racconto
Gli aiutanti di Babbo Natale
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Tutti sanno che gli elfi, i folletti e gli gnomi sono creature delle foreste, delle montagne e dei boschi, ma nessuno sa del loro impiego al Polo Nord, grazie a uno stratagemma del signor Natale, il soprastante di Santa Claus Town.
Come avvengono le furbissime operazioni di reclutamento? Semplice: a causa della massiccia deforestazione e dell'inarrestabile urbanizzazione, tali figure non hanno un posto dove andare, pertanto l'unico modo per garantirsi un tetto sopra la testa, nonché di portare la cioccolata in tavola, è quello di lavorare duramente.
Le numerose mansioni lavorative prevedono ad esempio la fabbricazione dei giocattoli, gli impacchettamenti, e la gestione della corrispondenza. Ecco, riguardo la posta, al contrario di quanto si possa credere, le letterine indirizzate non vengono affidate al diretto interessato. Quest’ultimo, al massimo, si occupa del “bestiame” e di accendere i tantissimi camini disseminati nel casermone costruito in blocchi di cemento di neve.
Da segnalare che l’omone grosso in rosso con la barba bianca riesce benissimo a tenere gli operatori in riga o, per dirla in altri termini, con due piedi in un natalizio stivale, inoltre non ha affatto bisogno di guardie oppure di telecamere per sorvegliare il personale in caso di evasioni.
A tal proposito, avventurarsi all'esterno del gigantesco igloo risulta una pessima idea in quanto gelarsi ed essere presi in consegna da quelli della Findus è sicuro come le renne che stanno in cielo.
La cintura di Babbo Natale
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Il caro Babbo Natale non indossa la cintura soltanto per stringersi i pantaloni, difatti la ritengo persino tecnologica, simile a quella di Batman. In fin dei conti, come può un individuo del genere entrare in ogni casa, calarsi dai camini, decifrare codici di sicurezza, aprire serrature, papparsi latte e biscotti, lasciare pacchi e pacchettini e infine svignarsela senza farsi notare?
Immagino poi che la sua toghissima cintura sia facilmente slacciabile, quindi pratica e funzionale anche per altre… esigenze.
Pensateci. Il suddetto viaggia intorno al mondo e, nell'introdursi nelle abitazioni, non credo che si scomodi a cercare il bagno per una copiosa pisciata. Perché copiosa? Eh, con tutte le bottiglie che si scola! Di Coca Cola, intendo. A tal proposito, la mattina di Natale, nell'eventualità di trovare una pozza giallognola sotto l'albero, non bisogna dare la colpa al nonno o al cane. Ebbene sì, al tizio grosso in rosso quando scappa scappa, pertanto sarebbe ingiusto biasimarlo, del resto stiamo parlando di un signore decisamente anziano e pieno di reumatismi che annualmente si prende la briga di partire dal Polo Nord per portare regali a tutti, belli e brutti.
Traggo le mie conclusioni rimaneggiando un noto proverbio: «A renna donata non si piscia in bocca»
Il principe ranocchio
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Padre, perché non avete bussato? Vi devo delle spiegazioni. No, vi prego, non arrivate a facili conclusioni e non ritenetemi una principessa dai facili costumi. Questo ragazzo si trova qui per un motivo.
In buona sostanza, ieri pomeriggio, mentre giocavo sull'erba, ahimè, calciando un po' troppo forte la mia adorata palla d'oro, l'avevo fatta finire nello stagno. Se solo sapeste quanto mi sentivo disperata!
Poi, all'improvviso, una figura dalle fattezze ranesche, alta nemmeno un metro, si era materializzata dall'acquitrino, dicendomi le testuali e seguenti parole: «Sono il principe Giovanni Rana. Una perfida strega mi ha lanciato un terribile incantesimo e per spezzarlo esiste una sola possibilità. Ti restituirò la sfera a patto che mi porti nella reggia e mi lasci passare la notte nel tuo letto, accanto a te.»
Padre, essendo l'unico modo per riavere la palla, ho accettato. Stamattina, al risveglio mi ha chiesto un bacio. All'inizio non volevo, però, lasciandomi intenerire, glielo ho dato. Oh, istantaneamente la batrace qui presente si è trasformata in un uomo, proprio alcuni secondi prima della vostra irruzione. Non stupitevi che sia nudo, dopotutto poco prima era un ranocchio. Invece, nel mio caso, lo sapete benissimo che preferisco dormire senza vestiti.
Padre, non vi incazzate, è andata così, dovete credermi. Cosa? Quel servo accanto a voi è un impostore! Addirittura afferma che io e il principe abbiamo fatto sesso? Non è assolutamente vero!
Ah, ci ha spiato dal buco della serratura... ehi, pezzo di cretino, piantala di sghignazzare, esci da sotto le lenzuola. Giovanni, forse non hai capito: da adesso ti trovi in una posizione scomoda, sicuramente non quella della rana.
Nota dell'autore: Riadattamento scilipotiano di una celebre fiaba dei fratelli Grimm.
In Il principe ranocchio, la narrazione verte unicamente sulla prospettiva della principessa.
La pazza
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Agata fissò attentamente la stramba figura femminile che le si parò davanti, chiedendosi da dove fosse sbucata. Magra da far paura, lo sguardo spento, la carnagione pallida e i biondi capelli crespi.
«Sicuramente sei scappata da un manicomio!» esclamò Agata sogghignando e indietreggiando nervosamente di diversi metri.
La squilibrata fece lo stesso, come a volersi prendere gioco di lei.
«Brutta psicopatica, chi ti ha lasciato entrare?» continuò Agata, mostrando i primi segni di ostilità. «Pazzesco, una pazza in casa mia. Cose da pazzi!»
La mentecatta assunse un'aria inquietante, per di più muovendo le labbra senza parlare.
«Qual è il tuo problema?» sbraitò Agata gesticolando per rendersi minacciosa.
L'alienata non si lasciò impressionare, oltre a ciò con sincronismo perfetto riusciva a imitare le gestualità della ragazza.
«Puttana schifosa, non ti permetto di scimmiottare! Ti spacco la faccia!»
Agata decise di passare all'azione avventandosi verso la matta per colpirla con un cazzotto, quest'ultima fece lo stesso alzando un pugno, tant'è che finirono per scagliarselo a vicenda. In quel preciso istante, lo specchio da bagno si spezzò.
Della pazza non rimase altro che una miriade di pezzi frantumati.
Il desiderio di Geppetto
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Le Marionette odiano i Burattini e viceversa.
I Peluche odiano le Paperelle di Gomma, tale sentimento è reciproco.
I Manichini odiano gli Spaventapasseri, un odio vicendevole.
Le Bambole odiano le Bambole Gonfiabili, un'accanita ostilità decisamente ricambiata.
Io, invece, strano ma vero, non essendo il loro "giocattolo", li odio praticamente tutti, tra l’altro siamo in guerra. Se la globalizzazione umana risultava una chimera, figuriamoci adesso, visto che le fazioni provavano già avversione in tempi non sospetti. Gli schieramenti, negli ultimi mesi, hanno deciso però di fare una tregua temporanea e di coalizzarsi contro il genere umano.
Mi trovo barricato in un avamposto militare assieme a un nugolo di soldati con le armi pronte e con la necessità di mantenere un costante stato di allerta, difatti i nemici potrebbero arrivare da un momento all'altro.
E pensare che, fino a non molto tempo fa, i miei giorni scorrevano tranquilli in una mensola in legno, finché una notte, quella "mezza sega" di Geppetto espresse un desiderio che disgraziatamente venne male interpretato. La stronza della Fata Turchina, calcando un po' troppo con la bacchetta, donò la vita sia me che a miliardi di altri inanimati.
«Fatina, cosa diavolo hai combinato?»
Queste furono le ultime parole di quello stolto falegname prima di crollare terra, colpito da un infarto.
La collezionista
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Era una collezionista di qualsiasi cosa, aveva iniziato fin da piccola collezionando tappi. Manco a farlo apposta, Il collezionista di ossa era il suo film preferito.
Un'autentica mania ma, Beatrice, mia moglie, era fatta così.
Penso che amasse di più la sua collezione di cappelli. Cappelli di paglia, cappelli da cowboy, cappelli lavorati a maglia e persino alcuni fez acquistati durante le nostre vacanze in Marocco, in un bazar affollato di Marrakech.
La "collezionista" è deceduta l'anno scorso, lasciandomi tutte le collezioni. Seduto sul divano, tra le mani tengo stretta una vecchia fotografia trovata in un cassetto. Questa foto gliela scattai io, ritrae Beatrice che orgogliosamente indica con l'indice della mano destra le sue adorate lattine riposte su uno scaffale.
Indossando un sombrero e affranto dalla malinconia, i ricordi mi fanno compagnia.
Nota dell'autore: La collezionista ha partecipato in un altro portale letterario a un laboratorio di scrittura creativa intitolato LA FOTOGRAFIA avente come tema: "Hai trovato una vecchia foto nel cassetto. Pensieri e ricordi."
Erika
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«Cazzo, non posso salvarti se non vuoi essere salvata!» urlò una voce maschile dall'altra parte della cornetta.
La linea telefonica crepitò, Erika in tono apatico rispose che stava attraversando un periodo difficile.
Erika chiuse gli occhi e sospirò, stringendosi la giacca intorno alle spalle. Non voleva morire. No, semplicemente desiderava non esistere affatto.
«Papà, prestami dei soldi!» supplicò la ragazza.
Clic.
Il tintinnio delle restanti monetine rilasciate dalla cabina telefonica coprirono l'intera imprecazione, monetine che finirono per essere accozzate con delle sgualcite banconote. Quel denaraccio lo ritenne sufficiente per potersi permettere una dose da Khaled, uno spacciatore ben mimetizzato in un angolo lugubre della stazione di Messina Centrale.
***
L'ago le perforò la pelle del braccio sinistro pieno di buchi per entrare in una vena, il confortante intorpidimento dovuto all'eroina riuscì a placare la sgradevole iperattività. Erika, adagiandosi al muro della stazione ferroviaria cominciò ad ondeggiare ed ebbe la sensazione di sentirsi risucchiata in un vortice intriso di luci psichedeliche e cacofonici suoni, fino a scivolare nell'oblio oltre che sul marciapiede.
Lo steccato
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Nell'aldilà il Paradiso e l'Inferno rappresentano due proprietà private e separate da una chilometrica staccionata, oltretutto con la presenza di migliaia di cartelli nella parte paradisiaca con su scritto "Adeguate recinzioni fanno buoni vicini", mentre gli incalcolabili "Attenti al Cerbero!" appaiono nella parte infernale.
Dio e Satana, nel Bene e nel Male sembrano andare d'accordo; inoltre, sia le anime malvagie che quelle pie hanno mai provato a scavalcare lo steccato per curiosare o per cambiare aria, evitando così incidenti diplomatici.
Succede poi che Satana, per il suo compleanno, una sera organizzi una super grigliata, invitando miliardi di dannati, tra cui l'innominabile cancelliere dai famosi baffi a spazzolino che, nel pomeriggio, si era occupato personalmente di preparare, assieme a dei crucchi con la svastica, una titanica torta di carne, per di più cotta in uno smisurato forno crematorio collocato sotto una tenebrosa montagna. Per il trasporto della tortona si sono avvalsi di due fortissimi giganti: Gargantua e Pantagruel.
A un certo punto, la maxi festa si trasforma in un autentico pandemonio, gli invitati bevono all'eccesso e si prodigano a fare fuoco e fiamme nel vero senso del termine, difatti la palizzata viene irrimediabilmente danneggiata, fino ad essere completamente distrutta. Dio, incazzato come un satanasso, sbraita contro Satana e gli intima un indennizzo.
Dio - «Provvedi, oppure ti farò passare l'inferno!»
Satana - «Aspetta e spera!»
Dio - «Mi hai letteralmente stufato! Chiamo il mio avvocato e ti faccio causa!»
Satana - «Adesso capisco il detto "Gli avvocati sono un male necessario." Mi sa che dovrò chiamare pure il mio.»
Dio - «Per mille angeli! Pensi davvero di spuntarla?»
Satana - «Sì!»
Dio - «Come fai ad esserne così sicuro?»
Satana - «Perché ho... l'avvocato del diavolo!»
Nota dell'autore: questo racconto ha partecipato in un portale letterario a un contest dove bisognava citare il titolo di uno dei film preferiti dell'autore o dell'autrice partecipante, proponendo un brano di qualunque genere.
Le ultime tre parole dell'ultima riga de Lo steccato svelano un caposaldo del cinema hollywoodiano.
L'esca
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La piccola Giusy se ne stava seduta con le gambe penzoloni su un molo tenendo tra le mani una canna da pesca.
«Sei qui da ore e non sei riuscita a prendere nemmeno un misero pescetto» osservò il padre, deridendola, dietro le sue spalle.
«A dirla tutta vorrei catturare una balena» gli rispose Giusy, imbronciata.
«Che cosa hai agganciato all'uncino?»
«Un dito mozzato!»
La figlioletta, non volendo passare per bugiarda, riavvolse la lenza per far vedere l'esca al costernato genitore per poi rilanciare con nonchalance l'amo in acqua.
«Dove hai "pescato" quel pollice?» gli chiese il padre, sentendo lo stimolo di rimettere.
«Nel cimitero vicino casa nostra, mentre scavavo nel terreno» spiegò Giusy. «Stavo cercando dei lombrichi però alla fine ho trovato dieci dita sparse qua e là. Le altre nove le tengo in questa scatoletta metallica assieme ai vermi.»
«Vorresti mangiare un pesce catturato tramite un pezzo di cadavere?» urlò il padre dopo aver vomitato.
«La balena non è un pesce, semmai un cetaceo!» precisò candidamente la bambina.
«Ah già, è vero. Vabbè, dai, se ti servirà, emh, una... una mano per issarla, ti aiuterò io.»
La capanna dello zio Tommaso
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Cinque anni fa la buonanima di mio zio mi ha lasciato in eredità questa deliziosa capanna situata nel bosco. In quel periodo stavo affrontando momenti difficili in quanto ero oberato dai debiti causati da un fallimentare matrimonio e da una cattiva gestione dell'azienda di famiglia. Ciò mi costrinse a vendere di tutto, dall'appartamento alla macchina, per far fronte ai guai, tranne questo rifugio, nonostante le numerose e cospicue offerte ricevute.
Stamattina ho sentito il bisogno di venire qui, in primis per staccare la spina dalla tediosa quotidianità di città.
Bene, la legna per il camino è pronta, ed essendo quasi sera mi accingo ad accendere un antico lume a petrolio. Guardandomi intorno, rievoco per l'ennesima volta i miei verdi anni legati a questo posto. Mi ricordo che con lo zio trascorrevo liete giornate a parlare, a giocare a carte, a preparare gustose focacce e tant'altro. «Mi manchi!» esclamo tra me e me, divorato dalla malinconia e osservando sulla parete la sua fotografia incorniciata che pende sbilenca. Odio le cose "storte", altra caratteristica ereditata da lui.
Nell'atto di raddrizzare la cornice, casca un foglio di carta da dietro, scivolando lentamente sul pavimento. Capperi, si tratta di una stringatissima lettera. Nel leggerla, inizio a piangere, coprendo la bocca con una mano.
--- Carissimo e adorato nipote, se non hai ceduto alla tentazione di vendere la capanna, sotto il parquet su cui stai poggiando i piedi ci sono nascosti centomila euro, soldi ottenuti dalla liquidazione di quando lavoravo in qualità di sottoufficiale dei carabinieri.
Con affetto.
Zio Tommaso. ---
Nota dell'autore: il titolo di questo racconto si rifà a La capanna dello zio Tom un celebre romanzo di Harriet Beecher Stowe.
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