Franco Rizzi, "... scrivimi"
31 Ottobre 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #franco rizzi, #recensioni

…scrivimi
Franco Rizzi
La Paume, 2017
Franco Rizzi ha fatto quello che farei io se ne avessi i mezzi: ha aperto una sua casa editrice, La Paume, e si è pubblicato. Al contrario di molti, non trovo nulla di disdicevole in questo: se l’autore per primo non crede nella bontà del suo lavoro, chi deve crederci? Eppure, quando mi è arrivato per posta …scrivimi, non pensavo di avere fra le mani un libro così. Un libro bello.
Una narrazione d’altri tempi, intrisa di passione, dolcezza, romanticismo, ma anche realistica e cruda nel dipingere lo squallore di certe situazioni nelle quali ci troviamo nostro malgrado ingabbiati. Un racconto in cui la Storia con la esse maiuscola non fa da sfondo, è parte stessa degli eventi, eppure non ingombra ma, anzi, grazie al ritmo veloce e divulgativo, avvince e crea un tessuto unico con lo svolgersi della trama intrisa di sentimenti, di nostalgia, di sottigliezza psicologica.
Ambientato fra Livorno e Brooklyn – parrebbe liberamente ispirato a una storia vera - il romanzo vede svolgersi in parallelo le vicende storiche che hanno come protagonisti questi luoghi e, allo stesso tempo, le vite dei due personaggi principali, Nino e Maria Grazia. Essi s’incontrano a Livorno, passeggiano nei giardini della Fortezza Nuova, s’innamorano perdutamente l’uno dell’altra, bruciano di passione ma non hanno i mezzi per sposarsi. Allora lui parte in cerca di fortuna, lei rimane ad attendere le sue lettere e la possibilità di raggiungerlo in America. Ma il destino si mette di mezzo sotto forma di una malefica zia impicciona e i due saranno separati, dall’oceano, dal tempo, da matrimoni tristi e pieni di rimpianto per ciò che non è stato e poteva essere. Ma l’amore resta, cova come amarezza apparentemente immotivata, grigiore, sensazione di vita sprecata, di caduta ineluttabile verso ciò che non doveva essere, di prigione che si chiude alle spalle, che soffoca, che istupidisce. A riprova di “quanto poco”, come dice l’autore stesso, “l’uomo riesca a governare la propria vita”. Poi, però, la svolta, che non posso svelare.
Lo stile è asciutto, accattivante e poetico: “a volte Nino aveva l’impressione che i grattacieli spingessero il cielo sempre più lontano.” (pag 119)
Peccato solo per qualche rado refuso e qualche ripetizione di troppo. (E da livornese non posso perdonare a Rizzi di aver scritto cacciucco con quattro c invece di cinque.)
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