gordiano lupi
Nicola Crocetti e Davide Brullo, "Dammi un verso anima mia - Antologia della poesia universale"
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Nicola Crocetti e Davide Brullo
Dimmi un verso anima mia - Antologia della poesia universale
Crocetti Editore - Euro 50 - Pag. 1250
Dopo Poesie da spiaggia realizzato con Jovanotti, Nicola Crocetti sceglie un altro compagno d’avventura (Davide Brullo) per compiere un progetto ambizioso come un’Antologia della poesia universale, partendo dagli albori della lirica indiana, cinese e atzeca per arrivare a Vera Linder e Blu Temperini, passando per Thomas Eliot e Tristan Corbière, senza dimenticare la grande poesia italiana, greca, tedesca, orientale e sudamericana. Le introduzioni dei curatori sono già poesia, forse sarà uno dei rari casi in cui le prefazioni si leggono, ché sono importanti e pesanti, con Crocetti e Brullo alla ricerca non del tempo perduto, ma del motivo per cui si scrive ancora poesia, cercando di negare la presunta inutilità della forma letteraria più nobile. Crocetti, per motivi di nascita, nutre particolare predilezione per la poesia greca, che traduce da anni, quindi dedica molte pagine dell’introduzione a presentare Ghiannis Ritsos, poeta comunista ribelle al regime dei colonnelli, ma anche l’immenso Kavafis e il grande Kazantzakis (autore di un’Odissea contemporanea). Cercare di far leggere poesia - sembra dire Crocetti con le parole di Ulisse - sarà anche una battaglia persa in partenza, ma proprio per questo dobbiamo combatterla. Brullo, invece, sceglie un registro lirico per introdurre alle atmosfere di un libro che va letto come si sfoglia una carta del cielo, aprendolo a caso, cercando un verso, seguendo il ritmo d’un poema. E qualcosa manca di sicuro in questo libro, pur denso, pur corposo, 1300 pagine scarse con indice dei nomi, bibliografia, persino i traduttori indicati in calce alle liriche. Ma noi non siamo frustrati, non andremo alla ricerca di chi manca, ci sentiamo puri di cuore, consapevoli che l’assoluto si tiene a debita distanza dalle statistiche e dai grafici di copie vendute. Ergo, ci limitiamo a stupirci, con Brullo, e ci meravigliamo pure leggendo il nostro microscopico nome sotto una poesia dell’immenso Nicolas Guillén (Parole nel tropico), poeta nazionale cubano di cui abbiamo tradotto ogni lirica, pubblicando con Il Foglio Letterario due enormi volumi che nessuno ha letto. La miglior definizione dell’Antologia della poesia universale sono le parole di Brullo, direttore di Pangea e Magog: “La poesia celebra la vita, addestra a morire. Questo non è un libro: è un incendio, un immenso atto d’amore”. Lo stesso amore che Crocetti prova per la poesia da sempre, genere letterario che ha portato per anni in edicola (dal 1988) con la rivista Poesia, serbatoio inesauribile per la realizzazione di un inestimabile prodotto antologico. Se avete un amico che ama la poesia è il dono di Natale perfetto, intelligente e inesauribile. Per me sarebbe il regalo ideale.
Antonio Messina, "Le cupole di Illyu"
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Antonio Messina
Le cupole di Illyu
Pag. 140 – Euro 13 - Onirica Edizioni
Un libro che vi sorprenderà e che amerete anche se non siete (come me) appassionati di fantasy, perché l’autore si serve di strumenti tipici della narrativa fantastica, costruendo un mondo surreale che forse è il panorama di un possibile futuro, ma questo non posso anticiparlo, perché i fili della trama vanno a compimento solo nel finale. Antonio Messina lo conosco bene come ottimo scrittore di narrativa pura e di poesia, ma in questo romanzo si supera nelle descrizioni fantastiche, inventa un mondo martoriato e cadente, presenta i diversi personaggi con buoni dialoghi, inserisce convincenti idee avventurose ed elabora una trama che si dipana misteriosa. A prima vista si tratta di un racconto on the road dove un uomo chiamato Javier deve superare prove indicibili, in lotta contro il malvagio computer Caronte e contro i Sabotatori, in partenza dalla mitica stazione di Senofonte, alla ricerca disperata di una famiglia perduta. Affascinante l’idea di una pillola che cancella ricordi e controlla l’umore, che va assunta come preciso obbligo dai cittadini per ordine di chi comanda; vediamo una popolazione affamata, alla perenne ricerca di cibo, governata dalla dittatura dei Seminatori che fanno il bello e il cattivo tempo, mentre i Sabotatori si limitano a eseguire ordini. Javier perde la cognizione del tempo, vive in una condizione sospesa, un vero e proprio inferno, percorre una città in rovina, tra cadaveri pietrificati e i ricordi della città di Nazca, compreso le cupole di Illyu, costruzione della sua memoria. A un certo punto mi è venuto a mente I viaggiatori della sera di Umberto Simonetta, sceneggiato per il cinema da Ugo Tognazzi (regista e attore), per certe suggestioni legate alla soppressione degli anziani e dei nati deformi o malati, ma la storia che racconta Messina (lo scoprirete leggendo) è ben diversa. Il protagonista si aggira per le strade di un universo ingannevole, dove sembra che sia lui a decidere il paesaggio, a inventare i ricordi, mentre l’autore descrive la follia di non essere liberi, di non avere cibo, narrando una dittatura che realizza campi di sterminio come Il campo delle gabbie sospese. Ma è realtà o finzione? Siamo in una dimensione onirica o nella vita vera? Il protagonista è un Sonnambulo che parte dalla stazione di Senofonte per non fare più ritorno alla sua vita? Javier è un criminale politico, un individuo pericoloso per la società - uno scarto di semina, come viene definito - che la dittatura deve eliminare? Il protagonista viene rinchiuso in una cella putrida in mezzo ai topi e alla sporcizia perché è un sovversivo o è soltanto un buon cittadino che vorrebbe essere libero? Sono tutti interrogativi che trovano risposta nel capitolo finale, che sconvolge ogni certezza e che non posso rivelare perché fa parte della bellezza di questa affascinante lettura. Vi dico solo che Antonio Messina maneggia molto bene gli strumenti della suspense e della descrizione fantastica. Buona la cura editoriale di Onirica, prezzo adeguato al libro, un ottimo prodotto intrattiene in maniera colta e fa pensare.
Antonino Genovese, "Il volo della civetta"
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Antonino Genovese
Il volo della civetta
Euro 20 – Pag. 330 - Clown Bianco
E-book Euro 8,99
Credo di aver letto tutto di Antonino Genovese, persino le poesie giovanili che scriveva venticinque anni fa, lo apprezzo molto sia come narratore per ragazzi (Il nonno è un pirata) che come giallista capace di ambientare romanzi ricchi di suspense e di vita quotidiana nella sua terra. Il volo della civetta, edito da Clown Bianco - si scoprono sempre editori nuovi, in questo paese di scrittori quel che non manca sono gli editori mordi e fuggi -, aggiunge il tassello del romanzo storico alla trama gialla ed è ancor più matura la sua tecnica narrativa. Genovese affina lo stile, lo rende consapevole, riesce a dare corpo al mistero da dipanare, intrecciando passato e presente, come se fosse un film dal montaggio alternato, sincopato e avvincente. La trama ve la lascio raccontare dallo strillo editoriale, molto esaustivo.
Siamo in Sicilia. Nella piccola parrocchia di San Nicolò, a Venetico, è custodita l’unica copia esistente al mondo del volto di Cristo. È un’opera inestimabile e nessuno ha mai avuto il permesso di fotografarla. Nonostante pochissimi conoscano il suo reale valore, il Volto Santo viene rubato. Sul furto indaga la squadra formata dai carabinieri Michela Giorgi, maresciallo della sezione Tutela del Patrimonio e Giacomo Vella, maresciallo, detto l’Islamico per la sua fede religiosa. Insieme a loro, come consulente, il critico d’arte Francesco Spagnolo, amico d’infanzia dell’Islamico ed ex amante di Michela. Il caso si complica quando il professor Giordano viene trovato morto, con le mani mozzate. Sotto i moncherini, qualcuno ha lasciato delle foto del Volto Santo. Tutto farebbe pensare a un omicidio di stampo mafioso e a un furto su commissione, ma l’Islamico e Giorgi non sono convinti. Quando scompare nel nulla anche un giovane blogger con la passione per l’arte, i pezzi del puzzle da comporre aumentano e la faccenda si intrica. Tra depistaggi, intuizioni e omertà la squadra dell’Islamico arriverà al fondo di una vicenda che sconvolgerà le vite di tutti.
Il volo della civetta è un romanzo che fonde in un solo contesto arte, storia, delitti e passioni. Ottimo l’uso del dialogo tra i personaggi (tutti ben definiti) per far incedere il racconto, buono l’apparato letterario, descrittivo ma non pedante, interessanti le annotazioni storiche, perfetta l’ambientazione sicula. Un libro che non è solo un giallo storico, è anche un atto d’amore per la propria terra, un modo per ricordare il pittore messinese Vincenzo Bellini che dipinse per conto del Papa il volto di Cristo. Premio Gialloluna Neronotte 2022 come miglior romanzo giallo inedito. Genovese non è nuovo ad affermazioni nel mondo del giallo, alcuni suoi racconti sono stati pubblicati da Il Giallo Mondadori e i suoi romanzi Scirocco e Zagara e Delitti e Maestrale sono editi da Fratelli Frilli. Fuori mercato il prezzo di copertina (20 euro!), che comprende e-book, ma non ha molto senso: chi ha comprato il libro cosa se ne fa del supporto digitale? Per avvicinare il pubblico alla lettura sarebbero auspicabili prezzi popolari per generi popolari come il giallo.
Roberto Dobran, il poeta dell’amore e dell’esilio
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Amori miei - Tragicommedia sentimentale (puntoacapo, euro 12, pag.70) è l’ultimo lavoro di Roberto Dobran, poeta nativo di Pola, ma laureato a Urbino, a metà strada tra la Croazia e l’Italia, per molto tempo attivo a Lubiana e nella città natale dove scriveva per La voce del popolo di Fiume. Adesso si è stabilito a Gorizia e dalla città friulana al confine con la Slovenia, quasi per simboleggiare un evidente biculturalismo, ha pubblicato Implosioni (2001), Esodi (2003) - in italiano con Oppure edizioni e in croato - e Patacca globale (2013), oltre a scrivere articoli di critica letteraria e occuparsi di cultura istriana. Amori miei gode della collaborazione dello scrittore Francesco Tomada, già autore della raccolta di poesie Affrontare la gioia da soli e del romanzo Il figlio della lupa. In pratica Dobran compone un’opera intensa e potente che ha come tema di fondo l’amore e che fa ritornare per ben 29 volte il vocativo Amori miei, concludendosi con un’appendice di narrativa fiabesca - scritta da Tomada - come Prova sul campo. Amori miei non ripercorre storie sentimentali vissute in una sterile autobiografia, ma vorrebbe essere una sorta di specchio introspettivo per le esistenze degli altri, procedendo sotto forma di catarsi esistenziale lungo le strade di antiche frustrazioni. L’opera precedente - Esodi - invece è poesia dell’esilio e del ricordo, del tempo perduto sfuggente e fuggitivo, sogno di luoghi di affettuose discussioni familiari e culla di rilassanti sogni pomeridiani. Prendiamo una poesia da questa raccolta, un breve componimento intitolato Della sintesi: La vita, ecco, / può essere il sangue che sgorga / dalle vene, non c’è dubbio / come è gioia e come è / angoscia, ecco, / che essa venga a mancare, / magari d’improvviso / in un sordo tonfo / che copre tutto il resto. Adesso leggiamo una lirica da Amori miei, per la precisione l’intensa Good morning Mr. Nessuno: Posso avere il pozzo nero in fondo al cuore / o il sole che vi brilla dentro, è uguale. Amori / miei, il vostro allontanamento uccide a lama / lenta. Se non c’è catarsi, meglio esser oggetto / dell’attenzione di un plotone d’esecuzione rispetto / al fermo disinteressamento. Non dovesse terminare / il vostro silenzio, faccio prima se m’ammazzo. La tecnica poetica di Dobran è caratterizzata dal verso libero di lunghezza variabile, sempre di musicalità intensa, con scelta lessicale accurata e forbita, per comporre una tragicommedia esistenziale, raccontando con le sue opere la sconfortante vita di un esule e le complesse peripezie sentimentali di un essere umano.
Alessandro Del Gaudio, "Sporchi mondi incantati"
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Alessandro Del Gaudio
Sporchi mondi incantati
Pubme - collana Milos - Euro 15 – pag. 160
Alessandro Del Gaudio fa un po’ d’ordine nella sua produzione di racconti e ripesca dal passato un po’ di storie inedite in volume aggiungendo qualche racconto nuovo che segue una cifra stilistica di taglio fantastico, quella che meglio si addice all’autore, assieme alla tematica sentimentale. Buon anno, Urbania! apre la raccolta, una narrazione che ricorda il cinema postatomico, edita dal Club Ghost nel 2004 nel libro antologico I Pionieri dell’anno 3000 … mi pare proprio che ci fosse anche un mio racconto, non ricordo bene, è passato quasi un ventennio. Altri ripescaggi dal passato sono Apopi e Mulder, che provengono niente meno che da Tonirica, un’antologia di storie fantasy ambientate a Torino (città dell’autore) edita da Il Foglio Letterario Edizioni nel 2019. Ultimo titolo che proviene dal recente passato è Ci incontreremo solo di notte, edito da Watson Edizioni nel 2022, nella raccolta Zodiaco. Altri racconti sono del 2023, nuovi di zecca, ed escono per la prima volta in questo volume edito a settembre nella Collana Milos, da Pubme: Il venditore di sidro, La stanza di Kasja e Rhum Cooler. Alessandro Del Gaudio, di professione bibliotecario, scrive da vent’anni, forte lettore di fantasy e fantastico, metabolizza a dovere il patrimonio di conoscenze narrative nelle sue storie originali, caratterizzate da uno stile asciutto e discorsivo, con dialoghi ben strutturati e descrizioni mai invasive. Tra le sue cose migliori ricordiamo la trilogia fantasy supereroistica: Metallo d’ombra, Lacrima d’ombra e Anello d’ombra, che meriterebbe una trasposizione a fumetti. Tenebra Lux, invece, è arrivato terzo al Trofeo Cittadella per romanzi fantasy, non è poco vista l’importanza del concorso. I racconti di Sporchi mondi incantati sono un biglietto da visita perfetto con cui Del Gaudio si presenta ai lettori per far conoscere un mondo onirico e immaginario dove ambienta le storie. Protagonisti dei racconti sono degli indagatori dell’incubo molto diversi da Dylan Dog, più surreali ma altrettanto affascinanti, che si affidano a deduzioni logiche da Sherlock Holmes per risolvere intrighi fantasiosi. Se amate il fantastico puro e le divagazioni oniriche le storie contenute in questo volume sono i vostri racconti.
Poesia 21
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Poesia 21
Crocetti Editore – Feltrinelli
Euro 14,00 – Settembre / Ottobre
Pagine 130 - Disegni di Riccardo Vecchio
Poesia è diventata da tempo (quattro anni, ormai) una rivista libro, un contenitore di rime del passato e di versi liberi contemporanei, italiani e stranieri (con testo a fronte) tradotti benissimo, certo non come un libro di Jiménez, edito da Newton & Compton nel 1971 (collana Paperbacks) che sto rileggevo in questi giorni, pieno zeppo di orrori (avete letto bene, orrori!) al punto di modificare il senso delle poesie. Crocetti non è Newton, tratta la poesia con rispetto e si affida a traduttori validi come Gabriele Morelli che in questo numero ci fa conoscere Luis García Montero, a me noto per essere stato sposo di Almudena Grandes, ma che come poeta lo scopro soltanto oggi e dico che ne vale la pena. Il romanticismo illustrato di Montero frequenta gli anni onestamente infranti e i primi versi che si uniscono alle ultime poesie, cercando la città dell’infanzia e degli anni adolescenti, tra le macerie di una guerra, le parole d’amore e i silenzi, i versi d’altri poeti e la lingua creata dall’amore, con le liriche stemperate in un epitaffio che celebra un auto perdono. Montero è un esempio di grande poesia ispanica che Crocetti sta raccogliendo in un volume tradotto e curato da Gabriele Morelli: Venga a me la parola. Imperdibile. Ben 40 pagine della rivista sono dedicate a Luis García Montero, con testo spagnolo a fronte, per poi passare a William Carlos Williams, morto nel 1963, a 79 anni, amato da Cristina Campo, definito come il poeta che sapeva dire la parola amore. Davide Brullo presenta una scelta di liriche dove fa notare che ricorre per ben 64 volte la parola amore, indicativa del tema preferito del poeta. Silvio Ramat - collaboratore storico di Poesia - con la sua rubrica storica ci ricorda Giulio Gianelli (1879 - 1914), un crepuscolare che ha saputo rielaborare in una sintesi personale il lascito pascoliano, segnando una strada diversa da Gozzano. Chiara De Luca porta un valido contributo come colta traduttrice che redige un commento critico su Jean Portante e regala alcuni estratti da La strana lingua, edito da Kolibris (Premio Mallarmè). Milo De Angelis pubblica dieci poesie di un poeta di trent’anni (titolo della rubrica) come Alessandro Bellasio, un nichilista rigoroso e senza scampo, subito dopo apprezziamo la svizzera tedesca Elizabeth Meylan e la sua poesia di paesaggio ricca di sentimento. Per concludere sono interessanti sia La conversazione con la morte di D. Nurkse che Morte funesta del grande Dario Bellezza, un inedito di teatro in poesia, forse la sua vera autobiografia in versi. Poesia 21 (settembre / ottobre) è un numero che si legge come sempre tutto d’un fiato, per poi rileggerlo ancora, più lentamente, per metabolizzare i contenuti poetici. Crocetti Editore è da sempre garanzia di qualità poetica.
Nnamdì Oguìke, "Non dire che non è il tuo paese"
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Nnamdì Oguìke
Non dire che non è il tuo paese
Capponi Editore - Euro 16 – pag. 280
Un libro che ha vinto il Miles Morland Writing Scholarships nel 2019, selezionato da Brittle Paper come uno dei migliori libri africani dello stesso anno. Un buon lavoro di esordio composto da dodici racconti caratterizzati da una scrittura matura che si adatta al dialetto di ogni regione africana, ben tradotti dall’inglese (lavoro non facile) da Elisa Audino, che in alcuni casi ha lasciato - come doveroso - l’espressione idiomatica originale. Ogni racconto rappresenta (come ambientazione e tradizioni) un luogo africano; si parte con il Sudafrica per passare al Madagascar, quindi Sierra Leone, Nigeria, Kenya, Uganda, Libia, Mali, Zimbabwe, per finire con due location extra continente nero come Honolulu nelle Hawai e San Paolo del Brasile. Interessante l’uso dei vari idiomi locali come il bantu, il malgascio, il kryo, lo zulu, lo yoruba (a me caro per via di Cuba), il pidgin English, lo swahili, il luganda, l’hausa, l’igbo, il berbero …. Ogni storia riflette una varietà linguistica e si propone di rappresentare uno spaccato culturale diverso, le condizioni sociali dei vari popoli e la coesistenza di gruppi etnici. Le lingue presenti sul territorio africano sono moltissime, si pensi che solo nella Nigeria le varianti parlate sono oltre cinquecento, mentre nei racconti ambientati in tale area geografica, l’autore fa riferimento ai soli yoruba, pidgin English, hausa e igbo. I dodici racconti sono uniti dal collante africano ma i temi trattati sono variegati, si va dall’amore al terrorismo, si tocca il problema della schiavitù, si mostra la bellezza del territorio africano usando parole semplici ed espressioni di uso comune, senza cercare di fare troppa letteratura. Personaggi affascinanti popolano il libro. Citiamo una donna africana che vive in una baracca di lamiera insieme ai suoi figli, una ragazza malgascia di un povero villaggio cambia la sua vita impiegandosi come cuoca ad Atananarivo, una ragazza della Sierra Leone innamorata di un pescatore non troppo sincero, un finto profeta nigeriano che si palesa un ciarlatano, una coppia del Kenia che riesce a far convivere la fede cristiana con le proprie tradizioni. Nnamdì Oguìke è un giovane scrittore nigeriano e questa sua raccolta di esordio fa ben sperare per il futuro, quando deciderà di passare al romanzo. Elisa Audino, la traduttrice, ha pubblicato in poesia la raccolta Io qui ci vivo e come narrativa il romanzo Orata in offerta. Collabora con L’EstroVerso e NiedernGasse. Ha tradotto Lola Shoneyin, Dami Ajayi e Logan February.
Maria Antonietta Schiavina, "Nonni"
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Maria Antonietta Schiavina
Nonni
Oak Edizioni, 2022
Euro 25 – Pag. 400
Nonni, antologia curata dalla giornalista Maria Antonietta Schiavina, autrice anche dell’ultimo racconto dedicato a nonna Piera, è un gran bel libro da regalare, non solo per le feste ma per tutto l’anno. Scegliete bene il destinatario del dono, perché servono lettori non adusi al thriller e al noir, meglio disposti a emozionarsi, più propensi a commuoversi. I racconti sono davvero tutti affascinanti, intrisi di nostalgia e di memoria storica, ricordano un nonno e fanno venire a mente un’epoca che se n’è andata, volti una pagina e incontri un’altra emozione. Autori famosi, veri e propri personaggi del mondo dello spettacolo, scrittori meno noti, esordienti e narratori esperti, uniti in un unico afflato letterario per celebrare il ricordo dei tanto amati nonni. Sono di parte, lo ammetto, dentro c’è anche un mio racconto, che vede il solito Giovanni (mio alter ego in Calcio e acciaio e in Sogni e altiforni) raccontare per l’ennesima volta la storia del nonno (materno) amiatino, che da Seggiano finisce a Terracina, quindi in America a far fortuna, poi prigioniero degli austriaci nella Grande Guerra, salvo per miracolo, infine operaio dell’Ilva, a Piombino. Nonni contiene racconti di Francesca Lenzi, Elena Pecchia, Fabio Canessa, Pupi Avati, Carlo Conti, Rossano Pazzagli, Letizia Papi, Maila Papi, Maurizio Costanzo, Enrico Vanzina, Elena Ciurli, Manolo Morandini, Lino Banfi, Marco Vito, Gianfranco Benedettini, Divina Vitale, Francesca Ghiribelli, Leo Picchi, Rosa Velasco, Gino Paoli, Achille Onorato, Cristiano Militello, Monica Grandi, Giulia Campinoti, Rita Nannelli, Renzo Arbore, Sergio Staino, Dario Ballantini, Leo Gullotta, Maria Antonietta Schiavina, Bruno Manfellotto ... e chi più ne ha più ne metta! Un’antologia di ben 400 pagine, pubblicata da Oak Edizioni di San Vincenzo. Copertina stilizzata con in primo piano un nonno e un nipote di Fabio Leonardi. Per ordini diretti dall’editore, scrivete a info@oakedizioni.it oppure fate un salto su https://oakstore.it.
AA.VV A cura di Alberto Figliolia, "Tifosi interisti per sempre"
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AA.VV – a cura di Alberto Figliolia
Tifosi interisti per sempre
Il grande racconto della passione nerazzurra
Edizioni della Sera, 2022 - Euro 14- pag. 160
www.edizionidellasera.com
Alberto Figliolia raduna attorno a sé un gruppo di scrittori innamorati della grande Inter, praticamente due squadre al completo, ben 22 autori, oltre lui stesso nelle vesti di allenatore - giocatore. Tra gli autori dei racconti citiamo Claudio Agostini, Federico Zanda, Giovanni Marrucci, Nicola Colombo, Lorenzo Meyer, Francesco Rota, Giulio Ervino, Albert Borsalino e un grande prefatore come il centravanti Renato Cappellini. Luigi Garlando scrive: “È dallo stile, dall’eleganza del cuore che si riconoscono gli interisti. Noi interisti siamo artisti pazzi, nati sotto la luna piena di marzo, ma il nostro cuore è una spugna immersa nel coraggio”. Come posso non dargli ragione? Sono interista da un lontano giorno del 1966 quando mio padre era in poltrona e bestemmiava per colpa d’un dentista che eliminava l’Italia dai mondiali d’Inghilterra. Sono interista dai tempi del mago Helenio Herrera che vinceva campionati e coppe, al cinema gli facevano la parodia sia Franco Franchi che Alberto Sordi, ma in campo non ce n’era per nessuno, altro che Mouriño! Sono interista da quando scalpitavo sin dal venerdì sera per andare la domenica con mio padre, pronto prima dell’alba in attesa del treno, a Firenze o a Roma per veder giocare Mazzola, Suarez, Jair e Vieri. Sono interista da sempre, anche se perdiamo con il Bologna per colpa d’un portiere che non raccoglie un passaggio, anche se non vinciamo campionati per anni, insomma, non sono juventino, il nerazzurro è una fede. Pure la squadra della mia città (Atletico Piombino) indossa identica maglia e fa parte - proprio come l’Internazionale di Milano - dei miei amori inossidabili. Il libro è una raccolta di racconti, l’impostazione è sentimentale, si viaggia sulle ali del ricordo, con un pensiero unico espresso a più voci, guidate da un direttore d’orchestra come Alberto Figliolia, che lega i ricordi con il filo sottile della nostalgia. Renato Cappellini firma l’introduzione, la sua figurina Panini è una mia personale madeleine, me lo ricordo con la maglia della Roma, del Varese, persino del Como e della Fiorentina, ero un bimbo quando segnò un gol al Real Madrid, vestito di nerazzurro, in Coppa dei Campioni. Alberto Figliolia lo conosco come esperto di calcio e di basket, critico letterario, giornalista sportivo, persino poeta (ottime le sue liriche nel mondo dello sport), ma in questo lavoro è anche ottimo selezionatore di talenti. I racconti ci portano a spasso nel tempo, fanno conoscere stagioni diverse della nostra Inter, ci ricordano che ha vestito la gloriosa maglia anche Vastola, non solo Meazza, Skoglund, Facchetti, Sarti, Burgnich, Lorenzi … Tifosi interisti per sempre è un libro che non può mancare nella biblioteca del tifoso nerazzurro, bello sin dalla copertina a colori che raffigura Spillo Altobelli, palla al piede, pubblico in dissolvenza, il centravanti che mi porta indietro nel tempo alla riscoperta della giovinezza.
Claudio Cherubini, "Uscire da Matrix"
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Uscire da Matrix
Claudio Cherubini
Editore: Youcanprint
ISBN: 979-12-20375-29-0
Pagine: 291 p. brossura
Anno edizione: 2021
Amiamo tutti, chi più e chi meno, la comodità. Ergo, quando siamo costretti o semplicemente se ci viene chiesto di abbandonare la cosiddetta e celebre comfort zone storciamo il naso e la bocca. E poi vogliamo pure rispondere seccamente di no, sentendoci talora persino offesi per tale richiesta. Ma scherziamo?
Perché dobbiamo farlo? E brutalmente poi ci chiediamo pure che vantaggi possiamo trarre da ciò. Siamo- insomma - sotto sotto tutti dei gran abitudinari e pensare, anche solo minimamente, di stravolgere la nostra quotidianità, per non parlare poi della nostra stessa vita! No, non ci pensiamo nemmeno. Non ne abbiamo voglia e ne abbiamo una gran paura. Farlo sarebbe - in sostanza - come buttarsi nel vuoto senza un paracadute. Ma agendo così non ci rendiamo conto che non solo non riusciamo a conoscere sul serio il mondo che ci circonda, che è davvero molto vasto e nasconde non solo tante brutture ma anche infinite bellezze, così come il nostro interiore che - se vogliamo - potrebbe rivelarsi ancora più affascinante, oltre che complesso. E se non ci conosciamo sul serio, come possiamo sapere che cosa vogliamo dalla nostra esistenza e da noi stessi? E se non ci capiamo davvero, non siamo in grado di rispettarci e di amarci nel profondo, non solo con la mente ma anche con il cuore e con l'anima. Come possiamo - dunque - illuderci, perché di assoluta e mera illusione, di rispettare e amare gli altri? Cherubini ci invita, tra le pagine della sua seconda opera, decisamente ben scritta, su queste tematiche che prendiamo un po' troppo sotto gamba. nascondendoci dietro al fatto che siamo sempre troppo indaffarati e di corsa per poterlo fare. Ma anche questa è una scusa per non guardarci dentro e per non lottare per chi siamo. Lungimirante.
Contatti:
https://twitter.com/cherubao
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