Overblog Tutti i blog Blog migliori Letteratura, poesia e fumetti
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

fantascienza

Babbo Naziale

1 Aprile 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Fu preso per il bavero e trascinato nel buio di un covo, una tana, un tugurio scuro che odorava di scarafaggi – la porta che si chiudeva prima che lui potesse formulare un pensiero coerente, ma del resto per formulare un pensiero coerente egli poteva impiegare interi minuti, se non ore, quindi ciò non era un riferimento molto utile per stabilire la velocità con cui l'uscio era stato nuovamente sbarrato.

In ogni caso ora lo era.

«Tu» sibilò un alito non del tutto sconosciuto, «Tu sei il figlio di Pyotr».

«Vecchio idiota, lo so che lo sono, lo so che sai che lo sono, e so chi sei e chi sono: non è un buon motivo per trascinarmi via dalla strada mentre cammino per i fatti miei».

Era Babbo Naziale.

«Shhhh, potrebbero sentirci»

«Ma chi»

«Gli annegazionisti» sussurrò strabuzzando gli occhi ed emettendo un risolino e un ululato, un fischio e uno schiocco.

«Basterebbe che ti adeguassi alle nozioni storiche ufficiali e non avresti problemi» rispose il figlio di Pyotr, spolverandosi dopo esser caduto a causa degli strattonamenti del vecchio.

Babbo Naziale era un sostenitore della teoria anti-olocaustica secondo cui la setta degli Abramoidi non era stata maciullata e tritata in massa attraverso macinacarne giganti per essere trasformata in würstel alla fine della Seconda Guerra Interstellare – la qual cosa, nell'ambito di una società comunque democratica e fondata sulla libertà di espressione, era considerata un'eresia sanzionabile con lo stritolamento dei testicoli. Chi sosteneva che gli Abramoidi non avessero sofferto quello che avevano sofferto, e che del resto non potevano non aver sofferto perché altrimenti non si spiegava il perché avessero sofferto, era considerato un Naziale. I Naziali erano coloro che avevano obbedito a Dark “Adolf” Vader, detto Führer, e sguinzagliato i dobermann della guerra nella galassia, trasformandola in un cruento grumo di sangue che aveva schizzato e imbrattato le pareti del cosmo.

Le spese per ripulire erano state enormi. Ecco perché le Imprese di Smacchiatori erano tra le maggiori sostenitrici della guerra. Ad ogni modo, i Naziali ce l'avevano in particolare con gli Abramoidi, che, come recitava la Storiografia Ufficiale, erano finiti nei tritacarne – per essere sminuzzati fino all'estinzione. Negare questa verità, che veniva, per qualche motivo, costantemente ribadita attraverso ologrammi filmici, videogiochi letterari, fumetti tridimensionali e sculture interattive, nonché iniziative commemorative e culturali come La Giornata del Guai a Te se lo Scordi!, era come dichiararsi razzisti anti-Abramoidi, sostenitori del loro annientamento, la qual cosa era ormai uno dei peggiori insulti e motivi di emarginazione sociale, specie negli ambienti culturali, persino peggio che avercela con i Nettuniani, o i Marziani, o i Saturnini, o tutte e tre le cose insieme. Era più o meno al livello della infantofilia, ma con in più connotati politici, filosofici e di Adesione Metafisica al Male Assoluto, laddove, in definitiva, per quanto compissero uno degli atti peggiori del mondo,  gli stuprinfanti erano solamente dei disgustosi, rivoltanti debosciati che seguivano istinti snaturati, belve dai cervelli divorati da vermi – non assaltavano alcuna visione del mondo, alcuna gerarchia di idee - o forse era perché nella classe dominante c'era del resto una ben protetta porzione di loro, soprattutto attorno a Betelgeuse.

E Babbo Naziale era, come forse intuibile, proprio un Naziale. O, ad ogni modo, così veniva considerato in virtù della sua posizione in conflitto con la Storia Ufficiale. Si poteva fare scelta più sconsideratamente scellerata, e più scientificamente appropriata, se lo scopo era il suicidio sociale?

Ma lui era così. E somigliava a Babbo Natale. Aveva questa morbida barba bianca da cui spuntavano rubiconde gote paffute e un bonario sguardo ridente. Era certamente il Naziale più grazioso e rassicurate del circondario, se non della contea. Era anche, per qualche motivo, vestito con un tutù, dalla cintola in giù, e saltellava irrequietamente di mattonella in mattonella, di mobile in mobile, di balzo in balzo, il prominente ventre leggiadramente sobbalzante.

«Non posso smettere, è così divertente – così divertente!» cinguettava alacremente.

Il figlio di Pyotr lo guardava con l'espressione di qualcuno che s'era appena versato del latte cagliato nella tazza.

«Seriamente. Come puoi sostenere ciò che sostieni? È comprovato che esistono contratti con i fornitori dei Tritacarne Giganti, i Trytzon B – cosa se ne facevano?»

«I Tritacarne Giganti erano stati forniti a tutti i Campi di Abramocentramento, compresi quelli ufficialmente non considerati di tritamento. Quindi, come può costituire una prova di Abramicidio di massa? »

«Ma c'è il Verbale Fuhrioso dell'Incontro di Uanseh, in cui si parla esplicitamente di Tritamento Finale, come soluzione al problema Abraimico»

«E, dove, in quel documento, il Tritamento Finale viene definito come sminuzzamento degli Abramoidi?»

«Ebbene, cos'altro può significare? Non mi pare il caso di fingere non sia chiaro: si tratta di minuto squartamento dei Nasopotati[1] – operazione che spesso risulta letale per l'organismo»

«Orbene, figliolo, nel contesto dei documenti interni dell'Impero del Male Assoluto, il Tritamento Finale non era altro che l'ultima macellazione di carni (di infima qualità) con cui farli pasteggiare prima di catapultarli definitivamente su Endor, pianeta vegetale vegetariano. Dark “Adolf” Vader aveva tre pallini: disfarsi degli Abramoidi, sottomettere l'Universo e diffondere la dieta vegetariana. E lì voleva confinarli.  C'è scritto nei documenti imperiali certificati ed esaminati dalle Commissioni di Giustizia contro il Nazialismo istituite dopo la sua disfatta.»

«L'ammissione di colpevolezza del luogotenente Horst Tappert...»

«Ottenuta con la tortura»

«Ho capito. Hai una risposta ingannevole per ogni obiezione ragionevole. Ma puoi dire quello che ti piace e tentare di farmi credere quel che preferisci. Perché, del resto, io stesso non conosco approfonditamente l'argomento. Ma lo conoscono gli Espertoni. E quindi perché dovrei fidarmi di te, invece che di loro? Sono un'intera comunità di persone che ha studiato la faccenda per anni condividendo le stesse conclusioni. Tu sei una singola persona, socialmente emarginata, derisa, dalla dubbia preparazione. Quindi, ripeto, perché dovrei fidarmi di te?»

«Potresti  metterla in quest'altro modo: perché dovresti fidarti di chiunque?» rispose lui, mentre roteava sulla propria stessa testa sogghignando.

 

Quella notte il figlio di Pyotr sognò la cantina di casa. Era uno dei suoi sogni ricorrenti. Ma ogni volta la cantina era diversa. Come al solito vi si accedeva da un comparto separato, in fondo al laboratorio di suo padre. Spesso nel sogno c'era anche lui, con i suoi attrezzi, i suoi lavori misteriosi, i suoi utensili incomprensibili. E ogni volta il numero di piani attraverso cui si poteva scendere era differente, l'estensione e la forma delle stanze umide e diroccate variava, così come le sue nicchie, i suoi passaggi, i suoi varchi. Era un luogo indecifrabile, forse un po' inquietante, ma al medesimo tempo in esso si sentiva più protetto che in pericolo. Nascosto al mondo.

 

 


[1]    Era un modo popolare di chiamare gli Abramoidi, dovuto ad una loro pratica religiosa che richiedeva la potatura della punta del naso

Mostra altro
Pubblicità

Miss Inoculo II

30 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Miss Inoculo, splendore della notte. Mi sposti e rimesti come un relitto nell'oceano.

Mi sciacqui e lavi di desideri e ricordi. Mi spezzi a poppa e a prua. Ghermisci le mie vele e le soffi verso il sole. Vuoi forse vedermi bruciare? Tessi nuvole di zucchero filato in cielo, e lo dipingi terso e incontaminato. Come l'ho immaginato. Com'era in un tempo lontano privo di turbamenti. Ora le menti si turbano. Ora son turbe di pensieri oscuri, invocati da un mondo di tenebra. Ora son turbolente nubi di procelle scagliate contro i galeoni della bellezza.

 

Leggeva la corrispondenza, la posta dei suoi ammiratori, ammaliati dal suo viso, dai suoi riccioli, dalle sue fossette. Dalle sue squame.

 

Miss Inoculo, quando sono nel reparto ortofrutta, penso sempre a te.

 

Alcuni forse più dal suo corpo.

 

Era in viaggio verso la prossima destinazione, nel suo tour promozionale per la CSK, e la sensibilizzazione verso la Inoculazione, nonché la promozione della Inoculazione contro la Inoculazione.

 

Miss Inoculo, vorrei inocularti tutto il mio siero.

 

Tutti volevano pezzi di lei, o la volevano a pezzi, come il direttore della CSK, Porchinstein.

L'aveva fatta eleggere solo per quello. Per averla. La votazione del pubblico era solo una farsa.

Lei aveva fatto intendere che dopo l'incoronazione si sarebbe concessa. Era un bluff.

Voleva solo raggiungere il suo obiettivo. Ora avrebbe dovuto affrontarlo.

Le lettere che riceveva dagli ammiratori variavano da manifestazioni rigurgitanti di lussuria, a passionali dichiarazioni, da ridondanti espressioni romantiche che nascondevano meri impulsi primari, a goffaggini sgrammaticate a malapena comprensibili. Poi c'erano i visionari e i disperati, e i disperati visionari: per cui era uno schermo su cui proiettare le loro fantasie di salvezza.

 

L'alba sorge con lo schiudersi delle tue palpebre, nel sole dei tuoi occhi.

 

Costui probabilmente scriveva dalla galassia di Tattoine, se non era stata definitivamente detonata dall'Impero del Male. O da quello del Bene.

 

So che se ti incontrassi, la disperazione si dissiperebbe come nebbia, e potrei trovare la forza di vivere. Questo è il potere che hai su di me. Per favore, usalo bene. Rispondimi, e uno spiraglio fenderà la mia notte. Sei la mia unica speranza. Giacché percepisco la tua purezza. Giugno è il mese preferito del tuo calendario. Cordiali saluti.

 

Ad ogni modo, sperava fosse sito in una galassia davvero lontana lontana. Nella gamma delle specie che l'assediavano, questo esempio si poneva all'estremo opposto di Porchenstein. Se per quest'ultimo lei era solo un pezzo di carne, o di pesce, da consumare e su cui sfogare le proprie pulsioni bestiali, per l'Uomo di Tattoine o Simili, lei era un essere etereo, intoccabile, ma dotato di tutte le virtù metafisiche in grado di sciogliere quel nodo che gli legava la testa e stringeva la psiche in qualche morsa incomprensibile. Le facevano entrambi paura, in modo diverso. Porchinstein anche un po' schifo, in effetti. L'Uomo di Tattoine pena. Ma entrambi costituivano un assedio. Il secondo, con l'attribuzione taumaturgica, l'affardellava di una responsabilità che non poteva essere sua, e che non poteva essere vera. Lei, forse, poteva sembrare una creatura speciale, in virtù della grazia irradiata dal proprio aspetto, ma era solo una normale, ordinaria sirena. E aveva una missione da cui non poteva essere distratta.

 

Continua...

Mostra altro

La Madre

28 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

La Madre, liberatasi dal Dottor della Morte e finito il pasto, si ritirò in camera, per il riposo pomeridiano.  Un'altra giornata di lavoro era finita. Ora, per qualche ora, era libera.

Libera di fare la lavatrice, stendere, stirare, spazzare, andare a trovare i parenti malati e preparare la cena. Queste erano le sue ore ricreative. Suo figlio non era particolarmente utile, in casa. E nemmeno fuori. A volte si rendeva conto che non l'aveva particolarmente svezzato: e con le sue costanti premure, attenzioni e preoccupazioni non l'aveva nemmeno particolarmente spinto ad autonomizzarsi. Ma era più forte di lei. Il suo istinto materno prendeva il sopravvento, unitamente ad un indefinito senso di colpa, che la induceva a una compensazione nel prendersi cura di lui.

Il suo affetto superava la delusione di avere un simile figlio. Anche questo sentimento di delusione, che percepiva come indegno di una madre, rinforzava il suo senso di colpa. Una madre doveva comprendere la debolezza o la stranezza di un figlio, se quella era la sua natura. Le potenzialità inespresse, non concretizzate, non applicate di cui era portatore, da una parte la consolavano, dall'altra rendevano la situazione ancora più amara: quel che sarebbe potuto diventare, e non era! Un cittadino rispettabile, una persona attiva e indipendente – queste ardite vette sognava, o aveva sognato, per lui. E invece al mondo non poteva che offrire questo figlio ripiegato su stesso.

E un po' se ne vergognava. Per poi vergognarsi della propria vergogna. Aveva così tante qualità!

Da qualche parte, dentro di lui. Frugando. Certamente c'erano.

Come sarebbe vissuto senza di lei? Perché quel figlio non prendeva atto dell'angoscia che provocava con la sua inconcludenza e non reagiva per risolverla? Non era giusto che anche di lei ci si prendesse cura?  Ma non accadeva.

Era stata una ribelle, in gioventù, in relazione al suo contesto: la qual cosa significa che non aveva dovuto sforzarsi molto per esserlo, data la natura religiosa, pia e bigotta del suo ambiente originario.

Difatti, non le era in seguito costato molto tornare indietro e adeguarsi alla figura della donna tradizionale che dona tutta se stessa alla famiglia, impavida e ineluttabile, nonostante tutte le delusioni, le mancanze, le frustrazioni. Nonostante tutto, quella matrice le era dentro.

Lei era come un organismo estremofilo, una tardigrada, un orso delle acque, in grado di resistere dieci anni senza bere, in grado di resistere al freddo estremo: la qual cosa era provvidenziale, perché il calore dell'affetto non sembrava qualcosa che i suoi familiari erano in grado di fornirle, darle, portarle, consegnarle, regalarle.

E ora era sparito anche suo marito.

 

Continua...

 

Mostra altro

Il dottore della Morte

26 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Un'altra giornata. Addensata di plumbeo. La finestra irradiava solo grigio.

Sembrava di vivere sotto strati di sporco, polvere, smog e pioggia nera coagulata.

Si liberò in qualche modo, e suo malgrado, dai tentacoli del sonno, ed emerse dal piacevole bacino dell'oblìo.

Preparò il pranzo per sua madre. Ella tornò a pomeriggio inoltrato. Aveva ormai perso conto dei suoi anni, probabilmente volontariamente. Secondo leggi ormai antiche, e altrettanto incrostate di sporco, polvere, smog e pioggia nera, sarebbe dovuta essere in pensione da lustri. Ma non funzionava più così. Si poteva andare in pensione solo un paio di anni dopo il decesso. Difatti, attualmente i contributi si pagavano anche dalla tomba, attraverso la propria decomposizione.

Utilizzavano l'energia liberata dal processo di dissolvimento, con essa si alimentavano gli uffici pubblici, i palazzi governativi, e il sovrappiù era venduto dallo stato sul mercato libero dell'energia. Il ricavato e il risparmiato andavano, forse, a mitigare il debito pubblico, e di certo nella compravendita d'armi e negli appalti gonfiati di milioni. Il cittadino doveva donare se stesso alla comunità, e doveva farlo con generosità e partecipazione – anche da morto. In effetti, lo stato era diventato così zelante nel procurarsi nuovi cadaveri da drenare, che tendeva a seppellirli persino prima del tempo: era conveniente.

Ecco perché alcune famiglie facevano installare telecamere e strumenti di comunicazione nelle bare, nel caso si scoprisse che in realtà il caro defunto fosse ancora vivo. A loro era capitato.

Videro una prozia muoversi attraverso lo schermo sulla lapide. La tirarono fuori e le diedero un tè.

Madre stava consumando il suo pasto, quando suonò il campanello. Coincidentalmente, era il Dottore della Morte. Ogni tanto passava.

«Come si sente oggi, signora?»

«Meglio di quel che lei spera, immagino»

«Orsù, faccio solo il mio lavoro, signora, non la prenda sul personale. È sicura di essere ancora viva?»

«Proprio sicura no – dato che per certo sono stanca morta. Ma nel dubbio rimanderei la sepoltura»                                                                                                                                          

«Ci pensi bene, sono arrivate delle nuove bare che sono uno splendore, gliel'assicuro, e siamo in periodo di saldi»                                                                                                                         

«Sembra allettante»                                                                                                                        

«Può dirlo forte. Ne ho fatta provare una alla signora del piano di sopra e ne è rimasta entusiasta»  

«Capisco. Mi lasci il catalogo.»

Voleva intervenire per confermare che sua madre non era ancora morta, ma era troppo timido e titubante. Inoltre, sapeva bene che il Dottore della Morte gli avrebbe risposto che quella del cadavere parlante era una sindrome certificata dall'Organizzazione Galattica della Sanità, e quindi non provava niente. Ora le auscultava il battito con lo stetoscopio elettronico.

«Io non sento niente»

«Faccia provare a me» disse Madre, prendendogli gli auricolari.

«Non sento niente nemmeno io. Devo proprio essere morta»

Lui si fece finalmente avanti e premette un pulsante sullo strumento.

«Prova ora, madre»

«Oh. Ora va meglio. Mi sento. Un vero sollievo. Per un attimo avevo davvero creduto di essere morta.»

«Bel tentativo, dottore» disse lui rivolgendosi al medico, superando con difficoltà la propria introversione.

«Oh, che sbadato» rispose il Dottore della Morte con una risatina un po' imbarazzata.

Ma non troppo.

 

Continua...

 

Mostra altro
Pubblicità

Il gigante di smeraldo e La Storia di Pyotr Arlanovich

24 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Il Gigante di Smeraldo

 

Lentamente, gocce dalle vaste foglie tropicali convergevano.

Gradualmente, una forma da esse nutrita cresceva

 

- il gigante di smeraldo.

 

 

La Storia di Pyotr Arlanovich.

 

Nacque nella casa colonica dei nonni materni, nella stanza in cui si diceva avesse per una notte riposato il principe di Metis, sceso in Stivalonia per guidare le truppe gioviane sull'Altopiano delle Sette Supernova, durante la prima Guerra Astrale.

Visse qualche mese lì, poi un anno e mezzo nella casa dei nonni paterni. In seguito si trasferirono nella cittadina di Sciame d'Asteroidi, in via Matilda Maggio.

Era appassionato di allevamento di girini, a causa del quale il suo cane si suicidò gettandosi sotto ad una macchina, sentendosi trascurato.

Sviluppò un interesse per la scienza e per il conflitto con l'autorità paterna, che aveva cromosomi Imperialisti maligni nel sangue. A scuola era distratto, a parte momentanei sprazzi di lucidità in cui stupiva qualche insegnante con intuizioni risolutive sfuggite al docente stesso. Era anche esperto nell'infrangere sogni altrui, come dimostrò durante il Caso dei Triangoli d'Oro, in cui il club di giovani scienziati locali aveva stabilito che, per un mistero insondabile, sommando quattro particolari triangoli rettangoli per formare un parallelogrammo, si otteneva un'area maggiorata tale che stavano cominciando a sfregarsi le mani pensando di applicare il trucco a materiale aureo – ma lui dimostrò loro l'amara fallacia dei loro calcoli. O forse era unendo due triangoli e due trapezi. Ad ogni modo, non importa.

In età adulta la sua maggiore ambizione era subire un incidente sul lavoro, cosa verso cui si adoperava in tutti i modi, in ciò molto aiutato dagli incarichi commissionati dalla fabbrica che l'aveva assunto, la Cometh, sita a Sanobiwan, e dall'ambiente di lavoro da essa fornitogli.

Alcune notevoli esperienze furono: strisciare immerso in polvere di ferro lungo una trave sospesa a diversi metri dal pavimento, con fili scoperti fulminanti mezzo metro sopra di lui.

Poi c'erano vasche alte un metro, piene di acido, e lui e il suo compare dovevano tirare fili sopra di esse, appendendosi e appigliandosi ovunque possibile. Il mestiere era il suo pericolo.

In un'altra occasione lo misero per così dire in castigo per aver partecipato ad una vertenza sindacale. Per un periodo fu incaricato di fare i raggi X a delle tubature, come forma di controllo qualità, e per evitare le radiazioni dovevano attivare il macchinario e poi spostarsi celermente nella gabbia di piombo a ripararsi, con un contatore Geiger per controllare i livelli di radioattività. Poi sarebbe dovuto andare a lavorare nella nuova sede, la Second Cometh, appena costruita, ma si licenziò prima che accadesse. Poco prima avevano assunto un nuovo elettricista, per sostituire un altro sottrattosi allo sterminio, o forse a sua volta caduto e scioltosi in una vasca d'acido, e insieme lasciarono il lavoro e formarono una società. Ma non prima di aver passato una settimana in ospedale in seguito a un incidente - uno scoppio in faccia lavorando sulla linea, una pinza che si stava fondendo, diventando incandescente, a causa di un inappropriato contatto tra fasi. Il bagliore fu talmente forte che non vedeva più niente, e rimase accecato per un paio di giorni.

Gli infortuni erano pressoché quotidiani.

In una occasione morirono tre operai in un solo giorno, alla Happy Factory.

Pyotr, inoltre, preparò l'impianto elettrico per la sede dell'Istituto Sottocromosomico della Città di Ciubecca, con momenti di grande acrobazia circense, sospeso fuori dal quinto piano su una tavola appoggiata in un angolo tra un paio di davanzali perpendicolari.

Diventò quindi un Condivisionista Universale. Il proletariato galattico doveva ribellarsi all'oppressione della borghesia interstellare, quando i tempi sarebbero stati maturi e sarebbero caduti come frutti dall'albero della storia. Così aveva predetto il profeta scienziato Karl Mars, dal pianeta rosso.

Svariati anni dopo, il giorno prima che venisse spiaccicato qualche manifestante all'infame e infausto Summit del Grand Guignol 8, convegno tra i presidenti dei pianeti del sistema solare, cadde in bicicletta e traumatizzò le proprie chiapposità.

Si gonfiarono eminentemente. Fece cinque sedute in ospedale per drenare via il siero, il liquido che s'era formato tumefacendolo posteriormente. Nella sua mente, il personale ospedaliero pensava lui fosse un reduce del Grand Guignol 8, che, tornato a casa dopo il pestaggio, non si era recato nell'ospedale della città del vertice, per non essere piantonato dalle forze dell'ordine, le quali peraltro avrebbero senz'altro pensato, data la sua novella voluminosità, stesse nascondendo qualcosa nel didietro – una spranga quantistica, una catapulta molecolare, un fucile laser. Ma stiamo forse divagando con un aneddoto non particolarmente fondamentale.

Circondato da questo vociferare, nella fabbrica dove lavorava fu licenziato a causa di uno sciopero che gli avevano imputato, e lui se ne andò. Salvo poi ricordarsi, qualche tempo dopo, che in effetti non aveva organizzato alcuno sciopero - ma era timido e non aveva voglia di farlo presente alla direzione. Diventò quindi un Eroe della Classe Proletaria, nomina per la quale non gli veniva però corrisposto alcuno stipendio – la qual cosa non era molto auspicabile. Divenne dunque un artigiano elettronico iscritto regolarmente all'Associazione, cosa che gli drenava un po' tutto in tasse – la qual cosa non era molto anelabile.

Di conseguenza, s'inabissò nelle turpi profondità del lavoro grigiastro, per quanto fosse pseudo-illegale, e non fosse molto consigliabile. Era un vero criminale.

Ma ciò non era abbastanza sedizioso. Il suo progetto era demolire l'Impero. Il suo scopo era soppiantarlo e instaurare un governo Condivisionista – l'ideologia osteggiata a cui si attribuivano miliardi di miliardi di vittime, che si paragonava all'Impero del Male, e che altri, invece, vedevano come l'unica soluzione dall'oppressione di tutti gli imperi.

 

Continua...

 

 

Mostra altro

Grumpama

22 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Grumpama regnava sulla galassia.

Grumpama era diviso in due. Era un organismo con due facce, o con una faccia divisa in due, ma un unico cervello. Aveva un vestito a strisce rosse e blu, cosparso di hamburger d'oro. Era il presidente di Hamburgerlandia, a capo della Federazione dei Super Stati – dominatrice dell'Impero. La faccia destra era Grump, la faccia sinistra era Bombama. La faccia destra era cattiva, la faccia sinistra era buona. La faccia destra era conservatrice e tradizionalista, chiusa, proiettava uno sguardo arcigno. La faccia sinistra era progressista, liberale, aperta, indossava un sorriso accogliente. Si rivolgevano a due tipi di target diversi del mercato elettorale. Che venisse votato uno, o venisse votato l'altro, veniva sempre eletto lo stesso organismo, rappresentato da una faccia differente. Per quanto i nomi cambiassero, i finanziatori complessivamente coincidevano – e così i loro scopi.

Tra il buono e il cattivo, la principale divergenza era l'utilizzo del vocabolario, dell'arte oratoria, della grammatica. L'apparenza della decenza contro un crudo analfabetismo dal capello posticcio. Il secondo veniva accusato di razzismo, ma il primo aveva deportato duecento milioni di immigrati. Il secondo veniva considerato pericoloso, ma il primo aveva bombardato sette pianeti. Nel mettere in rilievo o nel sottocomunicare, i media interplanetari contribuivano a creare i loro personaggi.

Il buono e il cattivo. Il multiculturalista e il nazionalista.

Bushinton. Clintush. Bushama. Grumpama. Non faceva differenza.

Le politiche imperiali andavano avanti.

A sorpresa, era stato eletto Grump. La sua campagna, tra le altre cose, s'era basata sulla promessa di riduzione dello sforzo di conquista e distruzione, un tempo tema dei Democratici, sul risparmio a favore delle classi basse e della nazione, nonché sul descalare la tensione con la NovoVodka, un orso che aveva rialzato il muso dopo un lungo letargo, riconquistando la facoltà di ringhiare.

Aveva ringhiato, e stava ringhiando, contro l'avido approcciarsi del SuperHamburger e dei suoi SuperAmici, con il pretesto di abbattere un dittatore, su un pianeta nel sistema di Sirio, dove l'orso, a Tortosa, possedeva una base astronavale. Le fameliche mire erano state pressoché neutralizzate, con crescente accigliamento hamburgerstrisciato.

In precedenza, lo stato di Kievania aveva visto il proprio malcontento popolare sfruttato dalle forze della Lega per destituire il capo di governo filovodko, a cui era stato sostituito un pupazzo più consono alle politiche filoterrestri. Vittoria Nulla, assistente segretaria di stato superhamburgheriana, distribuiva biscottoni ai ribelli, inducendoli in tentazione, in ossequio all'ormai noto motto : “come to the Dark Side, we have cookies”. La penisola Taurica volle distaccarsi dalla Kievania e tornare verso la NovoVodka, a cui era etnicamente e culturalmente più affine. La NovoVodka difese la sua scelta. La Lega dei SuperStati stava sperimentando con fastidio diversi bastoni infilati tra le sue ruote dallo stesso dispettoso orso. Ma reagì. E con una serie di sanzioni fatali la spinse oltre i bordi della terra, inducendola a traslocare su Marte, insieme ad una quantità di altre nazioni poco gradite.

Ecco uno dei motivi per cui l'atteggiamento conciliante di Grump verso il rinnovato nemico sembrava scandaloso. Fu presto definito un tentativo di tradimento. La situazione non tardò ad estremizzarsi: ora la NovoVodka era accusata di ingerire nel processo democratico superhamburgheriano per favorire il candidato biondo posticcio, a sua volta imputato dai Paladini Democratici, insieme al suo entourage, di colludere e ricambiare segretamente.

La sua avversaria elettorale era Millie Tary Klingon. Una sorta di sociopatica afflitta da sporadici quanto inquietanti spasmi rivelatori che affioravano come una maschera contorta sul volto esasperato da espressioni eccessive, ghignanti, inquietanti. Durante un'intervista aveva riso istericamente parlando di un dittatore sodomizzato a morte con una spada laser dopo l'intervento imperiale – ferventemente favorito da lei, nel ruolo di Segretaria di Stato, presso la presidenza galattica di Bombama. Lì, proprio come in Uruk, la popolazione viveva meglio prima di essere salvata: persino un dittatore era preferibile alle liberazioni alla Terrestre, fondate su raggi al fosforo bianco, distruzione e caos. Nondimeno era considerata una Buona Democratica, perché rispettava i diritti di gay, donne, e minoranze - a parte, ovviamente, quelli dei gay, delle donne e delle minoranze che bombardava in altri pianeti.

Erano tutti certi venisse eletta. Rimasero di stucco quando non accadde. Crebbe il panico quando fu eletto il Cattivo Grump, che sembrava non voler andare più in guerra, ma che non rispettava i diritti di gay, donne e minoranze – a parte, ovviamente, di quelli che non avrebbe bombardato.

Si diffuse un'isteria tragicomica, un incendio su cui soffiavano i media, in maggioranza appartenenti all'area liberale. Il fascismo era arrivato. Si parlava di un aumento abnorme di casi di bullismo e violenza sui diversi. Ora i verdognoli sarebbero stati fucilati per le strade da poliziotti militarizzati. Ma, a ben pensarci, stava già accadendo da anni persino sotto Bombama, che, com'era noto ai più, era il primo presidente verdognolo. Il caso più menzionato riguardava una ragazza plutoniana che, in un campus, aveva subito l'assalto al proprio coprichele religioso, che le era stato strappato via, tra minacce e insulti. Qualche settimana dopo era indagata per falso e procurato allarme. Non era mai accaduto.

La cosa veramente tragica si verificò nei mesi seguenti: Grump – come previsto da molti – cominciò a rimangiarsi le promesse di cambiamento in politica estera. La tensione con la NovoVodka riprese. Ora spingeva per un'ulteriore militarizzazione, minacciava la NeoPersia, la Seul del Nord e chiunque gli capitasse a tiro, nei corridoi, nei bagni e per strada. Chiunque a parte la ASS, l'Agenzia Spionistica SuperHamburgheriana, principale fabbricatrice di pretesti per entrare in guerra – contro cui si era scagliato fino a dieci minuti prima di essere eletto. Una volta eletto andò da loro e disse: «Nessuno vi sosterrà quanto me. Vi sosterrò così tanto che finirete per implorarmi di smetterla di sostenervi».

Del resto, era solo l'altra faccia di Grumpama.

L'Impero continuava ancora.

 

Continua...

Mostra altro

Miss Inoculo

20 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

Deia si chiuse in camerino e sedette davanti allo specchio. Si tolse il diadema e lo ripose, mentre il clamore e i lustrini cominciavano a sfumare dietro di lei, come nuvole sfilacciate nella sera. Guardò il proprio riflesso. Sfilò la fascia di Miss Inoculo e la gettò sul sofà. Vide la scritta CSK afflosciarsi, ondularsi, distorcersi – fino a rendere irriconoscibile l'acronimo. Le labbra le si incresparono lievemente, ma non si trasformarono in un sorriso. Il tempo passava, e lei non era soddisfatta. Era caduta dal cielo. Arrivata dai mari di Nettuno, passata attraverso le frontiere di Marte: con i suoi genitori si era imbarcata in una navicella clandestina irta di altri profughi della galassia, diretti verso il centro dell'Impero, la Terra, dove speravano in un'esistenza migliore, dove gli era stata promessa. Queste bagnarole dello spazio, però, non erano molto affidabili. E di certo non lo erano gli astroscafisti. Furono abbandonati nei cieli terrestri, su quella carcassa metallica levitante. Che prese fuoco. I passeggeri cominciarono a lanciarsi. Alcuni erano ormai in fiamme. Molti si schiantarono da altezze immani nell'oceano e affondarono. Molti non sapevano nuotare. Per altri l'acqua salata era corrosiva e letale. Per esempio per i Lumaconi di Fobos. La sua era una famiglia semi-ittica. Lei si salvò. Sua madre si gettò con lei in braccio, proteggendola con il corpo dall'immane tonfo. Ma poi sparì, priva di sensi. Suo padre bruciò in cielo, dopo averle portate fuori dalla stiva.

Lei fu presa in consegna da un orfanotrofio per extraterrestrocomunitari.

Pensò ai piccoli amici che aveva lasciato su Nettuno. Pensò a quelli morti durante la grande epidemia.

Ora, in quanto Miss Inoculo, avrebbe dovuto collaborare all'opera di diffusione, informazione e sensibilizzazione, per convincere i recalcitranti che ancora criticavano la legge di profilassi di massa obbligatoria, decisa dal centro dell'Impero. Proprio in quel momento, si udì echeggiare attraverso i corridoi, l'inno mondiale dell'Impero stesso, il Tema di Guerre Astrali – segno che le trasmissioni della rete globale per quella notte stavano finendo. Lei presto sarebbe partita per un tour nelle basi militari imperiali sparse per il globo e la galassia tutta. Erano state costruite dopo la sconfitta di Dark Vader, Adolf per gli amici, nella Seconda Guerra Intragalattica. Era stato Nuke Skywalker a fermarlo, insieme al suo drappello di audaci, il pilota del Millennium Bacon, lo scimmione, la principessa, il robot, il leone e lo spaventapasseri. Le loro imprese erano state poi celebrate in una serie di film di grande successo, solo fantasiosamente basate sui fatti. La sua figura adorata ovunque. Fu da allora che l'Impero del Male Assoluto di Adolf Vader fu pian piano sostituito da un nuovo Impero, quello del Bene.

Ma molti sostenevano che era diventato come il precedente. Ch'era stato compenetrato dal Lato Non Particolarmente Illuminato. E ora era ovunque.

 

Continua...

Mostra altro

XXV Trofeo RiLL, il miglior racconto fantastico

19 Marzo 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #concorsi, #racconto, #fantasy, #fantascienza, #gordiano lupi


 

 

 

 

Le iscrizioni al XXV Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico resteranno aperte sino al prossimo 15 aprile: visto l’alto numero di richieste ricevute, la scadenza originaria del concorso è stata prorogata.
C’è ancora tempo, quindi, per partecipare al concorso letterario organizzato dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare e che quest’anno giunge al prestigioso traguardo della venticinquesima edizione.
Il Trofeo RiLL è patrocinato dal festival internazionale Lucca Comics & Games.
Possono partecipare al concorso storie fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni racconto sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”.
Ogni autore/autrice può inviare una o più opere, purché inedite, originali ed in lingua Italiana.
Da oltre un decennio i racconti partecipanti al Trofeo RiLL sono oltre 250 a edizione, scritti da autori residenti in Italia e all’estero (Australia, Brasile, Cina, Giappone, Svizzera, USA, oltre che paesi membri dell’Unione Europea). Nel 2018 i racconti ricevuti sono stati 348.
I migliori racconti del XXV Trofeo RiLL saranno pubblicati (senza alcun costo per i rispettivi autori) nella prossima antologia del concorso (collana Mondi Incantati).
Inoltre, il racconto primo classificato sarà tradotto e pubblicato, sempre gratuitamente:
- in Irlanda, sulla rivista di letteratura fantastica Albedo One;
- in Spagna, su Visiones, l’antologia dell’AEFCFT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror);
- in Sud Africa, su PROBE, il magazine dell’associazione SFFSA (Science Fiction and Fantasy South Africa).
All’autore del racconto vincitore andrà, infine, un premio di 250 euro.
La selezione dei racconti finalisti sarà curata da RiLL. Ciascun racconto partecipante sarà valutato in forma anonima (cioè senza che i lettori-selezionatori conoscano il nome dell’autore), considerando in particolare l’originalità della storia e la qualità della scrittura.
La giuria del Trofeo RiLL sceglierà poi, fra i racconti finalisti, quelli da premiare e pubblicare nell’antologia “Mondi Incantati” del 2019.
Sono giurati del Trofeo RiLL, fra gli altri, gli scrittori Donato Altomare, Pierdomenico Baccalario, Mariangela Cerrino, Giulio Leoni, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Vanni Santoni, Sergio Valzania; il sociologo Luca Giuliano (Università “La Sapienza”, Roma); la poetessa Alessandra Racca; i giornalisti ed autori di giochi Andrea Angiolino, Renato Genovese e Beniamino Sidoti.
Ogni partecipante al XXV Trofeo RiLL riceverà in omaggio una copia dell’antologia “ANA NEL CAMPO DEI MORTI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” (ed. Wild Boar, 2018; collana Mondi Incantati), che prende il nome dal racconto vincitore del XXIV Trofeo RiLL, scritto dal vercellese Maurizio Ferrero.
Il volume contiene tredici storie: i migliori racconti del XXIV Trofeo RiLL e di SFIDA (altro concorso bandito da RiLL nel 2018) e i racconti vincitori di quattro premi letterari per storie fantastiche organizzati all’estero (in Inghilterra, Irlanda, Spagna e Sud Africa) e con cui il Trofeo RiLL è gemellato.
Tutte le antologie “Mondi Incantati” sono disponibili su Amazon e Delos Store, oltre che presso RiLL.
Nel Kindle Store di Amazon sono inoltre disponibili gli e-book della collana “Aspettando Mondi Incantati”, sempre curata da RiLL e dedicata ai racconti finalisti del Trofeo RiLL.
La cerimonia di premiazione del XXV Trofeo RiLL si svolgerà nel novembre 2019, nell’ambito del festival internazionale Lucca Comics & Games.
Per maggiori informazioni sul XXV Trofeo RiLL si rimanda al bando di concorso (in attach) e al sito di RiLL, che ospita ampie sezioni sul Trofeo RiLL e la collana Mondi Incantati.

Per contattare lo staff di RiLL:

www.rill.it
trofeo@rill.it

Mostra altro
Pubblicità

Naufragi Galattici

18 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Svoltò in vicolo Solo e confluì nella piazza, al centro della quale sorgeva una statua di Nuke Skywalker in posizione indomita, con la spada laser sguainata verso il cielo. Poggiava su un piedestallo a forma di fungo atomico. Alcuni giovani, ai margini, stavano tentando di dar fuoco a un cumulo di immigrati venusiani, marziani e nettuniani, mentre il poliziotto di ronda vigilava, pronto ad intervenire in caso di problemi. «Ragazzi, attenti a non scottarvi» lì ammonì severamente. Appena si girò, uno dei nettuniani, incastrato nell'intrico dei corpi, spacciò della Eccitatina allungandola con la proboscide ad un passante, un attimo prima di avvampare.

Le politiche sull'immigrazione dell'esecutivo di sinistra erano recentemente cambiate, con contentezza e confusione delle destre, le quali segretamente si chiedevano cosa dovevano fare ora che gli veniva scippato il cavallo di battaglia xenofobo – e proprio da coloro che usualmente essi criticavano per l'inclinazione alla tolleranza e all'accoglienza. Che fine aveva fatto il gioco delle parti? Era un po' come se a teatro Arlecchino avesse iniziato ad interpretare anche Pulcinella, pronunciando le sue battute oltre alle proprie. Il governo aveva infatti deciso che l'ingente flusso di profughi aveva raggiunto una quota annuale non più sostenibile, e le frontiere erano state chiuse, disinteressatamente consigliato dalla Confederazione Generale degli Sfruttatori (Confsfruttatori), che aveva stabilito che un milione e mezzo all'anno per dieci anni era un numero soddisfacente, oltre che caldeggiabile. Accordi eran quindi stati raggiunti con il governo mercuriano, e la questione era stata sistemata con la chiara vittoria dei diritti alieni: non sarebbero più piovuti corpi variopinti e variformi dalle nuvole, abbandonati dagli spazioscafisti su navicelle pericolanti, dotate di poco carburante, privi di bevande e cibo. E la Guardia Celeste Nazionale, e le Organizzazioni Non Governative di Salvataggio Spaziale – nel frattempo messe sotto processo - non avrebbero quindi dovuto salvarli. Ora, finalmente, una volta catturati presso le rampe di decollo attorno a cui si accalcavano, potevano morire di stenti e torture nelle gabbie radioattive mercuriane, in cui si desquamavano inesorabilmente fino a consumarsi. Almeno finché non ci sarebbe stato bisogno di altra potenziale manodopera da accumulare per rendere il mercato del lavoro ulteriormente flessibile: a cui conseguiva l'abbassamento dei salari, ma l'aumento della competitività sul mercato galattico – per il bene del pianeta tutto. Salariati esclusi, ovviamente.

Ciò offriva un ulteriore vantaggio: le classi subalterne se la sarebbero ulteriormente presa con gli extraterrestri invece che con chi sfruttava entrambi. La facilità con cui si poteva manovrare la torpida mente delle masse era stupefacente.

Entrò in un bar, e ordinò una bottiglia di ossigeno all'arancia. Un'orchestrina jazz di Saturno suonava utilizzando i propri nasi a trombetta come strumento a fiato. In un angolo, un tizio in gilet con uno scimmione litigava con degli alieni su un debito non pagato. Sovrastata dal brusio e dalle narici musicali, una tv ologrammatica trasmetteva le notizie, tra cui uno spezzone dell'incoronazione di Miss Inoculo. Una ragazza bionda a forma di pesce dalla cintola in giù. Quel volto cominciava ad essergli familiare. Dicevano che era stata pescata sulla costa di Manhattan, prima che New York divenisse una grande prigione intorno al 1997. Poteva mutare la propria metà inferiore da ittica a bipodale a piacimento, e stava intrattenendo la platea con qualche dimostrazione. Gli sembrava si annidasse della malinconia in quel sorriso. O stava solo proiettando la propria.

Ciò lo fece pensare a suo padre, Pyotr, e a com'era sparito. A come la propria generazione, e lui stesso in particolare, non fossero semplicemente all'altezza delle precedenti. A com'era inetto e inutile. A come Pyotr avrebbe chirurgicamente sezionato e dimostrato la realtà, come sapeva fare. A come gli avrebbe chiarito la questione extra-immigratoria. Ma un giorno, dopo pranzo, aveva annunciato una passeggiata digestiva, si era quindi teletrasportato in Canguronia via modem: il contratto flat per le chiamate internazionali lo rendeva conveniente. Aveva cominciato a salire il picco di Hanging Rock e all'improvviso, come i testimoni affermarono, svanì.

Uscì dal bar. Il viluppo di immigrati stava bruciacchiando pigramente. I ragazzi non avevano portato a termine l'operazione con efficacia, distratti sul loro browser oculare da un nuovo video su quanto fossero sporchi gli alieni, tanto da dimenticarsi di quelli davanti a loro. Altri erano corsi al negozio Fapple, dove era appena uscito un nuovo modello di DumbPhone, con una connessione diretta a tutte le nuove foto intime rubate alle celebrità. Prese svogliatamente un secchio, lo riempì alla fontana e lo buttò sugli alieni, slegandoli, per quanto con una vaga quanto inconsapevole aria di accondiscendente superiorità. Loro si sparpagliarono ovunque correndo, gettandosi nei cespugli o entrando nei tombini, come animaletti alti due metri – inseguiti dal poliziotto, che cambiava direzione ogni due o tre falcate, come se volesse prenderli tutti contemporaneamente.

Poi se ne tornò a casa.

A casa trovò la tazza rotta nel secchiaio. Si era sfregata così forte, con quello spazzolino, da incrinarsi e spezzarsi. La solita obsolescenza programmata, che del resto era gli era stato insegnato di apprezzare: occorreva comprare costantemente altra merce, per solidarietà al mercato. “Adotta anche tu un prodotto!” esclamava una delle pubblicità progresso governative. Ne ricordava un'altra ancora che cinguettava: “Il consumismo è cultura!”.

Il progresso aveva il suo prezzo, e bisognava pagarlo.

 

Continua...

Mostra altro

Il Prezzo del Progresso è Giusto

16 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

Finalmente si rialzò. Si apprestò alla colazione. Versò il tè nella tazza autoriscaldante e lo mescolò con il cucchiaino laser. Le posate laser avevano un manico tradizionale dotato di pulsantini che ne variavano l'estremità a seconda della necessità, facendo apparire una forchetta, o un coltello o un cucchiaio. Alcuni modelli avanzati erano in grado di proiettare anche uno stuzzicadenti o uno spazzolino. Erano molto pratici, ma occorreva stare attenti a non lasciarli troppo a contatto con labbra, gengive o lingua, o si rischiava di danneggiarle. Inoltre, c'erano stati casi di malfunzionamento che, già in fase di sfregamento, avevano mutato il laser da spazzolino in coltello, causando conseguenze non particolarmente gradevoli. Ma era il prezzo che si doveva pagare per il progresso. La casa produttrice si chiamava Spoonwalker.

Con un battito di ciglia accese il notiziario tridimensionale oculare. A Washington stavano incoronando Miss Inoculo. Un nastro le si tendeva tra la spalla destra il fianco sinistro, in cui apparivano le lettere CSK, mentre il diadema postole sul capo vantava diverse piccole siringhe puntate verso l'alto.

Finì il tè e depose la tazza nel secchiaio. Il rubinetto spillò acqua e la tazza cominciò a lavarsi da sola, estraendo uno spazzolino e strofinandoselo. Uscì di casa, e salì su un marciapiede mobile, dotato di tre corsie di velocità, dove, benché spostandosi, stazionavano altri cittadini indaffarati a farsi portare da qualche parte, o impegnati in una salutare passeggiata in cui non facevano un passo.

Molti si raccoglievano presso dei lampioni, di cui osservavano il fascio di luce discendente, assorti. Attraverso il fascio ricevevano informazioni, assumevano visioni, si inoculavano sensazioni. Le assorbivano. Erano, del resto, alcune delle poche fonti di luce. Ve n'era solo di artificiale.

Da anni, ormai, il cielo era uno straccio infuligginito e scuro, che gravava su di loro, strizzandosi a volte di gocce nere.

Scese presso il centro.

 

Continua...

Mostra altro
<< < 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 > >>