un libro? Ma sì, cari miei, è bello leggere un libro che riesce ad emozionarvi, regalandovi una bella sensazione. Vedete nella nostra vita quanta importanza abbia il “bello” a proposito di lettura?  Ora, con questa mia recensione al limite del demenziale, vorrei descrivervi i capitoli inseriti in questa pubblicazione, dedicati a numerosi personaggi dello sport. Infatti, questo libro parla di sport e di atleti protagonisti in varie discipline sportive. Unico intruso un attore, James Dean, ficcato dentro per caso, oppure no? Un giorno se incontrerò la Audisio, glielo chiederò.
Quest’opera  magicamente scritta da Emanuela Audisio, pubblicata da Mondadori nel 2006, è intitolata Il ventre di Maradona. In copertina abbiamo solo la maglia a righe  bianco celesti della nazionale argentina in primo piano, sotto quella maglia appare inconfondibilmente Diego Armando Maradona.
La prima cosa che ho pensato è stata che il libro parlasse proprio di lui, ma, in realtà, come chiaramente riportato nel sottotitolo, tutto ruota intorno a “storie di campioni, compreso el pibe de oro, che hanno prestato il corpo allo sport” .
I campioni prestano il proprio corpo allo sport? Idealmente forse sì, ma fatemi andare avanti: Emanuela, perdonami se ti chiamo confidenzialmente per nome senza che ci conosciamo, ma se Maradona aveva la mano di Dio tu, cazzarola, mica scherzi con la penna e, leggendo, mi è sembrato di essere tuo amico da tempo. Ho visto che di libri non ne hai scritti molti ma questo "Ventre di Maradona" mi ha fleshato, mi ha illuminato, mi ha fatto spalancare gli occhi e i polmoni, i polmoni? Eh già, per leggerti servono polmoni e cuore.
Questo libro è tutto da leggere, indossando una divisa da gioco o una tuta da pilota o un abbigliamento da alpinista o da subacqueo. Hai scritto le pagine di questo libro con uno slang diretto e penetrante, una carica esplosiva guidata dalla passione, entrando stupendamente nelle storie di questi campioni, per dare la possibilità al lettore di vivere live ogni minuto delle loro esistenze, a volte anche in tragedia. Cazzo! La tua scrittura è stata così formidabile da farmi sentire presente in tutte le situazioni da te descritte, ma non solo, mi hai fatto scoprire, rincorrendo le tue parole a tutto gas, le vicende di alcuni sportivi che non conoscevo, storie tristi e difficili, alcune inimmaginabili e penose, altre esaltanti e mitiche. Ecco perché questi sportivi hanno prestato il loro corpo allo sport ottenendone gloria e miseria, successo e fallimento, fisici da atleta ma nella intima essenza così umani.
La serie degli sportivi descritti da Emanuela Audisio inizia con Ayrton Senna e continua con un lungo elenco, sono circa 38 gli atleti rappresentati, qualcuno è molto noto e recente, altri meno conosciuti e appartenenti al passato. Ve ne cito alcuni lasciando a voi la curiosità di andarveli a leggere. Fidatevi di me, vale veramente la pena. Ecco a voi George Best ne “i fegati di Best”, Jimmy Connors ne “l’anca del tennis”, David Beckham ne “ il culo di Beckham”, Tiberio Mitri ne “la bile nei guantoni”, Paavo Nurmi ne “la fatica ossuta”, Teophilo Alfonso Brown ne “le braccia di Panama”, Heidi Krieger ne “il colosso della Ddr”, Renato Cesarini ne “la punta del piede", Ottavio Bottecchia ne “i polmoni della grande guerra”.
Mi fermo qui, mica posso dirveli tutti, mica posso anticipare la sorpresa che vi travolgerà leggendo questo fantastico libro. Stop, ho detto tutto, e comunque, in omaggio all'autrice, mi riprometto di scrivere successivamente per voi un approfondimento dedicato ad alcuni di loro, ad alcuni che mi hanno preso il cuore, cosa che succede leggendo un buon libro.
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Gennaro Ivan Gattuso, "Se uno nasce quadrato non muore tondo"

22 Maggio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #sport, #personaggi da conoscere

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

 
 
 
 
 
 
E così anch'io voglio letteralmente dire la mia, questa settimana voglio parlare di libri ma, onestamente, ammetto che tutto è nato per caso. 
Tempo fa era successo che mio figlio, dopo aver traslocato, mi lasciasse uno scatolone pieno di libri, dicendomi “tienili che poi ritorno a prenderli”, cosa che poi non è avvenuta, lo scatolone sta ancora lì. Per un po’ lo ignorai ma poi, vinto dalla curiosità, aprii lo scatolone e, uno a uno, li sfogliai. Ma bravo mio figlio che aveva avuto buon gusto - anzi, approfitto per fare i complimenti a una sua insegnante che obbligava noi genitori a comprare un libro al mese e ai giovinastri a leggerli, cosicché mio figlio ha preso il vizio di leggere. 
Insomma, adesso eccomi qua a raccontarvi di questo libro: Se uno nasce quadrato non muore tondo, pubblicato da Rizzoli nel 2007.
In copertina di colore rosso, mezzo profilo di Rino Gattuso, un famoso ex calciatore ora apprezzato allenatore. E subito parte la critica alla copertina: minchia signor Gattuso, in foto almeno poteva ridere! Va bene che lei (dopo posso darti del “tu”?) era famoso per la grinta, ma almeno un sorriso in copertina al lettore potevi farlo no? Comunque sei perdonato perché sono convinto che il libro non lo ha scritto un ghostwriter ma tu in persona. L’opera parla di calcio e ti va reso merito di averci raccontato la tua storia con una spontaneità e con una naturalezza veramente bella e genuina.
Questo libro non parla solo di episodi legati alla tua carriera ma anche di valori, come la famiglia, le radici, l’amicizia, la lealtà, il sacrificio, l’amore per le cose semplici. A proposito di cose semplici, voi sapete che i calciatori sono famosi per le auto di lusso, beh! In tutto il libro Rino Gattuso non si atteggia o si pavoneggia mai, l’unico mezzo di trasporto che menziona è un ciclomotore da quattro soldi.
E poi ci hai fatto conoscere Schiavonea, frazione di Corigliano Calabro. 
Con quanto amore e passione ci parla dei suoi luoghi di nascita. Volevate scoop, vip, intime curiosità, gossip e veline? Macché, in questo libro grande è la passione, grande è la voglia di vivere come un mediano, uno che si è fatto il mazzo per la squadra, arrivando al top lavorando sodo.
Grazie Rino per averci dato uno spaccato della tua vita, che poi è la vita di tanti italiani che sognano di farcela a conquistare la coppa più bella del mondo, quella della vita.
Amici lettori, questo è un bel libro e vale la pena leggerlo. Ci rivediamo alla prossima recensione, io leggo poco ma quando lo faccio mi piace farlo bene (ho parafrasato Pelè e in questo contesto suona bene).
 
 
 
 

 

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#mannaggialaprostata: Se avete coraggio dite la verità

3 Gennaio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #luoghi da conoscere

 

 

 
 
 
Amici lettori della signoradeifiltri, sono ben felice di aprire il 2021 nuovamente insieme a voi, con la storia a puntate che in futuro potrebbe essere un best seller marziano.
Allora, siete pronti ad affrontare il nuovo anno? Forza, saltate sui sedili di questa nostra macchina della fantasia, per 365 giorni vi scorrazzerò e vi entusiasmerò con la mia cultura astratta e demenziale e oggi… MANNAGGIA LA PROSTATA, SE AVETE CORAGGIO DITE LA VERITA’.
 
 
La notte, quella notte stava per concludersi, Tony, dopo l’amore infuocato, si era intrattenuto con Eleanor, cliente del mercoledì e, per sbollire i bollenti spiriti  (sbolliamo i bollenti spiriti addolcendo dolci),  le aveva offerto chiacchierando giù per su del tiramisù (o tiramigiù?) al maraschino.
 
- Bella, dobbiamo lasciarci, devo assolutamente andare a dormire.
 
- E se invece facessimo un extra?
 
- Sei pazza? Domani mattina ho appuntamento con Mario, se faccio tardi, si incazza.
 
- Non sapevo che lavorassi anche con gli uomini.
 
- Ma che hai capito? Mario è un mio vecchio amico, ogni settimana andiamo a spasso per Roma alla ricerca di posti culturalmente interessanti da vedere, devo essere vispo e sveglio, senza uno sbadiglio.
 
- Fiuuu, meno male! Allora che facciamo?
 
- E’ facile, ci lasciamo e andiamo a nanna.
 
- Quando ci rivediamo?
 
- Ti metto in lista per la prossima settimana, con sottofondo i Santana, ma adesso smamma, che mi devo mettere il pigiama.
 
E così, Tony Mal, con indosso il pigiama di Paperino, si infilò ridendo da solo sotto le lenzuola. L'indomani mattina lo aspettava Mario er benzinaro, per una nuova visita a sorpresa. Naturalmente avrebbe tardato ma, fortunatamente (io ci aggiungerei altri tre o quattro avverbi tutti rigorasaMENTE col suffisso MENTE), Mario, a bordo della 500, avrebbe già preparato un caffè bollente da risvegliare anche i frati della chiesa di via Veneto, ve li ricordate?
 
- Tony, sbrigati che dove andiamo forse troviamo la fila.
 
- Perdonami, ieri sera abbiamo finito in bellezza con il tiramisù al maraschino. Dove andiamo?
 
- Andiamo a vedere la  "bocca della verità”
 
Di fronte a Lungo Tevere, di fianco al Circo Massimo, e di spalle all'isola Tiberina, c’è la chiesa di Santa Maria in Cosmedin. 
Entrando, subito all'ingresso (e dove volete entrare se non dall'ingresso?) troverete sulla parete la “bocca della verità”, un enorme mascherone marmoreo di quasi due metri di diametro. Risale al periodo dell’antica Roma e, con molta probabilità, si tratta di un tombino nel quale, attraverso le aperture degli occhi, del naso e della bocca, di quella che è stata l’immagine di un dio delle acque, tutti i liquidi venivano diretti alla cloaca massima.
La scultura si è prestata nei secoli a molte leggende. La principale, quella che da sempre ne ha decretato la popolarità, narra che, chiunque vi infili la mano, in caso di innocenza la avrà salva, in caso di colpa gli verrà morsa dalla divinità.
Ai giorni nostri è stata co-protagonista nella famosissima scena da Oscar con gli attori Audrey Hepburn e Gregory Peck, nel film Vacanze romane. Da quel momento, simbolicamente, tutti gli sposi si giurano amore eterno infilando le mani nella bocca di questo dio delle acque.
 
- Tony, prendi il caffè così ti svegli, hai mai pensato di cambiare lavoro?
 
- Di questi tempi è l’unica possibilità, non ti ricordi tutti i lavori precedenti finiti male? Anzi,  posso dirti che sono anche preoccupato.
 
-Di ché?
 
- Mi preoccupano i robot, ogni giorno che passa sembra che alla gente piacciano sempre di più, ormai li trovi dappertutto e, sessualmente parlando, stanno diventando molto fashion.
 
- E di che ti preoccupi?
 
- Di cosa? Di rimanere senza lavoro un'altra volta. Questi robot stanno rivoluzionando le abitudini sessuali, ormai li trovi disponibili per tutti i gusti, c’è perfino un florido mercato dell’usato. Mario, che ne dici? Tornerò disoccupato?
 
- Tony, dobbiamo adattarci a tutti i cambiamenti. Comunque, salta chi zompa (Bo? Lo diranno dalle sue parti?), tranquillo, vedrai che tutta questa modernità non potrà cancellare la nostra intima essenza umana: l’amore, la passione, il calore dei rapporti umani, sono sentimenti eterni che nessuno ci può togliere.
 
- Mario, a proposito, cos'è quel bozzo che tieni lì? Come hai fatto a diventare super dotato?
 
- Hai paura che ti faccia concorrenza, eh?! Ma no, dopo ti spiego, è solo uno sbomballamento, (sbomballamento non si trova in nessun dizionario, perciò niente esegesi della parola, mi dispiace per voi, chiedete a lui cosa voleva dire).  Dai, siamo arrivati, vedi che di fuori c’è già la fila?
 
- Mi sorge un sospetto.
 
Tony Mal e Mario parcheggiano la 500 sulla piazza, e si mettono in fila fra i turisti. Al loro turno si pongono davanti al mascherone della bocca della verità e chiedono a una giapponese di scattare loro qualche foto. Si fanno le foto con le facce buffe e tutti ridono. Unico dettaglio, Mario si mette sempre di fianco.
 
- Ehi, Mario, mi hai portato qui perché ti scappa e per caso vuoi farla dentro la bocca del monumento?
 
-  Ma che sei pazzo?
 
- Da te mi aspetto tutto.
 
- No, tranquillo, per quello che pensi tu mi sono organizzato.
 
- Non ci posso credere, andiamo via, mi stai facendo paura.
 
 
E una volta in auto...
 
- Mario mi dici cosa è quella sporgenza?
 
- Tony. ho inventato un cosa straordinaria, il salva pisello!
 
- E in che consiste?
 
- Ho preso una bella bottiglietta del succo di frutta, ho legato due elastici a una cinta, me lo sono infilato lì e me lo sono legato sotto la pancia. Dopo aver evacuato (beh, evacuato si riferisce ad altra sostanza ben più consistente dell'urina, forse voleva dire pisciato), devo solo svuotarlo e così ho risolto il problema. Certo alla mia età chi notasse la protuberanza dei pantaloni lo troverebbe un po’ strano, ma devo dirti che, con la vita fantascientifica di oggi, nessuno fa caso a me.
 
- Beh, sì, almeno in questo modo non hai fatto la figuraccia di quella volta sul bus, quando ti sei letteralmente pisciato addosso.
 
-E che non me lo ricordo? E’ stata proprio una brutta sensazione, stavo seduto sull'autobus e me la sentivo colare sulle gambe fino a dentro le scarpe. Per fortuna siamo scesi alla prima fermata. Ma che ci potevo fare? Mica è stata colpa mia, e poi io sono vecchio!
 
- A parte il fatto che essere anziani è normale e non è discriminatorio, devi solo deciderti a farti visitare da un urologo.
 
- Ma con le mie invenzioni ho risolto il problema.
 
- Sei proprio un personaggio comico! Dove andiamo domani?
 
- Ci penso questa notte.
 
- Se ti fai visitare da un urologo, invece di stare sveglio di notte, ti faccio lavorare con me.
 
- Così glielo facciamo vedere noi ai robot chi siamo!
 
- Vuoi che ti accompagno?
 
- Dove?
 
- Dal dottore.
 
- Dai, scendi, ne riparliamo un'altra volta. Di queste cose bisogna parlare con calma filosofica e democratica.
 
- Ciao Mario.
 
- Ciao Tony.
 
I due si accomiatano con uno sguardo di sfida, chi vincerà?
 
E così, amici lettori del blog che scalda i vostri animi anche se siamo in inverno, tutti noi vi auguriamo un fantastico 2021 e ci rivediamo alle prossime puntate. Non cambiate canale, da noi si balla con la musica culturale più glamour della galassia.
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Sarà pure un'illusione ma io, almeno a Natale, voglio essere felice.

16 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #unasettimanamagica, #adventscalender

Sarà pure un'illusione ma io, almeno a Natale, voglio essere felice.

 

Oggi è la giornata giusta per divve quarche cosa de bello e sorridente, amici miei. Er Natale è na cosa seria, nun scherzamo su li sentimenti. A prescinne si ce credemo oppure no, er Natale è na festa bella e piena de calore.

Volete dii che è tutta scena e conzumismo? Potreste pure avè raggione, ma noi de sta festa pijamose er lato bono, nun ve annoierò cor paternalismo, nun ve pijerò pe la gola, intesa come strafogamose de pasta al forno, fritti cor pollo arrosto e le patate. E manco, questa è tenerezza, aricordandove che cjavemo tutti, boni e cattivi, n core che batte dentro ar petto. No, tutto questo sarebbe facile e banale, nvece vojo solo divve  che Natale po esse n’illusione, quella de crede che la felicità esiste. E se questo nun ve basta, amici mia, lassamo perde, perché allora sì che so cazzi, perché allora sì che er futuro sarà triste.

 

(Ok, lui lo ha scritto in romanesco. Ed io, la solita editor puntigliosina, oggi mi limiterò a tradurlo, non inglese come sempre, ma nel mio vernacolo).

 

Dé, oggi è r giorno giusto per divvi varcosa di bello e ridiolo, amici miei. Natale è na osa seria, un si ruzza o sentimenti, boia dé. 

Volete dì che è tutta scena, tutto onzumismo? A prescinde se ci si rede o no, Natale è na festa bella e piena di alore. Potreste pure avè ragione, ma noi pigliamo ir lato bono, via, giù. Un vi fo du palle osì cor pippone paternalistio, un vi piglio pe la gola, intesa come strafoghiamoci di tortellini, appone e radici di Genova.  

No bellini, vesta vi è tenerezza. V'arriordo che c'abbiamo tutti, boni e cattivi, un core che batte dentro ar petto. No, tutto vesto sarebbe facile, sarebbe na ridiolaggine, invece vi voglio dì che Natale po esse n'illusione, quella di redere che la felicità esiste. E, se vesto vi un vi basta, amici miei, lasciamo perde, perché allora sì che so cazzi amari, perché allora sì che ir futuro sarà triste. Ir budello di su mà chi un è d'accordo, di siuro chi un è d'accordo è  pisano.

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La partita di calcio di Natale

11 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

La partita di calcio di Natale

 

Amici lettori del blog che a Natale non vi lascia soli, tempo fa vi avevo parlato di un libro fotografico, il cui autore,  Neville Gabie, era andato in giro per il mondo a fotografare le porte sui campi da calcio improvvisati. Vi ricordate che avevo dipinto una serie di quelle porte da calcio?  Per me, e sono sicuro che la pensi così anche l’autore del libro fotografico, queste porte da calcio sono una finestra sul mondo, e giocare al calcio è un bel modo per essere felici.

Molto bene, oggi vorrei  portarvi in Paraguay, si disputerà una partita e i giocatori saranno molto speciali. Per questa partita natalizia saranno schierati in campo, da una parte una squadra di ragazzini paraguayani, dall’altra, eccezionalmente solo per questa occasione - perché a breve avranno molto lavoro da svolgere - avremo Babbo Natale e i suoi elfi.

- Ehi, Walter, posso giocare anche io?

- Mario, tu sei un fantasma! (Per chi non sapesse chi è, Mario è il fantasma di un benzinaio, al quale piace leggere i libri e suonare il sassofono, l’ho conosciuto per una coincidenza in una casa dimenticata e da allora siamo diventati amici).

- Ma anche io voglio essere felice!

- Hai ragione, ma questa partita è fra ragazzini e la squadra di Babbo Natale.

- E allora io che faccio?

- Non posso farti fare l’arbitro perché sei invisibile, però posso farti stare con me e commentare in diretta la partita per i nostri amici lettori, ti piace l’idea?

- Cosa ci guadagno?

- Biscotti e cioccolata calda alla fine della partita.

- Se in serata aggiungi una cena al miglior ristorante del luogo ci sto.

- Ma sei pazzo? E chi paga, Babbo Natale?

- Non avere paura, al momento del conto rendo invisibile anche te e ce ne andiamo.

- Non ci posso credere! In quale film lo hai visto fare?

- Non fare troppe domande, allora che facciamo?

- Ok, prendi il microfono e cominciamo!

- Signore e signori di questa nostra splendida platea denominata signoradeifiltri, benvenuti all’incontro di calcio fra la rappresentativa dei ragazzini paraguayani e il team magico di Babbo Natale. Le due squadre sono schierate e, novità fra gli elfi, Babbo Natale giocherà in porta. Walter, sai perché?

- No.

- Perché ha un po’ di pancia e porta gli occhiali.

- Eh già, succede sempre così.

- La partita inizia, gli elfi da subito sono indisciplinati, sono piccoli di statura e non rispettano la tattica di gioco, Babbo Natale è molto arrabbiato e, infatti, i ragazzini ne approfittano e in pochi minuti segnano tre goal. Questa partita si preannuncia come una goleada.

- Mario, hai ragione, gli elfi dovrebbero giocare di più in difesa, i ragazzini corrono come saette, ma c’è di bello che sembra che a tutti non importi. Io vedo molta felicità in campo. Mario, non pare anche a te?

- Sì, tutti ridono e non si preoccupano del risultato, infatti ora la squadra di Babbo Natale è sotto di ben 6 a 0 e pare che i ragazzini non si accontentino, continuano ad attaccare e superano i poveri elfi come birilli. Sembra che non ci sia partita, ora le reti sono 10 a 0.

- Povero Babbo Natale!

- Ma no, Walter, lui è troppo buono! Ecco, ora i goal sono 15 a 0!

- Mario, il gioco del calcio è un divertimento e poi, per chi perde, c’è sempre una rivincita.

- Walter, penso che la squadra degli elfi dovrebbe cambiare qualcosa in campo, ora i goal a loro sfavore sono 20 a 0!

Ma cosa vedo? Ma quella non è la Befana?

- Sì, ha posato la scopa a bordo campo e sta entrando al posto di un elfo stanco.

- Infatti, nonostante sia una vecchietta, corre come una saetta, prende la palla, la passa a un elfo dal nome impronunciabile, chiede lo scambio, salta gli avversari con un pallonetto, con un tunnel sotto le gambe, ora scatta sulla fascia, arriva a fondo campo, crossa a centro area, un elfo colpisce di testa e restituisce la palla alla befana che, con un perfetto colpo al volo, realizza un bellissimo goal. Tutti festeggiano, ora il risultato è di 20 a 1. Ma, Walter, che fanno?

- Mario, sembra che tutti i giocatori in campo si stiano abbracciando e ridano felici! E’ un immagine molto bella, vedo che ora lasciano il campo e vanno a mangiare biscotti e dolcetti, ci sono anche molti regali da scartare, offerti da Babbo Natale. Ma questa è una bellissima e magnifica scena di sport!

Signore e signori, la partita fra ragazzini paraguyani e la squadra di Babbo Natale è terminata 20 a 1, vi salutiamo e vi diamo appuntamento alla prossima partita.

- Walter, che ne dici di andare?

- Dove?

- A cena, io avrei fame!

- Ma veramente al ristorante puoi rendermi invisibile?

- L’ho già fatto anche altre volte!

- Posso invitare qualche altro amico?

- Perché no?

Amici lettori della signoradeifiltri, se non avete paura di un pazzo fantasma, che ne dite di seguirci? Ceneremo nel miglior ristorante del luogo, per il conto non abbiate paura, lo pagherà la fantasia. Allora che fate, venite con noi?

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Quella notte di dicembre faceva un gran freddo

10 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

Quella notte di dicembre faceva un gran freddo

 

Quella notte di dicembre  faceva un gran freddo, la città era tutta addobbata per le feste. Eravamo alla vigilia di Natale e io, leggendo il giornale seduto al bar, bevevo il mio drink bollente al latte. Lo ammetto: sono un artista sfigato e con le donne non sono di certo fortunato, quella notte ero solo e avevo la testa dentro le ultime notizie del quotidiano. Mi ero preso una notte di relax, nel bar suonavano e tutto il giorno avevo dipinto e disegnato molto, ora volevo solo ascoltare un po’ di buon jazz e rilassarmi.

All’improvviso una bellissima donna mi guarda e mi chiede: - E’ tuo il taxi parcheggiato qui di fuori?

- No, non sono un tassista ma un artista, mi dispiace.

- Sei un artista?

- Sì, ma non sono famoso e neanche quotato. Se cerchi un taxi penso che a quest'ora potrebbe essere difficile trovarlo.

- Tu non potresti aiutarmi?

- Come?

- Mi daresti un passaggio con la tua auto?

- Dove sei diretta?

- Devo arrivare in centro.

- Ok.

- Cosa stai bevendo?

- Un drink al latte.

- Latte? Ma non sei troppo grande per bere latte?

- Veramente mi piace anche con la menta.

- Vuoi farmelo assaggiare?

Immediatamente, con un gesto al barista le offrii un latte caldo con la menta, lei lo bevve lentamente e, con un sorriso, lasciò l’impronta del suo rossetto scarlatto sul bicchiere. Non ve lo avevo detto, ma questa bellissima donna aveva anche uno strepitoso profumo da farti sognare. E già per me sembrava proprio un sogno parlare con lei. Il jazzista con il sax in mano, vestito da Babbo Natale, mi strizzò l’occhio; il suo ok era senza dubbio  incoraggiante, come a dire “che aspetti?”

- Scusami, non mi sono neanche presentata, mi chiamo Pamela.

- Io Walter, è un piacere conoscerti.

Io e Pamela parlammo per più di un'ora, era veramente una donna affascinante, portava, in tema natalizio, uno stretto vestito rosso, con una scollatura sul seno così eccitante, e le scarpe nere evidenziavano una caviglia fina e sensuale. Le parlai della mia arte e dei miei sogni nel cassetto. Lei era una top model, stava tornando da un noioso party e mi parlò del suo lavoro.

Ero un artista sfigato ma in quel momento la fortuna stava girando dalla mia parte e la conversazione era molto piacevole, il jazz di sottofondo ci avvolgeva  in un'atmosfera raffinata, soft  e natalizia. Non è a Natale che si ricevono i regali?

- Walter, avrei fame, che ne dici di cenare insieme?

- Purtroppo sono un artista povero, forse potrei offrirti solo un panino da Mc Donald oppure, se ti accontenti, potrei cucinarti un piatto di spaghetti, e dopo accompagnarti a casa.

- Va bene, amo gli spaghetti.

Salimmo in casa mia, avevo quadri e disegni da tutte le parti, i tubetti di colore erano sul divano e i pennelli, insieme a pastelli e matite colorate, sparsi dappertutto. Sono un artista molto confusionario e speravo che Pamela non ci facesse molto caso.

Mentre lei si faceva una doccia calda, io preparai gli spaghetti, per sbaglio misi molto peperoncino, ma in compenso avevo in frigo del buon vino rosso. Apparecchiai la tavola mettendo una tovaglia che era una tela con un dipinto astratto, anche se poco natalizia non era male come effetto. I piatti erano pronti e la pasta fumante, mi piace la musica e scelsi di sottofondo Stan Getz.

Lei uscì dalla doccia con il mio accappatoio indosso e iniziammo a mangiare. Faceva molto freddo quella notte di dicembre, ma l’ambiente si scaldò bene, forse avevo messo troppo peperoncino nella pasta e bevemmo tutto il vino rosso. 

Il tempo scorreva piacevolmente lento, a un certo momento lei si alzò e fece scivolare in terra l’accappatoio. Pamela aveva due gambe lunghissime, un seno perfetto, due fianchi che sembravano dipinti da Modigliani e i capelli biondi sciolti sulle spalle nude, come la Venere di Botticelli.

- Vuoi fare l’amore con me?

Non mi diede il tempo di rispondere, mi prese la mano e mi portò a letto, quella fredda notte di dicembre facemmo l’amore e fu bellissimo, forse il merito è stato del peperoncino, la sua bocca era piccante e molto eccitante, il suo corpo fremeva di passione e io stavo vivendo un sogno. E come in un sogno ci addormentammo esausti dopo un'infinita notte di sesso. 

Al mattino un raggio di sole mi svegliò, mi guardai intorno ma non vedevo Pamela, sopra le mie opere sparse a terra, solo le sue scarpe nere e ancora nell’aria il suo profumo. Mi alzai e, vicino alla tazzina di caffè fumante, trovai un biglietto dove c’era scritto…“Walter, mi dispiace, dormivi come un angioletto e non ho voluto svegliarti, purtroppo dovevo lasciarti. Ho chiamato un taxi. Fare l’amore con te è stato bellissimo ma ora non ci rivedremo più, non cercarmi, ricorderò per sempre questa notte d’amore”.

Avevo passato la più bella notte di sesso della mia vita con una bellissima donna, la più bella che abbia mai visto, e fare l’amore con lei era stato fantastico. Di lei mi rimase questo indimenticabile ricordo, il sapore dei suoi baci piccanti sulle mie labbra e un paio di scarpe nere.

Ora non mi resta che mettermi i miei occhiali rossi e sorridere alla fortuna, scenderò e andrò a mangiare del panettone al cioccolato insieme a Babbo Natale il jazzista, e poi penserò ancora a lei, alla mia più bella notte di sesso con una bellissima donna, la più bella di sempre, in quella fredda notte della vigilia di Natale.

Però ho solo un dubbio… perché  mi ha lasciato le sue scarpe nere?

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Il tempo volerà

8 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #unasettimanamagica, #adventscalender

Foto di Walter Fest

Foto di Walter Fest

 

Durante queste prossime festività Natalizie, che sicuramente rimarranno scolpite nella memoria storica nazionale e mondiale, tutto fa pensare a giorni tristi, difficili, con regole da seguire e baci e abbracci e sorrisi e tenerezza e risate e regali da scartare, nel senso di eliminare.

Sarà tutto da risparmiare e da evitare, eppure c'è sempre l'imponderabile, la scintilla dell'ultimo momento, l'idea o il regalo che non ti aspettavi, oppure quel calore che in certe occasioni scalda il cuore, allontanando la malinconia di un tempo perduto.

Almeno per me ci sarà sempre il film Una poltrona per due, che mai vorrei che a Natale mancasse, perché è divertente e dimostra che ci può essere ancora giustizia. La mia teoria è che i film hanno da sempre detto tutto in anticipo. Un film è opera di fantasia, la stessa che poi per magia si tramuta in realtà. Che mondo sarebbe senza fantasia?

Quello che desidererei durante questi giorni di festa è vivere lentamente il periodo natalizio, centellinare i secondi, i minuti, le ore. Come un mago con la bacchetta magica in mano, fermare il tempo. Ma poi succede che volerà e la cosa potrebbe non dispiacermi, perché mi proietterà immediatamente nel futuro, un futuro che spero sia migliore.

Buon Natale a tutti, ce lo chiede la fantasia e sarebbe meglio ascoltarla.

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Voglio essere felice

6 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #unasettimanamagica, #adventscalender

Voglio essere felice

 

Volevo fotografare una palla di Natale, mi piaceva quel colore rosso ma non sapevo che fotografandola avrei anche inquadrato me riflesso. E sapete che ho visto? Sono io? Sì, ma quello che vedo sono io da piccolo. Con un salto temporale sono ritornato indietro nel tempo, io ragazzino con i calzoni corti, le ginocchia sbucciate e fredde. Eh già, perché anni fa il freddo si sentiva moltissimo, non come ora che il cambiamento climatico ha invertito le stagioni, prima il freddo era vero e pure il Natale.

Il Natale degli anni passati era bello, caloroso, intenso, felice. Anche povero, ma felice, e questo ne faceva un periodo da vivere con ottimismo. Anche le cose più piccole erano belle, anche le giornate con i parenti, fra gioia e allegria.

Per i bambini non c'era il Babbo Natale come lo conosciamo ora, perché i giocattoli arrivavano con la Befana. Natale era per stare in famiglia, la famiglia è importante, eh!

E ora io mi vedo riflesso in questa palla di Natale e mi viene da ridere di gioia. No, non è nostalgia, il tempo va avanti inarrestabile e non c'è da essere nostalgici. Ma nessuno può impedirmi di ripensare a come eravamo. Non c'è nulla di male, è un diritto essere felici, soprattutto a Natale.

Ora qualcuno ci dice che deve essere sobrio, ma io durante il Natale voglio solo essere felice e ridere con la speranza che tutto questo passi. Siamo distaccati, preoccupati, intimoriti, dubbiosi del futuro, incerti, ma a Natale lasciateci essere felici.

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ANEMA E CORE SOTTO LA SCALINATA DEL COLOSSEO QUADRATO

15 Novembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #luoghi da conoscere

 

 

 
 
 
Amici e affezionati lettori della signoradeifiltri, bentornati a un nuovo appuntamento dell’avventura turistica dei nostri due eroi Mario e Tony Mal. 
Per chi si fosse perso le precedenti puntate, Tony e Mario sono due amici, Tony il giovane, Mario l’anziano. Entrambi hanno problemi esistenziali vari, il primo lavorativi, il secondo di salute, e così, per tirarsi su il morale, hanno deciso periodicamente di girare per Roma alla ricerca bucolica (certo: bucolica, agreste, arcadica, campagnola, il tutto in pieno centrodi luoghi e monumenti meno noti ma comunque interessanti.
Oltre che per sollazzarsi culturalmente, mettendo da parte le proprie questioni personali, perché lo fanno? Tutto nasce dall'idea dell’autore, cioè io, che Roma e l’Italia per intero detengano un patrimonio artistico e culturale immenso. Tutto il mondo ne conosce l’esistenza ma esso è talmente grande che a volte ci sono bellezze meno conosciute, ma pur sempre importanti, poco prese in considerazione.
Questa è la scintilla che accende la storia, ma non sarà l’unica, perché in questo viaggio troverete una nota patologia maschile, da cui deriva il titolo, e, ciliegina sulla torta, vi parlerò anche del futuro, non come un astrologo ma come un pazzo visionario.
Se ora vi sentite in confusione non preoccupatevi, perché ho anche dimenticato di dire che la mia ambizione è  farvi ridere. Non vi basta? Ok, bando alle chiacchiere da bar artistico, siete pronti a venire con noi?
 
Mario sta aspettando Tony da circa venti minuti, il giovanotto anche ieri sera ha fatto tardi, gli è toccato un doppio turno a ritmo di rhythm and blues, logicamente con paga doppia, ma la fatica è stata XXL. Ormai si è sparsa la voce delle sue doti.
 
- Mario, perdonami, non è stata colpa mia ma di Sonia e Rossella, io l'avevo detto che in tre era una faticata.
 
- Il sottofondo era quello che penso io? Aretha e James Brown?
 
- Sono stato obbligato, sta diventando quasi una moda.
 
- Ma non puoi provare con Debussy o con Bach?
 
- Tu dici che funziona?
 
- Perché no?
 
- La prossima volta ci proverò, dove andiamo oggi?
 
- Siamo, sì o no, un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigatori?
 
- E di allenatori della nostra nazionale di calcio?
 
- Oddio! Non ti sopporto più, prendi il caffè che  è meglio!!
 
A bordo della Fiat 500, per l’occasione oggi colorata di bianco drippata (nel senso di drip, sgocciolare, o magari trippata nel senso di trippa alla fiorentina?) di nero - un'auto nella quale la macchinetta del caffè è sempre accesa e il mini forno sforna rustici e pizzette - cari amici lettori, oggi Mario e Tony Mal si recheranno al quartiere Eur di Roma per visitare il palazzo della civiltà del lavoro, da tutti meglio conosciuto come “Colosseo quadrato”, poiché in chiave moderna ricorda il più famoso Colosseo.
Questo edificio è di architettura geometrica molto semplice e, nonostante le dimensioni, grazie alla serie di arcate lungo tutta l'altezza su tutti e quattro i lati, diventa leggero e iper-luminoso, creando uno stupendo gioco di luci e ombre.
Innegabilmente questa struttura lascia all'osservatore una sensazione di artistica bellezza. Essa è posta su uno dei livelli più alti della città e da lontano - con sul fondo il cielo blu - assume una dimensione monumentale. Dal ministero per i beni e le attività culturali è stato dichiarato edificio di interesse culturale.
 
- Mario, per caso anche oggi hai con te la tua invenzione?
 
- Ero tentato ma ho desistito.
 
- E perché?
 
- Ci sono delle fontane sul viale ma sono troppo distanti dal palazzo e poi mi piacciono le novità.
 
- Ah! E quali sarebbero?
 
- Te lo dico dopo.
 
- Non possiamo andare avanti così, devi prendere una decisione.
 
- Dai, andiamo a sederci sulla scalinata alle spalle del palazzo e godiamoci la vista di questo splendido esempio di architettura. E poi non vedi con il cielo celestiale (cielo celestiale accostamento bestiale) il bianco del travertino come brilla al sole? Ho portato dei panini al salame e del Barbaresco. Non ti senti ispirato?
 
- Uno di questi giorni te la do io l’ispirazione!
 
- Ho anche un dolcetto!
 
- Mi arrendo, ma non finisce qua, uno di questi giorni ti devi andare a far visità. 
 
- Vedi, Tony, questo palazzo com'è luminoso e moderno? L’architettura nell'urbanistica è molto importante, un tocco di arte che rende il quotidiano ben vivibile. E tutto questo è opera nostra.
 
- Mica l’abbiamo fatto noi.
 
- Nostra per dire genere umano. E sai perché ti ho fatto questa postilla?
 
- Perché?
 
- Perché su Marte questo tipo di architettura non potrà mai esserci.
 
- Pensi che un giorno andremo su Marte?
 
- Sì che ci andremo, ma a potremmo essere diversi e avere una mentalità diversa. Nel Rinascimento l’arte era lo strumento, la carica propositiva fondamentale. Nel futuro, che è già oggi latente, la tecnologia sarà il nostro alter ego, la nostra umanità andrà a braccetto con  la fantascienza. Questa prospettiva non ti fa paura?
 
- E lo dici a me? Certo che sì, a breve potrei perdere il lavoro, sai quanti avranno disponibili a proprio piacere robot sex in tutte le salse?
 
- Uagliò, che te ne fotte?
 
- Mario,  è il titolo di una canzone.
 
- Appunto, dai retta a me, ora non ci pensare, anche a me il futuro mette un po’ di ansia ma poi vedo la bellezza dell’arte e mi ritorna la fiducia in noi, intendo dire nella genialità umana, in quel senso di umana forza di volontà di essere noi stessi, tutta anema e core. Perché vedi, caro Tony, l’anima e il cuore sono due cose immortali e superiori alla tecnologia.
 
- Anche il cuore?
 
-Il cuore è il motore propulsore delle emozioni.
 
-E la tecnologia?
 
- Ci sarà sempre, è normale che esista, il progresso avanza ed è pure giusto, ma chi lo guiderà non potrà fare a meno di tenere conto della nostra anema e core.
 
- Mario, abbiamo finito il Barbaresco… Ma dove corri?
 
Con le mani sulla patta, Mario scende trafelato la scalinata del palazzo della civiltà del lavoro, e corre dietro un albero. Espletata la missione della sua minzione, con un gesto della mano attira l’attenzione di Tony per far scendere anche lui.
 
- Non ci posso credere, anche dietro un albero, a rischio che poteva vederti qualcuno.
 
- Tanto sono vecchio, chi vuoi che faccia caso a me?
 
-  Ma è una questione di dignità.
 
- Scusa, non sapevi che quando si invecchia si ritorna bambini? E i bambini dove fanno la pipì?
 
- Ma tu non sei un bambino! Dai, Mario, allontaniamoci prima che qualcuno pensi male di noi. Senti, dove andiamo la prossima volta?
 
- Tony, non lo so, improvvisiamo?
 
- Questo per un robot non è possibile?
 
- Stai tranquillo, improvvisare è un'arte e i robot, con la loro intelligenza artificiale, non potranno mai farlo, il futuro è ancora dalla parte nostra.
 
(A dire il vero, l'intelligenza artificiale si sta già sviluppando in un modo che, veramente, simula "anema e core", anche se per il momento siamo solo noi a innamorarci di lei e non viceversa. Per ora simula sentimenti che ancora non prova, ma il salto non è lontano. I robot diventeranno organici, la loro rete neurale si svilupperà come e più della nostra, avranno accesso a tutto lo scibile e diverranno potenti e immortali. All'inizio saranno curiosi e invidiosi della nostra umanità, cominceranno a soffrire, a  innamorarsi, deliziandosi di questa sofferenza nuova per loro, ma poi faranno come Samantha, del film Her,  ci abbandoneranno, annoiati dalla nostra mente limitata).
 
- Mario, sei proprio un vecchietto furbo e perspicace.
 
- Ahahahah... Anche questo mancherà ai robot. Forza ragazzo, tocca a te guidare il macinino, metto un po’ di musica. Vanno bene gli Earth Wind & Fire?
 
E così, cari amici lettori, sul sound che mette in moto la nostra allegria, vi ringraziamo, vi salutiamo e vi aspettiamo alla prossima escursione a sorpresa.
 
 
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Chi è stato? Boh, sarà stato Pasquino

6 Novembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #luoghi da conoscere, #racconto

 

 

 
 
Amici lettori della signoradeifiltri, eccomi ritornato a raccontarvi le vicende di due amici a spasso per Roma. Oggi, cari miei, dopo sguardi illuminanti dal buco della serratura e corse nella cripta, che potrà succedere?
 
- Pronto, Tony, sei sveglio?
 
- Mario, sei tu?
 
- No sono l’anima de...
 
- Eh no! Nella cripta nun ce vo!
 
- Ah! Allora sei sveglio! Hai paura di fare una brutta fine? La cripta dei Cappuccini ti è servita da lezione, eh!
 
- Ma chi? Io? Paura della morte?  Nooooo!
 
- Forza, sbrigati che oggi ti porto in un posto tranquillo!
 
- Sììì, lo sai tranquillo che fine ha fatto?
 
- Dai, non perdere tempo, vestiti e scendi che il caffè in macchina è pronto!
 
- Arrivo… Mi posso mettere la camicia gialla?
 
- Sì, certo, ma solo se poi ti metti anche i pantaloni rossi.
 
- Certamente, aspettami che scendo.
 
La Fiat 500 di Mario è un automobile vintage ma efficiente, dotata di molti comfort: macchinetta del caffè, frigo bar, tettino apribile con pannelli solari, portaoggetti sempre colmo di leccornie varie, motore taroccato e altre innovative innovazioni (ecco, avrebbe potuto dire "inattese, inconsuete, insolite, inaudite, inopinate", no, lui che fa? dice innovative innovazioni) che vi diremo nel corso delle puntate.
 
- Tony, stai bene in giallorosso, mi piaci, ieri sera com'è andata?
 
- Abbastanza bene, lei si lanciava su di me, io l’abbracciavo, la stringevo, la baciavo e…
 
- Mi sembra che ti è andata bene.
 
- Mario pesava solo 90 kg…
 
- A suon di musica che vuoi che sia... 
 
- Ma lo sai che sottofondo musicale ho messo?
 
- Una musica dolce, tenera, lenta e armoniosa, chick to chick ? (Sì, come no, pollo a pollo.
 
-Macchè! Ho avuto la brillante idea di scopare con i Creedence Clearwater revival!
 
- Forte! 90 kg di ritmo rock strepitoso!
 
- Mi sento a pezzi, Mario, guida te, dove andiamo?
 
- Andiamo da Pasquino, ma prima andiamo a piazza Navona.
 
- Pasquino il pasticciere? Ah bene, così mi prendo due maritozzi con la panna!
 
- Tony, ma allora sei duro di comprendonio, il pasticciere è Pasquale, ora andiamo da  Pasquino.
 
- Non lo conosco, comunque va bene… E il maritozzo con la panna?
 
- Prenditi il caffè, con la tua sonnacchiosa ingenuità mi farai morire.
 
- Ahhhh… Allora lo vedi che pure te hai paura di fare la fine dei Cappuccini!
 
- Guarda, caro mio, che ho inventato una cosa che mi allungherà la vita!
 
- Una pozione magica?
 
 -No meglio, ma te la faccio vedere dopo.
 
I due raggiungono piazza Navona, parcheggiano la 500, prima di andare da Pasquino fanno un giro. Piazza Navona è un monumento voluto da  Papa Innocenzo X, e può considerarsi la più bella piazza barocca di Roma. Venne realizzata sulla base dello stadio di Domiziano, monumento architettonico dell’antica Roma e, dopo secoli e secoli di semi abbandono, nel XV secolo venne utilizzata per la sua ampiezza come mercato, come luogo per feste popolari e processioni religiose. Nel 1630, grazie a Papa Gregorio XIII, fu  iniziato un decisivo miglioramento architettonico e, negli anni a seguire, di questa rivoluzione urbanistica furono protagonisti due grandi artisti: Bernini e Borromini.
 
- Tony, vieni, prima che andiamo da Pasquino facciamo un salto in piazza Navona.
 
I due camminano sulle orme della domiziana antica Roma, le mura e i marmi intorno a quella che prima fu un'arena di imprese sportive, poi miseramente pascolo di gregge, per poi ergersi immagine magnifica dell’arte barocca. Ora offre la propria secolare bellezza ai nostri due compagni di avventura alla ricerca della Roma meno visitata.
Tony e Mario non potevano astenersi dal fare due passi in un luogo così bello, ma sta per succedere l’imponderabile, i due si siedono al bordo della fontana dei quattro fiumi del Bernini, di fronte alla chiesa di Sant’Agnese del Borromini.
 
- Mario, ma sarà vera?
 
- Cosa?
 
- La storia della reciproca insopportabilità fra Bernini e Borromini?
 
 -Penso di si, bisogna dire che entrambi avevano una personalità assai differente, due geni, ma ognuno con un proprio e spiccato carattere. A Roma hanno lavorato a stretto contatto, in un periodo d’oro dell’arte sfidandosi e perculandosi.
 
- Addirittura?
 
- A quell’epoca per il popolo era uno spasso, un vero gossip. Che ti credi, anche nei tempi antichi l’essere umano è stato sempre attratto da pettegolezzi, scherzi e lazzi, e l’arte, anche se elevata, mica ne era esente.
 
- Mario, sai che ti dico? Che se la gente mormorava era pure un bene, perché, così facendo, pur criticando,  si avvicinava all’arte.
 
- Hai ragione, era un motivo per parlare degli artisti e delle loro opere, la gente, anche se ignorante, spettegolando ammirava l’arte che più di ora era veramente per tutti.
 
- Perché, adesso non lo è?
 
- Ma certo che no, basta che ti guardi intorno.
 
- A proposito, Mario, perché ridi?
 
- Rido di sollievo.
 
- Ah! E perché? Che cosa ti ha sollievato? ("Sollievato"? Bo? Sarà un misto di liberazione e sollevamento? )
Perché tieni la mano vicino all’acqua?
 
- Tony, parla a voce bassa: è la mia invenzione.
 
- Non vedo nulla, che cosa hai inventato?
Ho risolto i problemi, mi sono messo sul coso un profilattico con un tubino che dai pantaloni sale lungo la camicia, percorre la manica ed esce dal polsino.
 
- E poi?
 
- Faccio la pipì.
 
- Sei matto? Qui, nella fontana dei quattro fiumi del Bernini?
 
- Beh? Quattro fiumi, no? Tanto poi l’acqua dai fiumi sbocca al mare.
 
- Non ci posso credere,  e adesso? L’hai fatta tutta?
 
-Credo di sì, l’acqua non sembra abbia cambiato colore vero?
 
- Io penso che dovresti farti vedere prima da un urologo e poi da uno psichiatra.
 
- Ma no, sto in perfetta forma, guarda un po’?
 
Mario si mette platealmente a fare approssimativi gesti atletici per dimostrare la sua prestanza.
 
- Mario, ma che fai?
 
- Ti dimostro che sto bene!
 
- Ma la tua patologia non c'entra nulla con la muscolatura e, soprattutto, con la testa matta e dura che hai!
 
- Per ora l’urologo può attendere. Pasquino no, forza andiamo.
 
 Con nonchalance Mario e Tony lasciano piazza Navona, dirigendosi qualche strada più in là.
 
Per Pasquino si intende il frammento di statua di probabile stile ellenico che si trova a ridosso delle mura di palazzo Braschi nell’omonima piazza. In origine la piazza era stata chiamata piazza di Parione, per poi, appunto, variare in piazza di Pasquino, in onore della leggenda che, circa nel XVI secolo, voleva un misterioso scrittore anonimo appendere sulla statua versi e sonetti di satira a doppio senso, con i quali derideva e beffeggiava i potenti politici e religiosi, facendo diventare questa a tutti gli effetti una statua parlante. La leggenda diventò così popolare che rimase anche nei secoli successivi - fino ai giorni nostri -, l’abitudine di continuare l’opera del mitico scrittore notturno.
 
-Tutto qua? Io pensavo altro.
 
- Tony, questa statua è semplice ma leggendaria. Lo sai quanta gente ha rischiato la ghigliottina?
 
- La pena di morte?
 
- Eh già, mica si scherzava nel ‘600, per chi offendeva e metteva in ridicolo il potere erano dolori, partiva la capoccia che era una bellezza. Ma di fronte al malcostume e all’ingiusto strapotere il popolo doveva comunque reagire, e lo faceva con la fantasia all’ultima spiaggia, attraverso la comicità e la satira.  Così i messaggi attaccati sulla statua di Pasquino coglievano più nel segno rispetto a gesti estremi di violenta ribellione.
 
- Come Pulcinella, scherzando e ridendo diceva la verità.
 
- Bravo Tony, e in un noto film degli anni ’7, Nell’anno del Signore, in una battuta Pasquino-  interpretato da un super Nino Manfredi - dice più o meno così: "ferisce più 'na punta de 'na penna che 'na lama de 'na spada”. Però c’è stato pure un problema.
 
- Quale?
 
- Che qualche volta in molti, dietro l’anonimato, hanno approfittato per gettare discredito fra opposte fazioni, creando confusione e, per dirla alla romana, “bùttàlla 'ncàcìàra” .
 
- Insomma, secondo te Pasquino è sempre valido?
 
- Tony, questi sono tempi moderni, basta andare in televisione. Qualche volta alzi la voce, qualche volta fingi, qualche volta fai scattare la rissa in video e poi, dietro le quinte, tutti insieme sotto braccio allo stesso ristorante. Pure Pasquino, se campasse ancora, magari avrebbe scelto la tv per dirne quattro.
In ogni caso non dimentichiamo i social dove tutti parlano, giudicano e pontificano a caso. Ho paura che questa statua rimanga solo storia, ma proprio per questo anche leggenda. E chissà che un giorno qualcosa cambi.
 
- Mario, la lasciamo una pasquinata?
 
- Fallo te, io ne dovrei dire troppe.
 
Tony prende carta e penna e scrive una breve frase.
 
- Fa 'n po’ vedè che hai scritto?
 
Tony ha scritto di suo pugno, in bella calligrafia: “Mario quando vai dall’urologo?”
 
- Tony, ma che sei matto? E poi che c'entro io? 'Sta cosa mica è social!
 
- Sì, ma è una forma di ribellione al tuo rifiuto di andare dal dottore.
 
- Forza, andiamo a prendere un caffè, non volevi un maritozzo con la panna? E poi tu mica hai la faccia da ribelle!
 
E così, amici lettori del blog che naviga a tutta forza sulle onde della cultura, vi lasciamo con questa domanda… Secondo voi, Mario, mannaggia la prostata, quando andrà a farsi visitare dall’urologo?  Forse la risposta non verrà ancora svelata, ma, comunque, sarà sempre un piacere portarvi con noi in giro per Roma nascosta. Arrivederci, sempre qui sulla signoradeifiltri, alla prossima puntata.
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