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giuseppe scilipoti

I due settatari

3 Agosto 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

Immagine generata con PicFinder AI

 

 

 

Alla fine degli anni Duemila, dal momento che non utilizzavo l'automobile, mi muovevo tantissimo a piedi in diverse zone della mia città. In termini di salute ci guadagnavo, in quanto mi tenevo in forma, sia a livello fisico che mentale. Oltre i pro, c'erano dei contro. Ad esempio, imbattermi in certe persone non gradite, tra cui odiosi ex compagni di scuola, conoscenti perditempo, zingare con la manaccia tesa a mendicare e i Testimoni di Geova che giravano sempre in coppia. Riguardo a quest'ultima cerchia, in base al vestiario, senza sbagliarmi, li identificavo all'istante: gli uomini in giacca e cravatta, le donne con delle lunghe gonne e le scarpe basse. Inoltre, saltava all'occhio una Bibbia alterata, nonché le varie copie delle riviste Torre di Guardia e Svegliatevi! che si portavano dietro.

Un giorno, mentre mi stavo recando al supermercato, all'improvviso due di questa setta religiosa si piazzarono davanti a me. Non potei sfuggire.

«Salve, scusi il disturbo, le ruberemo solo qualche minuto.»

«Siete testimonial di Genova?»

«Testimoni di Geova!» esclamarono Cip e Ciop all'unisono per correggermi.

«Vi avverto che sono satanista protestante!» puntualizzai tra il serio e il divertito.

Il duo, ignorando la mia spiritosità, attaccò con un sermone. Annuii più volte, ma non prestai particolare attenzione a quei discorsi, finché non indicai il mio orologio da polso, adducendo un impegno.

«Non la tratteniamo ulteriormente. In ogni caso, sappia che settimanalmente teniamo le adunanze nella Sala del Regno, in via Roma, accanto al bar De Balzac» mi informò il geovane più loquace, un ometto calvo e dagli occhiali spessi.

«Sala del Regno? Quindi vi riunite in un castello! Chissà quante belle dame!» dissi, prendendoli per il culo.

«Suvvia, non scherzi. Prima di lasciarla andare, le pongo un quesito: chi è colui, e sottolineo colui, che salverà il mondo?» mi interrogò alla Mike Bongiorno l'altro compare, un tizio alto, dal viso butterato e dai capelli radi e grigi.

«James Bond!» risposi sornione.

Seguirono attimi di silenzio, accompagnati dai loro sguardi da pesce lesso.

«Arrivederci!» mi salutarono in coro, così, di botto, i due settatari, scuotendo la testa. Ricambiai il saluto con uno strampalato "Arrivedergine!" e mi avviai al Conad.

«Eh sì, chi meglio di James Bond?» pensai ridendo sotto i baffi. «Si potrebbe trarre un film. Ho già il titolo: Operazione G.E.O.V.A. - Licenza di eluderli.»

 

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Il nuotatore

9 Luglio 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

Immagine generata con PicFinder AI

 

 

 

Sprint sfortunato. Gara. Un buco nell'acqua.

***

 

 

 

Nota dell'autore: negli anni Venti, uno scrittore e giornalista americano di nome Ernest Hemingway, scrisse un romanzo in sei parole nel mentre si gustava un Mojito.

Invece, nel mio caso, ho realizzato questo racconto in sei parole, nel momento in cui sorseggiavo un bicchierone di chinotto siciliano.

 

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Il fotografo

8 Luglio 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

All'improvviso, l'ignaro soggetto dai lunghi capelli rossi come il melograno, nel mentre cammina sorridendo con le braccia alzate verso il cielo tramontante, si ritrova in una posa non voluta. È il momento perfetto per il click di una Polaroid da cui seguirà la magia di uno scatto.

Il timido fotografo, da sempre innamorato della sua migliore amica, porterà dentro il marsupio a tracolla, regolato all'altezza del cuore, l'intimità di quell'istante che sarà soltanto suo.

 

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L'aprimitili

1 Luglio 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti

 

Immagine generata con PicFinder AI

 

 

 

Quando ero un adolescente, prevalentemente nei mesi estivi dacché libero dagli impegni scolastici, da lunedì a sabato mi prodigavo come commesso magazziniere in un negozio di articoli casalinghi. Il lavoro non mi dispiaceva, ma c'erano vari aspetti negativi, tra cui la scarsa paga, che si attestava sui duecentoquaranta euro al mese, e i clienti seccanti, impertinenti o comunque difficili da trattare. In proposito, la storia dell'aprimitili merita di essere raccontata.

Ricordo che in una vigilia di Ferragosto, intorno alle venti e trenta, a ridosso dell'orario di chiusura, entrò un'occhialuta avventrice di mezza età dall'espressione immodesta. Indossava un tailleur grigio, lo stesso colore dei suoi cortissimi capelli, e un paio di scarpe aperte decorate di perle. La etichettai una borghesotta anche per via dell'andatura, come se tenesse un palo piantato nel culo.

Cominciò a gironzolare per il negozio, finché tre espositori di utensileria per cucina catturarono la sua attenzione. Lo confesso: pregai mentalmente che non mi rompesse i coglioni.

«Salve, cercavo un aprimitili!» esordì, rivolgendosi a me.

«Un apri...?»

«Un aprimitili!»

«Un aprimirtilli?»

«Un aprimitili!» mi corresse antipaticamente.

«Un aprimitili» ripetei a bassa voce alzando gli occhi al soffitto alla Leo, personaggio interpretato da Carlo Verdone in Un sacco bello.

Visto che non ne venivo a capo, decisi di affidarmi all’aiuto di Ada, l'anziana proprietaria. In verità, avrei preferito evitare, in quanto, al pari del marito (in quel momento assente), tendeva a lamentarsi o a rimbrottarmi se non riuscivo a servire adeguatamente i clienti.

«La signora desidera un aprimitili. Non so...» le dissi un po' in ansia, senza completare la frase.

«E che è?» esclamò sbuffando.

Nel frattempo la donna in grigio ci squadrava con aria sdegnata, probabilmente pensava che in quel negozio di casalinghi l'ignoranza regnasse sovrana. La esortammo così a spiegarci in soldoni che cosa fosse esattamente l'arnese in questione. Niente, la "menosa" insisteva a oltranza con quella maledetta parola. Aprimitili, appunto. Sembrava farlo apposta.

All'improvviso, la tiritera fu interrotta da Pino, il figlio dei titolari, che, nonostante stesse telefonando a un rappresentante, in qualche modo aveva seguito la vicenda.

«Mi scusi, resti un attimo in linea. Giuseppe, la cliente vuole semplicemente un apricozze. Ah, per la cronaca: i mitili sarebbero i molluschi» mi informò acidamente, appoggiando la cornetta del telefono sulla spalla.

La noiosa attempata venne servita e finalmente si levò dalle scatole, tuttavia quel cacchio di coltellino ineluttabilmente mi fece collezionare l'ennesimo cazziatone.

Provai inutilmente a giustificarmi sostenendo che nessuno "nasce imparato", per di più non potevano pretendere che conoscessi l'intero e vasto repertorio di merce. Sindacare poi che, prima dell'intervento di Pino, nemmeno Ada sapeva in che consistesse un aprimitili, avrebbe sicuramente peggiorato la situazione, quindi lasciai perdere.

Mezz'ora dopo, quando rincasai, mia madre si accorse immediatamente che ero stizzito.

«Peppe, com'è andata la giornata? Hai fame?» mi domandò preoccupata. «Per cena ho preparato l'impepata di cozze.»

«Cozze? Mamma, non ti ci mettere pure tu!» sbraitai.

«Che è successo?»

«Guarda, un pomeriggio finito di merda. Da tagliarsi le vene con un... aprimitili.» 

 

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Drip. Drip. Drip.

30 Giugno 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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Drip. Drip. Drip.

Cesare, un ragazzino dell'Esquilino, uno dei quartieri più disagiati di Roma, se ne stava sdraiato sul letto con l’intento di dormire, ma, a causa di un fortissimo temporale, il gocciolamento continuo dal soffitto in un secchio di metallo sul pavimento gli rendeva il sonno difficoltoso. Inoltre, pur avendo svuotato il contenitore poco prima di coricarsi, presto esso sarebbe stato pieno di altra acqua piovana, costringendolo a scomodarsi per smaltirla nuovamente.

«Li mortè, ma proprio ‘sta stanzaccia me doveva capità» borbottò a bassa voce. 

Drip. Drip. Drip.

A Cesare venne poi l'idea di sostituire il secchio con una damigiana vuota in vetro da trenta litri con bocca larga, e di immettere una serie di stracci al fine di attutire il rumore da sgocciolamento. Funzionò. 

«Porca mignotta! Che genio che sono! E bonanotte ar secchio!»

 

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Alla posta

23 Giugno 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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Ore 10:00

In un angusto ufficio postale di un piccolo comune della provincia di Messina, la coda viene bloccata da un anziano signore che ha dei problemi a ritirare la pensione a causa di una dimenticanza.

La gente sbuffa, c’è chi addirittura bestemmia sottovoce, per di più il caldo estivo peggiora ulteriormente le cose, considerando il condizionatore guasto.

Improvvisamente, una signora, che agita nervosamente un ventaglio, decide di cantarne quattro al pensionato.

«Minchia, si rendi cuntu chi avi mezz'ura che semu appressu a lei? Si ni annassi! (Minchia, si rende conto che è da mezz'ora che siamo appresso a lei? Se ne vada!)» gli ringhia inviperita.

«Non mi muovo di un passo. Non esiste proprio che rincaso per prendere il documento di identità, ritornare qui e rifare la fila» le risponde a tono.

«Come le ripeto, non è sufficiente il libretto. È la prassi!» interviene la spazientita addetta dell'unico sportello disponibile.

«Dai, su, mi conoscete da anni, non perdiamoci in formalità!» insiste l'utente, levandosi la coppola. 

«Signor Milone, adesso basta! Chiamo la vicedirettrice!» sbotta l'impiegata alzandosi di scatto dalla sedia per incamminarsi in direzione di una stanza sulla destra. 

«Ecco brava, chiami Margherita!»

La vicedirettrice, una donna di origine campana dall'aria scocciata, si piazza dinnanzi all'ottantenne.

Ne segue un breve e concitato botta e risposta, finché il pensionato percepisce che potrebbe spuntarla, giocando la carta dell’umorismo.

«Margherita, non faccia la Capricciosa e nemmeno la Diavola, lei lo sa che di Norma vengo qui tutte le Quattro Stagioni. Per favore, da buona Napoletana, si stenda, pardon, si distenda... i nervi.»

Scoppiano le risate tra gli astanti, persino la vicedirettrice si lascia travolgere da quelle frasi "farcite" di spiritosità.

«Per questa volta passi. Regina, puoi procedere, ti autorizzo io» dice rivolgendosi alla collega dallo sguardo serioso da signorina Rottermaier.

«Regina? Per caso di cognome fa Cameo?» scherza compiaciuto il cliente camurriusu.

L’impiegata, senza proferire parola, elargisce con freddezza varie banconote al Mel Brooks della situazione che lestamente ripone nel portafoglio. Dopodiché saluta e con un'espressione soddisfatta, si avvia per uscire attraversando la porta blindata antisfondamento. 

«Simpatico quel tipo, la sapeva davvero lunga!» afferma sorridendo uno dei presenti.

«Simpatico un corno! Che pizza che era!» esclama Regina acidamente.

In un batter d'occhio, la coda di quel "forno" di ufficio postale, finalmente riprende a scorrere. 

 

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Miss Spring

18 Giugno 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantasy

 

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Nelle lande di Myrthop, disseminate di case malmesse dai camini fumanti che sfregiavano un cielo grigio e minaccioso, tra spinosissimi rovi e pozze di fango maleodoranti, frotte di persone scavavano incessantemente il terreno per seppellire i propri cari e i propri concittadini, a seguito di tante battaglie contro l'esercito dei goblin. Gli umani avevano vinto la guerra e, nel contempo, l'avevano persa, in quanto una pesante abulia si abbatteva su di loro.

Una mattina di marzo, inaspettatamente giunse la radiosa e vivace miss Spring, il cui vestito era arricchito di fiori bellissimi e profumati. Ella, fin da subito, diede tutta sé stessa, contribuendo così a rendere sopportabili quelle distese di dolore e desolazione. 

Nelle settimane successive i myrthopini assaporarono la Rinascita, attraverso la quale prima o poi la falce della Morte avrebbe fatto un passaggio di consegna nelle mani dell'Uomo per ben altra mietitura. 

Chi era miss Spring? Una potente e benevola maga proveniente da chissà dove? No, si trattava della Primavera, che eccezionalmente volle tramutarsi in una ragazza per essere maggiormente vicina a quelle genti, allo scopo di rilasciare la forza prorompente della Vita e della Natura.

 

 

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La mensa militare

3 Giugno 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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Nel periodo in cui prestavo servizio nell’Esercito, una mattina, in pausa pranzo, io e un certo Vallelunga, un collega originario di Palermo, discutemmo sugli aspetti positivi della mensa militare, verso la quale ci stavamo dirigendo. In proposito, constatai che, oltre a risultare pulita, offriva un vitto buono e abbondante. Inoltre, essendo gestita dai civili, noi militi, per fortuna, non dovevamo fare turni di corvée in cucina a pulire pentole, tegami e quant'altro.

Sull’igiene, mi rimangiai le parole. Difatti, appena mi piazzai col vassoio davanti ai banconi costituiti da pannelli divisori, notai un insetto in una delle vaschette rettangolari in acciaio inox piene di cibo.

«Cosa prendi? C’è la pasta al burro, gli gnocchi ai quattro formaggi, il riso al pomodoro…» inizió a chiedermi un'addetta alla distribuzione dei pasti.

Le indicai il risotto, ma soltanto per esporre la mia ripugnanza.

«Scusa, lì c’è un moscone morto!» esclamai schifato.

«Shhh, parla piano! Sennò lo vogliono tutti!» mi disse la donna strabuzzando gli occhi e portandosi l’indice sulle labbra.

 

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Testo in prosa in salsa rosa

2 Giugno 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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Ondate d'amore puro, che allagano l'anima.

 

 

 

Nota dell'autore: questo componimento in sei parole, così come il titolo stesso, rientra tra le six world stories il cui ideatore fu il leggendario Ernest Hemingway, uno dei simboli del Novecento letterario.

 

 

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Zombie

2 Maggio 2024 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

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Orde di famelici zombie spuntano da ogni dove. Le armi e le trappole riescono a malapena a contenerli, oltretutto risultano sorprendentemente veloci e imprevedibili. 

«Li mortacci loro e di chi nun li ammazza!» diceva spesso Walter, fino a quando non è diventato un non morto. Ciò che è rimasto di quel caro amico mio romano è una poltiglia sanguinante sull'erba, in quanto è stato necessario lanciargli addosso una granata. 

Stamane ho trovato rifugio all'interno di un faro funzionante, sbarrando l'accesso nel migliore dei modi e con la speranza che i militari possano ripulire l'area esterna al più presto. Da quassù osservo centinaia di cadaveri ambulanti che, con quei gemiti lamentosi e versi gutturali, rappresentano la fonte dei miei incubi intrisi di orrore e paranoia. 

Durante le terrificanti visioni oniriche, mi appare frequentemente il corpo crivellato di pallottole e il volto insanguinato di Gaia, la mia fidanzata. Mai e poi le avrei fatto del male. Dio quanto l'amavo!

Immancabilmente, mi risveglio urlando, steso su un vecchio e puzzolente materasso appoggiato sul pavimento. Da un certo punto di vista, dormire è peggio che stare svegli. 

Dopo aver contato le munizioni delle due Beretta 92-FS, che tengo nella doppia fondina a tracolla, sprofondo su una logora sedia per rimuginare sui drammatici avvenimenti causati dall’epidemia zombiesca. Tra le varie cose realizzo che si è rivelata una buona idea lasciare il precedente rifugio e abbandonare i miei compagni per restare da solo. Non sopportavo più i loro sguardi, le loro voci e il finto positivismo di alcuni. Inoltre temevo per la mia incolumità, infatti non sono rari i casi in cui, nei nascondigli stessi, le persone si tramutano improvvisamente in zombie, per non parlare di quelli che, nel perdere il lume della ragione, sparano all'impazzata a tutto ciò che si muove. Non infetti compresi.

Da ieri, la cicatrice, mi duole un po'. Chissà, probabilmente il morso sul collo, causato da uno di quei morti viventi, mi ha lasciato qualche strascico, se non addirittura un qualcosa di peggiore, nonostante una settimana fa, in un ospedale da campo improvvisato, mi abbiano somministrato in extremis un siero denominato "Z-Type." 

Mi è venuta una fame tremenda, ho troppa voglia di carne. Rovisto nello zaino alpino carico di viveri per prendere due scatolette di Simmenthal e dei filetti essiccati di maiale da una razione K. 

Ora mi chiedo: lì sotto, cioè ai piedi del faro, va a finire che mi aggregherò con gli zombie per banchettare assieme oppure continueranno ad aspettare per banchettare su di me?   

 

 

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