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Il fantasma di Alessandro Appiani, un film che non ti aspetti...
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Il regista sipontino Stefano Simone ritorna con un nuovo film e questa volta lo fa, più che mai, in maniera inconsueta e sorprendente. Il titolo del film - Il fantasma di Alessandro Appiani - potrebbe trarre in inganno gli spettatori, inducendoli a pensare a una pellicola horror o velata di mistero, come spesso il regista ci ha abituati in questi anni. E invece ecco la sorpresa: il lungometraggio, di circa un’ora e mezza, è una bella commedia, leggera e con un paio di gag spiritose.
Un film che scorre senza pause e che rende la visione godibile per lo spettatore. Non mancano i riferimenti ad altri film del camaleontico regista, in particolare a L’uomo col cilindro. Infatti, in una scena viene mostrato alla protagonista un libro intitolato Luoghi arcani e misteriosi con l’immagine di Villa Rosa che campeggia sulla copertina (Villa Rosa è la location dove è ambientata la narrazione de L’uomo col cilindro). Altro riferimento al medesimo film è la camminata dei protagonisti sui binari morti.
Pur essendo una commedia, un filo di mistero percorre tutta la pellicola e annoda le morti di alcuni personaggi alla presenza di un fantasma, quello di Alessandro Appiani. Il finale è un piacevole colpo di scena. Come le location risultano appropriate al contesto, anche la musica si mostra funzionale, coinvolgendo lo spettatore e creando suspense. Ben curati i dialoghi. Ma a fare alzare l’asticella del livello qualitativo del lungometraggio è senza dubbio la bravura di tutti gli attori, specialmente dei giovani protagonisti Rosa Vairo e Matteo Mangiacotti, veri talenti naturali.
Giacomo Telera
Stonebreakers
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Stati Uniti, 2020: nel mezzo della rivolta Black Lives Matter e dell’elezione presidenziale, scoppia la battaglia sui monumenti storici. Un conflitto culturale che travolge statue di Cristoforo Colombo, confederati e padri fondatori, e mette in discussione il racconto mitico americano. Esplorando un panorama memoriale in trasformazione, Stonebreakers interroga il rapporto tra Storia e lotta politica in un’America che, mai come oggi, è chiamata fare i conti con il proprio passato.
Il film si avvale della produzione della Awen Films - con Isaak J. Liptzin, Curtis Caesar John, Andrea Fumagalli e lo stesso regista - e della direzione della fotografia di Isaak J. Liptzin, del montaggio di Andrea Fumagalli e delle musiche originali di Francesco Venturi.
“Quando l’onda delle proteste del Black Lives Matter si è riversata per le strade delle maggiori città americane – ricorda il regista - a New York avevo da poco messo in pausa la produzione di un documentario sul mito di Cristoforo Colombo e sulle controversie legate alla celebrazione del Columbus Day. Con l’arrivo della pandemia il tema sembrava finito in secondo piano, ma ho dovuto ricredermi subito, quando la prima statua di Colombo è stata abbattuta nel mezzo delle proteste per l’uccisione di George Floyd. Ho deciso in quel momento di allargare lo sguardo del film, di non fermarmi a Colombo e di affrontare il nodo della memoria americana nella sua totalità. Stonebreakers è sia la testimonianza di una stagione straordinaria che un contributo a un dibattito pubblico sul ruolo della memoria e della public history. Fare i conti con il passato non significa congelarlo dentro un monumento, ma affrontarlo, riaprirlo alla discussione e continuare ad attualizzarlo. Mi auguro che questo film possa incoraggiare il suo pubblico a condividere questa responsabilità e a immaginare monumenti che non rappresentano solo eroi armati a cavallo che si impongono dall’alto di un piedistallo, ma che esprimano una storia di cui siamo al tempo stesso spettatori, interlocutori e critici protagonisti”.
IL REGISTA
Valerio Ciriaci è un documentarista italiano che vive negli Stati Uniti. Nato a Roma, Valerio si laurea in Scienze delle Comunicazione all’Università La Sapienza nel 2011, con una tesi su Jean Rouch e l'etno-fiction. Nello stesso anno si trasferisce a New York per frequentare il corso di cinema documentario della New York Film Academy. Nel 2012 fonda la casa di produzione Awen Films, con la quale realizza documentari indipendenti, video editoriali e altre produzioni audiovisive. I suoi corti documentari, Melodico (2012), Treasure - The Story of Marcus Hook (2013) e Iom Romì (2017) sono stati selezionati in numerosi film festival internazionali, tra cui Big Sky Documentary Film Festival, Hot Springs Documentary Film Festival, Bari International Film Festival e New York Jewish Film Festival presso il Lincoln Center. Nel 2015 realizza il suo primo lungometraggio, If Only I Were That Warrior, vincitore del Premio Imperdibili al 56˚ Festival dei Popoli e del Globo d’Oro 2016 per il miglior documentario italiano. Nel 2019, al 60˚ Festival dei Popoli, presenta Mister Wonderland, che riceve il premio 'Il Cinemino' e verrà in seguito diffuso sulla Rai in Italia e su PBS negli Stati Uniti.
Durata: 70'
Anno di produzione: 2022
Formato: DCI 4K (4096 x 2160)
Il fantasma di Alessandro Appiani (2022) di Stefano Simone
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Stefano Simone si conferma autore interessante e versatile, cambiando del tutto genere dopo gli ultimi lavori che spaziavano dal fantastico al thriller, con alcune incursioni nel tema sociale e dei diritti umani. Il fantasma di Alessandro Appiani è commedia thriller, qualcosa che in Italia si fa davvero poco, in parte riferibile a lavori internazionali come IT, per il tono e per la presenza dei ragazzini che indagano, fatte le debite proporzioni. Qui ci troviamo di fronte a un lavoro a basso budget che fa del cinema teatrale la sua maggior forza, con interpretazioni credibili da parte dei giovani attori, un cast interessante nel quale spicca la protagonista Rosa Vairo, per espressività e naturalezza. La sceneggiatura di Matteo Simone, Roberto Lanzone e Giuseppe Bollino parte da un romanzo di Gordiano Lupi, senza stravolgerlo nella storia, ma calandolo alla perfezione in un mondo popolato da adolescenti. L’operazione può dirsi riuscita, perché Silvia Lepri (Vairo) resta la ragazza sognatrice che sin dall’infanzia ha la straordinaria capacità di sentire le voci a grande distanza (idea di Aldo Zelli, dal racconto Le voci lontane). Nella versione del cineasta di Manfredonia si avvale della complicità di due amici come Luigi (Mangiacotti) e Carlo (Balta) per investigare su una serie di omicidi che sembrano collegati alla leggenda del fantasma di Alessandro Appiani e del suo castello abbandonato. Spinti dalla curiosità, i tre adolescenti iniziano un’indagine personale, basandosi sui libri di leggende popolari del professor Luisi, uno storico locale che cerca di riabilitare la figura del principe. Mentre la polizia brancola nel buio, sarà proprio il trio a risolvere il mistero. Non diciamo altro sulla trama, perché il film è un vero e proprio giallo con ben quattro omicidi e un colpevole, che lo spettatore scoprirà soltanto verso la fine, nel corso di una sequenza ad alta tensione. Veniamo ai pregi della pellicola, che sono molti, a partire da un cartone animato inziale che racconta la storia del delitto di Alessandro Appiani (episodio storico, avvenuto a Piombino nel 1580) avvalendosi di un singolare quanto originale rap in sottofondo. Pare di essere tornati nel cinema degli anni Settanta, quando spesso le commedie italiane venivano introdotte da un divertente disegno animato. Sara Strafile e Lucia Zullo sono davvero brave e realizzano un prodotto di godibile freschezza. Il film è ben fotografato da Tommaso Visentino, che conferisce le atmosfere giuste alla narrazione, passando senza soluzione di continuità dai toni cupi e giallastri dei notturni ai luminosi esterni. Stefano Simone dimostra di aver raggiunto un buon livello di maturità tecnica, che lo rende capace di affrontare sia i piani sequenza che i campi e controcampi per gestire i dialoghi di un film in gran parte teatrale, come impostazione narrativa. Non mancano le annotazioni d’autore come la scena del dialogo tra il nonno (Potito, molto bravo) e Silvia, dove il vecchio discetta sul valore dei sogni e sulla crudeltà della guerra, senza dimenticare il valore simbolico del binario (ricorrente nei film di Simone) con gli adolescenti che camminano lungo la linea ferroviaria, pronti per affrontare la vita. Il film ha un tono da commedia che non ha precedenti nel cinema del regista pugliese, alcuni personaggi sono volutamente grotteschi e caricaturali, come il giovane scrittore Paolo Lanfranchi (Simone), che parla senza capire il senso delle parole e usa piuttosto che a sproposito (come fanno in molti!). Per non parlare dell’inetto ispettore di polizia (Tricarico) e del suo assistente (Di Trani) che deve sopportare la prosopopea del superiore e la sua arroganza nell’imputarsi meriti inesistenti. Da notare alcune riuscite gag all’interno del castello abbandonato, dove gli sceneggiatori si prendono gioco degli stereotipi del cinema horror di bassa lega. Ottimo Matteo Mangiacotti nella parte dello studente secchione innamorato di Silvia e molto bene Simone Balta, il più giovane del terzetto che porta un tocco di leggerezza alla formazione dei giovani detective. Rosa Vairo è perfetta come indagatrice dell’incubo dotata di poteri soprannaturali, che confida solo al giovane amico Carlo, espressiva e sorridente, mai in difficoltà con la gestione del personaggio. Tra i pochi adulti, spicca l’interpretazione di Carlo Cinque, nei panni di un allucinato professor Luisi, scrittore ossessionato dalla figura di un principe calunniato dalla storia. Nota di merito per Stefano Simone, perché non è facile dirigere giovani attori e farli recitare in maniera spontanea e naturale, senza incertezze di sorta. Termino con il montaggio serrato, che contribuisce a creare suspense nelle sequenze più importanti, come durante la visita notturna al castello abbandonato. Ottima la scelta del suono in presa diretta che conferisce veridicità e spontaneità al materiale narrativo. Colonna sonora come sempre (sin dai tempi di Cappuccetto Rosso) del fido Luca Auriemma, una costante positiva nei film del regista sipontino. Attendiamo novità sulla distribuzione, che crediamo sarà soprattutto televisiva, anche se il film meriterebbe attenzione da parte di cinema indipendenti, festival e rassegne a tema.
Regia: Stefano Simone. Soggetto: Gordiano Lupi (romando), Aldo Zelli (idea). Sceneggiatura: Roberto Lanzone, Giuseppe Bollino. Musiche: Luca Auriemma. Fotografia: Tommaso Visentino. Animazione: Sara Strafile, Lucia Zullo. Aiuto Regia: Francesco Trotta. Fonici di presa diretta: Giovanni Casalino, Robb MC. Produzione: Running TV International. Genere: Commedia / Thriller. Formato: DCP / Colore. Durata: 84’. Paese di Produzione: Italia, 2022. Interpreti: Rosa Vairo (Silvia), Matteo Mangiacotti (Luigi), Simone Balta (Carlo), Bruno Simone (Paolo Lanfranchi), Antonia Notarangelo (amica di Lanfranchi), Carlo Cinque (Mario Luisi), Sara Pellegrino (amica di Lanfranchi), Gianluca Di Trani (assistente di polizia Righetti), Cory Di Pierro (madre di Silvia), Antonio Potito (il nonno), Pasquale Tricarico (ispettore Franceschini), Moussa Camara (senzatetto che vive nel castello), Isabella Gentile (madre di Lanfranchi).
Nope
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Jordan Peele mi era piaciuto con il suo surreale e corrosivo Get out, per cui mi ha incuriosito questo suo nuovo lavoro che comincia con una scena se non altro originale: un uomo viene ucciso da una moneta che ad alta velocità cade dal cielo conficcandoglisi nel cervello. I figli devono prendersi cura del ranch ma le cose non vanno bene. Finché il giovane non si rende conto che nei cieli della sperduta valle in cui vive dimora quello che pare a tutti gli effetti un UFO. E insieme alla sorella decide di "svoltare" riprendendolo, magari creando una piattaforma propria, per andare dalla mitica Oprah e diventare ricchi e famosi. Alternata alla storia principale viene proposta in flashback quella di Gordie, personaggio fittizio di una sitcom anni '90 interpretato da uno scimpanzé che un giorno, senza motivo, uccise quasi tutti i presenti sul set risparmiando solo due bimbi. Nope è un film che affronta tanti temi ma che ha per protagonista lo sguardo: nostro sul mondo, del mondo su di noi. Oggi immortalare il mondo ha trasceso i comuni fini artistici per diventare una immensa fonte di guadagno: dallo scatto dell'influencer a chi riprende un omicidio, alle telecamere di sorveglianza che, ignare, testimoniano tragedie. Il primo che le posta, le divulga, le trova, si accaparra fama e soldi. Per le polemiche c'è spazio dopo. Ma a Peele interessa il mentre: quanto costa ottenere quello scatto, quel video perfetto che potrebbe cambiarti la vita? Magari la vita stessa. Perché in definitiva con lo sguardo cerchiamo di replicare ciò che facciamo da millenni: controllare la Natura, che notoriamente, la sa molto più lunga di noi, e se vuole, con un buffetto ci scaraventa all'inferno. La strage di Gordie, il calcio iniziale del cavallo, la terrificante scena allo spettacolo di rodeo, ci indicano più volte che le reazioni esterne a noi sono spesso imprevedibili. E invece gli sguardi perenni dei protagonisti a scrutare le nuvole, la chrome ball sul set, il pozzo che scatta le foto al cielo, siamo noi che pur guardando in alto vediamo solo il nostro dito furiosamente egocentrico. Non a caso tra i due figli, chi trova la chiave di volta è il fratello più riservato che, addestrando i cavalli, sa che il predatore non va mai guardato negli occhi e quando lo vede li tiene bassi. Come dire umiltà, voliamo basso, mettiamoci da parte ogni tanto. E guardiamo che fine fa lo scatto perfetto fatto dalla esuberante sorella quando alla fine si rende conto di essere sopravvissuta nonostante tutto. Fotografia davvero notevole.
La santa piccola di Silvia Brunelli
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La santa piccola (2021)
di Silvia Brunelli
La santa piccola è la convincente opera prima di Silvia Brunelli, prodotta con l’aiuto della Biennale di Venezia e di altre realtà territoriali come Mosaicon Film, Antracine, Nuovo Teatro Sanità e Accademia di Belle Arti di Napoli. Presentata al Farnese di Roma, selezionata al Tribeca Film Festival, ha dato il via a un tour italiano che la porterà nei cinema di Ragusa, Iglesias, Bologna, Caserta, per approdare a Napoli, quartiere Sanità, luogo naturale dove tutto è cominciato. La pellicola è tratta dal buon romanzo di Vincenzo Restivo (Milena Edizioni, collana di narrativa LGBT), sceneggiato dalla regista in collaborazione con Francesca Scanu, ambientata benissimo in una Napoli solare e vitale, nel quartiere Sanità, dove convivono superstizione e miseria, religiosità diffusa e quotidiane mancanze. Si racconta una storia di amicizia tra due ragazzi, Lino e Mario, che dopo notti di sesso sfrenato e avventure nel rione, sembra sfociare in qualcosa di più intenso, ma soltanto il secondo cerca l’approccio omosessuale, mentre il primo non trova il coraggio per osare e interrompe persino l’amicizia. La regista è bravissima a descrivere la vita quotidiana di un quartiere povero, dove sembra non accadere niente, fino allo sconvolgente evento che irrompe nell’ordinario e modifica il corso degli eventi. Personaggio principale della vicenda la piccola santa, suo malgrado, Annaluce (sorellina di Lino) che fa volare una colomba apparentemente morta e sembra resuscitare la madre intossicata dal gas. Tutto il quartiere grida al miracolo e la povera casa di Perla - madre depressa abbandonata dal marito - si popola subito di fedeli come se fosse un santuario. Silvia Brunelli dipinge con mano felice un’umanità povera e dolente, con tratti pasoliniani, una macchina a mano convulsa e nervosa che si alterna alla macchina fissa per inquadrature mai banali di volti, vicoli e piazze. Attori giovani e bravi, sia Pellegrino (Lino) che Antonucci (Mario), ben guidati in complesse (ma credibili) sequenze erotiche che a tratti sconfinano nell’hard. Per la prima volta sullo schermo, la giovanissima Sophia Guastaferro non se la cava male, così come Pina Di Gennaro (Perla) è una convincente madre depressa. Fotografia luminosa di una Napoli periferica con suggestivi spaccati marini, curata da Sammy Paravan, colonna sonora a base di suggestioni partenopee di Emiliano Rubbi, mentre la regista cura in parte anche un compassato montaggio, secondo le regole del miglior cinema d’autore. Questa è una storia che racconta di tenerezza e di crudeltà - spiega la regista - di bisogno di credere che qualcosa di buono e di superiore possa accadere, di speranza che qualcosa ci salverà dalla quotidianità e dalla sua monotonia. A nostro parere l’autrice centra il bersaglio alla perfezione, dimostrando che il buon cinema italiano (come si faceva un tempo) esiste, bisogna solo scoprirlo, senza fermarsi alle pellicole promosse da televisioni e circuiti multisala.
Titolo originale: La santa piccola. Anno 2021. Paese di Produzione: Italia. Genere: Drammatico. Produzione: Rain Dogs Production, con la collaborazione di Mosaicon Film, Antracine, Nuovo Teatro Sanità, Accademia Belle Arti di Napoli. Durata: 97’. Regia: Silvia Brunelli. Soggetto: Vincenzo Restivo (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Silvia Brunelli, Francesca Scanu. Fotografia: Sammy Paravan. Montaggio: Luna Gualano, Silvia Brunelli. Musiche: Emiliano Rubbi. Distribuzione internazionale: Minerva Pictures Group, TVCO. Distribuzione Italia: Rain Dogs Production, Emera film. Interpreti: Francesco Pellegrino (Lino), Vincenzo Antonucci (Mario), Sophia Guastaferro (Annaluce), Pina Di Gennaro (Perla), Gianfelice Imparato (Don Gennaro), Alessandra Mantice (Assia), Sara Ricci (Marina), Carlo Gertrude.
GIALLO BERICO – Summer Edition
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SHATTER Edizioni, in collaborazione con l’Associazione Culturale Amour Braque, presenta “GIALLO BERICO – Summer Edition”, versione spin-off della rassegna cinematografica e letteraria dedicata al genere giallo/thriller, la cui prima edizione ha avuto luogo il 18 e 19 febbraio 2022 presso la Sala Maggiore di Ponte di Barbarano (VI).
Dopo il successo riscosso dalla prima edizione, a grande richiesta, “GIALLO BERICO” torna in una versione tutta da scoprire e per l’occasione cambia location e “aspetto”: l’appuntamento con il brivido è fissato infatti per il 18 giugno 2022 presso la Sala Polivalente del Comune di Agugliaro (VI).
L’evento, a ingresso libero previa prenotazione, vedrà protagonisti della giornata scrittori, reporter, documentaristi, saggisti e giornalisti investigativi che trasformeranno ancora una volta la suggestiva cornice dei colli berici in uno spazio di informazione, approfondimento, cultura e, non per ultimo, intrattenimento.
Al centro della Summer Edition due fatti di sangue che hanno profondamente segnato un solco nella nera italiana: la strage di Erba e l’efferato delitto Pasolini. In occasione del centenario dalla nascita del regista, intellettuale, scrittore e poeta, infatti, GIALLO BERICO rende omaggio a uno dei più grandi esponenti del Novecento, brutalmente assassinato e sul cui omicidio ancora oggi non mancano ombre e misteri.
A ripercorrere, come da titolo del libro inchiesta, L’ultima notte di Pasolini sarà il reporter Paolo Cochi, autore anche dell’omonimo documentario e che per l’occasione verrà proiettato, che ha co-firmato il volume, edito da Runa, assieme all’avvocato Nino Marazzita e il criminologo Francesco Bruno. L’incontro, moderato dalla giornalista Daniela Boresi, sarà preceduto dalla lettura di alcuni passi da “Le Ceneri di Gramsci” di Pier Paolo Pasolini, a cura di Amour Braque.
L’altro fatto di sangue in cartellone è poi la tristemente nota strage di Erba. A far luce su un caso ancora oggi dibattuto e che vede dietro le sbarre, accusati di omicidio plurimo, Olindo Romano e Rosa Bazzi, sarà il giornalista investigativo Edoardo Montolli, autore della controinchiesta, assieme a Felice Manti, “Il grande abbaglio”, trasposto poi anche in podcast e del quale sarà possibile ascoltare alcuni passaggi. Oggi, che tanti dubbi sono stati sollevati sulla colpevolezza di Olindo e Rosa e che il dibattito sulla coppia si è riaperto, il libro è stato riproposto in versione aggiornata, sulla base delle scoperte fatte dagli autori. A moderare l’incontro sarà il già professore di Diritto penale presso l’Università di Ferrara Guido Casaroli.
Ma come da format originale, anche GIALLO BERICO Summer Edition rende omaggio ai classici della letteratura gialla. E per l’occasione lo fa chiamando in causa un ospite d’eccezione: l’investigatore per eccellenza Sherlock Holmes, protagonista di alcuni dei racconti del giallista Rino Casazza che presenterà le indagini del più noto indagatore alle prese, per i Gialli di Crime, con lo squartatore, Lupin e il mannaro del Lario, per citarne alcuni.
Più ampio spazio poi al cinema giallo e ai cult movies anni Settanta-Ottanta che hanno caratterizzato la scena italiana con la partecipazione di Antonio Tentori, sceneggiatore che ha lavorato al fianco dei più grandi registi di genere di casa nostra quali Dario Argento, Lucio Fulci, Joe D’Amato, Bruno Mattei e che presenterà due volumi, editi da SHATTER Edizioni, da lui scritti: La notte degli assassini – Cult movies del thriller italiano anni Settanta, saggio che prende in analisi titoli celebri e meno del giallo made in Italy, e La mano guantata della morte, sceneggiatura quest’ultima co-firmata da Nico Parente. E quale occasione migliore per portare in scena una performance teatrale che rievochi il nostro cinema più glorioso? Ed ecco infatti entrare in azione Alessandro Romano e Veronica Galeazzo, che daranno vita a una messinscena liberamente ispirata dal capolavoro di Dario Argento Quattro mosche di velluto grigio.
Ad inaugurare la sezione 2 PASSI NEL GIALLO sarà invece la scrittrice Paola Totis, autrice del romanzo La compagnia del silenzio (Logikal Edizioni), in un incontro moderato da Fabio Berton e che comprenderà alcune letture a cura di Amour Braque.
Un evento imperdibile per tutti gli amanti del brivido che, a partire dalle 17.30 di sabato 18 giugno, potranno accedere alla Sala Polivalente di Agugliaro.
La direzione artistica di “GIALLO BERICO” è di Nico Parente.
Per info e prenotazioni: gialloberico@shatteragency.com
Festival del Cinema Città di Spello
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Si è conclusa l'undicesima edizione 'Festival del Cinema Città di Spello ed i Borghi Umbri - Le Professioni del Cinema', ideato da Donatella Cocchini e dal regista Fabrizio Cattani. L’Auditorium San Domenico di Foligno ha fatto da cornice alle premiazioni, in cui ha trionfato, cinque professionisti premiati, 'Qui rido io' di Mario Martone. Alessandro D’Anna per il trucco, Ursula Patzak per i costumi, Marco Perna per le acconciature, Giancarlo Muselli per la scenografia e Rodolfo Migliari per gli effetti speciali. All’opera diretta da Martone è andato anche il premio come miglior film decretato dalla giuria dei giornalisti umbri. Tre, invece, i riconoscimenti assegnati all’opera 'I nostri fantasmi' di Alessandro Capitani: quello per la sceneggiatura, con il premio ritirato dallo stesso regista, quello per il montaggio del suono a Filippo Barracco e quello per il creatore di suoni a Ivan Caso. Il premio per il miglior autore della fotografia e quello per il miglior fonico di presa diretta sono andati rispettivamente a Renato Berta e Simone Olivero entrambi professionisti del film 'Il buco' di Michelangelo Frammartino. A chiudere il cerchio 'Il silenzio grande' di Alessandro Gassman che si è aggiudicato il premio per le musiche grazie ai maestri Pivio e Aldo De Scalzi, 'Piccolo corpo' con Nadia Trevisan a cui è andato il riconoscimento per il miglior organizzatore/produttore esecutivo e, infine, 'L’Arminuta' che ha vinto il riconoscimento per il miglior montaggio assegnato a Roberto Missiroli. Sempre a 'L’Arminuta' è andato anche il premio di Cinemaitaliano.info
Ecco tutti i premi del festival:
Miglior montatore: Roberto Missiroli per 'L’Arminuta' di Giuseppe Bonito
Miglior truccatore: Alessandro D’Anna per 'Qui rido io' di Mario Martone
Miglior costumista: Ursula Patzak per 'Qui rido io' di Mario Martone
Miglior colonna sonora: Pivio e Aldo De Scalzi per 'Il silenzio grande' di Alessandro Gassman
Miglior autore della fotografia cinematografica: Renato Berta per 'Il buco' di Michelangelo Frammartino
Miglior sceneggiatura: Alessandro Capitani per 'I nostri fantasmi' di Alessandro Capitani
Miglior creatore di suoni: Ivan Caso per 'I nostri fantasmi' di Alessandro Capitani
Miglior acconciatore: Marco Perna per 'Qui rido io' di Mario Martone
Miglior scenografo: Giancarlo Muselli per 'Qui rido io' di Mario Martone
Miglior fonico di presa diretta: Simone Olivero per 'Il buco' di Michelangelo Frammartino
Migliori effetti speciali: Rodolfo Migliari per 'Qui rido io' di Mario Martone
Miglior montaggio del suono: Filippo Barracco per 'I nostri fantasmi' di Alessandro Capitani
Miglior organizzatore/produttore esecutivo: Nadia Trevisan per 'Piccolo corpo' di Laura Samani
Miglior film internazionale: 'La persona peggiore del mondo' di Joachim Trier
Nella sezione cortometraggi:
Best short film: 'A moment of magic' di Andrea Casadio
Special jury price: 'Intolerance' di Lorenzo Giovenga e Giuliano Giacomelli
Premio Giuria Giornalisti Umbri
Miglior film: 'Qui rido io' di Mario Martone
Premio Cinemaitaliano.Info
Miglior film: 'L’Arminuta' di Giuseppe Bonito
Premio Cineteca Nazionale Centro Sperimentale Di Cinematografia
Miglior documentario: 'Zenerù' di Andrea Grasselli
Motivazione: Per la capacità di far scoprire allo spettatore la vita del personaggio, Flaminio Beretta, standogli accanto con rispetto ed empatia pur nella eccezionalità di una scelta ermetica molto lontana dalla frenesia e dalla virtualità del mondo contemporaneo. Attraverso Flaminio, inoltre, il regista riesce a raccontare senza didascalismi un territorio e le sue tradizioni, come quella antichissima dello Zenerù che dà il titolo al documentario.
PREMIO GIURIA INTERNAZIONALE DELLA WILLIAM PENN UNIVERSITY - OSKALOOSA - IOWA
Miglior documentario: 'Zenerù' di Andrea Grasselli
Miglior cortometraggio: 'A Moment of magic' di Andrea Casadio
Miglior backstage serie tv: 'Domina' di Alessia Colombo
Documentari
Miglior documentario: 'I am the Revolution' di Benedetta Argentieri
Motivazione: In un mondo sempre più lacerato da guerre e violenze, con un’attenzione particolare oggi alla drammatica situazione in Ucraina, alla crisi umanitaria divampata nel cuore dell’Europa, il reportage di Benedetta Argentieri ‘I am the Revolution’ ci consegna un potente ritratto di donne, tre testimoni di resilienza e riscatto tra i territori dell’Afghanistan, della Siria e dell’Iraq. Un appassionato racconto di chi si batte in prima linea contro la schiavitù, le discriminazioni e le limitazioni sociali-culturali ai danni dei più fragili. ‘I am the Revolution’ si configura come un emozionante grido di protesta, un vibrante inno di libertà. E di pace.
Premio Agenda 2030
'Revenge room' di Diego Botta
Nella sezione dedicata ai backstage:
Miglior backstage serie tv: 'A casa tutti bene' di Sara Albani
Miglior backstage film: 'Sorelle per sempre' di Andrea Porporati
Tre i Premi Speciali consegnati, a cominciare dal 'Premio all’Eccellenza', consegnato dal direttore di Rai per il sociale, Giovanni Parapini all’attrice Marina Confalone', protagonista di un incontro con il pubblico moderato dal giornalista e critico cinematografico Alessandro Boschi e con la partecipazione in collegamento dell’attore e regista Alessandro Gassmann.
Poi, il 'Premio Carlo Savina' assegnato dalla famiglia del celebre maestro al compositore, autore di testi e sound designer Matteo Curallo, che ha incantato il pubblico del San Domenico con una performance musicale affiancato dalla violoncellista Irina Solinas. Infine, il 'Premio Ermanno Olmi' andato al regista de 'Il buco', Michelangelo Frammartino in collegamento da Locarno.
Premio Miglior Giovane Promessa - Dopo Ginevra Francesconi, presente al Festival nella serata di venerdì nell’ambito del progetto 'Agenda 2030', a distinguersi quest’anno tra le giovani promesse è stata la piccola Carlotta De Leonardis, tra le protagoniste del film 'L’Arminuta' di Giuseppe Bonito. A sceglierla una giuria composta da alcuni membri dell’Associazione Agenti dello Spettacolo, rappresentati sul palco da Stefano Chiappi e Mira Topcieva.
Per il secondo anno consecutivo, inoltre, il Festival ha ospitato il Premio 'Meno di Trenta', iniziativa curata da Silvia Saitta e Stefano Amadio con cinemaitaliano.info e dedicata agli artisti del cinema e della serialità televisiva con meno di trent’anni. Cinque i riconoscimenti assegnati in occasione delle premiazioni:
Miglior attrice cinema:
Aurora Giovinazzo
Aurora Giovinazzo ha acceso una scintilla nella giuria. Una fiamma che è la stessa con cui incendia la sua protagonista Matilde in Freaks Out, figlia di una guerra che cercherà di superare con l'aiuto della sua banda di scapestrati, ma soprattutto attingendo da quel potere che è il medesimo che Aurora mette nelle proprie interpretazioni. Un'eroina che si illumina e che ci permette di guardare al futuro, che auguriamo possa risplendere per questa attrice, a cui va un premio che ci ricorda anche la magia del cinema italiano e della capacità delle sue emozioni.
Miglior attore cinema:
Francesco Russo
Motivazione: nel cinema italiano c’è in atto un Rinascimento del “genere” cinematografico, in cui l’Horror si sta facendo spazio: Francesco Russo l’ha intercettato e s’è misurato con un ruolo fuori dal coro per il classico orrorifico, destreggiandosi con un dialetto lontano dal suo di nascita. Francesco conferma una versatile capacità di plasmarsi, già colta ne L’amica geniale o in un’opera come Pecore in erba, ma che nel film di De Feo e Strippoli spicca, permettendoci di parlare di talento. Questo riconoscimento è per come, con il personaggio di Fabrizio, consenta s’intercetti l’essere calzante nel ruolo ma anche tutta la duttilità che gli appartiene e che pensiamo possa aprirgli la porta principale del grande schermo.
Miglior attrice serie tv:
Cristina Cappelli
Motivazione: per averci regalato, con genuina ed efficace semplicità, il ritratto contemporaneo di una donna forte, ma allo stesso tempo vulnerabile, alle prese con dubbi e paure che sono specchio di una generazione. Abile nell'alternare, con la complicità del collega Angelo Spagnoletti, momenti comici a momenti più drammatici, Cristina è riuscita a superare in scioltezza la sua prima grande sfida in un ruolo da co-protagonista, dimostrando una maturità ed un talento che ci auguriamo le possano regalare un futuro promettente nel panorama cinematografico e seriale italiano.
Miglior attore serie tv:
Angelo Spagnoletti
Motivazione: per aver tratteggiato un ragazzo, Daniel, che poteva risultare il solito protagonista per il quale si fa fatica tifare, ma che invece ha saputo dimostrarsi un ragazzo onesto, divertente e sincero con cui potersi immedesimare. In lui sono racchiuse le speranze di una generazione di mezzo, quella dei trentenni, che guarda con nostalgia al passato e un po’ di paura al futuro. Il merito di Angelo è anche quello di aver saputo trovare una chimica perfetta con gli altri personaggi, in primis con la co-protagonista Cristina Cappelli, aiutandoli a brillare e a non farli diventare preda dell’ombra di Daniel.
Menzione della Giuria:
Giulia Dragotto
Motivazione: per la sua incredibile performance in Anna di Niccolò Ammaniti. L’inesperienza, la messa in scena impegnativa, il fatto che l’intera serie pesasse sulle sue spalle sono stati tutti ostacoli che si sono sbriciolati ai piedi del suo talento cristallino, che appare istintivo in una così giovane interprete e che promette un futuro di grandezza. Data la natura distopica della storia che è stata chiamata a mettere in scena, Giulia è riuscita a trasmettere sentimenti ed emozioni difficili da immaginare anche per interpreti navigati, e ha fatto innamorare all’unanimità i membri della giuria.
Tra i tanti ospiti presenti alla cerimonia di premiazione, condotta da Francesco Castiglione, anche il padrino del festival Alessandro Sperduti e gli attori Ester Pantano, Liliana Fiorelli, Francesco Foti e Valeria Fabrizi. E proprio l’attrice di 'Che Dio ci aiuti', è salita sul palco per un momento dedicato a 'Tata Giacobetti e il Quartetto Cetra', celebrati dall’omaggio musicale di 'Un bacio a mezzanotte' che ha visto esibirsi lo stesso Castiglione insieme a Simona Fiordi.
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Inception
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A un anno e mezzo dall'ultima volta, decido di rivedere Inception per la quarta volta, incuriosita da un articolo in cui si faceva notare come uno dei protagonisti, l'allora Ellen Page, nel film si chiama Ariadne, come l'Arianna del labirinto, e non a caso è lei l'architetta dei mondi onirici abitati dalla squadra di Cobb, il vero protagonista. Ricordo che quando tempo fa parlai con entusiasmo del film a una cara amica, lei mi rispose che Inception era molto più di un meccanismo perfetto di scatole cinesi che di aprono in sequenza: era un discorso sull'inconscio e sulla realtà di ciò che viviamo. A quei tempi non avevo strumenti per capire il messaggio che mi veniva dato, per cui archiviai tutto nel mio cassetto "cose che forse un giorno mi saranno chiare". Sempre nello stesso articolo mi incuriosiva la frase "Cobb è un uomo come noi, frammentato e separato dal suo Paese e dalla sua famiglia". Ho provato quindi a leggere il film in senso psicoanalitico/mitologico: Cobb è l'uomo moderno inteso come maschio, privato del suo principio femminile, impersonato dalla moglie, che egli teme e tiene segregata a un livello del suo inconscio assai profondo. Il principio maschile è rappresentato dal sole, dal fare, dalla determinazione, dalla razionalità, da tutto ciò che è prima della soglia (ovvero la vita) mentre il femminile è lunare, oscuro, magico, emotivo, vendicativo, e attratto da tutto ciò è oltre la vita. La coppia, che ha vissuto anni felici insieme, entra in crisi quando i due si separano per la morte di lei, morte causata da lui, che le ha instillato il dubbio che la sua esistenza onirica non fosse reale. Lei sceglie di oltrepassare la soglia vendicandosi di lui, lui resta al di qua, isolato da tutti. Tutto ciò che gli rimane è intrufolarsi negli inconsci altrui come un ladro, in quanto nel suo si annida la sua pericolosa metà che lo vuole trascinare nel mondo ctonio insieme a lei. Alla fine, se Michael Caine non ha mentito e l'ultima scena è reale, Cobb si è riunito alla sua famiglia, ha ritrovato la sua completezza, e c'è riuscito nel momento in cui ha capito che la sua parte femminile era già dentro di sé, ciò che aveva relegato nello scantinato era una sbiadita idea della complessità femminile, che accettare il suo lato buio e lasciare andare quella figura mostruosa gli avrebbero permesso di integrarlo di nuovo. Se invece Caine ha mentito, allora Cobb è rimasto la sotto, ha abbandonato il suo principio maschile e ha preferito vivere nel sonno degli inferi per non affrontare una realtà dolorosa. Resta un film che rivedrei all'infinito, qualunque interpretazione gli si voglia dare.
Frammenti di Memoria Contemporanea, appunti sul cinema prodotto in Alessandria e provincia
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Le Produzioni cine-televisive in Alessandria (Frammenti di Memoria Contemporanea).
Il territorio urbano di Alessandria e la Cittadella stanno conoscendo un lusinghiero interesse da parte delle produzioni cine-televisive e la Fondazione Film Commission Torino Piemonte con l’attiva collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Alessandria va proponendo questi luoghi come possibili location per progetti audiovisivi, tant’è che dal mese di Settembre 2021 sino a questi giorni sono stati effettuati numerosi sopralluoghi ed alcuni prodotti hanno già trovato diffusione ottenendo lusinghiera attenzione.
Sono state girate coll’ausilio di droni immagini della Cittadella dalla regista Daniela Franco per un programma che andrà prima serata su Rai Uno (ancora in fase di montaggio), quindi è stata la volta delle riprese effettuate per la rubrica del Tg2 “Sì Viaggiare” a cura della giornalista Silvia Squizzato, andate in onda venerdì 26 novembre, e di una intera puntata del principale programma di viaggi di TV2000, “Capoluoghi d’Italia”, condotto da Mario Placidini, in onda sabato 27 novembre alle 12:15 e poi in replica domenica 28 novembre, quindi replicato domenica 5 dicembre (a cui si deve aggiungere un’edizione radiofonica domenica 28 novembre alle 14 su Radio InBlu e alle 17 su Radio Vaticana Italia). In tempi recenti sono state realizzate anche riprese notturne del regista genovese Simone Manenti, che nel Ponte Meier ha trovato l’ambientazione ideale per il videoclip “Terror Night”; mentre il regista alessandrino Lucio Laugelli, per conto della locale associazione no-profit Social Domus per un documentario in cui interviste in lingua inglese di rifugiati Afghani accolti nella nostra città sono alternate ad immagini della Cittadella, del ponte Meier, di alcuni scorci urbani.
Per tracciare una storia pressoché completa delle vicende cinematografiche e televisive che hanno visto protagonisti, anche soltanto per una sequenza, questi luoghi occorre risalire al 1968 e al lungometraggio “Banditi a Milano” per la regia di Carlo Lizzani (1922-2013), dove finzione filmica (con Tomas Milian, Gian Maria Volontè, Don Backy) e realtà coincidono nella scena iniziale del lungometraggio, essendovi l’uscita delle auto delle Forze dell’Ordine che traducono gli arrestati fra due ali di folla inferocita che staziona davanti al portone dell’attuale Questura (allora sede soltanto della Polizia Stradale), riferendosi l’opera alle vicende criminali della banda Cavallero che insanguinò le vie di Milano nell’autunno del 1967 e alla fuga dei banditi nei pressi di Valenza Po. Occorre attendere sino all’anno 2000 per vedere nuovamente una troupe al lavoro, stavolta in piazza Garibaldi e portici circostanti per alcune scene del lungometraggio “Finché c’è alcool” di Dimitrios (o Dimitri) Makris (1937), regista con all’attivo quindici film e soprattutto oltre 6mila spot pubblicitari per Carosello (condivide il primato con Luciano Emmer), che in quell’occasione si è avvalso anche dell’attore alessandrino Gualtiero Burzi (protagonista con Chiara Pauluzzi; location soprattutto in Milano). Nel corso dell’anno successivo, il 2001, si sono susseguite alcune scene girate nella sala “Adelio Ferrero” del Teatro Comunale per “Carlo Leva Scenografo, Appunti per un Documentario” (location in Bergamasco e Canelli, provincia di Asti) per la regia della regista alessandrina Lucia Roggero, su ideazione e testi di Claudio Braggio, che firma anche la sceneggiatura del cortometraggio umoristico-surreale, stavolta girato interamente in Alessandria “La poesia è un’arma impropria?” per la regia dell’alessandrino Franco Masselli e interpretato da Bruno Gambarotta e attrici principali Claudia Ferrari e Patrizia Viglianti (location in piazzetta della Lega, piazza Garibaldi, piazza Ceriana. Multisala Kristalli). Diverse strade cittadine sono state filmate per il cortometraggio “Che male fa?” (location anche in Castelnuovo Bormida e Pozzolo Formigaro) nel 2003, per la regia Alfredo Fiorillo su sceneggiatura di Claudio Braggio, che poi nel 2004 ha revisionato le sceneggiature dei cortometraggi “Ammazzare il tempo” (supervisione regia Alfredo Fiorillo, ambientato in una trunera della Fraschetta) e “Farinahita 180” (supervisione regia Marco Dimonte, interni in un palazzo in costruzione) per l’occasione data dal corso “Impara a fare un film!” organizzato presso la sede dell’associazione Cultura&Sviluppo. L’anno 2005 ha avuto l’occasione di ospitare alcune scene del lungometraggio “Texas” (un ristorante ed i dintorni in Spinetta Marengo) diretto dall’alessandrino Fausto Paravidino, che firma la sceneggiatura con Iris Fusetti e Carlo Orlando (location principale in Rocca Grimalda) interpretato dallo stesso Paravidino con fra gli altri Valeria Golino, Valerio Binasco; quindi la scena dell’entrata allo stadio “Filadelfia” ovvero il Moccagatta per il lungometraggio “Ora e per sempre”, regia di Vincenzo Verdecchi (1958-2015), con Gioele Dix e Kasia Smutniak, per una storia inserita nella vicenda della tragedia di Superga occorsa alla squadra di calcio del Torino il 4 maggio 1949. Riprese nel Quartiere Cristo, al Villaggio Fotovoltaico, e nella sala “Adelio Ferrero” del Teatro Comunale nel 2008 per il docu-fiction “Caristo, la città rubata” ideato e scritto da Claudio Braggio per la regia di Max Chicco (location principali in Acqui Terme, trattandosi dell’insediameno celto distrutto dai Romani che poi vi insediarono l’antica Acquae Statielle). La Cittadella ospita nel 2009 tutte le scene di “Game Over” cortometraggio d’azione su sceneggiatura e regia di Andrea Di Bartolo; mentre nello stesso anno Claudio Braggio firma sceneggiatura e regia del videoclip “La tua voce arriverà” con location in Alessandria, in via Bissati ed in una galleria d’arte ora non più attiva, nonché nello spazio antistante il complesso conventuale di Bosco Marengo. L’anno 2010 è quello dell’esordio di una prima emittente televisiva nazionale che ha realizzato ben due servizi montati per RaiUnoMattina (con il contributo della Fondazione CRA) per la regia di Luigi Gorini su testi e script di Claudio Braggio, per raccontare una sorta di museo a cielo aperto rappresentato dalle varie opere architettonica dei Gardella, soprattutto Ignazio ed il padre Arnaldo razionalisti del XX Secolo, ed il raduno internazionale di motociclisti a carattere devozionale “Madonnina dei Centauri (Santuario della Beata Vergine della Creta)”, quindi con location Alessandria e Castellazzo Bormida. Quel meraviglioso set naturale qual è la Cittadella di Alessandria ha ospitato nel 2011 le riprese di alcune scene miniserie televisiva in due puntate “Violetta”, per la regia di Antonio Frazzi, prodotta da Magnolia fiction per Raiuno (location anche a Piombino e Torino) con l’appoggio della Fondazione Film Commission Torino-Piemonte, storia di passione romantica e civile ambientata negli anni roventi dell’Unità d’Italia, liberamente ispirata a “La Traviata” di Giuseppe Verdi con protagonista Vittoria Puccini, con Rodrigo Guirao Díaz e Tobias Moretti. Nel 2012 ancora Cittadella nelle riprese per un ulteriore servizio montato per RaiUnoMattina (con il contributo della Fondazione CRA) per la regia di Luigi Gorini su testi e script di Claudio Braggio, che poi ha collaborato alla realizzazione delle tre puntate ambientate in Alessandria del programma “Ricette di Famiglia” per Retequattro (con il contributo della Fondazione CRA) presentate da Davide Megacci con la collaborazione di Michela Coppa (location in Cittadella, Galleria Guerci, vari scorci cittadini); nel corso di quell’anno in Cittadella (nel Palazzo del Governatore) è stato girato il documentario “Andrea Vochieri Il processo 1833” (con il contributo della Fondazione CRA) per la regia di Claudio Braggio (allestimento dello storico processo con la partecipazione attiva di autentici avvocati penalisti del Foro di Alessandria). Nel 2014 prende forma il cortometraggio "Ancora cinque minuti" per la regia dell’alessandrino Lucio Laugelli imperniato sull’incomunicabilità di coppia per l’interpretazione di Antonio Carletti e Romina Pierdomenico (seconda classificata a Miss Italia). La storia filmica di Alessandria continua…
Il prodotto cinematografico più recente che ha come riferimento il territorio provinciale di Alessandria è il cortometraggio “Cloro” diretto nel 2021 da Matteo dal tortonese Matteo Tarditi (coadiuvato nella stesura della sceneggiatura da Sofia Falchetto), storia di una nascente passione per il nuoto agonistico raccontata ambientata a Tortona (Piscina Dellepiane) ed Alessandria (Parco Carrà), opera selezionata nell’ambito della prima edizione di Piemonte Factory, il Film LabContest dedicato ai filmmaker under 30 inteso a valorizzare autori emergenti e giovani maestranze della settima arte regionale coinvolgendoli in un iter formativo e produttivo guidati da tutor esperti (associazione Piemonte Movie con Fondazione Film Commission Torino Piemonte; tutti e nove i corti del progetto sono approdati in anteprima al 39° Torino Film Festival e nel corso del 2022 verranno proiettati in almeno una sala di ogni provincia piemontese). Il progetto è l’evoluzione del progetto Torino Factory, con eguali caratteristiche pur se territorialmente circoscritto al territorio urbano del Capoluogo regionale, ed ha come antenato il progetto “Storie del Monferrato” ideato e realizzato dallo sceneggiatore Claudio Braggio (revisione sceneggiature) dal regista Max Chicco (supervisione regia) in provincia di Alessandria nel 2009 e da cui sono scaturiti tre cortometraggi ovvero “Il ciondolo del destino” regia di Andrea Solimani (location in Cassine), “La quadratura del cerchio” regia di Andrea Saettone ( location in Casale Monferrato e Alessandria), “L’altra” regia di Alessia Di Giovanni (location in Novi Ligure); visionati nel corso della prima rappresentazione a Palazzo di Monferrato nel 2010 da un giuria di qualità costituita dagli attori Franco Nero e Margherita Fumero, dal docente del Dams Università di Torino Franco Prono e dal presidente di Piemonte Movie Alessandro Gaido.
I precedenti cinematografici di qualità in provincia di Alessandria non sono molti, ma anche per questo motivo è bene ricordarli, così occorre citare il lungometraggio “La via della gloria” (in costume; epoca medioevale) per la regia di Stefano Milla (sceneggiatura di Sebastiano Ruiz Mignone) nel 2001 con location in Acqui Terme e Cassine; ed in quello stesso anno “Carlo Leva scenografo, appunti per un documentario” per la regia di Lucia Roggero su Ideazione e testi di Claudio Braggio (location nel castello di Bergamasco, Alessandria e Canelli in provincia di Asti). Nel corso del 2003 sono stati prodotti sia il documentario “Sono stati loro. 48 ore a Novi Ligure” regia di Guido Chiesa che firma la sceneggiatura con Piersandro Pallavicini (location in Novi Ligure, teatro della nota tragedia causata da Erika e Omar) ed il cortometraggio “Che male fa?” diretto da Alfredo Fiorillo su sceneggiatura di Claudio Braggio (location in Alessandria, Castelnuovo Bormida e Pozzolo Formigaro; sul tema dell’alcolismo giovanile). Il lungometraggio di genere commedia “Texas” diretto da Fausto Paravidono, che firma la sceneggiatura con Iris Fusetti e Carlo Orlando e interpretato fra gli altri da Valeria Golino, Valerio Binasco, Riccardo Scamarcio (location in Rocca Grimalda e Alessandria) è del 2005, come pure lo sono il videoclip “L’ultimo testimone” realizzato dagli allievi del corso “Videoclip e Regia Televisiva” coll’apporto del regista Ruggero Montingelli, dello sceneggiatore Claudio Braggio e del direttore della fotografia Ugo Lo Pinto (interpretato da Pierpaolo Cervetti e Cristina Forcherio con la band musicale Yo Yo Mundi; location in Acqui Terme) ed il connesso documentario backstage “Sul set del videoclip L’ultimo testimone” diretto da Claudio Braggio (videoclip, documentario e cd remixato sono parti integranti di un cofanetto realizzato e distribuito da Mescal, con sede principale in Nizza Monferrato, provincia di Asti). Nell’anno 2008 vede la luce il documentario “Caristo, la città rubata” ideato e scritto da Claudio Braggio con la regia di Max Chicco realizzato con la collaborazione della Società di Storia, Arte e Archeologia Alessandria e Asti, della Biennale di Poesia e Letteratura di Alessandria, della scuola teatrale de I Pochi, per raccontare della distruzione dell’antica città (poi rinominata Acquae Statielle e quindi Acqui Terme) dei Celti Liguri Statielli ad opera dei Romani (location in Acqui Terme e Alessandria). Due produzioni vengono ospitate nel 2011 ovvero “Il gioiellino” scritto e diretto da Andrea Molaioli che trae spunto dalle vicende del crac Parmalat, con l’interpretazione di Toni Servillo, Remo Girone e Sarah Felberbaum (location in Acqui Terme, Bosco Marengo e in Russia) nonché, per alcune scene girate nei pressi di Gavi Ligure de “L'industriale” diretto da Giuliano Montaldo con attori principali Piefrancesco Favino e Carolina Crescentini (altre location in Torino). Nel 2012 è la volta di alcune scene di una fiction di Rai Uno, del regista alessandrino Luca Ribuoli che in “Questo nostro amore”, che ha diretto Neri Marcorè e Anna Valle anche in location scelte nella città di Ovada e sulle sponde del vicino fiume Lerma; di quell’anno è anche “Polvere - Il grande processo dell'amianto” film documentario diretto da Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller con location in Casale Monferrato. Il lungometraggio (comedy noir) del 2013 poi trasformato in web serial da otto episodi “Blind Fate” conta la sceneggiatura di Claudio Braggio e la regia di Simona Rapello (episodi 1 e 2), Max Chicco (episodi 3 e 4) e Mathieu Gasquet (episodi 5 e 6) per l’interpretazione di Alessia Olivetti, Eugenio Gradabosco e Margherita Fumero fra gli altri, con location in Bosco Marengo (complesso monumentale di Santa Croce), Frassineto Po e la Cascina Smeralda (nei pressi di Pontestura). Ad onor del vero nel corso di questi ultimi anni sono stati ideati e prodotti anche molti cortometraggi, che hanno il pregio di far considerare viva l’attenzione per l’industria culturale cinematografica e quindi si può ritenere che siano prossime altre realizzazioni filmiche…
Il capo perfetto
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Blanco non è un capo perfetto, e lo si vede dai primi minuti del film. Ha un atteggiamento paternalistico con i suoi dipendenti, non disdegna di fare il galletto con qualche bella e giovane stagista, li usa come operai nei giorni festivi, però li aiuta come può nei loro problemi privati perché i loro dolori affliggono anche lui, a suo dire. In realtà è più preoccupato dell'afflizione delle sue tasche causata da lavoratori distratti o preoccupati. Non è cattivo, è un po' vanesio. Se fosse davvero perfido, non si perderebbe negli imprevisti che gli accadono proprio la settimana prima di ricevere l'ennesimo premio prestigioso: un lavoratore licenziato che protesta, una stagista arrapata ed arrivista, una tresca tra dipendenti che sta mandando in tilt il cornuto di turno. Quando le sue strategie da signorotto di provincia falliscono miseramente (e giustamente), passa alle maniere forti, ma da neofita, le farà sfociare nel dramma per sé e per gli altri. Film gustoso, Bardem regala una gamma di espressioni facciali meravigliose a ogni fotogramma, l'umorismo è corrosivo, di buonismo manco l'ombra, nessuno si salva, tantomeno quelli che parrebbero le vittime della situazione. Una descrizione realistica del mondo delle aziende, dove di facciata ci sono regole rigide ma che scavando leggermente mostrano il peggio dei vizi umani, su cui amabilmente si glissa per amore del profitto. Il capo perfetto è come il medico pietoso: fa danno. Come diceva Blanco senior "ogni tanto occorre truccare la bilancia per farla stare in equilibrio", e chi lo nega è ipocrita o nato ieri.
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