Rosa Santoro, "Maria José e Lady Diana"
7 Gennaio 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #personaggi da conoscere
Maria José e Lady Diana
Rosa Santoro
Arduino Sacco Editore, 2016
pp 158
12,00

Due donne famose, Maria Josè del Belgio, regina di Maggio, e lady Diana Spencer, principessa del Galles, divise da sessant’anni di storia ma unite in questo romanzo da un rapporto speciale che si instaura attraverso il device letterario dello specchio. Le due principesse divengono l’una l’amica immaginaria dell’altra e, dialogando e rapportandosi, ci narrano in modo piuttosto confuso e parziale la loro vita.
Colta e antifascista l’una, ribelle, filantropa e romantica l’altra, sono accomunate dal fatto di essere talmente moderne da scontrarsi con le casate delle quali si sono trovate a far parte. Entrambe insofferenti all’etichetta di corte, entrambe mogli tradite, entrambe disilluse e infelici, traggono conforto alla loro solitudine dal reciproco impossibile contatto mentale.
Tutto ruota intorno ai difficili rapporti sentimentali con i loro consorti, Umberto II di Savoia e Carlo Windsor. Le due donne parlano d’amore, di turbamenti, di tradimento, di fiducia malriposta, di aspettative e dispiaceri. Delle due, è Diana a essere in primo piano. Di lei vengono taciuti gli amori extraconiugali, concentrandosi solo sul tradimento di Carlo con Camilla Parker.
Il gioco di specchi, rimandi e sovrapposizioni è aumentato dalla mescolanza di lettere, monologhi, conversazioni inventate che – se non fosse impensabile il raffronto – farebbero pensare ai colloqui de Le Operette Morali o a I dialoghi di Platone. I personaggi interagiscono chiacchierando tra loro a distanza di tempo e di spazio, un po’ narrando le vicende, un po’ esternando stati d’animo e riflessioni, con termini colloquiali che contrastano col loro lignaggio. Il tutto, però, non è sviluppato a dovere e genera più confusione che interesse.
Una parola a parte merita lo stile del romanzo. Purtroppo, esso lascia molto a desiderare, fra cambi inspiegabili di tempo e veri e propri strafalcioni (come “convogliare a nozze”) che diventa difficile considerare semplici refusi.
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