La bella e la bestia
5 Febbraio 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #cultura
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Ai bambini piace sentir riraccontare sempre la stessa fiaba. Li rassicura e tranquillizza, affrontano le proprie paure sicuri che il bene e la giustizia trionferanno. Anche per gli adulti accade lo stesso. Quasi tutti i successi letterari mondiali - in particolare quelli che piacciono al pubblico femminile - sono basati sulla trama di due famose fiabe: Cenerentola e la Bella a e la Bestia. Prendiamo ad esempio la seconda. Un’anima bella e pura ammansisce un essere mostruoso, un principe vittima di un incantesimo che lo rende brutto e cattivo. La bella saprà, con la sua innocenza, ritrovare la scintilla di umanità nella bestia e ricondurla alla luce, facendola rifiorire. In queste storie, lui, il cattivo di turno, ha sempre i connotati dell’eroe byronico: bello, torbido e dannato.
Pensiamo ora a un romanzo immortale come Jane Eyre. Jane è, per sua stessa ammissione, oscura, povera, scialba, ma il suo cuore puro, innocente, votato a Dio e al bene, riporterà in vita il conturbante Rochester, indurito da una vita di sofferenze.
Passiamo a tempi più recenti: Twilight. Bella (guarda caso) Swan s’innamora ricambiata del vampiro Edward Cullen. I canini aguzzi e letali di lui vengono sfoderati solo per sorriderle e dire romanticherie. E che dire della fanfiction di Twilight, il caso editoriale Cinquanta sfumature di Grigio? Anastasia Steele, buona, dolce e ingenua, trasforma il sadico pervertito Christian Grey in un principe azzurro, addomesticato e infine sposato.
Mi concentro ora, invece, su Cime tempestose. Che cos’ha di diverso dalle altre storie? Qui l’eroe byronico c’è ma è scisso in due e non ha nessuna controparte capace di rabbonirlo e redimerlo. In realtà l’eroe satanico trova la sua esatta controparte, la sua amata metà dell’inferno. Heathcliff e Cathy non “s’innamorano”, non si scoprono, semplicemente esistono l’uno nell’altra, sono l’uno e l’altra (e, entrambi sono Emily Bronte).
Un libro senza scampo, senza redenzione, almeno per i due eroi principali – dove la morte non è una sconfitta o una punizione bensì un premio. Non vanno in paradiso, quei due, né all’inferno, vanno in luogo – la brughiera – al quale entrambi appartengono da sempre -, si ritrovano, tornano a fondersi, a essere di nuovo la stessa persona che la sorte aveva diviso a metà. Personaggi non immorali ma premorali, agiscono come gli elementi atmosferici, come un fiume che esce dal suo letto o un terremoto che scuote le fondamenta della terra. Non importa quante vittime lascino sul loro cammino, loro devono fare quello che fanno, cioè amarsi, azzannarsi, fondersi.
Ecco perché questo romanzo è così unico, così speciale, così fuori dal tempo.
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