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Cormac McCarthy, "Non è un paese per vecchi"

17 Febbraio 2025 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #recensioni

 

 

 

 

NON È UN PAESE PER VECCHI

Cormac McCarthy

 

Non è un paese per vecchi è un libro di Cormac McCarthy da cui nel 2007 è stato tratto un film con Tommy Lee Jones, a cura dei fratelli Coen.

Se in altri libri di McCarthy ci sono lunghi passi filosofico-sapienziali piuttosto pesanti, qui prevalgono un buon ritmo e dialoghi più essenziali.

Si scontrano in questo romanzo pieno di delitti fondamentalmente due visioni, quella della violenza moderna che è insensata e inspiegabile e quella del vivere tradizionale incarnata dallo sceriffo Bell, uomo sobrio e concreto, legato alla moglie e a un mestiere che è congiunto a una vocazione etica; infatti sta a lui proteggere la gente della sua contea e anche essere pronto a morire per i suoi cittadini. È una riserva di moralità in una società in disfacimento.

Ma con la nuova violenza il suo mondo (siamo all'inizio degli anni '80) entra in crisi; come si fa a fronteggiare ciò che non ha senso e logica? Lui che è una voce piena di scetticismo con lo sguardo verso un passato visto come un piccolo Eden, è a disagio. Oggi, spiega, i trafficanti si ammazzano in gran numero nel deserto, tra Texas e Messico. Il dio denaro ossessiona le persone; inoltre c'è uno psicopatico che uccide in modo spaventoso. Un tempo, ricorda Bell, la gente si lamentava perché nelle scuole i ragazzi correvano indisciplinati. Ora siamo in un'altra era. Lo sceriffo si sente disarmato davanti a questa deriva, anche se comunque seguita a lavorare e a credere nel sistema. Non si può più fare un discorso su ciò che è giusto o sbagliato, nota, perché si verrebbe derisi. E il ridicolo è un'arma devastante. Gli anziani hanno lo sguardo dei pazzi, sono disorientati e muti davanti a un mondo illeggibile per loro. Le persone perbene in fondo possono essere vecchie per ragioni non solo anagrafiche; sono vecchie in quanto persone perbene, ci sembra di poter dedurre.

Nella vicenda, c'è un reduce dal Vietnam che si impossessa del denaro di alcuni narcotrafficanti e ciò gli cambierà assolutamente in peggio la vita; poi c'è uno psicopatico, Anton, determinato, intelligente, coriaceo. Ha una sua filosofia che spesso illustra prima di ammazzare; si lascia andare a qualche tirata speculativa in cui assicura che c'è un destino, un determinismo che ingabbia la vita. Secondo Anton ciascuno segue un percorso già segnato e lui non fa che eseguire quello che deve succedere. L'assassino dice "testa o croce?", davanti alla potenziale vittima di turno che deve rispondere, giocandosi la vita; ma per lui tutto è già previsto, il presente non porta novità; non si esce da un tracciato scritto nel proprio passato.

Resta la bella figura dello sceriffo, eroe sconfitto ma dignitoso, spiazzato dall'esplodere di una violenza che corre troppo veloce per lui. È come se qualcosa si fosse guastato nel suo Paese, regalando stragi, serial killer, avidità infinita che non risparmiano né le metropoli e nemmeno la provincia. Ogni tanto si nomina Dio che però è un Dio assente o impotente; non entra nella vita delle brave persone che a lungo lo attendono e che comunque sono così pacate da non fargliene una colpa.

È un'altra grande indagine sul male quella che ci regala Cormac McCarthy, senza dare risposte a parte quella del titolo.

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