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walter fest

Walter Fest, "Il mio cane parla mentre gli artisti, against blinding"

15 Maggio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #walter fest, #recensioni

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

 

Il mio cane parla mentre gli artisti, against blinding

Walter Fest

 

 

 

Ci sono blog “letterari”, o piuttosto “blog di libri”, di solito gestiti da ragazze estroverse e romantiche, che vanno avanti a colpi di kilofollowers, soprattutto su Instagram. Hanno una grafica rosa, piena di cuori, fiori e palloncini. Si basano su giveaway e su blogtour. (Alcuni sono anche mal scritti ma questo è un altro discorso). Poi ci sono blog altisonanti, presenti sul mercato da anni, che hanno collaboratori preparati e competenti, vere e proprie riviste letterarie come quelle del 900, ma elitari all’eccesso, nel senso che scartano i libri di editori a pagamento e quelli autoprodotti. 

Noi no. Il mio blog collettivo, signoradeifiltri, è aperto dal 2012 ed è gradevolmente di nicchia, ha voci citate su Wikipedia, viaggia su una media di 6000 visitatori unici al mese e io li ringrazio uno per uno, li considero ognuno un piccolo miracolo. Non parliamo solo di libri ma, se ne parliamo, non facciamo distinzioni fra editori grandi, medi, piccoli, a pagamento, a doppio binario, a crowdfunding. Per noi, per me, un libro è un libro anche quando è autopubblicato, anche quando non c’è ancora, anche quando, come nel caso di Il mio cane parla mentre gli artisti, against blinding, di Walter Fest, è solo un manoscritto. Se un manoscritto non è un libro, allora non lo è nemmeno un ebook, dico io. 

Ho sempre sostenuto che non m’interessa chi stampa ma solo cosa c’è scritto nel testo. E non faccio sconti a nessuno. Molti pensano che a un cattivo editore non vada fatta pubblicità, io, invece, do una possibilità anche a lui, ma poi dico la verità: che i suoi libri sono impresentabili, che non ha fatto un briciolo di editing, che non ha corretto gli errori/orrori, che non è stato selettivo. E condivido sui social la recensione negativa. La voce circola e, se non sei scemo o masochista, a quell’editore non ti rivolgi. Fermo restando che avviso sempre chi ci invia il suo testo che lo leggeremo sicuramente ma altrettanto sicuramente divulgheremo la verità. Che, comunque, rimane sempre la nostra verità soggettiva, non il Vangelo.

Questo lungo preambolo per parlare del regalo prezioso e affettuoso di un amico e collaboratore. Perché non ho nessun problema a dire che recensisco anche i libri degli amici e, se qualcuno vuol chiamarla marchetta, faccia pure, io so di aver perso l’amicizia di molti proprio perché non ho peli sulla lingua.

Walter Festuccia, in arte Walter Fest, mi ha mandato come dono di Pasqua un quadretto dipinto a mano di un simpatico gatto baffuto e un manoscritto con una copertina anch’essa dipinta a mano.  Narra la storia di Eugenio Garibaldi, cento chili di stazza, non bello ma interessante, con i piedi che puzzano un po’. Un allegro pittore romano che gira in moto in compagnia della sua cagnetta Kelly, vivace e … parlante.    

Dal suo incontro pittorico con Kate, nasce l’idea di una collaborazione che porterà i due in giro per l’Europa, insieme con altri motard e artisti.

Questo libro parla di arte come la intende Fest, moderna e senza regole, dettata dall’impulso del momento, ma comunque con un suo innegabile significato. Come moderna e senza regole è la sua scrittura, caratterizzata da periodi con poche virgole e ancor meno punti, ricchi di subordinate, da leggere rigorosamente tutto d’un fiato. Dopo l’iniziale sbigottimento, chi si abitua ai pezzi di Fest vi ritrova un certo non so che di poetico. È il suo stile ed è la sua scelta, che io non condivido ma che è legittima.

Lui ed io ci siamo spesso scontrati sull’esigenza, da me sostenuta, di un maggiore editing ai suoi testi, per eliminare errori che lui dice voluti, fatti apposta per dare pressione alla lingua, come una specie di zampata leonina.

Non nasco scrittore, non sono un focoso lettore, eppure scrivo, scrivo come viene, libero da condizionamenti e, se questo può essere un limite, un limite, intendo dire, riguardante forma e schemi grammaticali, l'essere libero da condizionamenti per me significa scrivere immergendomi nel mio mare sconfinato di fantasia.

Ma io temo che questa volontarietà non venga recepita dal lettore e guasti il godimento dell’insieme.

E qui apro un’altra parentesi. Frequentando gruppi Facebook in cui si discute di libri e letteratura, m’imbatto sempre più in svarioni ortografici e grammaticali da far rizzare i capelli in testa. Poi mi viene in mente il discorso di un’universitaria aspirante scrittrice che, disse, non aveva voglia né tempo da perdere con lo studio della storia della letteratura, voleva passare direttamente all’atto della scrittura creativa. Come si fa a fondare un gruppo letterario se non si sa nemmeno la grammatica della scuola elementare? Come si fa a scrivere un romanzo senza aver letto, compreso e studiato i classici?

Ok, parentesi chiusa. Torniamo a questo manoscritto fatto dentro e fuori di pennellate di colore - lo stesso che chiazza sia la copertina che i jeans dei protagonisti -, fatto di giochi di luce e passi di danza. Il contesto è quello degli artisti pazzi, un po’ bohemienne, che bevono, vanno in moto, ballano, ridono e dipingono in compagnia. Ogni cosa è frutto di fantasia, ed è proprio la fantasia che, come ripete sempre Fest, tutto può e tutto crea. La vicenda si snoda in modo onirico e, a detta dell’autore stesso, demenziale, un po’ alla Jacovitti.  L’insieme è molto italiano, anzi, molto romano, mentre i personaggi si spostano da Parigi a Sabaudia in un’improbabile carrozza trasformata in sidecar.

I temi trattati, oltre all’arte, sono quelli del calcio amatoriale e della diversabilità. Uno dei personaggi, ispirato tra l’altro a Carlo Verdone, è non vedente. Le opere degli artisti del romanzo sono tattili, i non vedenti possono toccarle, anche il manoscritto di Fest, se mai vedrà la luce della pubblicazione, sarà scritto in braille.

“Quindi”, dice l’autore, “la morale di questo libro è raccontare una storia in chiave ironica e demenziale nella quale l'unione fa la forza, affermare che i cani sono i nostri migliori amici e che chiunque abbia un handicap deve essere considerato una persona normale.

E chi può dargli torto?

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COME VOLER SCRIVERE UN LIBRO, RIUSCIRCI E ADESSO VI DIRO' GRAZIE A CHI.

13 Maggio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #mondo editoriale, #arte, #pittura

 

 

 

SCRIVERE UN LIBRO
 

Non esiste una ricetta vincente per scrivere un libro, o, per meglio dire, per pubblicarlo. La mia opinione è che, fra le tante cose, è un bene avere buoni amici ed è proprio quello che è successo a me scrivendo per il blog "signoradeifiltri", diretto da Patrizia Poli.
A Marzo del 2019 ho autopubblicato con lulu.com il mio libro La scommessa dell'arte e quello che sto per dirvi auguro e spero possa esservi utile sia sotto il profilo umano che tecnico, quindi è dedicato sopratutto a coloro che intendono scrivere e pubblicare un libro con tanta buona volontà ma con pochi mezzi. 
Non è mia natura essere didascalico e così racconterò questa storia alla mia maniera, reggetevi forte, potrebbe essere una lunga storia ma tranquilli, non sono mai stato noiosamente banale.
Tutto iniziò scrivendo di arte. Non nasco scrittore, non sono un focoso lettore, eppure scrivo, scrivo come viene, libero da condizionamenti e, se questo può essere un limite, un limite, intendo dire, riguardante forma e schemi grammaticali, l'essere libero da condizionamenti per me significa scrivere immergendomi nel mio mare sconfinato di fantasia per poter realizzare, magari, un buon lavoro. Eh già, tutto inizia con la passione, poi le cose vanno prese con impegno e costanza, ogni lavoro deve diventare un vero atto di fede attraverso amore e onestà, poi ci si tuffa "anima e còre" in quello in cui si crede e l'avventura inizia a fare il suo corso.

Conobbi per caso Patrizia Poli, al primo impatto uno scontro, a ripensarci mi è sembrato proprio un simpatico gioco del destino perché mio padre, molti anni fa, aveva un amico, Gioacchino Belli (logicamente non lui ma un suo omonimo), con il quale prima litigò e poi ne divenne fedele amico, la stessa cosa avvenne con Patrizia Poli, tra me e lei non c'era una calamita che ci attirava, anzi io ero il + e lei il -, potete anche invertire i poli farebbe lo stesso. Io e lei due personalità diverse, due background diversi, due modi diversi di interpretare la scrittura, due linguaggi espressivi contrastanti, tutto opposto uno all'altro. Eppure, quando c'è stima e rispetto reciproco, la comprensione delle parti, smussando gli angoli, fa diventare tutto più facile, e lo è ancora di più quando a unire è la passione e l'interesse per la cultura. Quest'ultima condizione è la missione che, chiunque abbia ricevuto come dono di natura del talento, piccolo o grande che sia, ha il dovere di manifestarlo e condividerlo con tutti, ed è quello che io e lei attraverso signoradeifiltri abbiamo fatto.
Patrizia Poli mi accolse nel suo blog, uno spazio aperto a tutti i linguaggi con modalità espressive senza filtri, paletti, semafori rossi, senza forzature o stroncature. Nella signoradeifiltri gli autori possono proporre i propri lavori senza nessun problema, basta avere qualcosa da dire seguendo normali regole dettate dal buon senso, ed io idealmente e con la fantasia ambientai le mie storie dedicate all'arte in un bar, uno dei più classici e abituali locali pubblici, poi, via via sarebbe diventata una scommessa, la scommessa dell'arte, idealmente quasi una scommessa con la vita. Inconfutabile, è sotto gli occhi di tutti la negatività del periodo storico attuale e, secondo me, pensiero condiviso fortunatamente anche da molti, l'arte e la cultura in generale possono migliorare la nostra esistenza e scongiurare catastrofi sociali.

Uno dopo l'altro scrissi una serie di articoli descrivendo l'opera di un artista a volte conosciuto a volte meno, perché l'arte è per tutti e sopratutto non nuoce gravemente alla salute. Attraversando le varie stagioni, dopo ventiquattro puntate a colori, la più naturale delle conclusioni era, a questo punto, raccogliere gli articoli pubblicati sulla signoradeifiltri di Patrizia Poli e realizzare un libro e, grazie a lei e al suo blog, ho ricevuto la spinta per farlo.

 

PERCHE' PUBBLICARE UN LIBRO
 

Chiunque scriva deve assolutamente mettere a disposizione di tutti i propri lavori, si può scrivere per passione, per piacere personale, per soddisfazione interiore, chiunque scrive lo fa perché ha qualcosa da dire ed è giusto che lo condivida con altri, in caso contrario la scrittura diventerebbe una sorta di diario destinato a finire in un buio cassetto, certo che tutti possono avere un diario personale dove appuntare qualsiasi cosa ma adesso, per assurdo, se tutti gli scrittori realizzassero dei diari senza portarli in pubblico, secondo voi la nostra vita sarebbe la stessa? Fortunatamente il progresso tecnologico ha tanti difetti ma ha il pregio di aver facilitato anche tante belle cose, pertanto al momento esso ha reso più facile e alla portata di tutti la pubblicazione di un opera.

 

PERCHE' SELF PUBLISHING?
 

Per quel che è la mia esperienza, per pubblicare un libro le possibilità che io conosco sono due: affidarsi a una casa editrice oppure stampare in self. Che dipenda dalle circostanze o da vattelapesca, ogni autore sceglie di optare per la soluzione a lui più congeniale e, nel mio caso, ora vi racconterò com'è andata. 
Ho scelto il self perché economico e veloce, il rovescio della medaglia è che in questa impresa si è soli, quindi chiunque si appresti a voler pubblicare da sé, è meglio che si procuri una squadra di collaboratori che lo assista. Però vi confesso che, anche in assenza di una squadra di fedelissimi, pubblicare da soli, unicamente con le proprie forze, è un'esperienza esaltante, un'esperienza nella quale si barcollerà più volte, più volte si avranno dubbi, paure, si cadrà e bisognerà rialzarsi, affidarsi al destino e alle forze interiori per tirare dritto e arrivare alla meta.

Per arrivare a dama, una volta scritto il testo che pensate sia ok, fatevi aiutare da qualcuno che noti errori e difetti di forma, dopodiché le ultime ciliegine sulla torta saranno inserire dediche e ringraziamenti, un'introduzione personale e magari un'altra chiesta a un fedelissimo/a, una breve bio, l'indice. Scegliete la copertina ante e retro, titolo e sottotitolo ammalianti, a questo punto andate sul sito scelto per il self publishing e, con molta calma, inserite il vostro lavoro, potrete renderlo disponibile cartaceo ed ebook e in pochi minuti avrete il vostro libro in rete.

 

LA FINE E' SOLO L'INIZIO
 

A questo punto non basta pubblicare per aver raggiunto l'obiettivo, certamente avete fatto tanto ma ora dovete far conoscere il vostro lavoro a più persone possibili. Mi correggo, nulla vieta che vi acquistiate da soli la vostra opera, ve la facciate arrivare e poi la teniate solo per voi e per pochi intimi, cosa plausibile anche perché vendere qualche copia sarà molto difficile, ma è proprio questo il bello che vi darà la forza di andare avanti. Perché voi potreste essere in una persona sola scrittore, manager, responsabile del marketing, creativo, addetto stampa e, credetemi, non è per nulla facile, avrete continuamente una forza misteriosa e invisibile che frena ogni vostra velleità, come se fosse un mostro che vi tira per le braccia, vi prende per la gola e per le gambe, possiamo chiamarla paura, che è realmente presente in noi in tante altre occasioni quotidiane. Ma allora non pensate che poi, nel caso riusciste ad avere successo, la vittoria non sia ancora più grande e gratificante? E allora che fare? Torno a bomba, se avete un carattere d'acciaio andate avanti da soli, se invece siete persone normali cercatevi una squadra di fedelissimi che vi segua e, in entrambi i casi, troverete gli strumenti e i modi migliori per farvi conoscere. Nel mio caso io ho potuto contare su Patrizia Poli e il suo blog e su Giuseppe Leonetti di Inquadro, è così che sono riuscito a pubblicare La scommessa dell'arte. 

Sono anch'io all'inizio di questa fantastica avventura, la strada è ancora lunga, per fortuna non sono solo e dopo ogni salita viene sempre una discesa, la stessa cosa auguro accada per tutti voi.
 

Walter Festuccia autore del testo e delle illustrazioni del libro La scommessa dell'arte, pubblicato in self con www.lulu.com

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PEDALANDO IN BICICLETTA BAMBINO RITORNERÒ' E IL MONDO SALVERÒ'

25 Aprile 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #il mondo intorno a noi

PEDALANDO IN BICICLETTA BAMBINO RITORNERÒ' E IL MONDO SALVERÒ'PEDALANDO IN BICICLETTA BAMBINO RITORNERÒ' E IL MONDO SALVERÒ'

 

 

 

Mario e Tony erano seduti al solito bar per la loro abituale chiacchierata artistica.
 

- Mario, in tv giorni fa ho sentito parlare che il cinema è in crisi.
 

- Sì, ho visto anch'io quel programma, è una tematica complessa che abbraccia diverse questioni.
 

- Secondo me, questa esagerata modernità planetaria comporta dei cambiamenti ai quali non siamo abituati, dovremo prenderci maggiore confidenza oppure saperci convivere e anche il mondo del cinema non sfugge a questi nuovi scenari.
 

- Che possiamo farci se il progresso avanza ma le menti no?
 

- Io dico che può essere un bene.
 

- In che senso?
 

- Ti sei accorto che per le strade, sopratutto nelle grandi città, girano molte più biciclette?
 

- E' normale, non serve la patente, non paghi bollo e assicurazione, né fai il pieno di carburante e poi pedalare fa anche bene alla salute.
 

- Tony, c'è anche un altro particolare che ti sfugge.
 

- Quale?
 

- E' inconscio.
 

- Parliamo di Salvador Dalì?
 

- In un certo senso sì, ti ricordo che l'artista spagnolo ha disegnato il marchio di una famosissima caramella.
 

- E quindi?
 

- Caramella=bambino, la relazione con la bicicletta è che in sella alla due ruote a pedali si ritorna bambini, alzi la mano a chi non farebbe piacere.
 

- Perché dobbiamo ritornare bambini?
 

- Tony, ma è lapalissiano, bisogna ritornare bambini per essere di nuovo felici e, a tal proposito, voglio parlarti di un genio felice.
 

- E chi è ?
 

- Si chiama Gianluca Sada.
 

- Non lo conosco.
 

- Tranquillo, non sei il solo ma in futuro diventerà celebre.
 

- E' un attore?
 

- No è un inventore.
 

- E che avrebbe inventato?
 

- Una bicicletta, la Sada bike.
 

- Lo sapevo! Troppa arte ti ha fatto perdere fra le dolci e ammalianti grinfie della fantasia!
 

- Guarda che è una bicicletta rivoluzionaria!
 

- Avanti popolo alla riscossa!
 

- Ecco, bravo, la riscossa delle biciclette, e torneremo tutti bambini, inquineremo di meno e salveremo il pianeta, ti piace come idea?
 

- Se tornassi bambino riandrei a scuola.
 

- Se ti fa piacere, con la fantasia puoi fare tutto quello che vuoi. Per esempio, Gianluca Sada, grazie al suo talento e a una fervida immaginazione, ha inventato una bicicletta quasi da fantascienza, vuoi vederla in foto?
 

- Certamente, ma fammi prendere il caffè prima che si freddi.
 

- Eccola, che te ne pare?
 

- Ehi! Ma le ruote non hanno i raggi, e dov'è la forcella? Ma scusa, per caso vola?
 

- No, devi solo pedalare e, ti dirò di più, oltre essere realizzata in un materiale leggero stando sotto i 10 kg, è molto resistente, è pieghevole, puoi richiuderla in uno spazio ridotto e metterla in una sorta di zainetto personalizzato con il quale prendere il bus o la metro, il gioco è fatto.
 

- Mi piace questo gioco, ti confesso che la trovo anche molto bella, ha un certo non so che di belle epoque.
 

- Lo vedi che tornare indietro nel tempo ha qualche lato positivo?
 

- Pensi che dovremmo andare tutti in bicicletta?
 

- Perché no? Io penso che verrà il momento che l'umanità dovrà fare un passo avanti e due passi indietro, in questo modo ci godremo di più la terra e fermeremo le lancette dell'orologio che segnano la fine del mondo.
 

- A che ora è ?
 

- Tony! Era solo una canzone, devi essere ottimista!
 

- Se pedaliamo lo saremo?
 

- Possiamo sempre provare, ora andiamo al cinema?
 

- A vedere cosa?
 

- Tempi moderni.
 

- Ma è un vecchio film di Chaplin ed è pure in bianco e nero!
 

- Ma allora sei testardo, ti ho appena detto che con la fantasia puoi tutto, anche vedere a colori un film in bianco e nero, che è anche molto bello e istruttivo.
 

- Il film?
 

- Sì.
 

- Mi hai convinto andiamo... a che ora è la fine del mondo?
 

- Tony!... Era solo una canzone.

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Ada Tufano, "Nascosto al cuore"

2 Aprile 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni

 

 

 

 

Nascosto al cuore

Ada Tufano

 

Giovane Holden Edizioni, 2017

 

 

- Ciao, Mario.
 

- Ciao, Walter.
 

- Mario, conosci Ada Tufano?
 

- No, chi è?
 

- Una scrittrice.
 

- Ah! E che ha fatto di speciale?
 

- Ha scritto un romanzo: Nascosto al cuore.
 

- E vabbè, mo scrivono tutti.
 

- Mario, non fare il critico, scrive chi ha qualcosa da dire, tu ha qualcosa da dire?
 

- Certo.
 

- E allora perché non scrivi?
 

- Perché non so scrivere, ma potrei sempre iniziare.
 

- Perderesti tempo, perché non sei nato per scrivere come Ada Tufano.
 

- Walter, non ti contraddico perché, nonostante siamo un popolo di artisti, di letterati, di inventori e di navigatori, ognuno, effettivamente, deve fare quello che tiene nel cuore... Forza, non cianciamo, parlami del libro di questa scrittrice.
 

- E' un bel romanzo d'amore, un po' pink, un po' noir, un po' giallo. Pensa, in qualche modo fa anche ridere e poi...
 

- E poi?
 

- E poi il lettore potrà anche trovarsi avvolto in una velatura misteriosa sessuale, del tipo "si vede ma non si vede".
 

- In che senso?
 

- Hai presente al mare? Se vedi una donna senza il pezzo di sopra non ti fa effetto, se la vedi con la maglietta bagnata la tua immaginazione comincerà a galoppare.
 

- A galoppare sulle onde del mare..
 

- Bravo, bella rima, non lo sapevo che eri un poeta.
 

- E' colpa delle cattive amicizie.
 

- Capisco... Forza, torniamo a Nascosto al cuore... Ora ti spiego... Questa è la storia di una donna nel vortice di una crisi esistenziale, in bilico su un filo, come una funambola, fra l'amore per Daniel, l'amicizia per Gena, una donna dal carattere spigoloso, e il dolore per la perdita della madre. Kate, la protagonista, durante un viaggio di lavoro, per una coincidenza, salva la vita a una donna, che si rivelerà amletica, e qui scatta l'atmosfera di mistero, succedono cose da film che inchioderanno il lettore alla poltrona.
 

- Come in un giallo.
 

- Sì, ma con sfumature noir.
 

- E quelle rosa?
 

- Sono alla fine.
 

- Come finisce?
 

- Non lo so, la scrittrice non me l'ha detto...
 

- Questa Ada Tufano mi piace, offriamole un caffè e facciamola parlare.
 

- Credo sarà difficile, possiamo sempre passare in libreria.
 

- E il caffè?
 

- Ce lo prendiamo adesso?
 

- Al solito bar?
 

- Sì ma la musica al juke box la scelgo io.
 

- Per fortuna questa recensione non è la solita musica.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, il blog che ama le cose belle vi ha presentato Ada Tufano e il suo romanzo Nascosto al cuore e, mi raccomando, non cambiate canale, casomai girate pagina.

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L'oroscopo letterario di Aprile

1 Aprile 2019 , Scritto da Loredana Galiano Con tag #loredana galiano, #astrologia, #walter fest, #pittura

 

Aria di cambiamento e di novità aleggia nel cielo, si respira maggiore entusiasmo e passione, generosità e amore, ottimismo e benessere. Qualsiasi cosa state facendo, leggete il vostro oroscopo, si spalancano nuovi orizzonti per tutti i dodici segni zodiacali, e condividetelo con i vostri amici. Tra le righe del cuore trovate i grandi classici d’amore. Ad ogni segno vi sono pagine d’amore che non tramontano mai.

 

ARIETE: 21/3 – 20/4:  energia irresistibile

Buon compleanno a voi e alla splendida creatività che vi accompagna per tutto il tempo con Sole, Venere e Mercurio nel vostro cielo, siete inarrestabili, un vero e proprio vulcano di idee e di iniziative, un terremoto che farà tremare tutti quelli che vi sono vicini.

Johann W. Goethe “I dolori del giovane Werther”. Romanzo d’amore o piuttosto del desiderio d’amore, racconta la passione infelice e tragica del protagonista per l’affascinante Lotte, già promessa in sposa a un altro uomo.

 

TORO:  21/3 – 20/5:  ambizione e concretezza

Felice colui che ha trovato il suo lavoro”, scriveva Thomas Carlyle, la primavera vi porta questa consapevolezza per sentirvi ancora più motivati a un impegno serio e costante per raggiungere traguardi sempre nuovi e stimolanti.

Gabriele D’Annunzio “Il piacere”. Il primo romanzo di Gabriele D’annunzio e ancora oggi il più letto. Sullo sfondo di una Roma aristocratica, la vita tormentata, sul filo dell’eccezionalità e della corruzione, del giovane esteta Andrea Sperelli.

 

GEMELLI:  21/5 – 21/6:    troppo movimento

Il periodo si presenta frenetico sotto il profilo di incontri, occasioni mondane, riunioni, nuove conoscenze e nuovi interessi. Simpatia e brio vi accompagnano per tutto il periodo mentre Marte nel segno vi rende impazienti e iperadrenalinici. Forse è il caso di rallentare la corsa, come suggerisce Giove contrario.

David H. Lawrence “L’amante di Lady Chatterley”. Per il verismo con il quale racconta l’amore sessuale, per la critica aperta alle convenzioni, l’opera uscì “purgata" nel 1928. Sarà pubblicata in edizione integrale sono nel 1960.

 

CANCRO:  22/6 – 22/7:  tutti all’attacco

Vi sentite  sotto assedio e non avete tutti i torti dal momento che la maggior parte dei pianeti vi guarda storto. La buona notizia è che Nettuno vi regala leggerezza e immaginazione, sogni e fantasia, le uniche ancore di salvezza per questo periodo.

Francis Scott Fitzgerald “Il grande Gatsby” . L’età del jazz: luci, feste, belle auto. Ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, il senso di solitudine che può strangolare anche la vita più promettente.

 

LEONE:  23/7 – 23/8:   cento idee, mille progetti, diecimila gratificazioni

È primavera e vi sentite pieni di energie, grazie anche alle temperature più miti, siete pieni di slancio, pieni di idee, di iniziative. I vostri progetti non si contano più e sapete essere anche tenaci quanto basta per realizzarne buona parte.

Jane Austen “Orgoglio e Pregiudizio”. Le vicende delle cinque figlie di Mrs Bennet, tutte in cerca di un matrimonio adeguato, offrono l’occasione per tracciare un quadro frizzante della vita nella campagna inglese di fine settecento.

 

VERGINE:  24/8 – 22/9:   Urano è la vostra bussola

Il periodo vi sorride con uno smile gigantesco e vi permette di segnare non pochi punti a vostro favore. Avete fiuto, determinazione, intuito in quantità industriale. Nessun risultato vi destabilizza, un po’ di confusione certo, ma nulla vi sfugge.

Gustave Flaubert “Madame Bovary”. Assoluto capolavoro del romanzo moderno: Emma insegue l’amore tra le braccia dei suoi amanti e si indebita per riempire il vuoto della sua anima, vivendo al di sopra delle possibilità del marito.

 

BILANCIA: 23/9 -22/10:   profumo di sfide nell’aria

La primavera sembra mettervi alla prova, vi costringe ad agire, ad essere più prudenti, a mettere in pratica la vostra arte del compromesso, contando solo sul vostro equilibro interiore.

William Shakespeare “Romeo e Giulietta”. La più celebre e la più amata tra le opere dell’autore mette in scena la lotta tra le ragioni dell’odio e quelle dell’amore in un drammatico conflitto tra le generazioni.

 

SCORPIONE:   23/10 – 22/11:   il momento di fare progetti

Il quotidiano si colora di tinte vivaci, mentre siete alle prese con nuovi progetti e nuove ambizioni. Intelligenza e arguzia non vi mancano, ma al momento vi sentite spinti da una forza impetuosa che vi porta a rivedere il vostro spirito di squadra con i vostri colleghi.

Emily Bronte “Cime tempestose”. Una fosca vicenda di odi, di sadismo e di represse passioni, narrati con uno stile teso e corrusco spirante, fra i tragici fatti, una selvaggia purezza.

 

SAGITTARIO:  23/11 – 21/12:   primavera di fuoco

Partite all’arrembaggio di ogni azione e situazione senza guardare chi si mette sulla vostra strada per ostacolarvi. Siete sostenuti dalla determinazione, dall’ottimismo e dalla fortuna, prendete pura la rincorsa e ma volate basso, facendo attenzione.

Charlotte Bronte “Jane Eyre” . Un romanzo di acuta sensibilità psicologica, pervaso, forse per la prima volta nella storia della letteratura femminile, da un sottile sensualità.

 

CAPRICORNO:    22/12 – 20/1:  anche l’amore vuole la sua parte

Qualche tensione potrebbe turbarvi, forse quelle interiori o quelle familiari, che non vi danno tregua. Avete bisogno di rallentare un po’, di prendervi una pausa anche dalle vostre ambizioni.

Gabriel Garcia Marquez “L’amore ai tempi del colera”. Una storia d’amore e di speranza, un racconto di passione e di ottimismo; un’epopea romantica, uno sfrenato e travolgente inno alla vita e alla fantasia.

 

AQUARIO:  21/1 – 19/2:  teneri e dolci intese

La primavera è tutta dalla vostra e vi assicura cieli sereni, pianeti propizi e una comunicazione eccellente. Socievolezza e curiosità sono al primo piano, il vostro portafoglio è assicurato, mentre cercate stabilità e certezze.

Alessandro Manzoni  ”I promessi sposi”. Il primo romanzo moderno della letteratura italiana, che racconta il sentimento casto, puro e sincero di due giovani, Renzo e Lucia, il cui amore trionferà non prima di aver superato mille peripezie.

 

PESCI:  20/2 – 20/3:    voglia di certezze emotive

Con Nettuno nel vostro cielo la fantasia si scatena, l’immaginazione domina le vostre giornate, le emozioni avi accompagnano ogni ora, certo sentite il bisogno di punti fermi, ma nemmeno questi vi mancano!

Shakespeare: “Romeo e Giulietta”. Amore perfetto ma avversato dalla società. Non si tratta di un romanzo, eppure è innegabile che la contrastata relazione dei due giovani amanti di Verona abbia influenzato secoli di letteratura romantica.

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Fotogrammi: NEVILLE GABIE "Posts"

21 Marzo 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #fotogrammi, #fotografia

Alcune porte di Neville Gabie e uno degli omaggi di Walter FestAlcune porte di Neville Gabie e uno degli omaggi di Walter Fest

Alcune porte di Neville Gabie e uno degli omaggi di Walter Fest


Signoradeifiltri, il vostro blog di riferimento culturale e anche di più, oggi per voi amici lettori apre la finestra di un fotogramma speciale, lo fa attraverso la porta, una porta senza maniglia, o meglio, una maniglia c'è ed è quella della fantasia, siete pronti ad entrare?
 

- Ciao, Walter.
 

- Ciao Mario.

 

- Che facciamo di bello oggi?


- Che ne dici di farci una partita?
 

- Ma se neanche sai giocare a carte.
 

- Non intendevo una partita a carte.
 

- E allora a che cosa?
 

- A calcio.
 

- Adesso mi sento meglio, ma alla tua età non pensi di essere troppo vecchio per giocare?
 

- Si può giocare al calcio in tanti modi anche da vecchietti... Comunque, prima di entrare in campo, ti racconterò una vecchia storia con due protagonisti più una.
 

- Sentiamo.
 

- Qualche anno fa, per una casualità, mi capitò fra le mani un magazine sportivo, l'inserto settimanale di un quotidiano, lo aprii e la mia attenzione venne attirata da un certo articolo, un servizio fotografico dedicato a un artista, Neville Gabie, che aveva realizzato un libro, Posts, nel quale il protagonista era una porta da calcio, hai presente due pali e una traversa su un terreno di gioco?
 

- Sì.


- Molto bene, ma, nel caso di quest'opera, l'artista aveva girato il mondo fotografando una serie di porte nei luoghi più disparati, campi di gioco improvvisati, dove non c'erano tribune, un settore stampa, un prato verde perfetto, le linee, le due porte con la rete e sopratutto nessuna superstar del football, ma solo passione per lo sport più famoso e amato del mondo, vissuto semplicemente attraverso la fantasia. Neville Gabie, attraverso la sua fotocamera, ne era stato il cronista, per testimoniare ad arte tutto questo amore nascosto, lasciato fuori dagli stadi di tutto il pianeta, una porta, un'autentica finestra dalla quale osservare un orizzonte fatto d'immaginazione.
 

- La porta e il fotografo sono due protagonisti, il terzo chi è?
 

- Quando vidi quelle foto, subito esclamai "A'nvedi questi 'n do' giòcàno!!" (dal romanesco "ma guarda questi dove giocano a calcio") e così immediatamente mi frullò per la testa un'idea, se Neville Gabie aveva rappresentato quei luoghi attraverso la fotografia, io pensai di rendergli omaggio riproducendo e interpretando con la pittura quelle porte così piene di passione.
 

- Il gioco del calcio è bello, però anche pieno di contraddizioni.
 

- Mario, purtroppo è vero, il panorama calcistico, anche se è solo di un gioco, muove interessi colossali, e milioni di persone vivono e lavorano per una palla che rotola, inseguita da 22 atleti, pertanto in esso possiamo trovare positività e negatività, la speranza che alla fine prevalga sempre la passione e la gioia.
 

- Tu sai bene che non sempre è così, e allora che si fa?


- Neville Gabie, fotografando quelle porte, ci ha dato una soluzione, e cioè che bisogna vivere questo sport con passione genuina, solo per il piacere di appassionarsi senza troppe ansie e frenesie che portano collettivamente, in più casi, a violenza e quant'altro, come nelle cronache sotto gli occhi di tutti. Prima di tutto bisogna ricordarsi di quando eravamo bambini e giocavamo in quegli stessi campetti all'uscita di scuola, e poi con la fantasia si entrava in campo attraverso quella porta in un mondo fatto di sogno e divertimento, e poi magari la domenica allo stadio godersi lo spettacolo, che volere di più?
 

- Una porta che dà accesso a un vero ideale di vita.
 

- Sì, quelle porte sbilenche, pitturate sui muri, arrangiate alla meno meglio, sono l'antidoto alla brutalità umana.
 

- Non esagerare.
 

- Il fatto è che abbiamo la memoria corta e cerchiamo di allontanare i ricordi dei brutti episodi accaduti, per fortuna l'arte, come nel caso di Neville Gabie, corre in soccorso e ci offre i lati migliori degli esseri umani. A proposito di umanità, che ne dici di andare a tirare due calci ad un pallone?
 

- Dico di non aver paura di sbagliare un calcio di rigore non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, eh!
 

Carissimi amici lettori noi andiamo a giocare, ma prima, con il pennello e la vernice bianca, dipingeremo su un vecchio muro una porta e un omino che farà da portiere. Possiamo fare due squadre, chi di voi vuole entrare?
 

- Senti, io mi prendo CR7
 

- Mario, con la fantasia puoi prendere chi vuoi, io mi prendo Pelè e voi?

 

"Nel 2002, per rendere omaggio all'opera di Neville Gabie, e ispirato al suo libro Posts, ho realizzato 12 opere pittoriche con una tecnica mista su carta e senza l'uso dei tradizionali pennelli, ma solo con la punta di un cacciavite a mo' di spatola, seduto su una latta di lubrificante e lavorando su una tavola poggiata a sua volta su un bidone della spazzatura. Tutto il resto è stata passione e entusiasmo, anch'io, grazie all'artista sudafricano, attraverso quelle porte ero entrato nel mio mondo. Successivamente ho proseguito quel progetto con altre porte dislocate in altri luoghi, spero in futuro di farle diventare una mostra". (Walter Fest.)

Potete vederle tutte qui.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Neville Gabie è nato a Johannesburg in Sudafrica nel 1959 e ha conseguito un MA in Scultura al Royal College of Art di Londra. 
La sua arte è fatta di lavoro all'aperto, in luoghi dove la gente si muove, dove gli animi sono a contatto con la natura, la sua opera di artista è mettere in armonia l'ambiente con le persone,in una fusione naturale. La scultura e la fotografia sono le tecniche con le quali esprime il suo linguaggio.
Ha pubblicato numerosi libri, lavorato ed esposto opere in tutto il mondo.

"Gabie è un interventista esperto, abile nel fondere informazioni fattuali e materie prime e impiegare una leggerezza di tocco per trarre il significato dal quotidiano" (Aldo Rinaldi, Senior Public Arts Officer, Bristol City Council).

"La personalità di un artista emerge sempre nel suo lavoro e per Neville Gabie è un interesse per le persone e per la sua innata umanità che emerge". (Tessa Jackson, Chief Exectutive, INIVA Institute of International Visual Arts).

"Neville Gabie ama passare attraverso luoghi [anche se ciò può richiedere tre anni] e il suo impegno con questi luoghi è tale che si pensi a ogni nuovo posto in cui è appartenuto. Ma allora cos'è l'appartenenza? E bisogna considerare il suo interesse per le persone che, per un motivo o per l'altro, si sentono dislocate."  (David Lillington, scrittore e critico).

"Il precario di Gabie nel paesaggio riflette la situazione del viaggiatore, dell'estraneo la cui presenza transitoria ... non ha la sicurezza del possesso e il conforto della familiarità. Eppure è proprio questa mancanza di radici che apre opportunità per un dialogo con quelle persone che abitano la terra e crea le condizioni per un impegno partecipativo con il sito " (Marco Marcon, Direttore IASKA Australia).

"Coinvolgendo gli operai edili sin dall'inizio, Neville ha dimostrato ancora una volta l'incrollabile generosità, la curiosità per le persone e lo spirito democratico feroce che scorre come una cucitura attraverso tutto il suo lavoro" (Peter Jenkinson, Independent Cultural Advisor).

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MARIO & TONY MAL A SPASSO PE' ROMA: Er Mascherone dèr Mandrione

15 Febbraio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #luoghi da conoscere

Mascherone al Mandrione e l'omaggio di Walter FestMascherone al Mandrione e l'omaggio di Walter FestMascherone al Mandrione e l'omaggio di Walter Fest

Mascherone al Mandrione e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 


- A To', come stai?
 

- Mario mio, si sapessi ieri che nottata! Avrò pure guadambiato, ma mànco cjò ho magnato! Daje, accòmpagname a pjà er caffè e poi se ne annamo a Frascati.
 

- Er solito mezzo litro, na gazzosa co' la porchetta e er pane dè Lariano cotto a legna?
 

- E te credo, daje, annamo a pjà er cinque piotte.
 

- Sì, daje, così scappottamo e se spettinamo!
 

- Veramente io me vorrei svejà!
 

- Allora ce vòle n'caffè ar bacio!
 

- Nooo... Basta, te prego, stanotte so stato tutto n'bacio!!... Daje, va' a pjà er cinquino che t'aspetto qua.
 

Er cinquecento de Mario era n'automobbile molto caratteristica, perché, grazie a 'na particolare verniciatura americana, ogni mese je cambiava colore, annava da Walterfest l'artista, che sapeva quello che doveva fa pe accontentà la gente. Sta vòrta er cinque piotte era tutto giallo dippato de rosso e nero, 'no spettacolo!
 

- Oh, 'mazza che bella! Me sembra 'n pò coatta, però l'artista ha fatto 'n bel lavoro.
 

- 'A prossima vòrta me la deve da fa tutta rosa co' le sfumature arancioni.
 

- E perché?
 

- Vojo fa morì lì turisti Giapponesi che me fanno sempre le fotografie, nun poi capìì come li faccio ride!!
 

- Penza sì, se la volessero comprà e te offreno 'n milione!
 

- E mica jè la do, senti, nun rompe er cazzo co' 'ste cazzate, daje, monta che prima de pjà 'a discesa der Quadraro se fermamo alla funtana der Mandrione.

La funtana cor mascherone de Porta Furba se trova sulla via Tuscolana, all'inizzio de via der Mandrione. E' 'n monumento ordinato nel 1733 da Papa Clemente Xll Corsini e, probabilmente, ma nun ne sèmo certi, è stata ideata dall'architetto Francesco Bianchi 'n sostituzzione de 'n'àrtra funtana der 1586, quando era Papa Sisto V, e de questa vecchia àrimane solo 'n epigrafe sull'arco de fianco alla funtana.

Quello che corpisce de più la gente che passa da quelle parti è la figura ar centro della funtana, 'n mascherone che 'n po' te fa paura e 'n po' te fa ride, perché sembra che te vòle pjà p' èr culo.
Dopo er bombardamento a S.Lorenzo der 1943, la gente sfollata scappò e, pe la paura, se nascose sotto l'archi dell'Acquedotto, co' la speranza che l'aeroplani avrebbero àrisparmiato la robba antica de 'mportanza storica.

Finita la guera, la gente àritòrnò ar vecchio quartiere ma oramai sotto quell'archi quarcuno ce s'era fatta casa, l'anni '50 erano tempi de fame e disperazzione, e così via der Mandrione divenne na strada de mignotte, de papponi, de banditi e de povera gente baraccata. Adesso pe' fortuna è 'na via normale, tranquilla e, si vòlemo, pure chic, solo la funtana nun s'è mai spostata, è rimasta sempre lì, quasi a ricordacce tutto quello che Roma nei secoli ha passato, ma che è sempre caput mundi pe' la storia de tutto er monno.

- Mario, te piace sta funtana?
 

- E' bella davvero, me viè da penzà che, quanno ce l'hanno messa, qua era tutta campagna.
 

- A me, me sembra pure troppo bella pe sta da sola così isolata, a quell'epoca, a parte le mura dell'acquedotto, 'ntorno nun ce doveva sta gnente, qui stamo quasi più vicino a li castelli che ar centro de Roma.
 

- Cjai raggione, sicuramente ce passavano le pecore co li pecorari, la via der Mandrione forze ha preso er nome da tutti li gregge che ce passavano vicino, qua ce se fermava la gente de passaggio e se faceva na bevuta, ma sai che te dico?
 

- Dimme, dimme.
 

- Che sto mascherone er Papa ce lo mise pe mette paura a li briganti e a la gente senza fede, 'o vedi er faccione cor nasone, l'occhi furbi e la bocca larga che sputa l'acqua dentro a na conchija? Nun te mette soggezzione?
 

- E che te devo dìì? A me n'poco me fa ride!
 

- 'Nfatti, prima te fa ride e dopo, si nun te comporti bene, te fa piagne, che nun le vedi le ali largheaàr posto delle recchie?
 

- Ma mica è 'n mostro.
 

- No, me pare 'n pòro vecchio, però, seconno me, è Caronte, che te dice, bevi fratello ma si nun righi dritto te porto co me dà satanasso, zozzo tizzone d'enferno.
 

- Vòi scommette che te piace Tex Willer?
 

- E che vòi fa? Noiartri da regazzini mica cjavevamo tutto come quelli de adesso, dovevamo divertisse co' la fantasia.
 

- 'Nfatti, daje, arimontamo 'n machina e ànnàmòse a divertì, nannì.


Mario e Tony Mal risalgono in macchina.
 

- Bòngiorno!
 

- Oh! Mo sei diventato pure educato?
 

- Perché?
 

- Maj detto "Bòngiorno"
 

-E mica so stato io!
 

- E allora chi è stato?Io l'ho sentito co' l'orecchie mie!
 

- Certo che je l'avete fatta, eh!
 

- Ma limortacci tua! E te che ce stai a fa dentro la machina? Chi t'ha detto de entrà? E te che sei 'n gatto come fai a parlà?
 

- Ma sète proprio du' rincojoniti, ma nun la sapete che co' la fantasia se po' fa tutto? E poi, che ve possino acciàccàvve nun eravamo amici?
 

- Boh? A mè nun mè pare, a Tò, ma che adesso er gatto è diventato n'amico tuo?
 

- No!


- Scusateme, nun m'ero presentato e nun ve avevo detto de chi artro ero amico.
 

- Annàmo bene! Mo cjai pure artra gente alla quale scrocchi er pranzo e la cena?
 

- Me chiamo Armando e so amico de Dario.


- Ahhh... Mo ho capito!
 

- Vabbè, pure Dario è 'n grande amico nostro, ma adesso che voresti?
 

- Venìì co' voi a Frascati, perché, nun me ce volete?
 

- A Tò, che famo?
 

- A Mario, e che famo, se lo pòrtamo, oramai questo ce s'è accollato!
 

- Come ve vojo bene, me metto de dietro sur sedile, bòno, bòno, e nun ve darò fastidio.
 

- Sì ma, m'arriccomanno, nun te fa sentìì che parli, artrimenti a chi te sente je faremo pjà 'n infarto.
 

- A Mario, mica sei matto! Io parlo solo co' voi che semo amici!
 

-A Tò, ma allora è vero che li gatti so ruffiani.


- Ma che stai a dìì, noi gatti de strada cjavemo er savoir fair.
 

- 'A capito? Mecojoni!
 

E così Mario, Tony e Armando er gatto se ne andiedero a Frascati, se fionnarono dentro a na fraschetta e passarono in allegria er resto de la giornata, domani sarebbe stato 'n artro giorno a spasso pe' la città più bella der monno!

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Fotogrammi: GUIDO HARARI "Dario Fo"

13 Febbraio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #fotogrammi, #fotografia

"Dario Fo" di Guido Harari e l'omaggio di Walter Fest "Dario Fo" di Guido Harari e l'omaggio di Walter Fest

"Dario Fo" di Guido Harari e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, eccomi ritornato a voi, siamo in pieno inverno, pioggia e freddo ci fanno chiudere a riccio e così oggi ho scelto per voi una foto allegra, fatta a un personaggio allegro che quando lo vedrete sorriderete e vedrete la vostra giornata con occhi diversi. Vado a prendere Mario che mi sta aspettando su Lungotevere, da un po' di tempo ha preso l'abitudine di parlare con i gabbiani.
 

- Dai, Mario, piantala di raccontare le barzellette ai gabbiani, dobbiamo andare.
 

- Eccomi che arrivo, ho il dubbio che ai pennuti piacciano di più i biscotti che le barzellette.
 

- Perché, ai gabbiani dai i biscotti?


- Un po' di dolcezza mica fa male.


- Dai, sali in macchina che adesso ci penso io a farti ridere.
 

- E con la dolcezza come la mettiamo?
 

- Ti sono rimasti i biscotti?
 

Amici lettori, dovreste guardare la faccia di Mario... Lo ammettiamo... A noi piace molto la dolcezza, e a voi?
 

- Mario, dato che ci troviamo su Lungotevere, facciamoci un bel giro intorno al fiume mentre parliamo del nuovo fotografo e di una sua opera, guarda un po' questa e poi dimmi che ne pensi.
 

- Ma è Dario Fo.
 

- Sì, e lo ha fotografato Guido Harari

Guido Harari ((Il Cairo, 1952), fotografo e critico musicale, il suono, la musica e l'immagine sono il suo sogno materializzato giorno dopo giorno. Chi non ricorda la mitica "Ciao2001" per la quale ha collaborato? Ma, sopratutto, ha firmato le copertine di tantissimi musicisti importanti fra i quali Fabrizio De André, Vasco Rossi, David Crosby, Bob Dylan; è impossibile continuare perché l'elenco è lunghissimo e, per lo stesso motivo, non citerò gli altri innumerevoli artisti ritratti dal grande fotografo.

Il prezioso lavoro di questo artigiano, poeta dell'immagine, è quello di fermare l'attimo, rendendo arte "il tempo di uno scatto", ed è grazie a Guido Harari se tutto il mondo ha la possibilità di ammirare e gioire dei numerosi momenti raffiguranti gente straordinaria, dotata di talento, al servizio di ognuno di noi. Lo scorrere dei secondi, dei minuti, delle ore, dei giorni, degli anni, una scia temporale inesorabile che cammina lasciando alle spalle ogni cosa, in un immenso vortice di ricordi che solo la bravura di un fotografo riesce a fermare.

Guido Harari è uno di questi e, proprio grazie al suo amore per la musica e la fotografia, nel 2011 ha fondato Wall Of Sound Gallery, una bellissima galleria fotografica italiana, situata nel centro storico di Alba, dedicata alla musica e ai suoi protagonisti; pertanto, dal momento che il fotografo ha la possibilità e il dovere di poter fermare il tempo con i suoi scatti, questa galleria non può essere definita un museo nel senso stretto del termine ma un luogo di vera cultura viva.

"Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti vengono generalmente ignorate dagli altri fotografi. Considero Guido un amico, non un semplice fotografo". Lou Reed


- Mario, ho preferito questa foto di Dario Fo perché mi ha colpito sin da subito. La cosa più facile sarebbe stata esaminare uno dei tantissimi musicisti, c'era una vasta scelta ma ho preferito questa immagine perché penso realmente che la gente abbia sempre più bisogno di ridere, e l'idea di mostrare questa espressione mi piaceva un sacco. Guarda come questo faccione stacca benissimo dal fondo nero, ogni ruga, i capelli argentati scapigliati, gli occhi che parlano, il sorriso contagioso, ecco, ho detto giusto, in questa foto il sorriso dell'artista ti contagia, è impossibile non ridere insieme a lui. Guido Harari è stato grande nel fermare quell'istante formidabile nella sua semplicità ma dall'effetto dirompente sull'animo di chi lo guarda. Io non vedo una maschera da guitto ma un amico che mi sta invitando a prendere la vita con più leggerezza, a non arrabiarmi per una sciocchezza e a ridere delle cose, per scacciare odio e violenza, alzi la mano chi non vorrebbe avere un amico così?
 

- Beh, io ho te!
 

-E vabbè, ma mica sono bravo come Dario Fo!
 

- Però fai ridere lo stesso, sopratutto quando parli in romanesco.
 

- Hai ragione, mi sento come un attore di teatro... Dai, passami un biscottino che è meglio...
 

- Mi dispiace, sono finiti, li ho mangiati perché parlavi solo tu. E mentre ti ascoltavo mangiucchiavo.
 

- Sei incredibilmente goloso, e adesso che facciamo?
 

- Abbiamo la batteria solare carica, è ancora giorno e domani è domenica... Andiamo a Napoli a prenderci qualche babà insieme a un bel caffè.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, noi andiamo, non serve che ve lo diciamo, forza, salite a bordo, la dolcezza ci aspetta e la prossima volta parleremo ancora di un altro fotografo a sorpresa.

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Fotogrammi: MELVIN SOKOLSKY "Bouquet Seine"

31 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #fotogrammi, #fotografia, #arte, #personaggi da conoscere

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter FestBouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Dalla serie "Bubble and fly"
 

Amici lettori, blogfan della signoradeifiltri, eccomi ritornato per una nuova serie di illuminazioni artistiche: "FOTOGRAMMI".

Questa volta mi immergerò per voi, insieme a voi, nel grande mare della fotografia, inizierò a scrutare, scovare, occhiare, acchiappare i migliori fotografi del mondo, potrebbero essere noti o meno noti e, di sicuro, l'immagine fotografica e i miei scarabocchi saranno i protagonisti. Di volta in volta analizzerò e descriverò la loro vita e le loro opere, saranno in bianco e nero o a colori?

A sorpresa, per il vostro piacere, apriremo le pagine di questa tecnica artistica ma in tutto questo non sarò solo, sarò accompagnato dal mio amico fedele e titolato assistente Mario il benzinaio. Questa volta sarà un'escursione viaggiante perché io e lui andremo a spasso per il tempo a bordo di una vecchia Fiat 500, gireremo in lungo e in largo. Il nostro mezzo non è un bus ma c'è posto per tutti, siete pronti? In vettura, si parte, e ricordatevi di allacciarvi le cinture della fantasia, vi porterò molto lontano.

Sto aspettando, sulla solita piazza alberata, il mio amico Mario, di solito è puntuale come un barista birmano, eccolo, lo vedo arrivare.
 

- Ciao Mario, forza che i lettori della signoradeifiltri ci aspettano.
 

- Avrebbero ragione, sei mancato per qualche settimana.
 

- Ho avuto un po' da fare.
 

- Certo, avrai visto un sacco di film e mangiato tanta cioccolata.
 

- Non spifferare i nostri gusti segreti, comunque saremo in tema, sai di che parleremo?
 

- Ho visto il titolo della nuova serie "Fotogrammi", con cosa e con chi cominciamo?
 

- Melvin Sokolsky.
 

- Metti in moto la 500 e andiamo a tutto gas!
 

- Ma abbiamo il motore elettrico a energia solare!
 

- Non ti ricordi che con la fantasia possiamo viaggiare a velocità supersonica?
 

- Eh sì, ma cerchiamo di prendercela comoda eh!

 

Melvin Sokolsky (nato a New York il 9 ottobre 1933), fotografo e regista americano. Quando Melvin era un ragazzino, non era per nulla simile agli attuali, pieni di giocattoli e confusi in un consumismo sociale straripante, il piccolo Melvin, a soli dieci anni, era già un piccolo appassionato di fotografia, affascinato dalla fotocamera del padre. Sin da bambino inizia a sognare, può farlo perché libero da condizionamenti e, prestissimo, come un medium riesce leggere nel proprio futuro. Sono queste le questioni affettive che fortunatamente per certi artisti accendono la miccia della creatività che segnerà il loro destino. Quella professione a vent'anni sarà il lasciapassare per la libertà. Da giovani si è perennemente entusiasti e col sorriso sulle labbra, è così che Melvin entrò nell'ambito pubblicitario, esordendo per la rivista americana di moda Harper's Bazaar. Dopo centinaia di migliaia di scatti, nel 1963 l'inventiva dell'artista emerge con la serie "Bubble".

Melvin Sokolsky aveva aperto il diaframma della sua fotocamera per allargare la luce del nuovo modo di interpretare la fotografia di moda e pubblicitaria, uscendo in strada, normalissime strade fra normalissime persone, testimoni della realizzazione di un'opera d'arte fotografica, fra immaginazione e affascinante eleganza.

Nella sua arte non ci sono solo la tecnica, la manualità, il conoscere la luce e tutti gli aspetti legati alla buona ripresa fotografica, nelle sue immagini c'è anche la passione per i pittori del cinquecento. La sua relazione con la pittura si manifesta anche nella serie delle bolle sulla Senna, con un riferimento al surrealismo.

Nelle opere di Melvin Sokolsky è molto importante lo studio grafico, attraverso una serie di disegni e bozzetti preparatori per gli scatti, ma la sua visione artigianale e tradizionale non gli impedisce di apprezzare gli attuali cambiamenti del mondo della fotografia, i progressi tecnologici che rendono più facile per chiunque fare una buona foto. Tutti gli artisti sanno aggiornarsi, riconoscere e confrontarsi con le nuove realtà, l'arte vera è fatta di passione e talento, lavoro e sacrificio, e solo un buon artista riesce a manifestare tutta la propria anima in un colpo di genio. Per Melvin Sokolsky non serve scandire la sua bio, basta lasciare parlare le sue fotografie, vere opere d'arte.
"Non ti ho preso per le mie idee, ti ho preso per le tue idee.” Henry Wolf

 

- Mario, la vedi questa foto?
 

- Che ci fa una modella dentro una sfera trasparente su un fiume?
 

- Sembra molto irreale vero? Mi ha colpito moltissimo il momento che ho scoperto questo fotografo e visto questa serie di opere.
 

- Galleggia e si sposta a pelo d'acqua come se fosse su una barca immaginaria.
 

- Melvin Sokolsky ha avuto una genialata, era il 1963, a quell'epoca per scattare una foto del genere bisognava essere pazzi.
 

- Oppure avere una grande inventiva, come si può ricercare l'originalità senza rischiare un flop?
 

- Io credo che quella serie di scatti, oltre a venire realizzata attraverso una grande e scrupolosa preparazione tecnica, nel fissare quelle sfere con dei cavi che le mantenessero in completa sicurezza, comportava che tutte le location fossero impregnate di una grande energia creativa fra tutto lo staff, e Melvin Sokolsky ne era il regista, con la sicurezza di sapere che stava realizzando una grande opera d'arte.
 

- Mi sarebbe piaciuto essere lì per rimanere meravigliato di fronte a quella lavorazione. Che poi, in fondo, era completamente artigianale, senza effetti speciali.
 

- Sì, Mario, hai detto bene, tutto senza effetti speciali e ausilio di trucchi scenici, le sfere trasparenti sono in plastica e galleggiano realmente sul fiume o nel vuoto, come in altri scatti effettuati a Parigi.
Che ne dici se ci proviamo pure noi con la nostra 500?

 

- A volare?
 

- Come Peter Pan!
 

- Che mondo sarebbe senza la fantasia?
 

- Forza, proviamo, e dove andiamo?
 

- A cercare un altro fotografo.
 

- Prima possiamo andare a prenderci cioccolato caldo?
 

- E' un classico, certo con la dolcezza si vive meglio... Amici lettori della signoradeifiltri, io e Mario andiamo alla ricerca di un nuovo fotografo, non possiamo darvi anticipazioni, sicuramente dopo un cioccolato caldo avremo una bella ispirazione.

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Arte al bar: MASSIMO ROTUNDO "Sera Torbara: gran finale"

15 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #vignette e illustrazioni, #personaggi da conoscere

I fumetti di Massimo Rotundo e l'omaggio di Walter FestI fumetti di Massimo Rotundo e l'omaggio di Walter Fest

I fumetti di Massimo Rotundo e l'omaggio di Walter Fest


 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, Gianni ha acceso il juke box, la compilation di Jamiroquai è musica che fa move up con il cappuccino, è il giusto sound per il dopo feste, ci sentiamo tutti un po' più felici, felici da sembrare ragazzini che aspettano che passi il freddo inverno per tuffarci a volo di passerotto in primavera.

E allora ho pensato che oggi vi avrebbe fatto piacere conoscere questo nuovo personaggio. Un personaggio che, se lo incontraste per strada, vedreste una persona normale, potrebbe essere un elettricista, il titolare di un negozio di orologi, un commesso esperto di una libreria, oppure un simpatico gommista, invece vi parlerò di un grande artista, un vero maestro d'arte. E' maggiormente conosciuto in un certo ambito sia nazionale che internazionale.

Avete mai sentito parlare di Yellow Kid o di Romics d'oro? Massimo Rotundo è uno degli attuali più grandi fumettisti, illustratori e pittori italiani. L'ho scelto perché è un testimone prezioso del fare arte vera.
 

- Senti un po', cazzarone dell'arte, anche questo qua fa roba strana? (Giovanna la milanese.)
 

- A volte sì, ma ti garantisco che è un artista importante.
 

- E che avrebbe di speciale? (Giovanna.)
 

- Sa disegnare e dipingere molto bene con le mani.
 

- Con le mani? Qualcuno lo fa anche con i piedi?
 

- Intendo dire senza l'utilizzo di strumenti elettrici, elettronici, futuristici, fantascientifici.
 

- Alla vecchia maniera?
 

- Sì, ed è quella con più anima.
 

- Ohhh... finalmente uno che sa disegnare! (Franco il gelataio.)
 

- Franco, non essere troppo severo con l'arte moderna, il punto è che stiamo andando verso la fantascienza e molte cose non si faranno più con le mani ma con un click, con un battito di ciglia, con la sola azione vocale e Dio solo sa quello che ci aspetterà, il cinema con i film ha già detto tutto.
 

- Io vado a giocare a biliardo prima che arrivi star trek (Giovanna.)
 

- Io a fare una partita a bocce, se arrivano men in black fateli venire al circolo. (Peppino il pensionato.)
 

- Io un giro in bicicletta prima che mi rapisca un alieno. (Franco il gelataio.)
 

- Io, invece, vado a leggere un fumetto, il classico fumetto con le pagine di carta che ancora si sfogliano con le mani, lo prenderò in edicola, probabilmente l'edicolante mi sorriderà e, sotto gli occhiali, mi dirà che uscirà domani, allora andrò al mercatino a comprare un vecchio Topolino, abbiamo tutti bisogno di sognare, un antistress, un fumetto non è roba solo per ragazzini, è arte mascherata da fantasia, quella che ormai sta scomparendo e sarà in via di estinzione. 

Ecco perché artisti come Massimo Rotundo sono importanti, fanno scuola per aiutare i giovani a vivere meglio, lui e altri come lui, insegnano a muovere le mani, le dita, l'immaginazione, a ridere di una battuta, a emozionarsi per un personaggio, un eroe, un bastardo che a breve le prenderà, un cattivone che finirà male, tutto questo lo puoi trovare in un fumetto che ancora sfoglierai con le mani mentre con gli occhi ti ficchi come un gatto in una storia. No, non è roba solo per ragazzi, un fumetto è per chi ama la vita, utilizzando ancora le mani per sfogliare le pagine di carta, se ne sfiora l'arte, annusandola, toccandola con i polpastrelli che siano anche sporchi di olio della pizza, se vuoi ancora sentirti un umano.

Per farti entrare in un altra dimensione ci penserà gente come Massimo Rotundo, i fumettisti sono tanti, non li vedi perché lontani dai riflettori, amano lavorare a fari spenti su un tavolo pieno di colori e di strumenti come artigiani veri. Ecco, ora ho davanti a me una pagina con due soldati a cavallo, quello con i capelli bianchi dice al biondo che vorrebbe un frullato di mele come glielo faceva la madre. Il giovane dai lunghi capelli invece vorrebbe mangiare trippa e fagioli all'osteria del Greco. Lo sfondo è africano, a breve un ragazzino lo farà cascare da cavallo e lo prenderà a mazzate, interverrà il soldato più vecchio che lo salverà. Io nello scarabocchio mio ho cambiato la battuta, ho mandato il biondo a giocare a pallone ma l'altro non voleva perché non potevano uscire dalla storia... erano solamente in un fumetto.
Massimo Rotundo (Roma, 11 aprile 1955), diplomato all'accademia delle belle arti, esordisce come fumettista nel 1978 con lo storico Lanciostory. Negli anni '80, periodo nel quale il fumetto assume un'immagine più artisticamente chic, collaborerà con numerosi settimanali per storie ambientate maggiormente nella fantascienza e nel poliziesco. Dal 1985 Comic art diventa la sua famiglia e lo sarà per un lungo periodo, fra i suoi lavori più apprezzati "Sera Torbara", il personaggio fatal affascinante Tovarisc Nina, protagonista di ironiche storie sensuali, ambientate fra falce e martello con risvolti pacifisti. Nell'88 anche la Francia lo applaude con la serie erotica Ex Libris Eroticis, con la quale l'eros viene descritto con un tratto a china di gran classe, raffinato come sulle note jazz di un pianoforte. Lo stesso jazz a fumetti viene riproposto dall'artista per la rivista "Blue", con una atmosfera da occhi a mandorla per la serie "Chinagirl". Negli anni '90 l'artista vira per un percorso letterario al quale applica il suo talento e la sua fantasia per interpretare temi classici come in "La pelle di Zigrino", romanzo scritto da Honoré de Balzac, "Pasolini", basato sulle sceneggiature di Jean Dufaux e "I miti dei Greci a fumetti" di Luciano De Crescenzo. Nel '98 un'altra grande famiglia lo accoglie, la Sergio Bonelli Editore, che gli mette in mano la figura di un nuovo personaggio, un cavaliere, un eroe coraggioso e onesto in un mondo post atomico, per fortuna è solo fantasia a fumetto, Brendon, ideato da Claudio Chiaverotti e, a partire dal numero 46, vengono affidate a Rotundo le copertine.

La classe non è acqua e il suo talento naturale, la sua passione, il suo essere un vero artigiano dell'arte, con le mani sempre sporche di colore, seduto su uno sgabello e non su un piedistallo, fanno di lui un protagonista della cultura, dovrei continuare a elencare, storie, personaggi, lavori anche in ambito teatrale e cinematografico, ma a che servirebbe? La solita biografia, bla,bla... no, voglio solo dirvi che Massimo Rotundo è un grande artista, sottolineerò solo due premi che gli sono stati conferiti, lo Yellow Kid nel 1990, il Romics d'oro alla carriera e il "Texone" n°30, che non è un premio ma una leggenda.

Infine, non ve lo avevo detto, ma Massimo Rotundo è anche un insegnante, insegna la tecnica per disegnare fantasia e rimanere umani, la fantascienza può rimanere sulle strisce a fumetti o sui fotogrammi di un film, noi ora andiamo a prenderci un caffè caldo, chi vuole venire?
Amici lettori del blog che vi apre pagine colorate di antistress, vi ringraziamo, salutiamo e vi diamo appuntamento ai prossimi articoli, bye, bye, au revoir, ciao ciao a tutti.

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