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personaggi da conoscere

Aldo Dalla Vecchia, "In nome di Maria"

1 Novembre 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #televisione, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

In nome di Maria

Aldo Dalla Vecchia

 

Graphe.it, 2021

pp 75

9,00

 

L’ultimissima fatica di Aldo Dalla Vecchia, di cui seguo la carriera letteraria fin dagli esordi, è dedicata alla mia coetanea Maria De Filippi. Antidiva per eccellenza, voce ruvida, aspetto dimesso, piglio di razza anche quando defilata e seduta su una scala, la De Filippi è l’icona della televisione commerciale, quella conosciuta e amata da Dalla Vecchia.

Il saggio tratta la materia come se fosse una teologia mariana, in una modalità ironicamente e laicamente blasfema, tanta è la potenza di Maria De Filippi in televisione. Da trent’anni Maria scrive, conduce e produce programmi suoi e non solo. Ha curato format che, nel bene e nel male, hanno avuto un successo enorme e hanno fatto la storia della televisione: Amici, Uomini e Donne, C’è posta per te ma anche, indirettamente, Temptation Island. Capaci di catturare un pubblico trasversale per età, dai ragazzi che si appassionano ai talent, fino agli anziani che cercano di rimorchiare a Uomini e Donne.

Aldo Dalla Vecchia ne sottolinea la propensione all’ascolto, il tirar fuori ciò che l’interlocutore ha da dire, che lui definisce “maieutica”, proprio come quella di Socrate, fatta di brachilogia, ovvero di frasi brevi che ritmano la narrazione e i dialoghi. Si tende alla sottrazione, all’understatement, a dare risalto per contrasto, in particolare all’immedesimazione col pubblico al fine di coinvolgerlo. Più di tutto, spicca la grande preparazione, la conoscenza di ogni aspetto del meccanismo televisivo, dal casting alle scenografie.

Il posto d’onore è dedicato al programma cult Uomini e Donne, specchio criticato ma fedele della società, democraticamente in evoluzione con la trasformazione del tronista in over, gay e persino trans. E “tronista” è solo uno dei tanti neologismi coniati da questi programmi che tutti noi, pur storcendo la bocca, almeno qualche volta abbiamo seguito.

Altra trasmissione portante della “fenomenologia mariana” è C’è posta per te. Anche qui la realtà entra dalla porta principale. Ogni storia rispecchia la nostra società, con la crisi economica, il reddito di cittadinanza, la pandemia, i social.

Nel frattempo la tv sta cambiando, sempre più on demand e connessa, sempre meno in diretta, spesso in mobilità e con possibilità d’interazione da parte degli spettatori. Mai come nel post-pandemia si è avuto un cambiamento della fruizione dei palinsesti e una rivoluzione. Siamo ormai tutti - persino la sottoscritta tradizionalista e legata alla tv di un tempo – arcistufi dei programmi che cominciano volutamente tardi, finiscono tardissimo, e sono infarciti di pubblicità, rivolgendo inevitabilmente perciò la nostra attenzione ai canali a pagamento. E di questa televisione che cambia Maria De Filippi ha saputo intercettare le istanze, sempre accogliendo ciò che arriva “da fuori” piuttosto che imponendo un suo punto di vista. Una delle peculiarità della De Filippi è prendere in prestito un genere collaudato della televisione – talk show, talent etc - anche del passato, e renderlo proprio, attualizzandolo.

Di là dal tema trattato, quando apriamo un testo di Dalla Vecchia scatta la nostalgia - quella che comincia ormai ahimè a essere straziante - per certi decenni che non torneranno mai più. Ecco dunque tangentopoli e le stragi di mafia, ecco Fiorello trionfare nelle piazze col Karaoke e una saputella Ambra Angiolini stravincere la guerra dell’audience con Non è la RaiInsomma, di qualsiasi argomento egli scriva - si tratti di interviste alle personalità televisive, di gialli o di biografie di personaggi illustri - Dalla Vecchia non annoia mai e si fa leggere tutto d’un fiato come un romanzo d’appendice.

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Giovanni Verini Supplizi, "Labirinto Bosè"

26 Ottobre 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #musica, #personaggi da conoscere, #saggi

 

 

 

 

Labirinto Bosè

Giovanni Verini Supplizi

 

Crac Edizioni, 2021

pp 400

23,00

 

 

Un saggio per appassionati di dischi e film, più che una biografia vera e propria, sul personaggio Miguel Bosè.

“Bravo ragazzo del 56”, figura eclettica, figlio d’arte - della miss Italia e attrice Lucia Bosè, alla quale somiglia come una goccia d’acqua, e del rinomato torero spagnolo Dominguin - visse i suoi primi anni nella stessa atmosfera eroica e artistica di cui si parla nei romanzi di Hemingway. Attori, pittori, registi e scrittori famosi frequentavano la sua casa, ad accompagnarlo a scuola per un certo periodo fu niente di meno che Picasso. Il padre voleva che intraprendesse una carriera diversa ma lui amava danzare, cantare, dipingere. Divenne così ballerino, attore ma, soprattutto, cantante.

Fantastico il successo degli anni ottanta - il periodo d’oro, insieme ai settanta, della disco dance - con canzoni ballabili che sono rimaste nella memoria di tutti noi, come “Superman” o “Anna”.

Poi la svolta, l’investigazione di ritmi meno commerciali, più sofisticati. Scelta, questa, che gli ha alienato il pubblico italiano, sebbene abbia decretato la sua fama in Spagna e in tutta l’America latina. Sempre più rarefatto, sempre più dedito alla ricerca e allo scavo interiore, sempre più poliedrico e in continua evoluzione, Bosè si allontana dall’immagine commerciale e compie incursioni in tutti i campi artistici, dalla musica, al cinema, al teatro, alla conduzione televisiva. È, infatti, curioso, colto, preparato. Per ogni lavoro studia e si documenta, non lasciando mai nulla al caso, non paventando nessun cambiamento e nessuna immersione in ciò che può apparire anche perverso.

Non esita a mescolare e mediare fra le varie arti, colorando le sue esibizioni in modo pittorico, dando musicalità alla sua recitazione, provando se stesso in molti più campi di quelli a cui sono abituati gli artisti nostrani, mescolando alto e basso, pop e raffinatezza, commerciale e non, fra canzoni solari e altre più oscure ed esistenziali, con suoni sempre più elettronici man mano che passano gli anni.

Una carriera lunga, ininterrotta e intensissima, forse sconosciuta ai più, basata essenzialmente sulla ricerca. Ed è a questa labirintica ricerca, oltre che a uno degli album del cantante spagnolo, che si rifà il titolo del libro di Verini Supplizi - proprietario di uno storico negozio di dischi. Un saggio che, oltre all’amore assoluto per il soggetto, denota un faticoso lavoro di documentazione per stare dietro alla poderosa discografia e all’immenso curriculum di Bosè, costellato di interminabili tour soprattutto in America Latina, ma anche di beneficienza e opere buone.

Se nel saggio è ben delineato il carattere dell’uomo Bosè, descritto da tutti come educato, cortese, “un vero signore”, se l’opera è corredata di numerose interviste a suoi collaboratori - con gustosi aneddoti che ricreano un certo modo di fare musica, cinema o televisione ormai scomparso - poco viene volutamente detto della vita privata. Oltre ogni pettegolezzo o polemica anche recente, questo excursus spazia nella vita esclusivamente artistica di un personaggio camaleontico e complesso.

 

Bosè è nei tantissimi dischi che ha prodotto, nei film che ha interpretato, in tutte le forme d’arte in cui si è cimentato in tanti anni di carriera, TV, teatro, poesia, scrittura… E questo è anche lo stile con il quale abbiamo pensato questo volume” (pag. 335)

 

Una lettura che non annoia, nonostante la ricchissima documentazione didascalica e l’impianto per addetti ai lavori. Un libro che aggancia i fan del personaggio o i cultori della musica in generale, ma anche chi, come me, si lascia catturare dall’aura garbata e dall’atmosfera nostalgica di certi ricordi legati a decenni indimenticabili.

 

 

 

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Luis Vinicio, "Il leone di Belo Horizonte"

19 Ottobre 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #personaggi da conoscere, #recensioni, #sport

 

 

 

 

Luis Vinicio
Il leone di Belo Horizonte

a cura di Paquito Catanzaro
Homo Scrivens – Euro 15 – Pag. 193

 

Per la prima volta Luis Vinicio De Menezes, il Leone di Belo Horizonte, dove è nato il 28 febbraio del 1932, si racconta, e lo fa a Napoli, città di elezione, dove è approdato dopo una lunga carriera calcistica, prima da centravanti goleador e poi da allenatore pioniere del gioco totale. Vinicio debutta nel Botafogo, dove tutti lo chiamano Vinicius, segna un gol contro l’Olaria, gioca insieme a Garrincha (del tutto analfabeta, ma lui gli insegna a scrivere) e Dino Da Costa, tridente offensivo che tremare il mondo fa. Il primo contatto con l’Italia è del 1955, quando ha solo 23 anni, nel Napoli di Amadei e Pesaola, con i partenopei è subito amore, il nomignolo di o’ lione viene proprio dalla curva più sfegatata dei tifosi azzurri, nella città del golfo resta cinque anni e segna caterve di gol (circa settanta), anche ad avversari importanti e storici come la Juventus. A 28 anni la sua carriera pare finita, perché passa al Bologna dove trova davanti a sé il più giovane Harald Nielsen, che gioca quasi sempre, mentre o’ lione ruggisce in panchina. Vinicio torna in Brasile, ma l’Italia chiama ancora, è Lanerossi Vicenza, dove torna il bomber di sempre e trascina la provincia veneta ai primi posti della serie A, incantando il pubblico per tre stagioni. Nel 1966 vedo Vinicio giocare persino nella mia Inter, quella di Helenio Herrera, ché sono un bambino, va bene che fa solo otto gare (e segna un gol), ma ha ben 34 anni e davanti a sé una squadra di campioni. Finisce la carriera a Vicenza, dove segna le ultime reti e tocca quota 150, portando ancora una volta i berici in alto, alla fine segnando più gol di tutti gli attaccanti biancorossi della storia, persino di Paolo Rossi. Cominciano gli anni da allenatore, in C con l’Internapoli (squadra che non esiste più), poi Brindisi, Ternana, ancora Brindisi, finalmente Napoli, poi Lazio, Avellino, Pisa, Udinese, ancora Avellino, per terminare in C2 con lo Juve Stabia, che ha 60 anni.

Paquito Catanzaro raccoglie la vita e i ricordi di Vinicio in un libro scritto in prima persona, ricco di immagini d’epoca e di contributi originali, presi dalla viva voce di Agostinelli, Brancato, Bruscolotti, Burgnich, Carnevale, Carratelli. Coppola, De Maggio, Improta, La Palma, Pinto, Rivieccio, Saranataro e Wilson. O’ lione si racconta a cuore aperto, l’infanzia, il Brasile, l’amore per Napoli, la Lazio e l’Avellino, le parentesi di provincia, l’Inter di HH, il Vicenza … La vita di un uomo e di un grande calciatore, bomber straordinario, pioniere del calcio all’olandese, innamorato del gioco più bello del mondo. Per me resta l’eroe del mio Pisa nerazzurro, ma anche l’attaccante di riserva dell’Inter più grande della storia.

 

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Matthew McConaughey, "Greenlights"

17 Settembre 2021 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #personaggi da conoscere, #cinema

 

 

 

 

Non mi interessano particolarmente le autobiografie, tantomeno di gente bella, ricca, famosa che, immagino io, non avrà granché da dirmi. Se non mi avessero messo la pulce nell'orecchio con i principi dello Stoicismo che il buon Matthew segue e applica, non avrei mai immaginato di leggerlo. E invece adesso lo sto pure consigliando. Trentacinque anni di aneddoti, sfide, cadute, attese, riflessioni e introspezione incollate da diverse foto dell'epoca e parecchi "adesivi da paraurti" come li chiama lui, cioè quei motti, frasi che contengono verità e consigli utili a vivere. Una vita trascorsa in una famiglia di sani valori cristiani anche se tra padre e madre ogni tanto il salotto buono si trasformava in un ring e i rituali di crescita avvenivano con risse degne di un saloon (per me le scene più esilaranti) ma anche una vita da bravo ragazzo americano fatta di pochi agi e molta azione. La filosofia dell'attore è semplice: la vita è come una mappa cittadina, piena di semafori rossi a cui DEVI fermarti. Chiamala pandemia, disoccupazione, lutto in famiglia, tutti noi abbiamo vissuto momenti, più o meno lunghi, in cui il traffico si è bloccato. Ma tutti i semafori rossi hanno un pregio: prima o poi diventano verdi. E la transizione avviene col tempo, che però, come ci insegnano i fisici, non è una costante, per cui se quello dell'orologio tarda troppo, possiamo noi ribaltare la situazione prima scorgendo il lato buono, rendendo l'attesa attiva (un po' come quando ascolti una musica o rifai mentalmente la lista della spesa in attesa che scatti il colore del via), creandoci degli obiettivi. Tutto ma NON vittimizzarci, compiangerci (piangere sì però), rimpiangere. L'attesa costruttiva fa sì che sia il bersaglio a colpire noi. Per cui desiderare in maniera sincera, ma soprattutto viaggiare, seguire l'istinto e l'intuito, provare, fallire, capire quando ci si sta allontanando da ciò che si è. Cercare di restare fedeli a noi stessi il più possibile, accettare quando ce ne allontaniamo, perdonarci, girare la barra di quanto basta e riprendere la via. Tutto qui? Sì, un tutto che però non è per nulla facile, richiede dedizione, umiltà, coraggio come lo stesso autore sottolinea. Ciò che ne viene è una vita degna di essere vissuta e raccontata anche nelle sue parti più meschine e luride, un viaggio gratificante di amore per sé stessi.

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Una notte magica

30 Agosto 2021 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

Mondi paralleli... attesissimo il concerto di Fabrice Pascal Quagliotti, leader e tastierista della leggendaria band elettro-rock The Rockets. Straordinario successo per una notte magica in un luogo magico - Villa Olmo - sulle rive del Lago di Como.

Fabrice ha suonato una straordinaria gamma di sintetizzatori e un pianoforte a coda, dando vita a un viaggio unico e ricco di atmosfera, attraversando un universo di suoni e giochi di luci laser. La sua immagine ormai da tempo è curata da una nota stilista: la fiorentina Cinzia Diddi, la quale viene spesso ricordata poiché segue l’immagine di molti e importanti personaggi del mondo dello spettacolo, dell’arte e della musica.

 

Quanto è difficile il suo lavoro quando si hanno artisti come Fabrice Pascal da vestire?

Amo il mio lavoro e voglio molto bene a Fabrice, è un grande artista, una grande persona e soprattutto un grande amico. Abbiamo molti punti di contatto ma in particolare siamo due perfezionisti. Questo ci permette di dare il massimo in tutto quello che facciamo.

 

A cosa si ispira per l’immagine del leader dei Rockets?

Il compito era arduo perché i Rockets, oltre che per la bravura, sono ricordati anche per i particolarissimi abiti color argento. Dovevo reinventare Fabrice in questo suo nuovo progetto da solista, rimanendo fedele alla sua attenzione per l’immagine e conservando la sua eleganza innata. Uno stile un po’ napoleonico per ribadire la sua grandezza come artista e come uomo.

 

Altri i progetti condivisi, lo abbiamo appreso seguendovi sui social!

Sì, la prefazione del mio libro, edito da Aletti editore, e la sua partecipazione al libro che ho scritto durante il lockdown, La stella più bella, edito da Falco Editore, il cui ricavato è stato donato all’emergenza coronavirus.

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Un compleanno speciale

14 Agosto 2021 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

 

 

La stilista dei Vip, Cinzia Diddi, ha festeggiato in Versilia, al Bagno Palmo mare, il compleanno del figlio Dante Elsen Luigi.

Una serata tranquilla in una location da sogno. Hanno cenato con il suono del mare in sottofondo, la nota stilista e la sua famiglia. La stilista ama la Versilia, si vocifera che stia cercando la location per la sua prossima sfilata e che le onde del mare e il profumo di salsedine siano da sempre di grande ispirazione per la sua scrittura.

L’ultimo libro della stilista, edito da Aletti editore, s'intitola L’opera, con prefazione del leader dei Rockets, Fabrice Pascal Quagliotti.

La stilista è nota non solo per il suo marchio di lusso ma anche per aver vestito molti personaggi famosi del mondo dello spettacolo, in film, programmi televisivi, red carpet, spettacoli teatrali: Emanuela Aureli, Stefania Orlando, Edoardo Ercole, Veronica Satti, Beppe Convertini, Enzo Paolo Turchi, Francesco Guasti, Gabriella Carlucci, Ilary Blasi, Serena Grandi, Carmen Russo, Carmen Di Pietro, Giucas Casella, Piero Maggiò, Mariagrazia Cucinotta, Annalisa Minetti, Eleonora Daniele, Mila Suarez, Demetra Hampton, Stefano Masciarelli, Alessandro Haber, Elisabetta Pellini, Milena Vukotic, Daniela Giordano, Barbara Kal, Cristofer Lambert, Marino Bartoletti, Corinne Clery, Corrado Solari, Giovanna Carollo, Fabrice Pascal Quagliotti, Cristina Castano Gomez, Chiara Iezzi, Lorenzo Flaherty, Ray Abruzzo.

Ha anche partecipato come attrice a film e cortometraggi.

 

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Valeria Biotti, "Frida Kahlo"

6 Agosto 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #pittura, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

 

Valeria Biotti
Frida Kahlo
Diarkos, 2021

 Euro 17 - pag. 215

 

Valeria Biotti sceglie un modo originale per raccontare Frida e la sua arte, da giornalista ma pure da autrice teatrale, perché mette in scena la vita dell’artista come se fosse una sceneggiatura non consequenziale, tra salti temporali, ricordi, vita corrente, amori, dolori, passioni e capolavori artistici. Vive meno di cinquant’anni la messicana Frida, figlia della rivoluzione messicana, come amava dire, barando sulla data di nascita (1910 e non 1907)), donna rivoluzionaria e ribelle, innovatrice e anticonvenzionale, di grande talento e personalità, nonostante la malattia che l’accompagnò per la sua breve vita. Valeria Biotti mette in primo piano l’evento più importante che segnò i giorni della pittrice ribelle, quando Frida aveva solo otto anni: un grave incidente di autobus contro un tram, colonna vertebrale spezzata, collo del femore distrutto, costole in frantumi, non bastarono trenta operazioni per rimetterla in sesto. I dolori l’accompagnarono per tutta la vita, lei sfruttò l’immobilità forzata per leggere libri sul movimento comunista e per dipingere, affinando la sua arte e migliorando la sua cultura. Comunismo e pittura furono le cose più importanti della sua vita, oltre all’amore per il pittore Diego Rivera, che la protesse e la fece conoscere al grande pubblico, oltre a sposarla, cosa che non vietò a Frida di avere diverse storie extraconiugali (che il marito contraccambiava). Amanti famosi per Frida, come il poeta André Breton e il rivoluzionario russo Lev Trockij, come pare non mancassero le donne nella sua collezione di amori fedifraghi (Rosa Rolando, Chavela Vargas …). Frida non ebbe figli e fu il suo cruccio maggiore, lottò da femminista ante litteram per l’emancipazione; la sua vita intensa e la pittura intimista che raccontava i suoi dolori, al tempo stesso surrealista, pure se non voleva ammetterlo, hanno ispirato registi e scrittori, non ultima Valeria Biotti, che narra la vita dell’artista come se fosse un film. Un libro ottimo, diverso da tutti gli altri, che in appendice cita una corposa bibliografia dove poter attingere notizie ulteriori.

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Pierluigi Curcio, "Milone"

27 Luglio 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #storia, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

Milone

Pierluigi Curcio

 

Amazon, 2021

pp 279

 

 

Pierluigi Curcio torna al romanzo storico, la sua specialità, con Milone, ambientato nel VI secolo a. c., fra Grecia e Magna Grecia. Milone di Kroton era un giovane lottatore, vincitore di molti giochi, fra i quali quelli olimpici. Bello, fortissimo, irruente, coraggioso, formidabile nella lotta, fu anche il condottiero che permise a Kroton, Crotone, di sconfiggere la rivale Sybaris. Genero di Pitagora, simpatizzante delle sue dottrine o, comunque, attratto nell’orbita del potente suocero, ne seguì gli insegnamenti e la politica e ne fu suo malgrado influenzato.

Il romanzo si basa molto sui dialoghi, non sempre però riusciti, non sempre scorrevoli o di immediata comprensione per l’avanzare della trama. Curcio riprende tutti gli eventi storici rielaborandoli in modo fedele ma personale. Ciò che costituisce l’attrattiva di questo testo è l’approfondimento della psicologia del protagonista.

Milone è un personaggio romantico, avvolto da un manto di malinconia e di furore a causa della perdita di Aura, l’amatissima prima moglie. Aura e Milone sono cresciuti insieme, condividono ideali e complicità, insieme all’irruenza profonda di un primo amore destinato a rimanere l’unico. Il giovane ama anche lo sport, non è immune dal fascino della vittoria olimpica, ma il suo sogno è vivere una vita serena accanto alla sua donna. Tuttavia il destino decreterà altrimenti. Aura gli verrà strappata, Milone troverà fama e gloria ma precipiterà in un gorgo di disperazione, autodistruzione e sete di vendetta.

Tutto ciò che farà sarà compiuto per colmare un vuoto incolmabile. A nulla varrà il suo diventare quasi un semidio, novello Heracles incarnato, a nulla varranno onori e vittorie se la vita che dovrà vivere andrà contro la sua stessa natura e volontà, se il rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere lo strazierà fino al termine dei suoi giorni, fino a quando, vecchio e debole, sfiderà gli dei in un’ultima smargiassata che si concluderà nelle fauci di un lupo con lo stesso sguardo della morte.

Anche le vittorie sui sibariti, il suo diventare sacerdote di Hera e seguire le dottrine di Pitagora, padre della sua seconda – e detestata – moglie, saranno frutto del senso del dovere e del rispetto per Kroton, la sua città, la città di Aura e della giovinezza. Non saranno ideali o aspirazioni a guidarlo, ma il bisogno di fare ciò che va fatto e di espiare colpe e disonore, perché, a volte, la vita che vorremmo non è quella che il fato, o gli dei, prendendosi gioco di noi, ci riservano.

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Ischia film festival

22 Luglio 2021 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #cinema, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

La talentuosa stilista toscana prende parte al film di Elisabetta Pellini, al suo esordio da regista, Selfiemania il titolo.

Scena di apertura per la Stilista Cinzia Diddi nel film Selfiemania con una strepitosa Milena Vukotic. Si tratta di SELFIEMANIA - FILM con co-produzione internazionale, il cui episodio italiano è stato girato a S.Stefano di Camastra (Messina), in Sicilia. Regia di Elisabetta Pellini, prodotto da Claudio Bucci, direttore alla fotografia Blasco Giurato, con due strepitosi attori Milena Vukotic e Andrea Roncato.

Tanti protagonisti del mondo del cinema a Ischia con oltre 200 proiezioni .

 

 

Sappiamo che oltre al suo lavoro di stilista ha prestato la sua immagine come attrice?

Cinzia Diddi: Sono tornata dalla Sicilia molto carica e soddisfatta. Sul set c’era una bellissima atmosfera, come fosse una grande famiglia. E’ stato facile lavorare con quel clima. A me è spettata l’apertura del film, interpretando me stessa, presentata da Milena che nel film è Madame Letizia, una food blogger, molto attenta allo stile. Nella scena di apertura mi presenta e mi fa salutare i suoi followers.

 

Nel film ha vestito Milena Vukotic?

Cinzia Diddi: Un’esperienza molto particolare che mi ha lasciato dentro tanta emozione. Ho curato l’immagine di questa splendida e aristocratica signora del cinema italiano, delicata nei movimenti ma con una carica e un’energia veramente forte. È stata subito magia e soprattutto grande sentimento di stima e ammirazione, ho disegnato e realizzato gli abiti per lei cercando di tirar fuori i colori della sua anima. Poi li vedrete nel film non voglio svelare niente.

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Paolo Seno, "Dove la sorte ti ha voluto chiamare"

17 Luglio 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #storia, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

Dove la sorte ti ha voluto chiamare

Paolo Seno

 

Tralerighe Libri, 2020

pp 354

18,00

 

Saggio storico travestito da romanzo, che risente del difetto comune alla maggior parte della narrativa di questo genere, ovvero la didascalizzazione eccessiva dei dialoghi. Per il resto, un documento di notevole interesse atto a riannodare le vicende della Grande Guerra, non solo quelle note, fatte di trincee fangose e montagne innevate, ma la vita di tutti i giorni, i bombardamenti, l’esodo da Venezia, i profughi, le malefatte del generale Cadorna che usò migliaia di giovani italiani come carne da macello, mandandoli a morte certa e reprimendo qualsiasi timore o dissenso con l’immediata fucilazione.

Nel 1997 Paolo Seno acquista in un negozio di numismatica un pacco di quindici cartoline di uno sconosciuto soldato, Nino Astolfoni, sottotenente del 228° reggimento di fanteria. Un incontro casuale ma quasi predestinato, fatale.  Da sempre appassionato della prima guerra mondiale e incuriosito dall’ignoto ufficiale, l’autore approfondisce con accurati studi in archivio la biografia di questo personaggio e di alcuni suoi amici e commilitoni. S’imbatte poi nel pronipote di Nino, che oggi vive a Boston, e insieme a lui ricostruisce l’esistenza militare e borghese di questo sottotenente caduto come tanti sul Colombara.

Alto un metro e ottanta, non bello ma comunque piacente, Nino Astolfoni non era solo un soldato, ma anche un giornalista de La Gazzetta di Venezia, un giovane imbevuto di ideali repubblicani, una mente per certi versi controcorrente, un artista di talento che firmava i suoi disegni col nome “Ofi”. Disegnatore dal tratto preraffaellita, se non fosse morto avrebbe prodotto opere di pregio specialmente nel campo della grafica e dell’illustrazione, guarda caso il settore prediletto dall’autore. Sì, se non fosse morto in una guerra sciagurata, si sarebbe sposato, avrebbe avuto figli e nipoti, avrebbe contribuito al bene comune, così come tutti gli altri giovani di cui si narrano le vicende in questo libro, simile alla diaristica di guerra ma diverso per struttura e intenti.

Parte consistente, e affascinante, è occupata dalle descrizioni di Venezia, città natale dell’autore, con le sue atmosfere lagunari e i suoi sempiterni monumenti. E poi le montagne, il Colombara, i boschi, le malghe, i prati, la bellezza indifferente della natura a contrasto con l’orrore delle trincee, nelle lettere alla madre e alla sorella l’animo di poeta (oltre che di artista) di Nino sa coglierne tutta la magnificenza che quieta e pacifica lo spirito fra tanta desolazione. L’ultima lettera prima della morte in combattimento è la più struggente, velata di tristezza, forse presaga della tragedia. 

A narrare in prima persona è l’attendente di Nino, che ne ricorda con nostalgia il valore come ufficiale esploratore in avanscoperta, in pratica un “aspirante suicida” proprio malgrado. A lui fa da contraltare Ina, la sorella di Nino, che ne tratteggia l'aspetto umano e quotidiano. Non manca un tocco di rimpianto e romanticismo nella figura di Lina Rosso, pittrice e crocerossina, probabile “morosa” di Nino.

Un romanzo biografico per addetti ai lavori, per chi ama sviscerare un’epoca in ogni suo aspetto, non solo bellico, cercando anche di sfrondare gli eventi da certe sovrastrutture, da certi orpelli retorici prodotti dal successivo regime fascista.

Le lettere riportate nel testo risultano spesso più scorrevoli e coinvolgenti delle stesse parti romanzate, e la seconda porzione del testo, che se ne avvale a piene mani, è la più avvincente e schietta perché, se all’inizio si è letto con distacco si finisce poi per affezionarci a Nino, alla sua gioventù sprecata, alla sua fiducia, al suo senso del dovere, alla sua anima elegiaca che gli permetteva di ritagliarsi un’isola di buon umore e poesia pur nella violenza della guerra.

Alla fine, di là dal saggio storico e dalla diaristica, rimane un senso struggente di malinconia come se avessimo perduto qualcuno che ormai conosciamo bene.

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