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gordiano lupi

Daniele Cargnino, "L'antidoto al morso dei poeti"

20 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Daniele Cargnino
L’antidoto al morso dei poeti

Il Leggio Libreria Editrice - Euro 12 - pag. 80
www.leggioeditrice.it - https://www.ibs.it/antidoto-al-morso-dei-poeti-libro-daniele-cargnino/e/9788883202063

 

Daniele Cargnino (1987) è un giovane poeta torinese che ha già pubblicato diverse sillogi (La Sposa nella Pioggia, Blu Oltremare, I Depressi Odiano l’Estate) e alcuni racconti. La sua ultima opera poetica è Fallimentare Urgenza Creativa, che precede il recente e compiuto L’Antidoto al Morso dei Poeti. Il volume di Cargnino ha come sottotitolo (molto indovinato) Cinemalinconie delle periferie, il suo incedere per fotogrammi conferma la felice scelta, così come l’ambientazione delle liriche non poteva essere migliore. Il breve motto introduttivo definisce le opere che il lettore sta per leggere: poesie da tasca, una serie di note, slogan pubblicitari, storie messe al bando, schegge di dialoghi, aforismi e epigrammi. Tutto questo, infatti, sono i versi di Cargnino, dedicati alle case perdute e a chi vi abbiamo dimenticato dentro, agli amori che fanno male, ai denti e ai corpi spezzati d’amore, alla malinconia, che ha bisogno di musica e poesia. Tutto molto bello. L’opera del poeta risente della sua formazione musicale, nel caso mi capitasse di ascoltare un giorno una sua canzone forse potrò dire il contrario, per il momento leggere le sue liriche equivale ad ascoltare un vecchio vinile degli anni Settanta che continue i brani del cantautore preferito. Molti riferimenti d’autore sottolineano la cultura poetica di Cargnino - che legge poesia, da vero poeta, e si fa influenzare, come dev’essere -, si va da Magrelli a Straub, passando per Whyte e Cortazar, senza dimenticare Weril e Lyacos. Poesia racconto ma non alla Pavese, poesia moderna, onirica, psichedelica, divisa in due tempi (due lati dell’album in vinile), ripartiti ciascuno in tre atti, per terminare con un bonus track e una playlist musicale che comprende Ciampi, Cohen, Smith, Neffa, Conte, Lennon e non abbiamo citato tutti. Dicono di me che sono acqua sporca. / Senza resa. / La felicità sta negli anfratti. / Tienili stretti, scrive il poeta in una sorta di diario delle sconfitte dove annota tutte le sue nevrosi, vivendo un’esistenza che sembra un panno sporco dentro una lavatrice. Intuizioni geniali come Abitiamo il vento che ci disegna / come una gabbia in movimento lasciano il posto ad altre come l’obiettivo è far parlare la poesia dicendo il meno possibile, non meno folgoranti. I miei sensi di colpa da scrittore non li auguro a nessuno, recita un aforisma del poeta che non raccoglie mai i pensieri per paura di star male e non vuol perdere il contatto con i dischi e con il pop per non perdere la gioventù. Per concludere che le poesie e i poeti non salveranno il mondo / ma forse lo potranno mantenere in buono stato. L’Antidoto al Morso dei Poeti è un libro che ti resta dentro, pubblicato da una piccola Libreria Editrice di Chioggia che diffonde vera poesia a prezzi accessibili.

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Mariangela Cutrone, "Canzoni per anime elette"

19 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Mariangela Cutrone
Canzoni per anime elette

Pubme – Collana Versi - www.versiedizioni.it
Pagine 110 – Euro 15

 

Mariangela Cutrone parla al cuore del lettore con grande sensibilità, le sue parole affascinano, non sono mai consuete, parlano d’amore, si rivolgono ad anime elette, capaci di ascoltare in silenzio e di comprendere il significato di una lirica. Il solo messaggio che l’autrice vuol far passare con le sue poesie è che l’amore è l’unica soluzione per restare a galla, mentre l’esistenza quotidiana dispensa trappole per farti affondare, grazie al sentimento possiamo costruire un mondo migliore. Poesia intima che racconta l’amore in tutte le sue sfumature, come forza necessaria per affrontare le sfide della vita, sentimento che trascende il tempo e lo spazio, che vince sopra ogni altra cosa e che si esprime soprattutto grazie alla poesia. Scrivere d’amore non è per niente facile, si rischia di cadere nelle banalità, nell’ovvio, nel già detto, pericoli che la poetessa non corre quando racconta l’amore come flusso energetico vitale che non deve essere tagliato fuori dalla nostra esistenza. A te che ogni giorno /  mi regali un sorriso / risveglia il mio cuore / quando uno stato letargico / intorpidisce le geniali idee / che tu sai mantenere vive / con la curiosità inedita / mi contagia nel profondo. Amore come spinta motrice ad agire, come motore propulsivo delle nostre azioni, non certo amore contemplativo di chi si pone fuori dalla realtà e vive nel suo mondo onirico. L’amore di Mariangela Cutrone è soprattutto azione, come spiega la poetessa in alcune brevi prose che costituiscono il momento riflessivo della raccolta. Resta spazio anche per la nostalgia del tempo perduto, di un luogo lontano negli anni che resta inossidabile nella memoria: La nebbia scende fitta / sul paese della tua adolescenza / c’è un posto incantato / lontano dalla tua quotidianità / è un posto misterioso / aspetta solo noi. Una playlist finale consiglia il tipo di musica da ascoltare mentre gustiamo questa splendida quanto atemporale silloge di poesia d’amore. Mariangela Cutrone - in arte Mary Empatika -, esperta in scienze dell’educazione e formazione, cura diversi blog culturali e collabora con molte testate; la sua prima raccolta poetica è Le parole empatiche (Rossini editore). Canzoni per anime elette è il suo secondo libro. La raccolta è arricchita da ottime illustrazioni in bianco e nero realizzate da Davide De Brita.

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Ariel Fonseca Rivero, "Fine del cammino"

15 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Ariel Fonseca Rivero
Fine del cammino

Oligo Collana Azucar – Euro 13 – pag. 90
www.oligoeditore.it

 

Una collana dedicata alla narrativa breve cubana, diretta da un esperto come Davide Barilli (che traduce i testi) fa ben sperare e suscita subito il mio interesse. Il racconto è un  genere che ai Tropici va di moda, mentre in Italia non ha molti sostenitori, un po’ come la poesia. A mio parere con il racconto breve si può dire molto, affrontare uno spaccato di realtà e sviscerarlo, approfondirlo, far sgorgare il sangue dalle ferite della vita. Se soltanto si volesse, però, ché Ariel Fonseca Rivero da Sancti Spiritus (posto orrendo, una scenografia di palazzoni stile sovietico) è membro UNEAC e più di tanto non può dire; quindi si limita a parlare di sesso, corna e rock and-roll (pardon, salsa e regetón), ché questo gli lasciano fare, senza osare troppo. Fine del cammino è una raccolta di racconti brevi, persino brevissimi, pura letteratura social, senza descrizioni, privi di ambientazione, una scrittura per sottrazione (ma si toglie proprio tutto!), in stile Bukowski del Caribe, sulle orme di Pedro Juan Gutierrez. Protagonisti dei racconti mariti annoiati, donne disperate, coppie prive di libido, famiglie povere dove manca tutto. Lo stile è secco, scarno, rapido, asciutto; la lettura è facile, non crea problemi di sorta; certo, non vi aspettate Guillermo Cabrera Infante - ben altra cosa -, ma tanto in Italia nessuno lo conosce, quindi va bene così, leggiamo questo trentottenne cubano che sembra di scorrere i temi di quinta liceo di un allievo promettente. Crescerà, ti vien da dire, ché finito il libro non ti resta niente, a livello di letteratura intendo, anche se il piacere di una narrazione strutturata su dialoghi credibili è innegabile. Ariel Fonseca Rivero ha pubblicato altri libri di racconti: … aquí Dios no está (Luminaria, 2010), Hierbas (La Luz, 2016), Ventana al mar (Luminaria, 2017), Do not disturb (Abril, 2021). Ventana al mar, premio Fundación de la Ciudad de Sancti Spíritus Fayad Jamís 2016, è uscito in Italia nel 2020 per Ensemble con il titolo Finestra vista mare.

 

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Nelson Pérez, "Laggiù dove brucia il fuoco"

14 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Nelson Pérez Espinosa
Laggiù dove brucia il fuoco
Oligo - collana Azucar -
www.oligoeditore.it

 

Secondo volume che leggo di questa collana cubana lanciata da Davide Barilli - che traduce e presenta - per la mantovana Oligo un autore interessante come l’avanero Nelson Pérez Espinosa, abbastanza conosciuto nel resto del mondo, ma poco in Italia, paese provinciale come pochi dal punto di vista letterario. Espinosa è scrittore di racconti, genere latinoamericano per eccellenza, ambientati in un mondo di contadini e di tagliatori di mangrovie, carbonai e pescatori che vivono nella zona di Camaguey, il luogo della sua infanzia. Il primo racconto (Cayo de Bagua) ricorda come ambientazione – fatte le dovute proporzioni -  Il taglio del bosco di Cassola, permeato dal senso dei campi e della terra tipico di Pavese (Il compagno), le descrizioni sono suggestive e la presentazione dei personaggi molto compiuta. Una ragazzina di quindici anni si trova a vivere in mezzo ai carbonai (per un motivo che il lettore comprenderà alla fine della storia), si dedica al taglio della mangrovia, imparando presto a fare il carbone e adattandosi al duro lavoro. Padre nostro è un altro ottimo racconto dedicato all’infamia delle UMAP - campi di rieducazione per gay, religiosi e antisociali che il regime comunista commise l’errore di allestire - con il ricordo di quelle giornate sempre uguali che si abbina alla litania di una preghiera. Nelson Pérez Espinosa è dotato di uno stile raffinato e letterario, che apprezziamo anche nel racconto dedicato a un’imbarcazione perduta di nome Argo e in altre due storie brevi come Dove il fiume raggiunge il mare e in una singola storia d’amore attorno a una gigantesca ceiba, intitolata Mezzanotte. Un autore da scoprire e da leggere.

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Luis García Montero, "Un romanticismo illuminato"

4 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Luis García Montero
Un romanticismo illuminato
Crocetti Editore – Pag. 400 – Euro 20

 

Luis García Montero (Granada, 1958) è al primo libro edito in Italia, dopo essere uscito su rivista, in uno degli ultimi numeri di Poesia, lasciando il segno nel lettore preparato, avido di procurarsi altre letture così ispirate, mature e degne di considerazione. Professore di letteratura spagnola all’Università di Granada, premiato in Spagna e in Italia, tradotto in diverse lingue, compone un’antologia che gode del testo originale e di una notevole traduzione curata da Gabriele Morelli. La raccolta delle sue opere è contenuta in Poesía completa (1980 - 2017), seguita da Un año y tres meses (2022), volume uscito dopo la morte della moglie, la popolare scrittrice iberica Almudena Grandes (Le età di Lulù). Autore anche di saggistica e prosa, compone questa antologia personale della quale decide anche il titolo - Un romanticismo illuminato -, selezionando tra le sue poesie quelle che ritiene ancora attuali e da salvare. Tema ricorrente l’amore, il privato, un’autobiografia lirica, gli eventi del quotidiano e il ricordo del passato, la ricerca del tempo perduto, gli anni di un’adolescenza indimenticata.  Gabriele Morelli non si limita a tradurre, scrive anche una forbita introduzione che esalta Montero come poeta necessario, a suo agio nella dimensione del privato, territorio al quale la sua opera attinge di continuo, facendo leva sull’elemento riflessivo e ideologico. Fa parte della vita del poeta il rapporto con la metropoli (Madrid) che spesso si riflette nelle liriche, con il racconto della vita notturna e delle serate passate al bar con gli amici. Tema dolente la perdita della moglie che ritorna nelle ultime liriche, il senso della vita che scorre e della vecchiaia che avanza, l’ineluttabilità della morte e del passare del tempo. Poesia sentimentale ma non avulsa dal contesto sociale, autobiografia a base di sentimento e riflessione, confessione più che esibizione – dice l’acuto Morelli – un diario intimo che accoglie lotte e sconfitte, illusioni personali e sociali. Molte citazioni classiche (Garcilaso, Lope de Vega, Gongóra) e moderne (Machado, Neruda, Alberti …), persino di poeti italiani a lui vicini come Petrarca e Pasolini. Fede laica e fede marxista, storia d’amore e racconto doloroso, versi permeati di amore per la vita e per i suoi cari, siano i figli come la moglie perduta: una storia d’amore, / quest’anno e tre mesi, / questi giorni finali che già sono, / ora, nel ricordo, / i più felici della mia vita. In definitiva il poeta sa che Quando la morte vorrà / prendere la verità dalle mie mani / le troverà vuote. Nel chiudermi gli occhi / si bagnerà le dita con la pioggia. / Ci duole invecchiare, / ma è ancora più difficile / capire che si ama solamente / ciò che invecchia. Il poeta ha da tempo capito che i sogni si corrompono. E ha smesso di sognare. Un libro bellissimo, da leggere e rileggere. Vera letteratura europea.

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Gli scrittori

1 Giugno 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #racconto

 

Immagine generata con PicFinder AI

 

 

 

Gli scrittori devono presentare i libri, devono esibirsi, devono essere fighi, devono atteggiarsi, devono essere convinti e convincenti, devono avere sempre un buon motivo per giustificare quel che hanno scritto, devono avere un tema, devono avere una posizione politica, devono impegnarsi, non devono impegnarsi, devono illustrare il loro prodotto, devono viaggiare molto, devono scrivere e poi di corsa in giro per l’Italia a presentare … ché chi si ferma è perduto, devono fare tutte le fiere del libro, devono inaugurare librerie, devono avere un fan club come i cantanti, devono mettersi a cantare, devono aprire una band, devono andare nei posti che contano, devono saperla dare a intendere, non devono mai scrivere ed e ad (vero Giulio?), devono ardere dal sacro fuoco delle lettere, devono dare in pasto al pubblico la loro sbobba, devono leggere poco se no restano influenzati, devono prendere appunti su una moleskine, devono parlare con la voce roca, devono fare pause studiate, devono citare spesso Carver, devono far finta di aver letto Salinger, devono dimenticare tutti quei noiosi italiani neorealisti, devono andare al cinema solo per vedere il film che hanno sceneggiato (vale lo stesso principio dei libri, non farsi influenzare), devono tagliare nastri con il sindaco giusto, devono fare il maggio dei libri, il settembre dei libri, il dicembre dei libri, lo stocazzo dei libri, devono sentirsi portatori di un messaggio universale, anche se hanno scritto Il massacro delle vergini perdute, devono evitare le Feste dell’Unità ché non vanno più di moda, devono avere una fidanzata figa, devono avere un editore figo, devono dire che non scriveranno più, che è il loro ultimo libro, devono assumere un’aria annoiata se si parla di strutturalismo, devono andare subito a informarsi su che cosa sia mai questo strutturalismo, devono frequentare le mostre d’arte e dire che loro preferiscono i disegni sui muri, devono bere molti aperitivi, non devono ubriacarsi prima delle presentazioni, devono bere birra ché il vino è da proletari, devono dire che lo spritz è un valore irrinunciabile nella società contemporanea, devono avere un agente letterario, devono raccontare di aver pubblicato perché un giorno hanno spedito un manoscritto a un editore a caso, devono smettere di rompermi i coglioni, guarda, che gli scrittori mi sarebbero venuti a noia, anche perché chi li legge?

 

 

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Poesia 25

24 Maggio 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #riviste letterarie

 

 

 

 

Poesia 25 - Maggio / Giugno 2024
Feltrinelli - Euro 14 - Pagine 130

 

La rivista libro di Nicola Crocetti edita da Feltrinelli realizza il consueto mix tra poesia conosciuta e nuove proposte, autori italiani e stranieri, in lingua originale e con traduzioni a fianco. Si parte con Giorgio Caproni e un’interessante intervista al figlio Attilio Mauro che rievoca il suo ruolo educativo di genitore e di maestro elementare. Daniele Piccini cura la sezione antologica e compone un ritratto del poeta con alcune liriche ormai diventate classiche (A mio padre, Preghiera, A Rina, A mio figlio), tutte di impronta familiare. Anima mia, fa’ in fretta / ti presto la bicicletta / ma corri e con la gente / (ti prego sii prudente) / non ti fermare a parlare / smettendo di pedalare. Bellissima. Tutte le poesie di Caproni (irrinunciabili e da rileggere in eterno) le trovate da Garzanti in un bel volume edito nel 2016. Silvio Ramat ci fa conoscere una poetessa non indispensabile (amica di Gozzano) come Amalia Guglielminetti. Rosaria Lo Russo traduce le Favole da incubo di Anne Sexton, vero e proprio fenomeno pop anni Settanta riproposto a distanza di cinquant’anni; tra le pagine della rivista leggiamo un delizioso quanto insolito Cappuccetto Rosso, che ricorda opere analoghe di Gianni Rodari e Aldo Zelli. Ad abundantiam, pure chi scrive si è cimentato con un Cappuccetto Rosso horror sceneggiando un film indipendente uscito circa vent’anni fa. Ispirazioni comuni, pare. Graziano Krätli narra la vita e le opere di Weldon Kees che ha fatto poesia anche con la sua morte misteriosa, scomparso dopo un incidente stradale (suicidio?), il corpo svanito in un dirupo, cosa che ha alimentato una ridda di leggende metropolitane. Tomasz Rózycky è un poeta polacco che scrive sonetti - tre quartine e un distico - molto musicali, leggibili e intensi, ben tradotti da Andrea Ceccherelli. Gabriele Tinti traduce John Gould Fletcher (1886 - 1950), morto suicida, anche se la sua poesia nella versione italiana perde il ritmo e la cadenza del verso che per l’autore sono più importanti della rima. Poesia autobiografica, a tratti dolente, versi che s’interrogano sul ruolo del poeta: La primavera della mia vita è ormai alle spalle / e la quieta pace dell’estate non tornerà più …, a giudizio di chi scrive le traduzioni sono molto ben fatte. Giulia Martini si occupa di voci nuove, in questo numero nel suo opificio (ci spiega pure il significato della parola e l’etimologia latina) propone Silvia Atzori (1998), Giulio Zambon (1998) e Fael Marescotti (2000). Ammetto la mia scarsa capacità di apprezzare sperimentalismi e modernismi estremi, ognuno ha i suoi limiti, ragion per cui non mi pronuncio e rimando alla colta introduzione. Monica Ruocco parla del poeta palestinese Mahmud Darwish, scomparso quattro anni fa e del recente volume Non scusarti per quel che hai fatto, a cura di Sana Darghmouni e Pina Piccolo (Crocetti Editore). Bellissima e dolente A casa di mia madre con il poeta che si sente ospite di un se stesso che vede ritratto in foto, molti anni dopo la sua partenza. Alessandro Cenni ci regala 7 poesie da Felo de se e Giulia Martini chiude il volume con il suo Tresor, poesia ispirata ad atti notarili e contratti. Poesia è una rivista libro ricca di contenuti, che da anni riesce a sopravvivere nel complesso panorama letterario italiano, prima come mensile da edicola, adesso come volume da libreria. Unica nel suo genere, anche per questo da promuovere e da difendere. Leggetela, non ve ne pentirete!

Gordiano Lupi
www.gordianolupi.it

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  Premio Internazionale di Arte Letteraria "Omaggio a Pasolini"

15 Maggio 2024 , Scritto da Redazione Con tag #gordiano lupi, #eventi, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

Venerdì 17 maggio 2024 si svolgerà a Roma la Cerimonia Premiativa del Premio Internazionale di Arte Letteraria Omaggio a Pasolini. Un Premio dedicato al grande artista, poeta, scrittore, giornalista e regista Pier Paolo Pasolini, considerato tra i maggiori intellettuali italiani del Novecento.

L’evento si svolgerà nella sala a volta del seminterrato originario del ristorante “Il Pommidoro” nato nel 1890 e del quale Pasolini era un cliente abituale. Il gestore del ristorante, Aldo Bravi, venuto a mancare nel 2021, era grande amico e fedele confidente di Pasolini.  La figlia, Alessandra Borgia-Bravi ha ripreso in mano il ristorante con la stessa filosofia gastronomica, passione e grande senso di accoglienza. Fu proprio in questo storico ristorante che Pier Paolo Pasolini consumò la sua ultima cena, prima di essere  assassinato a Ostia, nella notte del 2 novembre 1975. Lo stesso Pasolini aveva lasciato ad Aldo Bravi un assegno di 11000 lire  per pagare ciò che aveva consumato, quasi fosse un segno premonitore. Dopo quella  tragica notte e la notizia della morte di Pasolini, il proprietario del ristorante decise di non incassare l’assegno ma di farlo incorniciare in un quadro con il ritratto di Pasolini, affinché fosse esposto al pubblico. Questa testimonianza simbolica sarà posta dietro al tavolo dell’ autorevole giuria, la sera della Premiazione .

Il Pommidoro è noto anche perché, nel corso degli anni, è divenuto punto d’incontro di molti artisti, cantanti, registi e giornalisti famosi in Italia e nel mondo intero. Nello stesso quartiere San Lorenzo, vicino alla Stazione Termini, dove si trova il ristorante, si può trovare l’anima della “movida studentesca dell’Università della Sapienza”, sita nelle vicinanze. Ricordiamo che il film di e con Paola Cortellesi dal titolo ‘C’è ancora domani’ fu girato proprio qui, ottenendo un grandissimo successo nel panorama nazionale e internazionale. Ad affiancare Paola Cortellesi, un altro famoso attore, Valerio Mastandrea che ha confermato la sua presenza  all’evento del 17 maggio al ristorante Il Pommidoro, di cui è  cliente fedele ogni qualvolta si trovi a Roma. Durante la serata, l’attore e regista riceverà una vela in marmo di Carrara come Premio Eccellenza alla Carriera.

La cerimonia si svolgerà dalle ore diciotto alle venti circa e, durante la stessa, si alterneranno contributi artistici e musicali. Il desiderio, l’impegno e la volontà degli Organizzatori è mirato ad onorare tutte le attività del poliedrico artista Pier Paolo Pasolini durante la sua carriera: poesia, teatro, cinema, romanzi, scenografia, fotografia. La giuria ha selezionato vari artisti provenienti da tutta Italia, con percorsi culturali di grande pregio. A questi verranno consegnati diplomi e medaglie come simbolo e a ricordo della serata. Si potranno ascoltare canzoni dal vivo sul tema pasoliniano, grazie a Rocco Rosignoli, ma anche canzoni tradizionali della romanità, grazie ad Alessandro Salvioli. Ci saranno momenti dedicati alle letture di testi e poesie con attori come Trifone Gargano e Giancarlo Gori.  La serata continuerà dalle ore ventuno alle ore ventitré con una cena gastronomica romana DOC, cucinata dallo Chef Amedeo Borgia e il suo meraviglioso staff. L’evento sarà ripresa dal noto fotografo romano Ivan Cortellessa e la direzione artistica curata da Aldo Bravi junior.

L’organizzazione dell’ evento  ha avuto l’onore di ricevere  il  patrocinio del “Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa  della Delizia nel Friuli”. La sua direttrice, Flavia Leonardeschi, sarà presente alla serata. Le realtà associative che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento sono : Associazione Culturalmente Toscana e dintorni, Cenacolo Internazionale di Arte Letteraria le Nove Muse, Union Mundial de Poestas por la Paz y por la Libertad, Ciesart. La prof. e critico letterario Marina Pratici ha gestito con grande professionalità l’intera organizzazione, coadiuvata da Patrice Avella, Gaia Greco, Alessandra Casciari.

La giuria internazionale sarà rappresentata dalla pianista classica internazionale Catia Capua, la giornalista della stampa internazionale Séverine Kittler, il filosofo e docente romano Francesco Sirleto e il  giornalista greco Dino Koubatis. Presidente Onorario sarà la figlia di Aldo Bravi, Alessandra Borgia-Bravi. Gli illustri artisti selezionati che verranno premiati: Elisabetta Petrolati, Fabrizio Oddi, Giovanni Ronzoni, Annella Prisco, Mary Attento, Maria Teresa Infante, Massimo Massa, Alessandro Russo, Mauro Montacchiesi, Elisabetta Biondi della Sdriscia, Lisa Bernardini, Giancarlo Gori, Trifone Gargano, Davide Magnisi, Marco Tummolo, Rocco Rosignoli, Domenico Palattella, Andrea Ungheri, Lisa di Giovanni, Gordiano Lupi, Rosella Lisoni.

L’obiettivo degli Organizzatori è quello di creare un  premio itinerante da svolgersi in altre città italiane e in Europa, per dare ancora maggior prestigio e onore all’artista Pier Paolo Pasolini. Numerosi media italiani e internazionali saranno invitati ad assistere all’ l’evento culturale.

 

 

 

 

GORDIANO LUPI - direttore editoriale del Foglio Letterario -

Riceverà il PREMIO ALLA CARRIERA nel quadro del PREMIO PASOLINI

 

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Collabora con Futuro EuropaInkrociLa Folla del XXI SecoloLe Cinéma Café MagazineLa Linea dell’Occhio e altre riviste. Dirige le Edizioni Il Foglio, che ha fondato nel 1999. Traduce scrittori cubani: Alejandro Torreguitart Ruiz, Felix Luis Viera, Heberto Padilla, Guillermo Cabrera Infante… Tra i suoi molti lavori ricordiamo: Nero Tropicale (2003), Cuba Magica – conversazioni con un santéro (2003), Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana (2004), Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (2004), Tomas Milian, il trucido e lo sbirro (2004), Serial Killer italiani (2005), Nemici miei (2005), Le dive nude - Il cinema di Gloria Guida e di Edwige Fenech (2006),  Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci (2006), Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe (2006), Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana (2006), Avana killing (2008), Mi Cuba (2008), Fernando di Leo e il suo cinema nero e perverso (2009), Fellini - A cinema greatmaster (2009), Cozzi stellari - Il cinema di Lewis Coates (2009), Velina o calciatore, altro che scrittore! (2010), Tinto Brass – il poeta dell’erotismo (2010), Laura Gemser (2011), Fidel Castro – biografia non autorizzata (2011). Tra i suoi ultimi progetti c’è una Storia del cinema horror italiano in cinque volumi, Soprassediamo! - Franco & Ciccio Story e Tutto Avati (con Michele Bergantin). Ha tradotto - per Minimum Fax - La ninfa incostante di Guillermo Cabrera Infante (Sur, 2012). ). I suoi noir più recenti sono Sangue Habanero (2009) e Una terribile eredità (2009), ristampato come Fame - Una terribile eredità (2015). I suoi romanzi più recenti: Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino (2014), Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano (2016), Sogni e altiforni – Piombino Trani senza ritorno (2018), tutti presentati al Premio Strega. Ultime uscite dedicate alla sua cità: Amarcord PiombinoPiombino mi rammentoIl fantasma di Alessandro AppianiLa città del ferroGiallo Piombino. Sta lavorando ad alcuni libri di cinema: il fenomeno Lacrima movieSergio CittiJoe D’Amato e Laura Antonelli. Blog di cinema: La Cineteca di Caino (http://cinetecadicaino.blogspot.it/). Blog di cultura cubana e letteratura: Ser Cultos para ser libres (http://gordianol.blogspot.it/). Pagine web: www.gordianolupi.it. E-mail per contatti: lupi@infol.it

 

 

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Guido Morselli, "Gli ultimi eroi"

14 Maggio 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Gli ultimi eroi di Guido Morselli
Il Saggiatore – Euro 29 – pp. 630

 

Guido Morselli è uno dei casi più strani della letteratura italiana, o meglio, non lo è più di tanto, perché non è un autore commerciale e non ha mai avuto un carattere semplice, ergo non veniva pubblicato, preferendo autori più leggeri, con poche cose da dire ma vendibili e più malleabili da un punto di vista caratteriale. Storia vecchia che si ripete anche oggi, basta guardarsi in giro e vedere che cosa propongono in vetrina le nostre librerie. Tutti i suoi romanzi migliori (Il comunista, Roma senza papa, Dissipatio H.G., Contro-passato), sono usciti dopo il 1973, anno della sua morte (aveva 62 anni) per suicidio, autore postumo per antonomasia, outsider in vita come in morte, ché non sarà mai un campione di vendite. L’ultimo rifiuto è la goccia che fa traboccare il vaso (già colmo) del povero Morselli, che - pur perdonando tutti - non riesce a perdonare se stesso di non avercela fatta a farsi capire. Vive in provincia Morselli, sul Lago di Varese, scrive molto, non solo romanzi, anche articoli per il quotidiano locale, racconti, progetti per il teatro, sceneggiature, materiale che ritroviamo in questa raccolta de Il Saggiatore che definirei meritoria. Morselli ha uno stile personale e un’indipendenza di giudizio difficili da trovare, fuori dalle mode e lontani da ogni possibile compiacimento a quel che il pubblico vorrebbe sentirsi dire. Racconti e romanzi che sono una via di mezzo tra il saggio filosofico, la cronaca e la narrazione pura, dove la fantasia si abbevera sempre alla fonte della realtà. Morselli resta un magnifico dilettante, come avrebbe voluto essere chiamato, un dilettante di razza, molto professionale, eccentrico, poliedrico, diverso da tutti, uguale solo a se stesso. La raccolta che va sotto il titolo de Gli ultimi eroi merita una lettura per capire molti temi narrativi di Morselli e apprezzare in nuce tematiche che sono sviluppate meglio nei romanzi. Facciamo alcuni esempi. Il grande incontro ipotizza un surreale colloquio tra Stalin e Papa Pio XII in Vaticano; Fantasia con moralità anticipa molte tematiche di Dissipatio H.G., si compone di una parte narrativa e di una critica, inoltre mette in scena l’angoscia per la morte umana; La voce è un dialogo fantastico tra Pinelli e il commissario Calabresi, forse scritto un anno prima della morte; Sono sana anticipa il romanzo Brave borghesi e vede protagonista una donna frigida, solitaria e antimondana; Mondo su mondo sono riflessioni su turismo e consumismo, passando per la protezione del paesaggio; Ho dirottato sul guardrail racconta la storia di una donna che provoca un incidente per farsi considerare da un marito assente … Racconti che spesso sono piccoli saggi e articoli, riflessioni, in certi casi sceneggiature teatrali mai rappresentate, soggetti e lavori del tutto inediti. Edizione molto buona, giustificato il prezzo di euro 29 per 630 pagine accompagnate da saggi critici, curati da Giorgio Galetto, Fabio Pierangeli e Linda Terziroli. Allegato centrale in carta patinata con le riproduzioni dei manoscritti autografi di Morselli, vergati con scrittura rapida e nervosa, piena zeppa di cancellature, note a margine e riscritture.

Guido Morselli, scrittore impubblicabile

 

Nasco a Bologna nel 1912. Mio padre Giovanni è direttore della Carlo Erba, chimico illustre, stimato dai Visconti di Modrone; mia madre Olga è casalinga, figlia di aristocratici; ho pure una sorella (Luisa), più grande soltanto di un anno. Nel 1914 andiamo a vivere a Milano, dove nasce Maria, l’altra sorella, mentre io cresco strano per una casa di gente pratica e scientifica, amo solo le cose scritte e poi stampate. Otto anni e leggo il quotidiano, comincio a scrivere un romanzo come La mia vita, parlo di quel che ancora deve cominciare, va da sé che non lo finisco, sarà la vita vera a continuare. Son bimbo ribelle, vivace, ruvido, scontroso. Mi puniscono spesso ché faccio giocare le sorelle a cose da maschi, troppo pericolose. Amo mia madre, ricordo e mi commuovo quando penso che cantava la dolce filastrocca: Guidolino, Guidolinetto, eccolo qui il mio bell’ometto. Mio padre lo rispetto, ma è troppo diverso da me, non ci capiremo mai e niente faremo per capirci, per stare vicini, neanche dopo che mamma volerà via dai nostri lidi. Siamo a Varese, nella villa estiva di via Limido, quando muore il nonno e nasce Mario, il fratello più piccolo. Mia madre s’ammala della terribile spagnola, va in clinica a curarsi, poi a Gardone, ma niente può contro il tremendo male. Ho solo 12 anni quando muore e io non so che fare, senza la sua dolce voce mentre canta; Luisa mi farà da madre tredicenne, forte e risoluta, proprio come lei. Irrequieto come pochi, di spirito ribelle, animo avventuroso, faccio incazzare mio padre mica poco: guido l’auto di famiglia di nascosto, rischio incidenti, vado male a scuola, non studio che le cose preferite. Mi piace leggere romanzi, scrivere racconti, ma odio tutto quel che mi ricorda scienza e matematica, persino filosofia e geografia non le sopporto, così diverso da mio padre, amo solo la letteratura. Mi respingono in matematica e filosofia, quando riparo a ottobre il commissario mi promuove dietro giuramento di non iscrivermi per nessuna ragione a scuole scientifiche. Non mi passa neppure per la testa. Prima vacanze borghesi al Forte, in Versilia, dove diciassettenne m’innamoro per la prima volta d’una dolce ventenne fiorentina; poi torno a casa e come scuola scelgo il classico, il famoso Parini di Milano. La scuola è per me un inferno senza fine, vado avanti senza gran passione, boccio alla maturità in tre materie. Greco, matematica e filosofia, scogli insuperabili di questa vita mia. Studio da privatista, ché al Parini non ci torno, non fa per me quella scuola austera, ripeto l’esame un anno dopo e mi prendo una rivincita importante, ché il mio tema viene ben lodato da un bravo commissario d’italiano. In ogni caso meglio cinema e teatro che studiare, al limite leggere e ballare, andare a cavallo, sciare, far di nuoto, queste le mie passioni. Ma mio padre mi vuole laureato. Lo compiaccio, tanto mi costa poco. Mi iscrivo a legge e supero gli esami senza amore. Non sarò mai avvocato, questo è chiaro. Scrivo tanto, invece, su Libro e moschetto, giornale della gioventù fascista; cado innamorato tra le pagine di Einstein e della sua teoria della relatività, nonostante la poca passione per le scienze; scopro Shakespeare e il formidabile Amleto, Ivanhoe di Scott e Dante Vivo del Papini. Sono allievo ufficiale a Bassano del Grappa, tra gli alpini, mi fidanzo con Carla a mezzo cartoline che trasudano amore appassionato, stremato amore d’una vita mai compiuto. Torno a Milano da ufficiale, litigo con mio padre ché l’avvocato proprio non lo voglio fare; leggo Bergson, Turgenev, Palazzeschi, curioso onnivoro di tutto quel che è scritto, saggio o romanzo non importa mica. Viaggio molto: Algeri, Tunisi, Palermo, Parigi, Londra, i monti del Tonale, Oslo, Copenaghen, persino Germania … Mio padre mi vorrebbe a lavorare, mi trova pure un posto come promotore di un’azienda, un lavoro che in fondo saprei fare, ma non ci voglio stare, scappo via dopo un anno, cerco la mia strada. Intanto muore anche Luisa, la mia dolce mammina tredicenne, in una splendida giornata di primavera del 1938, prende la tubercolosi a 27 anni, dopo aver sofferto di spagnola. Scrivo un diario dove annoto i miei pensieri, le mie letture che van da Fogazzaro a Pascal, passando per Ranzoli e Montaigne. L’ultima feroce discussione con mio padre, dopo una colazione di famiglia, mi porta in dote la sospirata libertà sotto forma di modesta rendita che mi affranca dal lavoro. Mio padre non capisce, ma che importa! Vivo bene solo. Voglio scomparire. Voglio essere nessuno. Voglio leggere e scrivere, soltanto, avere per compagni Leopardi, Dante, Schopenauer, Balzac, Rousseau e tanti altri sodali d’avventura. Nel diario scrivo le prime frasi sul suicidio, cosa nefasta, gesto da condannare, ché nega la speranza, l’istinto vitale che non si può tradire. L’Italia entra in guerra, io sono a Varese, leggo Proust e Nietsche, scrivo Filosofia sotto la tenda. Proust è il mio amore letterario, sottolineo, quindi ricopio brani de La recherche mentre scrivo cartoline a Carla e un saggio sul mio scrittore preferito, che pubblicherà Garzanti, pure se la stampa la pagherà mio padre. Conosco Rilke e la sua poesia infinita, soprattutto incontro Maria Bruna Bassi, confidente di tutta la mia vita, amica di famiglia che vive poco distante dalla villa di Varese. Leggo di tutto, la mia guida autodidatta è il pensiero estetico che bramo, il problema di Dio, l’esistenza del male, la natura, il sentimento che condusse Proust a scrivere i suoi capolavori. Sono in Calabria ad attendere la fine d’una guerra che non vuole resa, scrivo nei diari, leggo libri e abbozzo quel primo romanzo, Uomini e amori, lavoro che non amo, dove parlo un po’ di me, nascondendomi dietro ai personaggi. Lascio l’esercito dopo l’armistizio, vivo da Gigetta, una vecchia signora che mi ospita, continuo le letture, da Pascal a Croce, frequento pure Cecov e Tolstoj. Una triste notizia giunge da Bologna e mi fa soffrire: l’amato zio Goffredo morto suicida, malato terminale, lo zio che da bambino mi era stato più vicino. La mia vita è fatta di letture, non conta tanto dove sono stato ma gli autori che ho letto e frequentato: Leopardi, Bernanos, Borgese, Bacchelli, Moravia, Baudelaire, Poe, Fogazzaro … Lavoro al mio romanzo calabrese, comincio ad avvicinare gli editori ma tra di noi non sarà mai una bella storia, infine vado a Milano dall’amico Banfi e con me spesso c’è la Maria Bruna che capisce le pene del mio cuore. Pubblico Realismo e fantasia, a mie spese, meglio … a spese di mio padre - in casa è lui che allarga i cordoni della borsa -, un saggio che sarà l’ultima cosa pubblicata in vita. Per tutto il dopoguerra scrivo tanto: finisco il romanzo calabrese e scrivo Incontro con il comunista, provo a spedire agli editori - persino Mondadori! - ma è tutto inutile, non mi stanno mai a sentire, il romanzo uscirà su La Provincia di Varese, poche puntate, poi dentro un cassetto. Vado a vivere a Varese, nella villa di famiglia di via Limido, non mi attira la vita di città, balli e ricevimenti più non voglio, amo la campagna, la natura, il bosco, i miei cavalli, e poi leggere, scrivere, studiare, con la sola compagnia di Maria Bruna. Poi di  amici me ne restan tanti, da Thomas Mann a Gide, persino Kafka, Flaubert, de Musset, Renan e il vecchio Stendhal … Annoto frasi nelle mie agendine, riporto il mio peso, lo stato di salute, le disavventure del mio cuore, provo mille volte a smetter di fumare, senza riuscire. Vorrei scrivere un romanzo ambientato in Germania ma non lo finisco, intanto scrivo per diversi quotidiani, vado a Milano, in Svizzera e a Lugano. Bompiani dice no a Uomini e amori, non è mica il solo, ma io mi consolo scrivendo saggi, racconti e articoli, che faccio ricopiare da solerti dattilografe e pubblico su giornali, poi ripongo in cartelle e nei cassetti. Scrivo sceneggiature e commedie, una conversazione su Proust che porto alla Rai, filosofeggio con Calogero e lui m’incoraggia, pure se un tempo la filosofia m’era indigesta. Compro una macchina alla moda, una Lancia Ardea con le tendine che userò per amoreggiare, mentre Mario si sposa - nonostante il mio odio per le feste mi tocca far da testimone - e Maria mi dà nipoti su nipoti. Maria Bruna è la sola amicizia intelligente, l’unica donna con cui posso parlare, quella che mi comprende, che vien con me a Lugano, alla Radio Svizzera, dove leggo un testo e consegno una commedia, poi mi accompagna a Milano da Indro Montanelli. Mio padre mi regala un podere verso Gavirate dove amo andare a passeggiare, cercare quiete, cavalcare in groppa a Zeffirino, curare vitelli appena nati, occuparmi della fattoria, piantare rose, arbusti rampicanti, alberi da frutto. Faccio testamento nel 1951, ho solo 39 anni ma devo pensare a chi lasciare i libri (al comune di Varese) e le carte (a Maria Bruna), dicendo pure che la mia pistola Browning voglio donarla a Mario, ma che stia attento: è carica. Provo ancora a pubblicare con Garzanti, vado da Streheler a proporre una commedia, discuto, litigo, sono irremovibile su quel che non voglio abbandonare; scrivo articoli e leggo tante cose, mentre il mio diario raccoglie sensazioni, sfiducia, momenti tristi, un po’ di depressione. Coltivo i campi del mio bel podere dove imparo a produrre del buon vino e annoto le spese per il cavallo, giro un documentario nel giardino e infine lo spedisco alla Ferrania; scrivo lettere come un disperato, al Corriere della Sera, a Spadolini, a Umberto di Savoia … Litigo con mio padre e fuggo in Germania, a Bonn - in un mese cambio quattro alberghi - e da lì collaboro con Il Mondo di Pannunzio per raccontare la vita quotidiana dei tedeschi. Leggo Thomas Mann e scrivo dizionari dietetici, passo a Einstein e riprendo il paesaggio estivo di Varese, penso a come risolvere il problema meridionale e spedisco copioni a Visconti. Muore la mia cara Gigetta che mi ospitò in Calabria, ci eravamo scritti tante lettere, mando fiori ma non vado al funerale, sono sempre più legato al mio cantuccio della campagna varesina, poi c’è mio padre che sta molto male. Il dottor Morselli, come tutti lo chiamano, muore a 84 anni, nel 1958; provo un gran dolore, ché non ci siamo mai capiti, non c’è stato tempo di spiegare, forse non lo abbiamo mai trovato. Fede e critica è il mio ultimo lavoro, ci credo, lo porto in Feltrinelli da Spagnol, ma non va bene, non va mai bene niente con questi editori da strapazzo. Vivo nel mio villino di campagna, senza telefono, senza televisore, solo molto tardi deciderò di comprare un frigorifero, ma quando è fresco basta tenere fuori il cibo che mi va di conservare. Carla rifiuta di sposarmi. Non ci vengo a seppellirmi in mezzo ai campi, dice. Restaci tu. Restaci con la tua gatta. Farò a meno anche di lei, tanto ho i miei libri, il mio cavallo, le mie vigne, di puttane ne trovo quante voglio … poi però ci ricado e m’innamoro, non mi fa bene innamorarmi, ormai lo so, quando finisce resto ancor più triste e solo. Che amore d’Egitto! Lei scappa al Cairo e io comprendo che non era amore, la scaccio via dalla mia vita, non la voglio proprio più vedere, meglio le mie giovenche, le mie mucche, la mia campagna in fiore. Roland Barthes e Umberto Eco sono i nuovi miti, accanto a un sacco di letture che parlano di laici e cristiani, poi scrivo Un dramma borghese, lo mando in lettura, solo Sereni risponde per la Mondadori. Non va bene, peccato. A Moravia piace ma non ha il potere di farlo pubblicare. Non me ne curo, prendo un po’ di appunti, ché voglio scrivere il mio romanzo più importante, Il Comunista, dove metto dentro persone vere e fantasie d’autore. Leggo e rispondo a chi scrive che il romanzo è morto, che non è tempo più di far romanzi, dico che la narrativa è l’unica possibilità per la letteratura. Non mi pubblica nessuno, neppure gli articoli, passo per un tipo un po’ bislacco, dal carattere impossibile, litigo con un sacco di persone mentre scrivo Contro-passato prossimo e finisco Il Comunista. Le donne mi fanno soffrire, gli editori pure, nonostante Sereni lo proponga, nessuno vuole Un dramma borghese, io sprofondo ne La nausea di Sartre e mi faccio ancor più male. Scrivo un nuovo testamento. L’ultima illusione è Il Comunista, ché Rizzoli lo pubblicherebbe, firmo un contratto ma non viene rispettato, sciolto dopo un anno e mezzo, senza motivo. Scrivo senza speranza Roma senza Papa, lo accetta solo Rebellato, tra i tanti editori da me selezionati, ma solo se pagherò la stampa. Leggo Il mestiere di vivere di Cesare Pavese e annoto un sacco di appunti sul suicidio. Il testamento è pronto, ormai da tempo. E scrivo sempre meno sul diario, soltanto poche note. Passeggiare in montagna insieme a Maria Bruna è la sola cosa che mi resta. È il 1973, il 31 luglio, trovo tra la posta due manoscritti di Dissipatio H.G., rifiutati. Troppo per continuare ad accettare. La pistola militare Browning è sempre carica. La uso. Sulla mia testa. Nel bagno. Seduto su una sedia a sdraio di tela. La mia ragazza dall’occhio nero non fallisce. Forse la sola che non mi ha mai tradito. Non ho rancori. Non ne ho mai provati. Abbiate solo cura dei miei libri.

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Stefano Tamburini, "L'uomo e il mare"

11 Maggio 2024 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

L’UOMO E IL MARE

Storia di un sub ucciso da uno squalo e dei tentativi falliti di ucciderlo ancora

 Stefano Tamburini

 

L’uomo e il mare racconta una storia accaduta 35 anni fa, di per sé terrificante come può esserla quella di un uomo ucciso da uno squalo. Ma è soprattutto il racconto ancor più devastante del “dopo”, della crudeltà di uomini ancora più feroci di uno squalo che cercavano di far passare una verità alternativa a quella incontrovertibile dei fatti, infangando la reputazione dei testimoni e la memoria della vittima, Luciano Costanzo, 47 anni, lavoratore portuale ed ex calciatore di Massetana, Piombino, Acireale, Livorno, Savoia e Paganese. Fra i più attivi in quest’opera devastante di demolizione della verità c’erano i giornalisti della rivista specializzata Aqua e alcuni quotidiani nazionali, con Vittorio Feltri in prima linea. L’autore del libro è Stefano Tamburini, giornalista, già direttore di Corriere Romagna, Agl (l’agenzia dell’allora Gruppo Espresso che curava il notiziario nazionale per 18 quotidiani locali), la Città di Salerno e Il Tirreno.

L’uomo e il mare – pubblicato da Edizioni Il Foglio – è un romanzo-verità che racconta gli accadimenti terribili che seguirono il 2 febbraio 1989. Quel giorno morte e terrore emersero dal mare di un insolito inverno che sembrava maggio. Le fauci di uno squalo si presero la vita di un sub e fecero precipitare Piombino, l’Arcipelago e mezza costa toscana in un film dove tutti erano attori e spettatori. E purtroppo non era che l’inizio di una storia assurda: la straordinarietà degli accadimenti veniva presa a pretesto per metterli pesantemente in dubbio, per costruire una narrazione tossica, devastante, umiliante. In quello scenario, infatti, c’era chi cercava di infangare il sub attribuendogli una fuga per incassare una polizza sulla vita peraltro inesistente. O una battuta di pesca con gli esplosivi finita in malo modo. È la storia di un giornalismo sciatto e in malafede al servizio della menzogna sconfitto da quello più genuino e di qualità pronto a battersi perché un uomo già morto nel modo peggiore non fosse ucciso una seconda volta. E con lui anche un po’ del nostro vivere civile.

L’opera si pregia della prefazione di Giangiacomo De Stefano, produttore, autore e regista cinematografico, figlio di Gennaro, giornalista vittima in Abruzzo di un arresto illegale da parte di un poliziotto poi smascherato e condannato, grazie a un’estenuante opera di indagine alla quale Tamburini, pochi anni dopo la vicenda di Costanzo, prese parte con grande impegno. De Stefano scrive che «il libro di Tamburini ci mostra due diversi modi di intendere il giornalismo. Attraverso la storia tragica di Costanzo si parla di un appassionato lavoro d’inchiesta che contrasta chi vuole mistificare la realtà dei fatti per rovesciarli. Dalla parte opposta c’è infatti il giornalismo che cerca di sfruttare il clamore della vicenda, dando voce a coloro che hanno interesse a negare l’unica verità possibile e cioè che a uccidere Costanzo fosse stato uno squalo. È l’ignoto che ci spaventa e che dipinge come minacciosi elementi da sempre presenti in natura. Lo squalo nel mare, i lupi o gli orsi nei boschi. Tamburini mostra un giornalismo dal valore civile altissimo e lo fa attraverso un libro che ci fa immergere negli avvenimenti come se si trattasse di una serie televisiva, dove il finale aperto fa venire voglia di andare avanti pagina dopo pagina».

 

L’uomo e il mare (Storia di un sub ucciso da uno squalo e dei tentativi falliti di ucciderlo ancora), di Stefano Tamburini, prefazione di Giangiacomo De Stefano, 230 pagine, versione cartacea 14 euro (acquistabile on line o prenotabile in qualsiasi libreria), versione ebook 4,99 euro.

 

Stefano Tamburini nasce a Piombino (Li) il 25 febbraio 1961 da padre piombinese e madre elbana. Divoratore di libri e di strade dove consumare scarpe da marciatore, coltiva anche la passione per il giornalismo muovendo già a fine liceo i primi passi nella professione nella redazione piombinese del quotidiano “Il Tirreno”. Comincia poi un lungo viaggio nei giornali di mezza Italia. Di alcuni diventa direttore: Corriere Romagna, Agenzia Agl (che cura il notiziario nazionale per i 18 quotidiani locali del Gruppo Espresso), la Città di Salerno e Il Tirreno. Fra una direzione di testata e l’altra, c’è anche l’incarico di coordinare supplementi e inserti per i giornali del Gruppo, in particolare quelli legati ai grandi eventi sportivi (Olimpiadi, Europei e Mondiali di calcio) e alle tematiche dell’innovazione tecnologica. Fra le tante collaborazioni, quelle con il settimanale Autosprint e con il quotidiano abruzzese il Centro, per realizzare una serie di ritratti di “Ribelli” dello sport, che poi hanno contribuito a far nascere  il suo primo libro “Il prezzo da pagare”, pubblicato nel 2022, con lo sport scenario di lotta a favore dei diritti umani e civili. Il libro è stato semifinalista al premio Bancarella Sport 2023 e insignito del premio “Books for peace” 2023. Nel mese di novembre 2023 è uscito il secondo libro di Stefano Tamburini, dal titolo “Beati, dannati e sogni truccati”. L’opera rivela la commistione perversa tra la poesia delle grandi imprese sportive e i grandi affari non sempre puliti che si nascondono all’ombra della passione popolare.

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