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personaggi da conoscere

Fotogrammi: MELVIN SOKOLSKY "Bouquet Seine"

31 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #fotogrammi, #fotografia, #arte, #personaggi da conoscere

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter FestBouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Dalla serie "Bubble and fly"
 

Amici lettori, blogfan della signoradeifiltri, eccomi ritornato per una nuova serie di illuminazioni artistiche: "FOTOGRAMMI".

Questa volta mi immergerò per voi, insieme a voi, nel grande mare della fotografia, inizierò a scrutare, scovare, occhiare, acchiappare i migliori fotografi del mondo, potrebbero essere noti o meno noti e, di sicuro, l'immagine fotografica e i miei scarabocchi saranno i protagonisti. Di volta in volta analizzerò e descriverò la loro vita e le loro opere, saranno in bianco e nero o a colori?

A sorpresa, per il vostro piacere, apriremo le pagine di questa tecnica artistica ma in tutto questo non sarò solo, sarò accompagnato dal mio amico fedele e titolato assistente Mario il benzinaio. Questa volta sarà un'escursione viaggiante perché io e lui andremo a spasso per il tempo a bordo di una vecchia Fiat 500, gireremo in lungo e in largo. Il nostro mezzo non è un bus ma c'è posto per tutti, siete pronti? In vettura, si parte, e ricordatevi di allacciarvi le cinture della fantasia, vi porterò molto lontano.

Sto aspettando, sulla solita piazza alberata, il mio amico Mario, di solito è puntuale come un barista birmano, eccolo, lo vedo arrivare.
 

- Ciao Mario, forza che i lettori della signoradeifiltri ci aspettano.
 

- Avrebbero ragione, sei mancato per qualche settimana.
 

- Ho avuto un po' da fare.
 

- Certo, avrai visto un sacco di film e mangiato tanta cioccolata.
 

- Non spifferare i nostri gusti segreti, comunque saremo in tema, sai di che parleremo?
 

- Ho visto il titolo della nuova serie "Fotogrammi", con cosa e con chi cominciamo?
 

- Melvin Sokolsky.
 

- Metti in moto la 500 e andiamo a tutto gas!
 

- Ma abbiamo il motore elettrico a energia solare!
 

- Non ti ricordi che con la fantasia possiamo viaggiare a velocità supersonica?
 

- Eh sì, ma cerchiamo di prendercela comoda eh!

 

Melvin Sokolsky (nato a New York il 9 ottobre 1933), fotografo e regista americano. Quando Melvin era un ragazzino, non era per nulla simile agli attuali, pieni di giocattoli e confusi in un consumismo sociale straripante, il piccolo Melvin, a soli dieci anni, era già un piccolo appassionato di fotografia, affascinato dalla fotocamera del padre. Sin da bambino inizia a sognare, può farlo perché libero da condizionamenti e, prestissimo, come un medium riesce leggere nel proprio futuro. Sono queste le questioni affettive che fortunatamente per certi artisti accendono la miccia della creatività che segnerà il loro destino. Quella professione a vent'anni sarà il lasciapassare per la libertà. Da giovani si è perennemente entusiasti e col sorriso sulle labbra, è così che Melvin entrò nell'ambito pubblicitario, esordendo per la rivista americana di moda Harper's Bazaar. Dopo centinaia di migliaia di scatti, nel 1963 l'inventiva dell'artista emerge con la serie "Bubble".

Melvin Sokolsky aveva aperto il diaframma della sua fotocamera per allargare la luce del nuovo modo di interpretare la fotografia di moda e pubblicitaria, uscendo in strada, normalissime strade fra normalissime persone, testimoni della realizzazione di un'opera d'arte fotografica, fra immaginazione e affascinante eleganza.

Nella sua arte non ci sono solo la tecnica, la manualità, il conoscere la luce e tutti gli aspetti legati alla buona ripresa fotografica, nelle sue immagini c'è anche la passione per i pittori del cinquecento. La sua relazione con la pittura si manifesta anche nella serie delle bolle sulla Senna, con un riferimento al surrealismo.

Nelle opere di Melvin Sokolsky è molto importante lo studio grafico, attraverso una serie di disegni e bozzetti preparatori per gli scatti, ma la sua visione artigianale e tradizionale non gli impedisce di apprezzare gli attuali cambiamenti del mondo della fotografia, i progressi tecnologici che rendono più facile per chiunque fare una buona foto. Tutti gli artisti sanno aggiornarsi, riconoscere e confrontarsi con le nuove realtà, l'arte vera è fatta di passione e talento, lavoro e sacrificio, e solo un buon artista riesce a manifestare tutta la propria anima in un colpo di genio. Per Melvin Sokolsky non serve scandire la sua bio, basta lasciare parlare le sue fotografie, vere opere d'arte.
"Non ti ho preso per le mie idee, ti ho preso per le tue idee.” Henry Wolf

 

- Mario, la vedi questa foto?
 

- Che ci fa una modella dentro una sfera trasparente su un fiume?
 

- Sembra molto irreale vero? Mi ha colpito moltissimo il momento che ho scoperto questo fotografo e visto questa serie di opere.
 

- Galleggia e si sposta a pelo d'acqua come se fosse su una barca immaginaria.
 

- Melvin Sokolsky ha avuto una genialata, era il 1963, a quell'epoca per scattare una foto del genere bisognava essere pazzi.
 

- Oppure avere una grande inventiva, come si può ricercare l'originalità senza rischiare un flop?
 

- Io credo che quella serie di scatti, oltre a venire realizzata attraverso una grande e scrupolosa preparazione tecnica, nel fissare quelle sfere con dei cavi che le mantenessero in completa sicurezza, comportava che tutte le location fossero impregnate di una grande energia creativa fra tutto lo staff, e Melvin Sokolsky ne era il regista, con la sicurezza di sapere che stava realizzando una grande opera d'arte.
 

- Mi sarebbe piaciuto essere lì per rimanere meravigliato di fronte a quella lavorazione. Che poi, in fondo, era completamente artigianale, senza effetti speciali.
 

- Sì, Mario, hai detto bene, tutto senza effetti speciali e ausilio di trucchi scenici, le sfere trasparenti sono in plastica e galleggiano realmente sul fiume o nel vuoto, come in altri scatti effettuati a Parigi.
Che ne dici se ci proviamo pure noi con la nostra 500?

 

- A volare?
 

- Come Peter Pan!
 

- Che mondo sarebbe senza la fantasia?
 

- Forza, proviamo, e dove andiamo?
 

- A cercare un altro fotografo.
 

- Prima possiamo andare a prenderci cioccolato caldo?
 

- E' un classico, certo con la dolcezza si vive meglio... Amici lettori della signoradeifiltri, io e Mario andiamo alla ricerca di un nuovo fotografo, non possiamo darvi anticipazioni, sicuramente dopo un cioccolato caldo avremo una bella ispirazione.

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La divina Patty

22 Gennaio 2019 , Scritto da Nando Con tag #nando, #personaggi da conoscere, #musica

 

 

 

 

SEMBRA UNA STATUA, SEMBRA UN QUADRO, SEMBRA L'AMANTE DI UN GERARCA FASCISTA. Cosi la dipingeva Herbert Pagani. "È la mala sorte, è la vendicatrice della sua razza, è l'Eva del serpente. Badate alle sue labbra sinuose, al sorriso aizzante, ai lampi d'ira, alla croce uncinata delle braccia aperte" aggiungeva Marco Ramperti.

Nicoletta Strambelli, che da piccola passeggiava tra le calli di Venezia, mano nella mano con un vecchio poeta dal nome EZRA POUND, non era ancora Patty Pravo. Quel nome lo inventò per lei Alberico Crocetta, l'ex marò della X Mas che nel 1965 apri a roma il Piper e Nicoletta ne diventò la" Ragazza".

L'ultima Divina che io amo follemente. Le sue canzoni mi tengono spesso compagnia. Ieratica, il modo di muovere le mani, la sua soave immoralità, ne fanno un'artista unica e fuori dal tempo. Dell'interpretazione di Tripoli 69, la canzone scritta per lei da Paolo Conte dobbiamo ringraziare gli Dei. Solitaria, colta, con molti quotidiani sotto il braccio. Sempre con un gran quantità di libri che l'accompagnano nei suoi viaggi, ne fanno un'assoluta rarità tra i cantanti italiani. Un monumento vivente, un'icona per la mia generazione e non solo. LA DIVINA.

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Arte al bar: MASSIMO ROTUNDO "Sera Torbara: gran finale"

15 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #vignette e illustrazioni, #personaggi da conoscere

I fumetti di Massimo Rotundo e l'omaggio di Walter FestI fumetti di Massimo Rotundo e l'omaggio di Walter Fest

I fumetti di Massimo Rotundo e l'omaggio di Walter Fest


 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, Gianni ha acceso il juke box, la compilation di Jamiroquai è musica che fa move up con il cappuccino, è il giusto sound per il dopo feste, ci sentiamo tutti un po' più felici, felici da sembrare ragazzini che aspettano che passi il freddo inverno per tuffarci a volo di passerotto in primavera.

E allora ho pensato che oggi vi avrebbe fatto piacere conoscere questo nuovo personaggio. Un personaggio che, se lo incontraste per strada, vedreste una persona normale, potrebbe essere un elettricista, il titolare di un negozio di orologi, un commesso esperto di una libreria, oppure un simpatico gommista, invece vi parlerò di un grande artista, un vero maestro d'arte. E' maggiormente conosciuto in un certo ambito sia nazionale che internazionale.

Avete mai sentito parlare di Yellow Kid o di Romics d'oro? Massimo Rotundo è uno degli attuali più grandi fumettisti, illustratori e pittori italiani. L'ho scelto perché è un testimone prezioso del fare arte vera.
 

- Senti un po', cazzarone dell'arte, anche questo qua fa roba strana? (Giovanna la milanese.)
 

- A volte sì, ma ti garantisco che è un artista importante.
 

- E che avrebbe di speciale? (Giovanna.)
 

- Sa disegnare e dipingere molto bene con le mani.
 

- Con le mani? Qualcuno lo fa anche con i piedi?
 

- Intendo dire senza l'utilizzo di strumenti elettrici, elettronici, futuristici, fantascientifici.
 

- Alla vecchia maniera?
 

- Sì, ed è quella con più anima.
 

- Ohhh... finalmente uno che sa disegnare! (Franco il gelataio.)
 

- Franco, non essere troppo severo con l'arte moderna, il punto è che stiamo andando verso la fantascienza e molte cose non si faranno più con le mani ma con un click, con un battito di ciglia, con la sola azione vocale e Dio solo sa quello che ci aspetterà, il cinema con i film ha già detto tutto.
 

- Io vado a giocare a biliardo prima che arrivi star trek (Giovanna.)
 

- Io a fare una partita a bocce, se arrivano men in black fateli venire al circolo. (Peppino il pensionato.)
 

- Io un giro in bicicletta prima che mi rapisca un alieno. (Franco il gelataio.)
 

- Io, invece, vado a leggere un fumetto, il classico fumetto con le pagine di carta che ancora si sfogliano con le mani, lo prenderò in edicola, probabilmente l'edicolante mi sorriderà e, sotto gli occhiali, mi dirà che uscirà domani, allora andrò al mercatino a comprare un vecchio Topolino, abbiamo tutti bisogno di sognare, un antistress, un fumetto non è roba solo per ragazzini, è arte mascherata da fantasia, quella che ormai sta scomparendo e sarà in via di estinzione. 

Ecco perché artisti come Massimo Rotundo sono importanti, fanno scuola per aiutare i giovani a vivere meglio, lui e altri come lui, insegnano a muovere le mani, le dita, l'immaginazione, a ridere di una battuta, a emozionarsi per un personaggio, un eroe, un bastardo che a breve le prenderà, un cattivone che finirà male, tutto questo lo puoi trovare in un fumetto che ancora sfoglierai con le mani mentre con gli occhi ti ficchi come un gatto in una storia. No, non è roba solo per ragazzi, un fumetto è per chi ama la vita, utilizzando ancora le mani per sfogliare le pagine di carta, se ne sfiora l'arte, annusandola, toccandola con i polpastrelli che siano anche sporchi di olio della pizza, se vuoi ancora sentirti un umano.

Per farti entrare in un altra dimensione ci penserà gente come Massimo Rotundo, i fumettisti sono tanti, non li vedi perché lontani dai riflettori, amano lavorare a fari spenti su un tavolo pieno di colori e di strumenti come artigiani veri. Ecco, ora ho davanti a me una pagina con due soldati a cavallo, quello con i capelli bianchi dice al biondo che vorrebbe un frullato di mele come glielo faceva la madre. Il giovane dai lunghi capelli invece vorrebbe mangiare trippa e fagioli all'osteria del Greco. Lo sfondo è africano, a breve un ragazzino lo farà cascare da cavallo e lo prenderà a mazzate, interverrà il soldato più vecchio che lo salverà. Io nello scarabocchio mio ho cambiato la battuta, ho mandato il biondo a giocare a pallone ma l'altro non voleva perché non potevano uscire dalla storia... erano solamente in un fumetto.
Massimo Rotundo (Roma, 11 aprile 1955), diplomato all'accademia delle belle arti, esordisce come fumettista nel 1978 con lo storico Lanciostory. Negli anni '80, periodo nel quale il fumetto assume un'immagine più artisticamente chic, collaborerà con numerosi settimanali per storie ambientate maggiormente nella fantascienza e nel poliziesco. Dal 1985 Comic art diventa la sua famiglia e lo sarà per un lungo periodo, fra i suoi lavori più apprezzati "Sera Torbara", il personaggio fatal affascinante Tovarisc Nina, protagonista di ironiche storie sensuali, ambientate fra falce e martello con risvolti pacifisti. Nell'88 anche la Francia lo applaude con la serie erotica Ex Libris Eroticis, con la quale l'eros viene descritto con un tratto a china di gran classe, raffinato come sulle note jazz di un pianoforte. Lo stesso jazz a fumetti viene riproposto dall'artista per la rivista "Blue", con una atmosfera da occhi a mandorla per la serie "Chinagirl". Negli anni '90 l'artista vira per un percorso letterario al quale applica il suo talento e la sua fantasia per interpretare temi classici come in "La pelle di Zigrino", romanzo scritto da Honoré de Balzac, "Pasolini", basato sulle sceneggiature di Jean Dufaux e "I miti dei Greci a fumetti" di Luciano De Crescenzo. Nel '98 un'altra grande famiglia lo accoglie, la Sergio Bonelli Editore, che gli mette in mano la figura di un nuovo personaggio, un cavaliere, un eroe coraggioso e onesto in un mondo post atomico, per fortuna è solo fantasia a fumetto, Brendon, ideato da Claudio Chiaverotti e, a partire dal numero 46, vengono affidate a Rotundo le copertine.

La classe non è acqua e il suo talento naturale, la sua passione, il suo essere un vero artigiano dell'arte, con le mani sempre sporche di colore, seduto su uno sgabello e non su un piedistallo, fanno di lui un protagonista della cultura, dovrei continuare a elencare, storie, personaggi, lavori anche in ambito teatrale e cinematografico, ma a che servirebbe? La solita biografia, bla,bla... no, voglio solo dirvi che Massimo Rotundo è un grande artista, sottolineerò solo due premi che gli sono stati conferiti, lo Yellow Kid nel 1990, il Romics d'oro alla carriera e il "Texone" n°30, che non è un premio ma una leggenda.

Infine, non ve lo avevo detto, ma Massimo Rotundo è anche un insegnante, insegna la tecnica per disegnare fantasia e rimanere umani, la fantascienza può rimanere sulle strisce a fumetti o sui fotogrammi di un film, noi ora andiamo a prenderci un caffè caldo, chi vuole venire?
Amici lettori del blog che vi apre pagine colorate di antistress, vi ringraziamo, salutiamo e vi diamo appuntamento ai prossimi articoli, bye, bye, au revoir, ciao ciao a tutti.

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Radio Blog: l'oroscopo letterario di Frida Kahlo

6 Gennaio 2019 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #loredana galiano, #astrologia, #personaggi da conoscere, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni, #pittura

 

 

 
"Magdalena Carmen Frida Kahlo nasce il 6 luglio 1907 a Coyocan, in Messico, alle ore 8.30, con il Sole in Cancro, Ascendente Leone e una Luna in Toro".
 
Prosegue la collaborazione di Radio Blog con AstroMix, il blog di Loredana Galiano che ogni mese ci regala una biografia astrologica di personaggi scelti dal mondo della letteratura e dell'arte.
Questo mese abbiamo scelto di parlare di Frida Kahlo, personaggio che non ha bisogno di presentazioni, ma solo di essere ascoltata!!!
 
A cura di Chiara Pugliese
Illustrazione di Eva Pratesi - Geographic Novel
 
Per contattarci : radioblog2017@gmail.com
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Arte al bar: ULISSE SARTINI "Papa Francesco"

5 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #personaggi da conoscere, #pittura

"Papa Francesco" di Ulisse Sartini e l'omaggio di Walter Fest"Papa Francesco" di Ulisse Sartini e l'omaggio di Walter Fest

"Papa Francesco" di Ulisse Sartini e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Buon anno a tutti i lettori della signoradeifiltri, è iniziato un nuovo anno con tante speranze, fra i mille colori dei brindisi e dei fuochi artificiali; le solite speranze che magari prima o poi si materializzeranno perché è proprio questo il bello della vita, la soddisfazione di vedere realizzati i desideri tanto sperati.

Oggi al bar siamo pochi aficionados, dietro al banco bar c'è Peppino il pensionato che sostituisce Gianni, il nostro amico ha lavorato insieme a suo cugino Nino come barman in una discoteca la notte di S.Silvestro e adesso si sono presi qualche giorno di vacanza, sembra che siano andati a fare il giro di Roma in bicicletta perché, come Roma non si è fatta in un giorno, per visitarla tutta ci vuole almeno una settimana, e così per ora il re del caffè sarà Peppino, non abbiate paura ha lavorato una vita sulle navi da crociera e ne sa più di Carlo in Francia.
Molto bene, allora, volete sapere di quale artista parleremo oggi? Oggi vedremo l'arte espressa nella sua immagine più classica; quante volte vi ho descritto opere fuori dall'ordinario non eseguite sul cavalletto, senza tavolozza e fuori dalle botteghe d'arte? Bene, invece, questa di oggi è quella tradizionale e l'artista è un grande appassionato e successore dell'arte del '500, sia per tecnica che per modalità pittorica.

Ma oggi voglio fare un cambiamento di programma, inizierò descrivendovi la sua opera e poi parleremo dell'uomo artista. L'artista è Ulisse Sartini e la sua opera è il ritratto di Papa Francesco.

Ho scelto questa opera per una motivazione ben precisa; il mondo ha sempre più bisogno di pace, che non vuol dire solo il rifiuto della guerra ma, inconfutabilmente, tutti hanno sempre più bisogno di pace sul lavoro, in famiglia, a scuola, nelle strade, nei rapporti con il prossimo, con gli animali, con l'ambiente. Perfino nel mondo dello sport, dello spettacolo e della cultura c'è bisogno di pace e Papa Francesco, anche per chi non crede o appartiene ad altre religioni, è una figura che ispira la pace e, se i suoi occhi sono lo specchio dell'anima, non possiamo fare altro che prenderlo ad esempio e ascoltare le sue parole con convinzione; senza una stasi di pace c'è il nulla e l'umanità è destinata a fare una brutta fine, questo è purtroppo innegabile.

L'opera di Ulisse Sartini è un olio su tela tonda, diametro 140 circa, del 2013, fa parte della collezione della Fabbrica di S.Pietro ed è stato il lavoro preparatorio al mosaico esposto insieme a tutti gli altri papi a S.Paolo fuori le mura.
Sul fondo sfumato color ocra spicca bonariamente la sua figura vestita nell'abito papale, che sembra apparire con la fantasia una corazza contro ogni futura avversità, le spalle sono forti a sostenere il peso delle questioni mondiali; lo sguardo è sereno ma consapevole della responsabilità che gli è stata concessa, Papa Francesco sa che che lo aspetta un duro lavoro.

Ulisse Sartini, maestro del ritratto, ha saputo entrare nella sua coscienza e, con il suo talento, lo ha riprodotto nella sua vera essenza, un buon padre per tutti.

In questi casi potrebbe esserci il rischio che l'artista sia portato, grazie alla sua perizia tecnica, ad esaltare il personaggio, invece Ulisse Sartini ha dipinto Papa Francesco semplicemente come uno di noi, come Peppino con le sue rughe, come Giovanna che ride poco ma dentro di sé ha un universo di emozioni, come Francesca la stilista che è un po' timida, come Tonino il tassista con la sua simpatia contagiosa; insomma, Papa Francesco, dipinto dalla sapienza artistica di Ulisse Sartini, è il Papa giusto arrivato al momento giusto, perché siamo diretti verso un punto di non ritorno ma amore, fiducia, conditi di sano ottimismo, possono fare tanto. L'arte in tutte le sue espressioni è il linguaggio che unisce i cuori e le menti; Ulisse Sartini è uno dei tanti, un esercito di artisti armati di talento nati per farci voler bene alla vita. L'arte è per tutti, deve esserlo per tutti, anche per gente semplice come noi in questo bar che a volte non la capiamo, ci rimane difficile entrarne in contatto perché distratti dalla baraonda quotidiana ma per fortuna i tempi sono cambiati, adesso con un click possiamo aprire le porte del mondo, l'arte sarà la scaletta che ci porterà ad essere migliori.
Ulisse Sartini è nato a Ziano Piacentino il 30 Maggio del 1943, giovanissimo, con ancora nell'aria la tristezza e la desolazione della guerra terminata da pochi anni, si trasferisce a Milano, ove studia l'arte, l'unico modo per volare con la fantasia sopra le macerie lasciate dal dramma bellico, e non è un caso che sia da subito attratto come una calamita dal Rinascimento, il periodo storico così ricco di grande tecnica e di considerazione per l'essere umano.

Ulisse Sartini ha per natura tutto quello che serve per essere un artista, deve solo lavorare e, quando lo si fa con passione, tutto diventa più facile. Ha una grande sensibilità interiore che lo guida e lo indirizza verso il suo modo di essere artista, studiare, pertanto, e rappresentare il mistero dell'infinito. Diventerà un maestro del ritratto, uno dei migliori, riconosciuto internazionalmente e, al momento, è uno dei più grandi ancora viventi.

Realizzando un ritratto l'artista legge i cuori degli esseri umani, la sua tecnica artigianale è il lavoro dell'uomo in fusione con la materia, grazie alla fantasia propria di ogni artista che con ogni opera entra in contatto con tutto ciò che c'è  di più profondo. Ogni essere umano detiene le sorti dell'umanità e Ulisse Sartini sa, come i grandi artisti del '500, interpretare la natura umana con una tecnica che, per bravura, si avvicina alla fotografia. Ma Ulisse non vuole essere una primadonna della tecnica, non vuole stupire, non vuole mettersi in competizione con una fotocamera, vuole solo essere se stesso, la sua pittura è umana, fatta da un uomo, giorni di lavoro impastando i colori con amore, isolandosi con la sua anima e con i soggetti raffiguranti, vuole solo sentirsi un essere umano parte di questo sconfinato microcosmo.
Amici lettori, con questo grande artista vi salutiamo, vi auguriamo ancora un buon 2019, e vi aspettiamo sempre qui al bar per parlare ancora di arte, tanti colori e tanta fantasia per quest'anno che è appena iniziato.

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Arte al bar: YVES KLEIN "Anthropometries"

3 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura, #personaggi da conoscere

"Anthropometrie" di Yves Klein e l'omaggio di Walter Fest"Anthropometrie" di Yves Klein e l'omaggio di Walter Fest

"Anthropometrie" di Yves Klein e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, Natale è passato ma nel nostro bar l'albero sarà ancora in bella mostra fino alla Befana, dopo S.Silvestro, la notte dei cin cin, del cotechino e lenticchie, e dei sogni ben auguranti sotto le stelle.

Oggi ho per voi la prima opera del nuovo anno e vi presenterò ancora un artista insolito, ancora un artista senza cavalletto e tavolozza, senza il tetto dello studio sopra la testa, e i pantaloni sporchi di colore, anzi, se proprio si è sporcato, lo ha fatto con un solo colore. Sto parlando di Yves Klein.
 

- Walter, questo Klein dove lo hai pescato?
 

- Giovanna, ancora per una casualità, proprio qualche giorno fa vidi una sua foto in un articolo di un vecchio magazine che non ricordo di cosa parlava, ma sotto la sua foto c'era scritto "Yves Klein pittore monocromo". A parte questo, il particolare che mi aveva incuriosito è stata la sua faccia da ragazzo, con gli occhi grandi da Pierino la peste, e la bombetta in testa alla Chaplin. Allora ho fatto una rapida ricerca e ho scoperto un artista fuori dall'ordinario.

Yves Klein (Nizza, 28 aprile 1928 – Parigi, 6 giugno 1962)
Procreato da entrambi i genitori pittori, l'arte divenne, per questo artista francese, un argomento di routine, eppure i suoi studi furono indirizzati altrove. Sopratutto attratto dall'Oriente e dalla pratica dello judo, sport di concentrazione, una disciplina fatta di filosofia, in equilibrio fra spirito e forza fisica, uno sport così lontano da quello più amato dai francesi dell'epoca, la bicicletta, cosa che la diceva lunga sulla personalità già ben definita del giovane.

Yves Klein iniziò a dipingere quasi per forza d'inerzia ma tappa obbligata per ogni adolescente fu farlo fuori dagli schemi. Dal 1948 al 1952 lui, ventenne con alle spalle il dramma della guerra, affamato di libertà e fantasia, iniziò a viaggiare, Italia, Inghilterra, Spagna, Giappone, ogni luogo una spremuta di apprendimento, sopratutto in Italia, dove, grazie a Giotto, scoprirà l'attrazione verso il monocromatismo, che diventerà per lui quasi un'ossessione creativa, la sperimentazione dell'utilizzo di un solo tono di colore, dove tuffarci dentro corpo e anima, talmente convinto da estraniarsi dalle critiche ricevute.

Ma sull'onda folle della magia artistica degli anni '50/'60, Yves Klein andò avanti per la sua strada, finché, a metà del 1960, inventò il suo colore perfetto, brevettato da lui, "international Klein blue". Il periodo "blue" era il suo linguaggio artistico prioritario, un eccezionale blu, blu come il cielo, come il mare, un qualcosa per andare oltre le forme e farsi attrarre dalla magia del colore, ne bastava uno solo e per lui era speciale.

Come tutte le cose belle, la sua arte, fra pittura, fotografia e contaminazione di tecniche, terminò presto perché, dopo soli 34 anni di vita, a causa di un infarto, partì per l'ultimo viaggio. In appena sette anni di attività lasciò oltre mille opere e una traccia profonda nel mondo dell'arte. Le sue sperimentazioni sarebbero diventate leggenda.
 

- Secondo me era un po' pazzo. (Giovanna.)
 

- Ma come si fa a chiamarla arte? Chiamatela come volete ma non capisco dove sia la vera arte. (Franco il gelataio.)
 

- Io dico che a scuola non glielo hanno insegnato. ( Peppino il pensionato.)
 

- Che cosa?
 

- A disegnare, ma scusa, secondo te Michelangelo, Raffaello e Leonardo erano stupidi a non usare un colore solo e a realizzare opere piene di forme e di tinte? (Peppino il pensionato.)
 

- E vabbè, però mica tutti parlano la stessa lingua, c'è chi parla inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo e cinese. (Roberta la scrittrice)
 

- E' giusto, noi per esempio non parliamo in romanesco. (Tonino il tassista)
 

- E allora? (Giovanna.)


- E allora ogni artista, fa l'arte che gli pare... Raccontaci un po' di quell'opera che vorresti descriverci... (Mimmo il giornalista.)


- Sarà un piacere, in pratica si tratta di una modella completamente nuda che, ricoperta su tutto il corpo del colore blu, doveva rotolarsi sul fondale bianco e lasciare la propria impronta, non più l'artista con in mano un pennello - uno strumento ritenuto da Klein, in questo caso, superfluo - ma un vero corpo umano a contatto e in fusione con la materia, un'azione che metteva in armonia l'essere umano con la natura artistica creando un'opera unica. Solitamente le opere si guardano ma non si toccano, in quel caso il corpo diventava la stessa opera d'arte e l'impronta lasciata ne era la traccia. Nell'azione artistica opera e fruitore dell'arte sono una cosa sola.
 

- Ma era tutta nuda? Però, bella questa idea! (Saverio il gommista.)
 

- E dai, pensi sempre a una cosa sola! Non devi pensare alla nudità come la intendi tu ma all'essere umano, in questa caso una donna, parte artistica dell'universo.
 

- Ma quella là, mica si può esporre con un chiodino alla parete! (Giovanna.)


- Però puoi sempre riconoscere l'originalità e poi considerare il fatto che l'arte ha tanti linguaggi quanti la fantasia di un artista possa inventarne, inoltre l'arte è un vero atto di fede verso la vita... uhhhh... a proposito di fede, sapete che quest'artista, in apparenza pazzo e ipereclettico, nella sua intima essenza deteneva anche una forma di rispetto verso la religione?
 

- Perché, prima di dipingere pregava? (Don Alfonso.)
 

- No, ma una volta, grazie a una casualità, si scoprì che nel 1958 Klein offrì in omaggio al santuario di Santa Rita da Cascia un suo monocromo blu, per poi fare ritorno al santuario della Santa nel 1961, questa volta portando in regalo un cofanetto in plexiglass, contenente, divisi in tre parti uguali, dei pigmenti rosa, blu e foglia d'oro, insieme a una preghiera scritta su sette foglietti di suo pugno, rivolgendosi con devozione alla Santa. Tutto ciò venne scoperto nel corso di lavori di ristrutturazione nel 1979 dagli artisti che dovevano restaurare la cupola affrescata da Luigi Montanarini. Chiesero alle suore se avessero dei pigmenti e della foglia d'oro per fare delle prove e, quando una monaca portò loro la scatolina dell'artista francese, scoprirono con grande stupore chi fosse stato l'autore dell'omaggio alla Santa.

Yves Klein non era solo un classico artista genio e sregolatezza creativa ma anche ricercatore di un legame con l'assoluto, e la fede che cosa non è se non un atto di amore? L'arte non è vi è uguale? Che cosa è l'arte? La realizzazione manuale di un'opera, studiata, immaginata, trascritta con grande amore, amore per la vita, sulla quale si possono avere dubbi e pareri contrastanti, ma rimane sempre il fatto che è l'amore che debba segnare tutta la nostra esistenza.
Nel bar tutti sono rimasti in silenzio, forse nessuno se lo aspettava. Nell'immaginario collettivo, un artista è visto come un visionario dal talento innato ma forse in realtà pare che sia invece vera la definizione di Madre Teresa di Calcutta che afferma che siamo tutti delle matite, delle piccole matite nelle mani di Dio.
Amici lettori della signoradeifiltri, vi lascio con questo articolo dedicato all'arte, il nuovo anno è iniziato ed io, insieme ai miei personaggi, alla redazione del blog più ganzo cultural del web, auguriamo a tutti voi un sereno, uno splendido, uno strepitoso anno.

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Arte al bar: HULA "What if you fly " project

19 Dicembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura, #unasettimanamagica, #personaggi da conoscere

"What if you fly" di Hula e l'omaggio di Walter Fest"What if you fly" di Hula e l'omaggio di Walter Fest

"What if you fly" di Hula e l'omaggio di Walter Fest

 

 

Gentilissimi lettori della signoradeifiltri, oggi ho le mani così fredde che non riesco a scrivere, eh già, perché ho proprio il "viziaccio" di scrivere a mano, con la classica penna sul classico pezzo di carta bianca e...
 

- Ti ci vorrebbe un cioccolato caldo.
 

- Gianni, buona idea, è il primo cioccolato caldo della stagione, a quanto pare il freddo è arrivato.
 

- Arriva subito.
 

- Il grande freddo?
 

- No, il cioccolato caldo.
 

Me le invento tutte per ritornare bambino, solo il pensiero infantile del dolce ti fa scaldare il cuore e la mente, beh, poi per le mani ci penserà il cioccolato caldo in tazza del mio amico Gianni.

Molto bene amici lettori del blog più cioccolatoso del web, per rimanere in tema temperatura glaciale (poi vi dirò perché) oggi vi presenterò l'opera di un giovane artista fuori dall'ordinario, un artista che lavora per la quasi totalità del suo tempo all'aperto senza cavalletto, fuori dalle pareti di uno studio e senza alcuni tradizionali strumenti e modalità operative classiche di ogni artista. Sto parlando di Sean Yoro in arte Hula.
 

- Ah! E chi sarebbe questo Hula?
 

- Giovanna, è un giovane artista hawaiano.
 

- E dove lo hai pescato?
 

- Tempo fa vidi un documentario dedicato al suo lavoro, e mi colpì.
 

- Che ha di speciale?
 

- Molte delle sue opere le dipinge sull'acqua.
 

- Ma è un po' pazzo oppure è un marinaio?
 

- No, è un normalissimo giovane, una persona molto pacifica e solare.
 

- Si sapeva che gli artisti erano un po' svalvolati.
 

- Ora ti spiego.
 

Sean Yoro, in arte Hula, è un artista hawaiano nato nel 1989 sull'isola di Oahu. Come tutti i ragazzi del luogo ama passare il tempo in mare con il surf, fare acrobazie sulle onde è per lui facile come bere un bicchiere d'acqua. Poi, crescendo, inizia ad appassionarsi all'arte e, vista la sua giovane età, si interessa maggiormente ai graffiti e al tatoo. Quindi, a 20 anni si iscrive a un corso di disegno presso il Windward Community College di Oahu, ma per un giovane la città di New York è il sogno, e la base migliore dove poter fare una veloce esperienza costruttiva, quindi si trasferisce a Brooklyn e inizia a lavorare con il nome d'arte "Hula".
New York è una metropoli molto differente rispetto al suo luogo di provenienza, New York è un moderno concentrato di frenetica umanità, ben lontana dai quattro elementi naturali, acqua, fuoco, aria e terra presenti alle Hawaii, e Hula non può far a meno di esprimere la sua arte con il cuore e la mente legati alle sue origini, quindi alternerà la pittura espressa in maniera tradizionale a quella sperimentale e più spontanea per lui, iniziando a dipingere come un street artist ma, nel suo caso, seduto a pelo d'acqua su una tavola da surf, raffigurando bellissimi volti di donna su vecchi muri di fabbricati in disuso, imbarcazioni arrugginite, una serie di elementi semi sommersi in mare. 

La sua bravura oltre che artistica è anche tecnica perché deve lavorare tenendosi in equilibrio, cosa che gli riesce bene grazie alle sue qualità fisiche e alla forte sensibilità che lo fa essere in perfetta fusione e armonia fra la sua anima e il suo background. La perfetta realizzazione del suo messaggio avviene quando le sue immagini dipinte si rispecchiano sull'acqua, venendosi a creare quelle giuste relazioni fra l'umano e la natura che dovrebbero rappresentare lo spirito vitale della nostra esistenza, purtroppo troppe volte disatteso dalla sconsideratezza delle azioni dell'uomo.

In breve tempo le opere di Hula, pur non essendo esposte in gallerie, grazie al web hanno fatto il giro del mondo, meritando  grande attenzione e interesse verso il suo lavoro. L'originalità di Hula è unica e strepitosa, ed ora, pur essendo rimasto un giovane ancora genuino nei modi, è a tutti gli effetti una star dell'arte

 

- Ciao, Aristide dove vai, non vuoi vedere l'opera di questo artista?
 

- No, mi dispiace, vado di corsa, devo andare a lavorare a Cinecittà, farò la comparsa in un film ambientato nell'antica Roma.
 

- Mi raccomando, ricordati di toglierti l'orologio, non fare come è successo a Spartacus di Stanley Kubrick.
 

- E pure di spegnere il telefonino (Giovanna.)


- E non mangiarti anche il cestino del tuo vicino (Gianni.)
 

- E vabbè, però se non mangio recito male. (Aristide.)
 

- Ma se fai la comparsa (Tonino il tassista.)
 

- Appunto, devo mangiare di più (Aristide.)
 

- Sarà in interno o in esterno? (Tonino.)


- Esterno, ricostruzione del tempio di Apollo (Aristide.)


- Dove i Romani giocavano a palla! (Giovanna.)


- E che ne so? Io ho paura che farà freddo!
 

- La vuoi una fiaschetta con la grappa? (Gianni)
 

- Eh, magari!
 

- E se poi si ubriaca? (Giovanna.)
 

- E vabbè, tanto devo lavorare alla scena di gruppo dei gladiatori devoti al deus ex machina.
 

- E chi è ? (Tonino.)
 

- Boh?...Vado altrimenti il capogruppo si incazza! (Aristide.)
 

- Povero Aristide, oggi prenderà molto freddo! (Giovanna.)
 

Mai come il nostro artista di oggi. 

L'opera che vi descriverò, il nostro artista hawaiano l'ha realizzata al circolo polare artico canadese, in un progetto chiamato "What if you fly". Adesso alzi la mano chi fra di voi conosce Iqaluit, capitale del Nunavut, in Canada. Ebbene da quelle parti, a quanto pare, a causa dell'ormai acclarato cambiamento climatico, i ghiacciai si stanno sciogliendo e, logicamente, l'acqua che sale mette in pericolo le popolazioni. Dato che sono lontani, all'estremità del pianeta, non partecipano ai talk show e non hanno una nazionale di calcio ai mondiali, di tutta sta faccenda il mondo ignora quasi l'esistenza, naturalmente gli indigeni Inuit che abitano quelle parti sono invece molto preoccupati.
Hula, fedele al suo impegno ecologista, è così partito con entusiasmo per realizzare questo nuovo progetto, i colori che ha utilizzato non sono tossici e sono composti da pigmenti naturali. Prima di mettersi al lavoro ha parlato con la gente del luogo, per prendere ispirazione, e poi, con un coraggio da leone, ha iniziato a scegliere le lastre di ghiaccio che, sciogliendosi, si stavano staccando, poi, a bordo della sua tavola da surf ha iniziato a dipingere, ben sapendo che la sua opera dopo poco si sarebbe sciolta per trasformarsi in normalissima acqua gelata che, seguendo il corso delle correnti, sarebbe diventata oceano. Ma era proprio questo l'obiettivo del messaggio di Hula, il bellissimo volto raffigurato a simboleggiare la natura che, a causa della nostra stupidità sciogliendosi insieme al ghiaccio, perdiamo con essa simbolicamente anche la nostra stessa esistenza. Questo è il messaggio universale che Hula, attraverso la sua arte, ha voluto dare nella speranza che l'umanità possa porre rimedio prima della catastrofe.

Hula, grazie al suo talento, ha attirato in breve tempo l'attenzione e la sensibilità sulla problematica dell'aumento della temperatura, che sta causando lo scioglimento dei ghiacciai, compromettendo il clima con gravissimi danni a tutto il pianeta.
Quando ho realizzato il mio scarabocchio in omaggio a Hula, mi è successa una cosa strana. Ero quasi al termine della mia opera, e mi ero accorto che avevo raffigurato le lastre di ghiaccio in secondo piano con una tonalità troppo scura, quindi sono andato con una veloce pennellata di bianco per schiarirle e, quando poi la tinta si è asciugata, con mia grande sorpresa ho scoperto che inconsapevolmente avevo raffigurato un qualcosa somigliante al muso di un orso che si erge dall'acqua, ma io non volevo assolutamente farlo, volevo solo schiarire la parte e basta, si è trattato di una coincidenza ma in fondo il mio errore rappresentava una verità, perché, idealmente, successivamente vi ho visto un orso che, a causa del ghiaccio che si scioglie, perderà il suo habitat. La mia è troppa fantasia? Chissà?

 

- Gianni, ma che cos'è quella?
 

- E' un mega spumante, vogliamo brindare e festeggiare le prossime festività Natalizie?
 

Nel giro di un colpo di saetta, tutta la gente del bar corre a prendere i calici.
 

- Gianni, hai ragione, un bel brindisi per augurare, da parte della redazione della signoradeifiltri, da Patrizia Poli, da me e da tutti i miei personaggi, delle bellissime, serene e divertenti festività natalizie. Cin cin per tutti i nostri lettori e Buon Natale!!
 

- Aristide, che ti è successo? Come mai sei ritornato?
 

- Ho sbagliato giorno, dovevo andare domani, oggi in teatro girano un film comico, un po' romantico, un po' surrealista, a lieto fine, con tutti attori ultra novantenni che nel finale ballano il tango.
 

- Prendi un calice che è meglio!
 

Amici lettori, ancora tantissimi auguri da parte nostra... ci rivedremo presto, forse la fantasia non andrà in vacanza a Natale

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Radio Blog: L'oroscopo letterario di Zelda Sayre

18 Dicembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #loredana galiano, #astrologia, #personaggi da conoscere, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni

 

 

"Anticonformista e quasi spregiudicata; bella e capricciosa, ha una personalità molto appariscente, audace, gioviale e ottimista.
I valori spiccati della sua undicesima casa e la congiunzione di Luna e Venere nel segno del Cancro la rendono ingenua, sofisticata e indimenticabile
".

 

Stiamo parlando di Zelda Sayre, meglio nota come la moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald.
La sua vita intensa, tragica e tormentata è stata sviscerata dalla nostra Loredana Galiano che ha scritto per noi la sua biografia astrologica.

 

Buon ascolto!

 

Lettura di Chiara Pugliese
Illustrazione a cura di Eva Pratesi - Geographic Novel
Testi di Loredana Galiano - https://astromix.altervista.org/
Musica: Bensound

 
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Radio Blog: Cesare Pavese

12 Dicembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni, #gordiano lupi, #personaggi da conoscere

 

 

Cesare Pavese scrittore, poeta, traduttore ma soprattutto uomo. In questa chiacchierata con Gordiano Lupi, scrittore e direttore editoriale de Il Foglio letterario, abbiamo ripercorso alcune fasi della vita di questo grande interprete della letteratura italiana del Novecento: l'attaccamento alla terra natia, l'esperienza del confino, gli amori tormentati e quasi mai corrisposti, le grandi traduzioni, fino ad arrivare al Premio Strega e alla morte da lui spesso invocata e alla fine voluta.
Un omaggio che speriamo sarà gradito dagli amanti di Pavese come da coloro che, incuriositi, avranno voglia di saperne un po' di più.

Buon ascolto!

 

A cura di Chiara Pugliese 
 

Illustrazioni di Eva Pratesi - Geographic Novel - www.geographicnovel.com
Musica: www.bensound.com
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

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Ovidio, la vita e le opere

20 Agosto 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #personaggi da conoscere, #sezione primavera

 

 

 

 

 

Ovidio nacque a Sulmona. All'età di dodici anni venne a Roma col fratello e frequentò le migliori scuole di grammatica e di retorica. Il padre, infatti, avrebbe voluto farne un avvocato e avviarlo alla carriera politica, ma Ovidio era attratto in modo irresistibile dalla poesia: egli stesso dirà che qualunque cosa cercasse di scrivere, gli veniva in versi!

Ovidio fu dunque poeta per istinto, per autentica vocazione.

Terminate le scuole, andò ad Atene per perfezionarsi negli studi, come facevano di solito i giovani romani di buona famiglia; qui venne a contatto diretto con la cultura, l'arte, le tradizioni della Grecia e ne rimase affascinato. Ai suo ritorno a Roma rinunciò alla carriera militare e a quella di avvocato per dedicarsi interamente alla poesia.

Ovidio, oltre a essere molto capace nello scrivere versi, aveva un aspetto piacevole: lo sguardo era vivace e intelligente, il volto sereno, la corporatura delicata e i gesti disinvolti. Vestiva in modo molto curato e raffinato, senza però eccedere negli ornamenti e senza far sfoggio di ricchezza; riscuoteva quindi simpatia e ammirazione ovunque andasse.

A poco più di venti anni, aveva già composto opere geniali e brillanti, che lo avevano reso famoso: Amores (Gli Amori), una raccolta di poesie dove cantava la sua passione per una fanciulla di nome Corinna; e le Heroides (Le donne leggendarie), lettere d'amore in versi scritte da antiche eroine come Penelope, Elena, Didone, ai loro innamorati.

Ovidio aveva 25 anni quando l'imperatore Augusto promulgò tre leggi volte a ristabilire nella società un tipo di vita che aveva per modello la virtuosa famiglia romana dei passato.

Queste leggi prevedevano ricompense per i padri di almeno tre figli, punivano severamente l'adulterio, vietavano di costruire abitazioni troppo sfarzose, di indossare abiti provocanti o fatti di stoffe preziose come la seta e la porpora, di imbandire cene troppo sontuose...

Ovidio, come molti altri della sua generazione, non desiderava affatto una vita diversa da quella splendida e lussuosa che stava conducendo, perciò i giovani lo consideravano il loro poeta, lo ammiravano e preferivano a Orazio e Virgilio, che elogiavano la politica dell'imperatore.

Augusto conosceva sicuramente le opere di Ovidio, nelle quali spesso il poeta faceva ironia sulle leggi severe riguardanti il lusso, il matrimonio, l'adulterio; sottovalutava le virtù militari, dichiarava di non desiderare il ritorno alla tradizione, alla vita domestica, alla sobrietà dei costumi. L'imperatore non era certamente soddisfatto di lui, tuttavia non ho fece perseguitare, né impedì che le sue opere fossero pubblicate: Augusto desiderava essere stimato protettore delle arti e delle lettere e Ovidio era un poeta amato e celebrato non solo a Roma, ma anche nelle più lontane citta dell'impero.

Così per molti anni ancora Ovidio continuò a scrivere versi che avevano come argomento l’amore, la bellezza, il piacere di vivere, finché, all'età di quarantatrè anni, decise che era giunto il momento di iniziare un'opera più importante, di più vasto respiro, dove fossero presenti i miti c le leggende greche e romane che egli tanto amava.

Con quest'opera Ovidio si proponeva di dare al lettore emozioni sempre diverse, ma anche la sensazione di una grande unità, perciò stabilì che tutte le storie avrebbero avuto un tema comune: la trasformazione degli uomini in altri esseri, animati o inanimati.

Un'opera simile non era mai stata scritta a Roma. In Grecia, invece, Omero, ma soprattutto i poeti dell’ epoca ellenistica (così si chiama il periodo storico che inizia dopo la morte di Alessandro Magno), avevano raccolto miti e leggende che parlavano di trasformazioni.

Ovidio possedeva i loro libri o poteva facilmente trovarli nella ricca biblioteca imperiale.

Così, per sette anni almeno, dal 2 d. C. all' 8 d. C., il poeta lavorò a quest'opera che non smise mai di rivedere, affinare, modificare, nel contenuto e nella forma.

Quindi iniziò la scrittura dei Fasti (I giorni fasti). Avrebbero dovuto essere dodici libri, uno per ogni mese dell'anno: in ciascuno di essi venivano elencate le feste religiose, spiegate le origini di riti, divinità...

Quest’opera, dedicata ad Augusto, si interruppe al sesto libro perché, inaspettatamente, Ovidio fu condannato all'esilio.

La ragione di questa improvvisa condanna, che si abbatteva su un poeta famoso e ormai vicino alla vecchiaia, rimane ancora un mistero; forse Ovidio si trovò coinvolto in uno scandalo di corte che riguardava la nipote di Augusto, Giulia Minore, accusata di condurre una vita non onesta e certamente contraria alle leggi dell'imperatore. Augusto, amareggiato da queste vicende familiari che venivano utilizzate contro di lui dagli avversari politici, decise di dare una prova evidente della sua fermezza e di mostrare a tutti che anteponeva gli interessi dello stato a quelli personali.

Così esiliò Giulia Minore nelle isole Tremiti e l'altro nipote, Agrippa, anche lui dedito al lusso e ai divertimenti più sfrenati, nell'isola di Pianosa; infine, nel dicembre dell'anno 8 d. C., firmò l'editto che relegava Ovidio a Tomi, un piccolo presidio militare sul Mar Nero, corrispondente oggi alla città di Costanza.

Quel luogo era arido, desolato e malsicuro per i predoni che facevano scorrerie nelle campagne, perciò Ovidio soffrì molto in esilio: non tollerava il clima e le acque malsane, la sua abitazione era priva di comodità, non aveva amici ed era tormentato dai ricordi della vita raffinata che conduceva un tempo e dalla nostalgia per la moglie lontana. Sentiva che la sua capacità di creare versi bellissimi era perduta per sempre, perciò scrisse agli amici di distruggere le Metamorfosi perché non avrebbe più potuto correggerle; per fortuna circolavano già varie copie dell'opera e questo ha impedito che andasse perduta.

L'esilio del poeta durò otto anni, durante i quali egli non cessò mai di supplicare Augusto e poi il suo successore, Tiberio, affinché lo richiamassero a Roma o almeno lo trasferissero in un luogo meno selvaggio e lontano. Ma i suoi tentativi rimasero sempre vani.

Il poeta infatti morì a Tomi, nei 17 d. C., all'età di sessanta anni. Le sue ceneri non vennero portate a Roma, come egli aveva chiesto e sperato, ma furono sepolte in quella terra lontana.

Ovidio però continuò a essere celebre e ammirato, nonostante l'esilio e anche dopo la sua morte.

Si realizzò così ciò che egli aveva scritto nei Tristia (Le Tristezze), un libro di poesie composte a Tomi:

« ...Tutto quanto poteva essermi tolto, mi fu strappato: la patria, le persone care, la casa, ma l'ingegno no: esso è il mio solo amico e il mio solo conforto; contro di esso, Augusto non può nulla. Che questa vita mi sia pure tolta: la mia fama durerà eterna e la mia opera sarà letta finché Roma dominerà il mondo».

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