ADDIO ALLE ARMI DI Ernest Miller Hemingway (1899 – 1961)
25 Aprile 2023 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #recensioni
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Ci si accosta con reverenza a quello che è ritenuto un capolavoro, impreziosito dalla traduzione di Fernanda Pivano che tanto si adoperò per far conoscere gli autori americani in Italia.
La vicenda si svolge in buona parte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale e il protagonista è un giovane ufficiale americano della Croce Rossa.
Lo stesso Hemingway prestò servizio come autista di ambulanza in Italia in quegli anni, venendo ferito. Devo dire che l'edizione Mondadori è davvero ricca di materiale introduttivo e critico; per l'autore la genesi dell'opera fu molto articolata e complessa, disturbata da vicissitudini e fatti luttuosi e richiese importanti rettifiche editoriali. Furono scritti ben quarantasette finali diversi.
Purtroppo nell'introduzione si accenna chiaramente all'epilogo del libro e questo può spiacere a chi si accinge a leggere. La traduzione della Pivano, considerata notevole, personalmente non mi ha impressionato. Le frequenti ripetizioni per me sono un fatto di inaccuratezza che affatica la lettura di una prosa già volutamente secca e scarna, poco seducente.
Il giovane protagonista si innamora di un'infermiera inglese e tutto ruota intorno alla loro storia d'amore, mentre sta per avvenire il disastroso evento di Caporetto. Sinceramente i dialoghi tra i due amanti mi sono sembrati poco persuasivi, mai travolgenti, anche se probabilmente lo scopo è proprio quello di descrivere personalità senza grandi principi o valori, bisognose di un rapporto vivo mentre intorno ci sono incertezza, sofferenza e morte.
Efficace invece la descrizione della ritirata di Caporetto, anche se una nota dell'editore scrive che gli Arditi nacquero dopo Caporetto, in realtà nacquero prima, nel luglio del 1917. Sembra, in generale, che la storia della coppia cresca a fatica, immersa in momenti piuttosto fatui che fanno pensare agli altri romanzi dell'autore ricchi di mondanità, momenti conviviali, godimenti, edonismo. Solo la figura del cappellano, non certo approfondita, ma seria e austera, pare fare da contraltare alla leggerezza del protagonista che deve fuggire con l'amante in Svizzera dove ancora si parla a lungo di pranzi, cene, passeggiate in posti innevati, mentre altrove la guerra continua.
Il finale del libro è obiettivamente impressionante e indimenticabile. Il dramma viene declinato con cupa lentezza e in modo impersonale, senza enfasi, in maniera diretta, quasi spietata, con una secchezza micidiale. La laboriosa scelta tra i vari finali non è stata certo infelice dal punto di vista artistico. Lascia infatti un senso di nulla e di irrimediabile tristezza. Dalla guerra non viene niente di buono sembra dire lo scrittore; nessun conflitto salva qualcosa. Anche una guerra combattuta per nobili ragioni ha conseguenze disastrose.
Nel dettaglio, a questo proposito scrisse Hemingway: " ... ma a provocare, iniziare e far scoppiare le guerre sono le solite rivalità economiche e i porci che ne traggono profitto. Ritengo che tutti quelli che hanno da guadagnare da una guerra e che contribuiscono a causarla andrebbero fucilati il giorno che inizia, da rappresentanti accreditati dei leali cittadini di quei paesi che si accingono a combatterla".
Valentino Appoloni
Nota della direttrice:
Personalmente, ritengo lo stile di Hemingway - che non mi piace come persona ma adoro come scrittore - inconfondibile, fatto proprio di quelle ripetizioni, di parole scabre e primigenie, di piccoli gesti monotoni dall'apparenza inutile. Uno stile che diventa sciatto e banale solo nei tanti imitatori.
Circa le ricche introduzioni dell'edizione Mondadori, il concetto di "spoiler" ai miei tempi (sono nata nel 61) non esisteva. La letteratura non era assimilabile alle serie tv, e gli Oscar Mondadori, come i tascabili Bur - ma anche gli sceneggiati televisivi - assolvevano al compito didascalico di acculturare la popolazione. Se si parlava di un romanzo si faceva critica letteraria e non ci si preoccupava di anticipare il finale.
Parizia Poli
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