saggi
Maria Angela Eugenia Storti, "Itinerari di letteratura del novecento tra tradizione ed innovazione"
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ITINERARI DI LETTERATURA DEL NOVECENTO
TRA TRADIZIONE ED INNOVAZIONE
Memorie artistiche a confronto: Mann, Kafka, Woolf, Eliot,
Beckett, Wedekind, Pirandello, Montale
Il testo è suddiviso in tre sezioni che costituiscono rivisitazioni di alcune opere del Novecento, viste in relazione ad autori di più paesi, e vuole fornire un contributo di analisi comparata. Le sezioni sono a loro volta rappresentative dei generi letterari più esplorati nel ‘900 e sono atte a fornire un tentativo operativo finalizzato alla rivisitazione di alcune tematiche ricorrenti del periodo in questione.
Nella fattispecie, verranno esaminate per la sezione - “romanzo” - alcune peculiarità afferenti al modo di esplorare modernità/tradizione; sete di conoscenza/potere, nonché evoluzioni delle tecniche narrative e dei loro nuclei concettuali attraverso le opere di T. Mann, F. Kafka, V. Woolf e T. S. Eliot.
La seconda sezione, dedicata alla drammaturgia, ospita argomentazioni che tendono ad evidenziare i diversi approcci tematici, nonché ad approfondire le complesse dicotomie che coinvolgono gli attori-maschere alle prese con le loro performances, viste attraverso gli occhi dei diversi drammaturghi che hanno dato loro vita. La trattazione si riferirà ad alcuni scritti teatrali di L. Pirandello, F. Wedekind e S. Beckett, nonché alle loro differenti modalità esistenziali, espresse attraverso tecniche distinte e variegate. Proprio in tale contesto vengono acutamente evidenziati i nessi dialettici che legano la sicilianità di Pirandello ad un europeismo inteso non solo come aspirazione ad una civiltà più ampia, ma anche come partecipazione alla prorompente realtà della società moderna in cui lievitano i sintomi di una emergente crisi borghese.
L’autrice, mediante una sistematica analisi epistemologica, mette altresì in rilievo come sia lo scrittore agrigentino, che altri artisti del Modernismo, attraverso i personaggi delle loro rispettive opere, vivano il crollo radicale di valori quali i sentimenti, la religione, la società e lo stato, per poi divenire i testimoni sgomenti del nulla. È proprio tutto questo a determinare il relativismo che si afferma nella letteratura moderna, motivo per il quale la scrittrice attraverso un’acuta analisi dei testi presi in esame, riesce a mettere significativamente in rilievo, l’epocale cambiamento avvenuto nell’ambito letterario. Proprio in ragione di tale cambiamento, l’artista non rappresenta più un punto di vista che gli si dispiega davanti, ma un frammento di consapevolezza perduto nel caos della fenomenica realtà del tutto.
Poiché il pensiero è ritenuto una mediazione tra l’esistenza e l’essenza, ciò che appare concreto, stabile ed indiscutibile alla sensibilità comune, per lo scrittore non rappresenta infatti che una facciata fittizia che nasconde il vuoto. Seguendo tale percorso, il testo in questione giunge al denso nucleo di quella dialettica pirandelliana della maschera e del volto per la quale si è anche parlato di ‘‘relatività’’. Ad una concezione della vita vissuta tumultuosamente in una polemica fremente, ribelle e di dolorante pietà, Pirandello stesso dà il nome di umorismo che per lui, come è noto si traduce nel ‘‘sentimento del contrario”, concezione per cui il pathos si tuffa e si smorza nella fredda acqua della riflessione.
L’ultima parte, avrà toni più lirici e curerà alcuni aspetti poetici affini e non, nelle figure di E. Montale e di T. S. Eliot. Questi ultimi ed in particolare Montale, dichiarano di non sapere più ‘‘nulla’’ e per tanto si astengono da emettere giudizi, sentendosi solo in grado di prendere coscienza dell’assoluta dimensione aleatoria di tutte ‘‘le cose umane”.
La raccolta di questi saggi costituirà un testo esemplificativo che, senza pretese, sarà atto ad evidenziare i moderni contesti storico-culturali, al fine di consentire approfondimenti tematici legati prevalentemente all’evoluzione della cultura dei paesi anglofoni e mitteleuropei con squarci di memorie italiane, nel periodo tra le due guerre mondiali. Il contributo mira ad analizzare in forma sintetica, non convenzionale ed antiaccademica, le differenti prospettive estetiche della cultura moderna e postmoderna. La ricerca del passato da parte dello scrittore del Novecento e nel contempo la fuga da questo, unitamente ad un rifiuto dei vecchi canoni delle tecniche narrative, simbolizza il disperato tentativo della generazione tra e post le due guerre, di vivere con estrema intensità “ogni singolo momento della trattazione” preferibilmente attraverso “l’impersonalità” che spesso dà origine ad una frammentarietà linguistica, al “nonsense” ai “puns”, al monosillabo ed infine... al silenzio.
Lea Di Salvo
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L’AUTRICE
Maria Angela Eugenia Storti è nata a Palermo, dove vive ed opera. Laureatasi in germanistica con il Prof. Furio Jesi, ha insegnato lingua e letteratura inglese presso il liceo delle Scienze Umane “G. A. de Cosmi” di Palermo. È autrice di saggi ed articoli prevalentemente inerenti ad autori stranieri, quali ad esempio: Goethe, Brecht, Mann, Beckett, ecc..., nonché di recensioni letterarie ed artistiche. Ha vinto alcune borse di studio in Germania ed in Austria e la sua formazione è altresì legata ai suoi interessi per gli studi anglofoni. Non mancano tra le costanti attività culturali, quelle connesse alla sua ricerca conoscitiva, nata in seno al teatro, a cui si affiancano trasposizioni di sue personali esperienze artistiche, corredate da seminari e laboratori teatrali, ideati a fini didattici. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Il Cantastorie (2010), Giostra di balocchi (2013), Tempo di raccolta (2015), Letto di stelle (2017); il saggio: Crisi di identità e protesta in Beckett e Brecht (2012); è inoltre autrice di short stories e pièces teatrali ancora inedite. È stata insignita di vari premi letterari e si è classificata al primo posto nell’anno 2015 durante la 23a edizione del Premio Letterario Internazionale “La Rocca”, Città di S. Miniato (Pisa).
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Maria Angela Eugenia Storti, Itinerari di letteratura del Novecento tra tradizione ed innovazione, pref. di Lea Di Salvo, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 82, isbn 978-88-31497-99-2, mianoposta@gmail.com.
Floriano Romboli, " Il fascino e la forza della letteratura" vol 2.
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Floriano Romboli
IL FASCINO E LA FORZA DELLA LETTERATURA
VOL.2
Saggi su Fogazzaro - Dante – De Sanctis - Malaparte
D’Annunzio - De Roberto - Sanminiatelli
Dal titolo del saggio che prendiamo in considerazione in questa sede emerge la forte convinzione dell’autore che la letteratura è un mezzo potente per elevare la mente umana e che la lettura di romanzi, poesie e saggi è un’arma formidabile per l’anima e la psiche del lettore come espressione del pensiero divergente ,che diviene esercizio di conoscenza prezioso e necessario producendo una preziosa sintesi di conscio e inconscio e anche di corpo e mente.
Non c’è bisogno di essere psicologi, psicoanalisti o psichiatri per rendersi conto che immergersi in ottimi libri riequilibri il mondo interiore dell’essere umano che da caos diviene cosmo, come l’entrare in un’oasi nel deserto soprattutto nel tempo della pandemia e della guerra, e che la letteratura e l’arte in generale siano un valore fondante nel mare magnum di una società superficiale dove prevalgono i valori dell’avere su quelli dell’essere che portano ad una dimensione alienata e liquida dell’esistenza.
Ed era politically correct uno slogan televisivo di qualche anno fa che mostrava la vignetta che raffigurava un uomo che leggendo un libro diviene più alto fisicamente ma soprattutto interiormente, e il discorso complessivo si sintetizza con quello di una pedagogia della gioia e di un elogio dell’immaturità nel ritornare virtualmente il lettore stesso adulto bambino o adolescente.
Quanto suddetto si collega alle considerazioni sul libro classico, quello cartaceo, che è sopravvissuto ai fenomeni computer e internet, fenomeni che d’altro canto hanno fatto aumentare il potenziale della letteratura stessa nell’avvicinare alla tradizione nuove modalità di fruizione del piacere dei testi con il sorgere di siti e blog letterari e con il proliferare dei PDF e degli e-book, e quindi la letteratura stessa è diventata ancora più presente nella nostra complessa e contraddittoria ma anche affascinante contemporaneità.
Originale e intrigante la scelta degli autori da analizzare con accostamenti inediti e originali e certamente non casuale per la stessa coscienza letteraria di Romboli, acuta e profonda per il fatto di spaziare dalla cattedrale Dante Alighieri poeta medievale fino a Sanminiatelli poeta e critico dei nostri giorni.
Questo procedimento fornisce al volume in toto un carattere seducente e movimentato e per un’analisi metodica dell’opera servirebbe non una recensione ma uno scritto delle dimensioni di un saggio vista la complessità e la profondità del discorso esauriente e ricchissimo di acribia portato avanti da Floriano.
E c’è da mettere in rilievo come affermava Focault che la letteratura stessa è figlia del tempo in cui viene prodotta, della società nella quale si trova ad essere contestualizzata e quindi lo stesso Dante è figlio del Medio Evo come Sanminiatelli è figlio del postmoderno occidentale e come, per esempio, D’Annunzio è espressione della mentalità del Novecento.
Come scrive Enzo Concardi nella premessa non c’è tema, argomento, problema, dimensione, aspetto dell’umano vivere che la letteratura non abbia trattato in ogni epoca, cultura, civiltà, territorio del nostro pianeta, ovviamente dopo l’avvento della scrittura, che ha gradualmente sostituito la trasmissione orale del sapere, delle conoscenze, delle creazioni spirituali dell’uomo.
Scrive Romboli in L’opera di Dante nelle riflessioni storico culturali ed etico-religiose di alcuni Papi contemporanei che Benedetto Croce, alla fine de La poesia di Dante, la giustamente celebre monografia del 1921, dopo aver a lungo discorso del rapporto fra tradizione filosofico-culturale, problematiche teologiche e dottrinali, e valori artistico-letterari nella Commedia, concludeva sottolineando il significato universale del poema dantesco poiché in esso prontamente si riconosce «quella voce che ha il medesimo timbro fondamentale in tutti i grandi poeti ed artisti, sempre nuova, sempre antica, accolta da noi con sempre rinnovata trepidazione e gioia: la Poesia senza aggettivo. A coloro che parlano con quel divino o piuttosto umano accento si dava un tempo il nome di Genî; e Dante fu un Genio».
Un saggio da divorare utile sia per il lettore comune che per i critici letterari.
Raffaele Piazza
Floriano Romboli, Il fascino e la forza della letteratura, vol.2, pref. di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 148, isbn 978-88-31497-93-0, mianoposta@gmail.com.
ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI RIGUARDO WANDA LOMBARDI A cura di Enzo Concardi
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ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI
RIGUARDO WANDA LOMBARDI
A cura di Enzo Concardi
Molto esaustivo e coinvolgente si mostra lo studio condotto da Enzo Concardi nel saggio Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi, Guido Miano Editore, Milano 2022; l’eccellente critico letterario ripercorre il mondo poetico della versatile artista di Morcone, in provincia di Benevento, attraverso il puntuale riordino di tutti i contributi che la riguardano, seguendo l’iter delle pubblicazioni su un piano “diacronico”, rispettando l’ordine cronologico in modo da accompagnare il lettore in un percorso mirato alla piena comprensione della Weltanschauung dell’autrice e della sua evoluzione nel tempo. Il saggio si inserisce così nella collana di volumi “Il Cammeo” progettata dalla casa editrice Guido Miano affinché, come osserva Flaviano Romboli nella sua recensione, le tracce dei poeti non vengano dimenticate o disperse.
Il volume è corredato da una scheda bio-bibliografica comprensiva di tutte le opere poetiche, narrative, teatrali e dei testi critici; a conclusione l’Antologia essenziale delle poesie consente di assaporare alcune delle liriche tratte dalle numerose raccolte con cui Lombardi lascia la sua “lettera al mondo”.
Come osserva lo stesso Concardi nelle Note introduttive, la sentita esigenza di rivolgersi ai lettori rende la poesia di Wanda Lombardi un organismo vivente, sezionato, analizzato e ricomposto nelle sue più recondite sfaccettature grazie alle varie e innumerevoli forme di testi critici, nella molteplicità di punti di vista e filoni interpretativi. Dalla rivisitazione attenta e dettagliata di saggi, articoli e recensioni emergono i temi, disseminati in un “ventaglio di motivi lirici”; in primis si sottolinea come tutti gli interpreti abbiano individuato il discorso poetico di Lombardi come metafora del viaggio esistenziale alla ricerca di sé che diviene paradigmatico e si estende a tutta l’umanità (Giuseppe Manitta, recensione della raccolta Nel silenzio), in una poetica del dolore che evidenzia il dibattersi del soggetto lirico tra sofferenza e resilienza, disillusione e speranza (Monica Rubino, nel testo critico Malinconia, specchio di felicità).
In molti contributi si delineano le analogie che intercorrono tra la poetessa e due tra i più grandi scrittori della nostra letteratura, Leopardi e a Pascoli, dall’ansia di infinito alla rappresentazione di una natura ambivalente, a volte ingenerosa, per le sofferenze inflitte alle sue creature, ma più spesso cantata in tutta la sua bellezza, in un afflato lirico che suscita forti emozioni. Per Rubino le “dicotomie” sottese alla vita dell’uomo in Lombardi sfociano nell’oscillare tra gioia e dolore, proficue fonti di ispirazione, mentre Rossella Cerniglia, recensendo l’Opera Omnia (I° edizione) di Wanda Lombardi, rileva un passaggio costante “dal male al bene, dal dramma alla speranza, dall’indifferenza del mondo alla fede dell’anima”, in un continuo movimento dall’esterno all’interno. È dunque il forte sentimento religioso a sottrarre il soggetto poetico dal nichilismo leopardiano e a farlo rifugiare in un altrove di luce.
Marcella Mellea, nella recensione alla raccolta Il senso della vita coglie lo sguardo del soggetto lirico attento ai fenomeni del mondo contemporaneo e a tematiche attuali. Carlo Onorato (Prefazione alla raccolta Voci dell’anima) ravvisa il motivo ricorrente dell’assenza legata alla perdita di persone care e a molteplici vicissitudini, in una montaliana fatica dell’esistenza, costellata di luce e buio; Cerniglia, in riferimento alle liriche Mamma e Ricordi, sottolinea la presenza-assenza della madre, persa prematuramente ed è proprio Concardi a cogliere un “ricerca del tempo perduto” in alcune raccolte, volte ad un recupero memoriale in cui ritrovare le proprie certezze.
Lo studioso milanese si sofferma quindi sullo stile, analizzato secondo due diverse direttrici di pensiero: l’uso di termini aulici, vaghi e indefiniti, il ricorso al metro classico testimoniano, nella visione di Anna Castrucci, Rossella Cerniglia, Fabio Amato, uno stile legato alla tradizione classica di stampo neoclassico e ottocentesco, mentre Nazario Pardini, Enzo Concardi ed altri (tra i quali la sottoscritta) ne sottolineano anche l’aspetto innovativo, in un doppio canale che, partendo dal passato, arriva a fondersi con la modernità, dando vita ad un linguaggio sobrio e raffinato ma che nel contempo non rifugge da un tono più colloquiale, in un impasto del tutto originale ed unico.
Nazario Pardini inoltre riscontra affinità con Umberto Saba, per l’importanza assunta dalla parola e con Vittorio Sereni, per la “splenetica inquietudine” (Prefazione alla raccolta Il senso della vita).
Nel paragrafo Connubi artistici le comparazioni con numerosi artisti e autori stranieri confermano il carattere poliedrico di Wanda Lombardi, la sua maestria nel dipingere con le parole e l’universalità della sua poesia, destinata a oltrepassare i limiti spazio - temporali, come Concardi ben dimostra in questo volume imperdibile.
Gabriella Veschi
Enzo Concardi (a cura di), Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 84, isbn 978-88-31497-48-0, mianoposta@gmail.com.
ALCYONE 2000 Quaderni di poesia e di studi letterari, vol. 16, 2022
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ALCYONE 2000
Quaderni di poesia e di studi letterari, vol. 16, 2022
Mi si consenta di iniziare questo lavoro con la citazione di un professore incontrato nella Scuola Media Superiore, il quale ripeteva spesso questo avvertimento: «Un libro s’inizia a leggere dall’indice». Col trascorrere degli anni capii sempre di più la verità di tale sua affermazione, che da giovane mi era apparsa banale. Se la applichiamo alla Rivista pubblicata dalla Casa Editrice Miano, Alcyone 2000, veniamo a scoprire immediatamente gli argomenti trattati: essa ha sì la denominazione di rivista o di quaderni ma, date le sue dimensioni (135 pagine), può essere benissimo paragonata ad un libro. Non è certo la quantità a stabilire il suo valore culturale, ma se si scorre il ricco indice posto non casualmente come incipit, si ha la cognizione esatta dei contenuti qualitativi: Guido Miano. L’uomo, lo scrittore, il poeta, l’editore (è la parte speciale dedicata al fondatore della Casa Editrice, recentemente scomparso); Contributi letterari (poesia religiosa-esistenziale e poesia di impegno etico e civile); Testimonianze (giornalismo e David Maria Turoldo, del quale si parlerà più avanti); Pittura e scultura (il parallelismo delle arti, con esemplificazioni in questa recensione sugli scrittori-pittori Filippo Pirro e Fabio Recchia); Sillogi poetiche (delle quali commenteremo Gabriele Centorame e Maria Luisa Mazzarini); Itinerari di letteratura comparata: saggi critici (confronti tra autori contemporanei e autori italiani e/o stranieri vissuti fra Otto-Novecento); Itinerari di letteratura contemporanea (alcuni autori della Casa Editrice).
* * *
Dal suddetto quadro generale si evince che i volumi di Alcyone 2000 sono caratterizzati principalmente dall’ospitare contributi di critica letteraria a largo raggio, divenuti quindi la specializzazione di quello che può considerarsi un vero e proprio progetto editoriale-culturale. L’utilità di tale orientamento è innegabile, in quanto la critica letteraria permette al lettore di avvicinarsi ad ogni autore con chiavi di lettura che svelano il suo mondo interiore, i significati delle opere e di entrare in possesso di dati informativi preziosi per la comprensione approfondita del contesto storico-sociale in cui è avvenuta la genesi creativa. In particolare richiamerei l’attenzione sui saggi di letteratura comparata, una branca della critica letteraria poco sviluppata nella cultura italiana, ma assai interessante e valida, poiché si basa su confronti, accostamenti, similitudini, assonanze estetiche e contenutistiche fra autori e scuole di pensiero appartenenti ad epoche e correnti per taluni aspetti affini e per altri distanti. Invita anche alla visitazione di voci straniere che hanno influito sullo sviluppo della letteratura nazionale: esemplificando, in questo numero della rivista, vi sono, tra gli altri, rimandi a Paul Claudel per la poesia di ispirazione mariana; a Emily Dickinson (teorie creazionistiche); a Jacques Prévert (poesia amorosa); a Edgar Lee Masters per le tematiche della marginalità sociale ed esistenziale… Inoltre tali quaderni sono arricchiti da inserti a colori di notevole pregio editoriale dedicati a pittori e scultori, realizzando così quel parallelismo delle arti da più parti auspicato, che produce una comunicazione e uno scambio fra artisti delle varie discipline e fruitori delle loro opere: si viene così a scoprire l’eclettismo di un personaggio come Filippo Pirro – poeta, scrittore, pittore, scultore, grafico – o la sensibilità pittorica e poetica di Fabio Recchia, tra paesaggi delicati ritratti sulla tela e rime di alta spiritualità.
La figura di Guido Miano è ricordata in primo luogo dal figlio Michele: Lettera a mio padre Guido. È un testo di carattere autobiografico che ripercorre le tappe fondamentali non solo dello sviluppo della Casa Editrice, ma che esprime anche alcuni momenti salienti del rapporto padre-figlio, talora con toni di gratitudine, talaltra con accenti affettuosi e commossi per le cose non dette e i silenzi degli ultimi tempi. Michele rammenta la fondazione della Casa Editrice in Sicilia nel 1955, poi traferitasi a Milano. Nella metropoli lombarda il giovane Michele segue il padre Guido nel suo lavoro: conosce redattori e giornalisti; collabora nel rileggere i testi degli autori; s’immerge nel mondo delle tipografie che lo affascinano per gli odori acri e il rumore delle rotative; talvolta lo accompagna nelle visite a scrittori ed artisti per mantenere vivo il rapporto umano tra persone innamorate dell’arte, concependo il lavoro come una missione, citando Marc Chagall (“Il mio lavoro è preghiera”); ed ancora le frequentazioni degli ambienti universitari, delle biblioteche, dei centri culturali, per finire con il Centro Sperimentale di Giornalismo, diretto per 40 anni dal padre nei locali milanesi della Casa Editrice. È stato lui, Guido, a fargli scoprire la lettura, iniziata con i libri d’avventure di Salgari e Verne. Il fascino esercitato su di lui dal padre e dalla sua professione è stato così determinante che a 7 anni scrisse una letterina in cui sognava di fare, da grande, lo stesso mestiere: questo scritto è stato ritrovato dal fratello Carmelo in un vecchio baule, come succede nelle più belle favole: il testo si chiude con la promessa di continuare l’opera paterna, con la speranza di esserne all’altezza.
Il successivo contributo è firmato dalla Famiglia Miano e riguarda La storia della Casa Editrice. Un’avventura iniziata nel 1951 in Sicilia col periodico “Davide, rivista sociale di lettere e arti” ad opera di Alessandro e Guido Miano. Una pubblicazione interdisciplinare di ispirazione cristiana in dialogo con la cultura laica. Nel 1955 nasce la Casa Editrice Guido Miano con sede provvisoria a Catania e poi definitiva a Milano. L’attività è subito intensa e cresce con gli anni: oltre ai testi poetici dei singoli autori, nascono collane antologiche, come Scrittori italiani del Secondo Dopoguerra, in più edizioni. Vedono poi la luce opere dedicate alla pittura e alla scultura tra cui: Lexicon dell’Arte italiana; Documenti di Architettura e Arte; Arte nella Svizzera Romanda. Già nel 1957 prende l’avvio il Corso Biennale di Orientamento Professionale di Giornalismo, unico nel suo genere a Milano, che ha visto la frequentazione di centinaia e centinaia di studenti seguiti da docenti specializzati. Testi fondamentali stampati in tale ambito sono stati tre libri di Giorgio Mottana: Il giornalismo e la sua tecnica, Il mestiere del giornalista, Professione giornalista. In seguito appaiono anche libri di narrativa, musica e saggistica. A partire dagli anni ‘90 ecco il Dizionario Autori Italiani Contemporanei e la Storia della Letteratura Italiana. Dal Secondo Novecento ai giorni d’oggi. Gli anni Duemila si caratterizzano per le collane poetiche dedicate alla letteratura comparata, tra cui Analisi poetica sovranazionale del terzo millennio e Poesia Elegiaca dei Maestri Italiani dal ‘900 ad oggi. L’avventura continua – recita il testo - “con il passaggio di consegne alla moglie Elena e i figli Michele, Carmelo e Laura da sempre presenti nella Direzione della Casa Editrice”. Riguardo a Guido Miano scrittore sono da segnalare le prefazioni e i saggi redatti per i suoi autori e – in tarda età – un libro di narrativa: Sulle tracce di Nausicaa. Lettere di consenso estetico rivolte a poeti italiani contemporanei (1999) e una silloge poetica: Lamento dell’emigrante (2017), la cui prefazione a cura di Franco Lanza è pubblicata su questo numero di Alcyone 2000. Fra le tantissime conoscenze, amicizie e collaborazioni citate a ricordo dei rapporti professionali ed umani intessuti da Guido Miano nella sua lunga mission per la divulgazione della cultura, ricorderei la reciproca stima con Mario Luzi (sulla rivista si può leggere la lirica Cosmografia improvvisa dedicatagli dal poeta toscano) e con Padre David Maria Turoldo, del quale la redazione di Alcyone 2000 ha scelto di pubblicare, come testimonianza della sua antica vicinanza, il brano Mia madre, già apparso sulla rivista Davide, n° 1-2 del lontano aprile-maggio 1957.
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Per concludere questa recensione del n°16 di Alcyone 2000, mi pare interessante soffermarmi, seppur brevemente, su un paio di autori le cui liriche sono pubblicate nella sezione dedicata alle Sillogi poetiche, esemplificando così attraverso tali lacerti alcune espressioni di poesia contemporanea. Gabriele Centorame (Il sentimento della natura) filtra le voci del cosmo attraverso mediazioni metafisiche, surreali, memoriali nonché paesaggi metaforici rimandanti al destino umano, all’amore, alle dimensioni dell’infinito. Se nel nostro vivere i fiori appassiscono e muoiono, l’aridità e il dolore s’insinuano nelle anime, il male di vivere e la solitudine ci colgono nella consunzione del tempo… le forti rimembranze affettive, le suggestioni dei sogni, le radici identitarie, il calore dell’eterno e la cognizione dell’amore ci indicano vie d’uscita alle chiusure del presente. Maria Luisa Mazzarini (Di luce le mie parole d’acqua) pone alla base del suo canto la luce della Trascendenza, a cui apre il suo essere nel profondo desiderio di conoscere se stessa: una ricerca spirituale tesa agli ideali più elevati dell’anima, dell’amore, dell’abbraccio con la Terra e il Cielo. E si scopre peccatrice che ha dubitato, che non ha amato abbastanza, serva indegna ed inutile, ma pronta a superare ogni rimpianto per “ricostruire ogni volta, con più Amore”.
Ognuno può trovare dunque, scorrendo le pagine della rivista, numerosi spunti, stimoli, approfondimenti, suggestioni, analisi di tipo culturale: ovvero quel cibo per la mente oggi quanto mai necessario in una società che tende sempre di più a preferire l’uomo consumatore invece che l’uomo libero pensatore.
Enzo Concardi
Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°16; Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 136, isbn 978-88-31497-94-7, mianoposta@gmail.com.
Enzo Concardi, "La mente e i luoghi"
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Il volume che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Claudio Smiraglia esauriente centrata e ricca di acribia.
La mente e i luoghi sottotitolato Montagne, viaggi, avventure, come scrive lo stesso Concardi nell’introduzione, è una pubblicazione sotto forma prevalentemente di articoli, di riflessione, brevi saggi di ricerca e qualche volta anche di narrazione di eventi.
Si suddivide in quattro parti: Messaggi in bottiglia (1), Dimensioni altre (2), Arpe fatate (III), Per le vie del mondo (IV), tutte suggestioni che rispecchiano una visione lirica e conoscitiva allo stesso tempo, frutto di decenni di frequentazioni montane e altre, effettuate per passione alla ricerca d’incontri, amicizie, momenti di vita intensi e significativi, finestre di solidarietà umana. Il bilancio è altamente positivo in termini di arricchimento generale dello spessore esistenziale e della gamma emotiva.
La ricerca esistenzialistica del senso della vita nelle sue varie circostanze associata al cronotopo, nel tendersi verso istanti perfetti che accadono senza sforzo e non si cercano, attimi spesso sottesi alla contemplazione estatica della natura che attraverso gli occhi entra nell’anima. Il primo frammento della prima sezione è intitolato “Natale da vivere, Natale da consumare” e nel leggerlo viene in mente il saggio di Benedetto Croce Perché non possiamo non dirci cristiani quando il Nostro afferma che la festa del Natale è entrata nel patrimonio storico di tutti i credenti e non credenti, cristiani e laici e potremmo aggiungere nelle coscienze di quasi tutti i popoli del pianeta terra e, del resto, ha scritto giustamente un teologo che con Gesù non si finisce mai a partire dai crocifissi d’oro al collo di ragazze e questo vale anche per gli agnostici e gli atei.
È anche una scrittura di denuncia a livello politico-sociale quella di Enzo perché è detto che in un Convegno del Club Alpino Italiano sono state denunciate tutte le distorsioni del sistema economico all’attacco del bene-montagna ai fini esclusivi di lucro senza la benché minima salvaguardia ambientale.
Invece scrive Enzo che la montagna autentica, quella dei montanari, delle vette, della civiltà alpina dei ghiacciai e delle bufere, delle rocce e dei rifugi, dei boschi e del vento delle cose antiche e del silenzio e dei valori umani, della saggezza e del coraggio, della memoria e della speranza delle suggestioni e delle emozioni… chi la ricerca ancora?
Quindi è la montagna con il suo indiscutibile fascino la protagonista del libro perfettamente orchestrato architettonicamente composito e articolato e bello è il connubio che si viene a creare tra l’insieme dei frammenti e le affascinanti fotografie riprodotte (scattate quasi tutte dall’autore, tranne Valle Spluga che è di Domenico Lorusso).
E le montagne dette con urgenza non sono solo le Alpi e gli Appennini ma per esempio le Calanques che sono montagne calcaree biancheggianti che si gettano a precipizio nel mare con pareti altissime o formano baie o insenature dai fondali limpidissimi.
Ma c’è anche il rovescio della medaglia perché anche nella nostra contemporaneità tecnologica come si apprende dalle cronache continuano ad accadere incidenti mortali in montagna nella quale perdono la vita gli scalatori a conferma che la natura stessa è superiore all’uomo che è egli stesso natura ma che non è superiore a se stesso.
Raffaele Piazza
Enzo Concardi, La mente e i luoghi. Montagne, viaggi e avventure, pref. Claudio Smiraglia, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 240, isbn 978-88-31497-81-7, mianoposta@gmail.com.
Floriano Romboli, "Il fascino e la forza della letteratura"
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IL FASCINO E LA FORZA
DELLA LETTERATURA
VOL. 2: FOGAZZARO – DANTE
DE SANCTIS – MALAPARTE
D’ANNUNZIO – DE ROBERTO
SANMINIATELLI
Non c’è tema, argomento, problema, dimensione, aspetto dell’umano vivere che la letteratura non abbia trattato in ogni epoca, cultura, civiltà, territorio del nostro pianeta, ovviamente dopo l’avvento della scrittura, che ha gradualmente sostituito la trasmissione orale del sapere, delle conoscenze, delle creazioni spirituali dell’uomo. Tale affermazione non va interpretata in senso apologetico, poiché mi pare inequivocabile che essa provenga da dati di fatto, cioè dai contenuti dei testi di ogni genere. Questa riflessione mi è sorta spontanea nell’accingermi a scrivere la premessa al secondo volume di Floriano Romboli, ovvero Il fascino e la forza della letteratura, continuazione cronologica e progettuale del primo tomo, entrambi quindi dedicati ai saggi di critica letteraria dello studioso e scrittore di Pontedera. A taluni potrà sembrare scontato e banale quanto si va dicendo ma, purtroppo, oggi non è così: il termine letteratura viene spesso citato, anche da esponenti di pubbliche istituzioni, in senso dispregiativo, come se fosse il prodotto di un mondo a sé stante, coltivatore di utopie e di sogni, inutile allo sviluppo della società e della civiltà, mentre è vero il contrario. Il fascino e la forza della letteratura dipendono proprio dal fatto che essa è stata ed è presente nella storia umana denunciando il negativo, testimoniando i valori fondamentali dell’uomo e proponendo modelli antropologici e spirituali progressivi. Ciò perché, nella gran parte dei casi, lo scrittore cerca la verità, mentre il politico mira al potere: sono due prospettive divaricanti.
Lo si evince chiaramente se si leggono con attenzione, interesse, passione i lavori di Floriano Romboli, che hanno la capacità di coinvolgere il lettore in un cammino alla scoperta della bellezza della cultura letteraria, dal momento che egli non si limita a quella che potrebbe essere un’asettica esposizione ‘tecnica’ ed ‘accademica’, poiché riesce a far vivere e brillare di luce propria ogni autore ed ogni opera, di cui ricostruisce l’humus psicologico, familiare, sociale, storico e dunque epocale, riportando anche eventi esistenziali, travagli e aneddoti per una loro più approfondita comprensione. Inoltre stupisce favorevolmente la ricchezza delle fonti citate e comparate, in modo da non far apparire solo la sua versione, dando così la possibilità al lettore di confronti dialettici fecondi: iniziò con tale metodo l’avventura della critica letteraria italiana agli albori dell’Umanesimo con Francesco Petrarca, considerato a ragione un capostipite nel campo, sostenuta dalla ricerca dell’interpretazione autentica dei testi. In definitiva i saggi qui pubblicati risultano sommamente stimolanti da ogni punto di vista, ed io riterrei principalmente dai versanti gnoseologici e noetici, ovvero suscitatori di sapere e pensiero.
Saggi che riguardano: Fogazzaro, Dante, De Sanctis, Malaparte, D’Annunzio, De Roberto, Sanminiatelli – come sintetizzato in esergo quasi come sottotitolo – ma che in realtà si occupano direttamente o indirettamente di altri autori chiamati in causa dal critico per allargare le visioni in materia, come vedremo di seguito. Se vogliamo storicizzare il periodo e i periodi in cui essi sono contestualizzati, potremmo suggerire a grandi linee la collocazione dei confini tra Otto e Novecento, tra Risorgimento e Grande Guerra, con sconfinamenti all’indietro nel caso di Dante (in verità si tratta delle riflessioni di pontefici contemporanei) e in avanti con Sanminiatelli. Gli alvei culturali principali sono allora quelli del Positivismo (soprattutto per la prospettiva evoluzionistica) e del Decadentismo, nella sua accezione più ampia, che può comprendere lo spiritualismo fogazzariano; il frammentismo; l’aggressività futurista e le componenti irrazionalistiche; il sensismo, il panismo e la dottrina del superuomo mutuata dal D’Annunzio dalla cultura tedesca (Nietzsche). Ma saremo più precisi ora nel presentare al lettore i singoli saggi.
Il primo di questi è inedito e porta come titolo: Fogazzaro e i suoi due “Piccoli mondi”. Si tratta naturalmente dell’analisi di alcuni aspetti dei due romanzi storico-psicologici dello scrittore vicentino: Piccolo mondo antico (1895 - ambientato essenzialmente in Valsolda nell’epoca risorgimentale) e Piccolo mondo moderno (1901 - prosecuzione cronologica del primo nell’Italia post-unitaria e nella terra natale del Fogazzaro). L’esiguità dello spazio ci costringe ad essere stringati, e questo vale anche per gli altri saggi. La prima notazione interessante di Romboli riguarda il legame stretto esistente - nella narrazione delle vicende dei coniugi Maironi e degli altri personaggi – tra le varie forme del paesaggio, le tonalità delle cromaticità e gli stati d’animo dei protagonisti: qui rientrano le descrizioni paesistiche dell’amata Valsolda, brani – come una lettera di Luisa a Franco esule a Torino – dove gli elementi naturali assumono valenze spirituali e proiezioni trascendenti. Un’altra cifra dominante le dinamiche del romanzo sono attinenti al contrasto buio-luce, all’antitesi tra l’oscurità di taluni risvolti interiori e le illuminazioni che subentrano negli slanci ideali verso il futuro, per cui esiste sempre un travaglio intimo nel quale si dibattono le anime e le coscienze messe a nudo dall’autore. Simili dualismi o bipolarizzazioni sono presenti anche nelle dimensioni politiche e sociali, nel motivo patriottico-indipendistico-risorgimentale (Franco: «Servir l’Italia, morir per lei!»), che tuttavia lasciano sullo sfondo la presenza del popolo, verso il quale il Fogazzaro ha sempre avuto un atteggiamento paternalistico.
Fondamentale – secondo Romboli – nel rapporto matrimoniale tra Franco e Luisa è la diversa sostanza della fede religiosa, che li fa agire in contrasto anche davanti alla tragedia familiare della morte della figlia: lui ha ereditato i valori tradizionali dall’ambiente nativo ed a quelli è saldamente ancorato; lei ha ricevuto dal padre non-credente i valori della ragione, della giustizia e sviluppa riflessioni problematiche che la porteranno anche a ribellarsi a Dio a causa del dolore per la perdita della piccola Maria. In tutto ciò si svela un’altra conferma della tesi del critico: il conflitto come legge che regola la vita interna delle anime e le relazioni tra le stesse. Condivisibile anche la sua osservazione sull’accostamento operato da Giorgio Bàrberi Squarotti con I Promessi Sposi manzoniani, considerato fuorviante: le tematiche fogazzariane sono forse più rintracciabili talvolta – seppur con le dovute cautele - nel Tommaseo (Sebenico 1802 – Firenze 1874) di Fede e bellezza (1842), ritenuto dalla critica anticipatore della sensibilità decadentistica (sensismo e moralismo; sensualità e religiosità; terra e cielo). Problematiche che riscontriamo maggiormente sviluppate dal Fogazzaro in Malombra (1881) e in Piccolo mondo moderno, dove il protagonista Piero Maironi fatica a trattenere la sua sessualità repressa quando incontra l’affascinante Jeanne Dessalle. Il secondo piccolo mondo nasce come prosecuzione storica del primo, ma si svolge sotto il segno della crisi per il tramonto degli ideali risorgimentali ed è immerso nella nostalgia del mondo antico, dei suoi valori, delle sue figure autorevoli, delle sue atmosfere. Infatti il nuovo mondo politico post-unitario della provincia veneta mostra una precoce decadenza e un immiserimento ideale a favore di anguste dimensioni localistiche. L’acribìa di Romboli ci fa conoscere anche una comparazione interessante con Hippolyte Taine (Vouziers, 1828 – Parigi, 1893) tratta da Les origines de la France contemporaines (1876-1893). Né l’amore, né la politica saranno comunque i mondi definitivi del protagonista: dopo la morte della moglie Elisa si realizza la metamorfosi verso la vita religiosa, nella «chiamata impellente a vivere e a operare nella Chiesa di Dio». Una sorta di vittoria finale della fede per una ritrovata pace interiore, fuori dalle delusioni del mondo.
Gli altri saggi del libro sono già stati pubblicati: L’opera di Dante nelle riflessioni storico-culturali ed etico-religiose di alcuni papi contemporanei in “Soglie. Rivista quadrimestrale di poesia e critica letteraria”, anno XXI, n° 2-3, agosto-dicembre 2019, Badia San Savino - Cascina (PI). Questo più breve lavoro inizia con le considerazioni di Benedetto XV (1854-1922) sulla genialità di Dante e sulla sua certa appartenenza alla Chiesa, essendo la Divina Commedia un’opera scritta per la glorificazione di Dio (Enciclica In praeclara summorum, 1921). Dopo aver elogiato le sue prese di posizione contro la Grande Guerra, definita «l’inutile strage», Romboli sottolinea l’importanza della ‘riabilitazione’ dell’opera De Monarchia, attuata anche da Leone XIII (1810-1903), il papa dell’enciclica sociale Rerum novarum. Sulla stessa linea si colloca Paolo VI (1897-1978), fine intellettuale, che istituisce una cattedra di studi danteschi, ammira lo spessore teologico di Dante e ne riafferma la ‘cattolicità’ (lettera apostolica Altissimi cantus, 1965). Così anche papa Francesco (2021). Ed in chiusura l’autore sottolinea la singolare comunanza di vedute su Dante fra il magistero religioso e la critica moderna, in particolare con la citazione di Giovanni Getto (1913-2002) in relazione al Paradiso.
Anche il terzo saggio - La prospettiva evoluzionistica e l’avvenire dell’uomo. Alcune note sulla letteratura italiana al passaggio dall’Otto al Novecento - appare sulla rivista precedente, ma dell’anno XIV, n°1, aprile 2012). Argomento affascinante che viene sviluppato dall’autore in modo esteso e con dovizia di riferimenti culturali, di cui segnaliamo i più significativi. L’analisi del pensiero del Taine apre lo studio, annotando alcuni dei suoi preferiti bersagli storico-filosofici: il razionalismo, l’astrattismo ideologico, il giacobinismo, per arrivare a dimostrare la permanenza nell’uomo degli istinti bestiali e distruttivi. Qui Romboli si allaccia alla nota teoria darwinania de L’origine della specie (1859) e de L’origine dell’uomo (1871) sulla selezione naturale ma, con il De Sanctis (1817-1883), si astiene dall’entrare negli aspetti scientifici, sottolineando che essa va considerata come una nuova visione del mondo, poiché Darwin (1809-1882) è un vero e proprio maître à penser (espressione del De Sanctis). Seguono poi altri contributi favorevoli a Darwin: Arturo Graf (1848-1913) che dichiara superato il Linneo; Roberto Ardigò (1828-1920), la duplicità della natura umana; Ernst Haeckel (1834-1919) con la sua “legge biogenetica fondamentale”. Il contrasto bestia-uomo viene indi ricercato nel D’Annunzio (1863-1938) a partire da Maia (1903) e nei suoi eterni conflitti tra Eros, Morale, Uomo e Superuomo. In Pascoli (1855-1912) che auspica il superamento della parte ferina ed aggressiva verso una continua ascesa antropologica e morale. Così anche nel Fogazzaro (1841-1911) che tenta una conciliazione fra darwinismo e fede cristiana, come più tardi Teilhard de Chardin (1881/1955), in modo più articolato e complesso: L’avvenire dell’uomo (1946), Il fenomeno umano (1955); il Fogazzaro soprattutto di Malombra (1881 – conflitto brutalità-umanità) che in conclusione dichiara che non discendiamo dal bruto, ma da esso ascendiamo.
La Grande Guerra nelle pagine di scrittori italiani del primo Novecento: Federico De Roberto, Curzio Malaparte, Gabriele D’Annunzio (pubblicato nei “Quaderni dell’Associazione di Cultura Classica”, Delegazione di Pontedera, novembre 2018): ecco il successivo prezioso lavoro di questo volume. Le testimonianze sulla Grande Guerra riguardano soprattutto diari, frammenti, lettere, pochi romanzi (Monelli, Alvaro). La disumanità del conflitto emerge da chi l’ha vissuto, come il soldato Gualtiero del Guerra (1889-1951); dai ripensamenti di diversi intellettuali interventisti (Serra, Lussu); dal nazionalista-patriottico Federico De Roberto (1861-1927) nel racconto La paura: guerra di trincea sotto il tiro dei cecchini austriaci, la follia dei suicidi; dalle contraddizioni di Curzio Malaparte (1898-1957) che vede Caporetto come lotta di classe e rivoluzione. Fa eccezione il protagonismo dannunziano: il Vate esalta l’eroismo, ama le violente invettive, perde un occhio dopo un incidente aereo… ma ha pietà per i soldati morti e l’autore conclude che l’arte sua (Il notturno) è superiore all’ideologia.
Si passa poi al penultimo saggio: A proposito di Francesco De Sanctis (pubblicato in “Rassegna Lucchese. Periodico di cultura”, n°17-18, autunno 1983 - inverno 1984, edizioni: Maria Pacini Fazzi). L’inscindibilità tra critica letteraria e impegno civile nell’opera e nella vita desanctisiane è la tesi difesa da Romboli, che mette in guardia dalle appropriazioni ideologiche (Gamsci, Croce, Gentile), afferma l’unità fra etica ed estetica, non simpatizza con Asor Rosa nei suoi giudizi liquidatori.
Trattando Il tema della natura nella narrativa di Bino Sanminiatelli (pubblicato in “La rassegna della letteratura italiana”, serie IX, n°2, luglio-dicembre 1998, edizioni Le Lettere) Romboli chiude con un motivo lirico-bucolico il suo libro, sebbene ci dica che il Sanminiatelli (1896-1984) non sia solo un autore che esprime un grande amore per la libertà e la genuinità della natura, per il mondo animale, per il tratteggio paesistico (ammirato da Emilio Cecchi,) in quanto la sua riflessione si espande ad un naturismo filosofico che contempla il rapporto uomo-universo, s’addentra nel mistero del cosmo, attua un processo alla civiltà, denuncia la contraddizione città-campagna, lascia spazio alla satira di costume, alla meditazione sulla morte e sul significato della vita.
Enzo Concardi
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L’AUTORE
Floriano Romboli (Pontedera, 1949) ha compiuto i suoi studi presso la Scuola Normale Superiore di Pisa ed è stato per tanti anni insegnante di materie letterarie e latino nei licei. Si è interessato alla cultura rinascimentale, studiando soprattutto l’epica del Tasso; è poi passato ad occuparsi della letteratura italiana ed europea fra Otto e Novecento, nonché di narrativa e poesia contemporanee. È stato docente di letteratura italiana presso la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS) dell’Università di Pisa. Tra le sue numerose pubblicazioni: Un’ipotesi per D’Annunzio. Note sui romanzi (1986); Le ragioni della natura. Un profilo critico di Bino Sanminiatelli (1991); La letteratura come valore. Scritti su Carducci, D’Annunzio, Fogazzaro (1998); Fogazzaro (2000); Natura e civiltà (2005); L’azzardo e l’amore. La ricerca poetica di Nazario Pardini (2018). Ha curato l’edizione dei Racconti di Fogazzaro (1992) e di opere di Bino Sanminiatelli, di Eugenio Niccolini, di Dino Carlesi, nonché del diario dell’ufficiale pontederese Gualtiero Del Guerra alla prima guerra mondiale. Collabora a riviste specialistiche e a periodici di cultura generale e politica. Ha prefato i volumi di Nazario Pardini: Le voci della sera (1995), Le simulazioni dell’azzurro (2002), Scampoli serali di un venditore di arazzi (2012), I dintorni della vita. Conversazione con Thanatos (2019); ha scritto la postfazione della raccolta Alla volta di Lèucade (1999) prefata da Vittorio Vettori. Nel 2020 ha conseguito il premio “Una penna a Pontedera”, 32a edizione per l’anno 2019.
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Floriano Romboli, Il fascino e la forza della letteratura, vol.2, pref. di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 148, isbn 978-88-31497-93-0, mianoposta@gmail.com.
Alessandro Ceccherini, "Il mostro"
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Il mostro
Alessandro Ceccherini
Nottetempo, 2022
Ho appena terminato questo libro. Cinquecento pagine di una ricostruzione degli eventi del Mostro e che cercano di fare collimare tutte le insensatezze, imprecisioni, investigazioni a membro di loppide, prove artefatte e forse anche depistaggi. Mission Impossible insomma. Ceccherini, a cui riconosco una approfondita ricerca storia, politica e sociale degli ultimi 50 anni, prima di tutto commette un errore imperdonabile che fa crollare tutta la sua impalcatura: pone la prima mutilazione pubica sulla Cambi nell'82, quando questa avvenne l'anno prima sulla De Nuccio. Se contiamo che al centro degli omicidi vi è un medico cocainomane e sessuomane che nella storia viene coinvolto a partire dal caso di Calenzano, i conti non tornano. Come poi si giustifichino le prime 3 coppie di delitti apparentemente senza connessione è un'acrobazia degna del Movimento Cassina: ovvero il primo un delitto passionale (messo in carcere un ritardato, verosimilmente innocente), il secondo una roba rituale massonica, così, de botto senza senso (cit), dal terzo in poi una strategia della tensione 2.0 in cui al quarto appunto coinvolgono il suddetto chirurgo sociopatico drogato, perché chi non metterebbe un piano per destabilizzare una nazione intera nelle mani di uno psicolabile lussurioso e con amicizie potenti senza tema che lo divulghi all'urbe e all'orbe? Tra le pieghe scorgiamo quel mentecatto del Pacciani che si insinua trascinando quell'altro Torsolo del Vanni che piano piano vengono utilizzati come capri espiatori. In mezzo ci passano tutti: Licio Gelli, Rodolfo Fiesoli, la Massoneria, la Magistratura, i Servizi Segreti, i Carabinieri, la CIA, lo scandalo del Forteto, la morte di Rino Gaetano e qualche spicciolo che sto sicuramente dimenticando. Un guazzabuglio in cui si perdono con grande facilità il filo e le connessioni e che diventa poco credibile perché, pallottoliere alla mano, si parla di 16 persone uccise rimaste senza giustizia per un complotto che ha coinvolto a occhio un centinaio di persone senza che nessuna mai abbia parlato per salvarsi. Nemmeno quella faina del Lotti, che addirittura finisce per autoaccusarsi nella sua oligofrenia certificata. Possibile? Tutto lo è teoricamente, ma se stiamo messi così male a omertà, depistaggi, forze dell'ordine e magistratura incapaci, beh, allora ci meritiamo tutto. In due parole: mi è parso una inutile complicazione di una storia criminale più facilmente giustificabile con l'operato del classico assassino seriale, mai trovato perché ai tempi mentalità e tecniche investigative erano inadeguate. Ma il Rasoio di Occam gli fa proprio così schifo?
Eckhart Tolle, "Il potere di adesso"
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Il potere di adesso
Eckhart Tolle
2013
Eckart Tolle, in realtà Ulrich Leonard, ma si è ribattezzato così in onore di Meister Eckart, il mistico. Affetto da una grave forma di depressione giovanile, Tolle racconta che, a 29 anni, in preda all'ennesimo crollo psicologico accompagnato da svariati pensieri suicidi, una mattina si sveglia e sperimenta la beatitudine. Ovvero, pur essendo disoccupato, senza fissa dimora, soldi nemmeno a parlarne, per 6 mesi vive come un vagabondo provando una gioia pura nei confronti della Vita. Egli riconduce tale stato al crollo della cosiddetta mente egoica, quello strumento potente e affilatissimo che ci aiuta ad essere precisi ed efficienti ma che se non tenuto a bada ci procura innumerevoli sofferenze per rimuginio interiore, e nutrimento del cosiddetto "corpo di dolore". Quest'ultimo è semplicemente lo stato di sofferenza che viene alimentato di continuo dai nostri pensieri, dalla nostra immaginazione, dalle nostre supposizioni che nulla hanno a che vedere con la realtà, a noi celata dal velo di Maya. Il potere di adesso è il riconoscimento del qui e ora, dell'osservazione della nostra mente come testimoni esterni, constatando come ci rovina la vita e "abbassarne il volume", affinché il cuore e l'anima possano permetterci di agire nel mondo provando la pace interiore, che, a differenza della felicità, non dipende da fattori esterni. Tanti gli argomenti affrontati nel libro quali le relazioni di coppia, l'emotività femminile legata ai cicli ormonali, il lasciare andare e affidarsi alla vita, tanto che più che un libro da leggere, è un vero e proprio manuale da tenere sul comodino per consultazione. Molto divulgativo e esemplificativo, non lo suggerirei tuttavia come primissimo approccio alla spiritualità.
ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI RIGUARDO WANDA LOMBARDI A cura di Enzo Concardi
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ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI
RIGUARDO WANDA LOMBARDI
A cura di Enzo Concardi
Recensione di Maria Rizzi
L’analisi ragionata dei testi critici riguardo la Poetessa Wanda Lombardi, di Morcone, in provincia di Benevento, condotta dall’ottimo Enzo Concardi, seguendo i commenti di autorevoli colleghi come Giuseppe Manitta, Monica Rubino, Carlo Onorato, Rossella Cerniglia, Marcella Mellea, Fabio Amato, Nazario Pardini ed altri, equivale a una navigazione attraverso il lirismo dell’artista, nella quale è messa in rilievo la sua tendenza a evocare il neoclassicismo nella forma e nei contenuti. Quasi tutti i critici citati riscontrano tratti in comune con Leopardi, Pascoli, non solo per il ricorso al metro classico, ma per l’ossimorica visione dell’esistenza, spesso tendente al nichilismo. Altro tratto evidenziato dagli esegeti è il rapporto con il divino, la tensione alla verticalità presente nei versi della Nostra e l’empatia con madre natura.
Tra tutti solo il professor Nazario Pardini accosta la poetica della Lombardi a quelle di Umberto Saba e Vittorio Sereni. E leggendo le liriche della Nostra lo stesso Concardi conviene circa le corrispondenze con Saba «per lo stile spezzato, frammentato» e con Sereni per il «malum vitae, il tormento, la percezione della labilità dell’esistere». Molte altre disamine vengono prese in esame dal relatore, ma la mia scelta, dopo aver navigato tra tanti illustri esperti di ermeneutica, cade sulla lettura dell’antologia essenziale delle poesie di Wanda Lombardi.
Il saggio critico, a mio umile avviso, è di per sé esaustivo; in appendice al libro è riportata una antologia essenziale di poesie scelte da varie raccolte e che coprono un periodo di vent’anni, dal 2001 al 2021. Le prime, tratte dalla silloge Sensazioni del 2001, ci consentono di annegare nel mare intimistico della Poetessa, che dimostra, una volta di più, che il mondo esterno non è che un riflesso del nostro universo interiore. I ricordi degli amori sono il tessuto della nostra identità. La Lombardi dedica al padre versi di velluto, che echeggiano i grandi della letteratura. «… Ma tra i molti visi, / come in un dipinto incastonati, / emerge il tuo, padre, / a sbiadire e sovrastare gli altri...» (Ricordi). La fede, elemento cardine del lirismo della Poetessa, è presente in questi primi versi come fonte di gioia di vivere e come unico presupposto per la pace. Nel leggere Ritrovare la pace, ho pensato alla meravigliosa asserzione di Khalil Gibran: «Se ti sedessi su una nuvola non vedresti la linea di confine tra una nazione e l’altra, né la linea di divisione tra una fattoria e l’altra. Peccato che tu non possa sedere su una nuvola». Dalla silloge Nel silenzio (del 2002) sono tratte liriche sul mondo dell’adolescenza, così simile a una malattia esantematica per i giovani e per i loro genitori. L’autrice affresca con versi meno classici, incisivi, colloquiali e infinitamente teneri l’universo dell’epoca in cui si conquista a morsi l’esperienza. «…I tuoi problemi, / che problemi non sono, / crisi profonde ti creano, / irritabilità, depressione…» (Cuore di adolescente). Il rapporto con i miracoli poetici del creato è evidente in alcuni testi dal tono selvaggio come carezza… mi si perdoni l’ossimoro, che stanno a dimostrare come la natura può divenire il medium nella relazione tra il conduttore e la persona, agevolando i momenti di relazione empatica che consentono la crescita nell’intersoggettività. In effetti la Lombardi allude a tale connessione, mette in risalto che quando lo stato climatico risuona in noi è proprio perché si è sferzati dallo stesso vento, guidati dalla stessa «invisibile mano».
Nella poesia Soffio divino, tratta dalla raccolta Luce nella sera del 2011, natura, esistenza e fede divengono un tutt’uno, dimostrando che l’essenza divina che si manifesta nella natura non è altro che la natura stessa che si palesa, si mostra e si impone all’uomo come un ente divino. Nell’antologia essenziale troviamo anche liriche di impegno civile, che spingono a pensare alle assonanze riscontrate dal professor Pardini tra la Nostra e Umberto Saba. A livello stilistico si notano la riduzione del lessico, la semplificazione della sintassi, la frammentazione del ritmo. «Corpi innocenti pestati, vinti / da chi fa della violenza / ideale di vita, / degli abusi mezzo per emergere…» (Tempi assurdi, da Gocce di rugiada, 2017).
Il timbro, caratteristica pregnante della poetica di Wanda Lombardi, diviene il colore vividissimo delle liriche più recenti. Spesso sottovalutiamo il valore di questa antica categoria poetica, rimasta ignota all’estetica classica, ma è proprio grazie a essa che il ritmo può mutare di continuo, anche all’interno della stessa lirica. Con il trascorrere del tempo l’Autrice esprime in modo sempre più incisivo la sua sete di interiorità e la capacità di possedere un linguaggio che è specchio dello spirito. Lei ha l’attitudine a parlare di Dio e a persuadere che la fede è molto umana e molto umanizzante, crea un clima nel quale ci si sente sollecitati a dare il meglio di se stessi. E illumina ancora sul concetto che l’incanto della natura, il mistero affascinante che la avvolge sono forse l’unica chiave di cui disponiamo per cercare di aprire la porta che ci separa dalla verità. «Commuoversi / dinanzi a una distesa marina / che brilla come diamante / o a vette maestose / che parlano col cielo / è dolce momento per il cuore. / Svegliarsi / tra concerti d’uccelli, / sorridere al sorriso di un bimbo / o dinanzi a un foglio bianco / inseguendo un nuovo sogno, / è sollievo per l’anima / che si inchina / alla Tua grandezza, Signore» (Piccole, grandi cose, da Gocce di rugiada, 2017).
Gli affetti, la malinconica nostalgia dei giorni trascorsi con loro, ricorrono nella poetica di quest’Arista e la sottoscritta non può che ammirarla e condividere i suoi slanci. Mantenersi, ovvero tenersi per mano, da napoletana, è il mio verbo preferito. Può bastare per la vita intera sapere di aver provato quell’amore senza tempo. Rinunciarvi rappresenta una follia. La mitologia dell’infanzia è radice di ogni nostro comportamento, e i genitori, i fratelli, quando sembrano morti sono solo svenuti. Possono riprendere a vivere nel miracolo della memoria e, come insegna la Lombardi, in quella “poesia che sa salvare il mondo”. «…Ma ancora oggi, nel tuo cinquantesimo, / piango pensando a te, alla tua storia / e intatta rivedo la tua eleganza, / il corpo tuo perfetto che invidiavo quasi. / Quante cose vorrei dirti, / quanto rivederti / per respirare con te aria d’amore!...» (Mamma, da Volo nell’arte, 2021). In famiglia si impara la grammatica dell’amore, il linguaggio attraverso il quale Dio comunica con noi. Se è vero che nel mare dell’esistenza siamo tutti naufraghi di una carezza, sento di poter affermare che le liriche di questa Poetessa dalle origini non lontane dalle mie, sono state l’isola, il ponte nel silenzio, il porto di sicurezza. Le anime si sono mescolate, la carezza l’ho avvertita e desidero restituirla.
Maria Rizzi
Enzo Concardi (a cura di), Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 84, isbn 978-88-31497-48-0, mianoposta@gmail.com.
ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI RIGUARDO WANDA LOMBARDI A cura di Enzo Concardi
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Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi
a cura di Enzo Concardi
Guido Miano Editore, 2022
Questa pubblicazione si prefigge lo scopo di presentare il materiale costituito dalla produzione della critica letteraria sulle opere poetiche di Wanda Lombardi, in relazione alle tendenze principali contemporanee, alle sue metodiche e analisi filologiche, agli aspetti comparativi testuali, alle interpretazioni dei vari apporti provenienti da diverse impostazioni culturali. Mi pare importante precisare che, quando un autore – in questo caso autrice – si preoccupa di porre ordine in tutto quello che è stato scritto su di lei, avverte il bisogno di lasciare un messaggio ai suoi lettori ed estimatori: è come se volesse dire che la sua poesia è vita vivente e che l’attenzione riservatale dagli specialisti del campo contribuisce a incrementare il suo valore, perché approfondita, spiegata, sviscerata, dipanata, chiarita nella sua complessità e ricchezza stilistica e contenutistica. In altre parole Wanda Lombardi affida al confronto critico un sigillo importante di autenticità sulla propria opera e tale aspetto della sua personalità umana e artistica torna a suo onore.
Se analizziamo i contributi critici scritti sotto diverse forme – prefazioni, recensioni, saggi, articoli – sui libri di Wanda Lombardi, possiamo notare come essi nel loro sviluppo rispondano a quella tendenza contemporanea che definirei critica multifattoriale, ovvero che tiene conto dei vari apporti del settore avvenuti dal Novecento ad oggi, in epoca post-crociana. Ciò non significa per nulla un passo verso il relativismo culturale o un tentativo di facile sincretismo, ma, al contrario, ci si è resi conto da più parti che è opera intelligente non chiudersi in steccati ideologici, e che le diverse scuole di pensiero spesso non sono alternative, ma piuttosto complementari tra loro, ottenendo così risultati più completi, interpretazioni più autentiche, perché attinte da più approcci: da quelli idealistici a quelli estetici, storici, sociali e altro. Se la critica odierna non può ancora prescindere, e forse mai lo potrà, dalle grandi lezioni del passato – che rispondono soprattutto ai nomi di Francesco De Sanctis e Benedetto Croce – ha tuttavia sviluppato altre acquisizioni che, consapevolmente o meno, tutti noi applichiamo. (…).
I saggi critici su Wanda Lombardi – compresi quelli da me scritti e che dovrò autocitare – analizzano la sua opera sia con la lettura delle strutture interne dei testi, sia con una visuale diacronica, ovvero che ne osservano lo sviluppo attraverso il tempo. Oggi il critico si muove sempre di più in una direzione gnoseologica, cercando di non essere semplicemente un ‘recensore’ che emette giudizi solo estetici, ma uno studioso-specialista che agisce anche con metodi scientifici cognitivi, senza ricadere nell’errore del dogmatismo. (…).
Enzo Concardi
(dall’introduzione al libro)
L’AUTRICE
Wanda Lombardi è nata e vive a Morcone (BN). Laureata in Pedagogia, ha insegnato Materie Letterarie nelle scuole secondarie. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Sensazioni (2001), Nel silenzio (2002), Luce nella sera (2011), Oltre il tempo (2015), Voci dell’anima (2016), Gocce di rugiada (2017), Opera Omnia (2018), Attimi lievi (2018), Il senso della vita (2019), Nel vento dell’esistere (2020), Volo nell’arte (2021); i libri di narrativa: Proverbi e modi di dire morconesi (2008), Racconti fiabeschi, letture per la scuola (2011); i romanzi: L’eco del passato (2012), Sulla scia del destino (2016) e i testi teatrali: La fortuna dietro l’angolo (2013), Una volta… c’era (2014) e Ce la faremo (2016).
Enzo Concardi (a cura di), Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 84, isbn 978-88-31497-48-0, mianoposta@gmail.com.
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