racconto
Il bullo

Erano trascorsi circa sei mesi da quando avevo finito le superiori lasciandomi alle spalle le materie, i professori, i compagni di scuola nonché l'imperante bullismo perpetrato ai miei danni. A tal proposito, beneficiavo di una meritatissima tranquillità, godendomi i miei diciannove anni senza più percosse fisiche e soprattutto vessazioni psicologiche che avevano reso quel tedioso quinquennio all'I.P.S.I.A. un autentico girone dantesco.
Sia prima che dopo la scuola lavoravo in un negozio di articoli casalinghi, dove parallelamente venivo sfruttato e pagato una miseria, motivi validi per attendere con trepidazione la chiamata alle armi in quanto desideroso di una carriera nell'esercito, mestiere che sognavo fin da bambino.
Non ho alcuna nostalgia delle superiori, se non gli indimenticabili brutti ricordi. I cinque anni mi apparvero lunghissimi, difatti i miei compagni di classe e non, me ne fecero di tutti i colori. L’origine di tutto ciò? Un epiteto, un maledetto epiteto che mi logorava l'anima ogni qualvolta lo udivo: “Prosciutto.”
Lo sgradito soprannome mi venne dato da un coetaneo per via che all'epoca dei fatti avevo la carnagione rosa pallido. Si chiamava Loris Calabrese, un pessimo elemento senza voglia di studiare, che frequentò l’istituto per tre mesi poiché, in seguito a una sospensione per un increscioso comportamento, decise di non ritornare più.
Malgrado siano passati tanti anni, mi viene una gran rabbia al solo pensarci, quell’infelice appellativo ideato da un individuo di passaggio mi condannò per l’intero periodo scolastico. Sono del parere che certa gente viene inviata dal diavolo stesso per scombussolare la vita a chi non merita di essere inquietato.
L’odiato soprannome irreversibilmente si propagò facilmente come un morbo e, in men che non si dica ,persino nelle altre classi.
“Prosciutto! Prosciutto! Prosciutto!...”
Venivo così insultato, spesso e volentieri, da uno o più ragazzi, in classe, nel cortile, nei bagni, nei corridoio, all'uscita della scuola, in qualsiasi luogo insomma, anche per strada coi bulli che sfrecciavano con i loro scooter. In certi contesti, arrivai addirittura alle mani con singoli bravacci, battendomi come un leone a discapito delle dolorose rappresaglie qualora riuscissi a stendere qualcuno. Indubbiamente reagivo per difendermi ma dinanzi ai gruppi non avevo scampo.
A parte Ernesto, il mio compagno di banco anch'egli oggetto di sfottò sebbene in misura minore, non legai con nessuno. I professori non mi furono granché d'aiuto, inoltre, con i miei famigliari non parlavo del gravoso disagio che subivo, vuoi per paura di ritorsioni in caso di adeguati provvedimenti e vuoi perché volevo cavarmela da solo.
Da segnalare che gli insulti non di rado venivano accompagnati da calci nel sedere, sgambetti e vigorose manate al collo. Per ovvi motivi, durante la ricreazione, per evitare problemi, preferivo starmene rintanato in aula, meglio ancora con l'insegnante presente.
Nel 2003 l'incubo finalmente finì, seppur mi diplomai con un modesto punteggio, me ne fregai altamente, d’altro canto l’intento principale era sbarazzarmi di tutti coloro che mi avevano procurato ogni genere di patimenti, tra cui Gaetano Castello, il carnefice dei carnefici.
Capelli biondi a caschetto, occhi azzurri, non molto alto, fisicamente atletico, orecchino e abbigliamento firmato dalla testa ai piedi, il classico primo della classe che eccelleva su tutti e in tutto, anche in educazione fisica, del resto fuori dal contesto scolastico capitanava un'agguerrita squadra locale di calcio, tra l’altro un tipo parecchio fortunato con le ragazze, complice il fatto che era considerato un bel ragazzo. Si distingueva pure a livello caratteriale, inteso in termini negativi, ed è facile immaginare che amava prendersela con i più mansueti, in primis con un certo Giuseppe detto Prosciutto che si divertiva a prendere di mira senza limiti e senza misure.
Arrogante, narcisista, sfacciato, maligno, impietoso, malevole, ostile, perfido... non basterebbero intere pagine per elencare i sinonimi e le parole equivalenti. Posso assicurare e testimoniare che fu piuttosto dura con lui.
Finché, una mattina del terzo anno, preso dall'esasperazione e accecato dall'odio per Gaetano, infilai il mattarello di mia madre dentro il mio Invicta, pronto a malmenare a sangue quel diabolico soggetto. Lo vidi vicino al cancello dell’edificio scolastico, e, come da copione, mi diede fastidio.
«Prosciutto!» esclamò con meschinità, per non parlare delle risate e dei cori crudeli di un gruppo di compagni di “branco.”
Appena si girò di spalle, con le mani tremanti, aprii lo zaino pronto a passare all’attacco, tuttavia, all'atto pratico non feci nulla. Forse la decisione finale scaturì da una questione morale o probabilmente fu l'angelo custode che mi orientò a cambiare idea e, di conseguenza, a desistere dal violento proposito.
In effetti, in classe, immaginai un esito disastroso, con l’elevato rischio di una bella denuncia per lesioni e addio carriera nell'esercito, oltre ad una sospensione che mi avrebbe inesorabilmente pregiudicato l'anno scolastico.
Dopo la maturità, benché la scuola fosse terminata come già detto da sei mesi, Gaetano restò legato al suo “bullistico” malanimo, ovverosia non mancava di offendermi o di mettermi in berlina in qualunque posto mi trovassi. La mia città, non essendo grandissima, incontrarlo non era affatto difficile ed evitarlo o aggirarlo ahimè non sempre possibile. Quella sua condotta impertinente mi rodeva non poco e, nel contempo, trattandosi di casi isolati, preferii non dannarmi, calcolando che presto sarei partito militare.
Successivamente, un episodio degno di nota ribaltò inaspettatamente la situazione a mio favore, un episodio che mi accingo a raccontare attraverso queste righe.
In una tarda mattinata di primavera i miei datori di lavoro mi mandarono alla posta centrale per spedire una raccomandata. Mentre stavo percorrendo la piazza a piedi, dall'esterno di un negozio di abbigliamento, Gaetano mi apparve davanti assieme a una ragazza bionda di bellissimo aspetto. Entrambi mano nella mano e con due shopper da boutique per ciascuno.
«Dio, fa che almeno stavolta quel bifolco non mi rompa le scatole» pregai mentalmente.
Appena entrai nel suo raggio visivo, Gaetano assunse una mimica maligna, infatti, conoscendolo bene, era palese che mi avrebbe deriso in maniera deplorevole e con la sicurezza di avere manforte dalla sua ragazza. Ad ogni modo mi preparai a incassare l’irrisione, azzeccando in effetti il sicuro pronostico.
«Prosciutto! Prosciutto! Prosciutto!» mi canzonò diverse volte il bullo della malora, con fare spaccone e col chiaro proposito di atteggiarsi con la biondina.
Li ignorai e proseguii a testa alta per la mia destinazione senza dare a vedere in nessun modo l’avvilimento. Fu in quel preciso istante che avvenne una scena altrettanto straordinaria quanto imprevista.
«Perché lo stai insultando? Che ti ha fatto sto ragazzo?» domandò la ragazza, visibilmente scocciata, liberando immediatamente la mano che teneva intrecciata con quella del bifolco in questione.
«Niente, è un povero sfigato, alle superiori veniva preso per il culo da tutti!» si giustificò il grand'uomo ,ridendo nervosamente e sicuramente stupendosi della reazione di colei che non gli aveva fornito un potenziale assist.
«Ti devi solo vergognare!» lo ammonì la biondina sempre più incazzata.
Restai a osservarli. Gaetano non era un tipo cui piacesse venir contraddetto, ragion per cui discusse con la morosa col solito temperamento irascibile.
«Oh, ma che cazzo te ne frega di quel coglione? Non ti permetto di parlarmi così, cretina!» le urlò.
La ragazza gli scagliò addosso le due shopper da boutique e, tra strattoni e gesticolare, la situazione culminò in una sonora litigata. Me ne andai e li lasciai al loro battibecco, dentro di me godevo come un matto, non per cattiveria ma per una senso di giustizia. Per una volta fu lui a cascare male ed io ebbi la concreta dimostrazione che il cosiddetto “karma” esiste davvero.
Il giorno successivo, mentre stavo andando a fare la spesa in un supermercato, udii dietro le mie spalle una brusca frenata, un freno a mano e uno sportello sbattere violentemente. Mi girai d’istinto. Era Gaetano, letteralmente infuriato.
A passo svelto tentai inutilmente di divincolarmi e mi raggiunse stringendomi forte un braccio.
«Prosciutto di merda, per colpa tua la mia ragazza mi ha mollato!» imprecò il buzzurro con un tono iracondo.
Provai a discolparmi con la consapevolezza di non avere nessuna responsabilità in merito.
«Che cavolo stai dicendo? Ero per i cazzi miei, hai cominciato tu a provocare!»
Gaetano mi diede un vigoroso spintone e andai a sbattere in una serranda di un pubblico esercizio chiuso per ferie, rimanendo aderente ad essa.
«Sei passato nel posto sbagliato e nel momento sbagliato!» insistette con gli occhi stralunati e visibilmente arrossati.
Con una mano mi premette il torace mentre l'altra la chiuse per formare un pugno che tenne sospeso a mezz’aria e pronto per sferrarmelo.
«Io ti ammazzo! Hai capito? Io ti ammazzo!» continuò con espressione decisamente minacciosa.
Avevo due scelte: ingaggiare una lotta colpendolo per primo con un cazzotto in faccia oppure risolverla a parole e a convincerlo a lasciarmi in pace. Scelsi la seconda opzione, pur tenendo pronta la mano destra nell'eventualità di attaccarlo per difendermi.
«Se mi tocchi con un dito ti vado a denunciare alla polizia» gli dissi col cuore che pompava a mille.
«A me gli sbirri mi fanno una sega!» gracchiò il mio persecutore con gli occhi arrossati dall’ira.
«Gaetano, lasciami stare, te lo chiedo per favore, non hai idea di quanto male mi hai fatto in tutti questi anni!» lo supplicai e delicatamente gli abbassai il braccio con il quale mi premeva il torace. «Ti prego... basta!» aggiunsi con un fil di voce.
Mi sembrò di scorgere i suoi occhi diventare incredibilmente lucidi, tant’è che li abbassò per svariati secondi. Ebbe un atteggiamento titubante e ipotizzai che l’implorazione presumibilmente l'avesse toccato a livello interiore.
Improvvisamente cacciò un urlo e una bestemmia, scagliando il temutissimo pugno, non per colpire me ma per centrare la saracinesca della ferramenta. Il rimbombo fu particolarmente assordante, tanto da intontirmi facendomi chiudere le palpebre di colpo e stordendomi l’orecchio.
Vidi il mio carnefice allontanarsi, risalire in macchina e infine ripartire sgommando. Non mi picchiò e la cosa mi stupii parecchio.
In Autunno, una settimana prima di partire militare, incontrai nuovamente Gaetano in un bar, in compagnia della solita ragazza dai capelli biondi, intenti a mangiarsi un gelato seduti a un tavolino. Inizialmente valutai se farmi notare o meno però alla fine ritenni opportuno non fare la figura del coniglio che scappava.
«Ciao Giuseppe!» esclamò salutandomi cordialmente, mentre la sua ragazza si limitò semplicemente a un sorriso e a un piccolo accenno.
«Ehilà Tano!»
«Com'è? Come stai?» mi chiese.
«Bene, spero anche tu!» risposi banalmente tanto per dire qualcosa.
«Alla grande. Giuseppe, ti auguro buona domenica!» concluse.
«Altrettanto a voi!» dissi congedandomi.
Ordinai alla barista una granita a un tavolino vicino ai due, per osservare e origliare con discrezione e capire se stavano parlando di me.
Fortunatamente se ne stavano tranquillamente a mangiarsi il proprio gelato, a parlare pacatamente e a scambiarsi dei piccoli baci. Capii che non ero l'oggetto dei loro discorsi.
Gustai con calma una granita caffè con panna e brioche siciliana, mi alzai dalla sedia, pagai il conto e fissai Gaetano di profilo per l’ultima volta.
«Ecco, bravo, mi chiamo Giuseppe, non Prosciutto. Non dimenticarlo!» pensai tra me e me come a volergli trasmettere il messaggio telepaticamente per poi uscire da locale.
Andai in piazza e mi sedetti su una panchina. Ripercorsi mentalmente tutto ciò che il bullo mi aveva fatto patire, realizzando che non si cancellano facilmente cinque anni di soprusi e di angherie, seppur involontariamente credo di avergli dato una bella lezione, una lezione ovviamente correlata dal risolutivo episodio precedente. Chissà, un nuovo litigio avrebbe comportato il lancio del cono gelato in faccia ai danni dello smargiasso da parte della biondina. Ridacchiai un po' nel crearmi tramite fantasia un’eventualità abbastanza prevedibile.
Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te!
I vecchi proverbi non sbagliano mai.
L'inganno del primo dell'anno

Aveva settant’anni, ma era ancora un giocherellone. Sua madre aveva cercato il suo nome guardando le stelle in una notte chiara, e aveva deciso per Castore, la stella più splendente. Abbaglio o inganno, Castore non fu così splendente, ma anzi proprio brutto, fin da ragazzino. Era piccolo ed esile come un fuscello ed era difficile dire quale dei singoli attributi del suo viso meritasse la sufficienza: gli occhi erano piccoli e neri come le pelose sopracciglia, il naso sporgeva grosso e adunco. Forse la bocca dalle grandi labbra o i capelli corvini tutti ricci meritavano la sufficienza, ma in un migliore contesto corporale. Di professione faceva il calzolaio: bravo ad aggiustare, lucidare e colorare scarpe, aveva la sua clientela e in città era conosciuto.
Nonostante l’età smanettava sullo smartphone e aveva più di mille amici su Facebook: con tanti chattava e scambiava opinioni, like e aneddoti. Soffriva di cuore e anche i polmoni non erano tanto in salute, ma non era ancora così mal ridotto da cedere alla paura della morte. Dunque, avvicinandosi l’età matura per morire, non era detto che quel termine così vicino dovesse per forza essere imminente, ma l'incertezza di quando, dove e come sarebbe morto gli impediva di vivere serenamente. “Si può morire da un momento all'altro, ma chi è vecchio e malato sa che tra un anno o dieci, forse anche fra un solo mese o un giorno, non ci sarà più. Potrei morire anche adesso se mi venisse un colpo” pensava.
Per il dove e come si era creato delle certezze: “Morirò nel mio letto a causa di un colpo al cuore o di una crisi di respiro” mugugnava. Era il quando che più lo turbava e così, poco a poco, cominciò a delineare un profilo della situazione alla sua morte: senza famiglia, solo al mondo, nessuno l'avrebbe pianto.
Si inventò allora uno stratagemma per eludere l’ora della sua morte e, forse, anche farsi piangere… ogni anno, al primo giorno di gennaio, prese a pubblicare sul diario di Facebook il proprio necrologio: Oggi è venuto a mancare all’affetto dei propri cari... , con tanto di croce nera e fotografia. Molti furono i ‘RIP’ e i commenti commemorativi alla sua anima, ma dopo un giorno o due Castore smentiva l’accaduto e tornava in vita. Durò così per anni, e, anche se molti amici non lo piansero più, altri se ne aggiunsero commossi, così Castore scordò ogni malinconia di morte.
Quell’anno il suo necrologio non fu più cancellato. Gli emoticon con le faccine tristi fioccarono, forse qualcuno lo pianse. Castore era riuscito ad ingannare il giorno e l’ora della sua morte.
XXVI Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico

Sono aperte sino al 20 marzo 2020 le iscrizioni al XXVI Trofeo RiLL, premio letterario per racconti di genere fantastico, curato dal 1994 dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare e patrocinato dal festival internazionale Lucca Comics & Games.
Possono partecipare al concorso storie fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni racconto sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”.
Ogni autore/autrice può inviare una o più opere, purché inedite, originali e in lingua Italiana.
Da oltre un decennio i racconti partecipanti al Trofeo RiLL sono 250-300 a edizione, scritti da autori/ autrici residenti in Italia e all’estero (Australia, Brasile, Cina, Giappone, Svizzera, USA, oltre che paesi membri dell’Unione Europea). Nel 2019 i racconti ricevuti sono stati 345.
I racconti premiati del XXVI Trofeo RiLL saranno pubblicati (senza alcun costo per i rispettivi autori) nella prossima antologia del concorso (collana Mondi Incantati).
Inoltre, il racconto primo classificato sarà tradotto e pubblicato, sempre gratuitamente:
- in Irlanda, sulla rivista di letteratura fantastica Albedo One;
- in Spagna, su Visiones, l’antologia dell’AEFCFT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror);
- in Sud Africa, su PROBE, il magazine dell’associazione SFFSA (Science Fiction and Fantasy South Africa).
All’autore/autrice del racconto primo classificato andrà, infine, un premio di 250 euro.
RiLL selezionerà, fra tutti i racconti partecipanti, i dieci finalisti. Ciascun racconto partecipante sarà valutato in forma anonima (cioè senza che i lettori-selezionatori conoscano il nome dell’autore/autrice), considerando in particolare l’originalità della storia e la qualità della scrittura.
La giuria del Trofeo RiLL sceglierà poi, fra i racconti finalisti, quelli da premiare e pubblicare nell’antologia Mondi Incantati del 2019. Sono giurati del Trofeo RiLL, fra gli altri, gli scrittori Donato Altomare, Pierdomenico Baccalario, Mariangela Cerrino, Francesco Dimitri, Giulio Leoni, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Vanni Santoni, Sergio Valzania; gli accademici Luca Giuliano (Università “La Sapienza”, Roma) e Arielle Saiber (Bowdoin College, Maine – USA); la poetessa Alessandra Racca; i giornalisti ed autori di giochi Andrea Angiolino, Renato Genovese e Beniamino Sidoti.
Ogni partecipante al XXVI Trofeo RiLL riceverà una copia omaggio dell’antologia LEUCOSYA e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni (ed. Quality Games, 2019; collana Mondi Incantati), che prende il nome dal racconto vincitore del XXV Trofeo RiLL, scritto dalla romana Laura Silvestri.
Il libro propone dodici storie: i migliori racconti del XXV Trofeo RiLL e di SFIDA (altro premio organizzato da RiLL nel 2019) e i racconti vincitori di quattro concorsi letterari per storie fantastiche banditi all’estero (in Inghilterra, Irlanda, Australia e Sud Africa) e con cui il Trofeo RiLL è gemellato.
Tutte le antologie Mondi Incantati sono disponibili su Amazon e Delos Store, oltre che presso RiLL.
Nel Kindle Store di Amazon sono inoltre disponibili gli e-book della collana Aspettando Mondi Incantati, sempre curata da RiLL e dedicata ai racconti finalisti del Trofeo RiLL.
La cerimonia di premiazione del XXVI Trofeo RiLL si svolgerà nel novembre 2020, nell’ambito del festival internazionale Lucca Comics & Games.
Per maggiori informazioni sul XXVI Trofeo RiLL si rimanda al bando di concorso e al sito di RiLL, che ospita ampie sezioni sul Trofeo RiLL e la collana Mondi Incantati.
Associazione RiLL - Riflessi di Luce Lunare
via Roberto Alessandri 10, 00151 Roma
www.riflessidilucelunare.it
info@rill.it
L’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare è attiva in ambito letterario e ludico dai primi anni ’90.
La principale attività associativa è il Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico, un premio letterario bandito dal 1994 e che ha riscosso un interesse crescente fra gli appassionati e gli scrittori esordienti.
Dal Trofeo RiLL sono nate tre collane di antologie: “Mondi Incantati” (con i racconti premiati in ogni annata di concorsi RiLLici), “Memorie dal Futuro” (antologie personali dedicate agli autori/ autrici che più si sono distinti nei premi organizzati da RiLL) e “Aspettando Mondi Incantati” (e-book che pubblicano i racconti finalisti di ogni edizione del Trofeo RiLL). Le antologie curate da RiLL sono tutte realizzate senza alcun contributo da parte degli autori.
Sul sito di RiLL sono on line molte informazioni sul Trofeo RiLL e le sue diverse edizioni, sugli altri concorsi e iniziative organizzate da RiLL e un vasto archivio di articoli e interviste.
Il pupazzo di neve

Quest'anno il mio pupazzo di neve ha un suo perché.
Amo l'inverno e di conseguenza la neve. Beh, sarebbe stato strano il contrario.
Vivo da solo, non ho una moglie e nemmeno dei figli, però non di rado aiuto i bambini del vicinato a creare gli snowman, tra l'altro, dicono che li so fare troppo toghi. Non sono mai "cresciuto", lo ammetto.
Ad ogni modo, lo snowman che ho davanti è piuttosto singolare: gli occhi rossi per via dei due pomodori di Pachino, il sorriso ricavato da alcune olive greche, mentre tramite una carota ne ho tratto il naso che sembra quello incurvato di una brutta stregaccia. Per il vestiario ho utilizzato una sciarpa logora trovata sul marciapiede, i bottoni mediante dei sassi neri di pietra lavica e in testa gli ho messo un cilindro vecchio stile, appartenuto a uno zio che di mestiere faceva "l'imbonitore" tra sedute spiritiche e medianità.
Gomiukko (così l'ho chiamato con un immaginario nome simil finlandese) è venuto proprio bene, oltretutto le mani le ho modellate molto realisticamente tant'è che quella destra sorregge adeguatamente una scopa.
Solo che, per invidia o chissà per quale strano motivo mi è stato detto che la mia creazione da un senso di angoscia e che ha uno sguardo cattivo e maligno. Che è per gli occhi rossi?
Jonathan, il mio vicino di casa addirittura asserisce che Gomiukko sarebbe stato più indicato per Halloween. Che stronzata!
E poi, a novembre, non c'è stata nessuna nevicata.
Il suo pupazzo di neve, invece, mi dispiace ammetterlo, gli è venuto proprio una ciofeca e quindi vale il mio detto:
--- La neve del vicino è sempre più bianca. ---
Intanto, Jonathan mi evita, anche gli altri vicini e soprattutto i bambini che stanno alla larga dal sottoscritto. Tutti dicono che Gomiukko fa paura. Forse hanno ragione.
A tal proposito, oggi ho realizzato che effettivamente il pupazzo di neve ha qualcosa di strano, per di più la sua espressione è a dir poco mefistofelica. Da diversi giorni si avvicina sempre di più alla porta d'ingresso.
Proprio adesso appare a pochi metri dall'uscio di casa mia, e, in una delle due mani, al posto della scopa, impugna un grosso coltello da cucina. Tremo e non mica per il freddo.
La paura si è trasformata in terrore e ciò che ha contribuito a farla aumentare sarebbe che oggi è Ferragosto. E Gomiukko è ancora lì, anzi, qui!
Natale in Italia: Roma

Domenica 25 dicembre 1966.
La voce di Mina mi sveglia, è Natale, ieri sera ho solamente aperto i regali a casa dei miei nonni a Trastevere, poi siamo tornati a casa nostra, a via Ostiense.
I regali sono rimasti lì, tanto oggi torneremo per pranzo.
Mentre “Sono come tu mi vuoi”, la sigla di “Gran varietà”, prosegue, anticipando il presentatore Johnny Dorelli, mi alzo! Non vedo l’ora di tornare lì. Mia madre è occupata a far fare colazione al “biondo”, mio fratello Danilo che ha un anno e mezzo.
Il babbo è il primo ad essere pronto, mentre Paolo Panelli sta angosciando la sua spalla con “Menelao Strarompi”, mi diverte ascoltarlo, “aaaaanvedi chi c’è….”
11.30: sta passando mio zio Renato a prenderci con la sua “600”, scendiamo nell’aria frizzantina del mattino, si parte!
Lungotevere con vista a sinistra della basilica di San Paolo, mentre attraversiamo ponte Marconi mi giro per vedere la facciata d’oro che splende al sole, il traffico è scarso, arriviamo subito alla stazione Trastevere e saliamo tutta viale Trastevere… aria di casa… tutti i miei ricordi sono qui.
La confusione si sente dalla strada appena entriamo su via della Luce, il cuginetto piccolo nato da quattro mesi ulula la sua felicità, mentre sono tutti impegnati per il pranzo. Nonna ha iniziato stanotte a cucinare il ragù, anche se la “stracciatella” di pollo arriverà per prima a tavola, la tovaglia a pallini rossi che ha seguito la mia infanzia già è stata messa, il “servizio buono” la sta seguendo, fervono i preparativi, ne approfitto per andare a giocare, anche se non ho molti giocattoli nuovi, per la mia famiglia la vera festa, con i regali veri, sarà il 6 gennaio, quando arriverà la befana.
Mi chiamano, s’inizia col brodino, gli ovetti della gallina, rimasti dentro, mi aspettano e mi spettano, ancora gli altri cuccioli di casa sono piccoli, per 7 anni sono rimasto l’unico nipote, con i suoi diritti, per altri due o tre anni resisterò… forse.
Tante persone, tanti parenti ed amici di famiglia… tante persone scomparse negli anni… tanti ricordi struggenti di un Natale lontano… troppo lontano.
Il piccolo aereo rosso

Mancano pochi giorni a Natale e, una volta giunti al parcheggio del centro commerciale, dopo l’acquisto dei regali, io, mia moglie Francesca e il nostro piccolo Calogero di sette anni, siamo pronti per ritornare a casa.
Accendo la radio e, proprio adesso, trasmettono Happy Christmas dei Pooh, le cui note per il sottoscritto, a distanza di molti anni, non perdono neanche minimamente la loro magia.
L'allegria e l'atmosfera natalizia ci hanno letteralmente contagiato, tra l'altro ieri pomeriggio all'agenzia dei viaggi abbiamo prenotato per una settimana bianca in Austria, e non vediamo l'ora di partire.
Dio benedica i last minute!
Ad ogni modo, essendo vicinissimi all'aeroporto di Fiumicino, il ritorno a Roma si sta rivelando piuttosto difficoltoso, infatti stiamo procedendo a passo di lumaca ma pazienza, d'altro canto è comprensibile, essendo in pieno periodo pre -natalizio.
«Mamma, papà, che cos'è quello?» osserva Calogero additando con enfasi.
«Dove?» gli chiediamo all'unisono.
«Nel cielo, precisamente lì, guardate! È Babbo Nataleeeeeeeeeeee!»
Mi cimento ad alzare lo sguardo e, al contempo, restare concentrato alla guida. L'ho visto.
Francesca si mette a sorridere.
«Tu dici che è lui?» le domando sorridendo anch'io complice e con espressione da finto tonto.
«Frittellina, guarda che per la Vigilia mancano tre giorni!» espone divertita mia moglie a Calogero.
«Vi dico che è lui, è lui, è lui...» urla eccitato, «ne sono sicuro, si vede che si è modernizzato e sta semplicemente facendo un volo di prova!»
«Beh, sicuramente c'ha ragione, dai!» dico rivolgendomi a Francesca e strizzandole un occhio.
Io e mia moglie, per non tradire l'infantile fantasia del nostro piccolino, non possiamo mica dirgli la verità. Non sarebbe giusto.
In realtà si tratta di un piccolo aereo della Bartolini.
Gifts

Cinzia guardò sospirando dalla finestra le magnifiche luci di Natale sulla casa della dirimpettaia dall'altra parte della strada. Verdi, rosse, blu, gialle... sfavillando contribuivano a ravvivare ulteriormente l'atmosfera natalizia del quartiere.
La donna annuì pensando - e un brivido scosse il suo esile corpo - per poi bere un sorso di tè. Lasciò che il calore si depositasse nello stomaco e, infine, con la tazza fumante in mano, si sedette sulla sedia a dondolo dinnanzi al caminetto scoppiettante.
Alla sua destra, sotto l'albero addobbato, tra panettoni e colorati pacchetti di ogni genere, c'era una piccola scatoletta avvolta in una raffinata carta rossa e con un elegante nastro bianco.
Erano passati esattamente cinque anni dalla morte di Natale, il fidanzato. Quel pacchettino era per lei.
Ogni anno Cinzia collocava la scatoletta impacchettata sotto l'abete con la decisione che per nessuno motivo al mondo l'avrebbe mai aperta e, tastando l'anulare, gli occhi immancabilmente le si inumidivano.
Quel tragico 25 Dicembre 2013 l’uomo della sua vita avrebbe festeggiato l'onomastico e, sfortunatamente, la ragazza non aveva potuto fargli un regalo altrettanto prezioso: l'annuncio di una gravidanza, il frutto del loro amore che mesi dopo venne chiamato Natale.
Natale, lo stesso nome dell’insostituibile amato.
A.A.A.cercasi…

A.A.A. cercasi personale dai sani principi natalizi e con esperienza nel settore per contratto a tempo indeterminato. I candidati devono dimostrare un'ottima conoscenza della geografia mondiale ed è richiesta la patente di categoria R per la guida delle renne. Inoltre, gli aspiranti operatori devono essere in grado di pilotare i droni in dotazione durante la consegna dei doni, che avviene su e giù verticalmente per i camini oppure dalle finestre delle abitazioni.
La ditta Christmas Express non si assume alcuna responsabilità in caso di danno di persone o cose, materiale individuale compreso la completa uniforme rossa con gli stivali impermeabili. In caso di danneggiamento, i costi di riparazione verranno addebitati, tranne in evidenti casi di malfunzionamento o difetti di fabbrica.
Il personale dovrà operare No Stop nelle ore notturne in data 25 dicembre di ogni anno.
In caso di individuazione di uno o più bambini, oppure di un adulto o più adulti, animali a parte, la ditta Christmas Express negherà qualsiasi collegamento con la vostra identità e la vostra natalizia missione.
Diritto alle ferie: 364 giorni lavorativi.
I candidati di età superiore ai 300 anni saranno scartati.
Scaricare e compilare il modulo collocato in fondo alla pagina, a destra, ed allegarlo assieme al proprio CV alla seguente email:
SantaClaus@penguin.Pnd
*Pnd è un acronimo immaginario che sta per Polo Nord
I NOSTRI MIGLIORI AMICI… ANCHE A NATALE

L'alberello

Tree, così chiamato dagli altri fratelli alberelli per via di una piccola incisione in quattro lettere, incisione causata da un coltello di un qualche sconosciuto che non aveva niente di meglio da fare, se ne stava in perfetta beatitudine. Si sentiva estremamente felice, godendosi le quattro stagioni, per non parlare del vento, il quale gli procurava appagamento ogni qualvolta lo scuoteva, specie quando soffiava forte e per di più gli animali del bosco erano suoi amici.
In un brutto mattino d’inverno, inaspettatamente, arrivarono cinque uomini. Chi con delle motoseghe e chi con delle accette, costoro fecero "accetta" in molti punti del bosco.
Presto fu il turno di Tree. I duri denti metallici senza pietà gli penetrarono dolorosamente la corteccia e in men che non si dica attraversarono l'intero tronco. Egli cadde, abbattuto. Gridò telepaticamente aiuto a Madre Natura. Non venne ascoltato.
Fu gettato senza tanti complimenti su un camion assieme agli altri suoi simili, tutti accatastati. Eppure, nonostante ciò, riusciva ancora "respirare", finché in tarda serata svenne.
Si svegliò e si sorprese nel ritrovarsi nuovamente in piedi, Tree tirò un sospiro di sollievo, in quanto credeva di aver avuto un brutto sogno ma prestissimo si accorse che non era così.
Si trovava all'interno di una casa. Il cielo sostituito dal soffitto, la terra dal pavimento e le pareti gli procurarono un senso di claustrofobia. L’amato vento andò a fargli visita per pochi minuti per poi essere cacciato via dalla padrona di casa, una volta chiusa l'unica finestra del salone. A peggiorare le cose quel trovarsi in quel luogo completamente da solo, lontano dai suoi fratelli, oltre che dal suo habitat naturale.
Inoltre, con orrore si accorse di quegli estranei oggetti luccicanti che pesavano sui suoi rami e, sotto di lui, alcuni anonimi ma curiosi pacchetti colorati.
«Per favore, lasciami morire!» implorò più volte rivolgendosi nuovamente a Madre Natura.
Trilly, uno dei gatti presenti in quella casa, probabilmente preso dalla compassione, fece una rincorsa si lanciò addosso a Tree. Il povero alberello cadde sul camino acceso e cominciò a bruciare per poi finire letteralmente in fiamme. Come il resto della casa.
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