giuseppe scilipoti
La lunga estate bollente del 2003
L'ombra era una manna dal cielo.
Gnocchi alla romana
Pietanza divisa in due. Conto separato.
L'amore e la paura
«Dammi retta, arrenditi!» suggerì la Paura all'Amore con voce lagnosa.
Quest'ultimo avanzava imperterrito, impugnando una lanterna in cui era racchiusa una fiammella blu, capace d'illuminare appena sufficientemente il condotto tenebroso.
«Sta' zitto, lasciami fare il mio lavoro!» reagì infastidito l’Amore, ricominciando a palpare le pareti di pietra ruvida, come alla ricerca di qualcosa.
«E tu lasciami fare il mio!» esclamò imbufalita la Paura.
I due, per l'ennesima volta, finirono per litigare e prendersi a botte, finché non ripresero il cammino attraversando la cavità destra, rassegnati sull'impossibilità di dividersi.
Di certo, l’Amore rappresentava il più risoluto della coppia, del resto era fortemente convinto di trovare il tasto che avrebbe risanato il Cuore indurito e avvolto nell'oscurità.
***
Alessandro, dal computer, avviò una playlist di canzoni di Marco Masini, per poi sdraiarsi sul letto guardando il soffitto con un'aria tra il sognante e il malinconico.
Da settimane usciva con Lavinia, una ragazza molto carina e dalla trascinante simpatia, conosciuta all'università.
Il giovane, seppur decisamente attratto da lei, tra l'altro ricambiato, teneva il cosiddetto "freno a mano tirato" a causa di una recente delusione amorosa.
A un tratto gli arrivò un messaggio sul cellulare proprio da parte di Lavinia, che lui lesse immediatamente.
«Salve salvino Mister Freeze. Visto che siamo in inverno, immagino che io debba aspettare l'estate affinché tu ti sciolga.
Colgo l'occasione per dirti che vali assai. A mio avviso, lo sai anche tu. Non reprimere questa consapevolezza perché ti aiuterà a dissipare quella sfiducia che ti perseguita.
Sicuramente hai presente la tecnica del Kintugi, perciò ti chiedo: posso essere il tuo oro per riparare le tue fratture?»
***
«Toh, eccolo!» esultò l’Amore nel premere il tanto agognato pulsante.
In un attimo un bagliore accecante rischiarò il buio, ne seguì un fortissimo terremoto che distrusse interamente le pareti pietrose. Tutte le zone cavernose si tramutarono in incantevoli giardini che si estendevano lungo il Cuore rinvigorito.
«Bravo, ci sei riuscito. Addio, o forse, chissà, arrivederci» disse la Paura, scomparendo gradualmente in una nuvola di fumo. Nel mentre, la lanterna si ruppe in mille pezzi, dalla fiammella blu si materializzò la Fiducia che, insieme all'Amore, corse verso la porta spalancata di quel Cuore d'un fulgido rosso abitato da bei sentimenti.
***
Ad Alessandro iniziò a battere il cuore all'impazzata, accorgendosi così che le catene della diffidenza si erano spezzate.
«Principessa, vediamoci a Parco Corona, in una delle panchine vicino la Fontana Clementana, dove ieri abbiamo ripassato fisica e geometria. Ma stavolta senza libri. Le tue parole mi hanno permesso di riacquisire quella fiducia che, unita alla tua, sarà il perno sul quale fonderemo la nostra storia, la nostra favola» le scrisse, abbandonandosi a un pianto liberatorio.
Per tutta risposta, nel display del suo dispositivo ricevette una miriade di emoji di natura romantica.
Un'ora dopo entrambi si presentarono all'appuntamento emozionati come non mai.
«Non mi sembra vero» sussurrò Lavinia ad Alessandro perdendosi nei suoi occhi.
E tra baci, carezze ed abbracci, un meraviglioso tramonto fece da cornice al loro amore finalmente sbocciato.
L'incendio
Una stufa incustodita. Rimase soltanto cenere.
La minestra
«Ah, alla buonora!» bofonchiò la madre rivolgendosi a Luca. Quest’ultimo, senza proferire parola, si asciugò il sudore dalla fronte con un fazzoletto di carta, per poi appallottolarlo e gettarlo dentro il cestino della spazzatura.
«Sappi che quegli scapestrati perdigiorno non li vedrai più. Da domani starai con tuo padre in officina, almeno imparerai qualcosa» aggiunse la donna squadrandolo severamente.
«Seh, seh!»
«Non mi rispondere così!»
«Uffa!»
«Una sciacquata in bagno, no, eh? Sei proprio uno zulù!»
Il ragazzino, ignorando quei rimbrotti, si sedette a tavola con un'aria pensierosa. Anziché rincasare per il pranzo, desiderava rimanere ancora al campetto con i suoi amici a calciare l'amato pallone. Era l'estate del 1994, l'anno dei Mondiali di calcio negli Stati Uniti.
Sopra la tovaglia raffigurante una serie di teste di moro siciliane, era sistemato un cucchiaio, un tovagliolo, una rosetta di pane, un bicchiere, una bottiglietta d’acqua e un piatto coperto da un alro piatto che venne sollevato quasi svogliatamente.
«Minchia, non lo sai che mi fa schifo la minestra?» protestò Luca.
«Che credi? Non siamo mica al Grand Hotel!» reagì la madre, pronta a mollargli un ceffone. «O mangi la minestra o salti dalla finestra!»
«Salto dalla finestra!» esclamò il figlio con un sorriso tra l'impaziente e il beffardo. Alzandosi di scatto dalla sedia, mise il panino tra i denti a mo' di pirata e nel contempo afferrò la bottiglietta d’acqua per ficcarla sotto la maglietta. Dopodiché, corse in direzione della finestra aperta per... lanciarsi giù.
Il salto non gli procurò nemmeno un graffio anche perché abitava a piano terra. Nel mentre, alle sue spalle si udirono le urla della genitrice tra cui si accodava l'immancabile "disgraziato!"
Nel percorrere a passo svelto il marciapiede, sgranocchiò la rosetta, preservando l’intera bottiglietta d’acqua poiché prevedeva di berne dei sorsi tra una partitella e l'altra. Oltre a ciò, provò ad immaginare le conseguenze della sua bravata. Probabilmente all'imbrunire, una volta rientrato in casa, i suoi genitori l'avrebbero spedito a letto senza cena o, peggio presentandogli la stessa minestra riscaldata, per di più negandogli la TV e la paghetta settimanale di cinquemila lire fino in autunno. Ma tale preoccupazione finì per dissiparsi appena giunse davanti al campetto. Salvatore e gli altri erano sempre lì a giocare; assai stupiti, non si aspettavano di rivederlo il pomeriggio stesso, conoscendo di quanto fosse "rompi" la mamma del loro coetaneo.
«Forza, mezze seghe, passatemi la palla!» gridò Luca, euforico.
Tredici anni e... sentirli tutti.
Inutile
Giovanni è davvero un brav'uomo, viene a trovarmi quasi tutti i giorni. Proprio adesso sta utilizzando la scopa e la paletta per togliere di mezzo le tantissime cartacce, lattine, mozziconi di sigarette e altri rifiuti che le persone gettano a terra .'Sti zoticoni insozzano le strade e i marciapiedi senza rispetto per l'ambiente.
Io, un umile ma utile cestino della spazzatura, vicinissimo a una affollata rosticceria. I passanti spesso… mi rifiutano.
Che amarezza, quanto schifo che c'è “in giro!”
Gli innamorati di Umberto Tozzi
Gli innamorati di Umberto Tozzi, uno dei brani maggiormente impattanti della sua discografia.
Nel 1991, quando uscì, ebbe un immediato successo. Non possedevo la musicassetta, tuttavia ciò era compensato dal fatto che nell'autoradio della macchina di papà o nello stereo casalingo le emittenti la davano spesso, tra cui la superstation Radio Margherita.
In quell'anno avevo sette anni, pur non capendone appieno il significato, mi piaceva canticchiare il ritornello "innamorati, innamorati, innamorati," per di più ponendo un occhio, anzi, un orecchio di riguardo sugli accordi.
Poi, crescendo, quasi maggiorenne, la canzone gravitò sul paradossale. Se in quel periodo non ero innamorato, la ritenevo mielosa, magari sotto sotto per invidia di chi nutriva sentimenti di amore, mentre se lo ero, magicamente diventava la mia colonna sonora, complice anche l'ottimo videoclip trasmesso di tanto in tanto su MTV.
Ancora oggi, tutte le volte che ascolto Gli innamorati vengo travolto da belle emozioni alle quali si accoda un flusso di ricordi, difatti tali note hanno la capacità di abbattere le barriere del tempo con la leggerezza di una piuma e la delicatezza di una rosa senza spine.
Moon and sea
Chissà quanti cuori si lasciano riscaldare più dalla luna che dal sole.
Seduto sulla spiaggia, mentre il vento soffia dolcemente nella notte e una moltitudine di palme slanciate si muovono come in una danza, il satellite in alto funge da lampada nell'oscuro oceano.
Alzo una mano, tra l'indice e il pollice mi appresto a sfiorare una cometa per la coda che sta sfrecciando proprio adesso.
Ho espresso il mio desiderio.
La mia colazione
«Chi mangia sano, trova la natura» recita un famoso spot che condivido pienamente, soprattutto riguardo la colazione, in quanto risulta il pasto più importante della giornata.
Ma in cosa consiste la colazione scilipotiana? È giusto anticipare che non serve sfoggio di grande tecnica per prepararla e la ricetta non è reperibile in nessun libro, rivista, programma TV. Idem su YouTube e Instagram.
Bene, direi di andare al sodo. Oh, è solo un'espressione, visto che l'uovo non occorre.
Allora, ogni buon mattino piglio una tazzona vuota e la riempio d'acqua frizzante che scorre dal mio essere. Dopodiché aggiungo mezzo litro di succo di speranza, giro con un cucchiaio fino a quando il liquido non diventa verde, per poi spargere della grinta, seguita da un filo di humour e da un mestolino di dolcezza.
Confesso, però, che qualche volta tale colazione non è sufficiente. E, ahimè, ciò comporta cedere alla tentazione di sgranocchiare snack di incazzature, afflizioni, sgomenti, paranoie, paturnie e scocciature che, nonostante non ingrassino, mi fanno gonfiare... le palle.
Il Signore degli Anellini
Evviva! Dopo un accuratissimo editing, finalmente il mio libro di genere fantasy è bello che finito, però, prima di consegnarlo all'editore, desidero trarne una stampa personalizzata, una rilegatura in pelle di drago d'India, sulla quale verranno intarsiate svariate squame (beh, il tatto vuole la sua parte) e titolarlo con caratteri d'argento sterling.
Fischiettando Fantasy degli Oliver Onions, e scorreggiando a più non posso, (d'altro canto... anche gli scrittori mangiano fagioli) mi incammino verso una stradicciola per dirigermi nella miglior tipografia della città gestita dai Nani Moretti.
***
Porco orco! Sono stati veloci, una foderatura a regola d'arte.
Uno dei Nani mi consiglia di non lasciare il romanzo vicino a delle fonti di calore, altrimenti il rivestimento di rettile alato rischierebbe di far bruciare le pagine, pagine ricavate dalla cellulosa estratta dal legno di ontano nero della Foresta Diafana.
Sì, starò attentissimo, considerando poi che tra qualche giorno parteciperò alla Fiera dell'Est, dove avrò l'occasione di conoscere l'affermato autore Ken Folletto, mi conviene tenere il libro... a caldo.
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