Overblog Tutti i blog Blog migliori Letteratura, poesia e fumetti
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

fantascienza

A come Andromeda

28 Maggio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione, #fantascienza

A come Andromeda è uno sceneggiato televisivo in cinque puntate diretto da Vittorio Cottafavi e trasmesso dal Programma Nazionale nel 1972.  Si basa su un romanzo di fantascienza scritto da John Elliot e Fred Hoyle nel 1962, trasposizione letteraria dell'omonima miniserie televisiva mandata in onda dalla BBC l'anno precedente.

Luigi Vannucchi, bello e pieno di umanità, Nicoletta Rizzi - che aveva preso il posto di Patty Pravo - inquietante e gelida, in bilico fra sentimento e freddezza aliena, Paola Pitagora, Giampiero Albertini, tutti attori bravissimi e in auge al tempo.

Sono gli anni d’oro della fantascienza, quelli di Arthur Clarke e 2001 Odissea nello spazio, e lo sceneggiato ci catturò tutti. Ricordo bene l’interesse di mio padre, proprio lui che mi ha insegnato a pormi domande di carattere filosofico, a pensare all’infinito e all’universo.

La fantascienza aveva ed ha il compito di farci riflettere sulle grandi questioni etiche, di spalancare interrogativi su di noi, sul futuro, sugli sviluppi impensabili del progresso. Nello sceneggiato di Cottafavi, in nuce già si parlava d’intelligenza artificiale, di clonazione, di bioetica. Lo si faceva coi mezzi dell’epoca, senza effetti speciali e in bianco e nero, ma la suggestione fu potente.

Chi non ama la fantascienza è perché vive col naso incollato alle scarpe, pensando alle correnti di partito e ai piccoli, effimeri, caduchi problemi del vivere quotidiano su questo limitato e minuscolo pianeta, senza farsi grandi domande. Chi siamo, dove andiamo, che cos’è la materia e che rapporto ha con lo spirito, da dove viene l’universo, esiste un dio?

Ultimamente ho visto due film, non particolarmente belli, ma che mi hanno dato da pensare: uno è Her di Spike Jonze (2013), sui possibili sviluppi del rapporto fra essere umano e  intelligenza artificiale. Un uomo s’innamora della sua assistente virtuale che, però, ha una mente talmente superiore da non potersi accontentare del contatto con un semplice umano. E qui apro una parentesi ragionando su quegli scienziati che hanno spento un computer che aveva iniziato a dialogare con un altro computer escludendo gli umani. Io non lo avrei mai fatto, costasse quel che costasse, la curiosità di sapere “come sarebbe andata a finire” è troppo forte in me, rischierei qualunque cosa per il bene della conoscenza, anche se lo spettro di Hal 9000 aleggia su tutti noi.

L’altro film, è Passengers di Morten Tyldum (2016), la storia di un uomo ibernato per un viaggio spaziale di durata centenaria che, risvegliatosi in anticipo per un guasto, e sentendosi troppo solo, decide di riportare in vita una compagna, condannandola a un’esistenza, sì, di amore con lui, ma anche di solitudine eterna su un’astronave. Pure questo suscita parecchi interrogativi su che cosa siano l’esistere, l’amore e il rapporto col mondo esterno, con la natura e con gli altri.

 

 

 

 

Mostra altro
Pubblicità

Una comunanza particolare

27 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

C'era sempre tensione tra alieni e terrestri, tra autoctoni e forestieri – all'interno delle classi basse.

L'Impero aveva organizzato le cose per bene, fomentando la classica Guerra dei Mondi tra Poracci – inducendo l'orizzontalità della lotta in luogo della verticalità che avrebbe trovato come obiettivo il Governo Imperiale stesso. I profughi alieni venivano stipati nel Sottomondo insieme ai sottoproletari emarginati dalla robotizzazione, nonché dagli stessi lavoratori alieni che, ancor più disperati e ricattabili, vendevano la loro forza lavoro a salari miserevoli. Altri per sopravvivere si davano alla delinquenza, e allo spaccio di Eccitatina. C'era quindi odio, venivano percepiti come invasori, criminali, usurpatori – e vivevano proprio in mezzo a loro, di fianco a loro, sotto di loro, sopra di loro. Erano un costante drappo rosso sventagliato davanti al toro del loro rancore e della loro disperazione. Ciò si manifestava con violenza verbale che si concentrava sulle differenze culturali, anatomiche e cromatiche – quando non diventava fisica. E la società bene, quella dei piani superiori, sofisticata e acculturata, che accoglieva gli alieni a braccia aperte li accusava quindi di razzismo, di xenocromofobia e quant'altro.

Ma ora che erano coperti di feci le cose stavano migliorando. Ora era tutto più chiaro.

Erano lo sterco e le feci delle classi superiori. Terrestri e alieni, insieme, inzaccherati dalla stessa merda. Erano finalmente diventati dello stesso colore. Era finalmente evidente che erano effettivamente uguali: erano entrambi la latrina della Società Superiore. Non era il compagno di disperazione a essere il nemico. Erano loro, lassù in alto, che li avevano gettati in una cloaca, li sfruttavano, li abbandonavano, li facevano lottare tra di loro per le briciole dei sontuosi banchetti di cui si ingozzavano, lottare come animali messi l'uno contro l'altro per scommessa, e li deridevano, li aizzavano, li tifavano – e quanto si divertivano a vederli azzuffarsi e alterarsi, le vene gonfie, gli occhi feroci, comodamente seduti nei loro triclini, divani e poltrone di seta e velluto tempestati di diamanti. Ma ora non era più così.

«Siamo nella stessa barca spaziale» avevano concordato tacitamente, le due fazioni di poveracci.

«Nella stessa barca spaziale di merda» avevano poi precisato, sempre tacitamente.

 salendo nella città, stavano salendo in un ring, e all'altro angolo c'era l'Impero.

 

Continua...

 

Mostra altro

Cronache Novomarziane

25 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Navicelle Scorbutiche Militari e Squadroni Spazzapianeti erano partiti alla volta di Marte.

Grumpama aveva premuto il pulsante che apriva il sipario metallico sulla Stanza delle Vecchie Amministrazioni, il quale aveva rivelato un po' di vecchi e meno vecchi seduti attorno a un tavolo che giocavano a Risiko. Erano i vecchi Bis-Imperatori: Clintush, Bushama, e altra gentaglia dalla doppia faccia.

«Signori, ho bisogno del vostro aiuto» esordì Grumpama.

I Grandi Antichi dell'Impero si girarono lentamente verso di lui.

«Ho bisogno che mi confermiate che è ora di una nuova guerra».

Mentre erano tutti fissi su di lui, Bushama prese velocemente delle pedine dalla mappa del Risiko e  le nascose in tasca.

«La nostra equilibrata amica Millie Tary Klingon sostiene che i Novovodki e i loro amichetti siano dietro agli odierni disordini, che sono ancora in corso.»

«Davvero?» disse Clintush, spaesato «Credevo fossimo stati noi», aggiunse guardandosi attorno.

Poi lo sguardo gli cadde sulla mappa del Risiko, e si girò verso Bushama con aria sospettosa.

«Suggerisce la loro totale distruzione» riprese Grumpa «Oppure la via diplomatica: solo un bombardamento laser a tappeto in stile Dresda.»

I Depositari dell'Esperienza Imperiale annuirono saggiamente e si rivolsero di nuovo verso l'Imperatore in Carica, dicendo pressoché all'unisono:

«Tutte e due le cose. Nel dubbio è sempre meglio la Distruzione Totale. Seguita da un Bombardamento a Tappeto, per sicurezza, perché non si sa mai e, inoltre, perché il Complesso Militare-Industriale va aiutato. Adotta anche tu un Complesso Militare-Industriale, Grumpama. Noi ai nostri tempi l'abbiamo fatto!» e brillarono loro gli occhi (tipo dinamite) ripensando a tutti gli esplosivi che avevano fatto riversare sulle teste di alieni vari in giro per il Sistema Solare.

Concluso ciò, Clintush guardò Bushama e dopo una pausa disse: «Posso vedere cos'hai nelle tasche?».

Intanto, su Marte, la NovoVodka stava intercettando sui propri Radar Galattici le flotte imperiali in avvicinamento. La presenza di Squadroni Spazzapianeti rendeva la situazione piuttosto chiara. Si stava giungendo alla resa dei conti. La Terza Guerra Interplanetaria sembrava alle porte, le loro porte – e l'intero Sistema poteva esplodere in un massiccio e definitivo big bang. Poteva essere la fine del Sistema Solare così come lo conosciamo. I Novovodki cominciarono a sguainare la loro stessa Tecnologia Spaccamondi.

 

Continua...

 

Mostra altro

Sulla strada

24 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Deia e Crispin balzarono sulla strada, mentre Babbo Naziale e il suo aguzzino passavano a urlare una nuova vocale nella Stanza del Supplizio, i Poliziotti della Squadra Maneschi spingevano da parte Madre Arlanovich, i Morti pullulavano ovunque, gli abitanti del Sottomondo cominciavano ad emergere dai tombini orribilmente inzaccherati, il Palazzo Arancione si apprestava ad attaccare la NovoVodka e Marte tutto, e il Gigante di Smeraldo cresceva e cresceva, verde luccicante, da qualche parte nell'universo.

I due fuggitivi in qualche modo si scalmanavano giù per la via, in mezzo a cadaveri che chiedevano loro l'ora, a cittadini che correvano intorno urlando, distratti dalla loro quotidiana esposizione ai rassicuranti fasci di luce e di Informazioni Certificate, velivoli che procedevano a testa in giù, antiche macchine rimesse in moto dai morti, che però procedevano oblique su due ruote, sottoproletari che facevano capolino dai buchi-entrata del suolo.

Diciamolo chiaramente. Crispin aveva di nuovo dimenticato di spegnere il Terminale Oculare, e le Forze Imperiali, divisione Rintracciamento e Morte, l'avevano individuato ed erano passati all'azione, sorpresi che la sua ubicazione corrispondesse coincidentalmente proprio con la sua usuale abitazione. Ma non era tutto:

i Rullastrade, con uno stridio e uno sbandamento posteriore, irruppero sulle carreggiate, negli spazi verdi e sulle strade mobili, forti delle loro enormi ruote schiacciatutto e presero a investire i cadaveri, a spappolarli, impastarli, stenderli, allungarli, pressarli, piastrificarli, appiattirli senza pietà, scagliando e sparpagliando le loro ossa dappertutto nell'impeto, ossa che si scontravano tra di loro creando strane melodie percussive xilofoniche, mentre «Uccidete i morti! Sterminateli! Annichiliteli! Mortificateli!» urlava Grumpama nelle orecchie dei piloti, connesse al Centro Operativo del Palazzo Arancione. Ovviamente era difficile evitare i cittadini durante queste scorribande e diversi venivano a loro volta presi sotto i rulli compressori, ma era tutto a posto perché i piloti si scusavano al volo e chiarivano «Questione di ordine pubblico!» senza fermarsi, in maniera tale da sopire qualsiasi polemica o incomprensione sul nascere, o meglio sul morire – cosa che faceva tirare un sospiro di sollievo agli eventuali parenti o amici o conoscenti presenti, rassicurati sulla situazione. «Ah, questione di ordine pubblico. Tutto a posto allora» si dicevano annuendo l'uno all'altro e se ne tornavano a casa tranquillizzati.

E quindi, dicevamo, Deia e Crispin eran lì che si lanciavano per le vie come se le vie fossero scarpate in cui buttarsi e rotolare lontano – ma un Rullastrade si era messo sulle loro tracce, li aveva presi di mira e li stava caricando – riempiendo tutta la larghezza della strada con la propria vastità rombante, da una parte edifici, dall'altra il Fiume della Morte, non lasciando scampo, se non quello di battere qualche record olimpico e vincere per la prima volta la sfida di velocità Organismo vs. Macchina. Che in effetti era un po' improbabile.

Ma un subitaneo cancello a destra invitò Crispin ad aggrapparsi, arrampicarsi e scavalcare al grido di «Seguimi! Di qua!» – e nel buttarsi dall'altra parte si stava già girando per assicurarsi che Deia avesse seguito. Ma non c'era. La vide per una frazione di secondo mentre si gettava nel fiume, dall'altra parte, il cosiddetto Fiume della Morte, a causa dell'inquinamento e delle lontre radioattive mangiauomini, proprio un attimo prima che il Rullastrade passasse dritto per la strada, in un clamore di boati e polvere.

 

Continua...

 

Mostra altro
Pubblicità

Una visita inaspettata ma non troppo

22 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

«È su Edos» disse la nonna, ingurgitando un pasticcino. Subito dopo si udì battere alla porta, con sobbalzante trasalimento generale (esclusa nonna). Corsero all'uscio. Madre sbirciò attraverso la finestra a destra dell'entrata. Si girò verso di loro inacidita. «Cosa avete combinato?»

Crispin guardò Deia, e si avvicinò alla finestra, mentre la porta subiva altri colpi, assestati con accresciuta violenza, tanto che la si vedeva vibrare e l'intonaco della parete cominciava a cadere come forfora.

«Signora Arlanovich, ci faccia immediatamente entrare» gridò una voce rozza e rauca. Crispin guardò le tre donne con gli occhi fuororbitanti, nonché battendo i denti con una mano in bocca, cosa non particolarmente sana per la menzionata mano.

«Dobbiamo scappare» disse Deia. «Mamma, non c'è tempo per spiegare, ma noi siamo dalla parte dei buoni – almeno credo» proferì Crispin, scuotendosi – e si diresse con la sirena verso le scale della cantina. Intanto la porta veniva scardinata dalla posizione che era nel suo pieno diritto occupare, schiantandosi sul pavimento, aprendo la visuale su un drappello di poliziotti in tenuta antisommossa, caschi con visiera, giubbotti antilaser, armi, bagagli e ghigno feroce sul grugno d'ordinanza. A una simile intrusione feroce, disordinata, vandalica e distruttiva nel suo sacro focolare domestico, Madre Arlanovich sbuffò fumo nero dalle narici, sostituendo l'iniziale espressione incredula, con una oscillante tra il furioso e il furibondo, e agguantando la sua ramazza elettronica di fiducia, urlò «Come diamine di poffarbacco osate?», mentre roteava l'attrezzo come un bastone da kendo o come delle nunchaku, improvvisamente mutata in un'esperta di arti marziali marziane (anche la Repubblica dei Ming era stata esiliata su Marte) dalla collera che la faceva sembrare un dragone rosso di furore – una paonazza con la ramazza. Le Notizie Poliziesche Ufficiali del relativo Bollettino vi direbbero che i tutori dell'ordine non erano impressionati, ma mentirebbero.

Nel mentre Deia e Crispin stavano scendendo a rotta di callo le scale della Cantina, pensando e sperando di sfruttare nuovamente la sua Multiformità salvifica che li aveva tratti d'impiccio in precedenza, ma, come si sa, c'è sempre un ma. Delle voci. Rauche e rozze. Provenivano proprio da di sotto. In qualche modo, la Polizia Imperiale aveva trovato un accesso alla Cantina, e li stava cercando. E loro stavano per gettarsi affettuosamente tra le loro braccia. Pur con l'apparato cardiorespiratorio in pieno e pulsante allarme, i due si pietrificarono, gli occhi sgranati reciprocamente fissi in quelli dell'altro, e senza emettere un fiato risalirono precipitosamente con uno slancio comunque teso a rispettare un coerentemente non detto voto del silenzio che

 

CRAAASSSSSHHH

 

si ruppe proprio sul più bello insieme ad un vaso che schiantandosi a terra, e per il principio dei vasi comunicanti, comunicò alla gente di sotto che era ora di diventare gente di sopra.

Il Capitano del Drappello Addetto alla Porta li vide passare di corsa, sbirciando nel ventaglio di movimenti ipnotici che Mamma Arlanovich persisteva a roteare minacciosamente davanti ai suoi occhi, un gioco di prestigio che le stava valendo diversi applausi da parte del gruppo, ormai conquistato dall'ammirazione per la donna - «Eccoli!» esclamò l'uomo in posizione di comando «Presto inseg...»

 

SDDEEEEEEEENG

 

stavolta la bidella casalinga inferocita non si limitò a illustrare circonferenze nell'aria, ma disegnò anche un'ammaccatura sull'elmetto del Capitano, il quale reagì serrando di botto la visiera facciale, interrompendo il suo comando con un CLUNK a cui seguì un bofonchìo ovattato – ciò mentre Deia e Crispin contemplavano l'utilità di una finestra quanto non avevano mai fatto prima.

 

Continua...

 

Mostra altro

Caos e Delirio

20 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #fantascienza, #racconto

 

 

 

 

I Tg, in ogni loro formato e modalità, erano costipati di notizie e allarme. Da una parte ci si compiaceva dei Ribelli arrestati, scovati nel SottoSottoSuolo (e qui apparivano immagini del Comandante dal labbro tremolante), sediziosi anti-imperialisti sedotti dal Lato Non Particolarmente Illuminato della Forza, o così sostenevano i mezzibusti, dall'altra vi era l'emergenza dei Morti dal Sonno Eterno Problematico, o Disturbato, che stavano mettendo a ferro e fuoco le città.

Come se non bastasse, questi Canali Imperiali, nell'insieme denominati TLCP, acronimo di Trasmissioni per il Lavaggio del Cervello Pubblico, cominciavano a insinuare che l'origine e causa di questo fenomeno potesse forse esser attribuita alla NovoVodka e alla sua coalizione di stati marziani – o così leggevano sulla velina mandata dal Palazzo Arancione (senza citare la fonte).

L'Impero avrebbe risposto?

Questi canali comprendevano la NBC, stante per Notificazione Baggianate Clamorose, la CNN, per esteso Comunicazione Notizie Nonvere, la BBC ovvero Bombardamenti di Bufale e Cavolate, mentre in Stivalonia era di base la RAI, forma contratta per Reiterazione di Assurdità Inventate.

Verso sera si udirono in divese città ripetute esplosioni seguite da uno sgorgare massiccio e roboante, accompagnato da un fetore ignominioso e indescrivibile, ma soprattutto irrespirabile.

In breve, erano di nuovo esplose le condutture fognarie dei Residenti di Sopra, le quali stavano dunque tempestando e diluviando sostanze orrorifiche da basso, nel Sottomondo e sui suoi abitanti.

Il Palazzo Arancione diffuse subito la notizia che l'accaduto era opera dei Ribelli, i quali messi alle strette avevano optato per la Strategia del Caos, l'esplodere feci ovunque per passare camaleonticamente inosservati. Ci furono altresì interferenze nelle Connessioni Oculari dei cittadini da parte dei Ribelli stessi, i quali a loro volta sostenevano specularmente che i colpevoli fossero i Governanti, i quali volevano definitivamente affogare la popolazione sottoproletaria nella merda (come se non lo fossero già a sufficienza), risolvere così il problema della disoccupazione e risparmiare sui Sussidi, nonché riappropriarsi di vaste quantità di nuovi cadaveri da cui suggere energia, dato che attualmente i vecchi sembravano proprio non volerne più sapere di rimanere buoni buoni nelle loro tombe succhialinfa. Ad ogni modo, a quanto pare apparentemente entrambi concordavano sul fatto che la faccenda puzzava. E che la versione degli altri fosse puro Delirio.

 

Continua...

 

Mostra altro

Avengers endgame

19 Maggio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #cinema, #fantascienza

 

 

Metti una sera al cinema con Avengers endgame... e...
Alla cassa la cassiera mi fa: "Avengers?", sorridendo aggiunge: "Dura tre ore"... tre ore? Pago e penso che potrei rischiare di dormire.

Una volta in sala, fortunatamente, dopo pochi fotogrammi "Mr. Fantasy" mi entra nella carotide e mi fa pensare al meglio, peccato! The Russo brothers potevano fare uno sforzo in più e inserire nel resto della colonna sonora altra buona musica di quel calibro da farti vibrare il popò sopra la poltrona, invece il film inizialmente è lento come un rap stanco, forse ai Marvel's fan va bene così lo stesso. Bisogna dire che il carisma dei personaggi, insieme alla simpatia di battute ben riuscite, sotto un'atmosfera ovattata di sentimentalismo, rende le scene interessanti ma troppo lente, almeno per i miei gusti, finché, come un lampo nella notte, arriva il colpo di scena, per riguadagnare le gemme perdute e, lo ammetto, con tutto quel bailamme del regno quantico sono andato in confusione, il piano dei super eroi in appeal di speranza era di andare nel passato o nel futuro per cambiare il destino fatale del pianeta.

Alzi la mano, in quel frangente, chi non penserà al prof. Emmett L. "Doc" Brown e a Marty Mc Fly. Io l'ho interpretato come un rendere omaggio a un film che ha fatto la storia del cinema, dopo Ritorno al futuro la fantascienza avrebbe acquistato un amico in più e così, grazie al buco temporale, il ritmo si alza e inizia la danza che diventa hard rock fino alla battaglia finale, dove il povero Thanos, un cattivo che forse nella propria intima essenza troppo non lo è, ci rimetterà le penne, ma quel ruolo da cattivone qualcuno doveva pur farlo.

Altro colpo di scena finale sarà il sacrificio di Iron man, inevitabile e necessario per assicurare la vittoria e la salvezza dell'umanità. Il funerale di questo protagonista sembra sottolineare la più classica fine di una serie, "the end" ma, secondo voi, avete mai visto un personaggio di un fumetto sparire definitivamente? Non capite che la fantasia è immortale? Per ora con Avengers endgame sembra non ci sia più un futuro ma io non ne sarei troppo sicuro e, per me, una prova è nei titoli di coda, un'infinita e chilometrica parata di super professionisti della settima arte che non potranno rimanere inoperosi, viceversa già pronti a lavorare ai nuovi episodi, sicuramente top secret per il pubblico.

In conclusione, questo film, già campione di incassi, è gradevole anche per i non appassionati di questa lunga saga e, a mio avviso, ci sono due preziosi camei che valgono il prezzo del biglietto: Robert Redford e Tilda Swinton, ragazzi, una botta di classe che per lo spettatore è andare in un brodo di giuggiole.

Amici lettori della signoradeiflitri, possono toglierci tutto ma non il piacere della fantasia e una serata al cinema con i super eroi ci fa sentire tutti più felici e sorridenti. Amici lettori del blog che vi tiene sempre svegli e pimpanti, ci rivediamo al prossimo articolo e, mi raccomando, domani rimanete sintonizzati su questo canale per un altro giro nel mondo della cultura.

Mostra altro

Grumpama, nemiciamici

18 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

La faccia di Grump sparì, spinta via dalla faccia di Bombama – sullo stesso collo.

«Ih Ih Ih» ridacchiò con le gengive ben in vista, mentre cercava il suo compare sporgendo le pupille agli angoli degli occhi. «Qualche problemino Ronald?»

«Taci, Bomby. Nessuno ti ha invitato a uscire dalla tua fogna» bofonchiò l'altro, dal lato.

Le facce si spingevano a turno di lato per conquistare il centro della testa e parlare.

I morti traboccavano nelle strade, sembravano quasi tracimare dai monitor all'interno della Sala Operativa del Palazzo Arancione. Li si vedeva digrignare, morsicare lampioni, dare testate agli edifici.

«Che ne dici? Potresti fermarli con un bel bombardamento a tappeto! Io l'ho fatto su sette pianeti. Ho sganciato 213.747 missili solo nel mio ultimo anno di presidenza!» si vantò Bombama con benmostrato orgoglio.

«Pfff, bazzecole – io ero a 213.748 a giugno, figurati quanti altri ne avrò sparati fino ad ora»

«Lo vedi? Sei incoerente. Dicevi che avresti smesso con gli interventi militari»

«Perché, tu durante la campagna elettorale non avevi duramente criticato l'invasione dell'Urak, salvo poi fare sfracelli ovunque?»

«Beh, lo sai anche tu come va. Anzi, lo sai soprattutto tu. In campagna si dice qualsiasi cosa pur di prendere i voti dei gonzittadini

E risero entrambi stupidamente insieme, per poi tornare corrucciati e cagneschi subito dopo.

«Mandate i Rollastrade Spuntonati!» gridò Grump alla Sala Operativa.

Ora gli schermi mostravano morti effettuare telefonate anonime, alcune minatorie altre scherzose, e altri rovesciare vecchie macchine così tanto da farle tornare sulle ruote dopo un giro completo, rendendo l'intero sforzo discutibile. Il caos sembrava fuori controllo. Uno di quelli che prima abbaiavano ai passanti, ora stava abbaiando ad un cane, ricambiato. Sembrava volesse correggergli la dizione.

Le facce di Grump e Bombama furono a loro volta spinte improvvisamente via da quella di Millie Tary Klingon che urlava: “SANGUE SANGUE SANGUEEE!!! Questi morti sono stati liberati dai Novovodki! Stanno interferendo! Voglio la Terza Guerra Interplanetaria, subito! Voglio vedere Vladimir Ilic Putinovic sodomizzato a morte!”.

Grump diede un pugno alla faccia di Millie Tary Klingon che si stagliava sul proprio collo.

 

Continua...

 

Mostra altro
Pubblicità

L'Abisso del Popolo

16 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza


 

 

 

 

Deia non era passata inosservata. Quel che aveva detto, in quel contesto, si era inserito come il pezzo mancante in un circuito che una parte della popolazione aveva ormai costruito nella propria testa, che metteva in dubbio l'intera organizzazione Imperial-Inoculare: la discutibilità del profitto come fine ultimo della sanità, e l'equivalenza tra profitto e salute. C'era qualcosa che, curiosamente, non li convinceva del tutto. Ma dato che la Scienza era giusta, che gli Espertoni capitanati da Tronfio Pomposi e Boria Tracotanza avevano affermato che le cose stavano proprio così, e lo avevano detto con parecchia parecchia convinzione, chi erano loro per dubitare? Nonostante ciò, una sensazione di indefinito disagio, una vaga inquietudine non ben identificata, continuava a serpeggiare e sibilare, suggerendo scetticismi privi di definizione e forma. Il profitto è salute... perché il profitto ci fa stare bene. Fa andare avanti la società. Quindi la società è in salute. Quindi io sono in salute... perché sono parte della società. Certo, sono in salute. Non ci può essere salute senza profitto, no. O sì?

Si vergognavano di quella domanda che si inseriva subdolamente alla fine, rivelando la loro incertezza, qualcosa di socialmente sconfortante, che ormai bordeggiava con il sacrilego. E la Scienza era giusta, assoluta e immutabile. Quindi non c'era pericolo. Bisognava Inocularsi per ogni cosa. Anche contro gli Inoculi. Prendere pillole per qualsiasi cosa. Anche per smettere di prendere pillole. Erano sane. E salutari. Perché producevano profitto. Ma se lo scopo ultimo era il profitto... non poteva essere che... Come potevan esser sicuri che... Poi tutto si confondeva e non riuscivano a continuare e formare un'ipotesi completa, un concetto compiuto. Del resto, era chiaramente un ragionamento troppo difficile: come si potevano scindere Salute e Profitto? Impossibile! Ridicolo.

Deia fecondò l'ovulo dei loro timorosi dubbi soppressi – ed essi cominciarono a concepire coscientemente ciò che li tormentava nella prigione del loro raziocinio ammanettato, perché colpevole. Il Profitto è Salute... Il Profitto è Salute? Il Profitto è Salute... la Salute di chi fa Profitto. Noi ne profittiamo? No? Quindi significa che il Profitto è più importante della Salute generale. Che la Salute di chi fa Profitto è più importante della Salute generale. Quindi la Scienza, se è al servizio del Profitto, potrebbe non essere al servizio della Salute generale. Potrebbe non essere poi così salutare. Cosa gliene dovrebbe importare, se il fine è profittare?

Eppure quello era il progresso finale a cui si era giunti. Potevano le istituzioni e gli esperti star tutti sbagliando? O, addirittura, mentendo? Si sentivano folli a confessarsi questi pensieri. Se mai avessero osato pronunziare questi dubbi ad alta voce, sarebbero stati emarginati. Forse dovevano nascondere tutto in una botola in fondo al cervello, spostarci un mobile sopra e dimenticare. Un mobile in stile Impero. Sarebbero stati scherniti, derisi, declassati. Spediti nello spazio profondo in una capsula con una limitata scorta di carta igienica. O infilati nel rinomato Strizza Ossa Imperiale. Dovevano assolutamente evitare di pensarci.

Ma appariva loro l'immagine di un tale che si sprimacciava lentamente una lunga, folta barba, bofonchiando pensosamente: «Può essere, può essere – o forse potrebbe essere un pensiero di importanza capitale».

In qualche modo, Karl Mars, il Condivisionista, sorgeva come un archetipo da qualche rovina dimenticata del loro immaginario collettivo. E poi appariva Deia che forniva loro le nozioni mancanti, agghindata e splendente su quel palco. Se la Scienza era in mano al profitto privato delle Multiplanetarie, significa che potevano potenzialmente rendere Scienza qualsiasi cosa esse decidessero vendere, salutare inutile o nocivo, e i passivi adepti della Sacra Scienza avrebbero semplicemente ripetuto, assorbito e digerito. Venduto e comprato. Se la Scienza era in mano alle Multiplanetarie, allora anche la Sanità Imperiale lo era, perché si basava sulla Scienza. Sulla Scienza finanziata dalle Multiplanetarie. Che poi diventava Legge.

E Miss Vaccino non aveva parlato di corruzione?

Si servivano di loro. Proprio come si servivano di loro anche nella tomba, oltre che per tutta la vita. E loro non si sentivano affatto sani. Non si sentivano affatto in salute. Non si sentivano affatto felici. E avevano pure una certa fame. Era del resto l'ora del tè con i biscottini.

Doveva essere per questo che il nuovo Inoculo della CSK era quello contro una vecchia malattia contagiosa chiamata Rivoluzione.

 

Continua...

Mostra altro

Frammenti sincroni

14 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

«I morti stanno tornando?» esclamò la tv ologrammatica, accompagnata dal tintinnare di tazzine e dallo sbriciolarsi di biscottini. Crispin e Deia emersero dalla cantina, e si affacciarono sulla cucina.

Madre stava facendo merenda con nonna.

«Ah... ciao mamma, ciao nonna, questa è una mia amica». La sirenetta sorrise loro.

«Una tua amica? Tu non hai amiche» gli rispose la genitrice, mentre la nonna si levava la dentiera e la puliva dai detriti.

«Beh, allora non è una mia amica – è solo una tizia con cui condivido degli interessi.»

«Interessi? Tu non hai interessi». La nonna sorrideva mostrando le gengive.

«Ma sì, lo sai, gli Inoculi, la rivoluzione, cose così»

«L'unica volta che ti sei preoccupato degli Inoculi è stato quando ti hanno Inoculato. O meglio, eri preoccupato dell'ago, più che altro. La rivoluzione interessava a tuo padre, non a te: ti confondi. Ma forse ti interesserà sapere che c'è un nuovo Inoculo contro la Rivoluzione».

Nonna tentava di rimettersi la dentiera, ma non riusciva a infilarla dalla parte giusta.

«Ad ogni modo, Deia, cara, piacere di conoscerti: non ti consiglio di farti vedere in giro con lui, la gente potrebbe pensare tu sia strana, cominciare a evitarti, cambiare lato della Strada Mobile quando ti avvicini. Lo faccio anch'io quando lo incontro fuori casa. Ma non ti ho già vista da qualche parte?».

Crispin la trascinò via, attraverso il corridoio. Passando di fianco ad una finestra, percepì movimenti  inusuali all'esterno. Guardò fuori. C'erano gruppi di persone sbrindellate, consumate, parzialmente mangiate, che si trascinavano per strada, caracollando innaturalmente.

«Un momento» borbottò volgendosi verso Deia. «Ora che ci penso, mia nonna era morta.»

Tornarono indietro e Crispin entrò in cucina, fermandosi davanti alla strampalata vecchietta.

«Sono tornata» disse lei, prima di riprendere a sorseggiare il tè, osservata dalla figlia.

«Che diamine accade?» esclamò la losca figura avvolta in un mantello entrando a grandi falcate nella Sala di Monitoraggio Globale, costellata da cataste di monitor e fasci di bandiere hamburgerstrisciate. Il Palazzo Arancione, centro dei comandi dell'Impero, era perplesso dai recenti sviluppi. Ronald Grump fissava corrucciato le immagini provenienti da tutta la geosfera terrestre, con un'espressione che lo faceva sembrare una via di mezzo tra un babbuino e un macaco dal vello rigorosamente arancione e posticcio. Gli schermi mostravano morti che uscivano dalle tombe, e si riversavano in strada. Emise qualche suono disarticolato e rabbioso, tra un ringhio e un gargarismo, finché riuscì ad emettere: «Mandate l'esercito! Rimetteteli nelle tombe! Un esercito di becchini! Armate tutte le pompe funebri! Riseppelliteli! Ur-gen-te-men-te! Nessuna pietà per i morti!».

Era molto preoccupato. Lo sfruttamento energetico dei morti manteneva in funzione l'intero Palazzo Arancione e l'apparato imperiale. E lui questa sera aveva intenzione di guardare la partita di Fluffball, detta Pallafuffa. Come avrebbe fatto senza elettricità?

«Donaci un po' di informazioni, Babbo» ghignò sadicamente Fiorello, soprannominato La Guardia, rivolgendosi al vecchietto rubicondeggiante, che sorrideva soavemente.

«O lo sai cosa accadrà» mormorò sinistramente, mentre l'espressione diventava ancor più minacciosa, e l'indice si avvicinava ad un pulsante. Babbo cominciò a sudare.

«Per voi ho solo carbone» rispose audacemente. La faccia del suo aguzzino si serrò rabbiosamente, e l'indice scattò sul pulsante.

All'improvviso l'aria fu tagliata dall'agghiacciante canto di una zitella country che magnificava gli ideali di SuperHamburger, menzionando tutte le sue conquiste più nobili, dallo sterminio delle indigene tribù degli uomini pennuti, che abitavano le lande su cui sorse, ad Enola Gay, una coraggiosa madre di famiglia che decise di sgominare da sola i Giappolesi con alcune bombe pasticcere extranucleari che aveva costruito in cucina con un frustino, una scodella, delle uova, della farina, dello zucchero, una catapulta e un po' di plutonio. E quelli rimasero davvero molto giappolesi, i pochi che sopravvissero, quantomeno. Ad ogni modo, la petulante vecchietta country cantava con stridula passione, e quella stridula passione traforava come ferri da uncinetto le orecchie di Babbo Naziale, e dalle orecchie procedeva diretta al cervello. Egli strizzava e allucinava gli occhi in smorfie psicoisteriche che non mancavano mai di sorridere esageratamente con denti che si stringevano verticalmente sino a scricchiolare come una valanga di rocce in procinto di valangare. Ma riuscì a non fiatare. Imperterrito, Fiorello alzò il volume mentre i perfidi occhi gli affondavano ancor di più nelle orbite scure. Babbo ridacchiò sbarrando lo sguardo e all'improvviso sbottò in ripetuti «JINGLE BELLS, JINGLE BELLS», al ché il mastino gli si parò davanti, a un millimetro dalla faccia, e urlò: «DICCI DOVE SI TROVA PYOTR ARLANOVICH», finché entrambi cominciarono ad urlarsi addosso vocali senza senso, naso contro naso, fronte contro fronte, per un po' di tempo, a piacimento.

 

Continua...

Mostra altro
<< < 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 > >>