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cinema

Climbing Iran

12 Dicembre 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #il mondo introno a noi, #cinema, #sport

 

 

 

 

Una serata all'insegna della montagna e di una storia al femminile potente e positiva, in occasione della Giornata internazionale della Montagna. Sarà proiettato, mercoledì 15 dicembre 2021 alle ore 20:30, presso il Cinema delle Provincie di Roma (viale delle Provincie, 41 – tel. 0644236021) il documentario 'Climbing Iran', diretto da Francesca Borghetti, al suo esordio alla regia, che presenterà il film al pubblico. All'incontro parteciperanno anche Parisa Nazari, dell'Associazione culturale italo-iraniana Alefba, un rappresentante del CAI – Club Alpino Italiano di Roma e la montatrice Aline Hervé. Il film è la storia di Nasim Eshqiclimber professionista iraniana, classe 1982, una delle poche donne del Paese mediorientale ad essersi appassionata all’arrampicata outdoor.

Il film, distribuito in sala da Mescalito Film, attualmente in cartellone in tutta Italia nell'ambito della rassegna 'La montagna al cinema', è stato presentato in anteprima mondiale ad Alice nella Città 2020 e ha partecipato a numerosi festival italiani e internazionali, conquistando vari premi, tra cui il Premio del Pubblico al Trento Film Festival 2021, il Premio Libero Bizzarri Italiadoc 2021 e il Premio Best Emerging Filmaker al What If - Women in Film Festival di Zurigo. Il documentario è in questi giorni proiettato in Nepal, in concorso al Kathmandu International Mountain Film Festival. Prodotto da Filippo Macelloni per NANOF srl e co-prodotto da Giordano Cossu per la francese Hirya Lab, 'Climbing Iran' si avvale della fotografia di Davood Ashrafi, Corrado Measso e Federico Santini.

'Climbing Iran' - qui il trailer www.youtube.com/watch?v=C4rE7VTRtNQ – racconta della climber iraniana Nasim Eshqi, mani forti e unghie dipinte con smalto rosa shocking. Dopo essere stata una giovane campionessa di diversi sport - dal karate al kickboxing - ha seguito il richiamo della natura andando oltre le barriere imposte alle donne iraniane, costruendo la propria strada sulle montagne persiane, dove ha aperto una cinquantina di nuove vie. L'unica a raggiungere difficoltà elevate, pioniera in un Paese dove le donne arrampicano per lo più al chiuso, durante orari stabiliti e solo tra donne. Il film è il ritratto di una donna straordinaria, determinata a superare le barriere che si oppongono alla sua passione, siano esse fisiche, sociali, psicologiche, geografiche o ideologiche. Impegnata a "cambiare le cose a poco a poco", porta altre giovani donne sulle pareti di roccia, poco fuori Teheran, insegnando loro come arrampicarsi e diventare indipendenti. Nasim ha un sogno che può diventare realtà: aprire una 'nuova via' sulle Alpi anche quando raggiungere l’Europa stessa è una vera e propria impresa...

"La gravità – sostiene Nasim nel documentario - non mi chiede il passaporto. Ti tira giù allo stesso modo, non importa se sei ricco o povero, nero o bianco, iraniano o italiano, uomo o donna". “Ho letto per la prima volta di Nasim su una rivista italiana – ricorda la regista Francesca BorghettiLe immagini di lei che scala la montagna senza velo hanno avuto un forte impatto su di me, quasi una folgorazione. Scalare una montagna impone la sfida di superare i propri limiti personali. È, in un certo senso, un atto altamente simbolico. Fare questo film - sottolinea Borghetti - è diventata la mia montagna da scalare, e Nasim mi ha aiutato a trovare la determinazione per farlo, a portare avanti un progetto che sembrava enormemente difficile e che mi ha messo in gioco completamente”.


LA REGISTA - FRANCESCA BORGHETTI
Con un background in Antropologia Culturale, Francesca Borghetti lavora nel campo del documentario dal 2000, diploma Eurodoc 2010. Ha sviluppato, scritto, prodotto e diretto molteplici documentari all'interno di DocLab e Fabulafilm, Rai Storia, Rai 5 e Babel Tv. Portavoce di Doc/it - Associazione Documentaristi Italiani dal 2015 al 2017, Borghetti ha collaborato alla trasmissione RAI, Petrolio, come delegata per l'acquisizione di documentari nazionali e internazionali. Attualmente collabora in qualità di esperta a RAI Documentari, diretta da Duilio Giammaria. Climbing Iran è il suo primo film documentario come regista. Francesca ha parlato della realizzazione di questo film nel TedX Women Navigli 2021.

LA PRODUZIONE - NANOF
NANOF è una società di produzione indipendente con sede a Roma, Italia, fondata dai registi Filippo Macelloni e Lorenzo Garzella. Dal 2001 produce documentari, film narrativi, cross media, installazioni video e progetti televisivi, sviluppando una fitta rete di collaboratori a livello internazionale, operando sia in Italia che in coproduzione con partner stranieri. Tra i lungometraggi documentari: "The Disappearance of My Mother" (presentato al Sundance 2019), "Storie di Altromare" (Sky Arte, 2018), "Children in Time" (Rai, 2016), "Il Mundial dimenticato" (2012). www.nanof.it

Durata: 53'
Distribuzione: Mescalito Film

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"The Censor", un horror sociale britannico Intervista a Guerrilla Metropolitana

5 Ottobre 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #interviste, #cinema

 

 

 

 

 

Dopo tre cortometraggi sperimentali horror di buon successo che contano visibilità e consensi in tutto il mondo, tanto da attirare l’attenzione di recensori americani, Guerrilla Metropolitana lancia il suo  primo lungometraggio: THE CENSOR  - A British horror tale of Real politics and social-moral code (in italiano IL CENSORE - una storia horror britannica di politiche reali e di codice morale - sociale).

Abbiamo avvicinato il regista per una breve intervista.

 

Un lungometraggio, dopo tre cortometraggi horror, sperimentali e inquietanti. Di che cosa parli nel tuo primo lavoro di ampio respiro?

Il tema di partenza è la censura inglese, per me la più oppressiva e oscurantista nel mondo occidentale. Il tema mi serve per approfondire un’analisi etica e morale nei confronti di chi la impone a un’intera nazione, per passare a un livello politico e fare un discorso mirato verso la classe dirigente britannica, contro il monopolio culturale, in una società molto divisa, come quella inglese.

 

Bersagli particolari?

Il primo è la Thatcher e la sua campagna anni Ottanta denominata Video Nasties, dove chiunque veniva preso con film di una determinata lista di titoli era arrestato e processato, secondo regole degne della più medievale caccia alle streghe.

 

Quali sono i tuoi riferimenti artistici? E quale credi che sia la cifra stilistica del tuo cinema?

Nel mio cinema l’espressionismo tedesco si mescola con la Pop Art di Andy Warhol e tanti altri stili, in un alternarsi frenetico tra riprese e fotografie delle varie sequenze. I miei lavori sono un vero e proprio orgasmo di follia visiva.

 

The censor ha avuto una lunga gestazione?

Questo film mi è costato un lavoro di circa sette mesi, estremamente complesso, frutto di una meticolosa ricerca sia sperimentale che del dettaglio, nonché di funzione narrativa, perché il film è quasi interamente senza dialoghi, cosa che è una mia caratteristica.

 

Come hai girato il film?

Ho girato l'intero materiale in più sessioni, di notte e di nascosto in location senza permessi, in puro stile guerrilla, come dicono gli addetti ai lavori, a temperature sotto i 10 gradi, rischiando l’assideramento e persino l’arresto, per i motivi che chi guarderà il film capirà. Ho realizzato un lavoro basato sull’esigenza di raccontare questa storia e di poter fare il film in un certo modo, con realismo cinematografico puro.

 

The Censor contiene un messaggio politico?

Il mio film, pur presentando un personaggio centrale di una certa destra particolarmente reazionaria, vecchio stampo, non è  di carattere ideologico. Al contrario, mira esclusivamente a rappresentare un conflitto di classe sociale contro il potere sulla base di un rapporto di forza sproporzionato.

 

Se siete curiosi, non vi resta che vederlo:

https://www.youtube.com/watch?v=bfgtBQVytB4

 

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

 

 

 

 

 

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Matthew McConaughey, "Greenlights"

17 Settembre 2021 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #personaggi da conoscere, #cinema

 

 

 

 

Non mi interessano particolarmente le autobiografie, tantomeno di gente bella, ricca, famosa che, immagino io, non avrà granché da dirmi. Se non mi avessero messo la pulce nell'orecchio con i principi dello Stoicismo che il buon Matthew segue e applica, non avrei mai immaginato di leggerlo. E invece adesso lo sto pure consigliando. Trentacinque anni di aneddoti, sfide, cadute, attese, riflessioni e introspezione incollate da diverse foto dell'epoca e parecchi "adesivi da paraurti" come li chiama lui, cioè quei motti, frasi che contengono verità e consigli utili a vivere. Una vita trascorsa in una famiglia di sani valori cristiani anche se tra padre e madre ogni tanto il salotto buono si trasformava in un ring e i rituali di crescita avvenivano con risse degne di un saloon (per me le scene più esilaranti) ma anche una vita da bravo ragazzo americano fatta di pochi agi e molta azione. La filosofia dell'attore è semplice: la vita è come una mappa cittadina, piena di semafori rossi a cui DEVI fermarti. Chiamala pandemia, disoccupazione, lutto in famiglia, tutti noi abbiamo vissuto momenti, più o meno lunghi, in cui il traffico si è bloccato. Ma tutti i semafori rossi hanno un pregio: prima o poi diventano verdi. E la transizione avviene col tempo, che però, come ci insegnano i fisici, non è una costante, per cui se quello dell'orologio tarda troppo, possiamo noi ribaltare la situazione prima scorgendo il lato buono, rendendo l'attesa attiva (un po' come quando ascolti una musica o rifai mentalmente la lista della spesa in attesa che scatti il colore del via), creandoci degli obiettivi. Tutto ma NON vittimizzarci, compiangerci (piangere sì però), rimpiangere. L'attesa costruttiva fa sì che sia il bersaglio a colpire noi. Per cui desiderare in maniera sincera, ma soprattutto viaggiare, seguire l'istinto e l'intuito, provare, fallire, capire quando ci si sta allontanando da ciò che si è. Cercare di restare fedeli a noi stessi il più possibile, accettare quando ce ne allontaniamo, perdonarci, girare la barra di quanto basta e riprendere la via. Tutto qui? Sì, un tutto che però non è per nulla facile, richiede dedizione, umiltà, coraggio come lo stesso autore sottolinea. Ciò che ne viene è una vita degna di essere vissuta e raccontata anche nelle sue parti più meschine e luride, un viaggio gratificante di amore per sé stessi.

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Festival del cinema di Venezia 78

13 Settembre 2021 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #cinema

 

 

 

 

Look da favola indossati dalle star, abiti da sogno, gioielli importanti, accessori da regina per le celebrità che hanno calcato l’ambitissimo red carpet del Festival del Cinema di Venezia giunto alla sua settantottesima edizione.

Ma Chi ha vestito Chi? Spicca Cinzia Diddi tra gli stilisti! La stilista delle star, richiestissima. Chi indossa una sua creazione non solo esalta la propria bellezza ... ma ha la fortuna d'indossare un vero e proprio talismano.

Cinzia Diddi è una nota stilista fiorentina, si vocifera che i suoi abiti oltre ad essere belli siano anche dei portafortuna.

Arianna Bergamaschi è stata vestita dalla stilista dei vip sul grande tappeto rosso di Venezia.

Moltissimi i vip che si fanno curare l’immagine dalla stilista, questo le ha permesso di aggiudicarsi il titolo di "stilista delle star", oltre che di stilista che veste l’anima.

Per Arianna Bergamaschi, bellissima e bravissima, madrina dell’evento “Sorriso Diverso Venezia Award" - premio collaterale ufficiale a Venezia 78 assegnato alla Carrà per la sua carriera cinematografica - Cinzia Diddi ha proposto un lungo abito a sirena in paillettes verde smeraldo e oro rosa, un tessuto particolare, ideato in modo che brillasse alla luce. Molto prezioso, un solo dettaglio scenografico: dei fili di pietre dure verde smeraldo sulla spalla.

Il suo abito è entrato subito nella classifica dei più belli che hanno sfilato sul red carpet di Venezia.

Alla domanda quale sia il segreto per essere sempre ai primi posti nelle classifiche di gradimento, Cinzia Diddi risponde che servono: intuito, passione, attitudine, studio del personaggio, tecnica, amore per  lavoro. Questi sono gli ingredienti magici.

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Ischia film festival

22 Luglio 2021 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #cinema, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

La talentuosa stilista toscana prende parte al film di Elisabetta Pellini, al suo esordio da regista, Selfiemania il titolo.

Scena di apertura per la Stilista Cinzia Diddi nel film Selfiemania con una strepitosa Milena Vukotic. Si tratta di SELFIEMANIA - FILM con co-produzione internazionale, il cui episodio italiano è stato girato a S.Stefano di Camastra (Messina), in Sicilia. Regia di Elisabetta Pellini, prodotto da Claudio Bucci, direttore alla fotografia Blasco Giurato, con due strepitosi attori Milena Vukotic e Andrea Roncato.

Tanti protagonisti del mondo del cinema a Ischia con oltre 200 proiezioni .

 

 

Sappiamo che oltre al suo lavoro di stilista ha prestato la sua immagine come attrice?

Cinzia Diddi: Sono tornata dalla Sicilia molto carica e soddisfatta. Sul set c’era una bellissima atmosfera, come fosse una grande famiglia. E’ stato facile lavorare con quel clima. A me è spettata l’apertura del film, interpretando me stessa, presentata da Milena che nel film è Madame Letizia, una food blogger, molto attenta allo stile. Nella scena di apertura mi presenta e mi fa salutare i suoi followers.

 

Nel film ha vestito Milena Vukotic?

Cinzia Diddi: Un’esperienza molto particolare che mi ha lasciato dentro tanta emozione. Ho curato l’immagine di questa splendida e aristocratica signora del cinema italiano, delicata nei movimenti ma con una carica e un’energia veramente forte. È stata subito magia e soprattutto grande sentimento di stima e ammirazione, ho disegnato e realizzato gli abiti per lei cercando di tirar fuori i colori della sua anima. Poi li vedrete nel film non voglio svelare niente.

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"The Baron and The Harpsichord" di Guerrilla Metropolitana

21 Luglio 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #recensioni

 

 

 

 

 

Abbiamo deciso di non perderci neppure un video di questo intraprendente autore italiano che vive a Londra, perché i suoi lavori ci ricordano il passato, tempi eroici che ci vedevano impazzire per le sequenze più truci di un film di Joe D’Amato (penso a Buio omega e Antropophagus), per i film cannibalici di Lenzi (Cannibal ferox, Mangiati vivi!) e Deodato (Cannibal holocaust), per le frattaglie oltre ogni limite ammannite da cuochi non sopraffini (ma efficaci) come Mattei e Fragasso. Erano gli anni Settanta e Ottanta, eravamo molto più giovani, tanto tempo è passato, ci siamo trovati - per caso o per destino, non so - a scriver libri su vecchi ricordi, stupendoci che fossero quasi tutti giovani gli avidi lettori. Non solo, ci rendevamo conto che registi esordienti si gettavano nell’impresa di rinnovare la trasgressione perduta, quella che noi scrittori nostalgici, cercavamo di recuperare su carta, senza riuscirci. Guerrilla Metropolitana usa la macchina da presa, fa quasi tutto da solo, scrive e sceneggia, monta (con Peter Frank), fotografa, inventa, fa rivivere un passato che credevamo perduto. Il suo terzo lavoro è un cortometraggio horror sperimentale che il regista definisce girato in stile barocco, intitolato The Baron and The Harpsichord (Il Barone e il clavicembalo), spietato e senza redenzione, agghiacciante e crudele. Protagonista un ricco mad doctor - forse non è neppure un medico, è soltanto un pazzo, arrogante nella sua ricchezza esibita dal volante di un’auto di lusso - che rapisce soggetti deboli, handicappati, psichicamente labili, esegue esperimenti efferati, massacra, amputa parti vitali, uccide. Il forte ha la meglio sul debole, ancora una volta, sembra dire il regista. Come nei precedenti lavori, Guerrilla Metropolitana usa il genere, mostra gesta crudeli per compiere un discorso sociale, di taglio surrealista. Fotografia luminosa, come se fosse un quadro espressionista, effetti speciali crudeli, recitazione sopra le righe, sceneggiatura muta, che racconta con la forza delle immagini. Guerrilla Metropolitana realizza la sua storia con la collaborazione del montatore Peter Frank, entrambi sono attori in ruoli secondari del breve filmato, un vero e proprio apologo sulla crudeltà umana. Il regista confida: “Il mio film vuol essere scomodo e politicamente scorretto. Voglio raccontare storie di disfunzionalità sociale, sfruttando e manipolando le immagini per portare lo spettatore a conoscere realtà agghiaccianti che spesso vengono rimosse, se non del tutto ignorate, illudendoci che siano lontane dalla nostra vita quotidiana”. A mio parere ci riesce bene. Vi lascio il link al video per verificare.  

https://www.youtube.com/watch?v=actfIPfMC5Q

Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi

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Festival Tulipani di Seta Nera

1 Luglio 2021 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #televisione, #cinema, #eventi

 

 

 

 

Intervista alla Stilista Cinzia Diddi, in giuria di Varietà nella XIV Ed. del Festival Tulipani di Seta Nera.

 

Lei ha fatto parte della giuria di Varietà nella XIV Edizione del Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera?

 

Sì,  sono felicissima, amo il cinema, ne seguo e ho seguito come stilista molti set .

Questa sarà una bella avventura, per adesso sono già usciti alcuni articoli relativi alla mia partecipazione insieme ad altri giurati.

 

Quanto è legata al cinema?

 

Molto, al cinema devo molto. Se vuoi rimanere in questo settore devi essere professionale. Non ci si può improvvisare. Il mio ruolo è quello di lavorare in stretta collaborazione con sceneggiatrice e scenografi per la cura dei dettagli degli abiti che dovranno essere contestualizzati e non sovrastare né il personaggio né l’ambientazione.

 

Quanto è importante un abito?

 

È fondamentale, spesso rivela aspetti e dettagli del personaggio più di quanto facciano le parole.

 

Quali sono i progetti per il futuro? E Quale l’ultimo a cui ha lavorato?

 

Sto seguendo film con attori internazionali. Ovviamente sto lavorando alla collezione del mio Luxury brand e seguo l’immagine di molti  personaggi per trasmissioni televisive.

 

Il festival è arrivato in Tv cosa ci racconta a riguardo?

 

Sì, meraviglioso ! Su Rai 2, presentato da Pino insegno ed Elena Ballerini. Ha riscosso un notevole successo, mi sento in piccola parte di aver contribuito, io ho disegnato e creato gli abiti della conduttrice, la bellissima Elena Ballerini, e della direttrice creativa, nonché amica, Paola Tassone. Paola è una splendida persona dal grande spessore emotivo.

 

Cinzia Diddi è la stilista dei Vip, nota per aver vestito oltre 60 personaggi del mondo dello spettacolo.

I suoi abiti sono richiestissimi!

 

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Per conoscere Guerrilla Metropolitana

25 Maggio 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #interviste

 

 

 

 

Guerrilla Metropolitana è l’acronimo dietro al quale si nasconde un filmmaker indipendente italiano che vive a Londra e ha deciso di usare il genere horror per fare anche un discorso politico e sociale. Nasce musicista, passa poi al cinema indipendente. Influenzato da Neorealismo, Espressionismo, Surrealismo, Erotica, Pop Art e cinema Underground, gira i suoi lavori in puro stile guerrilla (senza permessi, con mezzi modesti e facili da trasportare). I suoi lavori sono fortemente sperimentali e puramente visual (senza nessun dialogo), usa il genere horror come mezzo per raccontare storie di disfunzionalità sociale. Oltre a essere regista e autore delle storie, è spesso attore di supporto, autore di alcune delle musiche, montatore (assieme al suo amico Peter Frank che è lì addetto al montaggio, spesso anche lui attore di supporto). Caratteristiche tipiche del suo cinema indipendente è il mischiare foto e inquadrature della stessa sequenza, la scelta di località urbane e il fatto che in tutti i lavori non ci siano personaggi eroi, ma solo antieroi. Non usa mai la computer grafica e sceglie argomenti che variano dall’ipocrisia del potere, alla follia dei serial killer, fino ad arrivare a temi politici in chiave horror.

Il suo canale YouTube ci porta nei meandri di un orrore senza redenzione.

Vediamo un corto intitolato BITS: https://youtu.be/caWsp8DRuN8.

Seguitelo! Ne vedrete delle belle. Noi, intanto, lo abbiamo intervistato.

 

Quali sono i tuoi registi di riferimento?

I miei registi di riferimento sono veramente tanti e ognuno di loro mi ha dato qualcosa anche se la maggioranza provengono dalla vecchia scuola italiana del cinema di genere (Deodato, Fulci, Lenzi, D'Amato, Martino, Scavolini, Bianchi, etc).

A quali progetti stai lavorando?

Ho scritto circa una trentina di storie horror diverse e ho intenzione di trasformarle tutte in corti e medi metraggi horror e alcuni persino in veri e propri mini film della lunghezza di circa 50/60 minuti (questi saranno quelli con forti venature politiche). I miei due prossimi lavori saranno due brevi cortometraggi horror assolutamente bizzarri e folli su due temi diversi e successivamente verso settembre, al massimo inizio ottobre, farò uscire sui miei canali di YouTube e Vimeo il mio primo mini film horror social-politico, dove il tema sarà la terrificante faccia della classe dirigente ai danni della sottoclasse (attraverso un storia da me scritta e dove io stesso interpreterò i due rispettivi ruoli come attore, in aggiunta a quello di regista, autore e compositore di musiche). In tutti i miei lavori ci sarà un mio carissimo amico, anche lui italiano residente a Londra, di nome Pietro (pseudonimo Peter Frank) e che è l'addetto al montaggio. Lui mi darà una mano a riordinare con il suo fondamentale lavoro tutta la mia follia creativa e visiva, inoltre sarà un regolare attore di supporto in molti dei miei futuri lavori (in questo mio primissimo cortometraggio BITS interpreta il ruolo del primo residente vittima di lei, nonché "uomo nero" sul poster stesso del mio film).   

Usi il genere horror per sconvolgere o per comunicare altro?

Ho intenzione di sviluppare un mio cinema indipendente del tutto personale, puramente visivo (senza alcuna forma di dialogo tradizionale) e fortemente influenzato dall'Espressionismo, Surrealismo, Pop Art ... fino ad arrivare all'erotico, underground ... ma partendo sempre da uno spunto sociale (in alcuni casi come alcuni miei futuri lavori, persino politico). Quindi un horror sperimentale che va contro corrente al contemporaneo mainstream commerciale e zuppo solo di sensazionalismi. Un horror che non ha paura di entrare nella psiche umana e non ha paura di esplorare disfunzionalità esistenziali in un contesto sociale folle come quello di oggi. 

Progetti futuri

Dopo questi lavori ce ne saranno tanti altri con cadenza più o meno bimestrale  e nel frattempo in aggiunta a questa trentina, continuerò a scrivere altre storie horror, da poter poi trasformare in futuri lavori. 

E gli attuali riscontri?

Il mio canale YouTube di Guerrilla Metropolitana in meno di due settimane ha già avuto quasi 2,000 visualizzazioni provenienti da tutto il mondo (in particolare da UK e in America), più quasi una settantina di sottoscrizioni. Si sta rivelando un successo ben maggiore di quello che mi aspettassi grazie a questo mio lavoro BITS. Alcuni festival horror inglesi hanno mostrato interesse per il mio lavoro chiedendomi dei prossimi. Ho mandato la link di questo mio cortometraggio a recensionisti e vari distributori internazionali. Sulla rete, in particolare Facebook,  ho già visto sia in America che Europa molti stanno pubblicando la link di BITS sulle loro bacheche.      

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

 

 

 

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'Il Grande Lebowski', cult-movie dei fratelli Coen diventa un drink, in una rivisitazione del White Russian da parte della bartender Laura Schirru

12 Aprile 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #ricette, #cinema

Foto drink di Antonio Lobrano   Foto bartender di Giuseppe SecchiFoto drink di Antonio Lobrano   Foto bartender di Giuseppe Secchi

Foto drink di Antonio Lobrano Foto bartender di Giuseppe Secchi

 
 
Un drink di semplice realizzazione, ma di grande resa, il 'Ci pensa Drugo', twist sul classico White Russian, cocktail preferito del personaggio-cult del film 'Il Grande Lebowski' dei Fratelli Coen, diretto da Joel nel 1998. Con questa rivisitazione-omaggio, Laura Schirruhead bartender del The Duke Cocktail Lounge Bar de La Maddalena realizza un cocktail amabile, ma dal carattere robusto, proprio come il Drugo interpretato da Jeff Bridges. Il drink si prepara con 5 cl di Polugar N.1 Rye&Wheat2 cl di liquore al cioccolato e con un top di yogurt al caffè per colmare. Versare la Polugar N.1 Rye&Wheat in un bicchiere Old Fashioned colmo di ghiaccio, aggiungere il liquore al cioccolato e colmare, versando lentamente lo yogurt al caffè. Il drink si chiude con dei chicchi di caffè come decorazione.

 

La Polugar N.1 Rye & Wheat, prodotta da una miscela di segale e grano, ha sentori intensi di pane appena sfornato, note di grano e segale e di pepe nero, caratterizzata da un sapore deciso che dona robustezza ai sapori dolci e contrastanti del cioccolato e dello yogurt al caffè. Prodotta in Polonia dalla distilleria Rodionov & Sons, in una foresta e lontano da altri stabilimenti industriali, strade e città, Polugar non assomiglia alla vodka moderna: è una bevanda alcolica più antica, prodotta nell’era in cui tutti i distillati di cereali venivano realizzati usando alambicchi di rame.

Un cocktail, il White Russian e il suo twist di Laura Schirru, cucito addosso a Drugo, che conduce una vita pigra, piacevole e disimpegnata, condita da qualche partita di bowling con gli amici e bagnata proprio dal drink che lo accompagna sempre, nel suo approccio calmo e rilassato alla vita, anche nei momenti drammatici e senza via di uscita. Uno stile che è diventato di culto e che ha reso il White Russian e tutti i suoi epigoni un vero e proprio accompagnamento alla vita quotidiana.

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Basstastareinsieme

14 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender, #cinema

Basstastareinsieme

 

Ogni anno, il momento migliore, quando sento il Natale più gioiosamente, è mentre faccio l’albero e addobbo la casa, poi, man mano che ci avviciniamo alla data fatidica, è quasi come se non vedessi l’ora che tutto finisse.

Ma quest’anno di lockdown - o semi lockdown, o autoimposto lockdown (anche interiore) - cerco di godermi di più ogni giorno.

Per me Natale non è il classico “siamo tuttipiùbuoni” oppure “bastastareinsieme”, è qualcosa di forse egoistico e infantile. Più invecchio, più vivo il Natale come se fossi una bambina. La mia stanza calda e ordinata, il cane che si riposa dopo una bella sgroppata e un bagno in un fiume gelato, i gatti che ronfano acciambellati sulla mia pancia o sui divani, l’albero e il presepe che luccicano, la televisione accesa e un plaid sulle gambe, una fetta di pandoro a fine pasto, qualche nocciolina, uno stupidissimo film di Natale americano.

Ognuno vive le cose come vuole, come le sente. Per me che sono asociale, il Natale non è la tombola di famiglia. A proposito. Ieri sera ho visto un film con Sergio Castellitto, Una famiglia perfetta, di Paolo Genovese, del 2012, (remake dello spagnolo Familia) dove il protagonista, un uomo solo, per la notte di Natale scrittura una compagnia di attori che impersonino i familiari che non ha.

Forse è così, a Natale impersoniamo tutti un ruolo, recitiamo un copione, quello della famiglia che per un giorno, uno solo, si finge felice e perfetta

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