unasettimanamagica
L'alberello

Tree, così chiamato dagli altri fratelli alberelli per via di una piccola incisione in quattro lettere, incisione causata da un coltello di un qualche sconosciuto che non aveva niente di meglio da fare, se ne stava in perfetta beatitudine. Si sentiva estremamente felice, godendosi le quattro stagioni, per non parlare del vento, il quale gli procurava appagamento ogni qualvolta lo scuoteva, specie quando soffiava forte e per di più gli animali del bosco erano suoi amici.
In un brutto mattino d’inverno, inaspettatamente, arrivarono cinque uomini. Chi con delle motoseghe e chi con delle accette, costoro fecero "accetta" in molti punti del bosco.
Presto fu il turno di Tree. I duri denti metallici senza pietà gli penetrarono dolorosamente la corteccia e in men che non si dica attraversarono l'intero tronco. Egli cadde, abbattuto. Gridò telepaticamente aiuto a Madre Natura. Non venne ascoltato.
Fu gettato senza tanti complimenti su un camion assieme agli altri suoi simili, tutti accatastati. Eppure, nonostante ciò, riusciva ancora "respirare", finché in tarda serata svenne.
Si svegliò e si sorprese nel ritrovarsi nuovamente in piedi, Tree tirò un sospiro di sollievo, in quanto credeva di aver avuto un brutto sogno ma prestissimo si accorse che non era così.
Si trovava all'interno di una casa. Il cielo sostituito dal soffitto, la terra dal pavimento e le pareti gli procurarono un senso di claustrofobia. L’amato vento andò a fargli visita per pochi minuti per poi essere cacciato via dalla padrona di casa, una volta chiusa l'unica finestra del salone. A peggiorare le cose quel trovarsi in quel luogo completamente da solo, lontano dai suoi fratelli, oltre che dal suo habitat naturale.
Inoltre, con orrore si accorse di quegli estranei oggetti luccicanti che pesavano sui suoi rami e, sotto di lui, alcuni anonimi ma curiosi pacchetti colorati.
«Per favore, lasciami morire!» implorò più volte rivolgendosi nuovamente a Madre Natura.
Trilly, uno dei gatti presenti in quella casa, probabilmente preso dalla compassione, fece una rincorsa si lanciò addosso a Tree. Il povero alberello cadde sul camino acceso e cominciò a bruciare per poi finire letteralmente in fiamme. Come il resto della casa.
Natale a sorpresa

«Va bene»
24 dicembre, stessa ora, qualche chilometro di distanza
I nostri due ragazzi, imbottigliati nel traffico dell’ultima ora pensano con terrore all’incontro tra consuoceri, i quali per ora si sono visti solo al matrimonio in comune, osteggiato dai genitori di Dora, Vittoria e Giovanni, sessantenni ultrà di Militia Christi, che sono contrari a tutto lo stile di vita dei ragazzi e che cercano di mettere bocca su tutto, inutilmente.
«Lo sento, finirà male, perché gli abbiamo dato retta? Non può funzionare il diavolo e l’acquasanta!»
«L’importante è che non senti altro, il cucciolo è tranquillo?»
«Angosciato. Lo intuisco.»
«Digli di resistere, domani è un altro giorno»
«Perché non lo fai tu? Mi piaci tanto quando vai lì sotto e gli sussurri parole dolci».
«Smettila, è un mese che non lo facciamo, se proviamo a fare qualcosa, tu vomiti e io con l’affare in tensione ci sollevo i pesi!»
«Te lo taglio l’affare, è colpa sua se ci troviamo in questa situazione».
«Amore, era troppo tempo che ti desideravo».
«Cinque secondi! Neanche il tempo di dire “stai attento!” che già avevi combinato il guaio».
«Ma ora è tutto risolto, avremo un cucciolo bellissimo e…»
«… e una vita difficile»
24 dicembre, ore 23.59.50
Quasi mezzanotte, tutti i protagonisti si trovano in una sala d’attesa di una clinica privata gestita da suore, pretesa da Giovanni, mentre Dora al suo arrivo è stata caricata e portata direttamente in sala parto.
«Meno dieci… nove…»
«Ma sei scemo, non è Capodanno».
«È solo per far vedere ai consuoceri sniffa incenso, inginocchiati davanti alla Madonna dell’Ospedale, che anche noi festeggiamo».
«Dai papà, smettila, io me li dovrò subire tutta la vita e sta per nascere mio figlio».
«Per la gente del porto lo chiami Gesù Bambino?»
«Lo lasci in pace? È il giorno più importante della sua vita, faglielo godere senza macchie».
«Agli ordini, Maura… però non dimenticherò mai il momento dopo cena, quando Vittoria si è alzata dicendo “stasera nasce il bambinello” ed a Dora si sono rotte le acque».
«Beh, ammetto che ripensandoci a mente fredda è stato esilarante, mi sono sentita la nonna dell’unto dal Signore, quindi la madre del triangolato».
«Smettetela entrambi, altrimenti mia suocera vi farà fare i gargarismi con l’acqua santa!»
«Ti hanno già chiesto perché sta nascendo in anticipo?»
«Perché è settimino!»
«E ci hanno creduto?»
«Sono cattolici, l’importante è che la forma prevalga sulla sostanza»
«Si stanno rialzando, a cuccia».
«Belle ginocchia callose da pretini, se provassi a rialzarmi io così, le rotule inizierebbero a rotulare per tutto il corridoio»
«Sssh! Arrivano!»
«Arriva anche il dottore!»
«Domanda retorica, siete voi i parenti di Dora?»
«Penso che sia l’unica a partorire stanotte, giusto?»
«Quest’anno sì»
«Anche nei 2015 anni passati?»
Il consuocero si gira stizzito
«Non è il caso di essere blasfemi».
Diego riceve su un polpaccio un calcio in mezza rovesciata che lo convince a non controbattere, mentre il dottore, per cambiare discorso, chiede: «Sapete? È nato esattamente a mezzanotte! Come lo chiamerete?»
Nilo alza la mano di corsa, prima che qualcuno metta bocca: «Magdalena, è un fiume della Colombia, è l’unico che abbiamo trovato degno di lei, che ha dei genitori con nomi di fiumi, visto che non la battezzeremo…»
Doppio mancamento, controllato con abilità.
«… la benediremo a Piazza Navona con l’acqua sorgiva della fontana del Bernini, quella dei quattro fiumi»
Per fortuna siamo in clinica, i nonni materni vengono subito presi e portati in rianimazione per finire questa piccola storia di Natale.
I maglioni

Quando ero bambino, precisamente a nove anni, ricordo che il giorno di Natale, mentre pranzavamo dai miei zii nella casa di campagna, mia nonna materna, anziché comprarmi dei completi invernali con tanto di scarpe come solitamente faceva ogni anno, mi regalò una serie di orrendi maglioni già detestati fin da subito.
La delusione fu evidente, tant'è che ripiegai con ruffianeria su mia nonna paterna, anch'essa invitata assieme a mio nonno, grazie ai tanti giocattoli e dolci ricevuti. La rivalità tra le due nonne era arcinota, quindi è facile immaginare.
La madre di mia madre ci restò male, e anche quest'ultima, che mi guardò visibilmente costernata. Entrambe mi chiesero di indossarne almeno uno, di quei non graditi capi, e di provarli dal primo fino all'ultimo. Erano tutti uguali, cambiava soltanto il colore, mentre, nonostante la misura risultasse giusta, non li avvertivo come i classici maglioni morbidi e comodi. Nossignore, praticamente pruriginosi e scomodi, tra l'altro non mi tenevano affatto al caldo.
Proposi con insolenza di darli in dono a uno dei miei cugini lì presenti.
«Ma ti stanno bene!» insistette mia madre.
«Sti maglioni sono una merda!» dissi spudorato. «Minchia, con tutto che c'è il camino acceso, sento più freddo di prima e poi mi fanno grattare!»
Mio padre, non sopportando più quello show, si alzò di scatto dalla sedia per mollarmi un sonoro ceffone con l'approvazione della mamma, anche perché i miei genitori non tolleravano assolutamente le parolacce da parte del sottoscritto. Si creò un clima di disagio, interrotto da mia zia che, con un finto sorriso, portò in tavola un grosso panettone, di cui anticipatamente rifiutai una fetta ostentando un'aria da duro.
Mi sedetti sul divano come un cane bastonato, con addosso l'ultimo dei maglioni provati, precisamente quello di colore verde simil militare.
Alcune ore dopo la mia famiglia e i parenti lasciarono il salone per dirigersi in campagna per una passeggiata digestiva, mi impuntai per rimanere da solo, con le braccia conserte e battendo nervosamente i piedi.
Appena si allontanarono, innanzitutto, mi tolsi quella “cagata” di dosso per rimettermi frettolosamente ciò che avevo prima. Il focolare era semi spento (del resto non potevano di certo lasciarlo incustodito) e di conseguenza non emanava quasi nessun calore, così, sia perché desideravo riscaldarmi e sia per spregio, lanciai il maglioncinaccio verde, assieme a tutti gli altri, all'interno del camino. Si infiammarono senza troppa difficoltà, soprattutto dopo che ebbi aggiunto alcuni rami reperiti in una stanzetta apposita.
Il fuoco mi tenne finalmente caldo, sebbene non allo stesso modo delle mazzate del babbo, che pigliai successivamente, una volta scoperto il misfatto.
Un Natale per sette fratelli

Svegliarsi presto la mattina per andare a lavorare rappresentava la solita e inevitabile routine, ma quel giorno era Natale. I sette fratelli saltarono dai loro letti con gioia ancor prima che il sole apparisse all'orizzonte. Persino il fratello più brontolone, appariva di buon umore.
I sette fratelli si precipitarono a pian terreno per poi radunarsi mano nella mano attorno all'Albero di Natale. Fischiettarono e cantarono in attesa che lei arrivasse.
Mela e cannella si diffondevano nel salone mentre Biancaneve, affaccendata, stava preparando il pranzo natalizio e canticchiando:
– Specchio, specchio delle mie brame, dov'è il Natale più bello del Reame? –
Oggi che giorno è per Mario?

Babbo Natale e la sua provenienza

Babbo Natale non conosceva la sua nazionalità. Una sera decise di scoprirla e chiese aiuto alla moglie e agli assistenti di Santa Claus Town.
La Signora Natale ipotizzava che il marito fosse della Groenlandia, abbandonato dalla balene su una banchisa del Polo Nord, mentre Joll, lo gnomo, affermava che il suo principale potesse essere di origine indiana, magari figlio di un qualche santone, oppure originario della Svizzera, per via che amava anche fin troppo la cioccolata e per l’immancabile puntualità (ad esempio con le consegne dei regali) di un orologio svizzero.
Babbo Natale non accettava nessuna di quelle ipotesi, e non appariva nemmeno tanto convinto di ciò che supponeva lui stesso, quindi, stanco di scervellarsi, si affidò ad un kit speciale, costruito appositamente da alcuni elfi scienziati, per stabilire finalmente le sue origini. Per i risultati passarono una quindicina di giorni non prima di un piccolo prelievo del sangue.
Giub, il folletto responsabile del laboratorio, gli lesse le pochissime parole del rapporto finale.
– Dice che sei grasso e felice – disse Giub – Possiamo tornare alla fabbricazione dei giocattoli? –
Babbo Natale sorrise, sospettava da sempre, e ora era convinto, di essere almeno un mezzo samoano.
Il mio Natale

Il mio Natale quest'anno è sfogliare con nostalgia un vecchio album di foto di famiglia. Immagini di noi, di tutti noi, in quell'abbraccio caldo e avvolgente che questi giorni di festa hanno sempre portato nei nostri cuori. Il mio Natale, quest'anno, sono gli occhi lucidi di mio padre, che vive la solitudine dei nuovi giorni lontano da lei: lei che ora si sveglia dai suoi sogni inquieti in un luogo diverso, lei che forse neanche lo sa il vuoto che si lascia dietro… lei che quando ci vede ora sorride confusa. Il mio Natale… il nostro Natale sono quei pensieri, quelle parole, che ognuno di noi sente riecheggiare dentro di sé, nei momenti in cui quel posto a tavola mancante sembra una porta aperta verso il ricordo di un altro tempo, un tempo di spensieratezza e di magia, un tempo che più non torna e il cui ricordo tinge le ore e i giorni con i colori della malinconia. Ed è guardare i volti dei miei bambini accesi di entusiasmo, mentre tutti insieme prepariamo l'albero, e, mentre li guardi, pensare a quando, bambina, osservavi estasiata tua madre e tuo padre compiere quegli stessi gesti che ora sono i tuoi. Il mio Natale quindi, quest'anno ha, sì, un sapore diverso. Ma tengo stretta al cuore questa malinconia… perché in fondo essa è figlia delle felicità vissute, e che per sempre ci resteranno dentro, colmando gli spazi vuoti e ricordandoci di vivere con pienezza ogni momento.
Gli aiutanti di Babbo Natale

La verità è che gli elfi, gli gnomi e i folletti sono creature delle foreste, dei boschi e delle montagne, ragion per cui tenerli in "azione" al Polo Nord, fin dalla notte di Natale, ehm, dalla notte dei tempi, si rilevò una funzionale e astuta mossa da parte del capo borgo di Santa Claus Town.
Come fece e come fa? Semplice: con la deforestazione e la perdita dell'habitat naturale codesti esseri più o meno magici non avevano e non hanno posti dove andare ad abitare, e di conseguenza risultano convinti, per non dire costretti, a cimentarsi con il lavoro che ben sappiamo.
Benefici e diritti? Santo Stefano, che eufemismo!
Il Signor Natale offre vitto e alloggio alle già citate creature, però devono guadagnarsi il pane, pardon, la cioccolata, attraverso la fabbricazione di giocattoli, l’impaccamento o comunque tutte le necessarie operazioni di logistica per non parlare della corrispondenza.
Al contrario di quanto si possa credere, le letterine indirizzate, salvo qualche rara eccezione, non vengono prese in consegna e gestite dal diretto interessato. Quest’ultimo, al massimo, si occupa del “bestiame” e di accendere i tantissimi camini disseminati un po’ ovunque nel rifugio strutturato principalmente in blocchi di cemento di neve. Per i pasti e per le pulizie degli alloggi ci pensa la Signora Natale.
Da segnalare che l’omone grosso in rosso con la barba sa benissimo tenere tutti in riga o, per dirla in altri termini, con due piedi in un natalizio stivale, difatti, non ha affatto bisogno di guardie o recinzioni per sorvegliare il personale, del resto, un passo fuori dal gigantesco igloo e il congelarsi le chiappe è sicuro come le renne che stanno in cielo.
Quindi, in conclusione, non c'è da stupirsi se gli aiutanti di Babbo Natale appaiono sempre così allegri e soprattutto laboriosi.
I fiocchi cadenti

Giorno dell'Immacolata: prima nevicata di Dicembre.
Carmine, assai malinconico, premette il naso, condensando col respiro i vetri della finestra, scorgendo il vialetto, le panchine e gli alberi completamente imbiancati. Amava moltissimo vivere in quel quartiere.
"Domani uscirò per fare un pupazzo di neve" pensò afflitto. "Ma senza di lui non è la stessa cosa."
Avvolgendosi con cura nel piumone, si rannicchiò sul davanzale della finestra, per poi alzare lo sguardo verso un cielo piuttosto scuro e nuvoloso, finché la neve cominciò a scendere giù sempre più veloce. Si sentì particolarmente ispirato e pensò di esprimere un desiderio. Per un istante valutò che non ci fossero stelle cadenti, per poi realizzare che ciò non appariva così rilevante, in quanto anche un semplice fiocco di neve poteva essere magico come una stella. Chiuse gli occhi.
"Vorrei che il nonno facesse pace con papà e potesse passare il Natale qui da noi" desiderò con tutto il suo cuore.
Riaprì gli occhi e, fiducioso, continuò a guardare la nevicata.
Natale insieme

Il 14 e 15 Dicembre, a Cori, si terrà il III “Natale Insieme”, evento organizzato dall’Associazione culturale “Event Art”, in collaborazione con Comune di Cori e Associazione culturale “Chi dice donna”, presentato da Lara Zaccagnini e patrocinato da: Regione Lazio, Consiglio regionale del Lazio, Provincia di Latina, “Cori e Giulianello in Rete”. La manifestazione si svolgerà tra piazza Signina e via Madonna del Soccorso, che per l’occasione si trasformerà in una “via dell’Arte”, con l’esposizione delle opere degli artisti partecipanti ai due concorsi a premi previsti.
Il Concorso di Estemporanea di Pittura, dedicato al Maestro Francesco Porcari, vedrà protagonisti pittori e acquarellisti liberamente posizionati con cavalletti e tavolozze tra i vicoli del centro storico, da dove imprimeranno live – davanti alla gente – sulle tele, scorci della Città d’Arte. In palio 500 €, 300 €, 200 €, 150 € e 100 € per i primi 5 classificati scelti dalla giuria di esperti, più un cesto di prodotti tipici locali, quale sesto premio cumulabile assegnato dalla giuria popolare.
Verranno disposte in strada anche le luminarie realizzate con materiale di riciclo, da professionisti e non, nell’ambito dell’altro concorso indetto per sensibilizzare al tema degli scarti e del loro riutilizzo, al rispetto dell’ambiente e al risparmio energetico, facendo della creatività strumento di educazione civica. Tra le eco-decorazioni i giurati ne selezionerà 3, i cui autori riceveranno 2.000 €, 1.000 € e 500 €. Da non perdere lo spettacolare 3D street painting show della scuola napoletana dei Madonnari.
Il programma quest’anno è stato ulteriormente ampliato. Oltre ai mercatini artigianali di Natale allestiti in tutta l’area, verranno proposte diverse iniziative durante i due giorni: il presepe rinascimentale vivente con figuranti in costumi d’epoca; l’arte del maneggiar l’insegna degli Sbandieratori di Cori; le gare di mostaccioli tra massaie; le dimostrazioni ritmiche e canore delle scuole di ballo e dei cori natalizi; la simulazione di volo di Fly in the Sky. Per i bambini anche laboratori creativi e ludoteca in legno itinerante.
I visitatori, oltre a degustare il menù turistico di prodotti tipici preparato dai ristoratori con sconti convenzionati potranno scoprire la storia e la cultura locale usufruendo delle visite guidate dell’Associazione culturale “Arcadia”, lungo un itinerario che toccherà i principali siti archeologici, compresi i due monumenti nazionali: l’Acropoli e il Tempio di Ercole, le Mura poligonali, il Complesso Monumentale di Sant’Oliva, il Museo della Città e del Territorio di Cori, l’area del foro romano, il Tempio di Castore e Polluce, la Cappella dell’Annunziata (prenotazioni obbligatorie: arcadia@museodicori.it).
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