cinema
"L'uomo di Neve"

L'uomo di neve
Tomas Alfredson, 2017
Trarre un film da un libro di un autore che vende milioni di copie in tutto il mondo pensando che automaticamente sia un bel film è come pensare di diventare gnocca semplicemente indossando un abito da pret-á-porter. Non funziona. Al netto della solita premessa dei linguaggi differenti utilizzati da cinema e letteratura e anzi, proprio per quello, un regista dovrebbe capire cosa funziona su carta di quella storia, e cosa su celluloide. Nesbø è un gran prestigiatore, infila personaggi, sottotrame spesso incompiute da continuare nel romanzo successivo, cadaveri da morte truculenta, sesso esplicito e quasi mai romantico, spostando l'attenzione e i sospetti da uno all'altro, in modo che anche il lettore più scafato e gradasso alzi le mani in segno di resa al momento fatidico del disvelamento. In questo film, fatto di un cast tutto americano e europeo, abbiamo solo un guazzabuglio di attori bravi ma prigionieri di una sceneggiatura e di dialoghi al limite del ridicolo che gestiscono come possono. Il protagonista Hole si dovrebbe capire che è un alcolista cronico da due svenimenti sulla neve e dal fatto che indossi per tutto il film un parka più economico di quello che ho preso io da Zara, visto che beve a stento un goccio durante tutto il film. La Gainsbourg con l'età ha perso il morso inverso e per tutto il film è costretta a queste faccine tra disperazione e stupore che non le rendono giustizia. Val Kilmer se non avessi letto il suo nome nei titoli di testa mai lo avrei associato alla faccia vistosamente deformata da una plastica chirurgica finita male per eccesso di botox o cortisone. J. K. Simmons ha una parte piccolissima e vergognosamente non approfondita per la sua bravura. Il regista butta tutto nella trama senza un minimo di spessore, delitti collegati a pene di segugio, colpevoli che hanno ammazzato in mezza Norvegia non si sa bene né come né quando, tutto resta appiccicato alla bell'e meglio. Oslo, che fa sui 650.000 abitanti e che è una capitale che non offre poi tante attrazioni da visitare, pare scintillante quanto Manhattan, inoltre sembra che tutti i norvegesi per andare a casa o a fare la spesa usino la spettacolare strada atlantica, come dire, piazziamo scenari da cartolina gratuiti così non si accorgono che il film fa acqua (anzi, neve) da tutte le parti. Pietoso il finale con Hole ferito in maglione sulla neve che psicanalizza in 10 secondi 10 il colpevole, il quale muore nella maniera più idiota e scontata che si potesse immaginare. E c'è di peggio: dal finale si teme un sequel. Prepariamoci.
Fueco e Cirasi

Si tiene, lunedì 23 ottobre – a entrata gratuita fino a esaurimento posti - presso il Cinema Eden di Prato (via Cairoli, 22/24) a partire dalle ore 19:00, la presentazione, con doppia proiezione (ore 19:00 e ore 21:00), in anteprima italiana del cortometraggio “Fuecu e Cirasi”, scritto e diretto dal regista pugliese Romeo Conte e interpretato da Nicola Nocella - fresco vincitore del Premio Boccalino d'Oro come Miglior Attore al Festival di Locarno - oltre che da Giorgio Colangeli e Valentina Corti. Il regista e i tre protagonisti saranno presenti all'evento - che avrà un drink di benvenuto per il pubblico - accompagnati dai giovani attori Vittorio Salonna, Samuele Leo e Monica Negro, oltre al co-sceneggiatore e montatore Valentino Conte. Tra gli altri protagonisti del film, Paolo De Vita, Teodosio Barresi, Chiara Torelli, Rosario Altavilla, Maria Conte, Pino Capone, Altea Chionna, Vito Bianchi, Francesco Minisgallo e, al suo debutto, Francesco Iaccarino. Il corto, tratto da una storia vera, è prodotto da Coar Cooperativa Artisti S.C.R.L. e da Events Production, si avvale delle musiche originali di Mimmo Epifani ed è stato girato nell'Alto Salento pugliese. Fuecu e Cirasi racconta del ritorno al proprio paese di origine di Giacinto, intenzionato a incontrare la famiglia della fidanzata Lena. I luoghi e l’incontro con il padre di lei riporteranno alla mente suo fratello Mino e un tragico evento accaduto tanti anni prima. Giacinto troverà le risposte a tanti anni di dolore e pareggerà i conti.
“Questo corto – dichiara il regista Romeo Conte – adatta al cinema una storia vera di quarant'anni fa e percorre i luoghi e la terra della mia infanzia. “Fuecu” (fuoco) è lo stato d’animo tipico adolescenziale, la cui fiamma rimane sempre accesa anche quando diventiamo adulti. La metafora delle “Cirasi” (ciliegie) ricorda il frutto che matura in un preciso periodo dell’anno e che, gustandolo, ci fa assaporare quel successo che spesso tarda ad arrivare. Ho girato pensando a un western: una storia all’italiana, ma universale allo stesso tempo, dove tutti gli elementi si completano tra di loro”.
IL REGISTA – ROMEO CONTE
Nel 1997 debutta con la regia cinematografica con il cortometraggio “La crepa”, con cui partecipa alla 54° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, al Festival di Amsterdam e al Festival di Cannes nel 1998. Prosegue nella regia con “Via col Vento” (Premio Qualità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali), “Il Calabrone” e “Tarantrance”. Nel 2010 realizza “I castelli dell’alto salento-Terra di Brindisi” e “Alla corte di Federico II di Svevia, castelli di Puglia”. Nel 2016 scrive e dirige il suo quinto cortometraggio, “Fuecu e Cirasi”. Numerosi sono inoltre i documentari realizzati e diretti, tra cui: A dream in Wakayama, La strada dellʼOro, Lu rusciu de lu mare, Zibello, Tartufo dʼAlba, Parmigiano Reggiano, Il fiume della speranza, Latiano Terra di Pietra, Il Viandante del Nord, Merletti di Pellestrina. Realizza spot pubblicitari per marche quali Euphidra, Prolife, Omega3, Fope Gioielli, La Perla, Stefano Ricci, Deha e Veneto Banca. Già coordinatore del Master Regia e organizzazione eventi del Polimoda di Firenze, ha insegnato presso l’Istituto Europeo di Design di Milano e l’Università di Bologna L.U.N.A.
Per prenotazioni e informazioni
Events Production di Romeo Conte
Via Francesco Ferrucci, 69 – PRATO
tel. 0574 1940224
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