filosofia
Gabriele Centorame, "Il Niente" II Parte
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IL NIENTE - II Parte
Riflessioni filosofico-scientifiche sull’origine del mondo
Gabriele Centorame
Guido Miano Editore, 2024.
L’autore precisa che quest’opera, Il Niente - II Parte, segue altri due testi: Prolegomeni al Niente (tuttora inedito) e Il Niente - I Parte (pubblicato nel 2016). E così riferisce: «Il tutto in forma di saggio e di cronaca. Prolegomeni abbraccia il periodo dal 4 gennaio 1991 al 15 agosto 1991, Il Niente - I Parte dal 6 gennaio 1992 al 29 gennaio 1998 e Il Niente - II Parte dal 4 febbraio 1998 al 26 aprile 2021. Vengono trattati avvenimenti storici, politici e principalmente filosofici, seguendo un percorso mentale che tende all’affermazione del “Niente” come principio eterno e assoluto, verità completa, fondata e incontestabile».
Non v’è dubbio che si tratti di uno scritto alquanto originale, sia dal punto di vista formale che da quello contenutistico. La struttura letteraria scelta è quella di un diario nel quale, tuttavia, vi sono pochissime narrazioni autobiografiche, mentre sono preponderanti le dissertazioni filosofiche e scientifiche sulle origini del mondo, soprattutto dovute al superamento della fisica classica da parte della fisica quantistica.
Per rendere la prosa relativa ad argomenti così concettuosi, scorrevole e divulgativa, i suoi ragionamenti sono concisi e sufficientemente leggibili dai molti, e quindi quasi didattica. Infatti egli si avvale anche spesso di una scrittura tautologica, in modo che il lettore possa interiorizzare e memorizzare i tanti principi teorici contenuti nel libro. In altre parole egli accompagna l’interlocutore alla scoperta dell’affascinate mondo delle ipotesi e teorie elaborate da filosofi, pensatori e scienziati circa i misteri della vita e dell’universo. Tutto ciò assomiglierebbe quasi al metodo espositivo galileiano se avesse utilizzato anche forme dialogiche.
Un altro punto positivo di tale scrittura riguarda la suddivisione in brevi capitoletti, che sono quasi tutti leggibili in modo autonomo, poiché si tratta di dissertazioni concluse in sé: anche aprendo le pagine a caso è possibile trovare materia per riflessioni profonde sulla condizione umana, senza dover scorrere avanti o indietro per cercare nessi logici. Frammiste all’assidua ricerca per la dimostrazione del Niente - un niente per l’autore assoluto, filosofico, cosmico, fatto di materia e antimateria e che non ha nulla a che vedere con il nihilismo niciano e che non implica una negazione di Dio - vi sono pagine che parlano dell’assurdità delle guerre, della nostalgia di paesi esotici dei paradisi caraibici; che contengono osservazioni naturalistiche, previsioni sul futuro dell’umanità, pillole di saggezza per il vivere bene, commenti sulla situazione politica ed economica italiana e mondiale; che trattano fenomeni come le migrazioni, le disuguaglianze sociali, la corruzione e il declino della società italiana, capitalismo e comunismo, il terrorismo distruttore… Penso che si possa quindi anche considerare tale tipo di letteratura una sorta di Zibaldone sul modello leopardiano, visto anche che Centorame colloca il Leopardi tra i sui autori preferiti.
Nonostante l’affermazione dogmatica iniziale, ad una attenta lettura del libro, si può affermare che l’impostazione ideologica di Centorame non sia da considerarsi solo razionalistica, ma anche umanistica: si riscontra una tensione ad unire ragione e valori umani, scienza e coscienza, sapere e bellezza, spiritualità e laicità. Infatti accanto agli scienziati e al loro pensiero (Pierre e Marie Curie, Charles Darwin, Paul Dirac, Albert Einstein, Benjamin Franklin, Isaac Newton, Max Planck, Carlo Rubbia, Emilio Segrè, Antonino Zichichi… tanto per citarne solo alcuni tra i più noti al grande pubblico) egli cita spesso poeti, scrittori, teologi cristiani, santi, pensatori antichi, verso i quali nutre stima, considerazione e spesso condivisione di idee: ci parla delle illusioni leopardiane come uniche realtà del mondo; della grandezza di Dante e dell’Infinito finito; della rivoluzione cristiana dell’amore, volàno per il miglioramento dell’uomo; del pregio della regola benedettina ora et labora; dello spessore di Sant’Agostino; di “Eros e Thanatos” in Freud; dell’influenza di Santa Caterina da Siena nella sua epoca; dei sempre indispensabili Socrate, Aristotele, Platone, Eraclito, Pitagora, … E, in un passaggio del capitoletto Super Stringhe, argomenta: «... Nel prologo del Vangelo secondo Giovanni è scritto all’inizio: “Nel principio era la parola, la parola era con Dio, e la parola era Dio”… L’origine è un suono, una vibrazione nel mare del Niente. La vibrazione primordiale creatrice è presente nelle culture antiche e nelle religioni, ed oggi affiora in modo meraviglioso nella scienza moderna, con la teoria delle stringhe, vibranti all’origine della materia». Sembra quindi non esserci nessuna contraddizione tra Nuovo Testamento e scoperte scientifiche attuali.
L’autore trae poi le sue conclusioni derivanti dalla rivoluzione scientifica moderna, che sottopongo all’attenzione del lettore nell’intento di invogliarlo a leggere Il Niente, che, per paradosso, contiene il Tutto: «Porre al centro d’interesse filosofico le relazioni anziché le individualità implica un cambiamento anche in campo etico. Al posto dell’individualità accesa e dell’auto referenzialità poniamo le relazioni umane e l’armonia tra le parti. Gli obiettivi da perseguire sotto tale nuovo aspetto sono: 1) uguaglianza economica tra i cittadini; 2) eliminare le guerre, magari costituendo un unico esercito su tutto il globo terrestre; 3) nei limiti del possibile cambiamenti positivi in campo ecologico e per finire 4) eliminare le centrali nucleari del pianeta.
Nel momento in cui perseguiamo con convinzione ed onestà tali obiettivi, finalmente siamo degni di rispondere in modo credibile alle fatidiche tre domande tradizionali della filosofia. A) Chi siamo? Un insieme di relazioni. B) Che dobbiamo fare? Agire per il bene comune, che è pure il nostro bene; e in riferimento alla domanda finale... C) Cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro? Un mondo migliore, il contrario di quello che sta accadendo dal 24 febbraio 2022 con la guerra in Ucraina”.
Enzo Concardi
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L’AUTORE
Gabriele Centorame è nato nel 1950 a Città S. Angelo (Pe) dove attualmente risiede. Laureato nel 1972 in Lettere e Filosofia, ha insegnato Storia e Filosofia nei Licei delle province di Teramo e di Pescara, e materie letterarie nell’Università della Terza Età. Ha conseguito il Diploma di Micologo e attualmente insegna micologia al fine di preparare i cercatori di funghi e di evitare eventuali intossicazioni. Ha pubblicato varie raccolte poetiche tra cui Briciole (1997), Polline in volo (2000), Luce nella notte (2005), Il sentimento della Natura (2022). È inoltre autore di numerosi saggi filosofici pubblicati su riviste specializzate. Da molti anni è Presidente del “Premio D’Annunzio”, poesia e narrativa, a Pescara e a Città Sant’Angelo (Pe).
Gabriele Centorame, “Il Niente” - II Parte (Riflessioni filosofico-scientifiche sull’origine del mondo), premessa di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 180, isbn 979-12-81351-23-3, mianoposta@gmail.com.
Vladimiro Giacché, "Hegel - La Dialettica"
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Vladimiro Giacché
HEGEL – La Dialettica
Introduzione al pensiero hegeliano
Diarkos – Euro 18 – Pag. 225
Un mestiere complesso e utile è quello del divulgatore che rende semplice il difficile, pur mantenendo intatta la complessità del tema trattato. Vladimiro Giacché - laureato in filosofia alla Normale di Pisa - fa molto bene questo lavoro, occupandosi della sua materia e rendendo comprensibile un autore importante come Hegel, mostro sacro per gli studenti liceali. Giacché aveva scritto una prima edizione del volume, andata ben presto esaurita, quindi si è visto motivato ad ampliare il lavoro, dopo essersi occupato anche di scienza della logica, storia tedesca e filosofia ottocentesca tra idealismo e positivismo. Questo volume edito da Diarkos è un’introduzione al pensiero di Hegel scritta in un linguaggio semplice, chiaro e accessibile anche ai profani, che introduce alla dialettica, il più importante libro del pensatore, la base della sua teoria filosofica. Si parte dagli scritti giovanili in tema di religione e filosofia, la critica della morale kantiana, passando per la fenomenologia dello spirito come forma di conoscenza, per arrivare alla scienza della logica e alla filosofia della natura e dello spirito. Il libro prende in esame il pensiero di Hegel ma non trascura gli hegelisti, gli adepti, la scuola hegeliana, infine pone l’accento sull’influenza del pensatore nel mondo scientifico e letterario. Tra le concezioni più importanti e ancora attuali troviamo il pensiero sullo Stato, l’importanza della contraddizione e della dialettica, le considerazioni sulla funzione dell’arte, oltre al ragionamento sistematico - storico su realtà e razionale. Tutta la seconda parte del libro consiste in una corposa antologia di letture per dare la parola a Hegel e far conoscere il pensatore con brani scelti dalle singole opere. Per finire abbiamo alcuni approfondimenti sulla considerazione ciò che è reale è razionale e un apparato critico, in appendice a un lavoro interessante, utile ai fini dello studio, come primo approccio sul pensiero filosofico di Hegel. Un volume importante, per la sua semplicità colta, sia per gli studenti di materie filosofiche che per i semplici appassionati di cose culturali. Hegel è alla base del pensiero storico - letterario di tutto il Novecento.
Omaggio a Darwin
Mi propongo di dare qui un breve compendio del progresso delle idee sull'origine delle specie. Fino a poco tempo fa, la grande maggioranza dei naturalisti credeva che le specie fossero immutabili e che fossero state create l'una indipendentemente dall'altra. Numerosi autori hanno abilmente sostenuto questo punto di vista. Alcuni naturalisti, invece, erano convinti che le specie subissero modificazioni, e che le attuali forme di vita discendessero per generazione regolare da forme preesistenti. (Darwin L'origine delle specie, 1859).
La vita della teoria di Darwin non è mai stata facile: l’evoluzionismo è un’importante teoria scientifica che ci ha permesso di risolvere tanti interrogativi fisici, ma offre anche tante tematiche interessanti su cui meditare e sperimentare per provarne la validità. Scomodiamo Popper e la sua concezione epistemologica della scienza: egli paragona la storia della scienza alla teoria dell’evoluzione di Darwin. Tutte le teorie scientifiche devono riuscire a superare una revisione empirica per poter sopravvivere ed essere accettate. La ricerca quindi non ha mai fine e la teoria sopravvive fino a quando non si possa dimostrare la non validità della teoria stessa.
E una teoria scientifica ha tanti nemici, politici, religiosi, filosofici. Nel pubblicizzare le sue idee Darwin temeva le conseguenze, anche se non prevedeva una tale rivoluzione del pensiero imperante.
Egli individuò il motore dei cambiamenti nella selezione naturale, motore che esprime la differenza esistente tra gli individui di una popolazione e regola la loro possibilità di sopravvivenza e di riproduzione; ma non fu facile poter dimostrare ciò che aveva visto con i propri occhi nei luoghi visitati, né bastarono l’attento e minuzioso diario, né gli schizzi con cui corredava ogni scoperta. La comunità scientifica gli contestava la non trasmissibilità delle variazioni che lui sosteneva di aver scoperto; solo con Mendel e le sue leggi e poi con gli studi sulla genetica, i suoi risultati furono giustamente valutati, ma la teoria sull’evoluzione delle specie continua a non aver vita agevole, né nell’ambiente scientifico, né in quello religioso.
Mettere a tacere definitivamente le controversie che, ancora oggi, periodicamente affiorano e offendono il suo pensiero, è forse l’omaggio che Darwin gradirebbe di più, per i 200 e più anni passati dalla sua nascita.
La negazione della teoria dell’evoluzione deriva in primo luogo dalla mancanza di cultura e di nozioni biologiche: è più comodo credere l’uomo al centro degli esseri viventi, anzi al vertice della piramide, senza porsi problemi sull’evoluzione e le trasformazioni che comunque sono anche sotto i nostri occhi (basta dare uno sguardo ai numerosi reperti fossili, orme del passato che, come le vecchie foto denunciano i cambiamenti dei costumi e delle abitudini così essi evidenziano le trasformazioni degli esseri viventi). E alla opposizione culturale si affianca quella di natura religiosa.
Le religioni si basano su dogmi o miti inoppugnabili: solo la fede e non la ragione rivela la verità. La fede è qualcosa di più che indimostrato, è indimostrabile, è qualcosa di assurdo. Questo atteggiamento raggiunge la massima espressione con Tertulliano e può essere sintetizzato nel concetto che gli viene attribuito “credo quia absurdum “, una verità è tanto più vera, quanto più appare assurda. Nel corso dei secoli la Chiesa, anzi le Chiese, sono rimaste saldamente ferme nei propri steccati, rigidi e inamovibili. L’evoluzione e la scienza in generale sono invece una continua, ininterrotta ricerca.
Quasi sempre i due credo sono in antitesi, e l’uno non accetta il divenire dell’altro. Le regole di comportamento, di ricerca, di insegnamento dovrebbero essere chiaramente secolari e democratiche, indipendenti da lingua, cultura, religione; le eredità scientifiche sono patrimonio dell’umanità e come tali protette e svincolate da qualsiasi forma di integralismo, sia esso religioso, politico o anche culturale.
Le religioni monoteistiche, sempre molto distanti tra loro, e solo recentemente più tolleranti, sembrano invece molto unite, rispetto a questo problema.
Giovanni Paolo II, attraverso l’Accademia Pontificia delle Scienze dice “le scoperte recenti portano a credere che la teoria dell’evoluzione è qualcosa più di una ipotesi”.
Viene da pensare che, da un pensiero stridente, trascendente e mistico, estraneo a un reale contatto con la storia e la realtà, possa derivare appena un piccolo spiraglio che non compromette molto, né prende posizioni nette e indubbie: quale teoria dell’evoluzione? Perché Darwin non viene nominato?
Per la chiesa di Roma insomma l’uomo è opera dell’atto della creazione, così come tutti gli esseri viventi e l’universo intero. Se pure ci fosse l’evoluzione, sarebbe comunque sotto il controllo divino.
La chiesa protestante è, di norma, rigida osservatrice dei testi sacri, inoppugnabili come i fondamenti della cristianità; negli ambienti del liberalismo protestante, invece, si affida a ogni credente la possibilità di scegliere criticamente e responsabilmente le proprie verità, derivanti sempre, però, da una lettura minuziosa e attenta della Bibbia.
Nelle chiese ortodosse, russa e greca, le autorità religiose, molto autonome, non sono vincolate alla chiesa di Roma, ma rimangono comunque legate ai concetti biblici della creazione in sei giorni, anche se, generosamente, i giorni vengono intesi come periodi storici.
Per il giudaismo, l’assenza di un’autorità centrale, che dia indirizzi precisi e univoci, consente, atteggiamenti molteplici ma pur sempre critici.
Per l’Islam, infine, tutto ciò che abita e popola la terra è stato voluto da Allah, negazione della teoria dell’evoluzione. Si possono accettare solo le mutazioni, come errori sfuggiti all’opera perfetta di Dio.
Negare la validità delle teorie darwiniane, è un passo indietro nella storia, nella religione e nella cultura dei popoli. Oggi, paradossalmente, prima ancora che le stesse teorie siano state totalmente e definitivamente accettate, si parla di un traguardo finale a cui sarebbe giunta l’evoluzione: le migliori condizioni di vita, le scoperte scientifiche, i progressi della medicina e della chirurgia avrebbero provocato una battuta di arresto al processo evolutivo Dopo duecento e più anni, Darwin ancora divide e unisce, infiamma e allontana.
Silenzio
Tante volte perdiamo un sacco d’occasioni per restare in silenzio. C’è una pratica del Silenzio. Anche il Silenzio ha un rumore. Anche il rumore è un silenzio. Oltre il Silenzio, c’è un Dialogo Interiore. Un Dialogo tra mondi interiori, che vanno a realizzare un universo d’emozioni. Tutte le urla, tutti i pianti, svaniscono. Forse, anzi, è probabile, che il rancore continui ad abitare nell’animo. Questa è fisiologia dell’anima. L’anima senza vendesi. Il Silenzio è tramonto delle speranze. Il Silenzio si sviluppa nel Bene. Creare il Silenzio significa volere, avere consapevolezza. La Consapevolezza è un silenzio che urla, ma che sta muto, zoppo come un cavallo da corsa. Il Silenzio c’è, quando si vorrebbe pensare. Riflettere, pensare, non sono condizioni o situazioni raggiungibili se si pratica il Silenzio. Forse mi sbaglio, ma è lì il gioco della Consapevolezza, dello stare al Mondo. Il Silenzio sta nel chiedere Scusa. Una semplice parola, cinque lettere. Sembra semplice, non è così. Praticare il Silenzio è diverso dal Praticare Indifferenza. L’Indifferenza è Maligna. Il Silenzio aiuta a costruire. Anche in un Dialogo di monologhi assenti, di operatori evanescenti, quello che comunica uno sguardo è tutto. Il tutto in quello che potrebbe sembrare un niente. Tutto e Niente non esistono, sono parole. Nel Silenzio quelle parole sono svuotate, svestite. Nell’Indifferenza l’Anima si venderebbe. Nel Silenzio l’Anima non si vende, anzi, conquista un Dialogo.
Manca il Silenzio. Mancano le Urla.
WALDEN DUE – UTOPIA PER UNA NUOVA SOCIETA' a cura di b.o.severini
Il programma di vita. La concezione dell’uomo. La punizione, il rinforzo positivo e il problema della libertà. Gesù e la chiesa cristiana. La democrazia, gli USA e l’URSS. Il governo a W.D. No al leader, al Principe, all’eroe. Una società cooperativa non competitiva.
Il romanzo fu scritto da Skinner - famoso psicologo sperimentale statunitense e caposcuola del comportamentismo operante contemporaneo - nel 1945, dopo aver letto uno studio sui movimenti perfezionisti in America nel XIX secolo e nel momento in cui la civiltà occidentale attraversava un brutto momento, con le distruzioni, le morti e gli assassinii causati dalla seconda guerra mondiale.
Skinner voleva manifestare il suo pensiero sul modo di risolvere i problemi della vita quotidiana, grazie all’aiuto della “ingegneria comportamentale”( “behavior modification”) degli uomini, evitando l’azione della politica. Ciò viene idealmente realizzato in una comunità di mille persone, di cui Frazier è il demiurgo.
In questo romanzo, appunto, Skinner descrive la vita di una comunità utopica, tanto per intenderci alla maniera della platonica “Repubblica”, della campanelliana “Città del Sole”, della “Utopia”(Repubblica perfetta) di Thomas Moro, della baconiana “Nuova Atlantide”.
Le problematiche affrontate scaturiscono da intuizioni politiche e sociali interessanti, che hanno del profetico, e che sono sempre attuali: il lavoro, il consumo dei beni, il denaro; le condizioni più favorevoli per la creazione artistica e la musica; l’educazione e l’istruzione, il controllo dell’ambiente fisico e sociale, le emozioni, il processo naturale di crescita, le differenze di QI (Quoziente di Intelligenza); la famiglia, il matrimonio, l’ossessione del sesso, il divorzio, il rapporto madre-figlio, la donna; il governo e la vita a W.D. .
Il programma del demiurgo Frazier è essenzialmente un movimento religioso, liberato da qualsiasi aggancio con il sovrannaturale, ispirato dalla decisione di costruire il paradiso in terra, illuminato, appunto, dalla filosofia della ingegneria comportamentale.
In questa comunità si valorizza la dignità della persona.
La prima meta della vita è la felicità; la seconda è una rapida ed attiva spinta verso il futuro.
La regola fondamentale consiste nel dire sempre e niente altro che la verità.
Nei confronti dell’uomo non si sostiene la sua bontà innata, né la sua innata malvagità; ma si ha fiducia nel potere di riuscire a cambiare il comportamento umano, rendendo gli uomini adatti alla vita di gruppo con soddisfazione di ognuno.
Il cambiamento del comportamento si può ottenere tramite il “rafforzamento positivo”, consistente nel creare una situazione che piace, o nel rimuovere una che non piace. La “punizione” non viene considerata efficace per ridurre la probabilità che una certa azione si ripeta. La punizione è efficace solo temporaneamente; inoltre, l’azione punita potrà pure non essere più ripetuta, tuttavia resterà nel soggetto la tendenza, il desiderio di ripeterla. Essa, perciò, potrà essere ripetuta in altre circostanze o si trasformerà in nevrosi.
Frazier fa notare che Gesù è stato il primo a scoprire il potere che si trova nel rifiutarsi di punire: infatti, egli ama i suoi nemici.
La chiesa cristiana, però, non presenta molti casi in cui è stato fatto del bene ai propri nemici, perché coloro che la reggono sono devoti al “potere” sia temporale che simulato, afferma Frazier.
E anche tutti gli altri poteri – da quello politico a quello familiare - si sono serviti della forza della punizione, del castigo, della vendetta contro i loro nemici, oppositori, resistenti. Essi sono stati oppressivi e, quindi, hanno fatto sorgere il problema della libertà.
Gli uomini lottano per la libertà, contro le prigioni o la polizia o la loro minaccia, in sostanza contro l’oppressione; ma non lottano mai contro le forze che fanno sì che essi agiscano nel modo che vogliono agire.
A W.D. le persone fanno quello che vogliono fare, non quello che sono costrette a fare. Ognuno soddisfa i propri bisogni e osserva le leggi. Questa è la fonte del tremendo potere del “rinforzo positivo”.
La democrazia si è dimostrata chiaramente superiore ai governi dispotici, tanto che con la seconda guerra mondiale i fascismi e i nazismi sono stati distrutti. Ma il trionfo della democrazia non significa che essa sia il governo migliore.
Negli USA, ad esempio, il governo del popolo, tramite il voto, è un travisamento. Il voto è uno stratagemma per incolpare la gente della situazione. Il popolo non è dominatore, ma capro espiatorio. E’ la maggioranza che governa in maniera dispotica.
In URSS la sperimentazione rivoluzionaria è morta; la propaganda è indottrinamento; c’è il culto della personalità; il governo si serve delle tecniche capitalistiche per spingere la gente ad agire come richiede lo schema comunista, cioè ricorre alle ricompense stravaganti ed irregolari, ad una distribuzione non equa della ricchezza, alla punizione o alla minaccia della punizione.
Quanto durerebbe il comunismo, se venissero fatti a pezzi i ritratti di Lenin e di Stalin?
A W.D. il governo ha le qualità della democrazia, senza averne i difetti; esso pensa ai benefici di tutti. L’intelligenza è utilizzata per il bene della società piuttosto che per quello dell’individuo intelligente; per migliorare le condizioni di vita del futuro piuttosto che quelle immediate.
Il leader, l’eroe esistono nelle società prescientifiche, in cui il governo è un’arte, ossia una scienza imperfetta, per cui si ha bisogno di avere fede nella benevolenza, nella saggezza di qualcuno che realizzi un governo giusto.
Una società che agisce per il bene di tutti non può tollerare un Principe, un Cesare, un Napoleone, uno Stalin, perché l’eroe diventa sempre despota ( la presenza del demiurgo Frazier non contraddice questa principio?, ndr).
A W.D. viene scoraggiata la venerazione dell’eroe, perché è una società cooperativa, non competitiva e il governo è una scienza. Una società senza eroi ha una forza quasi favolosa.
A W.D. nessuno agisce mai per il beneficio di qualche altro, tranne che come mandatario della comunità. Il favoritismo personale come la gratitudine personale sono stati distrutti dagli ingegneri culturali.
Nessuno è mai in debito con nessuno e nessun gruppo è mai inferiore rispetto all’intera comunità.
A W.D. non si realizza una politica imperialistica; non c’è nessuna mira sui possedimenti altrui; nessun interesse nel commercio con l’estero; ma si incoraggia la felicità e l’autosufficienza.
“Walden Due” può essere considerato, in definitiva, un grandioso esperimento riguardante la struttura di un mondo pacificato e pacifico.
Quanta forza profetica traspare dalle parole di Skinner in relazione a certi avvenimenti politici internazionali accaduti solo dopo il 1989 (caduta del muro di Berlino) e quanta condivisione fanno nascere in noi alcune forti affermazioni di etica politica, fondata sull’uguaglianza e, quindi, sulla condanna del personalismo!
( Burrhus Frederic Skinner, Walden Due, La Nuova Italia, 1981)
Biagio Osvaldo Severini
La Dignità dell'Essere
" Urge dunque, per l'avvenire della società e lo sviluppo di una sana democrazia, riscoprire l'esistenza di valori umani e morali essenziali e nativi, che scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano, ed esprimono e tutelano la dignità della persona: valori, pertanto, che nessun individuo, nessuna maggioranza e nessuno Stato potranno mai creare, modificare o distruggere, ma dovranno solo riconoscere, rispettare e promuovere "
Queste parole, presenti nell’Enciclica Evangelium vitae di Papa Giovanni Paolo II, rimangono di grande attualità, costituendo per certi versi una fertile base sull’elemento Dignità. Le atrocità, le sofferenze, i vuoti esistenziali creati dal maligno, come effettivamente è accaduto in via del tutto paradossale in realtà disastrate come la Siria o l’Egitto, vanno a comporre un quadro, soprattutto una via maestra, che potrebbe e dovrebbe servire da lezione per la dignità umana.
La Dignità è una situazione, una condizione, un atto di coscienza, un evento di salvezza interiore e sociale. È per questo che l'uomo, l'uomo vivente che è Spirito e Materia, costituisce la prima e fondamentale via di questo immenso atto di coscienza.
Vi è poi un momento culminante in cui la comunicazione delle coscienze si fa eterna comunione con il Bene, con quella intensa condizione di tranquillità, di fresca serenità.
Una deviazione, nella quale si incorre spesso, sta nel fatto che si ritiene di poter regolare i rapporti di convivenza tra gli esseri umani e le rispettive comunità politiche con le stesse leggi che sono proprie delle forze e degli elementi irrazionali di cui risulta l’universo stesso pieno come un magazzino; quando invece le leggi con cui vanno regolati i rapporti sono di natura differente, e vanno cercate dentro di noi, cioè nella natura umana.
La Dignità in quanto tale, non è un bene che si vende o che si acquista, ma è quell’universale condizione in cui l’Uomo deve essere considerato tale, legittimato, Essere Umano. Nessun Potere e nessuna Autorità può distruggere questa condizione naturale, attraverso violenza e sopraffazione.
Dire che la Dignità è, al tempo stesso, una situazione, una condizione, un atto di coscienza, un evento di salvezza interiore e sociale, significa attivare una Rivoluzione. Una Rivoluzione del Bene.
Soltanto una Rivoluzione delle Coscienze può salvare la Società. Senza Coscienza non c’è alcuna Storia, non c’è Linguaggio, non c’è sfera d’interiorità, non c’è Pace.
Quando si perde la concezione dell’identità dell’essere umano, non vi è più un criterio per valutare il bene e il male, e si crea un enorme vuoto.
L'Identità in transito
Cos'è l'Identità?
È complesso capire in modo approfondito il concetto di Identità.
Le Scienze Sociali distinguono quattro componenti essenziali nella formazione dell'Identità
- Identificazione
- Individuazione
- Imitazione
- Interiorizzazione
Queste componenti sono descritte come fasi che concorrono alla formazione della nostra identità. Andiamo a descriverne i perché in modo semplice.
Con la prima fase il soggetto si rifà alle figure rispetto alle quali si sente uguale e con le quali condivide alcuni caratteri; produce il senso di appartenenza a un'entità collettiva definita come "noi".
Con la componente di individuazione il soggetto fa riferimento alle caratteristiche che lo distinguono dagli altri, sia dagli altri gruppi a cui non appartiene (e, in questo senso, ogni identificazione/inclusione implica un'individuazione/esclusione), sia dagli altri membri del gruppo rispetto ai quali il soggetto si distingue per le proprie caratteristiche fisiche e morali e per una propria storia individuale (biografia) che è sua e di nessun altro.
Attraverso l'imitazione, che è intesa come attività di riproduzione conscia e inconscia di modelli comportamentali, l'individuo si muove in maniera differente all'interno della società a seconda del contesto sociale in cui si trova.
L'interiorizzazione permette al soggetto di creare un'immagine ben precisa di sé grazie all'importanza che hanno i giudizi, gli atteggiamenti, i valori e i comportamenti degli altri sui noi stessi.
Dal mio punto di vista la Famiglia, come nucleo primario della società, da gran parte dell'impronta identitaria. Il secondo livello identitario è gestito da Scuola o Strada. I due Mondi sono in eterno conflitto su tanti temi.
Il terzo livello è composto da Società e Sé (elementi chiave).
Gli elementi chiave presentano una dinamica particolare, si trovano di fatto ad ogni livello.
L'identità in primis come prospettiva di sé, in seconda (ma non per questo meno importante) analisi come visioni che gli altri hanno della persona. Ne esce un labirinto di identità. In realtà l'identità è di per sé un labirinto, un elemento complesso da ricercare sempre.
Ovviamente sarò risultato incompleto, ma l'essere di una teoria talvolta va valutato dell'incompletezza intima del cosmo descritto.
Il dramma è dentro di noi
Tutti gli uomini sono piccoli, di fronte a se stessi, di fronte al Creatore e di fronte a tutti gli altri, anche loro comuni mortali.
Il dramma di essere noi stessi, il dramma dell'eterna illusione e di una ipocrisia, il dramma di non sopravvivere alla morte, la sciagura del vivere incoerente, la trappola di un esistere che di essere ha poco, l'artiglieria di una fiera di maschere.
Quando gettiamo il secchio del pozzo della nostra anima, quando ci accorgiamo che le lacrime si mescolano alle tempeste del mondo, quando rifiutiamo le tracce, quando pensiamo di poter fare di meglio, quando lanciamo la zattera di soccorso, quando scriviamo di fronte a noi stessi, quando cerchiamo gli affanni in fondo al cassetto, quando vogliamo una pura libertà, quando saltiamo sopra una pozzanghera, quando coloriamo il nostro viso, quando paghiamo il nostro boia, quando sorridiamo allo specchio, quando corriamo, quando facciamo complimenti, quando costruiamo su di noi intere illusioni, quando beviamo acqua, quando siamo trasparenti al mondo, quando urliamo dentro, quando non diciamo la verità, quando appendiamo una giacca, quando restiamo in silenzio davanti a tutti, quando vorremmo essere folli e non possiamo, quando ci sparano, quando ci sistemiamo i capelli, quando lecchiamo il gelato, quando pensiamo solo a noi stessi, quando ci sdraiamo, quando abbassiamo gli occhi, quando si applaude la morte, quando non si augura la felicità, quando si viene esclusi, quando l'ascensore si blocca, quando scendiamo le scale di corsa, quando voliamo, quando vogliamo essere liberi, quando siamo a teatro, quando stiamo camminando per strada, quando scalzi siamo a mare, quando non vorremmo essere, quando esploriamo una grotta, quando preghiamo, quando scriviamo una lettera d'amore, quando sorseggiamo un caffè, quando fuori piove e dentro brucia, quando si è indifferenti, quando si è inesistenti, quando si è tranquilli e sereni, quando la guerra finirà, quando la pace esisterà, quando il sole brillerà per tutti, quando il clown si stuferà, quando il re sparirà, quando non siamo mafiosi, quando la biblioteca è dentro, quando apriamo a noi ed all'altro, quando vediamo bolle di sapone, quando siamo in un labirinto.
Segui il Coniglio Bianco
Segui il Coniglio Bianco. Fallo. Scopri e pensa i piccoli gesti, le azioni che sembrano meno importanti. Tutto è importante. L'importante è il tutto.
Seguendo il Coniglio Bianco ti troverai nel bosco dell'incanto, nella foresta dei desideri.
I desideri sono soltanto tuoi. E i desideri non si comprano e non si vendono.
Il mio non è il discorso della "profondità della tana del Bianconiglio" ma l'importanza di osservare.
Osservare i dettagli. Osservare gli applausi. Osservare le facce. Osservare.
Ma la soluzione non è soltanto questa. La soluzione non è seguire il coniglio bianco, ma sentirsi coniglio bianco, sentirsi strumento di cambiamento. Strumento essenziale nell'unicità delle azioni.
Noi, più o meno consapevolmente, siamo il Sistema. Si. Quel sistema che ci fa arrabbiare, che critichiamo in tanti modi, quel sistema cui urliamo contro, è composto da Noi.
Funziona grazie a Noi.
Invece di creare cambiamento, facciamo teatro. Un giorno pecora ed un altro giorno lupo, forse con chi non ha colpe, ma questo è quello che succede.
Abbattere i limiti tante volte è pensare con la propria testa. Pensare singolarmente, per migliorare il contesto e l'altro.
C'è un dettaglio. In un flusso di idee, viene perso almeno un dettaglio.
Un dettaglio, anche il più piccolo, può rappresentare anche il più grande regalo dell'essere.
Il dettaglio, poi, è la vita in ogni singola parte.
Buona vita.
Democrazia
Non Forma di Stato, né Forma di Governo.
Le colonne, ma al tempo stesso, le fondamenta di una Democrazia sono: la Libertà, l'Uguaglianza, la Felicità, l'Informazione, il Diritto di Scelta, il Dissenso.
Queste non sono parole buttate al vento, ma ognuna ha un peso.
La Democrazia, per quanto possa essere sognata o agognata, non esiste, non è esistita e forse mai esisterà.
Viviamo dentro case che si trovano dentro Regimi. E dire "Regime" a vent'anni mi costa tanto.
Quest'ultimi in un lontano passato hanno ricevuto un'onda Democratizzante (nulla di ché), che ha portato anche al suffragio universale. Ma il vero Cambiamento non è aumentare la massa di persone inconsapevoli (ma al tempo stesso inconsapevolmente valida e creativa) di scegliere un candidato... Il Cambiamento parte dalle persone. Chi rappresenta le Istituzioni, avrà dalla propria parte tanti Difensori, tra i quali tanti Mass-Media. Tutto questo va a comporre un apparato, un Sistema che ha, tra gli obiettivi principali, il compito di Mantenere uno Status-quo, una condizione socialmente valida e tranquilla.
Spiego il concetto di "onda Democratizzante". Si ha presente quando un fenomeno sociale "influenza" territori dai quali non ha preso il via? L'espressione sottolinea questa situazione. Ecco perchè un po' tutti, seppur vagamente, sappiamo cos'è la Democrazia e quali caratteristiche potrebbe avere, ma le stesse non le ritroviamo nella realtà. Paradosso?
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