Luca Murano, "Pasta fatta in casa"
11 Giugno 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

Pasta fatta in casa
Luca Murano
Bookabook, 2018
A parte delle inezie, la raccolta di racconti di Luca Murano, Pasta fatta in casa, è scritta in modo notevole, con quello stile asciutto e semplice che piace a me. Il contenuto è di vaga comprensione ma sottilmente inquietante. Quella di Murano è l’epopea del dettaglio, delle piccole cose viste attraverso una lente d’ingrandimento ma anche deformante. Più propriamente, i racconti parlano di disagio e di male di vivere.
Disagio, dicevamo, ovvero piccoli scatti di umore, cattivi pensieri che possono restare limitati al breve spazio del loro accadere oppure trasformarsi in gesti fatali che decidono del seguito di una vita. Azioni quotidiane mutate in incubo surreale da Urlo di Munch come, ad esempio, nel racconto Ricomincio daccapo basato su un taglio di capelli.
I racconti parlano di sesso, d’insoddisfazione, di affetto fraterno o filiale, di perdita, di solitudine e sfinimento, di ambizioni frustrate e di noia. Sono brutti pensieri concretizzati - d’insoddisfazione, d’insofferenza, di tedio - quei pensieri che tutti abbiamo ma che non sempre possiamo comunicare senza incappare nel giudizio degli altri. La morale qui è messa da parte in favore del reale, un reale reso iperreale fino al surrealismo. A volte si nota uno sforzo per “far quadrare i conti”, perché tutto quello che è stato scritto all’inizio, forse sull’onda di un ricordo o di un momento di vita realmente vissuto, abbia un senso e si ricolleghi al resto.
La penna è usata come un occhio di telecamera, spesso al rallentatore, come nel racconto Candeggina, dove i dettagli vengono amplificati e frenati, dilatando tempo e spazio. Dilatate e amplificate sono anche questioni di nessuna importanza (vedi la sfida a Ruzzle) che assumono una rilevanza gigantesca in questo nostro mondo spersonalizzato e alienato. E provocano nel lettore una vaga angoscia e una vaga scontentezza, un desiderio disatteso di saperne di più, di capire cosa c’è dietro e cosa succederà poi, oltre l’ultima parola del racconto.
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