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gordiano lupi

Salvatore Cafiero e Lisa Di Giovanni, "Phoenix"

9 Luglio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #musica

 

 

 

Salvatore Cafiero e Lisa Di Giovanni
Phoenix
L’Erudita – Euro 15 – Pag. 90

www.lerudita.it

 

La potenza della musica. Un percorso di crescita. Il filo dei ricordi. Un incipit di copertina che attira subito e fa venir voglia di leggere un libro che insegna come attraversare il tunnel più oscuro e scorgere la luce, nel caso in questione grazie alla musica. Gli autori sono Salvatore Cafiero - musicista, cantautore, produttore - e Lisa Di Giovanni - psicologa, editor, scrittrice - due anime che si compenetrano e si completano per dare vita a una storia interessante, che poi è il racconto esistenziale di Salvatore. Lisa Di Giovanni convince Salvatore a scrivere la propria vita, a narrare alle nuove generazioni una diversità che proviene da una malattia, un senso di impotenza e di fragilità che ne segna la fanciullezza e l’adolescenza. La musica salva la vita a Salvatore (scusate il bisticcio), che si chiudeva in uno stanzino e suona la chitarra, vivendo grazie alle note che sprigiona lo strumento. Un ragazzo celiaco ma anche un musicista, che ripercorre gli itinerari di un se stesso bambino con tutti i conflitti interiori, durante il lokdown causa Covid e tira fuori un testo utile per tutti, un romanzo verità, confessione matura e sincera di problematiche interiori. Una storia che si basa sul potere immenso della musica, che vuol dimostrare tutti i suoi benefici terapeutici nella cura di malattie psicologiche e del disagio esistenziale. Ventitre capitoli compongono un mix di emozioni e ricordi, in un numero di segmenti speciale come il numero che li indica, pieno di ingredienti magici per spiegare diversità e bellezza. Capitoli brevi e intensi, a tratti poetici, arricchiti da descrizioni evocative, come nel capitolo dedicato al mare e in quello sull’aliante, per raccontare le vicissitudini di una crisalide incompleta, per giungere alla conclusione che ogni essere umano è unico e irripetibile. Salvatore ce l’ha fatta grazie alla musica, altri riusciranno nella vita grazie allo sport, al cinema, al teatro, alla letteratura. La sola cosa importante è cercare di vivere realizzando i propri sogni per portare a compimento il progetto di partenza, toccando ogni corda dell’anima. Da leggere.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Gordiano Lupi e Riccardo Marchionni, "Amarcord Piombino"

7 Luglio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #gordiano lupi, #recensioni, #luoghi da conoscere, #fotografia

 

 

 

 

Amarcord Piombino

Gordiano Lupi e Riccardo Marchionni

Edizioni Il Foglio, 2022

pp 238

15,00

 

 

Non dovrei trovare così attraente un libro che parla di una città non mia, che racconta dettagli poco importanti di una provincia lontana nel tempo. Ma se a scrivere di Piombino è il suo bardo, Gordiano Lupi, mi lascio di nuovo catturare. Chi è nato e vissuto per sempre nella stessa città conosce – come la conosce la sottoscritta – la sensazione che ogni angolo, ogni via, ogni fondaco, ogni panchina conservino memoria di fatti accaduti, di gente amata che ci ha lasciato, di prospettive che non si sono avverate, di ambizioni frustrate.

La Piombino di cui parla Lupi c’era e non c’è più, si è trasformata in qualcosa che, comunque, si fa voler bene lo stesso, che diventerà ricordo dolceamaro per le generazioni future. Una città di spiagge e acciaio, di tamerici salmastre e fuliggine, di gabbiani e archeologia industriale. Una città amata con nostalgia e strazio, con la potenza magica del tempo che tutto trasforma, che è selettivo, che rinnovella e ricrea, che contempla il bello e il brutto, il cielo pulito e la spazzatura sotto il marciapiede, le ideologie vissute solo come patetico ricordo. Se a trovare un tappo di bottiglia è un bambino che ci giocherà e che porterà quei momenti incisi nel cuore, persino la fugace visione di tale modesto oggetto crea un continuo, inafferrabile anelito insoddisfatto.

Vivere sarà soltanto questo desiderio inappagato di ritorno verso quel che non può tornare.” (pag 213)

Sono le eterne, ricorrenti tematiche di Lupi – che qui vengono supportate anche dalle tangibili, seppur evanescenti, fotografie di Riccardo Marchionni. Da Alla ricerca della Piombino perduta, attraverso Calcio e Acciaio, fino a questo Amarcord Piombino, è tutto un susseguirsi sempre più straziato e disilluso di velleitaria, sfinita e un po’ blasé nostalgia. Da un libro all’altro c’è come un arrendersi, un cedere il passo estenuati al nuovo che avanza, un capire che, se le cose stanno come stanno, in fondo è perché noi lo abbiamo voluto.

Conosco bene la mancanza d’un irraggiungibile romantico ideale, la bellezza trascendente di ciò che non sarà mai più, forse perché, in fondo, non è nemmeno stato davvero. Conosco il trasformare qualsiasi momento in gemma struggente purché lontano nel tempo. Cosa rimane a noi sessantenni se non ripercorrere il passato, sentire l’affievolirsi delle pulsioni, il venir meno del talento e dell’elan vital? Possiamo solo vivere ogni angolo delle nostre città, dei nostri mari, delle nostre periferie industriali accarezzandole con lo sguardo, ritrovandoci ciò che è stato e creando allo stesso tempo nuove future rappresentazioni per il tempo che sarà, se mai ci sarà concesso.

Struggente poesia, come sempre nei testi di Lupi, che ti trascina privo di meta da una pagina all’altra, affatato e dilaniato da una malinconia senza confini, una malinconia da bestia stanca che ormai si lecca le ferite.   

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Valentina Santini, "L'osso del cuore"

11 Giugno 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Valentina Santini
L’osso del cuore
Edizioni E/O, 2022

– Euro 17 – Pag. 200

 

 

L’osso del cuore non è un libro facile. Valentina Santini ha uno stile chirurgico ed essenziale, fatto di periodi frammentari e di brevi dialoghi, efficace per il tipo di storia cruda e senza speranza che vuol raccontare. Il lettore comprende il senso del titolo a pagina 76 o giù di lì. Mi sei entrata nell’osso del cuore (per dire che si è innamorato). Ma il cuore non ha l’osso. Il mio sì. Un dialogo rapido e ficcante fa capire che ci troviamo all’interno di una storia d’amore. Ma non è la solita storia d’amore. No davvero, è una storia d’amore e morte, corretta al fantastico, tipo I viaggiatori della sera di Umberto Simonetta, che Ugo Tognazzi portò al cinema in uno stupendo film interpretato insieme a Ornella Vanoni, che consiglio di recuperare. Ci troviamo nell’Italia del 1976, ispirata all’Argentina della dittatura militare, perché in questa Italia di fantasia ha trionfato una parte politica nazistoide che mette in campo di concentramento i non conformi, gli individui pericolosi e i dissidenti. Il romanzo non è per stomaci deboli, perché buona parte del racconto descrive torture, moncherini vari, animali spellati, corpi attaccati ai ganci e via di questo passo. Se fosse un film sarebbe a montaggio alternato, perché di consequenziale la narrazione ha ben poco, non segue un ordine logico ma avanza per rimandi, flashback e ricordi. In ogni caso la storia si svolge tra Pontassieve, Firenze, Santa Fiora e Peretola, mentre molte sequenze sono ambientate in una Casa della Libertà di pura fantasia, un lager vero e proprio dove ne accadono di tutti i colori e dal quale a un certo punto i protagonisti fuggono. Nella seconda parte ci rendiamo conto che la protagonista femminile è un’artista provetta che confeziona copie perfette di Modigliani e altri autori importanti, oltre a palesare un originale talento. Esordio narrativo di Valentina Santini del tutto diverso da altri debutti, quando troviamo un autore che vuol raccontare una storia personale, urgente, che da tempo tiene dentro e che deve proprio uscire. L’osso del cuore è tutt’altra cosa, è un romanzo costruito secondo le regole della miglior scuola di scrittura creativa, scritto con grande tecnica narrativa, senza errori di sorta, del tutto privo di ingenuità. Un esordio insolito, che nasconde una scrittrice interessante, capace di maneggiare horror e noir, persino il torture, che provoca nel lettore un mix di disgusto e ribrezzo. Certo, è un tipo di storia che ha bisogno di un suo pubblico, desideroso di trovare emozioni nere e crudeli sulla pagina bianca. Valentina Santini è un’ottima scrittrice, questo è fuori discussione, proprio per questo mi piacerebbe leggere un suo romanzo che la coinvolga in prima persona e che segua meno le regole del mercato. L’osso del cuore resta comunque un buon noir distopico, crudo e realistico, fantastico e persino sentimentale.

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Federico Guerri, "Senza disturbare i tulipani"

10 Giugno 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Federico Guerri
Senza disturbare i tulipani
Edizioni Spartaco, 2022

– Euro 14 – Pag. 155

 

Condivido gli stessi gusti letterari di Edizioni Spartaco, perché dopo Müchela Iena di Vincenzo Trama, incontro Senza disturbare i tulipani di Federico Guerri, due romanzi scritti da autori che ho pubblicato con Il Foglio Letterario, giustamente liberi di percorrere altre strade e di fare esperienze nuove. Non esiste concorrenza in letteratura, se il fine ultimo è fare cose belle, dare voce a chi merita spazio ma non lo trova in una grande editoria sommersa da fenomeni da baraccone, nani, clown e ballerine. Senza disturbare i tulipani è – per usare le parole del suo autore - un romanzo sui legami, la memoria e il senso di comunità, una favola moderna piena di app, amicizia, motori, amori, pizze e storie. Tante storie. Protagonista e filo conduttore di queste storie che debordano da un romanzo contenitore è il signor Alberto, un settantenne vedovo, il più attempato fattorino di pizze a domicilio della storia. Alberto tratta i clienti con grande gentilezza, alcuni si meravigliano di dover dare la mancia a un signore molto più anziano di loro, ma alla fine lasciano ottime recensioni sui siti,  elogiano il suo saper trattare con gli altri, la capacità di ascolto, la sagace ironia con cui tratta i clienti, oltre a consegnare pizze a domicilio. Tu leggi questo romanzo - una sorta di spin-off della saga Bucinella (edita dal Foglio Letterario), alias una Follonica che Guerri non cita, ma che viene fuori dai ricordi - e ti vien voglia di aprire un luogo dove si raccolgono storie e si leggono i libri preferiti, riadattando alla bisogna una vecchia cabina telefonica, che divenga elemento fisso d’un paesaggio in mutazione. Storie come fossero tulipani, ricordi che affiorano dagli abissi d’un oceano misterioso, l’importante è non disturbarli in fondo al mare, saperli coltivare, tenendoli in serbo per quando serviranno. Un romanzo fantastico e surreale, originale, teatrale, intriso di elementi potenti ed evocativi, ambientato in un luogo dove in fondo al mare non crescono alghe e anemoni, ma tulipani; un posto dove i protagonisti sognano di vivere insieme sull’isola dei tulipani. Il racconto è composto di molti personaggi contemporanei, uomini e donne che non hanno bisogno di imparare niente, basta scaricare un app sul cellulare. Tutto scorre a Bucinella, ma si recuperano storie, a bordo di una motocicletta del Terzo Reich che salva le narrazioni proprio dove i nazisti le bruciavano. In compagnia dell’anziano delle pizze, che con gentilezza suona campanelli e consegna Margherite, Maialone e Quattro Formaggi, andiamo alla scoperta della memoria del mondo, di una diga che sta cominciando a cedere, ma basterà un dito di un bambino a salvare il villaggio, fermando la pressione dell’oblio sulle nostre vite. Federico Guerri, già presentato al Premio Strega con 24:00 Una commedia romantica sulla fine del mondo, autore del successo editoriale Questa sono io e del progetto Bucinella - 25.000 abitanti circa, continua a stupire chi ama la letteratura, almeno quanto sorprende come sia possibile che un autore così geniale pubblichi con Il Foglio Letterario e con Spartaco, mentre scrittori inutili vengono accolti a braccia aperte da una grande editoria che ha smarrito  da tempo la strada maestra della letteratura.

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Marco Melillo, "Nuova canzone felice"

15 Maggio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Marco Melillo
Nuova canzone felice
Marco Saya Edizioni, 2021

 Euro 12 – Pag. - 135

 

Marco Saya è un editore che dimostra tutta la sua passione per la poesia sin dalla cura con cui pubblica i suoi libri, dal prezzo contenuto (12 euro per 135 pagine) e dalla scelta felice degli autori. La collana Sottotraccia diretta da Antonio Bux - autore che apprezzo per averlo pubblicato con Il Foglio Letterario - contiene vere perle che vanno da Gabriele Galloni (L’estate del mondo) allo stesso Antonio Bux (Sativi), passando per Sergio Bertolino (La sete) e Valentina Murrocu (La vita così com’è). E poi sono libri così belli che fanno venire la voglia di collezionarli tutti, con una copertina bianco lucido, una carta anticata di color giallo e un formato accattivante, per restare al solo aspetto esteriore. Parliamo un po’ di Melillo e della sua poesia civile, molto pasoliniana, dalla parte di Malvolio, se vogliamo rievocare una polemica storica tra due giganti della letteratura. La nuova canzone felice del poeta napoletano si divide in quattro sezioni: Mediterraneo, Disperanza, Dalle case d’altri e Invisibile mondo; liriche che parlano di mare e naufragi involontari, di profughi e persone senza una terra in cerca di approdo sicuro, si rivolge al mondo guardandolo dalla parte degli ultimi. Opera prima intensa e piena di contenuti, matura e compiuta, di un autore quarantenne, già vincitore del premio Ortese, pubblicato da Poeti e Poesia diretta da Elio Pecora, finalista del Premio Napoli e del Città di Conza. Una colta prefazione di Enzo Rega introduce l’opera facendo riferimento alla funzione della poesia come incontro con gli altri, cosa che Melillo compie fino in fondo, cercando le parole giuste per esprimere la sua compassione con tutti gli emarginati. Poesia di libertà e di sensazioni, di principi morali e sofferenze, di dolore e rimpianto, ma anche di lotta per un mondo migliore. Vi lascio alcuni testi in lettura, ché la poesia va letta più volte, persino mandata a memoria - come dice uno che stimo di nome Nicola Crocetti - ma spiegata proprio no …

 

Partiamo dall’incipit della prima sezione Mediterraneo:

Per navigare l’incerta lettura del mondo
la mappa è l’agire politico, l’acquisizione
di segni stranieri
dove vive il tu per intero
senza sillabare le forme che veste
la logica, finché il potere è una patria mortale.

Entro in cielo
divoro il libro
fisso sull’asfalto
una canzone.

 

L’orrore

La notte sbaglia la di sopra di loro.

Facile dare la colpa a chi scappa
chi spinge qualcosa di vivo
nel mare inautentico dell’abbondanza.

Facile pure il parlare
purché la vergogna abbia tratto lezione
dalla stessa legge

l’errore

oltraggiando un confine deciso dalle istituzioni
una muta di scogli spacciando parole
.


Tratto dalla Sezione seconda - Disperanza
 

Cos’è poesia? Andare via
star lontani dai corteggiamenti
di chiunque sia, perché il giorno
che venga a cercarti
chi c’era caduto davvero
non sia un giro inutile
tra chi ti scansa di spalle
bifronte coi suoi sentimenti
e chi vive sperduto tra i sensi
del mondo, ammesso
ai suoi pentimenti.

 

(si fa riferimento ad Alvaro Mutis e alla definizione di poesia come moneta inutile che paga i peccati altrui con le false intenzioni di offrire agli uomini la speranza)

 

Dalla Sezione Terza – Case d’altri

 

C’è un silenzio portentoso
accanto alla ginestra,
quando giungi
per la sua finestra
godi
la sua veglia originale
la tempesta di sterilità
che ci circonda, fissa
addirittura il gusto del pensiero
le sue forme,
noi che siamo epura
come docili carogne.

 

Dalla Sezione Quarta – Invisibile mondo
 

Digiuna l’aria il lamento,
ti prendo allora
che senza pensieri
non stringi, ti fai sicura
di traffico ancora alle mani.
È il vivo abbraccio dei morti
raccontano che
non bisogna fermare
questa polveriera di sogni,
di poesia senza bandiera.

 

Gordiano Lupi
www.ilfoglioletterario.it

 

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Biondi, Ballucchi, Pinelli, "La dama degli abissi"

12 Maggio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Biondi -  Ballucchi - Pinelli
La dama degli abissi - La storia segreta di Elisa Bonaparte
Euro 16,00 – Pag. 48 – Kleinerflug, 2021
www.kleinerflug.com

 

Oggi ho letto uno dei fumetti peggiori che mi siano passati tra le mani (e in vita mia ne ho letti tanti!): La dama degli abissi - La storia segreta di Elisa Bonaparte. Niente di male, sono molte le cose brutte diffuse a piene mani nel mondo delle lettere e delle arti in generale, ma questa è addirittura finanziata dal Comune di Piombino e non se ne comprende il motivo. La dama degli abissi mette in ridicolo una gloria maremmana come la Principessa Elisa, sorella di Napoleone Bonaparte, a Piombino da tutti detta (in senso dispregiativo) la Baciocca, perché aveva sposato un Baciocchi, principe di Lucca. Gli autori del fumetto non si curano di rispettare minimamente la realtà storica, limitandosi a qualche tavola che riproduce piazza Bovio e la Cittadella,  in cambio di una pessima narrazione fantasy che potrebbe avere come protagonista qualsiasi eroina immaginaria. Il disegno è stile manga, ma del peggiore, involuto e grottesco, quasi caricaturale, con alcuni spaccati paesaggistici e molti primi piani di personaggi con gli occhi enormi. Il sonno della ragione genera mostri, infatti in questo fumetto ce ne sono molti, scaturiti da demenziali parti oniriche e dalla fantasia aberrante di autori che non hanno neppure perso tempo a studiare le origini di Elisa. Ci sarebbero state molte leggende da sfruttare in senso fumettistico, come quella di un’Elisa mangiatrice di uomini che dopo aver portato a letto i più bei giovani di Piombino li mandava a morire facendoli precipitare dalle cento scalinate, proprio sotto la sua regale residenza. Il lettore locale si chiede come mai vengano finanziate operazioni simili, perché se sono soldi di un editore sprovveduto il problema è tutto suo, quando i denari sono dei contribuenti magari è lecito farsi delle domande. Roberto Mosi, che ha scritto un bel libro su Elisa, molto documentato, potrebbe sporgere querela, ma anche il fantasma di Ivan Tognarini (storico eminente di Piombino) potrebbe far passare agli autori sogni infausti, così come Nedo Tavera potrebbe presentare un esposto per la dissacrazione del suo grande lavoro da storico. La cultura è finita nelle ultime mani a Piombino, dove si organizzano eventi e presentazioni di libri solo di autori Mondadori ed Einaudi, di tanto in tanto qualche Rizzoli, tutta gente di serie A, nessun locale che farebbe scomparire, neppure quando si parla di cose che dovrebbero essere di interesse nostrano. Concludo dicendo che 16 euro per 48 pagine a colori sono decisamente troppe, se poi il prodotto è fanzinaro, trasandato, disegnato e scritto senza cura, diventano quasi un affronto. Da evitare. Per conoscere la figura di Elisa Bonaparte consiglio la lettura di libri storici sul tema.

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Nicola Crocetti, Jovanotti, "Poesie da spiaggia"

11 Maggio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Nicola Crocetti – Jovanotti
Poesie da spiaggia
Crocetti Editore, 2022

Pag. 200 –Euro 15

 

Davvero una strana coppia quella composta da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, e Nicola Crocetti, sia per età che per campi d’interesse, il primo cantante rock e pop, autore di ispirati testi poetici, il secondo traduttore di poeti greci e gran cultore della poesia in Italia. Ho spesso affermato che se Nicola Crocetti non esistesse bisognerebbe inventarlo, perché è riuscito a portare la poesia in edicola con la sua bella rivista (Poesia, appunto) che leggo dai tempi della scuola, adesso diventata rivista - libro grazie a Feltrinelli. Jovanotti, invece, è riuscito a far entrare la poesia a Sanremo, recitando una stupenda lirica di Mariangela Gualtieri nel salone del teatro Ariston, un piccolo gioiello tra anonime canzoni che di poetico avevano ben poco. L’operazione Poesia da spiaggia è interessante, perché non è tanto volta a commercializzare la poesia quando a far capire che sotto l’ombrellone, accanto al romanzo giallo e al thriller, si possono leggere anche liriche di autori interessanti, che i nostri selezionatori di fiducia consigliano grazie a un agile tascabile. Crocetti non poteva fare a meno di inserire nella sua personale selezione il grande Costantino Kavafis, pure se manca la mia poesia preferita, la lirica dei giorni passati visti come candele spente, ma scorrendo le pagine trovate una composita selezione di autori, che va da Mario Luzi ad Aldo Nove, passando per Rimbaud, Pasolini, Hikmet, Saffo e Dolci. Jovanotti e Crocetti con questo ottimo libro che si fa leggere con passione e partecipazione si augurano di poter avvicinare un buon numero di lettori al genere letterario per eccellenza. Tra i tanti consigli di lettura citiamo una poesia d’amore di Neruda, un testo di Amichai, un buon lavoro di De Luca, persino Sanguineti (la per me ignota Ballata delle donne, una tantum poesia non sperimentale), Mannick, Baudelaire, Athanasulis (il mare t’empirà di sogni. Ti lascio / il mio sorriso amareggiato; fanne scialo, / ma non tradirmi), Wilcock (abbi fiducia nella vita / e non nelle ideologie …), Quasimodo (E come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore), Pascoli (m’affaccio alla finestra, e vedo il mare), Ungaretti (ricorderai d’avermi atteso tanto, / e avrai negli occhi un rapido sospiro), Giudici (Inoltre metti in versi che morire / è possibile a tutti più che nascere / e in ogni caso l’essere è più del dire), Anaghnostakis (Bisogna piantare le parole come chiodi / che non le porti via il vento), Andrade (minatore dell’amore, scavo senza tregua / fino a scoprire il filone dell’infinito). Un’antologia variegata, dove ogni lettore può trovare poeti affini alla sua sensibilità, che sviscera il tema del mare e del viaggio, dell’avventura di una vita da impostare nei modi più impensati. Tutti abbiamo i nostri libri del cuore, gli autori di cui da giovani ci siamo innamorati e non li abbiamo più abbandonati; Crocetti e Jovanotti ne presentano una buona selezione, che fa capire l’utilità della poesia in questo nostro mondo, di sicuro maggiore rispetto a un romanzo giallo o al solito noir declinato ormai in tutte le salse.

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Gordiano Lupi, Fabio Strinati, "Dagli Appennini al Tirreno"

9 Maggio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #fabio strinati

 

 

 

 

Dagli Appennini al Tirreno

Gordiano Lupi e Fabio Strinati

Edizioni Il Foglio, 2022

 

Ho sempre pensato che Gordiano Lupi scrivesse già poesia in prosa e qui, in Dagli Appennini al Tirreno silloge che raccoglie insieme liriche sue e di Fabio Strinati – non faccio alcuno sforzo per adeguarmi al cambiamento di registro. Poesia era e poesia rimane.

I paesaggi di Lupi sono sempre gli stessi, quelli del ricordo. Canta “la sua provincia”, Piombino, “nido accogliente per ogni ritorno”, il posto più denso di significati perché vi si è svolto tutto quello che ha poi avuto valore, perché ogni attimo di presente si è trasformato in un passato trasfigurato dal ricordo, divenuto nostalgia feroce. Pazienza se, dove giocava da bambino, ora Lupi siede nella tarda maturità con in mano un giornale. I pratini sterrati sono gli stessi, il vento porta gli stessi suoni e gli stessi colori, e lui è avvolto dalla stessa maledetta nostalgia, il cuore strutto da memorie perdute, da ambizioni fallite e da quella “brama di rifiorire” che prende a una certa età ma non è mai soddisfatta.

Un realismo composto di piccole cose, sempre uguali, ripetute all’infinito, trasformate e poetizzate dal tempo. Una poesia piana e distesa, anche se le parole sono distillate con cura. Incisi che ricordano Caproni (a messa non andava) e enjambement che rendono colloquiale il versificare.

Il coprotagonista di questa raccolta è Fabio Strinati, poeta che avevo già avuto modo di leggere. Il suo mondo non è la Maremma bensì le Marche, il suo mare è l’Adriatico. Lo troviamo immerso in un paesaggio che è, sì, quello appenninico, fatto di selve e masserie, ma è anche interiore, nutrito di sentimenti privati come l’amore verso la Donna con la d maiuscola, uno sfuggente eterno femminino.

Poesia discorsiva quella di Lupi, più comprensibile e per questo più struggente, versi maggiormente ricercati quelli di Strinati, molto maturati rispetto alle prove precedenti, frutto di grande rispetto per la parola e di grande ricerca stilistica ancora in divenire, sospesa fra “arcaismo ed ermetismo”, come giustamente afferma Alberto Figliolia nella prefazione.

Una bella raccolta corredata di fotografie in bianco e nero, testimone della funzione consolatoria che la poesia ancora oggi possiede, dolce carezza per il nostro cuore affannato.

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La santa piccola di Silvia Brunelli

22 Aprile 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

La santa piccola (2021)
di Silvia Brunelli

 

La santa piccola è la convincente opera prima di Silvia Brunelli, prodotta con l’aiuto della Biennale di Venezia e di altre realtà territoriali come Mosaicon Film, Antracine, Nuovo Teatro Sanità e Accademia di Belle Arti di Napoli. Presentata al Farnese di Roma, selezionata al Tribeca Film Festival, ha dato il via a un tour italiano che la porterà nei cinema di Ragusa, Iglesias, Bologna, Caserta, per approdare a Napoli, quartiere Sanità, luogo naturale dove tutto è cominciato. La pellicola è tratta dal buon romanzo di Vincenzo Restivo (Milena Edizioni, collana di narrativa LGBT), sceneggiato dalla regista in collaborazione con Francesca Scanu, ambientata benissimo in una Napoli solare e vitale, nel quartiere Sanità, dove convivono superstizione e miseria, religiosità diffusa e quotidiane mancanze. Si racconta una storia di amicizia tra due ragazzi, Lino e Mario, che dopo notti di sesso sfrenato e avventure nel rione, sembra sfociare in qualcosa di più intenso, ma soltanto il secondo cerca l’approccio omosessuale, mentre il primo non trova il coraggio per osare e interrompe persino l’amicizia. La regista è bravissima a descrivere la vita quotidiana di un quartiere povero, dove sembra non accadere niente, fino allo sconvolgente evento che irrompe nell’ordinario e modifica il corso degli eventi. Personaggio principale della vicenda la piccola santa, suo malgrado, Annaluce (sorellina di Lino) che fa volare una colomba apparentemente morta e sembra resuscitare la madre intossicata dal gas. Tutto il quartiere grida al miracolo e la povera casa di Perla - madre depressa abbandonata dal marito - si popola subito di fedeli come se fosse un santuario.  Silvia Brunelli dipinge con mano felice un’umanità povera e dolente, con tratti pasoliniani, una macchina a mano convulsa e nervosa che si alterna alla macchina fissa per inquadrature mai banali di volti, vicoli e piazze. Attori giovani e bravi, sia Pellegrino (Lino) che Antonucci (Mario), ben guidati in complesse (ma credibili) sequenze erotiche che a tratti sconfinano nell’hard. Per la prima volta sullo schermo, la giovanissima Sophia Guastaferro non se la cava male, così come Pina Di Gennaro (Perla) è una convincente madre depressa. Fotografia luminosa di una Napoli periferica con suggestivi spaccati marini, curata da Sammy Paravan, colonna sonora a base di suggestioni partenopee di Emiliano Rubbi, mentre la regista cura in parte anche un compassato montaggio, secondo le regole del miglior cinema d’autore.  Questa è una storia che racconta di tenerezza e di crudeltà - spiega la regista - di bisogno di credere che qualcosa di buono e di superiore possa accadere, di speranza che qualcosa ci salverà dalla quotidianità e dalla sua monotonia. A nostro parere l’autrice centra il bersaglio alla perfezione, dimostrando che il buon cinema italiano (come si faceva un tempo) esiste, bisogna solo scoprirlo, senza fermarsi alle pellicole promosse da televisioni e circuiti multisala. 

Titolo originale: La santa piccola. Anno 2021. Paese di Produzione: Italia. Genere: Drammatico. Produzione: Rain Dogs Production, con la collaborazione di Mosaicon Film, Antracine, Nuovo Teatro Sanità, Accademia Belle Arti di Napoli. Durata: 97’. Regia: Silvia Brunelli. Soggetto: Vincenzo Restivo (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Silvia Brunelli, Francesca Scanu. Fotografia: Sammy Paravan. Montaggio: Luna Gualano, Silvia Brunelli. Musiche: Emiliano Rubbi. Distribuzione internazionale: Minerva Pictures Group, TVCO. Distribuzione Italia: Rain Dogs Production, Emera film. Interpreti: Francesco Pellegrino (Lino), Vincenzo Antonucci (Mario), Sophia Guastaferro (Annaluce), Pina Di Gennaro (Perla), Gianfelice Imparato (Don Gennaro), Alessandra Mantice (Assia), Sara Ricci (Marina), Carlo Gertrude.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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GIALLO BERICO – Summer Edition

14 Aprile 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #eventi

 

 

 

 

 

 

SHATTER Edizioni, in collaborazione con l’Associazione Culturale Amour Braque, presenta “GIALLO BERICO – Summer Edition”, versione spin-off della rassegna cinematografica e letteraria dedicata al genere giallo/thriller, la cui prima edizione ha avuto luogo il 18 e 19 febbraio 2022 presso la Sala Maggiore di Ponte di Barbarano (VI).

Dopo il successo riscosso dalla prima edizione, a grande richiesta, “GIALLO BERICO” torna in una versione tutta da scoprire e per l’occasione cambia location e “aspetto”: l’appuntamento con il brivido è fissato infatti per il 18 giugno 2022 presso la Sala Polivalente del Comune di Agugliaro (VI).   

L’evento, a ingresso libero previa prenotazione, vedrà protagonisti della giornata scrittori, reporter, documentaristi, saggisti e giornalisti investigativi che trasformeranno ancora una volta la suggestiva cornice dei colli berici in uno spazio di informazione, approfondimento, cultura e, non per ultimo, intrattenimento.

Al centro della Summer Edition due fatti di sangue che hanno profondamente segnato un solco nella nera italiana: la strage di Erba e l’efferato delitto Pasolini. In occasione del centenario dalla nascita del regista, intellettuale, scrittore e poeta, infatti, GIALLO BERICO rende omaggio a uno dei più grandi esponenti del Novecento, brutalmente assassinato e sul cui omicidio ancora oggi non mancano ombre e misteri.

A ripercorrere, come da titolo del libro inchiesta, L’ultima notte di Pasolini sarà il reporter Paolo Cochi, autore anche dell’omonimo documentario e che per l’occasione verrà proiettato, che ha co-firmato il volume, edito da Runa, assieme all’avvocato Nino Marazzita e il criminologo Francesco Bruno. L’incontro, moderato dalla giornalista Daniela Boresi, sarà preceduto dalla lettura di alcuni passi da “Le Ceneri di Gramsci” di Pier Paolo Pasolini, a cura di Amour Braque.

L’altro fatto di sangue in cartellone è poi la tristemente nota strage di Erba. A far luce su un caso ancora oggi dibattuto e che vede dietro le sbarre, accusati di omicidio plurimo, Olindo Romano e Rosa Bazzi, sarà il giornalista investigativo Edoardo Montolli, autore della controinchiesta, assieme a Felice Manti, “Il grande abbaglio”, trasposto poi anche in podcast e del quale sarà possibile ascoltare alcuni passaggi. Oggi, che tanti dubbi sono stati sollevati sulla colpevolezza di Olindo e Rosa e che il dibattito sulla coppia si è riaperto, il libro è stato riproposto in versione aggiornata, sulla base delle scoperte fatte dagli autori. A moderare l’incontro sarà il già professore di Diritto penale presso l’Università di Ferrara Guido Casaroli.

Ma come da format originale, anche GIALLO BERICO Summer Edition rende omaggio ai classici della letteratura gialla. E per l’occasione lo fa chiamando in causa un ospite d’eccezione: l’investigatore per eccellenza Sherlock Holmes, protagonista di alcuni dei racconti del giallista Rino Casazza che presenterà le indagini del più noto indagatore alle prese, per i Gialli di Crime, con lo squartatore, Lupin e il mannaro del Lario, per citarne alcuni.

Più ampio spazio poi al cinema giallo e ai cult movies anni Settanta-Ottanta che hanno caratterizzato la scena italiana con la partecipazione di Antonio Tentori, sceneggiatore che ha lavorato al fianco dei più grandi registi di genere di casa nostra quali Dario Argento, Lucio Fulci, Joe D’Amato, Bruno Mattei e che presenterà due volumi, editi da SHATTER Edizioni, da lui scritti: La notte degli assassiniCult movies del thriller italiano anni Settanta, saggio che prende in analisi titoli celebri e meno del giallo made in Italy, e La mano guantata della morte, sceneggiatura quest’ultima co-firmata da Nico Parente. E quale occasione migliore per portare in scena una performance teatrale che rievochi il nostro cinema più glorioso? Ed ecco infatti entrare in azione Alessandro Romano e Veronica Galeazzo, che daranno vita a una messinscena liberamente ispirata dal capolavoro di Dario Argento Quattro mosche di velluto grigio.

Ad inaugurare la sezione 2 PASSI NEL GIALLO sarà invece la scrittrice Paola Totis, autrice del romanzo La compagnia del silenzio (Logikal Edizioni), in un incontro moderato da Fabio Berton e che comprenderà alcune letture a cura di Amour Braque.

Un evento imperdibile per tutti gli amanti del brivido che, a partire dalle 17.30 di sabato 18 giugno, potranno accedere alla Sala Polivalente di Agugliaro.

La direzione artistica di “GIALLO BERICO” è di Nico Parente.

 

 

Per info e prenotazioni: gialloberico@shatteragency.com

www.shatteragency.com

 

 

 

 

 

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